LA SINERGIA TRA LE FORZE DEL MULTIPOLARISMO

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Discorso alla 1° Conferenza europea sul multipolarismo del 4 settembre 2023

La transizione dall’amministrazione di Donald Trump a quella guidata da Joe Biden ha portato a un significativo cambiamento della politica estera statunitense.

Il miliardario newyorkese è stato formalmente issato alla Casa Bianca per soddisfare le richieste della classe media americana impoverita e delusa dall’eccessiva esposizione militare degli Stati Uniti nel mondo, sfruttando un sentimento di frustrazione che, non a caso, era già stato evidenziato da uno dei massimi analisti dei circoli di potere a stelle e strisce, Samuel Huntington.

In realtà, si è trattato dell’ennesimo “bait and switch” della geopolitica statunitense; Trump – il candidato ideale per raccogliere le proteste di questa componente risentita della società americana – è stato utilizzato per cercare di bloccare l’ascesa pacifica della Repubblica Popolare Cinese e soprattutto il suo progetto di Nuova Via della Seta terrestre e marittima che stava trasformando il processo di globalizzazione da unipolare a multipolare (facendo perdere agli Stati Uniti il loro dominio universale). Da qui la retorica della Casa Bianca sull’America First, sul protezionismo e sulle tariffe commerciali, metodi che si sono però rivelati inefficaci vista la stretta interconnessione tra le prime due economie del mondo.

Al protagonismo di Pechino, basato sui principi BRICS di non ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani, di rispetto delle differenze culturali-religiose dei singoli Paesi (anche per quanto riguarda il modello di sviluppo) e di sostegno all’economia reale ma non speculativa, si è ovviamente unita anche Mosca, soprattutto dopo le sanzioni euro-atlantiche del 2014 per la questione della Crimea; il Cremlino ha reagito ad esse con un più intenso riavvicinamento economico alla Cina e con un intervento militare in Siria che ha sconvolto i piani statunitensi per il “Grande Medio Oriente”, secondo una logica che si potrebbe definire di “divisione internazionale del lavoro eurasiatico”. (La Russia usa lo strumento militare, la Cina quello economico). Fallito il tentativo trumpiano di staccare la Russia dalla Cina, con il pretesto della pandemia si è via via riproposto il vecchio schema della “guerra fredda”, della divisione del mondo in blocchi, dello scontro anche ideologico tra “autocrazie” e “democrazie”. A quel punto, il candidato naturale per l’establishment statunitense è diventato Joe Biden, il presidente che più probabilmente recupererà l’Europa all’interno del blocco guidato da Washington attraverso la NATO dopo le tribolazioni dell’era Trump.

Prima di insediare la Cina – considerata dagli Stati Uniti il vero rivale strategico per la governance mondiale – Washington cerca di sbarazzarsi del principale alleato di Xi Jinping, ovvero Vladimir Putin, per sostituirlo con un “fantoccio” disposto ad accettare il ruolo marginale di Mosca all’interno dell’ordine unipolare statunitense e la frammentazione della Federazione Russa.

A questo punto è necessario un ulteriore chiarimento. Molti parlano già di multipolarismo come di un processo pienamente avviato, in realtà siamo ancora in una fase di transizione che la diplomatica russa Marija Chodynskaja Goleniščeva ha brillantemente definito qualche anno fa come “dualismo policentrico”: “L’unipolarismo e l’unipolarismo pluralista (quello che gli americani chiamano multilateralismo), modelli tipici degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, cominciano a cedere il passo all’ordine mondiale policentrico. Questo processo, difficile e irregolare, incontra la resistenza di Stati abituati a dominare la scena mondiale e che hanno perso la capacità di negoziare per raggiungere compromessi che tengano conto degli interessi delle altre parti e presuppongano la disponibilità a fare concessioni. D’altra parte, la crescita del peso politico specifico degli “attori non convenzionali” (in primo luogo dei Paesi della regione) sulla scena internazionale, il loro desiderio di partecipare più attivamente al processo decisionale su questioni mondiali fondamentali porta a un profondo coinvolgimento di questi Stati nei conflitti che riguardano i loro interessi nazionali. Tutto ciò rende la situazione imprevedibile, porta alla “frammentazione” dei conflitti in aree di intersezione degli interessi degli attori politici globali e regionali e rende la risoluzione delle crisi mutevole in assenza di una metodologia adeguata alla realtà odierna.

