IL SOFISMA STRUTTURALE DELLA F.S.S.P.X. (Fraternità Sacerdotale San Pio X) E I SUOI GRAVI ERRORI

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di Doctor Quidam

Con le ultime dichiarazioni del Superiore della F.S.S.P.X. è ormai certo il proposito di procedere alla consacrazione episcopale di vescovi ad Econe senza il previo mandato apostolico e sono stati resi pubblici i nomi degli “eletti” alla collazione dell’episcopato.. L’argomento principe sollevato dal teologo della F.S.S.P.X. don Jean-Michel Gleize è quello che i vescovi consacrati saranno senza giurisdizione “des abbés episcopaux” come furono definiti un tempo, dopo le consacrazioni del 1988, con la medesima volontà di non istituire una gerarchia parallela.

Tutto questo argomento proposto parte da un ragionamento (sillogismo) con delle premesse errate che porta a delle conclusioni ancora più errate. San Tommaso d’Aquino insegnava nel “De Ente et Essentia”: “parvus error in principio, magnus est in fine”.

In primo luogo va evidenziato che nella Chiesa Cattolica esiste un dogma che è la sottomissione al Romano Pontefice da parte di tutti i cristiani e le umane creature, già definito da Bonifacio VIII nella Bolla “Unam Sanctam” del 13 novembre 1302 DS 875, al quale dogma non si può derogare senza cadere nell’eresia.

La F.S.S.P.X. suppone che si possano aprire Priorati, case religiose, predicare, amministrare Sacramenti senza l’autorizzazione dei vescovi ordinari diocesani, questo è completamente falso, già dal Medioevo furono emanate censure in merito, in quanto già solo una predicazione senza controllo del vescovo diocesano era sinonimo di predicazione scismatica se non eretica, perché non vagliata dai censori ecclesiastici
diocesani che valutavano il predicatore. Lo stesso San Francesco d’Assisi e l’Ordine da lui fondato ebbero all’inizio molti ostacoli per questo motivo.

Lo stesso Mons. Marcel Lefebvre quando andò a Venezia per una Messa Pontificale il 7 aprile 1980 fece menzione di questo problema durante il sermone, nella normalità un vescovo non poteva predicare in un’altra diocesi senza l’autorizzazione del vescovo ordinario. Continua a leggere

Stato di necessità o scisma?

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di Redazione

Un buon numero di cattolici disorientati ci ha chiesto, con messaggi e richieste formali, una posizione in merito alle consacrazioni episcopali che la Fraternità San Pio X si appresterebbe a fare il 1° luglio 2026. Inizialmente, non avremmo voluto farne un articolo per non essere ripetitivi e per evitare le solite risposte giustificazioniste che, consapevolmente o meno, fanno sempre a pugni col Magistero Perenne della Chiesa e col Diritto Canonico. Conosciamo bene gli argomenti delle auto-difese, che farebbero sorridere un seminarista al primo anno, tanto quanto gli astuti modernisti che occupano i Sacri Palazzi almeno dal 1965, ma comprendiamo anche la sincera necessità di capire delle anime buone. Riteniamo di fare, perciò, un atto di carità spirituale, chiarendo le questioni con questo scritto, giunto al sito del Circolo Christus Rex-Traditio come atto di testimonianza, che non abbiamo richiesto, ma che la Provvidenza ha suscitato da un veterano della Tradizione Cattolica, teologo e canonista laico, tra i più preparati e presente ai vari fatti, sin da prima delle consacrazioni episcopali. Utilizza uno pseudonimo per umiltà, affinché il testo sia letto senza alcun pregiudizio e, per questo, nel fare propri tutti gli assunti come posizione ufficiale del nostro piccolo ma sempre molto attivo Circolo Christus Rex-Traditio, lo ringraziamo. 

 

di Doctor Quidam

Sono trascorsi ormai 38 anni dalla consacrazione dei vescovi, fatta senza mandato romano, da Mons. Marcel Lefebvre e Mons. Antonio De Castro Mayer. Il 2 febbraio 2026, Festa della Purificazione di Maria S.S., viene data la notizia dal Superiore della F.S.S.P.X. don Davide Pagliarani dell’intenzione di procedere il 1° luglio 2026, Festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, alla consacrazione di nuovi vescovi. da parte della F.S.S.P.X. (Fraternità Sacerdotale San Pio X).

