IL SOFISMA STRUTTURALE DELLA F.S.S.P.X. (Fraternità Sacerdotale San Pio X) E I SUOI GRAVI ERRORI

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di Doctor Quidam

Con le ultime dichiarazioni del Superiore della F.S.S.P.X. è ormai certo il proposito di procedere alla consacrazione episcopale di vescovi ad Econe senza il previo mandato apostolico e sono stati resi pubblici i nomi degli “eletti” alla collazione dell’episcopato.. L’argomento principe sollevato dal teologo della F.S.S.P.X. don Jean-Michel Gleize è quello che i vescovi consacrati saranno senza giurisdizione “des abbés episcopaux” come furono definiti un tempo, dopo le consacrazioni del 1988, con la medesima volontà di non istituire una gerarchia parallela.

Tutto questo argomento proposto parte da un ragionamento (sillogismo) con delle premesse errate che porta a delle conclusioni ancora più errate. San Tommaso d’Aquino insegnava nel “De Ente et Essentia”: “parvus error in principio, magnus est in fine”.

In primo luogo va evidenziato che nella Chiesa Cattolica esiste un dogma che è la sottomissione al Romano Pontefice da parte di tutti i cristiani e le umane creature, già definito da Bonifacio VIII nella Bolla “Unam Sanctam” del 13 novembre 1302 DS 875, al quale dogma non si può derogare senza cadere nell’eresia.

La F.S.S.P.X. suppone che si possano aprire Priorati, case religiose, predicare, amministrare Sacramenti senza l’autorizzazione dei vescovi ordinari diocesani, questo è completamente falso, già dal Medioevo furono emanate censure in merito, in quanto già solo una predicazione senza controllo del vescovo diocesano era sinonimo di predicazione scismatica se non eretica, perché non vagliata dai censori ecclesiastici
diocesani che valutavano il predicatore. Lo stesso San Francesco d’Assisi e l’Ordine da lui fondato ebbero all’inizio molti ostacoli per questo motivo.

Lo stesso Mons. Marcel Lefebvre quando andò a Venezia per una Messa Pontificale il 7 aprile 1980 fece menzione di questo problema durante il sermone, nella normalità un vescovo non poteva predicare in un’altra diocesi senza l’autorizzazione del vescovo ordinario.

La Chiesa non è una democrazia o un’oligarchia, è una monarchia per natura divina. Si vuol fare intendere ai fedeli che una dichiarazione di ortodossia cattolica inviata il giorno dell’Ascensione 14 maggio 2026 alle autorità romane sia un monumento di attaccamento alla Chiesa Romana. Se qualcuno osa mettere in discussione quanto enunciato dal Superiore Generale della F.S.S.P.X. in siti internet che supportano la F.S.S.P.X. nelle consacrazioni episcopali, vengono immediatamente bannati ed eliminati gli scritti, l’argomento formulato dal Superiore Generale manca sul punto
principale: la sottomissione al Romano Pontefice non fittizia, ma reale.

Sono stati proposti esempi fuorvianti come quello delle consacrazioni fatte in clandestinità dal Card. Josef Slipy durante la “cortina di ferro” questo argomento è proposto da Radio Spada e da altri ed è completamente errato, in quanto come è stato affermato già nel precedente articolo, un conto è procedere a consacrazioni episcopali senza mandato apostolico in quanto non è possibile contattare la Sede Apostolica ed un conto invece procedere contro la volontà della Sede Apostolica, nel caso di specie è evidente che se si procedesse alle consacrazioni episcopali sarebbe contro la
volontà della Sede Apostolica. L’argomento è talmente assurdo che si commenta da solo.

Si vuol essere in unione con la Chiesa Cattolica, che nel frattempo si è trasformata in (chiesa conciliare) con il suo capo Leone XIV e allo stesso tempo disobbedire in materia grave come la consacrazione di vescovi. Altre ragioni che vengono pure proposte, però, a sproposito come il caso di Sant’Atanasio scomunicato da papa Liberio, questo argomento già vagliato da San Roberto Bellarmino è completamente privo di fondamento, perché papa Liberio era prigioniero degli ‘imperatori Valente e Costanzo II, ariani, a Sirmio in Pannonia e la scomunica fu estorta sotto pressione e prigionia.

