Come nasce la paura per i vaccini

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Ricordiamo ai nostri lettori che la posizione tenuta dal nostro Circolo Christus Rex-Traditio durante e dopo la Pandemia di Covid-19 è analoga a quella espressa nei comunicati ufficiali dei principali istituti religiosi tradizionali, in particolar modo quello dell'Istituto Mater Boni Consilii (www.sodalitium.biz). Noi siamo per la piena libertà di coscienza a riguardo della vaccinazione, contestualizzata nei metodi utilizzati per imporla come obbligo da parte dello Stato (col placet del Vaticano), che ci sono parsi assurdi perché tali farmaci non solo non immunizzavano (il Covid si prendeva anche con tre dosi di vaccino) ma provocavano effetti avversi, anche gravi e mortiferi, nelle persone il cui organismo ne rigettava le sostanze. Ritenevamo e riteniamo scellerata la gestione della pandemia, anche alla luce degli scandali che stanno emergendo, col senno di poi. La libertà di scelta avrebbe salvato da danni permanenti o dalla tomba molte persone, se avessero potuto fare accertamenti preventivi o, semplicemente, se per mille motivi non desideravano sottoporsi all'iniezione. Per noi questi sono i fatti. Ma non siamo mai stati né siamo "no vax", tanto che molti di noi hanno optato per la vaccinazione e stanno tutti bene. 
Il Circolo Christus Rex-Traditio
del dott. Alberto Enrico Maraolo* – articolo ne “Gli Appunti – di Stefano Feltri”
Il ministro della Salute Schillaci ha prima nominato e poi revocato medici no-vax in un organismo che si occupa di vaccinazioni. Ma il problema del rapporto tra scienza e politica è più complesso

Sarà Orazio Schillaci il secondo ministro del governo Meloni a “saltare”, a un anno esatto di distanza da Gennaro Sangiuliano? Se per il giornalista napoletano al comando del dicastero della Cultura fino al 2023 galeotto fu un affaire sentimentale alquanto tragicomico, per l’ex rettore di Tor Vergata potrebbe risultare esiziale il mezzo pasticcio delle nomine relative al nuovo NITAG (National Immunization Technical Advisory Group, ossia il Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni), organismo la cui istituzione è richiesta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per le interlocuzioni del caso.

Il 16 agosto infatti Schillaci ha annullato il decreto da lui stesso firmato dieci giorni prima con cui si definiva la nuova composizione di questo organo consultivo, che non produce documenti vincolanti, ma in linea teorica dovrebbe essere frequentemente consultato dal ministero per informare raccomandazioni solide in tema di politiche vaccinali, che tuttavia risentono anche della grande autonomia delle Regioni con ampie differenze tra l’una e l’altra.

Il problema era la nomina di due medici con idee alquanto controverse sui vaccini: Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, verosimilmente “spinti” nel NITAG da vicinanza politica ad ambienti nella maggioranza, come desumibile dalla difesa accorata dei due (ormai ex) consulenti da parte di esponenti di Fratelli d’Italia e Lega in nome della “democrazia” e della “libertà d’espressione” in ambito scientifico.

Paolo Bellavite è un ematologo, ex docente universitario di patologia generale in pensione, nemmeno più iscritto da anni all’Ordine dei medici, famoso per affermazioni secondo cui “i vaccini contro il Covid-19 avrebbero causato effetti avversi gravi più di tutti i vaccini della storia umana e un numero di vittime paragonabile a quelle del virus stesso”.

Eugenio Serravalle è un pediatra che risulta tra gli elementi di spicco di note associazioni di forte contrasto all’immunizzazione attiva, come il Coordinamento del Movimento italiano per la libertà di vaccinazione (Comilva) e l’Associazione di studi e di informazione sulla salute (Assis).

Entrambi sono molto vicini al mondo dell’omeopatia. Nessuno dei due ha un curriculum con pubblicazioni scientifiche solide sul tema vaccinale.

Contro di loro si è sollevata la protesta pressoché unanime della comunità scientifica a livello individuale e di società rappresentanti le varie discipline: Schillaci avrebbe chiesto loro un passo indietro, e al loro rifiuto ha sciolto la commissione per la spinta a un certo punto insostenibile del mondo da cui proviene, quello accademico, a quanto pare attirando le ire dei piani alti del governo che sembrava tenere molto a queste nomine.

La strana democrazia applicata alla scienza

                                                                                 In foto il ministro della Salute Orazio Schillaci

 

E’ noto che la Sanità in Italia sia pesantemente influenzata dalla politica. Dunque, al fianco di illustri esponenti del mondo medico-scientifico in Italia non è infrequente trovare personaggi con un curriculum molto meno solido, la cui selezione risponde a logiche politiche.

In questo caso, si vellica una potenziale fetta d’elettorato (no-vax, esitanti, scettici, complottisti) che può fare comodo mobilitare specialmente in un contesto come quello attuale a bassa affluenza elettorale: una quota di elettori piccola, ma agguerrita e motivata, può fare comodo.

Uno dei ragionamenti richiamati dai stessi diretti interessati è quello della necessità della pluralità d’opinioni in nome della democrazia. C’è chi risponde che è come mettere mafiosi negli enti anti-mafia o terroristi nelle squadre anti-terrorismo e che “la scienza non è democratica”.

Tuttavia, questo tipo di risposta finisce paradossalmente con il rafforzare i bersagli che si vuole colpire. La scienza è democratica per definizione, perché permette a chiunque di poter contribuire all’avanzamento in un determinato campo dello scibile.

La premessa è che ciò deve avvenire in un perimetro di regole ben definito: il quadro epistemologico in cui ci si muove da tempo è quello descritto dal filosofo Karl Popper con il famoso principio di falsificabilità, che in ambito medico si declina da oltre tre decenni secondo i dettami della “medicina basata sulle evidenze” (quest’ultimo termine sarebbe meglio traducibile con “prove d’efficacia”).

La scienza è dunque democratica ma allo stesso tempo elitaria, nella misura in cui occorrono anni di studio e preparazione per padroneggiarne le regole, per cui è implausibile che, per esempio, un dotto studioso di papirologia, per quanto eminente nel suo campo, possa parlare la stessa lingua di un epidemiologo con decenni di lavoro sul campo e con un curriculum ricco di numerosi articoli scientifici su riviste prestigiose.

Rimanendo poi in ambito sanitario, considerando il grado di iper-specializzazione che ormai ogni settore ha raggiunto, appare curioso conferire una patente di esperti di vaccini a personaggi che, al di là delle loro idee, hanno un curriculum che nemmeno ricomprende i temi legati all’immunizzazione.

Dunque il problema non è la “democrazia” ma la competenza. Nel reparto di ingegneria di un’azienda privata che produce microchip nessuno metterebbe un laureato in papirologia. Purtroppo, nella sanità italiana ciò in un certo senso succede.

 

Anti-vaccinismo: una vecchia storia

Viviamo in tempi di polarizzazione. Alcuni traggono vantaggi dall’alimentare il complottismo e dal ventilare l’esistenza di una realtà “altra”, nell’evocare grandi burattinai e piani perversi di controllo delle masse tramite “l’inoculazione” (dei vaccini).

Tuttavia, la paura dei vaccini non nasce certo oggi ma è connaturata alla nascita stessa della pratica vaccinale, anzi, della sua antesignana: la variolizzazione, consistente nell’inoculare deliberatamente in un individuo sano una piccola quantità di materiale infetto prelevato da un malato di vaiolo in forma lieve..

Lo storico statunitense Stephen Coss nel suo The Fever of 1721, purtroppo non tradotto in italiano, racconta in maniera incisiva e incalzante di come l’epidemia di vaiolo che colpì il New England, all’epoca ancora colonia britannica, nell’anno del titolo cambiò per sempre la storia nordamericana e dunque del mondo.

La società e la politica del New England si infiammarono su come rispondere alla pestilenza, e uno dei primi magazine nordamericani, il New England Courant, fu fondato come settimanale da James Franklin, fratello del più famoso Benjamin.

Il Courant ebbe come prima ragione di vita quello di contrastare con ogni mezzo la variolizzazione, in realtà già effettuata in tempi antichissimi in Cina, India e Africa.

Poiché era una pratica importata dagli schiavi africani, ebbe una violenta opposizione, generando schieramenti che si scontrarono non solo in senso metaforico. In quell’humus si formò l’embrione della futura dirigenza della rivoluzione americana, secondo Coss.

Il figlio di Benjamin Franklin alcuni anni dopo morì di vaiolo: il padre, preso da mille dubbi, non aveva sottoposto il figlio a variolizzazione. Dopo la tragedia, divenne un fervido sostenitore della pratica.

Nel 1900 un influente medico statunitense, James Martin Peebles, molto prolifico come autore di testi sconfinanti nello spiritualismo e nello psichismo, scrisse un libro intitolato Vaccination: A Curse and a Menace to Personal Liberty, with Statistics Showing Its Dangers and Criminality in cui si affermava che “la pratica della vaccinazione… non solo è diventata la minaccia principale e il pericolo più grave per la salute delle nuove generazioni, ma anche l’oltraggio supremo alla libertà personale del cittadino americano”. Nel XIX secolo nel Regno Unito erano fiorite pubblicazioni del tipo “Anti­Vaccinator” o “The National Anti­Compulsory Vaccination Reporter”.