Preliminarmente, prima di entrare nell’aspetto canonistico e teologico, va fatto rilevare che la F.S.S.P.X. ha giocato, in questi anni, dopo la morte di Mons. Marcel Lefebvre, con le autorità romane, sue due sponde: la prima, attaccando le deviazioni dottrinali susseguite al 1988, l’altra diplomatica, riconoscendo l’autorità romana come legittima, nonostante gli errori dottrinali riproposti ininterrottamente dalla chiusura del Vaticano II (1965). Questo dualismo ha portato alla revoca, da parte di Benedetto XVI, della scomunica ai vescovi consacrati nel 1988, nella speranza di un rientro nella chiesa conciliare (ma non a Mons. Marcel Lefebvre ed a Mons. Antonio De Castro Mayer). Dopo l’espulsione dalla F.S.S.P.X. di Mons. Richard Williamson e la sua morte di Mons. Bernard Tissier de Mallerais, i vescovi nella F.S.S.P.X. sono rimasti solo due: Mons. Alfonso De Gallareta e Mons. Bernard Fellay, entrambi non di età avanzata, non raggiungendo neppure la settantina d’anni.

La cosa che appare strana è che si dica di voler procedere alle consacrazioni episcopali a distanza di quasi sei mesi, quando invece Mons. Marcel Lefebvre lo deliberò dopo che le trattive con la Roma modernista naufragarono. Era ovvio, perché pretendeva l’adesione alla chiesa conciliare e Mons. Lefebvre comprese l’inganno. Infatti, era stato portato alle trattative con il Vaticano dai suoi consiglieri, “obtorto collo”, ancorché lui fosse restio a proseguire i contatti. In ogni caso, fu una decisione repentina e non organizzata con minuzia. Mons. Marcel Lefebvre aveva, allora, 83 anni e comprendeva che non poteva più indugiare nel darsi una continuità.

La situazione, oggi, è totalmente diversa. In questi anni, la sottile diplomazia tessuta dalla F.S.S.P.X. a partire da Benedetto XVI e poi con Francesco, con i vari contatti, tenuti in segreto, hanno portato alla revoca della scomunica per i consacrati e poi da parte di Francesco alla giurisdizione per la celebrazione dei matrimoni e all’assoluzione per il Sacramento della Penitenza. La prima, fu concessa, come si è detto, nella speranza di un rientro nella compagine conciliare, ma a determinate condizioni, che la F.S.S.P.X. non poteva pubblicamente accettare. In breve, la chiesa conciliare continuava nell’esperienza modernista, ma restava l’autorità ufficiale della Chiesa cattolica, come se l’eresia modernista fosse un comune raffreddore invernale, che però, purtroppo, funesta la Chiesa ormai da quasi 65 anni. In questa situazione, la F.S.S.P.X.  ha organizzato, nell’agosto del 2025, un grande pellegrinaggio a Roma, per l’Anno Santo, facendo palesare davanti alle autorità vaticane la potenza della F.S.S.P.X.  ed il suo peso in ambito ecclesiale.

Dulcis in fundo, dopo che è stata data la notizia da parte del Superiore Generale della F.S.S.P.X. dell’intenzione di procedere a nuove consacrazioni episcopali è pervenuto, subito, l’invito da parte della Congregazione della Dottrina per Fede ad un incontro per il 12 febbraio, per trovare una soluzione. Dopo l’incontro, sono state pubblicate le foto del Superiore Generale della F.S.S.P.X. con accanto il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il “card.” Victor Manuel Fernandez. È stato poi pubblicato dal Dicastero sopracitato un Comunicato nel quale si afferma che: “l’incontro – è stato – cordiale e sincero” Si auspicano nuovi contatti al fine di trovare un accordo e discutere sui vari argomenti toccati durante il colloquio. La condizione preliminare è quella, però, di sospendere le consacrazioni episcopali da parte della F.S.S.P.X.

Si fa rilevare che nel Comunicato si parla di: «religioso ossequio della mente e della volontà», termine tipico del Giansenismo, condannato dalla Sede Apostolica.

Il Comunicato conclude che don Davide Pagliarani presenterà le proposte del Dicastero Romano al suo Consiglio e darà una risposta.

Va precisato che Victor Manuel Fernandez è lo stesso che ha negato la Corredenzione di Maria S.S., pochi mesi orsono, e alla quale dichiarazione del Dicastero Romano don Davide Pagliarani ha fatto celebrare Messe in riparazione.

La situazione dovrebbe apparire paradossale a tutti!

Niente affatto, perché, ormai, i fedeli della F.S.S.P.X. sono talmente indottrinati che non riescono più a discernere il vero dal falso. Ed insistono che bisogna resistere ai superiori per obbedire a Dio nonché con questo atto non s’intende rompere l’unità della Chiesa. Queste affermazioni assomigliano molto a quelle gianseniste, condannate dalla Bolla “Unigetitus Dei Filius” di Clemente XI: “Sopportare in pace la scomunica e l’ingiusto anatema piuttosto che tradire la verità, è imitare san Paolo; ed è molto lontano dall’erigersi contro l’autorità o rompere l’unità” DS. 1442.

