Bibbia Queer: “Blasfemie contro la Madonna nel commentario al Vangelo di Luca”
Segnalazione di L.C.
Segnalazione di L.C.
di Lorenzo Cianti
Nuovo terremoto all’interno del Partito democratico. Trenta esponenti dem in Liguria, tra cui la recordwoman di preferenze alle scorse comunali di Genova Cristina Lodi e il consigliere regionale Pippo Rossetti, hanno abbandonato il Pd per approdare ad Azione, manifestando il loro dissenso sulla svolta massimalista della segreteria Schlein. Non sono né i primi, né saranno gli ultimi ad andarsene. Inutile dirlo, i malumori sono cominciati da tempi non sospetti al Nazareno. E hanno spinto numerosi membri di Base Riformista – ma non solo – a cercare altri lidi.
Il primo a sventolare il fazzoletto bianco è stato Beppe Fioroni, volto dei teodem, già ministro con Prodi e storico dirigente de La Margherita. “Prendo atto della marginalizzazione dell’esperienza popolare. Questo non è più il mio partito”, aveva affermato a malincuore lo scorso 27 febbraio, all’indomani della vittoria di Elly Schlein alle primarie. Ad aprile l’addio di Andrea Marcucci, intenzionato a far parte di una non meglio precisata federazione centrista. Stessa sorte per Enrico Borghi, che di lì a poco avrebbe aderito ad Italia Viva. È una new entry di Forza Italia l’eurodeputata Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, giudice istruttore ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983. Perentorio il suo giudizio: “Schlein è troppo a sinistra, mi sono sentita sola sui miei temi”.
Non dimentichiamo il bonacciniano doc Carlo Cottarelli. L’economista, doppiato da Daniela Santanché nel collegio di Cremona, ha lasciato il suo seggio senatoriale per tornare tra i banchi dell’Università Cattolica di Milano. Alessio D’Amato, candidato per il centrosinistra alle elezioni regionali nel Lazio sconfitto da Francesco Rocca, si è trasferito chez Calenda criticando la subalternità del Pd alle politiche grilline. Peccato che D’Amato fosse vicepresidente della giunta Zingaretti, la stessa che aveva accolto i consiglieri pentastellati in maggioranza.
Certo, il clima non è dei migliori neanche tra i fedelissimi di Schlein, presunti o tali. Basti pensare al poco incoraggiante: “Con questa non prendiamo nemmeno il 17 per cento” di Nicola Zingaretti. Che cosa ha voluto dire? Il messaggio è chiaro: se Schlein performerà peggio di Letta alle prossime europee, c’è il rischio che la sua segreteria venga troncata dai probiviri dem.
L’ecatombe piddina testimonia la mutazione genetica in atto nel Pd. Espunto l’aggettivo “riformista” dal patrimonio lessicale dem; liquidato qualsiasi riferimento alla vocazione maggioritaria di Veltroni; incentivate le tendenze liberticide d’oltreoceano, come il wokismo e la cancel culture. È così che l’erede della stagione ulivista, nato dall’unione tra post-comunisti e democristiani di sinistra, si sta trasformando in quello che Augusto Del Noce avrebbe definito “partito radicale di massa”: un soggetto politico che incarna istanze ultra minoritarie. Come spiegava il politologo Domenico Fisichella in un’intervista su Atlantico Quotidiano, il Pd sta subendo un’erosione dovuta alla “spinta centrifuga” nella società civile. Potremmo parlare di Democrazia proletaria 2.0, perché no.
Le defezioni dal Pd fanno gola a molti: c’è chi vorrebbe rimpinguare le fila del fu Terzo polo. Matteo Renzi punta a sottrarre nomi e consensi ai dem in modo da lanciare a Bruxelles la sua nuova creatura, Il Centro. Da giorni il leader di Italia Viva sta facendo tappa in Lombardia, terra di tradizione storicamente moderata. Il suo è un opa ostile: Schlein ignora i centristi? Ci penso io a fare man bassa. Non solo negli ex feudi della Balena bianca, ma anche nelle aree metropolitane. Il Partito democratico, schiacciato tra la demagogia grillina alla sua sinistra e le velleità neo-dorotee alla sua destra, deve chiarire quale sia la sua missione. Altrimenti la fuga dei riformisti sarà inarrestabile.
Articolo completo: Il Pd si ribella a Elly Schlein (nicolaporro.it)
di Il Gazzettino
In queste ore le battaglie più cruente si registrano sulla linea del fronte intorno a Bakhmut, nel Donetsk: le Forze di difesa ucraine hanno ottenuto un successo nei pressi di Klishchiivka.
Lo ha scritto su Telegram la vice ministra della Difesa Hanna Malyar. «I punti caldi degli scontri tra russi e ucraini sono ora Klishchiivka e Kurdiumivka», ha dichiarato. Secondo Malyar, al momento sono in corso azioni offensive a sud di Bakhmut, mentre nei pressi di Yahidne e Bogdanivka, sempre in Donetsk, le truppe russe hanno tentato di sfondare la difesa ucraina ma senza riuscirci: «Il nemico cerca di spingere le truppe fuori dalle posizioni catturate, ma non ottiene risultati», ha sottolineato.