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Immagine con licenza Creative Commons – Questa vignetta del 1802, creata dal celebre satirico inglese James Gillray, rappresenta in modo caricaturale la somministrazione del vaccino contro il vaiolo bovino. Ambientata all’Ospedale di St. Pancras, l’illustrazione mostra l’angoscia dei pazienti, raffigurando giovani donne terrorizzate mentre ricevono il vaccino e altre persone dai cui corpi spuntano delle mucche. L’artista in questo modo ridicolizzava ed esasperava le tesi diffuse dagli oppositori della vaccinazione, i quali paventavano il rischio che le persone vaccinate potessero manifestare tratti fisici simili a quelli dei bovini
La paura dei vaccini

Dunque, il problema non è legato alle nomine di Schillaci, né ai vaccini anti-COVID-19 né tanto meno al farlocco legame tra vaccinazione e anti-morbillo e autismo, purtroppo al centro di uno degli scandali scientifici più grandi della storia della medicina, mix gravissimo di dati falsificati e conflitti d’interesse.

Un bell’excursus sulle ragioni profonde della paura nei confronti dei vaccini, che in realtà può assumere varie forme e sfumature (dal rifiuto totale dei no-vax all’esitanza), è fornito da un libro del 2016 dello storico della medicina Andrea Grignolio, intitolato Chi ha paura dei vaccini?.

Grignolio attinge grandemente da neuroscienze e psicologia cognitiva, citando abbondantemente il premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman, il quale fu insignito nel 2002 dell’onorificenza “per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza”, nonché un altro celebre psicologo ed economista quale Herbert Simon, che coniò il concetto di “razionalità limitata”.

In sintesi, a causa di un’evoluzione secolare avvenuta in un ambiente molto diverso da quello odierno, in cui per millenni la sopravvivenza giornaliera era l’orizzonte per tutti i cacciatori-raccoglitori, la mente umana non è strutturata per valutare correttamente le proiezioni future.

Questo retaggio evolutivo spiega perché, di fronte a decisioni complesse che includono elementi di rischio e incertezza, il nostro cervello non segue percorsi puramente razionali. Il cortocircuito tra il sistema intuitivo e quello razionale del nostro cervello provoca le più frequenti distorsioni cognitive alla base dell’anti-vaccinismo.

Infatti, il processo decisionale umano è influenzato da due tendenze psicologiche principali: una forte avversione alle perdite e una stima eccessiva degli eventi poco probabili. In ambito economico, la prima significa che il dolore di perdere una somma di denaro è percepito come più intenso della gioia di guadagnarne una uguale.

Di conseguenza, le persone sono più propense a correre dei rischi per scongiurare una perdita che per realizzare un profitto.

In ambito vaccinale, la nostra mente è predisposta a dare eccessiva importanza alle informazioni su rischi elevati, anche se statisticamente improbabili, mentre tende a sminuire o ignorare i dati sui benefici e sulla sicurezza, persino quando provengono da fonti scientifiche autorevoli.

Chi teme i rarissimi effetti collaterali gravi dei vaccini finisce per accettare un rischio molto maggiore, usando e abusando di farmaci come gli antinfiammatori (FANS) per disturbi di lieve entità, i cui effetti avversi sono centinaia di volte più probabili.

Si ha una più alta accettazione di rischio di effetto avverso per curare un problema, anche se modesto come un attacco di cefalea, piuttosto che di rischio di reazione indesiderata per ottenere un beneficio futuro che può essere percepito come sfuggente, ovvero l’evitare di contrarre malattie della cui pericolosità sovente non c’è più contezza proprio in ragione dell’abbattimento dell’incidenza grazie ai vaccini.

Pesano infine anche i fattori sociali: l’innalzamento dell’età della maternità e il contestuale crollo del tasso di fecondità fanno sì che l’ansia derivante dai rischi di una gravidanza in età avanzata, e dalla consapevolezza di avere meno opportunità future, spingano i genitori a eludere argomenti percepiti come stressanti. Ne consegue che, nel rapporto con i medici, le raccomandazioni sulle vaccinazioni sono tra i consigli più frequentemente disattesi.

La speranza per il NITAG del futuro

I vaccini sono farmaci, dunque con i loro benefici ma anche effetti collaterali. Come ogni intervento medico, implicano un fisiologico rapporto rischio-beneficio. Storicamente sono stati il mezzo di maggiore successo della storia della medicina, tuttavia vi sono ragioni ancestrali, cablate nei nostri cervelli, per cui attecchiranno sempre suggestioni e idee contrarie al loro utilizzo, spesso mascherate da appelli alla prudenza o dal richiamo alla libertà di scelta.

Purtroppo su queste ragioni da decenni alcuni speculano, sia in ambito medico che politico. Serravalle e Bellavite sono solo i protagonisti del momento della scena anti-vaccinista, altri verranno fuori, verosimilmente facilitati anche da ciò che succede oltreoceano: negli Stati Uniti l’amministrazione Trump tramite il controverso ministro RFK junior ha già profondamente impattato sulla versione locale del NITAG, l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP), che peraltro ha un potere molto superiore e non meramente consultivo.

Al di là di Serravalle e Bellavite, che hanno monopolizzato il dibattito, hanno lasciato perplessi anche nomine di specialisti lontani dal mondo dei vaccini, afferenti a branche come chirurgia e ortopedia. La speranza per il NITAG del futuro è quella di avere non solo esponenti di spicco, di indiscusso valore scientifico sul piano nazionale e internazionale, delle branche più coinvolte (malattie infettive, immunologia, igiene e medicina preventiva, pediatria, epidemiologia…), possibilmente scevri da conflitti di interesse, ma anche figure quali psicologi cognitivi, economisti (e farmaco-economisti), divulgatori scientifici, il cui know-how sarebbe quanto mai prezioso per vincere la battaglia sul piano culturale e per fornire raccomandazioni che possano avere un’elevata probabilità di essere ben accolte dalla popolazione.

Sarebbe infine utile anche avere a bordo rappresentanti delle associazioni dei pazienti, visto che la stessa “evidence-based medicine” (EBM) enfatizza l’importanza dei “valori e delle preferenze” dei soggetti a cui le linee guida sono indirizzate.

L’EBM è la cornice epistemologica in cui da trent’anni si muove la medicina occidentale, definita come l’integrazione delle migliori prove di efficacia clinica (ricavate da studi rigorosi) con la esperienza e l’abilità del medico nonché appunto i valori del paziente, teorizzato e formalizzato da un gruppo di medici e accademici della McMaster University in Canada, ma il cui padre spirituale è l’epidemiologo scozzese Archibald Cochrane.
Vero è che i vaccini hanno tra i principali target, specialmente per quelli obbligatori, i bambini, ma ve ne sono tanti altri che hanno un potenziale spazio nei cosiddetti “pazienti fragili”, come gli anziani e gli immunodepressi di varia natura (pazienti per esempio ematologici, oncologici, reumatologici).

Per questo sarebbe utile un organo consultivo veramente plurale nel senso che metta insieme esperti di numerose discipline la cui pratica clinica possa implicare la proposta di un programma di vaccinazioni, non quello che mette vaccinisti e anti-vaccinisti sullo stesso piano.

 

*Alberto Enrico Maraolo è ricercatore in Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; consigliere nazionale SIMIT, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali; fellow dell’ESCMID, la Società Europea di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive.

 

Disclaimer: l’articolo esprime esclusivamente il parere personale dell’autore e non rappresenta in alcun modo la posizione della Società scientifica (la SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) del cui consiglio direttivo fa parte.

Fonte: https://substack.com/app-link/post?publication_id=1453454&post_id=171505546&utm_source=post-email-title&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=false&r=1rklph&token=eyJ1c2VyX2lkIjoxMDY3NzcwNjEsInBvc3RfaWQiOjE3MTUwNTU0NiwiaWF0IjoxNzU1NzUyNTkyLCJleHAiOjE3NTgzNDQ1OTIsImlzcyI6InB1Yi0xNDUzNDU0Iiwic3ViIjoicG9zdC1yZWFjdGlvbiJ9.pDg01T82E0CJWqw6MQwM037BNll2YjRfxUbrzPf7dXk 

 

 

Christus Rex: “esposto in Procura e lettera al Viminale per annullare le trascrizioni di bimbi a coppie omosex”

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Prima pagina de L’Arena di Verona del 21.08.25

 

COMUNICATO STAMPA DEL CIRCOLO CHRISTUS REX-TRADITIO

Leggiamo, con amarezza, che il “cattolico” sindaco di Verona, Damiano Tommasi, ha registrato una quindicina di bambini, per coppie dello stesso sesso. Osserviamo un fronte compatto del centrodestra di governo nella condanna e nell’indignazione. Al buon intervento dell’On. Maddalena Morgante, si è allineato quello del Sen. Paolo Tosato, che ha a cuore soprattutto la tutela dei minori.