Tutte le argomentazioni portate a supporto di tale atto sono prive di fondamento. Queste disquisizioni furono già rigettate da San Roberto Bellarmino 1 e dal Card. Ludovico Billot 2 . Uno degli argomenti principe, che viene inoltre proposto dalla F.S.S.P.X. è quello che le consacrazioni di nuovi vescovi non vogliono costituire una gerarchia parallela e saranno vescovi senza giurisdizione. Pure questo argomento risulta privo di fondamento. Secondo la Costituzione dogmatica del Vaticano II “Lumen Gentium” la giurisdizione ai vescovi proviene dalla consacrazione episcopale, seppure approvata

1 San Roberto Bellarmino: “Disputationes de Controversis Christianae Fidei adversos huius temporis haereticos” Vol.I “De Romano Pontifice” 1586 – 1593. 2 Card. L. Billot S.J. “De Ecclesia Christi” Vol. 2 Quaestio XV Thesis 28 pp. 466- 470.

dalla Sede Apostolica, “nota explicativa praevia”, se il Concilio Vaticano II è un concilio legittimo è un punto fondamentale, perché le consacrazioni episcopali possano ritenersi non lecite e possano definirsi senza giurisdizione, se non è legittimo il Vaticano II si traggano le dovute conclusioni. Per di più, da decenni la F.S.S.P.X. ordina sacerdoti incardinandoli in una entità inesistente, in quanto soppressa proprio dalle autorità romane e questo vale per essa e per altri sodalizzi che ordinano sacerdoti incardinandoli in società religiose che sono “entes nullorum” che non esistono giuridicamente perché mai approvate dalla Santa Sede, per di più i “superiori” di questi enti “de facto” decidono su ordimenti e regolamenti di seminari, giudicano ed espellono dai loro sodalizi chi non è in conformità con le loro direttive (vedasi il caso di Mons. Richard Williamson) senza possibilità d’appello ad un
organo superiore.

I sacerdoti della F.S.S.P.X. e di altri sodalizi amministrano sacramenti che sono legati proprio alla giurisdizione come la penitenza ed il matrimonio, i vescovi conferiscono il sacramento della Cresima senza chiedere la previa autorizzazione agli ordinari diocesani, istituiscono case religiose proprie o di altri istituti senza richiedere l’autorizzazione agli stessi vescovi diocesani o all’autorità romana. In breve, la F.S.S.P.X. ed altri sodalizi che ritengono legittima l’autorità papale e la gerarchia ad essa unita, in alcuni casi anche solo materialmente, però agiscono e si comportano “tamquam non esset” come non esistesse.

Addirittura, all’interno della stessa F.S.S.P.X. pare esista una commissione, ufficiosa, che vaglia gli annullamenti dei matrimoni effettuati dal Tribunale della Sacra Rota. Vi è di più la F.S.S.P.X. non accetta “de facto” e a volte “de jure” le canonizzazioni di santi dichiarate e definite dai vari sommi pontefici “conciliari”. E vaglia quelle accettabili e quelle non accettabili. Padre Pio da Pietralcina, SI, Paolo VI NO , senza inserirle, però, nei libri liturgici.

Va notato che il Sommo Pontefice fruisce della sua infallibilità “in non errando” nella emanazione di leggi disciplinari e liturgiche, nelle canonizzazioni dei Santi e nell’approvazione degli ordini religiosi e conseguenzialmente anche nell’abrogazione degli ordini e congregazioni religiose. Prenderemo in esame più avanti come la F.S.S.P.X. elude questa infallibilità.

La F.S.S.P.X. con il suo modo di agire annienta completamente la distinzione tra Chiesa docente e Chiesa discente, risulta essere la chiesa discente a vagliare l’ortodossia degli atti della chiesa docente. Dopo tutta questa, confusione la F.S.S.P.X. va poi, però, a mendicare dalla stessa autorità a cui non obbedisce e di cui ignora le direttive e l’insegnamento magisteriale, l’autorizzazione per poter consacrare dei vescovi, vedasi l’incontro con il capo del dicastero romano Victor Manuel Fernandez il 12 febbraio 2026 di Don Davide Pagliarani Superiore Generale della F.S.S.P.X. Forse un romanzo Kafkiano avrebbe una maggiore chiarezza!