«Non vivete nell’illusione che l’attuale Russia sia capace di fare accordi, non fatevi deludere ancora una volta», «per favore non reagite» quando il presidente russo Vladimir Putin «ricomincia con false conversazioni sui negoziati». A ribadirlo sul social X è il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, secondo il quale Putin ha in mente solo tre scenari quando parla di negoziati. Il primo, spiega, «è fare pressione sull’ Ucraina perché capitoli e il conflitto venga congelato fino alla prossima tappa». «Se la resa non funziona, allora si passa al secondo scenario: dateci una pausa operativa così ci possiamo riarmare». «Se anche questo non funziona – continua Podolyak – si passa al terzo scenario: non fateci perdere perché altrimenti ci sarà una trasformazione rivoluzionaria, non fateci perdere la faccia».
Le armi e le munizioni che i soldati Usa stanno muovendo attraverso l’Europa per trasferirle in Ucraina rischiano di essere rubate o di andare perdute perché le misure di sicurezza non vengono osservate in modo efficace. È l’allarme contenuto in un rapporto del Pentagono che punta il dito in particolare contro un sito logistico in Polonia. La valutazione degli ispettori del dipartimento della difesa americano è avvenuta tra gennaio e giugno.
Le forze russe hanno lanciato «5 missili S-300 (a lungo raggio ndr) contro il quartiere Kholodnohirsky di Kharkiv» ferendo cinque persone. Lo riporta su Telegram Oleg Sinegubov, capo dell’Amministrazione militare regionale di Kharkiv. «Secondo le prime informazioni mediche, 5 civili sono stati feriti, le loro condizioni sono da leggere a moderate e non sono in pericolo di vita» ha dichiarato Sinegubov.
I sistemi di difesa aerea russi hanno distrutto due droni che sorvolavano le regioni di Kaluga e Tver. A dichiararlo è stato il ministero della Difesa di Mosca, denunciando «il tentativo fallito del regime di Kiev di compiere attacchi terroristici con droni contro bersagli nella Federazione russa. I droni ucraini sono stati distrutti dai sistemi di difesa aerea operativi sulle regioni di Kaluga e Tver». Successivamente il servizio informazioni della regione di Tver ha precisato che un drone è stato abbattuto sul distretto di Konakovsky.
Il ministro della Difesa russo Serghei Shoigu ha mostrato il sistema missilistico Kinzhal sul vettore missilistico MiG-31I al leader nordcoreano Kim Jong-Un presso l’aeroporto di Knevichi, a Vladivostok, nella regione di Primorye. Lo riferisce la Tass. Kim ha anche esaminato i bombardieri strategici russi a capacità nucleare Tu-160, Tu-95 e Tu-22M3. Secondo un video mostrato dal ministero della Difesa russo, i bombardieri Tu-160 sono stati dotati di nuovi missili da crociera Kh-BD con una gittata superiore ai 6.500 km. Al leader nordcoreano è stata anche mostrata la fregata Marshal Shaposhnikov con i suoi sistemi missilistici e di artiglieria, ormeggiata nella Baia di Ulisse. L’ammiraglio Nikolay Yevmenov, comandante in capo della Marina russa, ha illustrato a Kim e Shoigu le proprietà delle moderne armi russe basate su razzi e artiglieria marittima.
Le autorità della Crimea hanno annunciato l’intenzione di vendere una proprietà appartenente al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Verrà messa all’asta insieme ad un centinaio circa di altre proprietà appartenenti ad esponenti dell’imprenditoria ucraina. A dichiararlo è stato il presidente del parlamento della Crimea, Vladimir Konstantinov. Nel complesso queste proprietà hanno un valore di oltre 815 milioni di rubli, ha aggiunto. A febbraio, le autorità locali avevano annunciato di aver nazionalizzato circa 500 proprietà nella Crimea occupata.
Le forze ucraine avrebbero respinto quelle russe a una distanza di 3-4 chilometri in diverse sezioni del fronte meridionale. Lo ha dichiarato alla tv pubblica la portavoce delle Forze di difesa dell’Ucraina meridionale Natalia Gumenyuk, citata da Unian. Gumenyuk spiega, però, che la situazione nel sud del Paese rimane piuttosto tesa, l’esercito ucraino continua a condurre una guerra di contro-batteria, «ma oggettivamente dobbiamo liberare una striscia di almeno 30 chilometri perché sia davvero efficace» l’offensiva che stanno portando avanti.