In linea con la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica è l’intervento del Prefetto della Biblioteca Capitolare e direttore di Telepace Bruno Fasani, che, di fatto, “scomunica” la decisione del “chierichetto” di Palazzo Barbieri, usando le recenti parole di Robert Francis Prevost, Leone XIV: “per creare società civili armoniche e pacificate si deve investire sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società” “- incalza il Coordinatore di Christus Rex-Traditio ing. Raffaele Amato.
“Questa compattezza, sui temi etici, ci fa ben sperare per il futuro. Noi cattolici tradizionalisti, facenti parte della civile società, storicamente combattiamo battaglie a difesa del diritto naturale e – siamo pronti a farlo, anche stavolta, sul piano legale, attraverso un esposto in Procura e una lettera al Viminale, dal momento che, a nostro giudizio, il provvedimento è nullo“!
 
Continua il portavoce dei Tradizionalisti, Avv. Andrea Sartori“L’ordinamento italiano, in caso di coppie dello stesso sesso, – spiega l’ultima sentenza della Cassazione – mantiene fermo il divieto di maternità surrogata e, non intende assecondare tale metodica di procreazione, rifugge da uno strumento come la trascrizione. A Milano, infatti, il sindaco Sala, del Pd, ha bloccato da due anni le trascrizioni”.
 
“Soprattutto, è lesivo del diritto dei figli ad avere mamma e papà, nonostante i desideri moralmente molto discutibili di due mamme o due papà, che è quello di crescere in un ambiente che si avvicini il più possibile a quello della famiglia naturale che non hanno. La sinistra fa, da sempre una squallida confusione ideologica tra diritti e desideri, per far passare le sue istanze più folli” – sostiene, con determinazione, il Coordinatore di Christus Rex, Raffaele Amato.
L’Ing. Raffaele Amato conclude: “non possiamo far pagare ai bimbi le “marchette” politiche del sindaco ai gruppetti omosex, perché significherebbe destinarli a crescere, come scriveva nel “Dialogo della divina Provvidenza” Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, con coloro che “…commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono…”
Il Portavoce del Circolo Christus Rex-Traditio                                                             
Avv. Andrea Sartori      
 
Il Coordinatore del Circolo Christus Rex-Traditio
Ing. Raffaele Amato
Rassegna Stampa:

Gli italiani, metà medici e metà malati

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di Marcello Veneziani

Trenta milioni di italiani si credono malati. Trenta milioni di italiani si credono medici. Però gli italiani non sono sessanta milioni, ma un po’ meno, direte voi; si, ma tanti si credono sia medici che malati. Mezza Italia si sente malata per statuto, vezzo o vizio, perché ha paura delle malattie, è ipocondriaca e patofobica, oppure più candidamente vuole attenzione, coccole, cerca alibi per la propria vita, si dà malata per imboscarsi o perfino per civetteria. Mezza Italia, invece, ha la sindrome del santone e del risolutore, la vanità del saputello, si sente assistente dell’umanità e soccorritore, consigliere supremo, uomo di mondo, conoscitore della vita e delle sue patologie. Nel mezzo ci sono quelli che si sentono malati e perciò sono diventati medici faidate per autocertificazione; o viceversa credendosi medici si sentono poi addosso tutte le malattie di cui vengono a sapere.

Il bello è che sia quelli che si credono malati che quelli che si credono medici attingono le loro diagnosi, i loro malesseri e le loro malattie navigando su internet. Come il potere politico cambiò volto col suffragio universale e ciascun cittadino si sentì sovrano, così la medicina ha cambiato volto con wikipedia e il web, e ciascun utente si sente medico e paziente, autarchico e sovrano. Il medico è interpellato solo per un consulto, una conferma o una prescrizione ma la diagnosi me la scarico da internet, lui deve solo certificarla o fornire utili supporti. La sovranità faidate è una malattia del nostro tempo e si manifesta in alcuni ambiti particolari: i medici, gli infermieri, ma anche gli insegnanti sono spesso vittime di aggressioni, in ospedale, al pronto soccorso o a scuola. Il sottinteso è che l’utente, il paziente, il parente del malato, o il genitore dell’alunno, crede di saperne più di quel che sanno il dottorino o la professorina, e quindi li incalzano, li minacciano, li menano se non corrispondono al protocollo-selfie dell’utente. E devi vedere come interrogano i medici, come obiettano quando le loro diagnosi e le loro terapie non corrispondono a quel che hanno letto su internet. Un tempo i medici esercitavano un potere magico sulla gente, suscitavano timore, reverenza ed ubbidienza; oggi succede solo se la malattia avanza e lo smartphone non basta.

Al telefono, al bar, a tavola, al lavoro, il gioco preferito degli italiani è al medico e all’ammalato. È un po’ come guardie e ladri o uomini e caporali. I discorsi di contorno sono la cucina, i viaggi, le vacanze, i vestiti; con qualche fastidio si accenna alla politica, alle tasse e ai disservizi, con annesse invettive. Ma dove viene fuori l’interesse vero delle persone è quando confessano i propri malanni, lamentano dolorini, misteriosi disturbi. In fondo è una derivazione di quella famosa gag napoletana: comme me pesa ‘sta capa, ué. Un tempo c’era il pudore di confessare malattie, si arrivava a simulare salute anche quando c’erano problemi, temendo di fare brutta figura o di suscitare malocchio. Ora siamo nell’epoca del vittimismo universale, ed avviene il contrario: cerchiamo di essere compatiti, scusati, amati perché cagionevoli, chiediamo benevolenza, cerchiamo di destare attenzione e moine.

Fino a qualche anno fa, la parola che metteva fine a ogni disturbo, la diagnosi pass partout per chiudere un discorso tra incompetenti, era una: è lo stress, sei molto stressato, sono molto stressata. I più perfidi accusavano dello stress i partner, i figli, le suocere, il capo ufficio. Ora, invece, la soluzione psicologica con risvolto sociologico non basta più, e su internet si trova un campionario ricco di malesseri che esalta la fantasia e la “saputeria”. L’atteggiamento prevalente di chi invoca la patente di malato è però la riluttanza: si denuncia il malessere ma si è restii, svogliati o refrattari ai controlli; piace dichiarare il male, non risolverlo ma crogiolarvisi; si ha paura di andare poi dal medico, o perché si teme di scoprire brutti mali o perché si teme di scoprire che non hanno niente, e perdono così lo ius lagnae, il diritto a lamentarsi e lo statuto-alibi di cagionevoli. A volte c’è chi si vanta perfino di trascurarsi, con grave sprezzo del pericolo. Però non rinuncia alla rappresentazione teatrale del suo malessere; quella non può togliergliela nessuno. Lasciatemi godere delle mie sofferenze.

Dietro queste due categorie, il medico autodidatta e il malato autocertificato, si celano due tipi umani assai diffusi, che in fondo vivono in simbiosi mutualistica, come il paguro e l’attinia: quello che rovescia sugli altri i fatti suoi, sfoga e scarica i problemi suoi sugli altri, perché è narcisista, vittimista ed esibizionista patologico; e quello che non si fa mai i fatti suoi ma ama farsi i cavoli altrui, s’intromette, prescrive cosa devi fare, è invadente ed invasivo, ed è anche lui – in fondo – egocentrico patologico. Insieme sono una coppia perfetta, uno completa l’altro, uno soddisfa l’altro e insieme appaga la sua vanità e la sua vena egotica. Ma i casi in cui combaciano sono statisticamente rari: spesso si incontrano malatini che si rubano a vicenda la scena, o medicuzzi che rivaleggiano sui rimedi, o malatini diffidenti dei medicuzzi e medicuzzi che vedendo i malatini refrattari ai loro consigli, li seppelliscono con una sentenza: se la merita la malattia; se l’è cercata. Amen.

 

Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/articoli/gli-italiani-meta-medici-e-meta-malati/

Il Parlamento sta per cedere al suicidio: fermiamolo prima che sia troppo tardi…

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Christus Rex-Traditio con ProVita: No al suicidio!

Stanno scavalcando la Costituzione. Stanno ignorando la volontà popolare. Stanno aprendo la porta alla morte “per legge”.

I media e le potenti lobby radicali spingono per il suicidio assistito. Diverse Regioni italiane hanno promosso progetti di legge incostituzionali per legalizzarlo… 

Lo hanno fatto consapevolmente. Con un piano preciso. Insieme alla Corte costituzionale, i progetti della lobby radicale intendono forzare il Parlamento a legiferare.

E oggi il piano dei radicali sta per compiersi.

Il Parlamento è a un passo dal cedere.

Nel pieno dell’estate, mentre l’Italia si appresta ad andare in vacanza, potrebbero approvare una legge che stravolgerebbe il modo in cui trattiamo i fragili e come definiamo la nostra società.

Una legge che non si limita a depenalizzare, ma legittima e normalizza l’idea che la morte sia una risposta accettabile alla sofferenza.

Sta accadendo adesso: è la deriva più pericolosa degli ultimi anni. Fermiamola prima che sia troppo tardi.

Nessuno ne parla ancora. Ma noi sappiamo cosa significa davvero.

Sappiamo che nei pochi Paesi (solo 14 su 194 nel mondo), dove la morte è stata legalizzata, la realtà è diventata una tragedia sistematica:

  • Disabili, depressi, anziani soli che ricevono offerte di morte invece di sostegno;
  • Malati a cui vengono negate cure salvavita, ma viene offerta l’eutanasia come “alternativa economica”;
  • Giovani traumatizzati che scelgono di morire perché nessuno li ha aiutati a vivere.