Per questo Paolo VI definì nel lontano 1976, Econe seminario selvaggio perché ordinava sacerdoti senza le previe “litterae dimissioriae” dei vari ordinari diocesani in cui gli ordinandi erano residenti. I chierici vaghi furono già condannati nel Medioevo da più concili e dal Codice di Diritto Canonico. 3 O si è incardinati in una diocesi e/o in un istituto religioso – ordine approvato dalla Santa Sede, oppure non si può procedere ad ordinazioni di chierici “in sacris”, non si crea un istituto religioso dal nulla, non approvato dalla Santa Sede e si immettono, o meglio si incardinano, al
suo interno chierici “in sacris” o anche semplici chierici. Dal 30 giugno 1988 si sono create le figure all’interno della F.S.S.P.X. dei vescovi vaghi! Cosa impensabile canonicamente, in quanto i vescovi come abbiamo già detto o sono residenziali o sono titolari, la figura dei vescovi emeriti è stata istituita dal Codice di Diritto Canonico con la sua entrata in vigore il 25 gennaio 1983, il vescovo emerito continua però, ad avere un vincolo giuridico con la sua diocesi. Ordinariamente quando un vescovo viene nominato dalla Sede Apostolica cessa di essere vincolato alle direttive del suo ordine o congregazione religiosa e non è più sottoposto alla giurisdizione dei suoi superiori, ma direttamente del romano pontefice e questo vale addirittura per gli abati “nullius” che continuano ad essere superiori delle loro comunità monastiche,

3 A) Concilio di Calcedonia del 451 – Concili di Arles 470 – 543 – Concilio di Magonza 847 – Concilio di Pavia 850 – Concio di Treviri 1227 – Concilio di Rouen 1231. B) Can. 111 § 1  “Quemlibet clericum oportet esse vel alicui diocesi vel alicui religioni adscriptun, ita ut clerici vagi nullatenus admittantur”. ( Qualsiasi chierico è necessario che appartenga a qualche diocesi o a qualche Ordine o congregazione religiosa, così che i chierici vaghi non debbano assolutamente essere ammessi).

Ma essendo vescovi dipendono nel loro operato non dall’abate generale dell’ordine, ma direttamente dal papa.

Lo stato di necessità, come precisato nel precedente articolo, sembra sia stato creato “ad hoc” per eludere controlli sull’idoneità degli eletti da parte di un’autorità che viene riconosciuta come legittima, ma che devia costantemente nella fede. Si è già dimostrato nel precedente articolo come il papa ha la suprema ed universale giurisdizione su tutti i vescovi e fedeli, pare, quindi, pleonastico riprendere e ribadire le stesse argomentazioni, si rimanda quindi, alla lettura del precedente articolo sull’argomento.

Ci si vuole ora soffermare sul tema principale, che è quello dell’autorità di chi occupa la Sede Apostolica in considerazione delle devianze dottrinali del Vaticano II e dagli atti applicativi posti in essere, diffusi ed emanati anche tramite il magistero ordinario del Romano Pontefice. Non si vuole entrare troppo nel dettaglio sulla questione perché molto vasta e comporterebbe uno studio molto lungo ed articolato. Si vuol solo ribadire quali siano i punti essenziali della dicotomia tra insegnamento tradizionale dei concili precedenti e del magistero ordinario e straordinario dei romani pontefici e l’insegnamento del Vaticano II e atti conseguenziali. Il secondo argomento, solo trattato in parte nel precedente articolo è quello sulla Visibilità della Chiesa, che è il tratto essenziale dello studio di don Jean-Michel Gleize sul perché è necessario che gli occupanti della Sede Apostolica siano papi
legittimi pur sostenendo gli stessi, errori ed eresie.

