Il direttore d’orchestra del caso Moro – la storia di Igor Markevic

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di Emilio Giuliana

Avviandomi alla conclusione della lettura del libro in oggetto, mi venivano alla mente le “PAROLE” di “eminenti” personaggi della storia mondiale, i quali esprimevano ciò che sostanzialmente raccontano e confermano Fasanella e Rocca nel loro libro:  “Il mondo è governato da personaggi diversi da quelli che immaginano coloro che non gettano lo sguardo dietro le quinte” Benjamin Disraeli”, 1844;

«L’esoterismo autentico deve porsi al di là delle opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori che agitano il mondo profano, e, se tali movimenti sono a volta suscitati o diretti in modo invisibile da potenti organizzazioni iniziatiche, si può dire che queste ultime li governano senza mescolarvisi, così da esercitare in egual modo la loro influenza su ciascuna delle parti avverse». René Guénon, l’esoterismo di Dante.

Si derida il cattolicesimo, bigotto, superstizioso, ingenuo…ma ben venga la magia, l’esoterismo, cartomanzia, astrologia, sedute spiritiche…, tutte pratiche fatte proprie di coloro che dietro le quinte, governano e indirizzano i popoli e le società del mondo.

  • Jacqueline Rothschil amica di Kyra Ninziskaja, futura moglie di Igor Markevic. Pag. 62
  • Col tramite di D’Annunzio, fanno venire dall’Italia la più grande medium del tempo, Eusapia Palladino. Pag. 66
  • A Londra, la Colonna è amica anche di Alfred Rothschild, che è lì come console austrungarico…. Alla vigilia della Prima guerra mondiale i Rothschild di Francia si adoperano per tener fuori dalla triplice Alleanza l’Italia, e lavorano a un riavvicinamento anglo-francese, mentre quelli d’Inghilterra tentano una conciliazione anglo-tedesca. Cercano anche di soccorrere i correligionari, battendosi per richiudere l’antica maledizione della diaspora. È proprio Walter Rothschild, presidente della federazione sionista britannica, che Balfour invia la celebre lettera del 1917 in cui parla per primo della necessità di un <<focolare ebraico>> in Palestina. Pag.70
  • Avevano già riorganizzato la massoneria, riuscendo a stabilire una totale sorveglianza sulle logge italiane. Ora, attraverso gli affiliati appartenenti all’aristocrazia siciliana, cercano di usare per i loro interessi la mafia e le istanze separatiste.

Avevano già stabilito ottime relazioni con eminenti personaggi del regime (Ciano, Del Bono, Grandi) e con membri della nobiltà (il duca Amedeo d’Aosta, il principe Junio Valerio Borghese, il conte Edgardo Sogno Rata del Vallino di Ronzone), ora stanno puntando su reti politico-militari in funzione anticomunista costituite da irriducibili postfascisti, da alti gradi delle forze armate, da ex partigiani bianchi, da massoni e da settori della mafia. Pragmaticamente riprendono l’idea di un fronte antibolscevico elaborata, con le stesse componenti, dal segretario del Partito fascista repubblicano – Alessandro Pavolini. Un’informativa dell’ 11 novembre 1946 parla di ex ufficiali della Rsi entrati in contatto con il contro- spionaggio inglese (Field Security Section) per far rinascere il fascismo sotto un nuovo partito nazionalista. Queste reti (Fronte italiano anticomunista, Fronte anticomunista europeo…) confluiranno nell’organizzazione Nato Stay-behind (la cui sezione italiana, conosciuta con il nome di Gladio, è stata fondata da Moro, Taviani e Mattei).

  • Straordinariamente chiara, in tal senso, la relazione inviata il 7 novembre 1943 a Pio XII dal primo delegato apostolico della nunziatura di Londra, monsignor William Godfrey. Il giorno prima, l’altò prelato ha incontrato il premier britannico e gli ha chiesto rassicurazioni sul destino postbellico dell’Italia. «Churchill ha risposto che l’Italia beneficerà di eccellenti condizioni di pace e che le sarà concesso un sussidio sostanziale nella ricostruzione. Egli può garantirlo perché la questione italiana è considerata una questione preminentemente britannica sia dagli Stati Uniti che dalla Russia. L’Unione Sovietica è d’accordo a lasciare l’Italia totalmente da sola, mentre gli Stati Uniti le daranno tutto il possibile supporto morale e gli aiuti materiali all’interno dello schema degli interessi britannici. L’unica cosa che l’Italia non avrà sarà una totale libertà politica. […] Churchill ha aggiunto che questo controllo politico sarà, comunque, condotto con la più grande discrezione possibile e sempre a vantaggio dell’Italia. Lasciata a sé stessa – ha continuato Churchill – l’Italia potrebbe, in pochissimi mesi, ricadere in un fascismo peggiore di quello che l’ha portata alla rovina.» Lo statista conclude paradossalmente che se si fosse commesso l’errore di riconoscere l’Italia come nazione vincitrice, la si sarebbe portata alla catastrofe: «Non sarebbe stato possibile farle accettare alcun controllo. Libera di cercare il suo destino (come i politici italiani amano dire), l’Italia farebbe ogni cosa per eccitare l’odio e l’antipatia degli altri Alleati, sicché nessuno l’avrebbe aiutata e lei sarebbe precipitata nell’anarchia e nella miseria». Pagg.228-229
  • Tra il 1945 e il 1947, il Sis italiano (Servizio informa-zioni e sicurezza) si mostra impressionato dall’attivismo antibolscevico dell’intelligence britannica che, come si è detto, sta conglobando in un fronte armato clandestino europeo tutti i tenaci fautori dei vecchi e nuovi fascismi. È una sorta di internazionale nera, già pronta alle direttive della cosiddetta Dottrina Truman, enunciata in un discorso al parlamento statunitense il 12 marzo 1947. Pag.230
  • La sua ascesa è iniziata nell’Italia prefascista, sotto le grandi ali di Giuseppe Toeplitz, erede a sua volta dei banchieri israeliti mitteleuropei; che progettarono la Comit in funzione dell’espansione industriale voluta da Giovanni Giolitti. Mattioli ha fondato il suo potere sull’indipendenza della finanza dalla politica, se non addirittura sulla supremazia della prima sulla seconda. Reggendo saldamente le redini dell’istituto, don Raffaele (come ama farsi chiamare) è riuscito a finanziare il fascismo senza sporcarsi le mani. Mussolini stesso ha zittito i gerarchi come Roberto Farinacci, che facevano da cani da pagliaio contro le dichiarazioni di autonomia del banchiere, e ha finto di non vedere tutto quello che accadeva all’ombra della Comit i rapporti con la massoneria britannica e i servizi segreti americani, affidati a Cuccia; le assunzioni di ebrei o di dissidenti come Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Adolfo Tino (zio di Antonio Maccanico); i contatti, attraverso Giorgio Amendola, suo allievo, con il Partito comunista clandestino.! Sicché, dopo la caduta del regime, Mattioli ha presentato il conto del suo antifascismo alla neonata Repubblica e ai suoi leader. Come Parri e Degasperi, anche Togliatti sa che non può fare a meno di lui. Con la spregiudicatezza dell’uomo d’affari, del resto, anche Mattioli sa che non può fare a meno di Togliatti (……) Si scava negli inconsueti territori nei quali il banchiere si sarebbe mosso fin dai tempi della sua formazione. Giuseppe Toeplitz lo avrebbe infatti introdotto ai misteri del Tibet, «il paese chiuso», e alle altrettanto misteriose e complesse concezioni del mistico ottomano Sabbatai Zevi e del suo successore Jakob Frank: antichi e oscuri profeti di un messianismo crudele, imperniato attorno a figure femminili, e di una rinascita della nazione ebraica attraverso una sempre imminente rivoluzione mondiale.

Senza addentrarsi in questi intricatissimi campi, si può ricordare solo la bizzarra disposizione testamentaria di Mattioli di farsi seppellire in piedi (per essere pronto alla Resurrezione), in una tomba dell’abbazia benedettina di Chiaravalle: nel Medioevo era stata il sepolcro di Guglielma (o Vilemina o Blazena Vilemina) la Boema, un’eretica che sosteneva di essere la reincarnazione femminile dello Spirito Santo. Pagg.263/64/65

  • Montini affida la delicata operazione di sutura tra giudaismo e cristianesimo a un suo vecchio amico, che premierà con la nomina a cardinale: un erudito prelato francese, tra i massimi esperti di storia del primo cristianesimo, di patristica e dei rotoli del Mar Morto, che alla vigilia dell’ascesa al trono pontificio di Paolo VI pubblica Dialogo con Israele. «L’Amicizia giudeo-cristiana, a cui appartengo da molti anni – vi si legge, – ha condotto una battaglia, alla quale non ho mai cessato di prendere parte, con molti altri. Vi è, in effetti, un antisemitismo cristiano; noi abbiamo il dovere di scoprirne le cause, al fine di poter lottare contro di esso.»

Quell’erudito si chiama Jean Daniélou e, prima di diventare gesuita, ha tradotto in latino il libretto di CEdipus rex, scritto per Stravinskij dal Gran Maestro del Priorato di Sion Jean Cocteau. (…) il cardinale Daniélau concluderà la sua esistenza nel 1974, in una situazione alquanto imbarazzante: lo troveranno stroncato da un infarto, con le tasche piene di soldi in un rione malfamato di Parigi, sulle scale della spogliarellista italo-francese Mimì Santoni. Jean Daniélau è un altro amico di Igor Markevic. Pagg.277/78

  • Una vita funestata da creditori, da accuse per circonvenzione di incapace, da miserie familiari fu anche quella di Ciro Formisano (Kremmerz). Giustiniano Lebano «l’uomo che, lottò con il colera»: il morbo gli uccise quattro figli e fece impazzire la moglie, che si dette fuoco facendo bruciare con sé molti manoscritti del marito. Lui però continuava a negare il colera, affermando che era «ociphon-sincope, uscita dall’inferno. E ugualmente penose e misere sono state; almeno nell’ultima fase, le esistenze del barone Musmeci Ferrari Bravo, dello stesso Reghini.

Non si possono prendere sul ‘serie persone così. Eppure, benché in modi che a noi restano ignoti, questi uomini hanno avuto e continuano ad avere grande influenza, non soltanto spirituale. La famosa fondatrice della Società teosofica, Madame Blavatsky, rimase circa tre mesi nel piccolo albergo Vesuvio di Torre del Greco. Certo per vedere Pompei ed Ercolano. Ma incontrò molte volte Giustiniano Lebano e si parlarono a lungo. E i libri ai Lebano sono studiati e riconosciuti perfino in India. Pag.335

  • Noto Servizio era il nome in codice con cui veniva indicata dai suoi membri ed era stata creata nell’ultima fase del conflitto da agenti angloamericani e sovietici, che avevano reclutato uomini degli apparati fascisti e nazisti, a guidarla era stato in un primo momento il capo dei servizio segreto di Mussolini, Generale Mario Roatta, e dopo di lui, un ufficiale polacco di origine ebrea dell’esercito sovietico, Otimsky, trasferitosi in seguito a Tel Aviv. Lo scopo iniziale era evidentemente quello di compiere operazioni speciali contro i tedeschi. Dopo la guerra e nei decenni successivi, però, aveva continuato ad agire con altri scopi: quasi sicuramente il Noto servizio aveva manovrato sia il terrorismo di destra che quello di sinistra, a seconda delle convenienze. I magistrati si sono convinti che la struttura supersegreta avesse finanziato anche il Movimento di azione rivoluzionaria di Carlo Fumagalli (uno dei sospettati per la strage di Brescia) attraverso l’ambigua figura del bulgaro Jordan Vesselinoff, agente al servizio di più bandiere. Ex collaboratore dei nazisti, dopo la guerra aveva lavorato contemporaneamente per americani, russi e bulgari. Affiliato alla loggia massonica Carnea di Santa Margherita Ligure, aveva ramificato i suoi contatti anche più in profondità, in una dimensione che lo affascinava molto: l’esoterismo.

E con Vesselinoff il cerchio si chiude, perché sua figlia Claudia (nata il 14 dicembre 1938) ha sposato nel 1961 Vaclav Markeviè, il primogenito di Igor e Kyra Nizinskaja. Pagg. 358/59

  • Dario, secondo Mitrokhin, è il nome in codice di Giorgio Conforto, un personaggi o con caratteristiche e percorsi molto simili a quelli di Vesselinoff; agente doppio anche lui, in contatto con in i russi già da quando era nell’OVRA fascista, aveva poi continuato a lavorare contemporaneamente per il KGB e per gli angloamericani. Pag.359
  • …luogo remoto e protetto. In quest’oasi, Hubert Howard è vissuto appartato, ma niente affatto isolato. Tra i numerosi visitatori del giardino e tra le personalità in vario modo legate all’entourage filoamericano di Palazzo Caetani, accanto a teste coronate, ad ambasciatori di vari paesi, a presidenti come Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, troviamo Giulio Andreotti; il parlamentare socialista Paolo Battino Vittorelli; il repubblicano Francesco Compagna della rivista «Nord e Sud»; il giornalista e parlamentare Luigi Barzini junior; Umberto Colombo, dirigente Monitedison; Aurelio Peccei, uomo molto legato a Gianni Agnelli; l’avvocato Giuliano Vassalli, legale della famiglia Moro, il segretario generale del ministero degli Esteri Francesco Malfatti di Montetretto… Basterebbe raggruppare questi nomi, al di là dell’appartenenza di partito, per intuire quali fossero gli ambienti (anzi, l’ambiente) con i quali Howard continuava a intrattenere rapporti. Molti di loro erano dello Iai, altri della Trilateral Commission, del Gruppo Bilderberg, dell’Istituto atlantico, del Club di Roma.

