Crimini titini: alcune testimonianze

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parenzo_43Segnalazione del Centro Studi Federici

Domani è il  giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo. Ricordiamo le vittime e ricordiamo chi furono i carnefici: gli adepti del comunismo ateo, che nel XX secolo, dall’Unione Sovietica alla Cina, dalla Jugoslavia al Vietnam, hanno perseguitato e ucciso milioni di cattolici. Vittime e carnefici dimenticati dai professionisti della memoria.
Il ricordo delle Foibe, le storie di tre esuli siciliani «Per 50 anni non ho saputo la fine di mio padre»
 
Bruna Fiore aveva tre anni quando i soldati di Tito uccisero i suoi genitori e alcuni suoi fratelli. Giuseppe Mancuso è scappato da Fiume dopo essere stato in un campo di prigionia. Maria Cacciola ha fondato un’associazione per cercare i familiari delle vittime: «Volevano cancellare la presenza italiana in quelle terre»
 
La loro unica colpa era di essere italiani. E L’Italia li ha dimenticati per tanto tempo. Sono gli esuli di Istria, Fiume e Pola. Dal 2005 il 10 febbraio è dedicato alla commemorazione delle foibe e del successivo esodo forzato della popolazione italiana. Tutto cominciò l’8 settembre 1943. In Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi torturarono e gettarono nelle foibe (le fenditure carsiche usate come discariche) circa un migliaio di persone. Erano fascisti (o presunti tali) e oppositori politici, potenziali pericoli per il futuro Stato jugoslavo comunista. Nella primavera del 1945 l’esercito jugoslavo occupò Trieste e l’Istria, cominciò così l’esodo di migliaia di italiani. Altri furono uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati.
 
Bruna Fiore è una di questi esuli. È cresciuta a Messina dove si è anche laureata. La sua vita viene stravolta l’8 settembre 1943 quando, insieme a sua madre e i suoi sei fratelli, deve lasciare Pola. «Ero piccola, avevo appena tre anni, ma ricordo che mio fratello Lorenzo, che aveva meno di 20 anni, era andato a lavorare. Ci raccontarono che si trovava in un bar e fu preso dai soldati di Tito nel marzo del 1943. Scomparve come già era accaduto a mio padre, sotto Natale. Sono sicura del periodo perché mi ricordo che mia madre, tornando a casa, si arrabbiò con mia sorella che aveva fatto l’albero e gettò tutto in aria. Per la disperazione quando capì che anche mio fratello era stato catturato dai soldati di Tito andò a cercalo. Ma non tornò mai più. Anche lei fu gettata nelle foibe, le strinsero i polsi e le caviglie con il filo spinato, quindi venne legata con gli altri prigionieri in fila sul ciglio di una foiba. Uno dei soldati sparava al primo della fila, facendo cadere dentro tutti gli altri. Stessa cosa successe a mia nonna. Era conosciuta e si era prodigata per ritrovare mia madre e mio fratello, ma finì anche lei infoibata. Di mio fratello Lorenzo, invece, non ho certezza, anche se un mio zio che anni dopo venne a Messina, mi disse che poteva indicarmi il posto dove era stato gettato». Bruna, a soli tre anni, fugge a bordo di un carro insieme ai fratelli: due si rifugiano in Brasile, due in Australia e la maggiore in Germania. Solo Bruna resta in Italia e viene adottata da una coppia di messinesi.
 
Giuseppe Mancuso ha 85 anni ed è un esule di Fiume. Nel 1947 fa esperienza di un campo di prigionia. «Stavo uscendo da scuola e aspettavo per prendere il tram e tornare a casa. Quando all’improvviso arrivò un camion con un tendone, i poliziotti slavi ci buttarono dentro. Attraversammo il fiume e ci portarono in un campo dove dovevamo lavorare sette, otto ore. Dovevamo pulire i boschi per aiutare i titini a passare. Dopo un paio di giorni, al campo di prigionia arrivò la sorella di mia madre, che era del ’26, più grande di me di soli quattro anni. Lei doveva lavare i piatti e fare le faccende». Mentre i due si trovano al campo, Fiume, già occupata da due anni dalla Jugoslavia, viene formalmente annessa allo Stato slavo e Tito lascia ai prigionieri e agli altri abitanti la libertà di decidere se restare in Jugoslavia o andarsene. Giuseppe Mancuso raggiunge la madre e il fratello a Torino in una delle grandi caserme. «Siamo stati un anno lì. Dormivamo in piccole stanze dove gli spazi erano divisi dalle lenzuola. Poi siamo stati a Roma, a Cinecittà, nel frattempo è rientrato mio padre dalla guerra. E la Marina lo ha mandato alla base navale di Messina, dove ci siamo trasferiti». 
 