Ora vogliono che tutto questo arrivi anche da noi e Pro Vita & Famiglia è già in azione. Non ci fermeremo!

Puoi donare ora con bonifico o bollettino postale usando i dati in fondo alla mail

Mentre molti vanno in vacanza, alcuni ne vorrebbero approfittare per far passare una legge disumana, nel silenzio.

Sperano che d’estate nessuno se ne accorga. Che l’opinione pubblica sia distratta. Che nessuno reagisca.

Davvero possiamo restare a guardare mentre accade una cosa del genere?

La vita delle persone fragili non va in ferie. La dignità umana non si sospende a luglio o ad agosto.

Per questo, abbiamo deciso di agire ora.

Abbiamo preparato un piano chiaro, concreto, incisivo:

  • Il 14 luglio lanceremo una grande campagna nazionale di affissioni, per smascherare la retorica del “diritto a morire”;
  • Il 17 luglio terremo una conferenza stampa pubblica, “Fermate la Legge, non fermate la Vita!”, di fronte al Parlamento, per mostrare che chi soffre ha bisogno di cura, non di morte;
  • A Roma e Milano i nostri camion vela attraverseranno le strade con messaggi forti e diretti, parlando a cittadini, famiglie, politici e media.
  • Incontreremo Senatori per convincerli che oggi la priorità sono le cure, non la morte facile.

Stiamo lavorando duramente. Ogni elemento è stato studiato con precisione. Ogni giorno conta.

Puoi donare ora con bonifico o bollettino postale usando i dati in fondo alla mail

Ma proprio ora, nel momento decisivo, ci scontriamo con un ostacolo enorme.

Le risorse scarseggiano. E il rischio è gravissimo.

Il nostro Direttore Amministrativo ci ha appena comunicato che siamo in rosso.

Siamo pronti a dare tutto. Ma la realtà dei numeri ci mette davanti a una verità scomoda: non abbiamo i fondi sufficienti per coprire questa campagna.

Senza un aiuto immediato, saremo costretti a tagliare o rinunciare a parte delle azioni pianificate.

E questo, proprio mentre stanno cercando di far passare una legge che legittima il suicidio come scelta “normale” anzi “auspicabile” per chi si sente di peso. Devastante!

Circolo, serve il tuo aiuto.

Siamo pronti ad agire, ma senza le risorse rischiamo di dover rinunciare proprio quando la battaglia si fa più dura. Non lasciamo passare questa legge nel silenzio.

 

In questi minuti hai letto cose gravi. Vere.

Ti abbiamo parlato di una legge che rischia di aprire le porte alla cultura della morte in Italia.

Ti abbiamo raccontato il nostro piano: coraggioso, concreto, già in marcia.

E ti abbiamo detto la verità: se consideriamo le spese già previste per la nostra organizzazione, non abbiamo abbastanza risorse per portare avanti il piano fino in fondo.

Ora questa responsabilità è anche nelle tue mani.

Non ti chiediamo di fare tutto. Ti chiediamo solo di non restare indifferente.

Davanti alla verità, ogni coscienza ha il diritto – e il dovere – di rispondere.

Tu puoi essere quella risposta.

Con un gesto concreto. Subito.

Grazie.

Avanti tutta in difesa dei fragili, dei malati e degli anziani!

Antonio Brandi
Presidente Pro Vita & Famiglia
P.S. Il Parlamento potrebbe votare tra pochi giorni. Ogni ora è preziosa. Il momento è ora.

Non solo Pma. Anche aborto, fine vita e unioni civili: tutte le ingerenze della Consulta sui temi etici

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di Luca Marcolivio

Una delle ultime sentenze della Corte Costituzionale, la 68/2025 dello scorso 22 maggio – ovvero quella che ha aperto alle “due mamme” in caso di procreazione medicalmente assistita all’estero – è stata soltanto l’ultima di una lunga serie di veri propri interventi a gamba tesa, con i quali il massimo organo giudiziario italiano ha portato avanti quelle che a parer nostro sono delle indebite ingerenze nei confronti della politica e del normale iter legislativo. In particolare sui temi etici.

Proprio su questioni come abortounioni civiliPma e fine vita, infatti, la Consulta ha spesso fatto fughe in avanti anche e soprattutto per spingere le maggioranze di turno – alcune volte riuscendoci, altre volte no – a legiferare o comunque demolendo leggi già esistenti (vedi caso della n. 40/2004 sulla procreazione assistita). Assistiamo così ad una subalternità del potere legislativo al giudiziario, che, non essendo espressione diretta della volontà popolare, più che recepire un vero o presunto cambiamento socio-antropologico, lo impone a suon di sentenze ideologiche. Vediamo quali

Pma e Legge 40

Sulla procreazione medicalmente assistita, come già accennato, c’è stato in oltre quindici anni un vero e proprio smantellamento dell’originaria legge 40. Innanzitutto con la Sentenza n. 151 del 2009: la Corte dichiara incostituzionale l’art. 14, comma 2, della Legge 40/2004, nella parte in cui imponeva il limite massimo di tre embrioni da produrre in vitro e l’obbligo del loro impianto simultaneo. Secondo la Corte, tale limite «si pone in contrasto con la tutela della salute della donna, riducendo irragionevolmente le possibilità di successo del trattamento di procreazione medicalmente assistita, impedendo al biologo di selezionare, tra quelli formatisi, gli embrioni più idonei a svilupparsi in un feto e di crioconservare quelli in eccesso per un futuro trasferimento, e costringendo la donna a sottoporsi a nuovi interventi di stimolazione ovarica e di prelievo chirurgico degli ovociti. D’altra parte», si legge nella sentenza, «si evidenzia nella memoria di costituzione il rischio opposto, quello, cioè, di successo del processo di fecondazione, con possibile insorgenza di una gravidanza plurigemellare, che, a sua volta, comporta rischi per la salute della donna e del concepito».

Poi con la sentenza n. 162 del 2014 viene dichiarata l’incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa stabilito originariamente dalla Legge 40/2004. «La formazione di una famiglia, che include la scelta di avere figli, costituirebbe un diritto fondamentale della coppia, rispondente ad un interesse pubblico riconosciuto e tutelato dagli art. 2, 29 e 31 Cost.». Nella misura in cui, obiettivo della legge 40 è quello di ridurre la sterilità e l’infertilità nella coppia, vietare la fecondazione eterologa «recherebbe vulnus a detti parametri, perché discriminatorio ed irragionevole». La più recente sentenza n°69/2025 ha tuttavia confermato il medesimo divieto per le donne single.

Con la sentenza n. 96 del 2015, invece, viene esteso l’accesso alla diagnosi preimpianto anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili. Viene così riconosciuto a queste coppie il diritto di evitare la trasmissione di gravi patologie ai figli. In questo caso, la Corte rileva «il mancato rispetto del diritto alla salute della donna. Senza peraltro che il vulnus, così arrecato a tale diritto, possa trovare un positivo contrappeso, in termini di bilanciamento, in una esigenza di tutela del nascituro, il quale sarebbe comunque esposto all’aborto».

Nello stesso anno, con il pronunciamento n. 229, viene dichiarato incostituzionale il divieto di selezione degli embrioni affetti da gravi malattie genetiche. La malformazione di tali embrioni «non ne giustifica […] un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani». In questa circostanza, la Corte ammette: «L’embrione, infatti, quale che ne sia il, più o meno ampio, riconoscibile grado di soggettività correlato alla genesi della vita, non è certamente riducibile a mero materiale biologico».

Infine la decisione di qualche giorno fa, con la quale è stata sostanzialmente riconosciuta la genitorialità alle coppie omosessuali femminili. La donna che non porta avanti la gravidanza (ottenuta tramite Pma ottenuta all’estero, con nascita in Italia) viene definita «madre intenzionale».

Fine Vita

Anche sui temi del suicidio medicalmente assistito e dell’eutanasia la Corte Costituzionale ci ha abituato – ahinoi – a vere e proprie fughe in avanti, soprattutto con quella che fu – come vedremo – la storica sentenza sul caso di Dj Fabo. Ma prima ancora, già nel 2008, con la pronuncia n. 438 e in riferimento all’altrettanto famoso caso di Eluana Englaro, la Corte stabilisce il “diritto” al rifiuto dei trattamenti sanitari (anche salvavita) e la legittimità dell’interruzione delle cure, qualora il paziente lo manifesti espressamente, anche tramite terzi.

Circa un anno dopo, con la sentenza n. 253 del 2009, viene decretata la legittimità costituzionale delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (Dat), spianando la strada alla loro approvazione legislativa, arrivata otto anni dopo con la legge 219/2017. La Corte stabilisce che il cittadino ancora dotato di capacità, in merito ai propri futuri trattamenti sanitari, può esprimere la propria volontà, purché questa sia libera, consapevole e «verificabile».