Tutte sigle che in vario modo discendono dal mondialismo della Fabian Society, attraverso la Round Table e il Royal Istitute of International Affairs, e costituiscono in Italia una sorta di trasversale partito angloamericano. Pag.391

  • …Andreotti faceva parte anche di una fondazione culturale chiamata Inter-Action council of word leaders, insieme al tedesco Helmut Schmidt  e al francese Valery Giscard d’Estaing. Questa associazione, da cui tra l’altro sarebbe nato il Club Roma di Peccei, propugnava “la frantumazione degli stati nazionale in più piccole entità regionali ed autonome. Anche se apparentemente in contrasto, quest’idea finiva con l’allinearsi al progetto globalizzazione della Sinarchia. Pagg.395/96

 

 

 

Fonte: https://emiliogiuliana.com/2-uncategorised/118-il-direttore-d-orchestra-del-caso-moro-la-storia-di-igor-markevic.html

Flop dello sciopero generale: adesioni da prefisso telefonico. Ma l’effetto annuncio fa esplodere i disagi

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di Eleonora Guerra

I dati sono ancora quelli provvisori, ma le percentuali di adesione allo sciopero generale di ieri sono talmente bassi che si può serenamente parlare di flop. Stando alla rilevazione del “Cruscotto scioperi” del Dipartimento Funzione pubblica alla mobilitazione ha partecipato il 2,63% del personale in servizio, «al netto degli assenti per motivi diversi dallo sciopero».

Il flop nel report del “Cruscotto scioperi” della Funzione pubblica

Nell’intestazione del documento si legge che il monitoraggio fa riferimento allo «sciopero generale proclamato da Adl Cobas, Clap, Sial Cobas, Confederazione Cobas, Cub, Fi-Si, Flai Rs, Usb, Usi, Usi 1912 e Usi Cit»; a quello del comparto scuola, università e ricerca proclamato da Unicobas scuola & università; a quello del settore scuola proclamato da Cobas scuola Sardegna e dal sindacato sociale di base.

Il report, elaborato alle 20 sulla base dei dati inseriti in procedura Gepas, ovvero la procedura telematica obbligatoria per le pubbliche amministrazioni per comunicare i dati relativi agli scioperi del pubblico impiego, parlano di un’adesione delle funzioni centrali al 10,48%, ma si tratta dell’unica percentuale a due cifre, a fronte di numeri che per gli altri comparti non raggiungono quasi mai il 2% e spesso restano sotto l’1%.

Per quanto riguarda le funzioni locali l’adesione registrata si attesta all’1,83%, nel comparto istruzione e ricerca arriva all’1,98%, nelle Province autonome si è fermato allo 0,4%, nelle Regioni a statuto speciale è arrivato all’1,28%, nella sanità si parla dello 0,35%, per la Presidenza del consiglio all0 0,6%, nel corpo nazionale dei vigili del fuoco al 3,83%.

Pure i “duri” metalmeccanici danno forfait: adesioni sotto il 3%

Anche fuori dal pubblico impiego le adesioni risultano scarse. La Verità riferisce che, secondo le proprie informazioni, fra i metalmeccanici la partecipazione non ha superato il 3% sebbene le sigle coinvolte siano state Cobas, Usb, Ugl metalmeccanici, Confsal e altri. Prossima allo zero poi la partecipazione nell’edilizia. Percentuali più alte si sono registrate, invece, nel settore dei trasporti, dove l’adesione media riferita da alcuni sindacati sarebbe stata dell’11-12%, ma con differenze fortissime da città a città: a Roma, secondo quanto riferito da “Roma servizi per la Mobilità” l’adesione tra il personale Atac è arrivata al 25,9%; a Milano tra il personale Atm l’adesione è stata pari a zero. Per quanto riguarda i treni, l’Usb ha riferito di un 30% di cancellazioni.

L’effetto annuncio: per i cittadini il danno e la beffa

L’allarme, dunque, è stato certamente superiore alla resa, ma non ai disagi, visto che molti italiani hanno stravolti i piani della giornata per timore di ritrovarsi in un Paese bloccato che, invece, alla prova dei fatti non c’è stata. E, insomma, come sempre a pagare sono stati i cittadini, che oltre al danno hanno anche dovuto fronteggiare la beffa della sua inutilità.

Salvini: «Più preavviso, adesione preventiva e cauzione per i danni»

Un tema sul quale oggi si è soffermato il ministro Matteo Salvini, parlando di un’adesione al 6%, probabilmente riferita al solo settore dei trasporti. «Come penso di regolamentare il diritto allo sciopero? Penso a un maggior preavviso e a un’adesione preventiva per evitare l’effetto annuncio. Spesso e volentieri il caos non deriva dall’adesione effettiva, ieri intorno al 6%, ma dall’effetto annuncio», ha spiegato, sottolineando che sarebbero opportuni «quindi maggior preavviso, adesione preventiva e, per evitare incidenti come ieri quando teppisti hanno assaltato e distrutto la sede del giornale La Stampa a Torino, anche una cauzione di chi organizza cortei e manifestazioni, che si deve far carico anche dell’educato svolgimento, perché in caso di danni non deve essere l’intera cittadinanza a pagare, ma chi non ha esercitato il controllo sui suoi manifestanti». «Questi sono degli esempi», ha concluso Salvini, ricordando poi che «i giorni della settimana sono sette. Se gli scioperi cadono sempre di venerdì, sarà una sfortunata coincidenza».

Fonte: https://www.secoloditalia.it/2025/11/flop-dello-sciopero-generale-adesioni-da-prefisso-telefonico-ma-leffetto-annuncio-fa-esplodere-i-disagi/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl

Mercenari e PMC nel conflitto Ucraino

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di Claudio Verzola

La guerra in Ucraina ha ridefinito l’architettura della guerra moderna, dal ritorno alle trincee alla comparsa dei droni  il conflitto è divenuto un laboratorio anche per l’impiego massiccio di forze irregolari.

La Russia ha trasformato il suo militare in una macchina da guerra ibrida, con unità irregolari istituzionalizzate sotto controllo statale e schierate su larga scala, rappresentando fino al 40% delle truppe russe comandate ora schierate contro l’Ucraina.

In Ucraina dopo la rivoluzione di Euromaidan del 2013-2014 e l’inizio dell’intervento russo nell’Ucraina orientale, il governo ucraino si trovò di fronte a una situazione critica: le forze armate regolari erano mal preparate, mal equipaggiate e carenti di morale e spirito combattivo. In risposta a questa crisi, dalla primavera del 2014 in poi emersero oltre 79 battaglioni volontari semi-autonomi, finanziati privatamente e operanti inizialmente al di fuori del controllo governativo diretto.

Battaglioni volontari principali (Ucraina)

Nome Fondazione Fondatore/Comandante Personale (Picco) Affiliazione Politica Status Attuale Finanziamento Iniziale
Azov Battalion/Regiment maggio 2014 Andriy Biletsky 900-2.500 Patriot of Ukraine, SNA (neo-nazista) 12ª Brigata Forze Speciali Guardia Nazionale Serhiy Taruta (oligarca)
Aidar Battalion maggio 2014 Serhiy Melnychuk ~400 Misto (primi volontari Euromaidan) 24° Battaglione d’Assalto Forze Armate Ihor Kolomoisky (oligarca)
Right Sector (DUK) luglio 2014 Dmytro Yarosh 2.000-5.000 Right Sector (ultranazionalista) 67ª Brigata Meccanizzata (sciolta apr 2024) Autofinanziamento, donazioni
Dnipro-1 aprile 2014 Yuriy Bereza ~500 Pro-governativo Polizia/Guardia Nazionale Ihor Kolomoisky
Dnipro-2 2014 ~300-400 Right Sector (inizialmente) Integrato in strutture regolari Kolomoisky
Donbas Battalion 2014 Semen Semenchenko 800+ Nazionalista-patriottico Guardia Nazionale Kolomoisky
Kryvbas Battalion 2014 ~500 Regionale (Kryvyi Rih) 40° Battaglione Difesa Territoriale Privato/regionale
Sich Battalion 2014 Oleksandr Pysarenko ~500 Svoboda (nazionalista) Integrato nelle Forze Armate Partito Svoboda
OUN (Organizzazione Nazionalisti Ucraini) 2014 Andriy Pastusheno ~300-500 OUN storica Sottounità 93ª Brigata Meccanizzata Autofinanziamento

PMC e formazioni irregolari Russe

Nome Status/Affiliazione Personale Aree Operative Caratteristiche Distintive Note/Status Attuale
Wagner Group (PMC Wagner) Ex-PMC privata → Frammentata post-2023 ~50.000 (picco 2023) Ucraina, Siria, Africa, Donbas (2014-2023) Prima grande PMC russa, veterani spetsnaz e GRU Frammentata dopo ribellione Prigozhin (giugno 2023)
Redut Controllata da GRU/Intelligence militare 25.000+ in 27 battaglioni Ucraina, Africa, Medio Oriente Successore principale di Wagner, network di 20+ formazioni Principale PMC russa attiva post-Wagner
Patriot PMC privata modellata su Blackwater ~500-1.000 Ucraina, Sudan, Gabon, CAR Solo ex-militari giovani, paga $2.500/mese Fondata da ex-Colonnello Generale Leonid Ivashov
Rusich (DSHRG) Gruppo paramilitare neo-nazista autonomo 200-300 Ucraina, ex-Siria Ideologia fascista, specializzata in sabotaggio Opera indipendentemente, ex-legata a Wagner
Uran Battalion PMC di Roscosmos (agenzia spaziale) ~300-500 Non dispiegato in combattimento Owned da agenzia spaziale russa, bonus $1.200 Creata per attrarre ex-Wagner, non ancora combattuto
Storm-Z Unità d’assalto penali del MoD 10.000-15.000 Fronte ucraino Prigionieri e criminali, missioni suicide Alto tasso mortalità, “carne da cannone”
Orthodox Brotherhood PMC legata alla Chiesa Ortodossa ~500-1.000 Ucraina Motivazione religiosa, “proteggere Russia cristiana” Collegata alla Chiesa Ortodossa Russa
Konvoy PMC di Crimea/Duplice status 300 combattenti Crimea, Ucraina Dual status: PMC + Combat Army Reserve Led da ex-Wagner “Mazai” Pikalov, terra promessa
Ural PMC PMC oligarca Igor Altushkin ~1.000 Fronte Kreminna Volontari degli Urali, blocked da Wagner su reclutamento carceri Fondata da oligarca russo Igor Altushkin
Arbat Battalion Formazione DPR con ex-Wagner ~500-800 Avdiivka direction Contiene distaccamento quasi interamente ex-Wagner Founder Armen Sarkisian ucciso esplosione Mosca (feb 2025)

Battaglioni regionali e volontari (Russia)

Nome Regione Personale Finanziamento Ruolo Note
Alga Battalion Tatarstan ~1.000-2.000 Budget regionale + donazioni private Fanteria d’assalto Parte rete battaglioni etnici
Timer Battalion Tatarstan ~800-1.500 Budget regionale Supporto operazioni Alto tasso casualità minoranze etniche
BARS-Kursk Regione Kursk ~2.000-3.000 Combat Army Reserve + regionale Difesa territoriale + spedizioni Dual status: locale + expeditionary
BARS-Belgorod Regione Belgorod ~2.000-3.000 Combat Army Reserve + regionale Difesa territoriale + spedizioni Framing come “unità difesa territoriale”
Battaglioni Ceceni Cecenia (Kadyrov) ~19.000 totale Ramzan Kadyrov/budget Ceceno Operazioni speciali e propaganda Lealtà personale a Kadyrov, non MoD

Sistema Dobrokor (volunteer corps)

Categoria Descrizione Bonus Contratto Status Legale Caratteristiche
Dobrokor Standard Volontari civili 1 anno $6.300-$20.400 Contractor MoD civile Nessuna protezione militare standard
Combat Army Reserve Sistema formale volontari $10.000-$15.000 Semi-militare Alcuni diritti militari, catena comando mista
Reclutamento Carcerario Prigionieri volontari $3.000-$8.000 Civile temporaneo Promessa libertà, alto tasso mortalità
Mercenari Stranieri 1.500+ da 48 paesi $2.000-$5.000 Varia per nazionalità 603 dal Nepal, centinaia da Asia Centrale

Il sistema Dobrokor: Istituzionalizzazione dell’Irregolarità

Gli sforzi per consolidare questa forza frammentata iniziarono nel 2023 quando Redut e l’Unione dei Volontari del Donbas si riunirono nella Mariupol occupata per creare il cosiddetto “Corpo Volontario Russo”, un quadro lasco collegato all’intelligence militare che unisce dozzine di formazioni irregolari.

Il sistema Dobrokor rappresenta una forma di contratto militare che offre incentivi economici significativi: I bonus di iscrizione per un contratto di un anno vanno da 6.300 a 20.400 dollari a seconda della regione, creando un mercato del lavoro militare parallelo che attinge da prigionieri, veterani, lavoratori migranti e minoranze etniche.

Questa strategia offre a Mosca diversi vantaggi tattici e politici:

Logoramento senza costi politici: L’esternalizzazione delle operazioni belliche alle formazioni irregolari consente a Mosca di condurre una guerra prolungata di logoramento isolandosi dal contraccolpo interno. Assegnate sproporzionatamente a settori di prima linea ad alta casualità e basso supporto, queste unità servono come fanteria sacrificabile.

Negabilità plausibile: Le formazioni irregolari operano in una zona grigia legale che permette operazioni non rivendicate e missioni politicamente sensibili senza coinvolgimento ufficiale delle forze regolari.

Flessibilità operativa: Questa forza eterogenea di paramilitari, mercenari, veterani e criminali è inadatta per guerre di manovra decisive o campagne sostenute senza il supporto delle forze regolari. Tuttavia, fornisce al Cremlino chiari vantaggi strategici e operativi.

L’Ucraina e il dilemma delle PMC

A differenza della Russia, l’Ucraina ha mantenuto un approccio più cauto verso le PMC. La legge ucraina non prevede la costituzione di compagnie militari private e in teoria vieta la creazione di formazioni paramilitari o armate. Tuttavia, diverse organizzazioni all’interno del paese affermano di essere PMC di fatto e hanno operato in una zona grigia legale.