Il filosofo geopolitico eurasiatico Aleksandr Dugin ha giustamente separato e distinto il concetto di multilateralismo – una comoda situazione di facciata che serve solo a distinguere la disuguaglianza tra l’egemone (gli USA) e i suoi vassalli (le nazioni dell’Alleanza Atlantica) – da quello di multipolarità, concetto caro a chi non accetta l’egemonia unipolare statunitense sul pianeta. Non ci possono essere compromessi tra i sostenitori dei due campi, tanto più che l’enunciazione di principi guida da parte di Putin e la sistematizzazione di strumenti militari ed economici alternativi (CSTO, Banca dei BRICS, OCS…) ha ulteriormente ampliato il divario tra le rispettive parti. Tornando a Dugin, egli sostiene che “un mondo multipolare non è un mondo bipolare perché nel mondo di oggi non c’è nessuna potenza che possa resistere con le proprie forze al potere strategico degli Stati Uniti e dei Paesi della NATO, e inoltre non c’è nessuna ideologia generale e coerente in grado di unire gran parte dell’umanità in chiara opposizione ideologica all’ideologia della democrazia liberale, del capitalismo e dei diritti umani, su cui gli Stati Uniti fondano ora una nuova, unica ideologia. Né la Russia moderna, la Cina, l’India o qualsiasi altro Stato possono pretendere di essere un secondo polo in queste condizioni. Il ripristino del bipolarismo è impossibile per ragioni ideologiche e tecnico-militari…”. In realtà, proprio il rispetto da parte dei BRICS e dei loro alleati dei principi condivisi di non ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani, unito all’affermazione delle specificità culturali, dei modelli economici specifici (produttivi contro finanziari) e delle diverse visioni del mondo (basti pensare al concetto di “famiglia”), ha già diviso lo scacchiere geopolitico tra due poli in costante competizione tra loro in tutte le aree del pianeta. L’accelerazione della competizione tra i due campi negli ultimi anni ha infatti costretto in un modo o nell’altro tutti gli Stati nazionali a schierarsi da una parte o dall’altra. In conclusione, se è vero che attualmente non viviamo ancora in un sistema geopolitico multipolare, è altrettanto vero che la conditio sine qua non del suo completamento è il passaggio a una nuova fase bipolare che, pur non basandosi più sulla storica contrapposizione ideologica tra capitalismo e marxismo, conserva comunque differenze epocali di visione del mondo. Non si tratta quindi solo di proporre una riorganizzazione delle relazioni internazionali o di interpretare l’attuale fase storica come il passaggio dalla competizione geopolitica a quella geoeconomica, ma di approfondire ulteriormente la sinergia già esistente tra le forze che tendono a favorire il multipolarismo per far capire che l’attuale precario equilibrio bipolare può essere rotto solo con il ridimensionamento strategico degli Stati Uniti d’America. Solo quando Washington accetterà o sarà costretta a rinunciare al suo tentativo di egemonia mondiale, di fronte all’evidenza della sua incapacità di guidare il pianeta, si realizzerà l’agognato sistema multipolare; nel frattempo, la fase intermedia non potrà che essere sempre più bipolare, come gli ultimi avvenimenti stanno evidenziando: il trinceramento del mondo atlantico, Europa compresa, a difesa della supremazia del dollaro statunitense.

Allo stesso tempo, la fine dell’eurocentrismo richiede una nuova idea-forza da parte dei sostenitori del mondo multipolare che imponga la fine dell’assunto di occidentalizzazione-modernizzazione-liberismo-democrazia-diritti umani/individuali come unico progresso possibile dell’umanità. Un processo di cambiamento culturale che dovrebbe essere coordinato con i Paesi BRICS, ai quali potrebbero presto aggiungersi almeno altre 20 nazioni di varie parti del globo.

Dovrebbero poi riconoscere il ruolo della Russia come Piemonte d’Europa e cercare di coagulare tutte quelle forze genuinamente antiamericane presenti all’interno del Vecchio Continente (tenendo presente la subordinazione e la complicità dell’Unione Europea con l’imperialismo statunitense).