Per avallare l’atto del conferimento delle consacrazioni episcopali, il Superiore della F.S.S.P.X. ha risuscitato l’argomento, utilizzato già nel 1988, dello stato di necessità.

Lo stato di necessità è l’argomento tirato fuori da tutti gli scismatici che hanno proceduto a consacrazioni episcopali contro la volontà del Romano Pontefice, perché un conto è agire “contra voluntatem Summi Pontificis” ed un conto è agire “non contra voluntatem Summi Pontificis”.

Nel primo caso, si vuole andare contro la volontà del Romano Pontefice, nel secondo, quando non si è in grado di contattare il Romano Pontefice. Nella storia della Chiesa è più volte successo che si è proceduto a consacrazioni episcopali, a volte perché il consacrante non poteva contattare il Romano Pontefice, nel caso specifico le consacrazioni svoltesi nei Paesi del blocco comunista, durante la Cortina di Ferro, poi convalidate dal Vaticano. Il più delle volte, invece, con atti scismatici, perché si è andati contro la volontà del Romano Pontefice, non cercando neppure il suo consenso.

Quelli più recenti, sono stati durante la Rivoluzione Francese da parte di Charles Maurice di Talleyrand Perigord, già vescovo dimissionario di Autun, coadiuvato come co-consacratori dai vescovi in partibus di Lydda e Babilonia, che procedettero a consacrare due vescovi, senza mandato romano. Contro tale atto scismatico, fu comminata la scomunica da parte di Pio VI con la Bolla Charitas que, del 13 aprile 1791. In questo caso, Talleyrand invocò lo stato di necessità, per la sopravvivenza in Francia del cattolicesimo, venendo però a patti con la Rivoluzione Francese.

Capitò per il Patriarcato Caldeo al tempo di Pio IX che contro la volontà del papa furono consacrati tre vescovi per venire incontro alle necessità di fedeli del rito Malabarico, che non volevano sottostare alla giurisdizione dei loro vescovi. Anche in questo caso, fu comminata la scomunica con la Lettera Apostolica Quae in Patriarcatu del 1° settembre 1876.

Poi al tempo di Pio XII con le consacrazioni fatte dai vescovi nazionali cinesi per venire a patti con il regime comunista, anche in questo caso venne invocato lo stato di necessità al fine del proseguimento del cattolicesimo nella Cina comunista. Contro questo atto scismatico fu promulgata l’Enciclica “Ad Sinarum Gentem” del 7 ottobre 1954. Come si vede, uno stato di necessità, in tutti questi casi poteva apparire giustificato, ma non lo era, né de jure e né de facto, perché non si poteva procedere a delle consacrazioni episcopali senza l’autorizzazione da parte della Sede Apostolica.

Passiamo ora ad affrontare il lato canonistico, dottrinale e teologico riguardo alle consacrazioni episcopali.

Il Papa possiede la giurisdizione universale su tutti i vescovi essendo il Capo visibile della Chiesa e può quindi nominarli e deporli dal loro incarico. Questo principio fu ribadito già ai tempi di San Gregorio VII, nel 1075, col “Dictatus Papae” durante la “Lotta per le Investiture” e fu portato avanti nei secoli. Non si vuole inserire tutti i documenti a tal proposito, basti solo ribadire quanto formulato nel Codice di Diritto Canonico Pio-Benedettino del 1917, Can. 953.

A questa base canonistica va aggiunta la parte teologica che è il dogma del Primato Petrino. Il Romano Pontefice non possiede nella Chiesa soltanto un primato d’onore, come sostengono gli ortodossi scismatici, ma un primato di giurisdizione, vincolante per tutti i cristiani. La Bolla “Unam Sanctam” di Bonifacio VIII del 18 novembre 1302 lo definisce in maniera chiara e vuole una sottomissione al Romano Pontefice: “Porro sub esse Romano Pontifici omni humanae creaturae declaramus, dicimus, diffinimus omnino esse de necessitate salutis” (Tutte le umane creature devono essere sottomesse al Romano Pontefice per potersi salvare l’anima). DS. 875. Va chiarito che questo è un dogma di fede, non un semplice invito.