Innanzi tutto, prendiamo in esame perché è stato conferito a Pietro e non ad altri Apostoli il Primato su tutti gli altri. Questa preminenza trae la sua origine dalla Sacra Scrittura: “Cum ergo prandissent, dicit Simoni Petro Jesus: Simon Joannis, diligis me plus his? Dicit ei: Etiam Domine, tu scis quia amo te. Dicit ei: Pasce agnos meos. Dicit ei iterum: Simon Joannis, diligis me? Ait illi: Etiam Domine, tu scis quia amo te. Dicit ei: Pasce agnos meos. Dicit ei tertio: Simon Joannis, amas me? Contristatus est Petrus, quia dixit ei tertio: Amas me? et dixit ei: Domine, tu omnia nosti, tu scis
quia amo te. Dixit ei: Pasce oves meas”. 4 Nostro Signore ha conferito il Primato a Pietro, perché lo amava più degli altri. Ne consegue che il Romano Pontefice deve amare Nostro Signore Gesù Cristo più di tutti gli altri vescovi, custodendo la fede e la morale ed essendo il garante dell’ortodossia nella Chiesa. Se l’eletto dal conclave non ha l’intenzione e la volontà di amare Gesù Cristo e la Chiesa, perché persegue altre finalità o non accetta alcune verità rivelate non può avere da Cristo il carisma dell’assistenza divina, perché diventa materia non idonea ad assumere il Sommo
Pontificato.

Come ogni monarchia per poter accedere alla Corona il candidato deve avere determinati requisiti. Ad esempio, per poter accedere alla Corona di Spagna il candidato doveva professare la fede cattolica in quanto il Re di Spagna era stato titolato dalla Santa Sede come re cattolicissimo e doveva essere di sesso maschile come prevedeva la legge salica. Se uno di questi requisiti non fosse stato presente il candidato non avrebbe potuto accedere al Trono Spagnolo. Lo stesso vale per il Sacro Soglio come si è scritto nel precedente articolo che qui di nuovo integralmente riportiamo l’eletto deve avere determinati requisiti: L’Enchiridion Juris Canonici edizione 1940 a cura di Stefano Sipos: “Eligi potest masculum, usu rationis pollens, membrum Ecclesiae. Invalide ergo eligerentur feminae, infantes, habituali amentia laborantes, non baptizati, haeretici, schismatici” 5

L’argomento che viene sollevato è che nessuno ha definito eretici gli occupanti della Sede Apostolica o delle sedi episcopali. Va premesso che i primi che hanno definito come eretici se non addirittura apostati sono stati proprio Mons. Marcel Lefebvre e Mons. Antonio De Castro Mayer, definendoli modernisti, che hanno costruito “una chiesa conciliare”. Si rileggano i vari brani citati nel precedente articolo del 15 febbraio 2026. In secondo
luogo per dissipare il problema si vuol portare una similitudine: per determinare che una persona è malata non è sempre necessario che sia il medico a certificarlo, è sufficiente prendere atto dei sintomi, se c’è febbre e malessere in un soggetto è evidente che questa persona è malata; lo stesso dicasi per la morte, non è necessario

4  “ Dopo aver mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di questi altri?». «Sì», rispose Pietro, «Tu sai che ti amo». «Allora, pascola i miei agnelli!» disse Gesù.   Poi ripeté la domanda: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami veramente?» «Sì, Signore», disse Pietro, «lo sai che ti amo». «Allora pascola le mie agnelli!» Di nuovo Gesù gli chiese: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?» A Pietro dispiacque che Gesù gli avesse fatto questa domanda per ben tre volte, e sbottò: «Signore, tu conosci ogni cosa. Tu sai che ti amo!» Gesù disse: «Allora pascola le
mie pecorelle”. GV 21 15-18.
5 Può essere eletto – Sommo Pontefice – ogni maschio che abbia l’uso della ragione, membro della Chiesa. Sarebbero dunque, eletti invalidamente le donne, i bambini, i matti, i non battezzati, gli eretici e gli scismatici che sia il medico a stabilire la morte di una persona, ci sono sintomi evidenti che
questa persona non è più in vita, senza che il medico lo certifichi. Lo stesso vale quando si tratta di eresia, quando un soggetto continuamente sostiene tesi che sono in contrasto con dogmi e quanto stabilito ed insegnato dal magistero ordinario e straordinario della Chiesa e dei Romani Pontefici e queste teorie sono mantenute con pertinacia, nonostante gli avvertimenti da parte di più soggetti 6 è evidente che i latori di dette opinioni non sono più cattolici, ma aderiscono ad una eresia o ad un errore dottrinale.