Una transizione pacifica dall’unipolarismo al multipolarismo potrebbe essere più conveniente per tutti. Il mondo sarebbe diviso in zone d’influenza in cui le potenze regionali e vicine si attivano per risolvere eventualmente le varie questioni in modo pacifico: è il modello che ho definito globalizzazione multipolare, perché si basa su diversi attori-civiltà e sulla composizione possibilmente win-win degli interessi. Ma la vittoria militare russa in Ucraina e il completamento del processo di dedollarizzazione già in atto costituiscono le premesse indispensabili.

Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/la-sinergia-tra-le-forze-del-multipolarismo

“Colpirà i polmoni”. Parte il terrorismo sulla variante Covid

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di Caludio Romiti

 

Chi pensava che il giornale unico del virus avesse smobilitato, relegando le soffitta delle idiozie di massa il terrore targato Covid, si sbagliava di grosso. I campioni della paura diffusa a mezzo stampa sono ancora ben presenti e lottano insieme a noi. Tant’è che la Repubblica, una delle principali testate di questo consorzio infernale, così titola in un pezzo che sembra scritto nel 2020, mentre invece è appena stato pubblicato: “Covid, con Eris il virus torna a colpire i polmoni. Ecco cosa accadrà”.

“Le varianti Covid – introduce l’articolo – si sono insinuate in questa fine estate con la velocità di un fulmine – in particolare Eris e Pirola – tanto da portare, in quattro settimane, ad un aumento dell’81% dei casi in Italia e al 38% in Europa. Generano sintomi più blandi, ma moltiplicano le infezioni, favorite dall’assenza di precauzioni e da un copioso numero di assembramenti.” Avete capito? Secondo Donatella Zorzetto, autrice del testo, la diffusione di queste “pericolosissime” infezioni, analoghe a quelle di altre migliaia di virus e batteri che incontriamo in ogni istante della nostra esistenza, sarebbero favorite dall’assenza di quelle miracolose precauzioni, su tutte l’uso demenziale della mascherina, che ci hanno allietato per anni, insieme all’inguaribile propensione degli esseri umani ad assembrarsi ad ogni occasione.

Anche Il Mattino non scherza sul piano dell’allarmismo. Precedendo di 24 ore il servizio di Repubblica, il quotidiano partenopeo ha diffuso un pezzo altrettanto terrorizzante, mettendo in grande risalto il presunto e generalizzato attacco ai nostri polmoni portato soprattutto dalla variante Eris. In particolare, dopo aver segnalato che l’Organizzazione mondiale della sanità – quella stessa che per intenderci ha detto tutto e il contrario di tutto durante la pandemia –  si è sbrigata a mettere sotto osservazione la variante Pirola, a causa di un elevato numero di mutazioni che la caratterizzerebbe, successivamente l’autore dell’articolo ci spiega che tuttavia, in base a due studi indipendenti effettuati in Cina e in Svezia, quest’ultima variante “non spaventa più”.

Ma è sulla variante Eris, dominante su larga scala da qualche giorno, che il pezzo senza firma del Mattino si scatena, citando uno studio giapponese condotto sui criceti dal quale si evince “che la variante sembra avere una maggiore capacità di infettare i polmoni. Ciò – conclude l’articolista – potrebbe tradursi, almeno in una parte dei pazienti, in manifestazioni più severe di Covid-19.” Insomma, siamo di fronte al solito diluvio di ipotesi catastrofiche che, a prescindere dalla molto presunta efficacia delle misure adottate in precedenza, non si sono mai avverate.

Inoltre, a margine di questo ennesimo rigurgito di paura a caratteri cubitali di natura molto sinistra, i media statunitensi hanno annunciato che il presidente Biden tornerà ad indossare la mascherina, dato che la first lady è risultata positiva al tampone, nonostante i sintomi lievi denunciati. Ma come riporta l’agenzia Reuters, la portavoce presidenziale, Karine Jeanne-Pierre, ha spiegato che il capo della Casa Bianca“indosserà la maschera quando sarà dentro e circondato da persone, in conformità con le norme sanitarie in vigore.  Il presidente  – ha aggiunto la Jean- Pierre- si toglierà la maschera quando una distanza sufficiente lo separerà dagli altri, all’interno e all’esterno”.