Il Concilio Vaticano I nella Costituzione Dogmatica “Pastor Aeternus” così dichiara: “… Romanum Pontificem habere … potestas supreamae jurisdictionis non solum in rebus quae ad fidem et mores, sed etiam in iis quae ad discipinam  et regimen Ecclesiae per totum  orbem diffusae pertinest … ac singulas ecclesias sive in omnes et singulos pastores et fideles …” (Il Romano Pontefice ha la suprema ed universale giurisdizione non solo in ciò che concerne la fede e la morale, ma anche in ciò che concerne la disciplina e il regime della Chiesa … su tutte le singole chiese, su tutti i singoli pastori e fedeli” DS. 3064. Questa è una Costituzione Dogmatica, non una disposizione pastorale. Questa formula del Concilio Vaticano I è stata già ribadita nella lettera del Card. F. Seper a Mons. Marcel Lefebvre del 16 marzo 1978, alla quale Mons. Marcel Lefebvre non dette risposta sulla questione. La stessa Definizione Dogmatica è chiaramente inserita nel testo del Comunicato summenzionato, dopo l’incontro tra il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e il Superiore della F.S.S.P.X.

Se esiste un reale stato di necessità questo deve essere provato. Se la prova sono le costanti eresie che vengono diffuse e proferite dalla gerarchia della chiesa conciliare, non bisogna neppure intrattenere con la medesima delle relazioni come insegna San Paolo nell’Epistola a Tito: “Haereticum hominem post unam et secundam correptionem devita, sciens quia subversus est, qui eiusmodi est, et delinquit, proprio iudicio condemnatus”. (Lettera a Tito cap. 3-11)

Ci pare che correzioni siano state inviate “ad abundantiam”, già ai tempi di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Si veda la dichiarazione del 29 giugno del 1976 da parte di Mons. Marcel Lefebvre, dopo aver ricevuto la sospensione “a divinis” da parte di Paolo VI: Questa Chiesa Conciliare è scismatica, perché ha preso per base per il suo aggiornamento, principi opposti a quelli della Chiesa Cattolica, come la nuova concezione della Messa espressa ai numeri 5 della Prefazione al [decreto] Missale Romanum e 7 del suo primo capitolo, che attribuisce all’assemblea un ruolo sacerdotale che non può esercitare; come similmente il naturale — vale qui a dire divino — diritto di ogni persona e di ogni gruppo di persone alla libertà religiosa.

“Questo diritto alla libertà religiosa è blasfemo, perché attribuisce a Dio scopi che distruggono la Sua Maestà, la Sua Gloria, la Sua Regalità. Questo diritto implica libertà di coscienza, libertà di pensiero, e tutte le libertà massoniche.

“La Chiesa che afferma tali errori è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa chiesa conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica”.

E la posizione fu ribadita, in particolar modo, nella lettera a Giovanni Paolo II del 31 agosto 1985 da parte dei vescovi Marcel Lefebvre ed Antonio De Castro Mayer, in occasione della convocazione del Sinodo dei vescovi in Vaticano, per celebrare i vent’anni di chiusura del Vaticano II, con la quale i due presuli concludevano: Santo Padre, la Vostra responsabilità è gravemente impegnata in questa nuova e falsa concezione della Chiesa, che trascina il clero e i fedeli nell’eresia e nello scisma. Se il Sinodo, sotto la Vostra autorità persevera in questo orientamento, Voi non sarete più il Buon Pastore”.

Ed ancora, lo stesso Mons. Marcel Lefebvre, nel 1988, ha affermato, un po’ prima di procedere alle consacrazioni episcopali: “E adesso vengo a quello che senza dubbio vi interessa; ma io dico: Roma ha perso la fede, cari amici, Roma è nell’apostasia. Queste non sono parole, non sono parole in aria che vi dico, è la verità! Roma è nell’apostasia. Non si può più dare fiducia a questa gente. Hanno abbandonato la Chiesa, abbandonano la Chiesa, e sicuro, sicuro, sicuro”. Aggiungiamo quello che affermò Mons. Antonio De Castro Mayer sempre nel 1988: “La Chiesa che aderisce formalmente e totalmente al Vaticano II con le sue eresie non è, né potrebbe essere, la Chiesa di Gesù Cristo. Per appartenere alla Chiesa Cattolica, alla Chiesa di Gesù Cristo, è necessario avere la Fede, cioè, non mettere in dubbio o negare alcun articolo della Rivelazione. Orbene, la Chiesa del Vaticano II accetta dottrine che sono eretiche, come abbiamo visto” (The Roman Catholic, agosto 1985).

Non si sa quanti ammonimenti sono stati inviati al Vaticano per condannare e mettere in luce le eresie e le blasfemie che in questi ultimi anni si sono manifestate.