Mosca potrebbe riprendere a concentrarsi sugli attacchi con missili da crociera aviolanciati contro le infrastrutture ucraine nel prossimo inverno. A scriverne è l’intelligence britannica, nel suo ultimo rapporto sulla situazione sul fronte, divulgato su X dal ministero della Difesa di Londra. «Tra il mese di ottobre 2022 e il marzo scorso, la Russia si è concentrata sugli attacchi a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche nazionali ucraine», vi si legge. «I missili da crociera aviolanciati (Alcm), in particolare i moderni AS-23a KODIAK, sono stati il fulcro di questi attacchi. La Russia utilizza bombardieri strategici per lanciare queste munizioni dall’interno del proprio territorio». «Rapporti open source – prosegue – suggeriscono che dall’aprile 2023 il “dispendio” di Aclm si sia ridotto, mentre la leadership russa ha rafforzato la produzione dei missili da crociera. La Russia è quindi probabilmente in grado di contare su una scorta significativa di Alcm ed esiste una possibilità realistica che Mosca concentri nuovamente queste armi contro obiettivi infrastrutturali ucraini durante l’inverno», conclude.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato la riconquista da parte delle truppe di Kiev della località di Andriivka, vicino Bakhmut, nell’ Ucraina orientale. Lo stato maggiore aveva già dato notizia della liberazione di Andriivka nella mattinata di ieri, dopo che le notizie analoghe del giorno precedente si erano rivelate inesatte. «Per l’Ucraina si tratta di un risultato significativo e importante», ha sottolineato il capo dello stato ucraino nel suo messaggio video. Sono invece ancora in corso i combattimenti intorno alle vicine località di Klishchiivka e Kurdyumivka. Le truppe ucraine operative intorno a Klishchiivka avevano annunciato la sua liberazione, per poi ritrattare la notizia, precisando che gli scontri proseguono. Stando allo stato maggiore ucraino, le forze russe che combattevano ad Andriivka hanno subito pesanti perdite.
Articolo completo: Guerra Ucraina Russia, le news. Allarme Usa: «Armi inviate in Ucraina a rischio furto» (ilgazzettino.it)
di Androkons
Elon Musk attacca George Soros, accusando la fondazione del filantropo americano di “volere niente di meno della distruzione della civiltà occidentale”. Il commento del magnate, numero 1 di X, appare in un post del suo social in risposta al post di un utente sui massicci arrivi di migranti a Lampedusa, in cui si parla di “invasione guidata da George Soros”.
Soros viene spesso preso di mira nell’ambito di teorie complottiste antisemite per il suo sostegno ad organizzazioni della società civile di vari paesi. Musk è stato accusato da più parti di permettere la diffusione dell’antisemitismo su X, accuse che il miliardario ha sempre respinto, arrivando a minacciare di querela l’Antidemation League, storica associazione ebraica contro le discriminazioni. L’attacco di Musk a Soros, fa notare il Guardian, è partito alla vigilia dell’incontro che il patron della Tesla avrà oggi con il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Secondo quanto scriveva nei giorni scorsi il Washington Post, l’incontro è stato organizzato anche per smentire le accuse di antisemitismo.
Articolo completo: Migranti Lampedusa, Elon Musk attacca George Soros (adnkronos.com)
di Mauro Indelicato
L’emergenza Lampedusa sta avendo, in Italia così come in molte parti d’Europa, un’importante eco mediatica. Del resto, l’arrivo di migliaia di migranti nel giro di poche settimane preoccupa l’intero Vecchio continente e suscita non poche reazioni di rango politico. In Francia si sta procedendo a una sostanziale blindatura del confine, con tanto di elicotteri che sorvolano le aree poco distanti dalla frontiera di Ventimiglia. In Austria sono stati potenziati i controlli al Brennero.
Ma l’emergenza è percepita come tale anche nei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori? Per la verità, dall’altra parte del Mediterraneo di Lampedusa se n’è parlato ben poco. Complice il ciclone Daniel e la sua profonda scia di morte e distruzione lasciata in Libia. Ma non solo: l’impressione, spulciando i media nordafricani e sub-sahariani, è che l’argomento non venga considerato di primo piano. Sono stati altri i temi trattati: dal golpe in Niger agli scontri di Tripoli, passando per notizie di rango economico che sembrano interessare molto soprattutto in Africa occidentale. L’esodo verso Lampedusa, in poche parole, viene percepito come un affare lontano e non di propria pertinenza.
Aprendo un quotidiano tunisino negli ultimi giorni è possibile imbattersi in diverse notizie relative al meteo. Il disastro nella vicina Libia ha lasciato tracce e preoccupazioni in tutto il nord Africa e la gente segue da vicino le evoluzioni meteorologiche. Per scovare notizie sull’immigrazione bisogna cercare parecchio e spesso, tra i vari giorni e siti locali, non si trova nulla. Poche tracce dell’emergenza in corso a Lampedusa, così come sono scarne le ultime novità sulle attività di contrasto ai trafficanti.
“I telegiornali – conferma ai microfoni de IlGiornale.it Giorgia, una ragazza italiana che lavora a Tunisi – hanno fatto vedere qualche immagine da Lampedusa e poco più. La notizia non ha aperto di recente alcuna edizione e questo anche prima del passaggio del ciclone Daniel dalla Libia”. Nei servizi, ha ribadito ancora la giovane, è stato specificato che i numeri degli sbarchi a Lampedusa sono in notevole aumento e che questo rischia di creare problemi politici tra l’Italia e l’Europa.
“Senza dubbio di quanto sta accadendo a pochi chilometri da qui si è parlato – conclude Giorgia – ma ovviamente non si è dato lo stesso risalto visto in Italia”. E questo non sembra sorprendere più di tanto. Di immigrazione in Tunisia si parla soprattutto quando la questione tocca da vicino il Paese nordafricano. Quando cioè i migranti arrivano in territorio tunisino dall’Africa subsahariana. Il presidente Kais Saied a febbraio ha dichiarato che la presenza di irregolari è una minaccia per la Tunisia, anche da un punto di vista identitario. “Vogliono cancellare – ha detto in più occasioni – la nostra identità araba”.