Pertanto apprendiamo che ancora oggi nell’America democratica ci si ostina sulla linea della follia virale mascherata, dopo che si è empiricamente dimostrato che questi presunti strumenti di protezione non sono serviti a nulla, se non a trasformare il popolo in un docile e impaurito gregge.

 

Articolo completo:“Colpirà i polmoni”. Parte il terrorismo sulla variante Covid (nicolaporro.it)

Meloni, ora devi scegliere

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di Caludio Romiti

 

Come è noto, il prossimo 4 settembre i partiti della maggioranza si incontreranno a Palazzo Chigi per discutere i contorni della prossima, complicatissima legge di Bilancio. Un passaggio assai delicato per il governo Meloni, che contemporaneamente dovrà affrontare alcune questioni ancora in alto mare, come la controversa tassa sugli extraprofitti e il dossier sul salario minimo, ultima residuale battaglia di una sinistra perennemente a metà del proverbiale guado.

In uno stringato intervento in video collegamento con il Meeting di Rimini, il ministro dell’Economia Giorgetti non sembra aver lasciato molto spazio alle illusioni del grande partito trasversale della spesa pubblica: “Siamo chiamati – poiché facciamo politica – a decidere delle priorità: non si potrà fare tutto, certamente dovremo intervenire a favore dei redditi medio bassi, ma dovremo anche usare le risorse a disposizione per promuovere la crescita. Questo è l’indirizzo”.

Inoltre, ed è questo a mio avviso il punto più significativo del suo intervento, il bocconiano della Lega ha poi tenuto ha sottolineare che alla base di tutto dovrebbe esserci la questione della sostenibilità. Una sostenibilità a tutto tondo che non tenga in considerazione solo gli aspetti ambientali, ma anche quelli legati alla tenuta dei conti pubblici. Tant’è che in merito alla spesa pensionistica, la quale in Italia ha raggiunto livelli colossali, ha detto che “il tema della denatalità, che ho posto qualche mese fa e che intendo riproporre, è fondamentale: non c’è nessuna riforma o misura previdenziale che tiene nel medio e lungo periodo con i numeri della natalità che vediamo oggi in questo Paese”.

Ora, a beneficio di chi ritiene che occorra svincolarsi il più possibile dai paletti, attualmente assai laschi, che sono imposti dal consesso dei Paesi che fanno parte della moneta unica, Italia compresa quindi, occorre sottolineare per l’ennesima volta che è proprio in virtù della nostra appartenenza alla zona euro che, almeno per adesso, la sostenibilità del colossale debito pubblico italiano non è in discussione.

Ma, come si è visto con il caos economico e finanziario che si è creato con la pandemia di Covid-19, le politiche espansive che lo stesso partito trasversale della spesa pubblica continua ad invocare a giorni alterni anche in tempi normali, un conto molto salato lo portano sempre, attraverso una inflazione galoppante. Inflazione che massacra soprattutto i ceti più poveri e che tende nel medio e lungo periodo a destrutturare il sistema economico nel suo complesso.

Quindi, ha fatto molto bene Giorgetti ha mettere in evidenza il tema della sostenibilità finanziaria del Paese, sempre più oscurato da una ossessiva ricerca di una sostenibilità ambientale che, perdurando l’andazzo a calciare all’infinito la lattina di una disciplina di bilancio sempre di là da venire, alla fine verrà realizzata facendo sprofondare il Paese nell’inferno del sottosviluppo.

D’altro canto sono sempre più convinto che, al di là di chi sia alle redini dell’Italia, solo una prospettiva politica di lungo periodo potrebbe gettare le basi per ottenere una solida sostenibilità di una finanza pubblica gravata da un debito che si avvicina rapidamente ai 3.000 miliardi di euro e un welfare – che include previdenza e assistenza – il quale già nel 2021 assorbiva ben 518 miliardi, ovvero il 49% dell’intera spesa pubblica. Un welfare cresciuto di oltre il 20% in dieci anni, rispetto allo striminzito 10% registrato dal Pil.