C’è poi chi infine come Maria Cacciola, esule di Pola, è responsabile da alcuni anni dell’associazione congiunti e deportati in Jugoslavia. «Sto cercando i congiunti messinesi dei trucidati per far prendere loro la medaglia, ma molti non hanno voluto saperne. Abbiamo realizzato una mostra itinerante che parla delle Foibe e che adesso si trova ad Acireale, al liceo scientifico Archimede». Cacciola spiega l’importanza di ricordare «quel mondo di odio e di furia sanguinaria che aveva come obiettivo cancellare la presenza italiana in quelle terre. Una vera e propria pulizia etnica. Per oltre 50 anni non ho saputo che fine abbia fatto mio padre. È partito nel maggio del 1945 a guerra finita e non è più tornato». Fu catturato dai militari titini mentre era al seguito del maresciallo palermitano Alfano. «L’ho scoperto solo dopo che è stata istituita la giornata del ricordo del 10 febbraio – continua la donna -. Noi scappammo da Pola perché il padrone di casa ci disse che era meglio rientrare in Sicilia. Su un carro arrivammo a Trieste e poi in treno in Sicilia».
 
 
Foto: Parenzo, 1943, funerali di infoibati.
 

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Degradazione ecclesiastica dei preti indegni e loro abbandono al braccio secolare nel ‘700

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Risultati immagini per "Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, venezianoSegnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Dal film “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano” di L. Comencini (1969):

http://www.traditio.it/SANPIETRO/APP.html al primo link cliccare su: Degradazione ecclesiastica dei preti indegni e loro abbandono al braccio secolare nel ‘700. Dal film Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano di L. Comencini (1969) e si apre il breve filmato. Per quanto si tratti di un film sinistrissimo e immorale e il regista sia della setta valdese, comunista e ferocemente avversa al cattolicesimo, la scena risulta interessante e fa vedere la serietà della Santa Chiesa e della Cristianità. Continua a leggere

Un estratto da ‘Dietro le linee’ di Hiroo Onoda

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Segnalazione Edizioni di Ar

Oramai ero rimasto solo. Shimada era stato ucciso. Kozuka era stato ucciso. La prossima volta sarebbe toccato a me. Tuttavia giurai a me stesso che avrei venduto cara la pelle.

A circa un chilometro dal posto dove era stato ucciso Kozuka c’era un palmeto. Vi entrai, e su un declivio vicino feci la cernita del nostro equipaggiamento. Fino ad allora io e Kozuka avevamo trasportato circa venti chili a testa, ma ora che ero rimasto solo non avevo bisogno di certi articoli. Misi assieme tutte le cose che mi servivano e seppellii il resto nel terreno.

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La battaglia del Fascismo contro la Mafia

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14067518_1439290236097841_6467948003388622642_ndi Edoardo Chiapino

“Signori, è tempo che io vi riveli la mafia. Ma prima di tutto voglio spogliare questa associazione brigantesca da tutta quella specie di fascino, di poesia, che non merita minimamente. Non si parli di nobiltà e di cavalleria della mafia, se non si vuole insultare tutta la Sicilia” (Benito Mussolini, Camera dei Deputati, 27 Maggio 1927)

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http://ordinefuturo.net/2017/01/12/5271/ Continua a leggere