I Tentativi di legalizzazione
Negli ultimi anni, tre progetti di legge sono stati mirati a legalizzare le società di consulenza militare e le aziende di difesa internazionale in Ucraina, con l’ultimo introdotto nell’aprile 2024. Questi sforzi legislativi riflettono la crescente consapevolezza che l’Ucraina potrebbe aver bisogno di strumenti simili per competere efficacemente.

La Presenza Straniera in Ucraina
Mentre l’Ucraina sviluppa le proprie capacità, ha fatto affidamento su contractor stranieri. Le stime suggeriscono che fino a 3.000 mercenari stanno combattendo per conto del governo ucraino. Di questi, almeno 300 sono dipendenti di PMC statunitensi, incluse aziende come Forward Observations Group (FOG) e DynCorp International.

Russia :truppe regolari vs mercenari, differenze tattiche e strategiche

Vantaggi delle forze irregolari

Flessibilità operativa: Se pensi a loro come contractor (anche se con le armi) allora il ragionamento per averli diventa più chiaro. Diciamo che eri un manager di un’attività ciclica. Non terresti il numero massimo di dipendenti sui tuoi libri tutto l’anno. Non avrebbe senso finanziario.

Efficienza dei costi: Secondo uno studio del Congressional Budget Office, il costo di mantenimento, in tempo di guerra, di un battaglione regolare si aggirerebbe ad un costo di quasi 110 milioni di dollari rispetto ad una unità contractor privata che andrebbe a pesare per un totale di 99 milioni.

Negabilità politica: John-Clark Levin, un esperto di sicurezza marittima privata, ha detto dell’uso di contractor privati:

‘I contractor di sicurezza privata permettono ai politici di spostare alcune delle loro attività militari fuori dai libri in termini di supervisione e responsabilità politica’.

Svantaggi critici

Erosione del professionalismo: Questo modello ibrido comporta seri rischi. Accelera l’erosione del professionalismo all’interno delle forze armate regolari russe, poiché la maggior parte dei volontari subisce addestramento abbreviato e bypassa il controllo medico e psicologico richiesto dalle reclute regolari.

Frammentazione del Comando: Inoltre, le formazioni irregolari operano sotto lealtà conflittuali. Alcune rispondono a ufficiali dell’intelligence militare, altre a potentati regionali come Ramzan Kadyrov o a sponsor privati. Le catene di comando sovrapposte alimentano attriti, diluiscono la disciplina e interrompono la logistica.

Limitazioni tattiche: PMC o mercenari degraderanno la strategia complessiva delle operazioni militari se non comunicano con l’esercito nella stessa AO. PMC contrattate da uno stato potrebbero aver bisogno di supporto nelle zone di conflitto, aumentando il peso sulle operazioni di combattimento per supportare i contractor.

PMC in Europa e in Italia

L’Europa presenta un panorama estremamente frammentato nel settore delle PMC, con approcci nazionali che variano drasticamente tra regolamentazione permissiva (Regno Unito), controllo ristretto (Germania), pragmatismo selettivo (Francia) e divieto sostanziale (Italia). Questa frammentazione crea distorsioni competitive e zone grigie legali che favoriscono operatori extra-UE.

Tabella delle principali PMC Europee

Regno Unito (UK)

Azienda Fondazione Personale Fatturato Annuo Servizi Principali Aree Operative Status Attuale
G4S plc 2004 (fusione) 620.000+ €12+ miliardi Sicurezza armata, prigioni private, base militari Globale (125+ paesi) Maggiore PMC mondiale per fatturato
Aegis Defence Services 2002 ~5.000-10.000 ~€500 milioni Protezione diplomatica, addestramento, intelligence Iraq, Afghanistan, Africa, Medio Oriente Controllata da GardaWorld (Canada) 2015
Control Risks Group 1975 ~3.000 ~€300 milioni Risk management, intelligence commerciale, crisis response Globale Azienda specializzata in intelligence
Defence Systems Limited 1981 ~1.000-2.000 ~€100-200 milioni Addestramento forze armate, consulenza militare Africa, Medio Oriente Acquisizioni multiple
Keeni-Meeny Services 1975 ~500-1.000 Non disponibile Servizi speciali governo, anti-terrorismo Classificato Strettissimi legami MI6/SAS

Francia

Azienda Fondazione Personale Caratteristiche Aree Focus Status/Note
Secopex 2003 ~200-500 Fondata da veterani forze speciali Libia, Africa Occidentale Presidente ucciso in Libia 2011
Amarante International 2008 ~300-800 Certificazione ISO 18788, membro ICoCA Iraq, Afghanistan, Africa Una delle poche certificate UE
GEOS Group 2005 ~400-600 Membro affiliato ICoCA Medio Oriente, Africa Sicurezza diplomatica
Groupe Corpguard 2006 ~200-400 Certificazione ISO 18788, addestramento militare Africa, addestramento estero Fondata da ex-Secopex
Barril Group 1995 ~100-200 Protezione personale VIP Francia, internazionale Fondata da ex-GIGN

Germania

Azienda Fondazione Personale Controversie Status Note
Asgaard German Security Group 2007 ~100-300 Affari Somalia 2010, dibattito Bundestag Operativa ma controversa Sede Hereford (UK), accademia Germania
Altri operatori Vari <100 ciascuno Limitazioni legali severe Frammentati Mercato domestico ristretto

Altri paesi UE

Paese Aziende Principali Caratteristiche Limitazioni
Paesi Bassi Aziende logistiche/supporto Focus trasporti, logistica militare No combat operations
Belgio Piccoli operatori regionali Servizi di supporto Mercato limitato
Spagna/Portogallo Operatori locali Africa Legami ex-colonie Mercato di nicchia
Paesi Nordici Quasi assenti Filosofia neutralità/pace Opposizione culturale PMC

Europa e Italia: È tempo di ripensare le PMC?

L’Europa si trova significativamente indietro nell’ecosistema delle PMC globali. Mentre l’UE non ha una definizione ufficiale singola delle compagnie di sicurezza private o dei loro servizi, due istituzioni chiave dell’UE hanno già pesato nel dibattito definitorio. Nel Concetto UE 2014 per il Supporto dei Contractor alle operazioni militari guidate dall’UE, il Consiglio dell’Unione Europea ha offerto due definizioni separate per PSC e PMC, sottolineando che “l’UE non impiegherà PMC in nessuna circostanza”.

L’Italia si trova in una situazione paradossale: mentre la legislazione nazionale vieta formalmente l’attività mercenaria e non riconosce le PMC, diverse realtà imprenditoriali italiane operano de facto nel settore della sicurezza militare privata, spesso attraverso strutture societarie complesse, partnership internazionali o operando all’estero sotto giurisdizioni più permissive, in un prossimo articolo faremmo un focus su queste realtà.

Esiste in Italia un vuoto legislativo, cosa inconcepibile in un sistema mondiale dove la privatizzazione della sicurezza è ormai qualcosa del tutto regolamentata e assodata. Ad oggi, sia la legge antipirateria in mare, sia quella che riguarda gli Istituti di Vigilanza, sono comunque così complesse che le nostre maggiori aziende multinazionali che operano fuori dai confini nazionali sono, spesso, costrette a ricorrere prevalentemente alle cosiddette PMC straniere.

Per il nostro Paese, il Documento di Montreux del 17 settembre 2008 segna uno spartiacque importante per tutta la componente di diritto internazionale legata alle PMSC. L’Italia l’ha firmato e si deve adeguare a quanto sottoscritto, ma la mancanza di una legislazione specifica continua a penalizzare le aziende italiane.

Ultime considerazioni sul nostro paese, l’Italia dovrebbe sviluppare una legislazione specifica che distingua chiaramente tra:

  • Attività mercenarie illegali (combattimento diretto per profitto)
  • Servizi di sicurezza privata legittimi (protezione, consulenza, addestramento)
  • Support contractor (logistica, intelligence non operativa)

Occorrerebbe mettere mano alle proposte attualmente sul tavolo ed integrarle tenendo conto delle esigenze del sistema paese delle ambizioni geopolitiche, e delle realtà operative e dell’industria della sicurezza privata Italiana, ( ancora regolamentata da Regi Decreti ) … funestata da un alto tasso di abusivismo ed ambiguità normative che consentono a soggetti diversi di operare nei medesimi mercati, vedasi l’impiego di personale “volontario” all’interno della sicurezza disarmata.

Mettere mano alle norme in un paese poco incline a prevedere i futuri scenari ed inchiodato da sempre in una gestione emergenziale delle problematiche legate alla sicurezza, appare un’impresa ardua, quasi impossibile, ma in mancanza di progettualità si allargano sempre più le “aree grige”, si impedisce al mercato di crescere e si continuano a favorire le aziende straniere anche laddove, vedasi aziende di interesse strategico nazionale operanti all’estero, sarebbe più che opportuna la creazione di dispositivi di protezione nazionali capaci di salvaguardare non solo l’incolumità fisica ma anche le informazioni.

Il conflitto ucraino ha dimostrato che anche se la guerra in Ucraina finisse domani, queste strutture persisterebbero. Le formazioni irregolari sono ora integrate nel vasto sistema di servizi militari e di sicurezza della Russia. Questo nuovo paradigma bellico non è un fenomeno temporaneo, ma rappresenta una trasformazione strutturale della guerra moderna.

Per l’Italia e l’Europa, ignorare questa realtà significherebbe rimanere strategicamente vulnerabili in un mondo dove la guerra ibrida è diventata la norma. Non si tratta di “militarizzare” la società civile, ma di riconoscere che la sicurezza moderna richiede strumenti flessibili e capacità diversificate che vadano oltre le forze armate tradizionali.

La sfida non è se adottare strumenti simili alle PMC, ma come farlo mantenendo i valori democratici, la trasparenza e l’accountability che distinguono le democrazie occidentali dai regimi autoritari. La guerra in Ucraina ha mostrato che il futuro appartiene a chi saprà integrare efficacemente capacità statali e private in una strategia di sicurezza coerente e sostenibile.

L’Italia ha l’opportunità di posizionarsi come leader europeo in questo campo, sviluppando un modello che bilanci efficacia operativa e valori democratici. Il tempo per agire è ora, prima che il divario con i competitor strategici diventi incolmabile.

 

 

Fonte: https://www.difesaonline.it/2025/08/28/mercenari-e-pmc-nel-conflitto-ucraino/

Usa, la saga di Sydney Sweeney mostra perché i repubblicani continuano a vincere

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di Matteo Castagna

Rob Flaherty è il co-fondatore di Channel Zero Ventures. In precedenza, ha ricoperto il ruolo di vice responsabile della campagna presidenziale di Kamala Harris per il 2024 e di assistente del presidente e direttore della strategia digitale alla Casa Bianca di Biden. E’ un democratico liberal tutto d’un pezzo che colpisce, in questo periodo politico, perché cerca le cause della crisi della galassia progressista e sa, persino, fare autocritica nei confronti del suo partico. Merce rarissima nel panorama dem italiano. Sul seguitissimo media statunitense “Politico” del 8/8/2025 scrive che “i democratici faranno fatica, fino a quando l’ecosistema dei media non cambierà”.

Il caso Sydney Sweeney, ammette Flaherty, costerà politicamente ai democratici. “Dovremmo, almeno, capire perché è importante”.

L’attrice Sydney Sweeney è stata protagonista di una pubblicità per American Eagle in cui si dice che abbia “dei bei jeans”. Questo, per la maggior parte delle persone era un riferimento a quanto fosse bella, ma per un piccolo gruppo di manifestanti di sinistra, estremamente mediatici e a caccia di SEO era un riferimento al nazismo e all’eugenetica. La destra ha reagito, accusando i democratici di muovere rimproveri fuori dal mondo, e, in qualche modo, i democratici si sono ritrovati a mettersi sulla difensiva. L’episodio ha causato confusione, costernazione e un’ondata di democratici che hanno affermato che sì, anche loro pensano che Sydney Sweeney sia bella. Benvenuti nel 2025.Il fatto che “uno stupido gioco di parole possa trasformarsi in una questione politica in piena regola dice qualcosa di reale sull’ecosistema mediatico in cui siamo tutti intrappolati. E dice ancora di più sul perché i democratici continuano a perdere la guerra culturale e, con essa, la guerra narrativa che modella inevitabilmente chi vince le elezioni” – asserisce l’autore. “Negli ultimi mesi, i democratici (me compreso) sconvolti dalla sconfitta di Kamala Harris si sono interrogati sul perché abbiamo perso”. In Italia, invece, le Sinistre perdono le politiche 2022 e la colpa è della legge elettorale (che, però, andava bene quando vincevano loro) perdono le europee e la colpa è del ritorno del Fascismo, perdono i referendum e dicono di averli vinti.Flaherty attacca l’ambiente informativo nazionale USA. Ha allontanato la corrente culturale dai democratici, e ancora, fino ad oggi, è il motivo per cui stiamo lottando per trovare la nostra via. C’è un’asimmetria fondamentale tra l’ecosistema dell’informazione della sinistra e quello della destra. Alcune persone hanno liquidato lo sforzo di affrontare questo problema come “trovare un Joe Rogan liberale”. Si tratta di uno sforzo donchisciottesco, che è ridicolo come sembra. Ma l’affare Sydney Sweeney ha solo sottolineato le conseguenze politiche di abbandonare le differenze senza affrontarle: nessuno voterà per ciò che i democratici pensano di Sydney Sweeney. Se la sinistra, in generale, non è culturalmente al passo con loro, non la votano.Per la destra, il passaggio dai media alla politica è abbastanza chiaro. In questo caso, è iniziato con alcuni poster casuali sui social media di destra che hanno individuato la conversazione sulla pubblicità dell’American Eagle, tra alcuni TikToker di sinistra iper-online, che hanno iniziato a parlarne anche loro. “Vedendo che stava prendendo piede, anche figure dei media di destra come Megyn Kelly hanno iniziato a parlarne. La destra ha fatto diffondere il tema a creator non politici e ai media come il Washington Post e il New York Magazine.I politici di destra, incluso il presidente Donald Trump, hanno visto che stava spopolando e si sono buttati su di esso nel tentativo di criticare i democratici. Una sequela di critiche, con i repubblicani che sembravano segnare punti facili contro i democratici, anche se nessun democratico eletto si era avvicinato ad abbracciare questo argomento (e non avrebbe dovuto). Ovviamente, la destra aveva gli strumenti per trasformare tutto questo da “una cosa strana che è successa” a “una cosa di cui per qualche motivo stiamo tutti parlando”.Nel frattempo, in un altro angolo di Internet, un gruppo di donne conservatrici ha iniziato a fare quello che sembra essere un vero e proprio saluto nazista su Instagram (anche se alcuni lo negano). In molti modi, ha evidenziato quanto fosse ridicola la controversia sui “geni buoni”; come abbiamo visto durante l’episodio del Giubileo di Medhi Hasan, quando gli influencer di destra vogliono dire di essere simpatizzanti del nazismo, non usano esattamente l’inchiostro invisibile. In effetti, i democratici hanno cercato per anni di legare opinioni genuinamente estreme e non solo irritanti dell’estrema destra al resto del Partito Repubblicano, e la maggior parte delle volte ci sono riusciti.Allora, cosa manca? Lo stratega dem vede due grandi cose: “in primo luogo, i democratici devono investire nell’infrastruttura di comunicazione di oggi e di domani. E in secondo luogo, la parte deve riconoscere che la consegna del messaggio ha tanto a che fare con la risonanza quanto con il valore persuasivo in sé e per sé”. La persuasione inizia a casa. Hai bisogno di una base online entusiasta, che condivida la tua visione del mondo. I progressisti sminuiscono il valore dei media di parte a loro rischio e pericolo. Lo spostamento a destra degli spazi “culturali” online è dovuto all’attrazione gravitazionale di un ecosistema di destra redditizio e autosufficiente. È redditizio perché c’è un pubblico che lo vuole, ma c’è un pubblico perché ha deciso di investire per farlo crescere.