Come può un eretico essere il Capo della Chiesa? Questo rimane un mistero! Una gerarchia che proclama eresie può essere la vera gerarchia della Chiesa?

Questo mistero va però dipanato e più volte lo stesso Mons. Marcel Lefebvre ebbe dubbi sulla legittimità dei papi conciliari. Già in una conferenza del 1975 espresse questi dubbi su Paolo VI. Lo stesso, nel suo libro il “colpo da Maestro di Satana” su Giovanni Paolo II nella famosa omelia di Pasqua del 1986. Il vescovo francese fu frenato proprio dai suoi stessi collaboratori, in quella occasione. Finita la cerimonia, ci fu una pletora di sacerdoti e di benefattori che andarono a parlare con Mons. Lefebvre, supplicandolo di non prendere una posizione per la vacanza della Sede Apostolica e questo è testimoniato proprio dai seminaristi, che in quel tempo erano ad Econe, per le feste pasquali.

Ancora, poco prima di morire, nel 1990 Mons. Marcel Lefebvre ebbe a dire davanti a testimoni che avrebbe preso posizione sull’autorità nella Chiesa, perché questa situazione stava ingenerando confusione nei sacerdoti e nei fedeli.

È evidente a qualsiasi cattolico che non è possibile per chi è assistito dal carisma dell’Infallibilità che sbagli in questioni di fede e morale, perché c’è una promessa divina: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli». (Luca 22-31-34). Non vogliamo in questa circostanza addentrarci in dispute troppo teologiche, ma è evidente che un eretico o uno scismatico non può essere eletto Sommo Pontefice.

Lo spiega molto bene L’Enchiridion Juris Canonici edizione 1940 a cura di Stefano Sipos: “Eligi potest masculum, usu rationis pollens, membrum Ecclesiae. Invalide ergo eligerentur feminae, infantes, habituali amentia laborantes, non baptizati, haeretici, schismatici” (Può essere eletto Sommo Pontefice ogni maschio che abbia l’uso della ragione, membro della Chiesa. Non sarebbero dunque, eletti: le donne, i bambini, i matti, i non battezzati, gli eretici e gli scismatici).

Questo riprende e ripropone quanto già formulato dalla Costituzione Apostolica di Paolo IV del 15 marzo 1559 “Cum ex Apostolatus”: “Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un Vescovo, anche se agisce in qualità di Arcivescovo o di Patriarca o Primate od un Cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un Legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a Cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla Fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i Cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, ne essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima”.

La prova che i candidati non erano “materia apta” al Sommo Pontificato sono gli atti posti in essere successivamente all’elezione, i quali contengono eresie e deviazioni dalla fede. Ciò è manifestatamente evidente in quei provvedimenti che hanno in se stessi l’infallibilità riflessa ovvero l’oggetto secondario dell’infallibilità papale come canonizzazioni dei santi, promulgazione delle leggi universali per la Chiesa sia disciplinari che liturgiche, l’approvazione di ordini e congregazioni religiose ed i fatti teologici. Ordunque, nell’approvazione dei testi delle riforme susseguite al Vaticano II, sia liturgiche, Pontificale Romano, Novus Ordo Missae e Libro dei Sacramenti, che disciplinari, Nuovo Codice di Diritto Canonico sono contenuti errori, come nella proclamazione di nuovi santi, vedasi solo come esempio quelle di Giovanni Paolo II e di Paolo VI.

Il Colpo da Maestro di Satana sta proprio in questo: infiltrare eretici e apostati all’interno della Chiesa, che utilizzano la loro autorità, raggiunti i vertici del potere, per diffondere l’eresia. Questa è stata la strategia dei modernisti per sovvertire la Chiesa Cattolica e trasformarla nella chiesa sinodale e conciliare.

La visibilità della Chiesa, argomento principe adottato ultimamente dalla F.S.S.P.X  per mantenere relazioni con la Roma conciliare è chiaramente inficiato da quanto è scritto nel classico Dictionnaire de Théologie Catholique, alla voce “Église”. Così scrive il Dublanchy: “Lo Stapleton (†1598) espone quattro ragioni per le quali la visibilità della Chiesa deve essere manifestata agli occhi di tutti: il bene dei fedeli che possono così facilmente seguire gli insegnamenti della Chiesa ed obbedire ai suoi precetti; la necessità per i fedeli, esposti a perdere la fede, di poter facilmente discernere dalle sette eretiche la Chiesa cattolica della quale la verità è divenuta così risplendente; la necessità, per gli infedeli che vogliano abbracciare la fede cattolica, di poter agevolmente riconoscere la Chiesa cattolica; infine la gloria di N.S. Gesù Cristo il cui regno su tutta la terra brilla così di un meraviglioso splendore”.