Michele di Portogallo: la guerra di un re contro la massoneria

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File:Michael of Portugal.jpgIL GRAFFIO

di Raimondo Gatto

Vi sono personaggi che, pur avendo reso grandi servigi alla causa della Verità, della Religione, e dell’Ordine Cristiano  non hanno trovato posto nella storiografia materialista post-rivoluzionaria e contemporanea, specie ora che gli eroi sono Gandhi, Martin Luter King, Nelson Mandela. La figura del Re Michele I di Portogallo deve trovare il giusto posto tra gli eroi della Cristianità a fianco di Andreas Hofer, Chollet, Simone di Montfort, Ferdinando d’Asburgo e Don Carlos di Borbone. Michele di Portogallo, assieme a Re Sebastiano d’Avis, sono il simbolo di chi seppe  seppero anteporre gli agi di una vita tranquilla e oziosa, la difesa della verità, della tradizione, e del proprio onore.

D. Miguel nacque il 26 ottobre del 1802 a Queluz nel palazzo reale dell’ omonima cittadina portoghese, e fu, il settimo figlio di  Giovanni VI, Re di Portogallo ed Algarve,  poi Imperatore del Brasile, la madre Gioacchina Carlotta  fu la figlia primogenita di Carlo IV di Spagna. Egli regnò in Portogallo tra il 1828 e 1834, período nel quale esplose  la Guerra Civile portoghese (1831-1834) provocata dai liberali e dalla massoneria cosiddetta “azzurra”, dipendente da
Londra . La sua autorità fu osteggiata da quei monarchi che si erano venduti alla democrazia liberale iscrivendosi alle “logge”; essi, pur di conservare il Trono, accettarono le istituzioni rivoluzionarie nel periodo successivo al Congresso di Vienna. A fianco di D. Miguel fu soprattutto  il popolo portoghese incarnato dal partito legittimista detto “miguelista”; Continua a leggere

L’azione di Jean Ousset, saggio pratico sulla Contro-Rivoluzione

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copertina azione bozza.cdrdi Gianandrea de Antonellis

«Se a Pietroburgo, nel 1917, ci fossero state solo poche migliaia di uomini ben certi di quello che volevano, non avremmo avuto mai potuto prendere il potere in Russia». Questa frase di Lenin apre il saggio di Jean Ousset, L’azione. Manuale per una riconquista cattolica politica e sociale (Il Giglio, Napoli 2016, p. 232, € 15), per la prima volta proposta in italiano grazie alla traduzione di Guido Vignelli.

Lo scritto del pensatore francese, tuttora validissimo nonostante mezzo secolo di vita, indica come formare una élite che sappia opporsi al processo rivoluzionario. Gli uomini della controrivoluzione esistono, ma sono portati ad agire separatamente; manca cioè quasi totalmente una rete, cioè un ambiente organizzato, in grado di valorizzare e concretizzare i loro sforzi. Si va dalla magistratura al sindacato, da un club ad un gruppo di ex compagni di classe. Naturalmente, vi sono alcune reti più influenti di altre ed è bene vigilare affinché le prime non cadano in mano all’avversario.

Le principali reti sono quelle del clero, degli intellettuali (docenti, scrittori, giornalisti), dei politici, dei capi d’impresa e dei giovani. Ma in cosa consiste precisamente l’azione? Essa varia a seconda dei soggetti: in generale deve trasformare ogni singola attività da mero solipsismo in capacità di armonizzarsi con gli altri individui che operano in senso controrivoluzionario. All’azione personale e sulle reti, va affiancata quella verso la massa, l’opinione pubblica: in questo, sottolinea Ousset, la Chiesa può svolgere un ruolo fondamentale. Continua a leggere

La prima insurrezione antigiacobina nella penisola italiana

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viva_mariaE’ uscito il secondo libro nell’arco di un anno circa (l’altro è quello su Fatima di Arai Daniele) scritto da nostri collaboratori.  Stavolta l’autore è Raimondo Gatto, con “Zingari”, che sarà presentato prossimamente, ovviamente a Verona. Presto i dettagli.