E si arriva, dieci anni più tardi, appunto, al caso Cappato-Dj Fabo. Con la purtroppo storica sentenza n. 242 del 2019, i giudici costituzionali dichiarano parzialmente incostituzionale l’art. 580 del Codice Penale, dunque escludendo la punibilità dell’aiuto al suicidio per persone che devono avere quattro requisiti, ovvero: essere affette da una patologia irreversibile; soffrire di sofferenze fisiche o psicologiche che reputano intollerabili; essere tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale; essere capaci di prendere decisioni libere e consapevoli. Questa sentenza fu di una gravità particolare, avendo dato la stura a numerose iniziative legislative a livello regionale atte a legalizzare il suicidio assistito nell’ambito dei sistemi sanitari regionali: a tal proposito, va ricordato che la Toscana è, al momento, l’unica Regione ad aver approvato una simile normativa, laddove in Emilia-Romagna l’iter è in stand-by, mentre in Basilicata, Lombardia, Piemonte, Umbria e Veneto, il suicidio assistito è stato respinto.

La stessa Corte è poi tornata sul medesimo tema aperto con la vicenda di Dj Fabo con una successiva sentenza, quella n. 135 del 2024. Viene ribadita la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale come requisito essenziale per la non punibilità dell’aiuto al suicidio. Il riferimento è a trattamenti non necessariamente somministrati dal personale sanitario ma comunque fondamentali affinché il paziente rimanga in vita. Alla luce della già menzionata sentenza n° 242/2019, la Corte ritiene «irragionevole» la sanzionabilità del suicidio assistito.

Aborto

E sull’interruzione volontaria di gravidanza? Ebbene, anche su questo tema la Consulta iniziò a pronunciarsi molto tempo fa, addirittura anche prima della legge 194 del 1978. Già tre anni prima, infatti, con la sentenza n. 27 del 1975, dichiarò parzialmente incostituzionale l’art. 546 del Codice Penale, che puniva l’aborto anche nei casi in cui la prosecuzione della gravidanza comportasse un grave pericolo per la salute della madre. Fu stata una sentenza “apripista” che ha di fatto legittimato giuridicamente il concetto di “aborto terapeutico”, spingendo il Parlamento a colmare un vuoto legislativo portando così alla legge 194/1978 (poi confermata dal referendum del 1981). La svolta del 1975 avvenne anche sulla spinta di un cambiamento culturale, deformato dalla propaganda radicale, che trasmetteva il messaggio (falso) di un aumento esponenziale degli aborti clandestini: un fenomeno che, nell’ottica progressista, poteva essere attutito soltanto con una depenalizzazione della pratica.

Dopodiché, dopo oltre 35 anni, la Corte Costituzionale tornò in modo importante sulla questione aborto con la sentenza n. 126 del 2012 e in particolare in riferimento all’autorizzazione del giudice tutelare per l’interruzione di gravidanza da parte di una minorenne. In quell’occasione la Corte ha confermato che la minore può abortire anche senza informare i genitori, se ci sono motivi seri che lo sconsigliano. Il giudice tutelare può dunque autorizzare la gestante valutando solo la sua scelta, come infatti stabilito dall’art 12, secondo comma, della legge 194/1978. Tra le motivazioni: il «contesto socio culturale» è «profondamente cambiato, in quanto l’evoluzione del costume ha fatto sì che ormai una gravidanza fuori da quelli che un tempo erano i canoni sociali non è più avvertita quale grave fonte di discredito, tale da indurre la minore alle pratiche dell’aborto clandestino, pur di non informarne neanche i genitori». Al contempo «il fenomeno dell’aborto clandestino (lungi dallo scomparire, purtroppo) è comunque un fenomeno ormai circoscritto a tristi realtà di forte illegalità collegate allo sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina, e alla tratta di esseri umani, laddove si evita il ricorso alle procedure di legge non certo per impedirne la conoscenza ai genitori, ma per impedire che emergano tali situazioni di turpe illegalità».

Unioni civili

Infine, ma non per importanza, l’altro tema cruciale – ed etico – che ci interessa e che la Corte ha toccato è quello delle unioni civili, dunque con ovvie e importanti ricadute sulla famiglia e sulla società. Sono in particolare due – entrambe dello scorso anno – le sentenze più incisive su questo argomento. In primis la n. 66 del 2024, con la quale la Corte ha dichiarato incostituzionale l’art. 1, comma 26 della Legge n. 76/2016. Di conseguenza è ora previsto, per le coppie unite civilmente, la possibilità di sospendere gli effetti dello scioglimento automatico dell’unione civile per consentire la celebrazione del matrimonio nel corso del procedimento di rettificazione di sesso da parte di uno dei due partner. La sentenza, pur non equiparando formalmente unioni civili e matrimonio, introduce una possibilità di continuità giuridica tra i due istituti in caso di transizione di genere di uno dei partner. «L’individuo», motiva la Corte, «non deve essere altrimenti posto, in modo drammatico, nella condizione di dover scegliere tra la realizzazione della propria personalità, di cui la perseguita scelta di genere è chiara espressione ed alla quale si accompagna l’automatismo caducatorio del vincolo giuridico già goduto, e la conservazione delle garanzie giuridiche che al pregresso legame si accompagnano, e tanto a detrimento della piena espressione della personalità».

Dopodiché, con la sentenza n.148 del 2024, i giudici costituzionali hanno dichiarato incostituzionale l’art. 230-bis, terzo comma, c.c., nella parte in cui non includeva il convivente di fatto tra i familiari dell’impresa familiare. Ha inoltre dichiarato incostituzionale l’art. 230-ter c.c., in quanto prevedeva una tutela inferiore per il convivente di fatto rispetto a quella garantita ai familiari. La Corte prende atto che «dall’evoluzione della società, della legislazione e della giurisprudenza costituzionale e sovranazionale, emergerebbe ormai che la famiglia va considerata sia nella versione tradizionale, composta da due membri di sesso diverso uniti in matrimonio, sia nella versione moderna costituita da coppie non unite in matrimonio, ma semplicemente conviventi, siano esse di sesso diverso o dello stesso sesso». Secondo i giudici «nessuna situazione espressiva della scelta di un differente modello familiare può restare priva di tutela e che con l’introduzione dell’art. 230-ter cod. civ».

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/non-solo-pma-anche-aborto-fine-vita-e-unioni-civili-tutte-le-ingerenze-della-corte-costituzionale-sui-temi-etici

Uccidere il padre sta diventando un titolo di merito? Dopo le castronerie sul patriarcato questo diventerà sempre più comune

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di Angelo Paratico 

Simeu Panic, un 46enne bosniaco, è stato ucciso a coltellate dal figlio Bojan di 19 anni, all’interno della loro abitazione a Mezzolombardo (Trento). Il ragazzo, che studia a Bolzano, sostiene di essere intervenuto per difendere la madre, che in quel momento dice che stesse subendo l’ennesima aggressione da parte del marito. È stato lo stesso 19enne, rimasto sul posto, a chiamare con la madre i carabinieri. Il giovane, arrestato e poi scarcerato, ha detto al pm: “L’ho colpito con un coltello da cucina, stava ancora maltrattando la mamma. Ho cercato di rianimarlo, ma era già morto”.  Il giovane è stato rimesso in libertà, perché secondo la procura non sussisterebbe la necessità della carcerazione. Questo è un fatto a dir poco incredibile, dato che esiste il pericolo di inquinamento delle prove.

In molte civiltà del passato l’assassinio del proprio padre era il crimine più abominevole, paragonabile al regicidio. Nell’antica Roma, indipendente dalle giustificazioni possibili, il colpevole veniva chiuso in un sacco, con un gallo e una vipera e poi gettato nel Tevere.

In Cina il parricida veniva squartato sulla pubblica piazza, dato che quel crimine veniva giudicato una ribellione nei confronti dell’imperatore e una empietà verso Dio, che andava a minare alle fondamenta l’assetto sociale. Secondo Confucio una Nazione è in pace e prospera quando un figlio si comporta bene con i fratelli anziani e i genitori, e quando i genitori rispettano e onorano i propri vecchi.

Di notte, sentendo i genitori urlare, Bojan e il fratello di 17 anni, sarebbero intervenuti. A quel punto la discussione è degenerata: il 19enne avrebbe aggredito il padre, colpendolo ripetutamente con un coltello da cucina. Il ragazzo, davanti alla pm Patrizia Foiera, assistito dall’avvocato Veronica Manca, avrebbe detto di non essersi reso conto di aver ucciso il padre!

A 19 anni uno non è più un ragazzo ma un uomo e chiunque non sia un delinquente o un imbecille dovrebbe sapere che quando prende a coltellate un uomo lo sta uccidendo. Il racconto del giovane è stato ritenuto attendibile e suffragato dalla testimonianza della madre e di altri parenti che erano a conoscenza del carattere aggressivo del papà, che di professione faceva il muratore.

Non si capisce tutta questa comprensione per Bojan perché non serve uccidere il proprio padre, basta cercare di portare la calma e se questo non sarà possibile bisognerà chiamare i carabinieri. Se si giustificano questo genere di azioni, rilasciando subito il colpevole, rischieremo il disfacimento della nostra società.