A Sfax a luglio forti tensioni sono esplose per strada, con vere e proprie risse tra tunisini e migranti subsahariani in pieno centro. C’è anche scappato il morto e da allora il governo ha promesso un giro di vite per facilitare le espulsioni. Ogni tanto viene data notizia di operazioni volte a fermare i barconi in partenza oppure a trattenere migranti visti girovagare per strada. Quando però i barconi partono, la notizia diventa di secondo piano.
“Il discorso è che in Africa il problema degli sbarchi in Italia non è percepito allo stesso modo che da voi”, confida un giornalista di un quotidiano egiziano. La tematica interessa, ma solo fino a un certo punto. Se l’Italia o l’Europa subiscono continui approdi di barconi, il problema non è visto come prioritario.
Anzi, molti commentatori temono di dover vedere diventare i propri Paesi dei campi profughi per migranti non voluti dall’Europa. Oppure ancora di dover agire come guardiani delle frontiere europee. Lo si è letto, ha rimarcato il collega egiziano, in molti editoriali di diversi quotidiani nordafricani. Non solo in Egitto, Paese comunque solo marginalmente coinvolto dal fenomeno delle partenze dei barconi, ma anche in Libia, in Tunisia e in Algeria.
Un’opinione sempre più diffusa negli ultimi anni, in virtù del fatto che buona parte di coloro che raggiungono l’Europa non ha origine magrebina bensì subsahariana. E dunque, in poche parole, per i Paesi della sponda africana del Mediterraneo il vero problema non è quando i migranti vanno verso nord e verso l’Italia, ma trovare un modo per riportarli nei propri Paesi di origine. Anche questo è un elemento che spiega il perché del poco interesse verso gli sbarchi. Il problema di Lampedusa rimane italiano ed europeo. I problemi in nord Africa legati all’immigrazione sono percepiti tali solo in caso di disordini a Sfax, a Tripoli, nelle aree attorno Ceuta e Melilla e in altre zone di transito e partenza dei migranti.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi se a sud del Sahara quanto sta avvenendo in Italia sia o meno preso in considerazione. LeFaso.net, quotidiano del Burkina Faso, apre da giorni con la notizia del via libera del locale parlamento all’alleanza con Mali e Niger. La questioni legate proprio al golpe nigerino hanno preso il sopravvento. In diversi articoli, è stato messo in risalto il nuovo corso politico nel Sahel, così come il timore di un intervento esterno tanto in Burkina Faso quanto a Bamako e Niamey volto a destabilizzare la situazione.
I recenti scontri nel Mali tra forze regolari e tuareg ha fatto ulteriormente focalizzare l’attenzione sul possibile braccio di ferro con l’Ecowas, con la Francia e con altri Paesi occidentali. Di Lampedusa non c’è traccia. Vale per il Burkina Faso, così come per la stampa degli altri Paesi dell’area del Sahel.
Articolo completo: Perché sui media africani non si parla mai dell’emergenza migranti – ilGiornale.it
di Mario Giordano
Nel mirino di Mario Giordano ci finisce Papa Francesco. La ragione? La camera ardente, laica, allestita per Giorgio Napolitano. Funerale laico, camera ardente ovviamente laica. Una camera ardente dove, senza che venisse comunicato, si è presentato Papa Francesco.
E Mario Giordano attacca. In primis, “non può fare a meno di sorprendere il fatto che in tutta questa laicità compaia Papa Bergoglio”. Ma, aggiunge a stretto giro di posta, “ancora più sorprendente è il fatto che il Papa non si sia fatto il segno della croce proprio per rispettare la laicità del defunto”.
Già, il mancato segno della croce da parte del Pontefice, per Giordano è qualcosa di inspiegabile. “Allora siccome il Papa non sbaglia mai, molti cattolici pensano di aver sbagliato loro, che hanno sbagliato le loro mamme, le loro nonne, quando hanno insegnato loro a fare il segno della croce di fronte a un carro funebre senza chiedersi se la persona che il carro funebre trasporta è credente o meno”, picchia durissimo.
Secondo il giornalista, “se uno non manifesta la propria fede nel momento in cui ne ha bisogno, cioè davanti alla morte, se uno davanti alla morte non dice io credo che questa persona sarà in questo momento davanti a Dio non perché lui è credente, ma perché io ci credo, allora che senso ha la propria fede?“. Un fiume in piena, Mario Giordano, che come da titolo dell’intervento ospitato dal blog di Nicola Porro si interroga: “Ma il Papa è cattolico?”.
Articolo completo: Mario Giordano, affondo su Papa Francesco: “Sconcertante, ma è cattolico?” – Libero Quotidiano
di Matteo Castagna,
Buonasera,
sperando di far cosa gradita, propongo il mio editoriale settimanale.