di Raimondo Gatto

Vi è una data che segnala l’inizio dell’espansione rivoluzionaria in Italia, ed è il 5 aprile 1794, quando l’esercito francese entrò nel territorio della Repubblica di Genova per aggredire il Regno di Sardegna passando il confine di Ventimiglia, territorio della Serenissima.
Gli eserciti dell’Assemblea nazionale avevano già occupato la Savoia e la Contea di Nizza, in omaggio al risibile pretesto dei “sacri confini stabiliti dalla natura”, e della “lingua comune”.  Ci volle
molto tempo perché il “principio di nazionalità” entrasse nel bagaglio della rivoluzione; fu Napoleone III nel 1856, a consacrarlo alla vigilia dell’intervento a fianco del Piemonte, per giustificare la guerra contro l’Austria, distruggendo quello di legittimità.
Utilizzando questi motivi i rivoluzionari entrarono nella penisola italiana allo scopo di sconfiggere l’esercito piemontese che unitosi agli austriaci dopo la dichiarazione di Pilnitz tentò di erigere una diga per fermare gli aggressori; al Regno di Sardegna e all’Austria si uni la Prussia, che però si tirò fuori dalla mischia poco tempo dopo.
Il fratello di Robespierre, Agostino aveva tentato di fermare il Piemonte, chiedendo in cambio di Nizza Savoia e della Sardegna, mano libera sulla Lombardia e sugli ottantasette feudi imperiali del tortonese che dipendevano da Vienna. Vittorio Amedeo III rifiutò lo scambio e si accinse a consolidare la sua alleanza con l’Austria.
Per entrare in Piemonte bisognava passare per il territorio della Repubblica di Genova, poiché il piano prevedeva di transitare attraverso la valle del Tanaro e della Bormida, attaccando l’esercito austriaco che vigilava sulla Lombardia; chiave di volta era la fortezza sabauda di Saorgio, che una volta occupata non avrebbe trovato altra resistenza a guardia della pianura padana; nel giugno del 1793, i piemontesi riuscirono a bloccare i francesi sul colle dell’Authion e del Raus; un altro obiettivo dei francesi era di occupare il porto sabaudo di Oneglia, dove le navi del regno contrastavano
quelle dei rivoluzionari. Continua a leggere

Norma Cossetto: la stuprata era fascista, le femministe non piangono, 4 ottobre 1943, violenze dei partigiani, stupri dei partigiani

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Norma Cossettodi Federico Savastano

Sono trascorsi settantatré anni dalla morte di Norma Cossetto, ventitreenne studentessa italiana d’Istria, uccisa barbaramente da un nucleo di partigiani. La Storia degli ultimi anni di guerra in Italia, all’indomani dell’8 Settembre 1943, è costellata di episodi di violenza e di odio senza precedenti. Nella nostra penisola furono infatti registrati fatti di singolare efferatezza non soltanto da parte dei “Liberators” ma anche dei partigiani, che assai di frequente si lasciarono andare a mattanze sanguinarie nei confronti di fascisti e collaborazionisti (spesso solamente ritenuti tali).

Ci troviamo in Istria e sono trascorse appena tre settimane dall’Armistizio di Cassibile. Norma Cossetto è la figlia del dirigente locale del Pnf, laureanda in lettere e filosofia presso l’Università di Padova. E’ in questo brevissimo lasso di tempo che la famiglia Cossetto inizia a ricevere minacce e intimidazioni da parte dei partigiani jugoslavi e italiani presenti nell’area, finchè il 26 Settembre la ragazza viene convocata presso il comando partigiano. Dopo un interrogatorio e pressanti richieste di abiurare la propria fede fascista (richieste respinte da parte della ragazza) Norma viene rilasciata e ricondotta a casa, soltanto per esserne nuovamente prelevata il giorno successivo e ricondotta nella ex-caserma dei Carabinieri di Visignano, poi nella scuola di Antignana, trasformata in prigione. Continua a leggere

Splendori d’ancien Régime. L’altare portatile del Cardinal Francesco Maria de’ Medici (1660-1711) e la devozione religiosa della famiglia medicea

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imagePer non dimenticare cosa fu la Tradizione

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.prolocosigna.it/notizie/2016/il-granducato-mediceo-fra-storia-arte-e-devozione

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L’Altare da viaggio del Cardinale Francesco Maria de’ Medici

Il Comune di Signa e l’Associazione Scambi Internazionali hanno organizzato a Signa presso la Sala dell’Affresco del Palazzo comunale una mostra dal titolo Il Granducato mediceo tra storia, arte e devozione. L’Altare da viaggio del Cardinal Francesco Maria [1660-1711].