Fonte: https://giornalecangrande.it/uccidere-il-padre-sta-diventando-un-titolo-di-merito-dopo-le-castronerie-sul-patriarcato-questo-diventera-sempre-piu-comune/

La famiglia naturale esiste anche se voi la negate

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di Marcello Veneziani

La famiglia naturale non esiste, sentenzia già nel titolo un libro-intervista appena uscito da Laterza di Chiara Saraceno, a cura di Maria Novella De Luca. Ma quale famiglia naturale, ripete perentorio a tutta pagina, il Corriere della sera in un commento di Maurizio Ferraris al libro-intervista. La famiglia naturale non è mai esistita, echeggiano in coro intellettuali e media. Quel che sapevamo e vivevamo da sempre era solo un’illusione ottica, una scemenza oscurantista millenaria. Ora, per fortuna, ci sono i supereroi che ci svelano la verità.
Ferraris parte dalla Costituzione, la Sacra, Bella, Intoccabile Costituzione, che in tema di famiglia può essere invece violata, irrisa, demolita. Per la nostra Costituzione “la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”. Ferraris obietta: “Come può un istituto giuridico, storicamente definito e mutevole, fondare un fatto naturale?”. Non facciamo i sofisti, sappiamo bene cosa significa quell’articolo della Costituzione: la legge non fonda la natura ma riconosce la base naturale della società, la famiglia, nella forma giuridica e storica del matrimonio. Non erano così scemi i padri costituenti. Alla base è il riconoscimento della famiglia come una società naturale, con un padre, una madre e i figli, che in quel tempo nessuno metteva in discussione, nemmeno i comunisti, che infatti votarono la Costituzione ed erano all’epoca non meno “familisti” dei cattolici.
La tesi della famiglia innaturale non è nuova, si ripete ormai da decenni. La famiglia non è una società naturale, dicono, ma è una costruzione culturale che muta nel tempo e nello spazio. E le famiglie non sono solo quelle composte da un padre (maschio), una madre (femmina) e dei figli nati da loro. Relativizziamo il monolite famigliare, ce ne sono tante quanti sono gli orientamenti, i gusti, le scelte individuali. Anzi, l’individuo con i suoi diritti, desideri e libertà è la cellula base della società, altro che la famiglia. Il core business, per così dire, di questa così appassionata perorazione contro la famiglia naturale, è il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso; poi dei figli ottenuti in altro modo, inclusi gli uteri in affitto; infine, ammettendo il ricco caleidoscopio della transizione di genere. La famiglia è un insieme fluido.
Il libro-intervista della Saraceno entra poi nel merito dell’attualità, delle strutture sociali e sanitarie, del governo Meloni; ma qui siamo nel campo delle opinioni sulle politiche attuali, che poco ci interessano. Ci interessa invece il rilancio di questo nuovo dogma anticostituzionale, “la famiglia naturale non esiste”, che dà il titolo e l’emblema a tutta la questione; qui si condensa da una parte il rifiuto con odio della famiglia come è stata finora concepita, naturale e tradizionale; dall’altra il rigetto della natura, a cui non a caso si preferiscono parole asettiche come ambiente o ecologia, perché natura indica il mondo preesistente, creato prima di noi, con le differenze naturali, i diritti naturali, i limiti naturali e l’ordine naturale; ossia tutto ciò che ci precede ed è irriducibile alla cultura, all’ideologia, al progresso e alle scelte individuali.
“La famiglia naturale – scrive Jacopo Fo sul Fatto – composta da un padre e da una madre che si amano e che crescono con affetto i figli, non è mai esistita. Cercarla nel passato è come dare la caccia al mitico elefante bianco che sulla schiena ha la mappa di Gardaland”. Sarà ma io l’ho conosciuta dal vivo la famiglia naturale, così composta e così fondata, e ne ho conosciute altre, tante persino nel presente. Sono l’umanità di sempre. Non erano e non sono elefanti bianchi, frutto di immaginazione, ma persone vere con rapporti autentici, che hanno speso una vita in quel solco, per quella dedizione. E chi lo nega deve solo prendersela con il suo occhio cieco o torvo, la sua mente malata o maligna, la sua incapacità o malavoglia di capire ciò che è reale e ciò che non lo è, ciò che è naturale e ciò che è fantastico. Pure Fo che tuttora difende la memoria di suo padre, di sua madre e dei suoi nonni e zii, lo fa solo per scelta ideologica, perché erano compagni antifascisti come lui, lo fa solo per convenienza personale perché é una buona rendita essere loro figlio, o c’è pure un legame naturale e affettivo di un figlio verso suo padre, sua madre, la sua famiglia? Comunque loro non scelsero lui come figlio, lui non scelse loro come genitori. Nè lo decise il Collettivo di un Centro Sociale.
Torniamo alla realtà, e alla natura. La forma universale che da sempre esiste, popola il mondo e lo rigenera è la famiglia naturale, prima cellula sociale, architrave di ogni società, fondamento di ogni civiltà. Riguarda pure gli animali, e passa dalla procreazione, la nascita, il nutrimento, l’accudimento e l’allevamento, la cura dei piccoli e dei fragili, la premura reciproca. È un fatto naturale, istintivo, precede ogni forma storica e culturale, esiste già in natura. Poi verranno i legami affettivi, e sul piano umano verrà poi la storia, verrà la cultura, a differenziare le forme e le espressioni di quel legame, a generare tipi diversi di unioni e aggregazioni. Nessuno nega che si possano formare altre unioni, altre reti interpersonali, vari tipi di legami amicali, sessuali, affettivi, comunitari; e nessuno nega il diritto di fare altre scelte. E nessuno nega la crisi della famiglia, crisi vasta e radicale.
Ma ciò non toglie che il fondamento naturale e universale sia quello, e che quella sia la famiglia. Così come i sessi, da che mondo è mondo, sono due; poi ciascuno può avere tendenze diverse e fare scelte diverse. Non c’era bisogno di Trump per scoprirlo, basta conoscere il libro della natura, la storia dell’uomo e delle società umane, infine la Bibbia e gli altri libri sacri.
Ci sono cose che precedono le nostre scelte, le nostre volontà, i nostri orientamenti; il mondo stesso che ci precede non lo abbiamo fatto noi, lo abbiamo trovato. Noi non abbiamo deciso di avere questi genitori, questo corpo, questi tratti genetici, né abbiamo deciso di nascere in quei luoghi, in quel tempo; ci siamo trovati, o come direbbe Heidegger, siamo stati gettati. I nostri tratti identitari li abbiamo ereditati, ci sono dati, trasmessi. La nostra volontà, la nostra scelta si esercita dopo, riguarda una sfera di ambiti e una fase successiva.
Tutto questo cosa significa? Che la famiglia come società naturale esiste davvero, ed è esistita dacché esiste la vita sulla terra, non l’umanità ma la vita: quel legame primario, quell’inseminazione e fecondazione, quel cordone ombelicale, quell’istinto materno che è più diretto e biologico, come quello filiale; e poi quell’istinto meno diretto e mediato che è l’istinto paterno. Poi possiamo ridimensionare questi istinti e questi legami, declinarli in modo diverso, persino ripudiarli, ma il punto di partenza, l’origine è quella.
Insomma la famiglia naturale non è un elefante bianco inesistente: la famiglia naturale è tua madre, tuo padre, i tuoi fratelli, i tuoi figli. Nessuno di loro è stato da noi scelto o inventato, eppure sono i nostri legami più forti e più veri, nonostante tutto. L’uomo è una corda tesa tra la natura e il destino. Nel mezzo c’è la libertà, la storia, la cultura. Ma l’origine e la fine non dipendono da noi.

 

Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/articoli/la-famiglia-naturale-esiste-anche-se-voi-la-negate/

“Solo due sessi”. Ecco l’ordine esecutivo di Trump contro l’ideologia gender

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Pubblichiamo integralmente il testo tradotto dell’ordine esecutivo firmato dal Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump nel giorno del suo insediamento sulla “Difesa delle donne dall’estremismo dell’ideologia di genere e ripristino della verità biologica nel governo federale”.




Con l’autorità di Presidente conferitami dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti d’America, inclusa la sezione 7301 del titolo 5 del Codice degli Stati Uniti, si ordina quanto segue:

Sezione 1. Scopo.

In tutto il Paese, ideologie che negano la realtà biologica del sesso hanno sempre più utilizzato mezzi legali e altre forme di coercizione sociale per permettere agli uomini di autoidentificarsi come donne e accedere a spazi e attività riservati esclusivamente alle donne, come i rifugi per vittime di violenza domestica o le docce nei luoghi di lavoro. Questo è sbagliato. Gli sforzi per eliminare la realtà biologica del sesso attaccano fondamentalmente le donne, privandole della loro dignità, sicurezza e benessere. La cancellazione del concetto di sesso nel linguaggio e nelle politiche ha un impatto corrosivo non solo sulle donne ma sull’intero sistema americano. Fondare le politiche federali sulla verità è fondamentale per la ricerca scientifica, la sicurezza pubblica, il morale e la fiducia stessa nel governo.

Questa strada malsana è alimentata da un attacco continuo e intenzionale contro l’uso ordinario e consolidato di termini biologici e scientifici, sostituendo la realtà biologica immutabile del sesso con un senso interno, fluido e soggettivo di identità, scollegato dai fatti biologici. Invalidare la vera categoria biologica di “donna” trasforma impropriamente leggi e politiche progettate per proteggere opportunità basate sul sesso in leggi e politiche che le minano, sostituendo diritti legali e valori consolidati con un vago concetto sociale di identità.

Di conseguenza, la mia Amministrazione difenderà i diritti delle donne e proteggerà la libertà di coscienza utilizzando un linguaggio chiaro e accurato e politiche che riconoscano che le donne sono biologicamente femmine e gli uomini sono biologicamente maschi.