La visibilità della chiesa conciliare porta a perdere la fede, non porta sicuramente gli acattolici ad avvicinarsi alla vera Chiesa di Cristo Nostro Signore! L’argomento sarebbe troppo vasto da trattare in questo articolo, ma quanto qui esposto sarebbe già sufficiente a chiudere l’argomento.

In conclusione se si deve addivenire a consacrazioni episcopali senza mandato Apostolico, è necessario chiarire prima la situazione dell’autorità nella Chiesa, altrimenti s’innesca un cortocircuito nella Chiesa stessa e l’atto sarebbe materialmente scismatico, anche se non formalmente, perché gli occupanti del Vaticano sono illegittimi e la Sede Apostolica sarebbe, pertanto, vacante. Che Nostro Signore intervenga ed illumini le coscienze e gli intelletti.

15 febbraio 2026 Domenica di Quinquagesima

Doctor Quidam

Bergoglio a Verona: Volantinaggio e Rosario riparatore del Circolo Christus Rex-Traditio

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di Redazione www.2dipicche.news

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa del Circolo Christus Rex-Traditio.

I CATTOLICI TRADIZIONALISTI VERONESI: “BERGOGLIO NON È VERO PAPA, QUINDI NON È BEN ACCETTO A VERONA!”

Nei giorni scorsi i militanti cattolici tradizionalisti e sedevacantisti del Circolo Christus Rex-Traditio hanno distribuito 5.000 volantini a Verona e provincia, pubblicato sulla pagina Facebook del gruppo, per invitare i fedeli cattolici a pregare un Rosario di Riparazione per la conversione di Bergoglio al Cattolicesimo dal “modernismo”, di cui oggi si fa portavoce, come TUTTI i suoi predecessori, che, pur con stili diversi, hanno applicato il Concilio Vaticano II (1962-1965).

Abbiamo trovato tante persone d’accordo con noi e critiche verso Bergoglio e le sue uscite” – commenta il Portavoce del Circolo tradizionalista Avv. Andrea Sartori. “Anche se sabato ci sarà tanta gente, come ovvio, molti saranno coloro che staranno a casa o andranno solo per curiosità perché questo “pontificato” non piace. Il cattolico sincero non sente la voce del suo Pastore e si disperde”.

“Rompendo drasticamente con la Tradizione Apostolica – dice il Portavoce del Circolo Christus Rex-Traditio Avv. Andrea Sartori – chi aderisce al Vaticano II e alle riforme moderniste successive si pone fuori dalla Chiesa Cattolica.

L’unico modo possibile per interpretare quell’ assemblea è nell’ermeneutica della rottura con il Magistero Perenne della Chiesa, fino alla predicazione alterata di alcuni passi evangelici.  Nel suo sillabo di condanna degli errori modernisti, Papa San Pio X ha respinto l’idea che le scoperte della scienza o della storia dovessero portare a un ‘adattamento’ della dottrina (Decreto Lamentabilli sane, 64). Nel Gaudium et Spes, il Vaticano II del 1965 ha affermato che “i risultati della scienza sollevano nuove domande, che necessitano di nuove indagini teologiche (GS 62)”.

Prosegue l’Avv. Sartori:

“Desideroso di eliminare il modernismo, San Pio X lo ha denunciato infallibilmente nell’Enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907) come presupposto errato, soprattutto perché prevedeva che, ogni volta che alcune questioni di Fede o Morale confliggono con gli insegnamenti della Chiesa, nella storia, gli insegnamenti della Chiesa dovessero sempre cambiare. Non è la Chiesa a dover cambiare, per piacere al mondo, perché si deve piacere a Dio, non ai capricci e ai desideri sregolati o ai peccati degli uomini.

Infatti – incalza il Portavoce del Circolo Christus Rex-traditio – Gesù Cristo ha detto: «se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”.

Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato». (Gv. 15,18-21)

Bergoglio e i suoi predecessori fino a Roncalli, nonché la gran parte dei religiosi e fedeli sedicenti cattolici degli ultimi 60 anni predicano una nuova dottrina,  diversa.

Ma San Paolo, nella Lettera ai Galati (1,6-10) scrive, quasi profeticamente:

«Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro Vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!».

“Costoro, dunque, e mi riferisco a tutti i modernisti – conclude l’Avv. Andrea Sartori – si sono posti fuori dall’unica Chiesa di Cristo, Cattolica, Apostolica, Romana, per abbracciare altri principi ed altre idee, come se la Chiesa fosse una Ong travestita da chierico. Ci pensi, il Sig. Bergoglio, perché corrispondendo alla Grazia non è mai tardi per diventare cattolici”.