Ma, onde gettare le basi per una tale prospettiva, occorrerebbero due condizioni fondamentali: in primo luogo rivolgersi ai cittadini raccontando loro la realtà dei fatti, analogamente a ciò che si è sforzato di fare il ministro dell’Economia; e di conseguenza guardare un tantino di più l’andamento dei conti e un po’ meno quello dei demenziali sondaggi politici della settimana. Tutto ciò sempre coi limiti imposti dalla principale ragione sociale di chiunque svolga una attività politica di alto livello, che è universalmente legata al raggiungimento del massimo consenso possibile.

Pertanto, si tratta di scegliere se puntare ad un consenso effimero, secondo una nostra particolare tradizione, o rischiare una certa impopolarità per poi instaurare un ciclo politico di ampio respiro. In questo senso, da modesto osservatore, la partenza di Giorgia Meloni è stata abbastanza promettente, ma negli ultimi alcune ombre sinistre, frutto di scelte piuttosto infelici, sembrano aver offuscato il suo già difficile compito. Staremo a vedere.

 

Articolo completo: Meloni, ora devi scegliere (nicolaporro.it)

 

La lotta alla droga online, una nuova sfida per tutti i governi: politiche pubbliche e strategie d’intervento

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di Daniele Onori

 

1. IL LATO OSCURO DELL’ECOMMERCE: IL MONDO SOMMERSO DELLO SPACCIO DI DROGA ONLINE (PARTE I)

Nell’arco degli ultimi dieci anni, l’enorme sviluppo dell’elettronica di consumo (l’uso degli smartphones) il network computing, l’anonimato in rete, le nuove piattaforme e-commerce, i bitcoin, le chat e i social rendono l’interazione con le tecnologie digitali parte integrante del modo di vivere le azioni quotidiane. Le organizzazioni criminali, al passo con gli sviluppi sociali, sono andate a rinnovare metodi e tecniche attraverso le quali perpetrare i propri interessi. Tra i diversi usi impropri delle tecnologie informatiche, le organizzazioni criminali tradizionali e i nuovi gruppi organizzati online, si impegnano negli spazi anonimi della rete per dar vita a vere e proprie attività commerciali dedite alla compravendita di droga, armi, malware, falso documentale e altri servizi illeciti. Inoltre, le cripto-valute, quali nuovi asset class, sono stati sfruttati non solo come mezzo di pagamento per i mercati occulti della rete, ma come nuovo strumento adatto per riciclare i proventi illeciti.

Una delle serie televisive che più hanno avuto successo nel corso dell’ultimo anno è stata “Come vendere droga online (in fretta)”, apparsa su Netflix a maggio 2019.

Vendere droga online, creando un sito sul quale si può acquistare la dose desiderata tramite bitcoin e diventare ricchi in maniera impressionante: questa la sceneggiatura di un prodotto destinato ad avere un successo clamoroso, se non fosse che non ha nulla a che vedere con l’estro di alcuni sceneggiatori, ma è una storia realmente accaduta e che sempre più accade.

Il mercato della droga online rappresenta un fenomeno in considerevole espansione.
Fino a qualche anno fa, il mercato inerente le sostanze stupefacenti si confrontava con diverse modalità operative e coinvolgeva differenti nazioni. Mentre la cannabis gode del più ampio mercato nel mondo, l’oppio è la più utilizzata tra le sostanze oppiacee e viene trasportato dall’Afghanistan che rimane ad oggi il più cospicuo luogo di produzione; la cocaina invece è coltivata in Perù e Colombia e Bolivia, estratta dalle foglie di Eritoxilum giunge da Panama sino all’ Europa.

L’ultima decade però, ha visto affacciarsi nello scenario internazionale, nuovi crimini messi in atto utilizzando tecnologie su internet. Il crescente utilizzo della rete telematica per tutte le tipologie di attività di E-commerce ha, di fatto, creato le condizioni per la crescita di una nuova forma di imprenditorialità criminale “fai da te”, anche nell’ambito del traffico di droga, favorendo notevolmente il mercato illecito dei diversi tipi di sostanze stupefacenti.