Sezione 2. Politica e definizioni.

È politica degli Stati Uniti riconoscere due sessi, maschile e femminile. Questi sessi sono immutabili e fondati su una realtà fondamentale e incontestabile. Sotto la mia direzione, il ramo esecutivo applicherà tutte le leggi a tutela del sesso per promuovere questa realtà, e le seguenti definizioni guideranno l’interpretazione e l’applicazione delle leggi federali e delle politiche amministrative:

  • (a) Il termine “sesso” si riferisce alla classificazione biologica immutabile di un individuo come maschio o femmina. “Sesso” non è sinonimo e non include il concetto di “identità di genere”.
  • (b) I termini “donne” o “donna” e “ragazze” o “ragazza” indicano rispettivamente esseri umani di sesso femmilie adulte e giovani.
  • (c) I termini “uomini” o “uomo” e “ragazzi” o “ragazzo” indicano rispettivamente esseri umani di sesso maschile adulti e giovani.
  • (d) “Femmina” significa una persona appartenente, al concepimento, al sesso che produce la grande cellula riproduttiva.
  • (e) “Maschio” significa una persona appartenente, al concepimento, al sesso che produce la piccola cellula riproduttiva.
  • (f) L’”ideologia di genere” sostituisce la categoria biologica del sesso con un concetto sempre mutevole di identità di genere auto-percepita, consentendo la falsa affermazione che i maschi possano identificarsi e quindi diventare donne e viceversa, obbligando tutte le istituzioni della società a considerare vera questa falsa affermazione. Include anche l’idea di un vasto spettro di generi scollegati dal sesso. L’ideologia di genere è internamente incoerente poiché, pur sminuendo il sesso come categoria identificabile, sostiene che una persona possa nascere nel corpo del sesso sbagliato.
  • (g) L’”identità di genere” riflette un senso di sé totalmente interno e soggettivo, scollegato dalla realtà biologica e dal sesso, esistente su un continuum infinito, che non fornisce una base significativa per l’identificazione e non può essere riconosciuta come sostituto del sesso.

Sezione 3. Riconoscere che le donne sono biologicamente distinte dagli uomini.

(a) Entro 30 giorni dalla data di questo ordine, il Segretario della Salute e dei Servizi Umani fornirà al governo degli Stati Uniti, ai partner esterni e al pubblico linee guida chiare che approfondiscano le definizioni basate sul sesso stabilite in questo ordine.

(b) Ogni agenzia e tutti i dipendenti federali applicheranno le leggi che governano i diritti, le protezioni, le opportunità e le sistemazioni basate sul sesso per proteggere uomini e donne come sessi biologicamente distinti.

(c) Nell’amministrare o applicare distinzioni basate sul sesso, ogni agenzia e tutti i dipendenti federali che agiscono in veste ufficiale per conto della propria agenzia utilizzeranno il termine “sesso” e non “genere” in tutte le politiche e i documenti federali applicabili.

(d) I Segretari di Stato e della Sicurezza Interna, insieme al Direttore dell’Ufficio di Gestione del Personale, implementeranno modifiche per richiedere che i documenti di identificazione emessi dal governo, inclusi passaporti, visti e tessere Global Entry, riflettano accuratamente il sesso del titolare, come definito nella Sezione 2 di questo ordine. Il Direttore dell’Ufficio di Gestione del Personale assicurerà che i registri del personale federale riportino accuratamente il sesso dei dipendenti federali, come definito nella Sezione 2 di questo ordine.

(e) Le agenzie elimineranno tutte le dichiarazioni, politiche, regolamenti, moduli, comunicazioni o altri messaggi interni ed esterni che promuovano o altrimenti inculchino l’ideologia di genere, cessando di emettere tali messaggi. I moduli delle agenzie che richiedono il sesso di un individuo includeranno solo le opzioni “maschio” o “femmina” e non richiederanno l’identità di genere. Le agenzie adotteranno tutte le misure necessarie, nei limiti della legge, per cessare i finanziamenti federali all’ideologia di genere.

(f) L’Amministrazione precedente aveva sostenuto che la decisione della Corte Suprema in Bostock v. Clayton County (2020), riguardante il Titolo VII del Civil Rights Act del 1964, richiedesse l’accesso basato sull’identità di genere agli spazi riservati a un unico sesso, ad esempio in base al Titolo IX degli Emendamenti Educativi. Questa posizione è legalmente insostenibile e ha danneggiato le donne. Pertanto, il Procuratore Generale emetterà immediatamente linee guida per correggere l’applicazione errata della decisione della Corte Suprema in Bostock v. Clayton County (2020) alle distinzioni basate sul sesso nelle attività delle agenzie. Inoltre, il Procuratore Generale fornirà assistenza e linee guida alle agenzie per proteggere le distinzioni basate sul sesso, che sono esplicitamente consentite dai precedenti costituzionali e statutari.

(g) I fondi federali non saranno utilizzati per promuovere l’ideologia di genere. Ogni agenzia valuterà le condizioni di concessione di sovvenzioni e le preferenze dei beneficiari per garantire che i fondi non promuovano l’ideologia di genere.

Sezione 4. Privacy negli spazi intimi.

(a) Il Procuratore Generale e il Segretario della Sicurezza Interna garantiranno che i maschi non siano detenuti in carceri femminili o ospitati in centri di detenzione femminili, anche attraverso l’emendamento, se necessario, della Parte 115.41 del titolo 28 del Codice dei Regolamenti Federali e delle linee guida interpretative relative all’Americans with Disabilities Act.

(b) Il Segretario per l’Edilizia Abitativa e lo Sviluppo Urbano preparerà e presenterà una proposta per commento pubblico per revocare la regola finale intitolata “Accesso equo in conformità con l’identità di genere nei programmi di pianificazione e sviluppo comunitario” del 21 settembre 2016 (81 FR 64763). Presenterà inoltre una proposta per proteggere le donne che cercano rifugi per vittime di violenza sessuale riservati a un solo sesso.

(c) Il Procuratore Generale garantirà che l’Ufficio delle Prigioni riveda le sue politiche riguardanti le cure mediche per renderle conformi a questo ordine e assicurerà che nessun fondo federale sia speso per procedure mediche, trattamenti o farmaci destinati a conformare l’aspetto di un detenuto a quello del sesso opposto.

(d) Le agenzie adotteranno misure appropriate per garantire che gli spazi intimi riservati a donne, ragazze o femmine (o uomini, ragazzi o maschi) siano designati in base al sesso e non all’identità di genere.

Sezione 5. Protezione dei diritti.

Il Procuratore Generale emetterà linee guida per garantire la libertà di esprimere la natura binaria del sesso e il diritto a spazi riservati a un unico sesso nei luoghi di lavoro e nelle entità finanziate a livello federale ai sensi del Civil Rights Act del 1964. In conformità con tali linee guida, il Procuratore Generale, il Segretario del Lavoro, il Consigliere Generale e il Presidente della Commissione per le Pari Opportunità sul Lavoro (EEOC) e ogni altro capo di agenzia con responsabilità di applicazione delle leggi ai sensi del Civil Rights Act, daranno priorità alle indagini e alle controversie per far rispettare i diritti e le libertà identificati.

Sezione 6. Testo di legge.

Entro 30 giorni dalla data di quest’ordine, l’Assistente del Presidente per gli Affari Legislativi presenterà al Presidente una proposta di testo legislativo per codificare le definizioni contenute in questo ordine.

Sezione 7. Attuazione e relazioni delle agenzie.

(a) Entro 120 giorni dalla data di quest’ordine, ciascun capo agenzia presenterà al Presidente, attraverso il Direttore dell’Ufficio di Gestione e Bilancio, un aggiornamento sull’attuazione di questo ordine. Tale aggiornamento includerà:
(i) modifiche ai documenti dell’agenzia, inclusi regolamenti, linee guida, moduli e comunicazioni, effettuate per conformarsi a questo ordine; e
(ii) requisiti imposti dall’agenzia a entità finanziate a livello federale, inclusi appaltatori, per raggiungere gli obiettivi di questo ordine.

(b) I requisiti di questo ordine sostituiscono disposizioni contrastanti di eventuali precedenti ordini esecutivi o memorandum presidenziali, inclusi, ma non limitati agli Ordini Esecutivi 13988 (20 gennaio 2021), 14004 (25 gennaio 2021), 14020 e 14021 (8 marzo 2021), e 14075 (15 giugno 2022). Tali Ordini Esecutivi sono revocati, e il Consiglio per la Politica di Genere della Casa Bianca, istituito con l’Ordine Esecutivo 14020, è sciolto.

(c) Ogni capo agenzia revocherà prontamente tutti i documenti guida non conformi ai requisiti di questo ordine o alle linee guida emesse dal Procuratore Generale ai sensi di questo ordine, oppure modificherà le parti di tali documenti che risultano non conformi.

Sezione 8. Disposizioni generali.

(a) Nulla in questo ordine deve essere interpretato per pregiudicare o altrimenti influenzare:
(i) l’autorità conferita dalla legge a un dipartimento o agenzia esecutiva, o al suo capo; o (ii) le funzioni del Direttore dell’Ufficio di Gestione e Bilancio relative a proposte di bilancio, amministrative o legislative.