Troppo spesso, la filantropia di sinistra si concentra su orizzonti temporali di due anni su progetti che possiamo “dimostrare” portare a risultati elettorali. Ciò che è veramente necessario non è uno sforzo per influenzare un’elezione specifica, ma un piano di guerra a lungo termine volto a cambiare l’ambiente culturale che ci circonda. Se il risveglio del nostro partito ai nuovi media finisce con i democratici che gestiscono “campagne di influencer” che sono solo una voce dei media a pagamento, stiamo perdendo. Si tratta di finanziare, sottoscrivere e fornire stabilità alle entità mediatiche redditizie che possono spingere le nostre prospettive nei luoghi in cui gli elettori stanno effettivamente imparando a conoscere il mondo. Ben Shapiro, Megyn Kelly e Charlie Kirk non ci sono arrivati da soli. Hanno investito in loro.

Il che ci porta all’altra cosa che ci impedisce di avere cose belle: abbiamo una visione “televisiva” della politica, non digitale – e la visione “televisiva” spesso spiazza il processo decisionale digitale. A sinistra, iniziamo con una serie di messaggi che vorremmo che le persone credessero. Quindi testiamo (tipo, wow, testiamo!) i messaggi per il loro impatto persuasivo. Usiamo i media a pagamento per far arrivare questi messaggi alle persone, a quel punto incontriamo per la prima volta la percezione del pubblico e combattiamo contro di essa. “Trattiamo la politica tagliando a fette le questioni, non la formazione di percezioni”! La destra capisce che la viralità è un barometro per il successo, tanto quanto il fatto che un argomento sia visto come persuasivo. I conservatori usano Internet come un banco di prova per ciò che ha calore, e lo fanno salire di livello. I media organici scodinzolano. Le campagne aggiungono semplicemente cherosene a ciò che le persone stanno già dicendo loro di trovare risonante. In un mondo in cui gli elettori non si fidano delle istituzioni, i messaggi che sembrano nativi delle loro conversazioni saranno significativamente più efficaci di quelli che vengono loro trasmessi negli annunci.

I repubblicani hanno una macchina sempre attiva, che mostra, non racconta, alle persone una storia sui valori culturali. Ed è da qui che viene la vera risonanza politica. Abbiamo anche visto che questo tipo di pensiero può funzionare quando lo fanno i democratici. L’anno scorso, sia la campagna presidenziale democratica che il più ampio movimento progressista hanno preso Project 2025 da una curiosità virale e lo hanno trasformato in uno dei peggiori aspetti negativi della campagna di Trump.

Il Sydney-Sweeney-of-it-all ha mostrato come creare conflitti attorno a narrazioni culturali negative possa portare a risultati politici positivi. “I democratici non saranno in grado di farlo da soli fino a quando non avremo sia i meccanismi per consentire alle persone di provare cose che ottengono un coinvolgimento virale, sia la volontà di utilizzare tali informazioni nel processo decisionale politico” – conclude l’assistente di Harris. E’ vero che quando le cose non vanno bene, potrebbe essere il momento di acquistare jeans migliori, però una problematica reale appare soprattutto di tipo argomentativo, non solo comunicativo. Ma su questo, anche Rob Flaherty non riesce a fornire elementi, come da noi non ci riesce Elly Schlein.

 

Fonte: https://www.affaritaliani.it/esteri/usa-sydney-sweeney-jeans-mostra-perche-repubblicani-continuano-a-vincere-980923.html

2025 PMI alberghiere Italiane nella tempesta perfetta della cybersecurity

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di Claudio Verzola

In questa torrida estate del 2025 le problematiche legate al turismo non sono solo quelle dell’aumento delle tariffe (l’aumento dei costi si attesterebbe su un + 2,3% rispetto al 2024 che si aggiunge al +9% dell’aumento registrato tra il 2024 e il 2023) (Sole24Ore), ma anche quello legato alla Cyber Sicurezza che minaccia le fondamenta stesse del turismo nazionale. L’80% delle strutture ricettive italiane – prevalentemente PMI familiari – opera con vulnerabilità critiche mentre gli attacchi ransomware sono aumentati del 67% nel 2023, con costi medi per breach che raggiungono i 3,86 milioni di dollari. 

La combinazione di normative stringenti (GDPR e TULPS), investimenti inadeguati (solo il 3% del budget IT destinato alla sicurezza) e un mercato nero fiorente dove i passaporti italiani valgono fino a €4.000 SafetyDetectives crea condizioni perfette per una catastrofe annunciata.

Nonostante l’Italia mantenga la leadership nel turismo digitale europeo, Travel And Tour World le 32.000 strutture alberghiere nazionali – concentrate in destinazioni premium come Venezia, Ischia e la Costiera Amalfitana – rischiano di compromettere decenni di reputazione costruita sul “Made in Italy” turistico. Global Market Insights La soluzione esiste: tecnologie accessibili da €1-3 al mese per dispositivo e €2,4 miliardi di fondi PNRR disponibili, Hotel Tech Report ma richiede un cambio di paradigma culturale e organizzativo immediato. 

Il quadro normativo italiano presenta una stratificazione unica che complica drammaticamente la compliance per le piccole strutture ricettive. L’intersezione tra il GDPR europeo, il Codice Privacy italiano e l’articolo 109 del TULPS crea obblighi spesso contraddittori. Le strutture devono verificare “de visu” l’identità degli ospiti per legge di pubblica sicurezza, ma il Garante Privacy vieta la fotocopia dei documenti, richiedendo la cancellazione immediata dei dati dopo la trasmissione alle questure tramite il portale AlloggiatiWeb.

Le sanzioni del Garante mostrano un’escalation preoccupante: NH Italia ha ricevuto una multa di €200.000 nel 2023 per violazioni multiple del GDPR, Garante Privacy mentre anche piccoli hotel come quello di Bellaria-Igea Marina hanno subito sanzioni di €3.000-5.000 per errori nella videosorveglianza. Garante Privacy L’obbligo di notifica dei data breach entro 72 ore DLA Piper aggiunge ulteriore pressione su strutture che spesso non hanno personale IT dedicato.

La pandemia ha accelerato la digitalizzazione normativa senza fornire adeguato supporto alle PMI. Il Decreto Semplificazioni del 2020 spinge verso il check-in digitale, ma la Circolare del Ministero dell’Interno di novembre 2024 conferma l’obbligo della verifica fisica, creando confusione operativa. Solo una recente sentenza del TAR Lazio di maggio 2025 ha parzialmente chiarito la legittimità del check-in remoto con verifica successiva, Lodgify dimostrando come il sistema normativo sia in costante evoluzione e difficile da seguire per piccoli operatori.

Ed ecco individuata la prima vulnerabilità sistemica del tessuto imprenditoriale del settore

L’analisi della struttura del settore alberghiero italiano rivela vulnerabilità sistemiche profonde. Su 32.000 strutture ricettive totali, l’80% sono hotel indipendenti a gestione prevalentemente familiare, mentre le catene internazionali rappresentano solo il 20,1% del mercato con 2.200 hotel. (https://www.thrends-italy.com/chains-monitor-italy-h2-2023-by-thrends/)

Questa frammentazione, se da un lato costituisce la ricchezza del turismo italiano, dall’altro crea una debolezza strutturale di fronte alle minacce cyber.

I dati sulla digitalizzazione sono allarmanti: mentre l’88% delle strutture utilizza almeno uno strumento digitale, prevalentemente per la distribuzione online, solo il 63% ha implementato un Property Management System completo. Ma il dato più preoccupante riguarda gli investimenti in sicurezza: le PMI italiane investono il 50% in meno delle controparti americane, destinando appena il 3% del budget IT alla cybersecurity e un misero 2% alla formazione del personale.

Il gap di competenze è drammatico: il 43% delle PMI non ha un responsabile della sicurezza informatica, il 72,7% non ha mai implementato formazione sulla cybersecurity e il 73,3% non conosce nemmeno cosa sia un attacco ransomware. Questa situazione è aggravata dalla forte dipendenza da fornitori esterni per la gestione IT, che se da un lato offre accesso a competenze specializzate, dall’altro riduce il controllo diretto sulla sicurezza dei dati. Albergo Magazine

I sistemi di gestione più diffusi – Zucchetti Scrigno per le PMI di fascia alta e Oracle OPERA per le catene – presentano vulnerabilità intrinseche dovute alle multiple integrazioni con channel manager, booking engine e sistemi di pagamento. Gli aggiornamenti di sicurezza vengono spesso posticipati per non interrompere l’operatività durante l’alta stagione, creando finestre di vulnerabilità che i criminali sfruttano sistematicamente.

L’evoluzione delle minacce segue il calendario turistico

Il panorama delle minacce cyber nel settore hospitality mostra un’evoluzione sofisticata e mirata. MDPI I dati del 2024-2025 rivelano un aumento del 53% degli eventi cyber nel primo semestre 2025, con 1.549 eventi registrati e un incremento del 98% degli incidenti con impatto confermato. Le PMI rappresentano l’80% delle vittime di attacchi ransomware, AcropoliumTechMagic confermando come i criminali abbiano spostato il focus dalle grandi catene alle strutture più vulnerabili. 

Gli attacchi seguono pattern stagionali precisi: il 66% dei dirigenti IT si aspetta picchi durante l’estate 2025, quando le strutture operano a piena capacità con personale stagionale meno formato. Il caso MGM Resorts del 2023 è paradigmatico: un attacco iniziato con una telefonata di 10 minuti ha causato perdite superiori ai 100 milioni di dollari e 10 giorni di downtime durante la stagione di punta. Daily Security Review. Il mercato nero dei documenti d’identità rappresenta una minaccia specifica per il settore. I passaporti italiani valgono €200-300 per scansioni digitali e fino a €4.000 per documenti presumibilmente autentici. I documenti di clienti alto-spendenti delle destinazioni luxury italiane sono particolarmente ricercati, con passaporti diplomatici che raggiungono i €70.000. Keesing Platform Questi dati vengono utilizzati per frodi finanziarie complesse, apertura di conti bancari e bypass dei sistemi di autenticazione a due fattori. MDPI

Le tecniche di attacco si sono evolute drammaticamente con l’introduzione dell’intelligenza artificiale. Gli attacchi deepfake sono aumentati del 442% nel 2024, The Hacker News con criminali che utilizzano video e voice cloning per impersonare dirigenti e autorizzare trasferimenti fraudolenti. Il 32,5% dei dipendenti italiani apre email di phishing, il 24,6% interagisce con link malevoli e il 19,6% inserisce credenziali in form predisposti dagli hacker, numeri che dimostrano l’efficacia devastante del social engineering potenziato dall’AI.

L’analisi dell’impatto economico dei data breach rivela conseguenze potenzialmente fatali per le PMI turistiche italiane. LinkedIn

I costi diretti variano da €200.000 a oltre €2 milioni per incidente, includendo incident response, sanzioni GDPR, spese legali e notifiche agli interessati. Per strutture con fatturati medi di pochi milioni di euro, questi costi possono significare il fallimento immediato.

Ma sono i costi indiretti a rivelarsi più devastanti nel lungo termine. Le strutture colpite registrano un calo delle prenotazioni del 15-25% nel primo anno post-breach, con tempi di recupero reputazionale che si estendono a 24-36 mesi. Il 31% dei clienti interrompe definitivamente la relazione commerciale dopo un breach, Cybermagazine mentre il 60% considera seriamente di cambiare fornitore.

L’impatto sulla reputazione online è particolarmente critico in un settore dove l’86% dei turisti legge recensioni prima di prenotare. Legal for Digital Un data breach genera mediamente un aumento del 20-30% delle recensioni negative, con effetti amplificati per le strutture di lusso che subiscono cali di occupancy fino al 30%. Il caso Marriott, con 339 milioni di record compromessi e costi legali di 52 milioni di dollari solo negli USA, DigitalDefynd dimostra come anche i giganti del settore fatichino a recuperare.

Per il turismo italiano di qualità, il rischio è sistemico. Nonostante l’Italia mantenga il primo posto nell’European Tourism Reputation Index 2024 con 115,5 punti, la vulnerabilità delle PMI che costituiscono l’ossatura del settore minaccia questa leadership. Destinazioni premium come Venezia, la Costiera Amalfitana e Ischia, dove si concentra il turismo alto-spendente internazionale, Economia Italia sono particolarmente esposte al rischio reputazionale di breach multipli che potrebbero compromettere l’immagine del “Made in Italy” turistico.