L’Addetta alle Relazioni Esterne per il Circolo Christus Rex-Traditio Lucia Rezzonico

 

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Il sedevacantismo non è una semplice opinione

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Traduzione a cura di Luca Sbroffoni, del Circolo Christus Rex

WWW.INVERITATEBLOG.COM
9 DICEMBRE 2020 DI BP. SANBORN (in fondo, riportiamo la versione originale in inglese dal link al sito con l’articolo del Vescovo)

L’OPINIONISMO

di S.E. Rev.ma Mons. Donald Sanborn

La vacanza della Sede Apostolica, il non-Papato di Francesco, e per questo di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, Giovanni Paolo I, Paolo VI e persino di Giovanni XXIII, è una questione che ha diviso i tradizionalisti forse più che qualsiasi altro negli ultimi quarant’anni. Tra coloro che hanno intrapreso la via della resistenza alle riforme del Vaticano II, la maggioranza professa di essere sedeplenisti , cioè sostiene che Francesco sia un vero Romano Pontefice. Lo fanno solitamente sotto la direzione della Fraternità San Pio X. Altri, minoranza ma non insignificante, sono sedevacantisti , cioè dicono che Francesco non è un vero Romano Pontefice, né lo sono i suoi predecessori del Vaticano II. Questa differenza di posizione teologica ha causato un’agonia mondiale tra coloro che resistono al Vaticano II.

Ciascuna parte afferma che il suo punto di vista è quello giusto, e anzi necessario per mantenere una posizione cattolica. Ciascuna parte accusa l’altra di essere scismatica. Nell’autunno del 1979, l’arcivescovo Lefebvre ha rilasciato una dichiarazione in cui dichiarava che non avrebbe tollerato nella Fraternità San Pio X coloro che si rifiutavano di inserire il nome di Giovanni Paolo II nel canone della Messa. Ha respinto un certo numero di sacerdoti in Europa per il rifiuto di osservare il detto. Nella primavera del 1980 venne in America con lo stesso programma: licenziare coloro che non avessero detto il nome di Giovanni Paolo II nel canone. Nel corso delle trattative con i preti americani, tuttavia, l’arcivescovo Lefebvre è giunto a una specie di compromesso. Non avrebbe cacciato i preti dalla Fraternità San Pio X, se avessero accettato di tenere per sé il loro sedevacantismo. Potevano escludere il nome di Giovanni Paolo dal canone, purché non ne facessero una questione pubblica. È nato l’opinionismo.

Lo stesso arcivescovo formulerebbe il principio fondamentale dell’opinione pubblica: “Non dico che il Papa non è Papa, ma non dico nemmeno che non si possa dire che il Papa non è Papa”. Lo scopo di
questo studio è esaminare l’opinione pubblica e giudicare se sia una posizione legittima da prendere. L’identità del Romano Pontefice può essere oggetto di opinione?
I. Che cos’è un’opinione?
Un’opinione è un’idea o una dottrina che ritieni probabilmente vera. Allo stesso tempo, tuttavia, hai la paura fondata che possa essere vero il suo contrario. La mente è decisamente propensa verso un’idea e rifiuta il suo opposto, ma non completamente. Non accetta totalmente l’uno come vero, né rifiuta totalmente il suo contrario come falso. Succede spesso nelle diagnosi mediche. Anche i medici altamente qualificati sono spesso solo di un’opinione su una diagnosi che fanno. Non sono in grado di avere una certezza assoluta a causa della mancanza di prove sufficienti per produrre la certezza. Quindi pensano o opinano che il loro paziente possa avere una certa malattia, ma non sarebbero molto sorpresi se scoprissero qualcosa di diverso col passare del tempo.
II. Cos’è un’opinione teologica? Continua a leggere

Matteo Castagna a “La Zanzara”: la sodomia e gli atti impuri sono peccati gravi, viva Cristo Re e le sue leggi e voi…convertitevi!