Vediamo in breve cosa scrive D.T.C.: «L’atto d’eresia che è un giudizio erroneo dell’intelligenza, basta dunque, per commettere il peccato d’eresia, ed
emettere scientemente e volontariamente questo giudizio erroneo, in opposizione all’insegnamento del Magistero della Chiesa. Fin dall’istante che
si conosce sufficientemente la regola della fede nella Chiesa, e che su un punto qualsiasi, per un motivo qualsiasi e sotto qualsiasi forma, si rifiuta di
sottomettersi, l’eresia formale è consumata». 7 Veniamo ora ad esaminare quali sono i punti principali che portano la F.S.S.P.X. e il movimento tradizionalista in generale a non accogliere tutti i decreti e costituzioni del Vaticano II! Quali sono, quindi, i punti principali di dissenso enunciati dal Concilio Vaticano II e non accoglibili da parte di cattolici? I punti principali sono: l’ecumenismo, la libertà religiosa e i rapporti con il mondo moderno. I documenti conciliari che hanno enunciato questi punti sono: “Unitatis Redintegratio” riguardo all’ecumenismo con le religioni cristiane, “Nostra Aetate” riguardo all’ecumenismo con le religioni non cristiane, “Dignitatis Humana Personae” concernente la libertà religiosa e “Gaudium et Spes” riguardante le relazioni con il mondo moderno.

L’ecumenismo come è impostato nei già menzionati documenti del Vaticano II è completamente in contrasto con l’insegnamento precedente si vedano i decreti del Concilio di Trento e per ultimi le encicliche di Leone XIII “Satis cognitum” e di Pio XI “Mortalium animos”. Sulla questione si è dibattuto molto, Tutto questo trae

6 Vedasi come esempio la lettera congiunta di Mons. M. Lefebvre e Mons. A. de Castro Mayer del 31 agosto 1985.
7 D.T.C., Dictionarie de Theologie Cattholique: T. VI Col. 2222, l’autore cita pure San Tommaso d’Aquino S.T. IIª
IIªe. q. XI a. 2 ad 3, ed il q. XXXII a. 4

origine da una nuova teologia in materia che tutto le fedi hanno una conoscenza di Dio e questa conoscenza in svariati modi, non è il caso in questa sede di sviscerali tutti, Dio concede la salvezza a chi è vero credente nella sua fede in cui crede. Si veda come esempio il caso degli Ebrei, questi si salveranno grazie all’Antica Alleanza, perché Dio non l’ha mai recisa con loro a prescindere che non riconoscano come vero Messia e Salvatore Gesù Cristo Nostro Signore.

La libertà religiosa come formulata dal documento conciliare “Dignitatis humanae personae” consente allo Stato di essere aconfessionale e di non privilegiare la Chiesa Cattolica a scapito delle altre confessioni religiose. Questo postulato, nonostante, alcune fallaci interpretazioni poste in essere da gruppi e/o teologi conservatori, è
comprovato da note diplomatiche del Vaticano ad alcuni Stati che avevano mantenuto
la Chiesa Cattolica come confessione riconosciuta dalle costituzioni come religione
riconosciuta di Stato, di modificare dette costituzioni alla luce dei nuovi indirizzi
formulati dal Vaticano II, questo documento conciliare per riassumere contrasta con
tutto l’insegnamento pontificio e della Chiesa riguardo alle relazioni tra Stato e
Chiesa particolarmente con le encicliche “Mirari Vos” di Gregorio XVI, “Quanta
Cura” di Pio IX, “Libertas Praestantissimum” ed “Immortale Dei” di Leone XIII,
“Quas primas” di Pio XI. La Costituzione pastorale “Gaudium et Spes” 8 non fa altro
che accogliere tutte le idee scaturite dalle rivoluzioni americana, francese e con tutti i
principi democratici del mondo moderno, ma vi si trova anche una particolarità: i
prodromi della teoria della salvezza per tutti gli uomini a prescindere dalla Grazia
santificante, mediante l’incarnazione del Verbo, in breve avendo assunto la carne
umana il Verbo di Dio ha redento l’umanità intera prescindendo dalla accettazione
della grazia nei singoli individui. Questa teoria è stata ulteriormente sviluppata da
Giovanni Paolo II con l’enciclica “Redemptor hominis”. Se il Vaticano II fosse stato
un concilio legittimo, questo non avrebbe potuto avverarsi, l’affermazione che non
essendo un concilio dogmatico, poteva accadere è falsa, non tutto quello che è fissato

8 “Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio (Col. 1-15) è l’Uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la
somiglianza con Dio” – “Con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo qual modo ad ogni uomo. Ha
lavorato con mani d’uomo, ha pensato con l’intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo”. “Gaudium et Spes”
§22.