Soluzioni accessibili esistono ma richiedono un cambio culturale

Contrariamente alla percezione diffusa, esistono soluzioni di cybersecurity accessibili e scalabili per le PMI turistiche italiane. Le tecnologie di base partono da €1-3 al mese per dispositivo, con soluzioni entry-level come Bitdefender Ultimate a €359,99/anno per 10 utenti o F-Secure a €119,99/anno per 10 dispositivi. Vendor italiani specializzati come TeamSystem, Cyber4you e Swascan offrono pacchetti specifici per l’hospitality con supporto in italiano e prezzi competitivi.

Il panorama dei finanziamenti è particolarmente favorevole: il PNRR destina €2,4 miliardi alla digitalizzazione del settore turistico, con il Fondo di Garanzia PMI che mette a disposizione €358 milioni specificamente per il turismo.

Il credito d’imposta raggiunge l’80% per la digitalizzazione delle strutture ricettive, mentre sono disponibili contributi a fondo perduto fino a €100.000. PMI.it

Federalberghi ha attivato una rete di partner qualificati attraverso accordi quadro che garantiscono tariffe agevolate per i soci.

Esistono inoltre soluzioni “pubbliche” che aiutano le piccole imprese del mezzogiorno non soltanto ad individuare le vulnerabilità e porvi rimedio, ma anche a finanziare gli interventi con finanziamenti attivabili tramite il Microcredito, è il caso del progetto MicroCyber che si propone come una risposta strategica e strutturata per supportare la digitalizzazione e la protezione delle infrastrutture informatiche delle micro, piccole e medie imprese (MPMI), nonché delle Pubbliche Amministrazioni (PA), con un’attenzione particolare rivolta al Mezzogiorno d’Italia.

I modelli di Managed Security Service Provider (MSSP) permettono di accedere a competenze specializzate con costi mensili prevedibili da €50-200 per PMI di 5-50 dipendenti, includendo monitoraggio H24, backup automatizzati e compliance GDPR. 

La roadmap pratica per le PMI prevede interventi immediati a basso costo: password manager aziendali (€3-5/utente/mese), autenticazione multifattore sui sistemi critici, backup cloud automatizzati (€10-50/mese) e una giornata di formazione base per il personale. Questi “quick wins” possono ridurre dell’80% i rischi legati alle password e del 90% l’efficacia degli attacchi phishing.

L’evoluzione tecnologica promette ulteriori semplificazioni: l’intelligenza artificiale sta rendendo la cybersecurity più accessibile con sistemi di detection automatica delle anomalie, anti-phishing intelligente e chatbot per la formazione continua del personale. SiteMinder Entro il 2027, il modello “Everything-as-a-Service” renderà la protezione cyber completamente gestita e invisibile all’utente finale. Global Market Insights

Metodologie di attacco e tattiche dei threat actor

L’evoluzione delle tattiche di attacco nel 2025 mostra un chiaro shift dal ransomware tradizionale verso il data theft mirato, con particolare focus sui documenti di identità piuttosto che sui dati delle carte di credito. Questo cambiamento strategico riflette il maggior valore a lungo termine dell’identity theft rispetto al fraud finanziario immediato. I passaporti di alta qualità, specialmente quelli di cittadini statunitensi, tedeschi e israeliani, raggiungono valori tra 800 e 20.000 euro sui mercati underground, significativamente superiori ai dati finanziari tradizionali. 

Le tecniche di social engineering dominano il panorama degli attacchi, con un incremento del 442% negli attacchi di vishing potenziati dall’intelligenza artificiale.

Il caso emblematico di MGM Resorts, dove Scattered Spider è riuscito a compromettere l’intera infrastruttura attraverso una singola chiamata all’helpdesk, ReversingLabs dimostra l’efficacia devastante di queste tecniche. Asimily

Il breakout time medio nel 2025 è sceso a soli 48 minuti, con il caso più veloce documentato in appena 51 secondi dalla compromissione iniziale al movimento laterale nella rete.(CrowdStrike)

L’esfiltrazione di grandi volumi di dati, come i 38.000+ file di immagini menzionati negli scenari di attacco, segue pattern tecnici precisi. Gli attaccanti utilizzano script automatizzati per il recursive directory traversal, implementano batch processing per evitare i threshold di detection, e sfruttano servizi cloud legittimi come Amazon S3, Google Drive e Dropbox per mascherare il traffico malevolo. La compressione dei dati avviene tramite archivi RAR o 7ZIP protetti da password e suddivisi in volumi più piccoli per evitare il rilevamento basato sulle dimensioni. Le tecniche anti-forensics includono il timestomping per modificare i tempi di creazione e modifica dei file, la cancellazione dei log tramite comandi wevtutil, e l’eliminazione delle Volume Shadow Copy per impedire il recovery. 

Pattern geografici e targeting strategico del turismo luxury

L’Italia rappresenta un target premium nel panorama globale degli attacchi al settore hospitality, con caratteristiche distintive che la rendono particolarmente attraente per i cybercriminali. Il turismo luxury genera 9 miliardi di euro annui, rappresentando il 3% del PIL nazionale, con una crescita del 9,2% annua rispetto al 5,2% del turismo generale. (QuiFinanza) Il 25% della spesa turistica luxury è internazionale, pari a 25 miliardi di euro annui, con clienti provenienti da USA, Germania, Regno Unito e Svizzera che rappresentano il 65% delle presenze nel segmento alto di gamma.

La frammentazione del mercato alberghiero italiano, dominato da hotel boutique e strutture indipendenti piuttosto che da grandi catene internazionali, crea vulnerabilità sistemiche.

Le PMI del settore, che rappresentano la maggioranza degli hotel di lusso italiani, vengono colpite quattro volte più frequentemente delle grandi organizzazioni secondo il Verizon DBIR 2025. Questi hotel boutique operano tipicamente con budget di cybersecurity limitati, sistemi legacy non aggiornati e servizi IT in outsourcing che introducono ulteriori rischi nella supply chain.

Il timing degli attacchi mostra una correlazione diretta con i periodi di alta stagione e gli eventi premium. Gli attaccanti sincronizzano le loro operazioni con Fashion Week, festival cinematografici e altri eventi che attraggono clientela VIP, massimizzando sia il volume di dati disponibili che il loro valore potenziale. Venezia durante la Biennale, Milano durante le settimane della moda, e le destinazioni esclusive come Ischia e la Costa Smeralda durante l’estate rappresentano target privilegiati per questa tipologia di attacchi mirati.

Implicazioni per la sicurezza nazionale e intelligence

I data breach nel settore alberghiero di lusso sollevano questioni critiche di sicurezza nazionale che vanno ben oltre le perdite economiche immediate. Gli hotel di fascia alta ospitano regolarmente diplomatici, funzionari governativi e business leader internazionali, rendendo i loro dati di valore strategico per operazioni di intelligence. Nei primi mesi del 2025 campagne russe che utilizzano ISP compromessi per spiare diplomatici, e i documenti rubati dagli hotel potrebbero facilitare operazioni di spionaggio attraverso l’assunzione di identità false o il social engineering avanzato. (The RegisterBank)

Il sistema AlloggiatiWeb, progettato come strumento di sicurezza nazionale per il tracciamento dei movimenti sospetti e la prevenzione del terrorismo, diventa paradossalmente un punto di vulnerabilità Garante Privacy quando compromesso. 

La vendita di 90.000 documenti autentici sui mercati underground Zerozone non solo facilita il furto d’identità su larga scala, ma mina anche l’integrità dei controlli antiterrorismo e immigrazione.

documenti di alta qualità scannerizzati negli hotel possono essere utilizzati per creare falsificazioni sofisticate, bypassare i controlli KYC negli exchange di criptovalute, o facilitare il movimento di individui attraverso i confini Schengen.

L’analisi dei pattern di targeting suggerisce possibili coinvolgimenti di attori stato-nazione. La sofisticazione degli attacchi, il targeting selettivo di hotel che ospitano specifiche nazionalità, e le tempistiche coordinate su multiple strutture sono indicatori coerenti con campagne di intelligence piuttosto che con criminalità comune. Gruppi APT come Secret Blizzard (Russia) e Salt Typhoon (Cina) hanno dimostrato interesse particolare per i dati di cittadini americani, diplomatici britannici post-Brexit, e funzionari israeliani, tutti regolarmente ospiti degli hotel di lusso italiani. The Register BankInfoSecurity

Confronto con il panorama internazionale degli attacchi

Il confronto con i breach internazionali nel settore hospitality rivela sia pattern comuni che peculiarità italiane. I casi di MGM Resorts e Caesars Entertainment negli Stati Uniti, entrambi compromessi dal gruppo Scattered Spider attraverso tecniche di social engineering, hanno causato danni rispettivamente di 100 milioni e 15 milioni di dollari. Marriott International ha subito breach multipli tra il 2014 e il 2022, con 500 milioni di record compromessi nel caso Starwood, risultando in settlement da 52 milioni di dollari negli USA e multe GDPR da 23,8 milioni di sterline nel Regno Unito.

L’Europa mostra pattern di attacco differenti, con maggiore focus su supply chain attacks e database exposure. Il breach di Otelier nel 2024, che ha compromesso 7,8TB di dati e 437.000 account email affecting Marriott, Hilton e Hyatt, esemplifica la vulnerabilità delle piattaforme di gestione centralizzate. 

Il caso di Motel One, vittima di AlphV/BlackCat con 24 milioni di file e 6TB di dati esfiltrati, Asimily rappresenta l’escalation delle capacità di esfiltrazione dei ransomware groups moderni.

L’Italia si distingue per la combinazione unica di fattori di rischio: l’alta concentrazione di clientela luxury internazionale, la frammentazione del mercato dominato da strutture indipendenti, l’integrazione obbligatoria con sistemi governativi legacy, e la posizione strategica nel Mediterraneo che attrae sia turismo VIP che interesse di intelligence straniera. Questa convergenza di fattori rende il settore alberghiero italiano un laboratorio naturale per l’evoluzione delle tecniche di attacco nel settore hospitality globale.

Il panorama delle minacce cyber per il settore alberghiero italiano di lusso nel 2025 presenta una complessità senza precedenti che richiede una risposta coordinata e multidimensionale. L’assenza di evidenze pubbliche per i casi specifici di Hotel Ca’ dei Conti, Casa Dorita e Hotel Regina Isabella non diminuisce la gravità delle vulnerabilità sistemiche identificate, che espongono l’intero comparto a rischi esistenziali per la sua sostenibilità e credibilità internazionale.

Le raccomandazioni immediate includono il patching critico della CVE-2023-21932 su tutti i sistemi Oracle Opera, l’implementazione di autenticazione multi-fattore FIDO2-compliant resistente al phishing, la segregazione completa delle reti PMS dall’infrastruttura guest e internet, e l’adozione di backup immutabili con copie offline. 

Il costo stimato dell’impatto dei cyberattacchi sull’economia italiana nel 2025 raggiunge i 66 miliardi di euro, pari al 3,5% del PIL,  rendendo questi investimenti in sicurezza non solo necessari ma economicamente indispensabili.

La sfida per il settore alberghiero italiano è trasformare questa crisi in opportunità, posizionandosi come leader globale negli standard di cybersecurity per l’hospitality di lusso. 

Solo attraverso un approccio che integri tecnologia avanzata, formazione continua del personale, cooperazione con le autorità di sicurezza nazionale, e trasparenza con i partner internazionali, l’Italia potrà preservare e rafforzare la sua posizione privilegiata nel turismo luxury globale, garantendo al contempo la sicurezza dei dati sensibili che le vengono affidati da ospiti di alto profilo provenienti da tutto il mondo.

Intervenire con urgenza per salvare l’eccellenza turistica italiana

Il settore hospitality italiano si trova di fronte a una scelta esistenziale. La combinazione di vulnerabilità strutturali delle PMI, evoluzione delle minacce cyber e stringenza normativa crea una tempesta perfetta che minaccia le fondamenta stesse del turismo nazionale.(LinkedIn)

Non agire significa accettare che il 60% delle PMI colpite da un attacco grave chiuda entro sei mesi, (Agenda Digitale) compromettendo un tessuto imprenditoriale che rappresenta l’essenza stessa dell’ospitalità italiana.

La buona notizia è che le soluzioni esistono e sono accessibili.

Con investimenti minimi e l’utilizzo intelligente dei fondi disponibili, anche la più piccola struttura ricettiva può raggiungere livelli di protezione adeguati. Ma questo richiede un cambio di paradigma culturale: la cybersecurity non è più un optional tecnologico ma un requisito fondamentale per la sopravvivenza nel mercato digitale contemporaneo.

Il futuro del turismo italiano dipende dalla capacità delle sue 32.000 strutture ricettive di evolversi rapidamente. Le associazioni di categoria, le istituzioni e i vendor tecnologici devono collaborare per creare un ecosistema di supporto che renda la sicurezza informatica accessibile, comprensibile e sostenibile per tutti. Solo così l’Italia potrà mantenere la sua leadership nel turismo europeo, (Travel And Tour World) proteggendo al contempo il patrimonio di dati e la fiducia dei milioni di ospiti che ogni anno scelgono il Bel Paese per le loro vacanze.

Fonte: https://www.difesaonline.it/2025/08/11/2025-pmi-alberghiere-italiane-nella-tempesta-perfetta-della-cybersecurity/

Il Weizmann Institute israeliano stava programmando armi nucleari illegali?

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di Matteo Castagna

 

Ivan Kesic, reporter di Press.tv ha fornito una notizia che è passata sotto silenzio sui media occidentali, ma che merita di essere diffusa, sul fatto che l’Iran non abbia cessato in fuoco.

Gli attacchi missilistici di rappresaglia dell’Iran hanno ridotto in macerie il rinomato Istituto di Scienze Weizmann, affiliato all’esercito israeliano e vicino al Mossad, situato nella città di Rehovot, a sud di Tel Aviv.