La commercializzazione illegale delle droghe sulle reti elettroniche è, per le sue intrinseche caratteristiche, una modalità di diffusione delle sostanze stupefacenti particolarmente insidiosa e difficile da contrastare. Consente, infatti, l’accesso al mercato clandestino di un numero potenzialmente indefinito di clienti, tra cui ragazzi, sembra garantire l’impunità e offre la possibilità ai consumatori, soprattutto quelli più giovani, di acquistare le sostanze direttamente da casa, senza dover entrare in contatto con lo spacciatore, ricevendole a domicilio in confezioni, spedite per posta aerea che assicurano la riservatezza circa il contenuto.

In tale modo è mutato il rapporto tra venditore e consumatore perché la transazione avviene in assenza del contatto fisico e grazie all’ anonimato.

Le transazioni di sostanze stupefacenti avvengono sia nell’open web, rete accessibile attraverso le connessioni in chiaro, dove sono attivi numerosi siti web dediti a tali illecite attività, ma soprattutto nella c.d. darknet, la parte “oscura” della rete, alla quale si accede attraverso più complessi sistemi di connessione anonima e criptata, in uso a soggetti con profili criminali, che richiedono capacità e conoscenze più approfondite. Essi sono una nuova tendenza nel commercio di droga, utilizzano servizi che garantiscono l’anonimato: i Tor Services e monete criptate come bitcoin e litcoin al fine di effettuare i pagamenti.

Alcuni siti vendono per l’utilizzo personale, altri per la cessione dello stupefacente a terzi.

L’anonimato la segretezza dell’acquisto, gli sconti ai membri che compiono acquisti regolari, le paure che possono essere un deterrente o spaventare una persona giovane sono minimizzati.

L’anonimato e l’acquisto di pochi grammi per uso esclusivamente personale non escludono tuttavia il rischio di controlli e sanzioni per gli acquirenti.

Di seguito, riportiamo in sintesi il quadro normativo.

2. TRAFFICO DI STUPEFACENTI VIA INTERNET: LE NUOVE MODALITÀ DI CONTRASTO DEL DECRETO-LEGGE 130/2020

Il traffico di droga sul dark web viene trattato nell’articolo 12 del Decreto-legge 130 del 2020 Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 173 (in G.U. 19/12/2020, n. 314), prevede infatti “ulteriori modalità per il contrasto al traffico di stupefacenti via internet” ed è finalizzato al contrasto delle “piazze” di spaccio virtuali. Lo strumento individuato è analogo a quello per il contrasto alla pedopornografia online, ossia l’oscuramento dei siti inseriti in un’apposita lista, rendendoli inaccessibili. Sono previste sanzioni amministrative molto pesanti per i provider che non ottemperino nei tempi e nelle modalità previste. Un’analisi dei passaggi: vantaggi e punti critici.

SICUREZZA DIGITALE: PRECEDENTI NORMATIVI

In principio c’era la legge 3 agosto 1998, n. 269, recante “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, tuttora vigente. All’articolo 14 si prevede che “l’organo del Ministero dell’interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazione svolge, su richiesta dell’autorità giudiziaria, motivata a pena di nullità, le attività occorrenti per il contrasto dei delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, commi primo, secondo e terzo, e 600-quinquies del codice penale commessi mediante l’impiego di sistemi informatici o mezzi di comunicazione telematica ovvero utilizzando reti di telecomunicazione disponibili al pubblico”.

Per svolgere queste attività è prevista la possibilità, per gli agenti coinvolti nelle indagini, di agire “sotto copertura”.

COSA PREVEDE IL DL 130 DEL 2020

La Direzione centrale per i servizi antidroga, articolazione del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, fornisce all’organo del Ministero dell’interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazione l’elenco dei siti di cui viene chiesta l’inibizione all’accesso. Questo organo del Ministero dell’interno, nato per il contrasto allo sfruttamento della prostituzione ed alla pedopornografia online, viene onerato di notificare agli internet provider l’elenco dei siti da oscurare.