Grazie
MC
STILUM CURIE
INFORMAZIONE CATTOLICA
IL 2 DI PICCHE.NEWS
https://www.2dipicche.news/il-mondo-raddrizzato/
INFO.HISPANIA (in spagnolo)
https://www.infohispania.es/enderezar-el-mundo/
Per informazioni: www.agerecontra.it
Il Circolo Christus Rex
È NEL CATTOLICESIMO CHE TUTTE LE VERITÀ SI DANNO APPUNTAMENTO
Rubén Dario, giornalista, poeta e diplomatico nicaraguese (1867-1916) scrivendo della questione americana in El Triunfo de Calibàn (1898) giunse a questa conclusione: “No, non posso, non voglio stare dalla parte di questi bufali dai denti d’argento. Sono miei nemici, sono gli odiatori del sangue latino, sono i barbari. Così rabbrividisce, oggi, ogni nobile cuore, così protesta ogni degno uomo che conservi qualcosa del latte della lupa”.
L’Occidente contemporaneo, costituito da Stati Uniti, Unione Europea e altri Paesi, satelliti atlantisti, ha perso progressivamente ogni afflato ideale, nella secolarizzazione religiosa e nell’incapacità di esprimere una politica che torni a dirigere l’economia, a causa della globalizzazione liberista. Ma il liberalismo ha prodotto, nell’arco di tre secoli, la castrazione di un autentico “pensiero forte” che, al di là della potenza militare e finanziaria, sia in grado di esprimersi, almeno alla pari con l’ideologia progressista woke o con le religioni e filosofie orientali.
Parafrasando G.K. Chesterton (1874-1936): è nella Chiesa Cattolica, ovvero nel suo Magistero tradizionale, che tutte le verità si danno appuntamento. Mentre, per il liberalismo è nell’esaltazione dell’ego che ogni pensiero o desiderio soggettivo, quindi parziale, settoriale ed effimero, non riesce neanche a sedersi allo stesso tavolino del bar assieme agli altri, senza litigare. Figuriamoci se può accettare un mondo multipolare! Continuando di questo passo, tutta la galassia del Patto atlantico rischia l’eutanasia, magari senza accorgersene, tra un hamburger e una gretinata.
O si torna ai valori veri, oggettivi, reali della metafisica classica (platonico-aristotelico-tomista) secondo cui l’uomo è composto di carne e spirito, creato per conoscere la verità e amare il bene, nonché creatura finalizzata al Creatore, ma infinitamente distinta da Lui, che può raggiungere una certa felicità su questa terra solo se vive secondo le leggi della natura creata da Dio: “cercate prima il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Lc. 12, 31). Oppure si cade nel perfetto nichilismo, non solo distruttivo, ma con deliri di onnipotenza: “cercate il potere o la volontà di potenza e tutto il resto verrà da sé”.
L’uomo per conoscere la verità oggettiva deve conformare il suo pensiero alla realtà. La post-modernità, per tranquillizzare l’uomo nella falsa verità concepita come la pigra comodità quotidiana del singolo individuo, riconosce tutto come soggettivo in una realtà sempre più virtuale, quindi irreale, surreale, distopica, folle e totalmente deresponsabilizzante. Prima dell’elogio del buon senso e della normalità, che rimangono i messaggi principali del libro di Roberto Vannacci, fu G.K. Chesterton a parlare del “mondo al contrario”. E’ il titolo del IV capitolo del testo “La Chiesa Cattolica” (ed. Lindau, 2010).
L’analisi chestertoniana osservava, più di cento anni fa, che un’umanità la quale rifiuta la verità oggettiva, degenera consapevolmente e volontariamente nel mondo al rovescio. Esso gli appare una “nuova normalità” più libera, trasgressiva, permissiva, mentre è solo una strabica deformazione della realtà e certa distruzione della verità, nell’ozioso disinteresse borghese.
Per raddrizzare il mondo, ci viene in aiuto, alle pag. 91-93, il saggio “La sintesi del Tomismo – sua attualità e suoi valori” (Ed. Effedieffe, 2017): “si deve tornare alla dottrina e pratica delle quattro navigazioni: la prima che lascia il mondo puramente sensibile dopo averlo sperimentato, poiché l’uomo non è una pura bestia, ma ha un’anima razionale fatta per conoscere il “meta-sensibile”. la seconda giunge alla “sostanza” delle cose (Aristotele) e al concetto di “partecipazione” del mondo sensibile da quello delle Idee (Platone). La terza giunge all’essere come ultimo atto di ogni sostanza ed essenza (S. Tommaso d’Aquino). La quarta, ci indica la Croce come unico mezzo per attraversare in pace il mare burrascoso della vita, senza naufragare nel mare del nulla. Nonostante i liberali la ritengano un mero simbolo culturale, quindi un soprammobile in memoria delle nostre radici, che, poi, ogni giorno si permettono di calpestare, come i peggiori farisei.
Ognuno può farla finita col nichilismo ed il relativismo liberale, che portano solo alla società dell’apparire, mai dell’essere, e ad identificare se stessi con Dio. Finalmente si potrebbe guardare alla realtà per quella che è, e non per come ci appare, vivendo onestamente e conoscendo la verità: “Fa il bene ed evita il male, questo è tutto l’uomo” (Sal. XXXIV,15).
Articolo completo: Il liberalismo ha prodotto, nell’arco di tre secoli, la castrazione di un autentico “pensiero forte” – informazionecattolica.it
di Matteo Milanesi
Ritornano al centro dello scontro politico i rapporti tra governo e magistratura. Questa volta è la sentenza di una giudice di Catania, Iolanda Apostolico, che pochi giorni fa non ha convalidato il fermo di quattro migranti, sulla base del fatto che il trattenimento dei richiedenti asilo da Paesi sicuri confliggerebbe con la normativa comunitaria. Da qui, è stata ritenuta illegittima anche la relativa cauzione di 5mila euro per rimanere in libertà.