Un tempo pietra miliare della ricerca scientifica e militare del regime israeliano, l’istituto, noto per i suoi stretti legami con il complesso militare-industriale israeliano, ora giace devastato e inoperante.

Secondo i media israeliani, l’attacco di precisione è stato “tutt’altro che accidentale” e ha preso di mira un centro di ricerca all’avanguardia, in campi come la fisica, la biotecnologia e l’intelligenza artificiale.

In un’intervista ai media con Channel 13, Alon Chen, presidente dell’Istituto israeliano Weizmann, ha riconosciuto che i missili balistici iraniani hanno colpito edifici chiave all’interno del complesso tentacolare, con estrema precisione, causando danni estesi e irreparabili.

“La distruzione è estesa e le nostre valutazioni iniziali indicano danni che vanno da 300 milioni di dollari fino a mezzo miliardo”, ha detto Chen al canale televisivo israeliano.

Ha spiegato che il complesso dell’istituto è composto da due parti, una residenziale più piccola e una scientifica più grande, aggiungendo che “l’Iran ha preso di mira quest’ultima, il che significa che hanno colpito il cuore dell’istituto, e gli attacchi sono stati estremamente precisi”.

Quando i giornalisti gli hanno chiesto della censura del regime sulle immagini che mostrano l’entità del danno, Chen ha confermato le restrizioni, spiegando che mirano a impedire all’Iran di ottenere informazioni che potrebbero aiutare futuri attacchi a questi siti.

“Bisogna riconoscere che gli iraniani hanno monitorato i luoghi degli attacchi missilistici in Israele, non solo a Weizmann, ma in molte basi militari e siti strategici che finora non abbiamo rivelato pubblicamente”, ha detto.

Channel 13 ha riferito che la situazione è tale che la comunità dei coloni israeliani rimane inconsapevole della precisione e dell’entità degli attacchi iraniani e dei danni in molte località.

Nonostante gli sforzi di censura, sono emersi filmati e fotografie di sorveglianza, che rivelano attacchi balistici sugli edifici e le gravi distruzioni che hanno causato.

Decenni di ricerca perduti

Il 15 giugno 2025, gli attacchi dei missili balistici iraniani hanno inflitto danni significativi all’Istituto Weizmann delle Scienze di Rehovot, situato nei territori palestinesi occupati.

Diverse strutture all’interno del complesso dell’istituto sono state distrutte.

Tra i più colpiti c’è stato il laboratorio del professor Eldad Tzahor, esperto di rigenerazione cardiaca. Il suo laboratorio è stato completamente demolito, distruggendo migliaia di campioni di tessuto cardiaco, raccolte di DNA e RNA, anticorpi personalizzati e virus ingegnerizzati, che rappresentano oltre 22 anni di ricerca.

“In meno di 15 minuti, ho visto le immagini di un incendio che consumava il laboratorio che è stata la mia seconda casa per 22 anni. Tre interi piani sono crollati. Non è rimasto nulla: nessun dato, nessuna immagine, nessuna nota, nessuna storia”, ha detto Tzahor, descrivendo la cancellazione del suo laboratorio.

Circa 45 laboratori di ricerca in tutto l’istituto sono stati danneggiati, colpendo circa 400-500 ricercatori. I laboratori interessati hanno riguardato le scienze della vita, la biologia molecolare e la neurobiologia, con conseguente perdita di materiali insostituibili come vetrini di tessuto e linee cellulari.

L’edificio delle scienze planetarie, che ospita laboratori di geochimica e altri programmi di chimica, è stato gravemente colpito, non da un attacco diretto ma dalle onde d’urto di un missile che ha colpito l’edificio di chimica adiacente. Sebbene non direttamente presa di mira, la struttura è stata resa in gran parte inutilizzabile.

Nel complesso, circa il 90% degli edifici dell’istituto ha subito una qualche forma di danno, che va da colpi diretti di missili a danni collaterali causati da onde d’urto, schegge e incendi, tra cui finestre in frantumi, pavimenti di laboratori crollati, sistemi elettrici distrutti e danni causati dall’acqua dai vigili del fuoco.

I danni fisici sono stimati tra i 300 e i 570 milioni di dollari, con gli sforzi di ricostruzione che dovrebbero richiedere anni. Tuttavia, la perdita di decenni di campioni biologici e dati di ricerca è considerata in molti casi insostituibile.

Un istituto con forti legami militari

Il Weizmann Institute of Science si presenta come un’istituzione scientifica “civile”, con gran parte della sua ricerca pubblicata apertamente su riviste accademiche. Tuttavia, molti dei suoi progetti si sovrappongono alla ricerca militare, anche se queste connessioni non sono sempre divulgate pubblicamente.

Le fonti dei media israeliani e occidentali spesso sottolineano i risultati dell’istituto nelle scienze di base e applicate, come la fisica, la chimica, la biologia e la matematica, minimizzando i suoi legami con le applicazioni militari.

Eppure, il Weizmann Institute mantiene legami chiari e documentati con l’esercito israeliano attraverso collaborazioni con appaltatori militari come Elbit Systems, la ricerca sull’intelligenza artificiale (AI), la tecnologia dei droni, le innovazioni a duplice uso e la ricerca nucleare.

Nell’ottobre 2024, l’istituto ha annunciato una partnership con Elbit Systems, un importante appaltatore militare israeliano, per sviluppare “materiali bio-ispirati all’avanguardia per applicazioni di difesa”, collegando esplicitamente l’istituto allo sviluppo della tecnologia militare.

Inoltre, il Weizmann Institute ha collaborato con Elbit Systems su progetti tra cui lo sviluppo e la fornitura di un telescopio spaziale per il programma Israeli Ultraviolet Transient Astronomy Satellite (ULTRASAT). Sebbene ufficialmente scientifico, questo programma ha riconosciuto le applicazioni a duplice uso.

“Il vicino Kiryat Weizmann Science Park ospita le principali aziende israeliane di armi come Rafael, Israel Aerospace Industries (IAI) ed Elbit Systems, i tre maggiori appaltatori militari del regime israeliano, creando un ambiente di ricerca e sviluppo in cui il lavoro dell’istituto supporta indirettamente le industrie della difesa” – ha specificato Press.tv.

Molti programmi di ricerca presso l’istituto sono finanziati anche dal ministero israeliano per gli affari bellici, consolidando ulteriormente il suo ruolo all’interno del complesso militare-industriale.

L’Istituto Weizmann è riconosciuto come un contributo chiave alle capacità militari israeliane in campi quali l’intelligenza artificiale, la tecnologia dei droni, la sicurezza informatica, la scienza dei materiali, l’informatica quantistica, i sistemi autonomi, il tracciamento e il jamming elettronici e la navigazione GPS alternativa.

Secondo quanto riferito, queste tecnologie supportano le operazioni militari israeliane, tra cui il coordinamento degli attacchi aerei, i progressi medici sul campo di battaglia e le strategie di difesa informatica.

I laureati dell’istituto spesso prestano servizio in unità militari d’élite come l’Unità 8200, la principale divisione di intelligence dei segnali e guerra cibernetica del regime, e il programma Talpiot, che forma i più importanti esperti militari scientifici e tecnologici di Israele.

Laboratori specifici, come quello del professor Eran Segal, sono stati collegati allo sviluppo di sistemi algoritmici per il processo decisionale sul campo di battaglia e la sorveglianza in tempo reale utilizzati nell’aggressione militare israeliana, anche a Gaza e in Iran.

Alcuni ricercatori si concentrano anche sulla protezione dei droni dagli attacchi di intercettazione, contribuendo direttamente alla tecnologia militare.

Le radici militaristiche dell’Istituto

Durante la guerra di pulizia etnica dei palestinesi del 1948, nota come Nakba, l’Istituto Weizmann mise ufficialmente le sue attrezzature e le strutture del campus a disposizione del gruppo paramilitare sionista Haganah, e in seguito dell’esercito israeliano di recente istituzione.

I docenti e gli studenti dell’istituto iniziarono a sviluppare e produrre una varietà di armi, tra cui esplosivi al plastico, razzi alimentati da propellenti sintetici, mortai e proiettili di cannone, nonché meccanismi di accensione per napalm, gas lacrimogeni e mine.

Alla fine della Nakba nel 1948, l’istituto era diventato un pilastro centrale del Corpo Scientifico Militare. Insieme al Technion, è emerso come il principale centro militare-scientifico per il regime israeliano.

Amministratori e docenti di alto livello, sia dell’Istituto Weizmann che del Technion, hanno continuato a guidare lo sviluppo del complesso militare-industriale israeliano. Hanno sostenuto l’idea di stabilire la ricerca scientifica israeliana come fondamento del potere militare, spingendo per lo sviluppo e la produzione locale di armi avanzate.

In questa ricerca, questi scienziati si scontrarono spesso con la leadership militare israeliana, che tendeva a favorire un approccio più conservatore alla ricerca e allo sviluppo militare e preferiva procurarsi armi da fornitori stranieri.

Alla fine, gli scienziati hanno prevalso, guadagnando un’influenza significativa. Il Corpo delle Scienze Militari fu separato dal comando militare generale e trasformato nella Direzione Ricerca e Progettazione, guidata da Ernst David Bergman, uno dei fondatori e amministratori senior dell’Istituto Weizmann.

La mente del programma nucleare illegale israeliano?

L’Istituto Weizmann è stato a lungo collegato al programma nucleare clandestino di Israele, in particolare attraverso Ernst David Bergmann, ex capo dell’istituto e primo presidente della Commissione israeliana per l’energia atomica, istituita nel 1952.

Bergmann è ampiamente riconosciuto come uno degli architetti chiave dello sviluppo illegale di armi nucleari da parte di Israele. Durante gli anni ’50, l’istituto contribuì alle prime ricerche nucleari, tra cui l’estrazione dell’uranio dai depositi di fosfato nel deserto del Negev.

Molti scienziati che lavoravano presso il Centro di Ricerca Nucleare Shimon Peres Negev (Dimona) – la struttura centrale del programma di armi nucleari di Israele – erano laureati o membri della facoltà dell’Istituto Weizmann.

Studi più recenti, come un rapporto congiunto del 2014 dell’Università di Cincinnati e dell’Università di Tel Aviv, indicano che l’istituto ha svolto un ruolo cruciale nella formazione di scienziati con competenze in fisica nucleare, gettando così le basi per le capacità nucleari di Israele.

Le indagini dell’FBI hanno affermato che l’Istituto Weizmann ha condotto ricerche relative allo sviluppo di armi nucleari e convenzionali e potrebbe aver avuto accesso segretamente ai sistemi militari statunitensi.

Per decenni, i media e i funzionari israeliani hanno descritto l’istituto come una “spina dorsale tecnologica” e il “cervello scientifico e militare” del regime, sottolineando la sua importanza strategica.

Dopo il successo dell’attacco missilistico del mese scorso, tuttavia, i funzionari e i media israeliani hanno rapidamente dipinto l’istituto come puramente civile, cercando di deviare la colpa sull’Iran e dipingere l’attacco come una rappresaglia ingiustificata contro i programmi scientifici civili e il personale iraniano.

 

Fonte: https://www.2dipicche.news/il-weizmann-institute-israeliano-stava-programmando-armi-nucleari-illegali/

La lezione del referendum

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di Marcello Veneziani

Qui Quo Qua senza Quorum. Così Landini, Conte e la Schlein, più frattaglie e fratoianni, restarono largamente sotto il quorum e persero alla grande il referendum. Non ci voleva molto per capirlo che sarebbe finita così. In un paese che a malapena va a votare solo per metà alle elezioni, figuratevi in un referendum, per giunta presentato come divisivo. Se fai un referendum con l’idea di mandare a casa il governo, la gente non è d’accordo che si voti fischi per fiaschi e su leggi che non sono di questo governo. Se fai un referendum che rilancia il padronato e il padrinato asfissiante della Cgil nel mondo del lavoro, vai incontro a una disfatta perché quel sindacato è mal sopportato da molta gente. Se poi cerchi attraverso un referendum di rilanciare l’immagine di una sinistra dalla parte dei lavoratori sei poco credibile agli occhi della maggioranza degli italiani, tanto più che quelle norme furono varate, se non ricordo male, dallo stesso centro-sinistra. E se ai quesiti sui lavoratori aggiungi un quesito che lancia il messaggio di aprire ancor più le porte agli immigrati, è inevitabile che vai incontro alla bocciatura da parte del popolo sovrano. Insomma, il referendum è stato boicottato non dall’informazione pubblica, che obiettivamente ha un’incidenza relativa, ma dal meta-referendum che avete creato voi stessi sui referendum, caricandolo di messaggi e significati impropri e inaccettabili per la maggioranza degli italiani. Prendetevela con voi stessi. Se aveste l’umiltà, prima che l’intelligenza, di capirlo, trarreste lezione dai referendum. Così come la “destra” dovrebbe trarre lezione dalle sconfitte che colleziona nelle tornate amministrative per via dei candidati inadeguati, che sono il frutto di una cosa che non vogliono vedere: l’incapacità di selezionare gente adeguata alla guida delle istituzioni.

Ma il problema per la sinistra è ancora più grave e cerco di spiegarmi meglio. Quando facevano campagna in favore del referendum, accusavano chi annunciava di non andare a votare di essere vile e codardo, asservito al governo. A loro non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che ci possa essere gente che più semplicemente ha un’idea diversa dell’Italia e delle cose che servono davvero. Ed esercita il diritto di non andare a votare per dei quesiti voluti da una minoranza. Per loro chi non è d’accordo con le loro tesi del momento (che poi variano secondo i loro interessi contingenti) non è uno che ha idee diverse dalle loro, rispettabili come le loro; no, per loro è solo un vigliacco, un camorrista, un eversore, un nemico della democrazia e del lavoro, un servo della Meloni e dei suoi alleati. Ve lo dico anche per il vostro bene: non potete continuare a pensare che ciò che voi stabilite essere la cosa giusta da fare sia una Verità suprema, un Bene assoluto e indiscutibile. Avete tutto il diritto a esprimere le vostre opinioni e la vostra opposizione, ma non potete pretendere che gli altri abbiano il dovere di pensarla come voi e di adeguarsi ai vostri precetti. Finché non accetterete la differenza di opinioni e continuerete a considerarla un segno della svolta autoritaria, fascista o fascistoide, non riuscirete mai ad essere credibili. Il problema è serio. A differenza vostra, io non pretendo affatto che voi vi adeguiate all’opinione avversaria, che rivediate le vostre idee e i vostri propositi; dico solo che se continuate con la vostra presunzione di rappresentare il Bene e con la vostra idiota arroganza di considerare venduti, asserviti o imbecilli coloro che non condividono le vostre idee, non riuscirete mai a essere davvero democratici, rispettosi della libertà e della diversità, e come preferite dire, inclusivi.