Secondo la dottrina cattolica, la “similitudo Dei” è sta perduta e “imago Dei” è stata rovinata per i figli di Adamo, con il peccato originale. Soltanto la grazia santificante può restaurare la somiglianza con Dio. Da un concilio dogmatico diventa dogma, possono esserci delle disposizioni
puramente disciplinari che non definiscono dogmi, ma non è mai successo che fossero in contrasto con la dottrina cattolica precedente. Il II Concilio di Lione non fu un concilio dogmatico, ma nessuno ha mai messo in discussione le sue disposizioni.
Vi sono poi alcuni atti, che, come accennammo, dovevano fruire per se di una
infallibilità “in non errando”, come la promulgazione del “Novus Ordo Missae” o
del Nuovo Codice di Diritto Canonico. Il che non vuol dire che tali atti devono essere
perfetti o opportuni, ma sicuramente non possono contenere errori o devianze
dottrinali. Ora secondo la F.S.S.P.X. l’adozione di uno o dell’altro comporta pericoli
per l’integrità della fede. Si deve, pertanto, concludere che chi ha promulgato tali atti
non fruiva in quel momento dell’assistenza divina. Lo stesso dicasi per le
canonizzazioni dei santi, la Chiesa ed il papa non possono proporre alla venerazione
dei fedeli qualcuno che non sia veramente santo. Qui vale integralmente il principio
del: “bonum ex integra causa et malum ex quocumque defectu” 9 . La F.S.S.P.X. in
entrambi i casi trova una giustificazione, riguardo alle leggi afferma che non sono
state emanate secondo determinate modalità e nel caso delle canonizzazioni che il
papa non ha preso in esame e valutato le virtù eroiche dei candidati alla causa di
canonizzazione. Va da se, che tali argomenti sono senza fondamento, in quanto un
papa legittimo non è vincolato da nessuna disposizione che preveda l’utilizzo di una
modalità di promulgazione piuttosto di un’altra, in quanto nel caso di specie è un
“princeps a legibus humanis solutus”. 10 Nel caso delle canonizzazioni l’argomento
che non si prendono in considerazione le virtù eroiche, dimostra ancora più
evidentemente che mancava l’assistenza divina al momento della definizione della
santità del soggetto, perché se fosse stata un’autorità legittima avrebbe fruito
dell’assistenza divina ed avrebbe preso in esame le virtù eroiche del candidato alla
canonizzazione.
L’insegnamento sul buon Pastore viene direttamente dal Vangelo: “Ego sum
pastor bonus. Bonus pastor animam suam dat pro ovibus suis. Mercenarius autem, et

9 Il bene deriva da una causa perfetta, il male da qualsiasi difetto. San Tommaso d’Aquino Summa Theologiae, I II, q.
18, a. 4 ad. 3.
10 È un principe non vincolato da leggi umane.