(b) Questo ordine sarà attuato in conformità con le leggi applicabili e subordinatamente alla disponibilità di stanziamenti.

(c) Questo ordine non intende, e non crea, alcun diritto o beneficio, sostanziale o procedurale, che sia esigibile per legge o in equità da qualsiasi parte contro gli Stati Uniti, i loro dipartimenti, agenzie o entità, i loro funzionari, dipendenti o agenti, o qualsiasi altra persona.

(d) Se una qualsiasi disposizione di questo ordine, o la sua applicazione a una persona o circostanza, è dichiarata invalida, il resto di questo ordine e l’applicazione delle sue disposizioni ad altre persone o circostanze non saranno influenzati.

 

LA CASA BIANCA, 20 gennaio 2025

DONALD J. TRUMP

Presidente

 

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/solo-due-sessi-ecco-lordine-esecutivo-di-trump-contro-lideologia-gender-testo-integrale

Grave voto del Parlamento europeo su aborto, gender e contro le associazioni pro life

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di ProVita & Famiglia

Il Parlamento Europeo, lo scorso giovedì 19 dicembre, ha approvato una Relazione contenente le raccomandazioni destinate al Consiglio in merito alle priorità dell’Unione Europea e in vista della 69esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile. Un voto dai risvolti gravi e pericolosi, poiché non solo promuove ancora una volta l’aborto e l’Agenda Lgbtqia+, ma è anche un vero e proprio attacco diretto alle associazioni pro life e pro family.

Tra i punti più controversi, infatti, la condanna esplicita dei cosiddetti “movimenti anti-diritti” – termine con cui vengono etichettati coloro che si battono per la vita e la famiglia naturale – accusandoli di ostacolare l’accesso sicuro e legale all’aborto. Si parla persino di adottare misure per limitare i finanziamenti delle associazioni pro life, colpevoli, secondo questa visione, di “attaccare” le persone LGBTQIA+.

Un’Europa che ignora il vero significato della tutela femminile, arrivando a sostenere pratiche e politiche che discriminano proprio le donne o che impediscono loro di essere aiutate e accompagnate durante una gravidanza difficile o indesiderata, è la conseguenza di politiche progressiste e radicali, che niente hanno a che fare con il bene comune e con la salvaguardia dei più fragili. Inoltre, come se non bastasse, una delle ipocrisie più grandi è la promozione dell’utero in affitto, definito eufemisticamente “gestazione per altri”, che schiavizza le donne, riducendole a strumenti di mercato. Allo stesso tempo, si vogliono appiattire le differenze naturali tra uomini e donne, consentendo agli uomini di accedere a spazi riservati alle donne, come sport e spogliatoi, minacciando così la loro sicurezza e dignità, il tutto con la sfiancante propaganda dell’Agenda arcobaleno.

I punti controversi della Relazione

Nel dettaglio ecco quali sono i punti più allarmanti e vergognosi della Relazione, che nelle sue premesse contiene anche un esplicito riferimento alla “risoluzione dell’11 aprile 2024 sull’inclusione del diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE”. Innanzitutto il punto K cita il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne che “in un’indagine relativa alla legislazione polacca in materia di aborto, ha concluso che la configurazione dell’aborto come reato e la sua limitazione discriminano le donne”.  Dopodiché l’articolo 1 (al comma “al”) parla di “eliminare le restrizioni e gli ostacoli giuridici, sociali e pratici all’accesso all’aborto sicuro e legale in tutto il mondo” e sostenere la lotta contro le reti che “si oppongono al diritto della donna di decidere sulla continuazione di una gravidanza”.

Per quanto riguarda, inoltre, le associazioni pro life e pro family, che vengono etichettate come “anti-scelta”, sempre l’articolo 1 (ai punti C e Q) parla di finanziamenti “in crescita a livello mondiale” a favore dei “movimenti anti-genere”. Gli stessi, chiamati anche “anti-diritti”, sarebbero sempre più influenti e secondo la Relazione bisogna condannare i presunti tentativi di “far arretrare, limitare o eliminare le tutele esistenti della parità di genere, anche riguardo alla salute materia sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, nonché tutte le forme di minaccia, intimidazione e molestie, online e offline, nei confronti dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni della società civile che si adoperano per far progredire tali diritti”.

La posizione degli eurodeputati italiani firmatari del Manifesto Valoriale

In questo panorama desolante, vale la pena sottolineare che tutti gli eurodeputati italiani che hanno aderito al Manifesto Valoriale di Pro Vita & Famiglia hanno votato contro questa Relazione. Un gesto significativo che dimostra come la battaglia per i valori della vita, della famiglia e della libertà educativa sia più che mai attuale e necessaria, nonostante la Relazione sia stata comunque approvata.

Un traguardo storico per Pro Vita & Famiglia

Il voto contrario degli eurodeputati firmatari del nostro Manifesto conferma l’importanza dell’azione di Pro Vita & Famiglia, che ha avviato con decisione i lavori del proprio Dipartimento dell’Unione Europea. Inoltre, l’associazione ha recentemente raggiunto un traguardo storico: l’iscrizione nel Registro di Trasparenza dell’UE, un riconoscimento che le permetterà di influenzare direttamente le politiche europee per la vita, la famiglia, la tutela dei minori e la libertà educativa.

Ora più che mai, dunque, è fondamentale unire le forze per contrastare questa deriva ideologica e promuovere una cultura che valorizzi la vita, difenda la dignità della donna e tuteli i diritti della famiglia naturale.

il femminismo è suicida!

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di Emilio Giuliana

Dalla notte dei tempi le società solari sono patriarcali; l’asse orizzontale su cui poggia il patriarcato è la maternità, simbioticamente si elevano su l’asse verticale che li proietta spiritualmente verso il cielo;   le società telluriche lunari matriarcali, fondano la loro esistenza unicamente su un asse orizzontale, priva di spinte verso l’alto, limitata alla dimensione materialista. Oggi, ma non per sempre, gruppi di uomini matriarcali, si sono imposti mondialmente sulle civiltà solari, attraverso molti stratagemmi e mezzi, nel caso di specie il FEMMINISMO, movimento creato da maschi, che a questo gioco al massacro, non hanno fatto sconti neanche ai loro “strumenti”, le femmine (la rivoluzione mangia sempre i suoi figli), privandole della cosa più grande, un bene prezioso che le rende uniche, la maternità!

L’etimologia della parola madre è da ricondursi alla lingua sanscrita; essa rimanda alla radice sanscrita “ma-“ con il significato primario di misurare, ma anche di preparare, formare. Da questa radice deriva poi il termine “matr”, che diventerà mater in latino, colei che ordina e prepara, donando il suo corpo e sopportando il dolore, il frutto dell’amore, alla vita.

Il primo suono che un bambino percepisce nella pancia della mamma è il battito del suo cuore. Il primo segnale di vita di ciò che si svilupperà in embrione e poi in feto è un piccolo battito nell’uovo formato dallo spermatozoo e l’ovulo: è il battito che permetterà a quel piccolo seme di vita, quell’essere umano in potenza, di svilupparsi, crescere, vivere.

In questo suono è racchiuso il legame con la vita, con la madre e di conseguenza con tutto ciò che riguarda il nostro stare al mondo: va dal sentirsi amati all’essere consapevoli che essere nutriti, sostenuti e curati sono nostri diritti di nascita, sono le radici che ci permetteranno di diventare delle persone sicure delle proprie capacità, fiduciose nella vita e con un rapporto sano con gli altri.

C’è tutto un universo in un battito, ecco perché a volte basta posare la testa sul petto di qualcuno che ci offre un riparo tra le sue braccia e lasciarsi andare al ritmo del suo cuore per lasciare vecchie ferite sfociare in un pianto catartico.

Il mistero della vita sta lì: in un battito, è quindi naturale tornare a quel suono primordiale per guarire alcune ferite del nostro bambino interiore.

È il battito della madre, e per estensione di Madre Terra ‒ la madre di tutti gli esseri viventi ‒ che i primi uomini e donne hanno cercato di riprodurre: ascoltare musica è un modo per ritornare ad uno stato tale di coscienza da permettere una comunicazione diretta tra l’archetipo materno e l’individuo.

In questo caso non si tratta più della madre individuale ma del principio materno per eccellenza con il quale ci si ricollega, come se fosse una porta sull’infinito. Nel battito del cuore c’è il suono, la frequenza della creazione, della vita stessa.

Nazione, nascita, NATALE è la Festa per eccellenza, dal greco festaio  che indica l’atto di accogliere presso il focolare (in sanscrito il focolare si indica con il termine vastya) confermando il significato originario e di condivisione, accoglienza, e di comunione gioiosa della “festa”, festa del nascituro che riporta alla maternità, cioè la mamma, perché la mamma è perpetuamente festa, così come l’etimologia del termine, spiega: “Riporta al focolare domestico/focolare della casa”.

Gli orchi della modernità, adelfi della dissoluzione, che nel nome di pari opportunità ed un femminismo antropologicamente selvaggio vorrebbero relegare la mamma ad un insensato quanto sterile e vuoto neologismo genitore 1 o 2, se non lo hanno mai fatto, o se lo hanno fatto e l’hanno scordato, prendano il tempo di poggiare la propria testolina sul petto di una madre, ne troverebbero immediato beneficio e rinsavimento.

 

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