Lo dico non solo ai dirigenti e militanti della sinistra, lo dico pure ai tanti esponenti dello spettacolo e della cultura. Ma è possibile che attori, registi, cantanti, giornalisti e intellettuali esprimano all’unisono sempre la stessa unica e prevedibile opinione, di solito in contrasto col sentire comune popolare? Quando sento, in verità non solo da noi, ma anche altrove – negli Stati Uniti per esempio – che voi esprimete sempre la stessa Opinione, uniforme, conforme, ossessiva e ripetitiva, mi sovvengono due pensieri. Il primo è che non pensate con la vostra testa ma ripetete l’Opinione Unica, Indignata e Prefabbricata, sempre rivolta contro il Nemico Assoluto (che può essere Meloni, Salvini o Trump). Il secondo è che se tra voi non si sente mai un’opinione divergente dal mainstream, vuol dire che chi dissente viene fatto fuori, viene escluso, emarginato. E dunque tace o lo silenziate, comunque gli impedite di dire quel che pensa. Non posso pensare che la gente comune esprima opinioni assai diverse dalle vostre e invece nel vostro mondo, nei vostri circoletti, nella vostra setta, non ci sia mai un’opinione divergente. Tutti sempre allineati a ripetere a pappagallo la stessa pappetta.

Ma torno alla politica e vi dico, dopo questa ennesima dimostrazione, che non siete gli interpreti unici e autorizzati dello Spirito del Tempo; dovete fare uno sforzo di capire che altri pongono altre priorità rispetto alle vostre, hanno altre sensibilità, giudicano diversamente certe scelte per il Paese. E, lo ripeto ancora, questo non vuol dire che dovete adeguarvi; vuol dire solo che dovete accettare di esprimere un’idea come le altre, un’opinione che vale quanto le opinioni opposte, non è una tavola di Mosè, ma solo una vostra opinione come quelle altrui. Siete un Partito, non la Pravda, siete cioè espressione di una visione di parte e non siete i titolari del Giusto Totale.

È così difficile capire questa elementare verità che è poi il sale della libertà e della democrazia? È possibile che non riuscite a liberarvi della vostra superiorità etnica, del vostro razzismo etico, e giudicate razze inferiori quelli che non la pensano come voi?

Mi capita alle volte sui social di leggere commenti in cui se esprimi queste idee diverse vuol dire che sei in malafede, sei al soldo del governo e della Meloni, che non sei un vero intellettuale, e dici solo stronzate. No, idioti, abbiamo solo idee diverse e io continuo a definire idee le vostre, per un elementare rispetto della diversità di opinioni. Poi le critico, le combatto, ma non mi sogno di accusarvi di essere in malafede. E vi considero idioti non per le tesi che esprimete ma per la pretesa di avere il monopolio della verità e di giudicare gli altri come servi in malafede e ignoranti. Non dico che i cretini stiano solo a sinistra, per carità, ne conosco tanti anche dalle altre parti; ma solo voi avete la pretesa di sentirvi i ventriloqui della Verità e i Migliori per diritto divino. Quanto poi a chi dice: “e questo sarebbe un intellettuale, un filosofo, uno scrittore” io rispondo: cretino, se vuoi giudicarmi in quel senso leggi e critica i miei libri. Quelle che esprimo qui sono opinioni di un cittadino, pensieri comuni, non sono pensieri profondi di un filosofo. E poi, non ho nessuna posizione per partito preso. Sono fuori dalla politica e dai suoi ambiti collaterali, non poche volte dissento dalle posizioni del governo e reputo molti provvedimenti strombazzati come risolutivi come dei placebo, acqua fresca, spot. Ma dovendo scegliere tra opposte propagande, preferisco alla fine chi fa propaganda a favore della sicurezza, poniamo, piuttosto che chi fa propaganda contro la sicurezza, a garanzia di chi delinque.

Ma torno alla questione politica generale e vi supplico: se vogliamo rendere accettabile la nostra democrazia e il confronto, e se volete cercare di conquistare la fiducia della gente comune, scendete dal vostro piedistallo e rimettetevi in gioco e in discussione. Siete sullo stesso piano dei vostri avversari, non siete su un piano superiore. Avete bisogno di lezioni di piano, cioè di umiltà.

 

Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/articoli/la-lezione-del-referendum/

Ma l’ex Presidente uruguagio comunista “Pepe” Mujica fu davvero un iconico eroe?

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di Matteo Castagna

Il 13 Maggio è deceduto a quasi novant’anni l’ex Presidente uruguayano José Alberto Mujica Cordano, meglio noto col soprannome di “Pepe”. Si era ritirato a vita privata da qualche anno ed era conosciuto come il politico più povero del mondo. Icona della sinistra mondiale, è stato salutato dall’ Eurodeputata di AVS Ilaria Salis con un post celebrativo su X: “Buon riposo, guerriero” […] seguito da una sua fotografia col pugno chiuso alzato.

I grandi media italiani ne hanno parlato con toni enfatici. La Repubblica l’ha definito “faro della sinistra latino-americana”, per Il Post fu “un uomo comune straordinario”. La7 ha scritto del suo funerale: “figura amatissima nel Paese e simbolo mondiale di umiltà e coerenza politica”. Il Fatto Quotidiano ha titolato: “Con la morte di Pepe Mujica finisce un’epoca: testimone e protagonista, ha incarnato un ideale”. Il Corriere della Sera ci ricorda le sue ultime, umili parole: “Tutto è intestato a mia moglie, un essere superiore a cui devo ogni cosa. Sarò sepolto sotto una sequoia che ho piantato io stesso, insieme alla mia adorata cagnolina Manuela”.

Il Manifesto ci informa che è morto l’ “ultimo ideologo del buon senso”. Infine L’Unità: “A dare la notizia [del decesso, n.d.r.] l’attuale presidente dell’Uruguay, Yamandú Orsi. “Con profondo dolore comunichiamo la morte del nostro compagno Pepe Mujica. Presidente, militante, referente e guida. Ci mancherai molto, grazie per tutto quello che ci hai dato e per il profondo amore per il tuo popolo”. Il Giornale, Libero, La Verità danno la notizia in maniera piuttosto asettica.

L’Italia è stata criticata dalla sinistra perché il nostro paese è, per libertà di stampa, al 49esimo posto della classifica mondiale stilata da Reporter senza Frontiere. Sarà, però ciascuno può farsi un’idea dell’orientamento mediatico rispetto alla verità dei fatti ed all’obiettività delle osservazioni, se ha la voglia di scavare più a fondo, ad esempio, su questa figura, tanto celebrata.

Giorgio Bongiovanni è noto per le sue denunce a Cosa Nostra ed è un giornalista eclettico e controverso, fondatore e direttore di Antimafia 2000, che secondo Antonio Ingroia “è un po’ l’organo ufficioso della procura di Palermo” (fonte: Il Foglio). Il 15 gennaio del 2018 pubblicò sulla sua rivista un’intervista che fece a Montevideo (Uruguay) a Gustavo Salle, avvocato penalista uruguagio di nota esperienza, che si candidò nel 2024 con il partito “Identidad Soberana”, contro l’attuale presidente, sostenuto da Pepe Mujica.

In America Latina è un uomo molto conosciuto, a livello mediatico, molto colto e grande conoscitore della politica internazionale. E’ celebre per le sue indagini e denunce contro fatti di corruzione, dentro e fuori lo Stato. Fu promotore dell’indagine che coinvolse l’ex presidente Mujica e il suo partito, colpevoli, secondo l’accusa, di aver raccolto fondi per il finanziamento politico attraverso rapine e atti criminali dopo la dittatura dei militari, cioè in piena democrazia.

“Diverse volte si sono alzate delle voci che contrastavano la grande immagine di Mujica, che la sinistra uruguaiana aveva costruito a livello internazionale” – scrive Antimafia 2000 – e prosegue: “gli incontri tra Mujica e George Soros o David Rockefeller, i permessi di sfruttamento minerario concessi a grandi multinazionali, contratti firmati con loro alle spalle del popolo, leggi create “su misura” a vantaggio dei grandi capitali, l’istallazione di impianti di cellulosa (uno è il più grande al mondo), l’inquinamento delle acque e l’indifferenza e insensibilità, dimostrata in diverse occasioni, per quanto riguarda le indagini sui casi di violazione dei Diritti Umani da parte di militari e polizia e la ricerca di desaparecidos seppelliti in caserme militari, oscurano (e hanno oscurato) gradualmente l’immagine e la gestione del “presidente più povero del mondo” “.

L’Avv. Salle ne ribalta l’immaginario collettivo, dicendo: “Mujica è un delinquente; è stato un delinquente con una determinata posizione ideologica politica e poi, dopo un evento traumatico a livello internazionale inevitabile, come l’implosione del socialismo reale, c’è stato un cambio nella sua posizione ideologica, filosofica e politica. Dal punto di vista pratico, Mujica è stato forse uno dei personaggi più nefasti della storia dell’Uruguay. Se Mujica non fosse nato, l’ Uruguay non avrebbe patito tante sofferenze nel passato e nel presente”.

Parole pesanti, mai smentite, né risultanti oggetto di procedimenti legali, egli continua, sempre in tempi non sospetti: “Dal momento in cui Mujica venne eletto prima senatore e poi presidente della Repubblica iniziò a trasformarsi in un elemento di laboratorio in elaborazione. Era un individuo con un trascorso da guerrigliero, e ciò catturava l’attenzione e la simpatia dei settori di sinistra, che nel paese erano importanti perché quelli tradizionali erano già molto screditati. Allo stesso tempo aveva un apparato militare ed uno economico”.

“Le logge massoniche nel nostro paese, prosegue l’autorevole penalista su Antimafia 2000 del 2018 – hanno una storia di potere incommensurabile. Pertanto, niente di quanto accade a livello politico è estraneo al lavoro surrettizio, confidenziale, segreto, dietro le quinte, della massoneria. Questo ci porta ad una prima conclusione: indubbiamente la massoneria ha messo da parte i partiti tradizionali, che si dimostravano inefficaci nella loro tabella di marcia.

Il Frente Amplio si trasformò nello strumento più efficace della realizzazione dei loro programmi. I partiti tradizionali, invece, non erano mai riusciti a dominare il sindacato, un elemento importante nella tradizione storica di questo paese. Le logge massoniche notarono che, una volta caduta l’Unione Sovietica, una volta che questa gente rimase senza un posto dove poter trarre vantaggio, sarebbero state disposte a rivedere tutto riguardo al potere imperiale anglosassone e occidentale”. “Mujica, tra altre cose, secondo me è un individuo che incoraggia il consumo di droga. Il governo è stato nefasto, il governo di Mujica si è caratterizzato per aver depredato fondi pubblici per distribuirli tra gli amici dell’organizzazione”. Fu il suo governo a legalizzare la droga, prima ancora l’aborto e infine i matrimoni omosessuali.

Infine, conclude: “lui poteva dare anche tutto lo stipendio senza problemi, perché è stato tanto grande il saccheggio e il furto che ha fatto l’organizzazione che lui gestiva e che dietro le quinte poteva ricevere milioni di dollari”. Non parrebbe un santone francescano amico dei poveri e dei lavoratori, anzi un comunista corrotto e senza scrupoli, che ha saputo ingannare il suo popolo, manipolando ad arte l’informazione, che se libera, pur ponendo degli interrogativi su una verità che, forse emergerà o non sapremo mai, ma quantomeno sarebbe da raccontare. Così, per metter tutto sul piatto della bilancia.

Fonte: https://www.marcotosatti.com/

”Mujica è stato ed è un delinquente…” – 1/2

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di Giorgio Bongiovanni

Montevideo – Uruguay. Dicembre 2017“Mujica è stato ed è un delinquente”. Queste le parole usate dall’avvocato Gustavo Salle riguardo il noto presidente uruguaiano, José “Pepe” Mujica. Gustavo Salle è uruguaiano e avvocato penalista di nota esperienza. È un uomo molto conosciuto a livello mediatico, molto colto, istruito e grande conoscitore della politica internazionale. In Uruguay è noto per le sue indagini e denunce contro fatti di corruzione, dentro e fuori lo Stato. È stato uno dei primi ad innalzare la bandiera contro la figura di “benefattore” che i mezzi di comunicazione uruguaiani ed internazionali hanno cucito addosso all’ex presidente della repubblica. Salle, membro fondatore e allo stesso tempo critico del Frente Amplio (partito al governo), oggi è parte accusatrice e promotore dell’indagine che coinvolge l’ex presidente Mujica e il suo partito, colpevoli, secondo l’accusa, di aver raccolto fondi per il finanziamento politico attraverso rapine e atti criminali dopo la dittatura dei militari, cioè in piena democrazia.
Diverse volte si sono alzate delle voci che contrastavano la grande immagine di Mujica che la sinistra uruguaiana aveva costruito a livello internazionale.
Gli incontri tra Mujica e George Soros o David Rockefeller, i permessi di sfruttamento minerario concessi a grandi multinazionali, contratti firmati con loro alle spalle del popolo, leggi create “su misura” a vantaggio dei grandi capitali, l’istallazione di impianti di cellulosa (uno è il più grande al mondo), l’inquinamento delle acque e l’indifferenza e insensibilità, dimostrata in  diverse occasioni, per quanto riguarda le indagini sui casi di violazione dei Diritti Umani da parte di militari e polizia e la ricerca di desaparecidos seppelliti in caserme militari, oscurano (e hanno oscurato) gradualmente l’immagine e la gestione del “presidente più povero del mondo”.
Ma Gustavo Salle va oltre e lancia dure accuse contro il governo dichiarando di essere in possesso di prove presentate in più occasioni dinnanzi alle procure corrispondenti.
È Gustavo Salle un Don Chisciotte? Un giustiziere? È Mujica un “delinquente”? Una marionetta al servizio di grandi poteri? Oppure un ingenuo? Un combattente sociale?
A voi, cari lettori la risposta.