Uno smacco per l’esecutivo Meloni, che comunque ha già annunciato di voler impugnare il provvedimento. È stato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ad annunciare la volontà di procedere dinanzi alla Corte di Cassazione per valutare la fondatezza dei richiami giuridici contenuti nel provvedimento. E ancora, non è mancato il commento di Matteo Salvini, il quale ha già auspicato una “profonda riforma della giustizia”, facendo trapelare il fatto che si tratti di una sentenza con venature politiche.
Uno dei quattro migranti interpellati nel provvedimento del giudice di Catania è poi un uomo tunisino, già precedenza colpito dal decreto di espulsione. Eppure, ora, lasciato in completo stato di libertà. Una situazione a dir poco intricata, su cui però Giorgia Meloni non ha voluto utilizzare mezzi termini, definendosi “allibita” dal contenuto e dalle motivazioni dedotte nel testo dalla Apostolico.
E qui ci sono due aspetti analizzare. Il primo: il governo non può interferire in alcun modo nella sentenza di Catania, esistendo i mezzi di impugnazione necessari per ribaltare la sentenza. Insomma, il commento del Presidente del Consiglio potrebbe essere uno scivolone, una ‘caduta di stile’, un errore comunicativo, che rischia di polarizzare ancor di più il difficile rapporto tra esecutivo e magistratura. Da qui, è lo stesso giudice di Catania ad aver avuto gioco facile. In una nota depositata all’Ansa, ha affermato di volersi sottrarre dagli attacchi, affermando di non voler trasformare “una questione giuridica in una personale“. E qui arriviamo al secondo punto da analizzare.
Per approfondire:
Nelle scorse ore, è stato Il Giornale a scavare nel passato di Iolanda Apostolico. Guarda caso, si scopre che la giudice ha partecipato a petizioni per chiedere la sfiducia dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini. O ancora, ha postato immagini di bandiere rosse e definito gli sbrchi “scene di deportazione moderna”. Ancora, sui social segue numerosissimi profili di centri sociali, quali NO Muos, No Borders, Potere al Popolo e Open Arms. Insomma, uno scenario ben diverso rispetto alla presentazione che Repubblica aveva fatto pochi giorni fa, individuando la Apostolico come un “cane sciolto, mai iscritta a correnti”.
Da qui, sorge il grande interrogativo presentato dal giornalista Marco Zucchetti, sulle colonne de Il Giornale: “Normale che un giudice decida su una causa che da anni lo vede pubblicamente esposto?”. Da qui, la risposte è ovviamente negativa. Eppure, la magistratura riparte all’attacco. Questa volta contro i giornalisti. “Anziché percorrere la strada delle impugnazioni, si preferisce la strada dell’aggressione nei confronti della giudice di Catania, scavando nella sua vita privata per capire quali siano i suoi orientamenti personali, e questi sono comportamenti non degni di una democrazia”, ha dichiarato all’Ansa Eugenio Albamonte, l’ex segretario di Area, dopo il polverone scatenato intorno ai post social di Iolanda Apostolico.
Insomma, ora la magistratura tifa anche per l’immunità dalle critiche, nonostante provengano da giornalisti che semplicemente esercitano il proprio lavoro. Rimane però evidente l’esistenza di un conflitto di interessi: un giudice che supporta a spada tratta le Ong e l’immigrazione no border, che emana una sentenza su una questione migratoria, disapplicando nei fatti provvedimenti di un governo di colore politico opposto. E a quel punto, all’elettore di centrodestra, il dubbio che si tratti di una sentenza politicamente orientata viene.
Articolo completo: I giudici tifano Ong, ma vogliono l’immunità dalle critiche (nicolaporro.it)
di Il Gazzettino
In queste ore le battaglie più cruente si registrano sulla linea del fronte intorno a Bakhmut, nel Donetsk: le Forze di difesa ucraine hanno ottenuto un successo nei pressi di Klishchiivka.
Lo ha scritto su Telegram la vice ministra della Difesa Hanna Malyar. «I punti caldi degli scontri tra russi e ucraini sono ora Klishchiivka e Kurdiumivka», ha dichiarato. Secondo Malyar, al momento sono in corso azioni offensive a sud di Bakhmut, mentre nei pressi di Yahidne e Bogdanivka, sempre in Donetsk, le truppe russe hanno tentato di sfondare la difesa ucraina ma senza riuscirci: «Il nemico cerca di spingere le truppe fuori dalle posizioni catturate, ma non ottiene risultati», ha sottolineato.
«Non vivete nell’illusione che l’attuale Russia sia capace di fare accordi, non fatevi deludere ancora una volta», «per favore non reagite» quando il presidente russo Vladimir Putin «ricomincia con false conversazioni sui negoziati». A ribadirlo sul social X è il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, secondo il quale Putin ha in mente solo tre scenari quando parla di negoziati. Il primo, spiega, «è fare pressione sull’ Ucraina perché capitoli e il conflitto venga congelato fino alla prossima tappa». «Se la resa non funziona, allora si passa al secondo scenario: dateci una pausa operativa così ci possiamo riarmare». «Se anche questo non funziona – continua Podolyak – si passa al terzo scenario: non fateci perdere perché altrimenti ci sarà una trasformazione rivoluzionaria, non fateci perdere la faccia».