qui non est pastor, cujus non sunt oves propriæ, videt lupum venientem, et dimittit
oves, et fugit: et lupus rapit, et dispergit oves. Mercenarius autem fugit, quia
mercenarius est, et non pertinet ad eum de ovibus” 11 Come insegna il Vangelo il
mercenario che non essendo il Buon Pastore scappa difronte al lupo e non protegge le
pecore, la situazione attuale è arrivata al punto che il mercenario non solo scappa, ma
si allea con il lupo 12 . L’affermazione secondo la quale colui che non è Pastore
continua sempre ad avere autorità su un gregge che non gli appartiene porta ad una
conclusione che risulta completamente errata, fuorviante e deleteria per il bene delle
anime.
Lo stato di necessità ha ragione di essere in quanto chi occupa la posizione
della massima autorità nella Chiesa, professa pertinacemente d’eresia su punti
essenziali per la salvezza delle anime.
Veniamo ora ad esaminare il punto che secondo don Jean-Michel Gleize è
l’elemento fondante per ritenere che il papa deve essere legittimo, la visibilità della
Chiesa, che può tranquillamente andare a discapito della sua indefettibilità, perché
quest’ultima non di istituzione divina. Forse l’autorevole teologo della F.S.S.P.X. si è
dimenticato del passo del Vangelo: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo
Ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversus eam”, 13 dove quel
“portae inferi” significa anche che l’errore non potrà avere il sopravvento sulla verità
rivelata.
Il Card. Ludovico Billot S.J. di cui si è già fatta sopra menzione, avendo in
vista l’analogia della Chiesa, istituita da Nostro Signore Gesù Cristo, col corpo
umano da Lui creato, spiega: “Infatti per analogia col composto umano, nella Chiesa
fondata da Cristo distinguiamo il corpo e l’anima: il corpo che è un organismo
sociale ovvero una esteriore compagine di membra che ripresenta la somiglianza col
corpo fisico organico, e l’anima che consiste nei doni interiori della grazia abituale
cioè della vita sovrannaturale” 14 . Ma questi due appartengono entrambi all’unica
11 Giovanni 10 – 11-13 -"Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la propria vita per le sue pecore.
Il mercenario, che non è pastore e a cui le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; e
il lupo le rapisce e le disperde. Il mercenario fugge perché è un mercenario e non si cura delle pecore."
12 Lettera congiunta del 31 agosto 1985 a Giovanni Paolo II “Se il Sinodo, sotto la Vostra autorità persevera in questo
orientamento, Voi non sarete più il Buon Pastore”.
13 Matteo 16, 18.

Chiesa vivente, la cui anima è congiunta al corpo. “Così diciamo la Chiesa visibile
grazie al corpo a cui è unita l’anima”. 15
É importante notare, dunque, come si evince dall’insegnamento chiarissimo
dell’illustre Card. Billot, che non solo l’anima è strettamente unita a quella del corpo
ci deve essere anche una visibilità dell’anima, 16 ma anzi che tale visibilità è tanto più
importante dell’altra almeno di quanto l’anima è più importante del corpo. La mera
occupazione fisica della Sede Apostolica e delle sedi episcopali senza l’intima unione
dei prelati con l’immutabile Verità della fede non costituisce, pertanto, ragione di
visibilità alcuna. Tali membra eretiche non possono far visibile neppure il corpo della
Chiesa a cui più non appartengono. Come potranno far visibile l’anima senza ruga né
macchia della Sposa di Cristo? Eppure, questa visibilità dell’anima è ancor più
indispensabile dell’altra del corpo. Perché, come spiega il Card. Billot, la Chiesa
dev’essere “anche visibile in quanto la sua visibilità deve portare a discernere, la
vera Chiesa dalle altre chiese non genuine, poiché proprio per questo fu fondata,
affinché gli uomini chiamati si aggreghino ad essa”. 17
Qual è dunque, lo scopo della visibilità? Alcuni dimenticano troppo
facilmente il motivo oggettivo, concretissimo, per cui la Chiesa deve risultare
visibile “corpore et anima” e non può, quindi, essere una società unicamente
spirituale o “pneumatica” come pretesero varie eresie già condannate, come pretese
il protestantesimo ed il neo-protestantesimo con Adolf von Harnak 18 e come, a
ben vedere, pretende anche l’ecumenismo modernista.
La ragion d’essere della visibilità, il fine a cui essa è ordinata è senza dubbio
la salute eterna delle anime, né potrebbe essere diversamente, dato che tutto nella
Chiesa è ordinato a tale fine.
Come è erronea la concezione di una Chiesa unicamente “spirituale”, del
pari è erronea la concezione di una Chiesa soltanto “corporale”. Entrambi gli errori
sono in qualche modo contro la dottrina insegnata da Gesù Cristo Nostro Signore,
14 Card. L. Billot S.J., op. cit- Vol. I, Quaestio. I, Thesis II, p. 103.
15 Idem p. 103.
16 Qui sempre s’intende corpo e anima della Chiesa.
17 Idem p. 104: “Visibilem etiam visibilitate discernibilitatis a non genuinis ecclesiis, quia ideo sane fundata est, ut ad
eam evocati homines se aggregent”.
18 A. von Harnak: Lehrbuch der Dogmengeschicthte 1886 – 1890