L’intervista
Secondo l’opinione pubblica italiana, così come quella europea, in Uruguay, negli ultimi dieci/quindici anni si è stabilizzata la democrazia dopo essersi liberato dalla dittatura, a cui sono succeduti i governi di sinistra. Eppure le statistiche ci dicono che la povertà e la disoccupazione sono in aumento, la corruzione non è finita nonostante i governi di sinistra e le promesse dei grandi statisti come Pepe Mujica. In Italia questo personaggio gode di grande fama ed è considerato un benefattore del suo popolo, su di lui sono stati pubblicati vari e importanti articoli, è stato invitato a tenere conferenze e gli hanno assegnato onorificenze per essere stato “il presidente dei poveri, il governo dei cittadini”. Ma con il suo governo cos’è cambiato?
Devo prima fare una puntualizzazione fondamentale: Mujica è un delinquente; è stato un delinquente con una determinata posizione ideologica politica e poi, dopo un evento traumatico a livello internazionale inevitabile, come l’implosione del socialismo reale, c’è stato un cambio nella sua posizione ideologica, filosofica e politica. Dal punto di vista pratico, Mujica è stato forse uno dei personaggi più nefasti della storia dell’Uruguay. Se Mujica non fosse nato, l’ Uruguay non avrebbe patito tante sofferenze nel passato e nel presente.
Da un punto di vista politico e ideologico Mujica è un traditore, un individuo assolutamente incongruente. Nel decennio tra il ’60 e il ‘70 – soprattutto nel secondo periodo- ci sono i primi segnali di una rivoluzione armata. Il sistema politico del paese era formalmente democratico, funzionavano i partiti, gli apparati politici, inclusi quelli di estrema sinistra. In quel momento, stava nascendo un movimento per arrivare al governo per mezzo della lotta armata: una vera follia.

Prima della dittatura?
Sì, la dittatura era un fenomeno estraneo a Mujica ed ai tupamaros. Non aveva niente a che fare con loro. È una questione di carattere regionale con dei connotati economico-finanziari, non tanto militari. E quando uno vede gli sviluppi della storia si chiede fino a che punto questi individui non furono gli agenti catalizzatori di quel processo che derivò dai golpe militari, per segnare un processo di carattere politico-finanziario-culturale-sociale o implementato dai centri di potere. Per poter capire come funziona la politica a livello globale – non solo in questo piccolo paese, ma anche in grandi paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Italia – dobbiamo identificare gli attori protagonisti che sono dietro le quinte, che non sono quelli noti alla gente comune. Mi riferisco alle grandi corporazioni, alle grandi logge, alle grandi organizzazioni criminali. È lì che si trova il potere reale. Altra cosa è il potere formale, quello che si affaccia sul palco davanti al popolo. Quanto più degradata è la cultura, l’intellettualità, la capacità di astrazione degli esseri umani che formano il conglomerato sociale, più semplice è il lavoro di questi centri di potere per ingannare il popolo. Per questo motivo faccio una distinzione tra democrazia formale, che è quella contemplata da un punto di vista rigorosamente di forma, nella Costituzione, nella legge, e quella reale. Quest’ultima non esiste, nè in Uruguay, né in Italia, e nemmeno negli Stati Uniti. Se abbiamo chiaro questo concetto, è fondamentale rendersi conto che gli apparati politici sono degli strumenti di questi gruppi economici, che hanno un denominatore comune: sono gruppi criminali senza moralità, la cui unica finalità è il lucro, l’arricchimento. Importando quella macro visione in Uruguay, Mujica si è convertito in un elemento di laboratorio. Io dico sempre che l’Uruguay è un laboratorio sociologico.

Di quale epoca stiamo parlando?
Dal momento in cui Mujica venne eletto prima senatore e poi presidente della Repubblica iniziò a trasformarsi in un elemento di laboratorio in elaborazione. Era un individuo con un trascorso da guerrigliero, e ciò catturava l’attenzione e la simpatia dei settori di sinistra, che nel paese erano importanti perché quelli tradizionali erano già molto screditati. Allo stesso tempo aveva un apparato militare ed uno economico. La campagna elettorale di Mujica, sulla quale si sta indagando, fu finanziata da bande dedite a reati comuni, ma allora questo personaggio serviva come leader e facilitatore. Allo stesso tempo, Mujica portava una controcultura, era cioè l’immagine di tutto ciò che si confrontava con la cultura tradizionale, con l’intellettualità che aveva caratterizzato l’Uruguay negli anni ’50 e ’60. È quello che qui conosciamo come “chabacano”, l’individuo che cerca di portare ogni cosa ad un bassissimo livello, non a quello popolare.
Lui ci è riuscito con il suo governo, con un discredito totale, decadenza del sistema educativo, della controcultura, dei valori. Se analizziamo l’influenza di José Mujica, vediamo che è stata perversa, negativa  in qualsiasi ambito. Ma la cosa più importante forse è che per il suo passato da guerrigliero in un’organizzazione al margine della legge, lui, dal governo, con quel pragmatismo, con quella conoscenza delle organizzazioni criminali, ha architettato ed inserito nel governo una vera organizzazione a delinquere. Nel nostro Paese il crimine organizzato è il Governo: è Tabaré Vázquez, il ministro Carolina Cosse, il ministro Rossi, il ministro Astori. Sono loro a tratteggiare i grandi crimini multimilionari in dollari contro il popolo ma, allo stesso tempo, attraverso dei meccanismi legali, come segnalava il Dr. Viana (intervistato assieme a Salle, ndr) sono riusciti ad eliminare totalmente il Potere Giudiziario, a fare un colpo di stato tecnico – come io lo definisco – ed avere un individuo – militante del Partito Comunista – incaricato di questa macchina di impunità rappresentata dal servizio decentralizzato della Procura Generale.

Mujica, come Huidobro, viene da una storia reale o apparente, di persecuzione, di prigionia e torture?
Questo è in discussione.

La destra, il partito colorato e quello bianco, i grandi partiti che sempre hanno avuto il potere in questo Paese, le logge massoniche, di fronte a una grande contraddizione come quella che ci segnala, come si sono mossi? Sono scesi a patti, hanno finanziato questo fenomeno? Perché le logge massoniche uruguaiane – come avviene anche in Italia – sono o sono state potentissime in questo Paese.
Effettivamente le logge massoniche nel nostro paese hanno una storia di potere incommensurabile. Pertanto, niente di quanto accade a livello politico è estraneo al lavoro surrettizio, confidenziale, segreto, dietro le quinte, della massoneria. Questo ci porta ad una prima conclusione: indubbiamente la massoneria ha messo da parte i partiti tradizionali, che si dimostravano inefficaci nella loro tabella di marcia. Il Frente Amplio si trasformò nello strumento più efficace della realizzazione dei loro programmi. I partiti tradizionali, invece, non erano mai riusciti a dominare il sindacato, un elemento importante nella tradizione storica di questo paese. Le logge massoniche notarono che una volta caduta l’Unione Sovietica, una volta che questa gente rimase senza un posto dove poter trarre vantaggio, sarebbero state disposte a rivedere tutto riguardo al potere imperiale anglosassone e occidentale. È qui che nasce la famosa frase di Tabaré Vázquez sull’”impero buono”. Perchè quando non erano al governo, e non ricevevano le tangenti degli Stati Uniti, c’era l’”impero brutto”. Poi quando hanno messo da parte i partiti tradizionali che intascavano le tangenti e hanno cominciato ad essere loro funzionali all’impero ad a essere ripagati allora l’impero è diventato buono. Tutto in pochi  mesi. Esemplare ed oscena è stata la trasformazione del Dr. Tabaré Vázquez: attorno al giugno 2004, durante un discorso a Minas de Corrales, Vázquez condannava gli impianti di cellulosa perché erano inquinanti e il loro trasferimento dall’Europa all’America latina. Sono bastati pochi mesi e la vittoria alle elezioni perchè Vázquez si mostrasse a favore di nuovi impianti. Infatti oggi ci troviamo con l’istallazione di un terzo impianto di UPM. Un contratto tra UPM ed il governo di Vázquez  che con il Dr. Enrique Viana abbiamo denunciato penalmente per essere l’oggettivazione di un commercio basato su tangenti con le quali il privato è riuscito a corrompere il funzionario pubblico. La prova è il contratto stesso: le ineguaglianze, la mancanza di reciprocità degli obblighi, l’abusivismo, un contratto vile per il popolo uruguaiano.
I partiti tradizionali sono stati messi da parte perché il Frente Amplio ha i suoi agenti nel PIT CNT (si riferisce alla centrale dei lavoratori, ndr) un’agenzia del governo incaricata di vendere la classe operaia.  Si può dire che è il braccio estorsivo. Quando Mujica e Vázquez si incontrano personalmente con Soros, o Rockefeller il PIT CNT è la loro lettera di presentazione per negoziare. Oggi il Frente Amplio è già al governo per la terza volta e probabilmente lo sarà per una quarta. Dal punto di vista ideologico, politico, filosofico, non c’è differenza. È quello che noi chiamiamo il “PUNOM” Partito Unico del Nuovo Ordine Mondiale. Non importa chi governi, loro rispetteranno l’agenda disposta dalle grandi corporazioni internazionali. Alcuni funzionari che erano sotto il presidente Sanguinetti  oggi stanno lavorando nella Presidenza della Repubblica con delle cariche molto importanti, come ad esempio il segretario della presidenza Miguel Toma.

 

Fonte: https://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/256-estero/68554-mujica-e-stato-ed-e-un-delinquente.html

Quando il destino del mondo fu deciso a Povegliano

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di Angelo Paratico

 

Presso Verona, nel 249, si decise la sorte del mondo occidentale con una battaglia campale fra l’imperatore Filippo l’Arabo (Marcus Iulius Philippus Augustus) e Decio (Gaio Messio Quinto Traiano Decio) che prevarrà, anche se potrà regnare per soli due anni.

Lo scontro avvenne verso la fine di agosto e gli inizi di settembre del 249.  L’imperatore Filippo l’Arabo venuto a conoscenza della ribellione di Decio, da lui inviato ad arginare gli sconfinamenti dei Goti sui confini danubiani, raccolse un esercito e marciò verso nord, puntando su Verona per bloccarlo. Decio era un abile soldato e statista, originario della odierna Serbia e membro del senato romano. Filippo era conscio del valore del suo oppositore, per questo motivo lo aveva mandato a contrastare i Goti, ma le legioni si erano ribellate a Decio e gli avevano imposto di mettersi alla loro testa, per marciare su Roma.

Non sappiamo dove si svolse lo scontro fraterno fra i due eserciti ma con ogni probabilità avvenne tra Povegliano e l’odierna Villafranca, una vasta zona pianeggiante e ricca d’acqua, un luogo ideale per ampie manovre di cavalleria e di fanteria. La strada seguita da Decio, che risaliva dalla odierna Bulgaria, per marciare su Verona, fu quasi certamente da Aquileia, con una deviazione verso il Veneto, evitando gli impegnativi passi alpini.

Filippo l’Arabo, lui stesso un usurpatore, era originario di un villaggio a novanta chilometri da Damasco e, a parte la sua intelligenza, salì al trono con l’inganno e la frode. Forse aveva avvelenato il suo diciannovenne predecessore, un valoroso imperatore, Gordiano III, che si trovava impegnato a combattere contro i persiani. Nel 244 prese il suo posto e firmò subito un trattato con i nemici per rientrare velocemente a Roma e ottenere la conferma dal Senato.  Acclamato nuovo Augusto dalle truppe, approfittò dell’anniversario dei mille anni dalla fondazione di Roma da parte di Romolo, che cadeva proprio nel 248, per offrire al popolo dei sontuosi festeggiamenti e guadagnarsi il loro favore.

Decio, nella primavera del 249 si trovò alla testa di almeno tre legioni: la Legio IIII Flavia Felix, la XI Claudia e la Legio X Fretensis e altre truppe barbare di supporto. Parliamo di circa 40 mila uomini per il suo esercito, inclusa la cavalleria. Filippo l’Arabo ne poteva avere circa 50/60amila, ma i suoi soldati avevano poca fiducia in lui, considerandolo un uomo giunto al potere grazie alla sua furbizia, più che al suo valore o al suo sangue.

E così il destino del mondo fu deciso a Povegliano

La disciplina e il valore dei soldati di Decio, pur in inferiorità numerica e stanchi per le lunghe marce, ebbero la meglio. Un grandissimo numero di uomini di Filippo l’Arabo caddero uccisi sul campo. Lo stesso Filippo vi fu ammazzato, forse in battaglia o forse decapitato dai suoi generali per porre fine allo scontro. Aveva circa 45 anni e il suo figlio undicenne, Filippo II, a Roma fu ucciso dai pretoriani, assieme al fratello di Filippo, Prisco e ad altri membri della famiglia imperiale.

Il problema creato dallo spostamento delle legioni di Decio dai confini orientali incoraggiò i Goti e i Carpi a sfondare le frontiere e ciò causò molta instabilità negli anni successivi, che poi Gallieno, Costantino e Diocleziano faticheranno a contenere, sino a giungere alla caduta definitiva dell’Impero d’Occidente, un secolo e mezzo dopo lo scontro avvenuto nelle campagne di Povegliano.

 

Fonte: https://www.giornaleadige.it/2025/04/16/destino-mondo-deciso-a-povegliano/

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