Le armi e le munizioni che i soldati Usa stanno muovendo attraverso l’Europa per trasferirle in Ucraina rischiano di essere rubate o di andare perdute perché le misure di sicurezza non vengono osservate in modo efficace. È l’allarme contenuto in un rapporto del Pentagono che punta il dito in particolare contro un sito logistico in Polonia. La valutazione degli ispettori del dipartimento della difesa americano è avvenuta tra gennaio e giugno.
Le forze russe hanno lanciato «5 missili S-300 (a lungo raggio ndr) contro il quartiere Kholodnohirsky di Kharkiv» ferendo cinque persone. Lo riporta su Telegram Oleg Sinegubov, capo dell’Amministrazione militare regionale di Kharkiv. «Secondo le prime informazioni mediche, 5 civili sono stati feriti, le loro condizioni sono da leggere a moderate e non sono in pericolo di vita» ha dichiarato Sinegubov.
I sistemi di difesa aerea russi hanno distrutto due droni che sorvolavano le regioni di Kaluga e Tver. A dichiararlo è stato il ministero della Difesa di Mosca, denunciando «il tentativo fallito del regime di Kiev di compiere attacchi terroristici con droni contro bersagli nella Federazione russa. I droni ucraini sono stati distrutti dai sistemi di difesa aerea operativi sulle regioni di Kaluga e Tver». Successivamente il servizio informazioni della regione di Tver ha precisato che un drone è stato abbattuto sul distretto di Konakovsky.
Il ministro della Difesa russo Serghei Shoigu ha mostrato il sistema missilistico Kinzhal sul vettore missilistico MiG-31I al leader nordcoreano Kim Jong-Un presso l’aeroporto di Knevichi, a Vladivostok, nella regione di Primorye. Lo riferisce la Tass. Kim ha anche esaminato i bombardieri strategici russi a capacità nucleare Tu-160, Tu-95 e Tu-22M3. Secondo un video mostrato dal ministero della Difesa russo, i bombardieri Tu-160 sono stati dotati di nuovi missili da crociera Kh-BD con una gittata superiore ai 6.500 km. Al leader nordcoreano è stata anche mostrata la fregata Marshal Shaposhnikov con i suoi sistemi missilistici e di artiglieria, ormeggiata nella Baia di Ulisse. L’ammiraglio Nikolay Yevmenov, comandante in capo della Marina russa, ha illustrato a Kim e Shoigu le proprietà delle moderne armi russe basate su razzi e artiglieria marittima.
Le autorità della Crimea hanno annunciato l’intenzione di vendere una proprietà appartenente al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Verrà messa all’asta insieme ad un centinaio circa di altre proprietà appartenenti ad esponenti dell’imprenditoria ucraina. A dichiararlo è stato il presidente del parlamento della Crimea, Vladimir Konstantinov. Nel complesso queste proprietà hanno un valore di oltre 815 milioni di rubli, ha aggiunto. A febbraio, le autorità locali avevano annunciato di aver nazionalizzato circa 500 proprietà nella Crimea occupata.
Le forze ucraine avrebbero respinto quelle russe a una distanza di 3-4 chilometri in diverse sezioni del fronte meridionale. Lo ha dichiarato alla tv pubblica la portavoce delle Forze di difesa dell’Ucraina meridionale Natalia Gumenyuk, citata da Unian. Gumenyuk spiega, però, che la situazione nel sud del Paese rimane piuttosto tesa, l’esercito ucraino continua a condurre una guerra di contro-batteria, «ma oggettivamente dobbiamo liberare una striscia di almeno 30 chilometri perché sia davvero efficace» l’offensiva che stanno portando avanti.
Mosca potrebbe riprendere a concentrarsi sugli attacchi con missili da crociera aviolanciati contro le infrastrutture ucraine nel prossimo inverno. A scriverne è l’intelligence britannica, nel suo ultimo rapporto sulla situazione sul fronte, divulgato su X dal ministero della Difesa di Londra. «Tra il mese di ottobre 2022 e il marzo scorso, la Russia si è concentrata sugli attacchi a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche nazionali ucraine», vi si legge. «I missili da crociera aviolanciati (Alcm), in particolare i moderni AS-23a KODIAK, sono stati il fulcro di questi attacchi. La Russia utilizza bombardieri strategici per lanciare queste munizioni dall’interno del proprio territorio». «Rapporti open source – prosegue – suggeriscono che dall’aprile 2023 il “dispendio” di Aclm si sia ridotto, mentre la leadership russa ha rafforzato la produzione dei missili da crociera. La Russia è quindi probabilmente in grado di contare su una scorta significativa di Alcm ed esiste una possibilità realistica che Mosca concentri nuovamente queste armi contro obiettivi infrastrutturali ucraini durante l’inverno», conclude.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato la riconquista da parte delle truppe di Kiev della località di Andriivka, vicino Bakhmut, nell’ Ucraina orientale. Lo stato maggiore aveva già dato notizia della liberazione di Andriivka nella mattinata di ieri, dopo che le notizie analoghe del giorno precedente si erano rivelate inesatte. «Per l’Ucraina si tratta di un risultato significativo e importante», ha sottolineato il capo dello stato ucraino nel suo messaggio video. Sono invece ancora in corso i combattimenti intorno alle vicine località di Klishchiivka e Kurdyumivka. Le truppe ucraine operative intorno a Klishchiivka avevano annunciato la sua liberazione, per poi ritrattare la notizia, precisando che gli scontri proseguono. Stando allo stato maggiore ucraino, le forze russe che combattevano ad Andriivka hanno subito pesanti perdite.