sono la trasposizione sulla Sposa di Cristo dello stesso errore che separa, come
insegna S. Giovanni Evangelista, in Gesù Cristo l’umanità dalla divinità, negando
ora l’una ora l’altra, e che qui separa l’umanità del corpo della Chiesa dalla divinità
della sua anima, accettando una sola delle due e negando per conseguenza l’altra.
Non ha senso una “visibilità” materiale, puramente corporea, slegata dal fine
della salute eterna. Altrimenti anche membri di qualche setta satanica che
abilmente infiltratisi nei ranghi della carriera ecclesiastica occupassero, infine, la
Santa Sede e le sedi vescovili, soddisferebbero a un tale criterio di visibilità
meramente materiale ed apparente.
La “visibilità” della chiesa conciliare modernista, che è stata costruita
precisamente per condurre i cattolici a perdizione, serve solo a poter facilmente
ingannare il povero fedele con l’insegnamento costante dell’errore e della
menzogna e non è dunque la visibilità della Santa Chiesa Cattolica che ci interessa
e il cui fine è diametralmente opposto a quello della chiesa conciliare.
Del resto, come potrebbe un ateo o un pagano convertirsi seguendo
l’apostasia del Vaticano e cioè avvalendosi della “visibilità modernista”,
decantataci da certuni come alternativa al “caos” ed alla “sterilità” del
riconoscimento della sede vacante?
Per ulteriori spiegazioni in merito si rimanda a quanto già esposto nel
precedente articolo in particolar modo dal Dictionarie de Theologie Cattholique
che riporta quanto esposto da San Roberto Bellarmino, da T. Stapleton, F. Suarez,
San Francesco di Sales e da vari altri teologi.
Lo stesso insegnamento di Leone XIII nell’enciclica “Satis Cognitum” del
29 giugno1896, ripresa anche da papa Pio XII nella “Mystici Corporis” del 29
giugno 1943: “Per il fatto stesso che è Corpo, la Chiesa si discerne cogli occhi”.
È dunque, piuttosto il Corpo della Chiesa e non il pontefice, vicario del Capo, che
è Nostro Signore Gesù Cristo, a cui la tradizionale teologia cattolica attribuisce la
visibilità esteriore.
Si porta, ancora, per concludere la questione della visibilità, un esempio
tratto dalla storia della Chiesa; se la visibilità della Chiesa militante coincidesse

semplicemente con la persona del papa ed eventualmente della sua corte, che cosa
si potrebbe dire riguardo all’epoca del grande Scisma d’Occidente, quando, per
non pochi anni, i papi visibili furono tre, ciascuno con la sua corte di cardinali e
vescovi? Forse che la Chiesa ebbe “troppa visibilità”? Se la visibilità può essere
messa in forse per difetto parimenti lo può essere per eccesso!
A conclusione di questo breve studio mi sia consentito citare una frase di
Tacito che si confà alla situazione creata dalla F.S.S.P.X. nel porre in essere delle
consacrazioni episcopali, contro la volontà di un’autorità che ritiene legittima:
“fingebant simul credebantque” 19 (credevano in ciò che avevano prima
immaginato), purtroppo, la F.S.S.P.X. sì è creata una teologia distorta ed in essa ha
posto un atto di fede.

24 giugno 2026 Festa di San Giovanni Battista

Doctor Quidam

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19 Annales Libro V cap. 10. La medesima frase è stata modificata anche in: “fingunt et credunt” da vari autori dei
secoli XVI e XVII.

2 Risposte

  • Come usciamo da questa situazione per rimanere Cattolici Apostolici Romani a 360°, considerando che qualsiasi scelta ha delle lacune?

  • Gentile Sig.ra Margherita,
    viviamo in stato di necessità a causa della Sede Vacante e della drastica riduzione della dimensione visibile della Chiesa Cattolica, dispersa nel mondo, sempre presente e indefettibile. Non ci viene richiesto di salvare il mondo, ma noi stessi. Serve comportarsi da buoni cristiani: “studio, preghiera, azione” (S. Filippo Neri). Occorre rivolgersi ai sacerdoti validamente ordinati che possano dare i Sacramenti certi ai fedeli e assistere alla Messa di San Pio V (solo) in stato di Sede Vacante (“non una cum”).
    La crisi ci impone sacrifici. L’eternità si guadagna con essi. Occorre essere disposti a mettere Cristo al primo posto

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