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di Lucia Rezzonico

Giovedì scorso, 22 Ottobre 2020 alle 18.15 circa il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna ha ricevuto un’improvvisa telefonata di Giuseppe Cruciani, il popolare conduttore de La Zanzara, trasmissione dissacrante oltre la goliardia, fatta per provocare e cercare di mettere in grande difficoltà (ovvero massacrare) coloro che vengono chiamati. Non tutti. Perché non è la prima volta che il nostro Matteo viene chiamato da La Zanzara e non è la prima volta che riesce, con la sua indiscussa capacità di ribattere a tono, a girare il tentativo di metterlo in tremenda difficoltà addosso a coloro che provano a metterlo sotto. Anche stavolta, il Sig. Gottardo non è riuscito nel suo intento, nonostante l’amico Cruciani abbia cercato in ogni modo di aiutarlo. Alla fine, l’ultima parola l’ha avuta il nostro Castagna, piacciano o meno i contenuti del suo pensiero (che coincidono con quelle del Magistero Perenne della Chiesa e del Catechismo). Temi della telefonata: le uscite di Bergoglio a gavore delle coppie onosex, la sodomia, il sesto comandamento, la fornicazione, il peccato, la morale cattolica che si scontra con i desiderata del mondo moderno.

Ecco il link alla trasmissione del 22/10/2020: https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/lazanzara#

I nemici della civiltà cristiana

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Un articolo magistrale di chi cattolico non è, ma giunge con l’osservazione della realtà, la ragione e la cultura, a descrivere la verità. (n.d.r.)

di Marcello Veneziani

La civiltà cristiana ha oggi tre nemici: l’invasione islamica, il materialismo ateo e la chiesa di Bergoglio. In modi e gradi differenti stanno sradicando dalla nostra vita il seme della cristianità, il legame coi suoi simboli, con la sua fede e la sua tradizione. Detestano ogni tentativo di dare visibilità e centralità al messaggio cristiano, non sopportano il crocifisso nei luoghi pubblici, s’indignano se qualcuno si pone il problema di salvaguardare il suo spazio vitale, le sue città, i suoi riti e le sue liturgie.

I primi vogliono sostituire una religione che avvertono declinante con la loro e sottomettere la cristianità all’Islam. Il secondo vuol cancellare ogni traccia di spiritualità e di presenza religiosa dall’orizzonte pubblico per ridurre l’uomo alle sue voglie e al suo egoismo. La terza vuole ridurre la civiltà cristiana a luogo d’accoglienza, corridoio umanitario, fino a perdere ogni traccia vivente di cristianità. Il primo viene dal basso, dal sud del mondo, dai barconi e dalle ong. Il secondo scende dall’alto, dalle grandi fabbriche d’ateismo e di nichilismo che si annidano nei media, nella società dei consumi, nei santuari della finanza e dell’ideologia. Continua a leggere

La profezia di San Francesco d’Assisi: la divisione nella Chiesa e l’antico serpente sul trono

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Si tratta di un testo apocrifo attribuibile agli eretici Spirituali o Fraticelli del Medioevo. Cf Sodalitium n. 49, aprile 1999, pp. 65-67. Per cui non ha alcuna attendibilità sul piano cattolico. Mentre sul piano storico è un rilievo interessante. La precisazione, giunta da don Francesco Ricossa, che ringraziamo, sia utile anche alla fonte “Gloria.tv”

Segnalazione di Luciano Gallina

“Nostro Signore Gesù Cristo invierà loro non un degno pastore, ma uno sterminatore“.

Dopo aver convocato i suoi fratelli poco prima della sua morte (1226), Francesco ha avvertito su tribolazioni future, dicendo: “Fratelli agite con forza e fermezza in attesa del Signore. Un periodo di grandi tribolazioni e afflizioni in cui grandi pericoli e imbarazzi temporali e spirituali accadranno; la carità di molti si raffredderà e l’iniquità dei malvagi abbonderà. Il potere dei demoni sarà più grande del solito, la purezza immacolata della nostra comunità religiosa e altri saranno appassiti al punto che ben pochi fra i cristiani vorranno obbedire al vero sommo Pontefice e alla Chiesa Romana con un cuore sincero e perfetta carità.
“Nel momento decisivo di questa crisi, un personaggio non canonicamente eletto, elevato al soglio pontificio, si adopererà a propinare sagacemente a molti il veleno mortale del suo errore. Continua a leggere

Bergoglio, il “papa” contempl-attivo che muove la sua “Contro-Chiesa” coi droni

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bergoglio-and-tagle-give-the-horns-wally-santana-ap1Bergoglio il papa contempl-attivo che muove religione e Chiesa con i droni. –

La Chiesa (o meglio la “Contro-Chiesa, n.d.r.) di Bergoglio  con i “santi fatti in casa”( vedi La Fabbrica dei Santi” di Laura Fezia-Nell’attività frenetica della «fabbrica dei santi»  soprattutto durante il pontificato (conciliare, n.d.r.) di Giovanni Paolo

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http://blog.ilgiornale.it/franza/2018/04/24/bergoglio-il-papa-contempl-attivo-che-muove-religione-e-chiesa-con-i-droni/# Continua a leggere