Articolo completo: Guerra Ucraina Russia, le news. Allarme Usa: «Armi inviate in Ucraina a rischio furto» (ilgazzettino.it)
di Redazione
La galassia conservatrice italiana si è riunita ad Assisi. Il risultato è condivisibile. Le parole dell’Avv. Gianfranco Amato sono state, come sempre, ascoltate e molto efficaci.(VIDEO IN FONDO ALL’ARTICOLO)
“Vedo con speranza una certa sinergia tematica – dice Matteo Castagna, Responsabile del Circolo Christus Rex – inerente quella che viene chiamata la “controrivoluzione cristiana del buon senso”, che va dalla galassia conservatrice italiana al mondo cattolico tradizionalista, al messaggio principale del best seller gel gen. Vannacci. Sebbene, ovviamente, con le proprie differenze, sensibilità e specificità, si sta palesando una volontà di raddrizzare il mondo, partendo dal nostro piccolo, sebbene siamo convinti che la “maggioranza silenziosa”, tipica espressione del nostro Paese, sia con noi. Gli italiani sono stufi delle minoranze che opprimono, fingendosi oppresse. per dirla alla Belpietro. La rivoluzione antropologica in atto deve avere una risposta concreta, integralmente controrivoluzionaria, quindi integralmente cattolica e quindi marciare divisi per colpire uniti con tutti coloro che la pensano come noi”.
Segnalazione di Pro Vita & Famiglia
di Toni Brandi
“Da Assisi riparte la controrivoluzione del buon senso!”
Con un cuore fortificato e pieno di speranza sono appena rientrato dal convegno “Le Tavole di Assisi”: due giorni di dibattito su nove temi riguardanti le sfide che la nostra società è chiamata ad affrontare.Un evento unico e di grande successo (ti basti guardare la foto qui sotto – tutto esaurito dopo solo tre settimane dal lancio!).
Il contributo di relatori di altissimo livello ha fatto emergere due punti essenziali e urgenti che devo condividere con te:
Per troppo tempo i valori basilari della società umana e del sentire comune, fondati su criteri di dignità umana e giustizia sociale sono stati discriminati.
Le conseguenze di una mancata presa di posizione forte sono davanti agli occhi di tutti: bambini vittime della droga, del porno, dell’indottrinamento gender nelle scuole e di una feroce ipersessualizzazione.
…la dissoluzione del matrimonio, la decostruzione della famiglia, l’attacco alla figura paterna e alla maternità tramite l’utero in affitto, i falsi tentativi di “ottimizzare” la vita umana a costo di sacrificare con l’aborto la vita di milioni di bambini innocenti e la vita di malati e anziani per mezzo dell’eutanasia.
Oggi, di fronte a questa follia dilagante, siamo chiamati a ribadire l’ovvietà.
Il matrimonio è lo specchio dell’amore incondizionato verso l’altro, dove viene accolta la vita. Le persone si dividono in uomini e donne, i bambini nascono da un uomo e una donna e non si comprano e sono persone sin dal concepimento. Stiamo parlando di ovvietà.
Eppure ci ritroviamo a dover parlare di queste cose, ad avere la responsabilità e la necessità di farlo. Questo è eloquente del mondo che ci circonda. Se siamo costretti a dover ribadire l’ovvio vuol dire che c’è un enorme problema.
Abbiamo la responsabilità e la necessità di promuovere una controrivoluzione al pensiero unico dilagante.
In questi anni, con Pro Vita & Famiglia abbiamo acceso piccoli fuochi di speranza, che pian piano si sono ampliati e sono diventati veri e propri focolai (il successo delle Tavole di Assisi ne è una dimostrazione).
A Pro Vita & Famiglia abbiamo gli strumenti, il coraggio, la tenacia per contrastare questi attacchi alla vita, alla famiglia e alla libertà educativa. Ma tutti i nostri sforzi sarebbero vani senza il tuo sostegno costante.
Dobbiamo agire ora, e agire insieme. Ogni tua azione con Pro Vita & Famiglia può fare la differenza e contribuire nella nostra lotta comune.
Circolo, so che condividi le mie stesse preoccupazioni. Ma vorrei che condividessi con me la mia stessa speranza. Dobbiamo essere coraggiosi e avere paura solo di avere paura!
Da Assisi facciamo ripartire la controrivoluzione del buonsenso e del pensiero cristiano. Avanti tutta!
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IL VIDEO DELL’INTERVENTO DI GIANFRANCO AMATO: “Cosa c’e’ dietro la carriera alias?”
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