La mostra, curata da Maurizio Catolfi, che si svolgerà dal 26 novembre al 18 dicembre 2016, è incentrata sull’altare da viaggio appartenuto alla famiglia Medici,attualmente giacente nei depositi delle Gallerie degli Uffizi. Attraverso le storie dei personaggi del Granducato mediceo, la mostra racconta quel periodo straordinario nel quale Firenze era centro di potere politico ed economico ma anche culturale e artistico, e porta  una riflessione e un approfondimento su un tema caro alla famiglia granducale: la devozione. Per questo motivo è stato scelto di esporre un oggetto significativo e allo stesso tempo di raro interesse artistico e storico anche per la unicità del pezzo: un altare portatile che testimonia i viaggi devoti della  famiglia Medici, in questo caso appartenuto al Cardinal Francesco Maria, fratello del Granduca Cosimo III e figlio di Vittoria della Rovere e Ferdinando II. Verranno esposti  anche alcuni ritratti della Famiglia Medici in modo da ricreare una semplice ma suggestiva contestualizzazione. La mostra mette in evidenza anche il forte legame fra Cosimo III e Signa, e come la Beata Giovanna abbia avuto un ruolo importante nella devozione della famiglia Medici.

Orario di apertura al pubblico. Mattino: tutti i giorni (compresi sabato e festivi) dalle 9.30 alle 12.30.Pomeriggio: martedì, giovedì e sabato dalle 15.00 alle 17.00 – Ingresso libero-

La presentazione della mostra e del relativo catalogo è fissata alle ore 15.00 di sabato 26 novembre presso la vicina Pieve di San Lorenzo. Continua a leggere

Veneto 1866: da Lissa all’Unità: resistenza, plebiscito, emigrazione

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Per informazioni: christusrex@libero.it 

Segnalazione Edizioni Il Cerchio

Acquisizione diretta: http://www.ilcerchio.it/veneto-1866-da-lissa-all-unita-resistenza-plebiscito-emigrazione.html

A centocinquant’anni di distanza dall’unità del Veneto al Regno d’Italia, seguita alla cosiddetta “Terza Guerra d’Indipendenza”, questo volume pone l’attenzione agli eventi che caratterizzarono l’adesione della terra di San Marco al neonato Stato unitario; dalla “paradossale” battaglia di Lissa, dove una flotta di veneti vinse quella italiana, al discusso plebiscito per l’annessione sino alla seguente diaspora veneta nelle grandi emigrazioni di della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento. Per comprendere al meglio una parte meno nota della storia veneta.
FRANCESCO MARIO AGNOLI è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1986 al 1990 e Presidente della II sezione della Corte d’Appello di Bologna; con Il Cerchio ha pubblicato, fra gli altri, Le insorgenze anti-giacobine in Italia 1796-1815 (2003); Il giacobino pentito. Vita, morte e battaglie del generale Giuseppe La Hoz (2009); Scristianizzare l’Italia (2011); fra gli autori del testo Grande Guerra: le radici e gli sconfitti (2015).

ETTORE BEGGIATO è stato Consigliere regionale dal 1985 al 2000 e Assessore dal 1993 al 1995; promotore della legge regionale 8/07 per la “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto”. Per Il Cerchio ha pubblicato 1809: l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella terra di San Marco (2009); Lissa. L’ultima vittoria della Serenissima (2012).

NICOLÒ DAL GRANDE, storico e saggista. Dal 2012 segretario nazionale dell’Associazione Culturale Identità Europea e collaboratore dal 2015 della rivista online Domus Europa (www.domus-europa.eu). Per il Cerchio ha pubblicato Il Risorgimento italiano (2013) ed è fra gli autori del testo Grande Guerra: le radici e gli sconfitti (2015).

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