I fornitori di connettività alla rete internet (ISP) devono impedire l’accesso ai siti segnalati entro sette giorni dal ricevimento della notifica del Ministero, “avvalendosi degli strumenti di filtraggio e delle relative soluzioni tecnologiche”. Questi ultimi sono previsti nel Decreto del Ministro delle comunicazioni 8 gennaio 2007, in materia di “Requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio” che i fornitori di connettività alla rete Internet devono utilizzare, al fine di impedire, con le modalità previste dalle leggi vigenti, l’accesso ai siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia”.

A QUANTO AMMONTANO LE SANZIONI

Gli internet provider che non ottemperino all’ordine di inibizione all’accesso dei siti individuati dalla Direzione centrale per i servizi antidroga entro i sette giorni dalla notificazione prescritti dall’articolo 13 del Decreto-legge 130 del 2020 incorreranno in una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000. E’ previsto che detta sanzione non si applichi se il fatto costituisce reato, ad esempio concorso nell’attività illecita svolta da sito di cui viene ordinato l’oscuramento.

L’accertamento della violazione amministrativa conseguente alla mancata ottemperanza alla prescrizione di inibizione di accesso ai siti è di competenza dell’Organo del Ministero dell’interno per la sicurezza delle telecomunicazioni, mentre saranno gli Ispettorati territoriali del Ministero dello sviluppo economico ad irrogare materialmente la sanzione. Per rendere le sanzioni amministrative pecuniarie effettivamente rilevanti per i fornitori di connettività alla rete internet, è espressamente esclusa la possibilità di chiedere il pagamento in misura ridotta previsto dall’articolo 16, della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Le somme derivanti dalle sanzioni amministrative eventualmente comminate e riscosse saranno destinate al finanziamento delle spese connesse all’acquisizione dei beni e servizi necessari per lo svolgimento delle attività di indagine e monitoraggio del dark web.

Aver previsto sanzioni “esemplari” e, contemporaneamente, incentivare gli organismi di controllo ad essere efficaci nella propria attività ispettiva può determinare diverse conseguenze:

  • In primo luogo, il deterrente della sanzione amministrativa è un mezzo serio per far attivare gli ISP nei tempi e nei modi previsti dalla legge.
  • In secondo luogo, può determinare un eccesso di formalismo nelle contestazioni, che si può registrare nei casi in cui la P.A. accertatrice è anche “beneficiaria” delle somme incassate con le sanzioni irrogate.

L’effetto finale, in ogni caso, sarà una compliance rafforzata, sul punto, per gli internet provider.

 

Articolo completo: La lotta alla droga online, una nuova sfida per tutti i governi: politiche pubbliche e strategie d’intervento (centrostudilivatino.it)

 

In che mondo vive chi legge La Stampa, Repubblica o il Corriere della sera?

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di Vincenzo Costa tramite Arianna Editrice

In che mondo vive chi legge “La stampa?”
Uno pensa che i lettori di La stampa, Repubblica o il Corriere della serasiano stupidi. Ma è un errore. Sono persone non stupide, solo che quei giornali li fanno vivere in una realtà parallela.
Per esempio, la situazione al fronte russo ucraino viene riportata così:
“Le forze armate ucraine stanno avanzando con rapidità verso sud, dove ora incontrano debole resistenza nelle retrovie russe, mentre si avvicinano a una seconda linea fortificata delle truppe di Mosca, che si ritiene sia più debole rispetto alla prima”.
Ora, qualsiasi fonte di informazione non delirante dice, nel migliore del casi, che la controffensiva va lentissima, e che anzi è un disastro.
La prima linea non è stata neanche raggiunta. Si tratta di una linea protetta da “denti di drago”, a cui gli ucraini non sono giunti. Hanno occupato parte di Rabotino, che è una zona grigia.
Le difese russe sono costituite da tre linee. La terza è quella che alcuni considerano inespugnabile. Ma comunque ben difficile anche solo che gli ucraini riescano a toccare la prima linea.
Per resto, il rischio reale è che i russi sfondino a nord est, e gli ucraini litigano con i generali occidentali perché  sanno se si insiste su Rabotino può collassare il fronte ucraino in quella zona e si può restare insaccati (ma non mi importa qui entrare nei dettagli).
Il punto è che c’è un mucchio di gente che vive in una bolla di irrealtà. Purtroppo sono convinti di essere riflessivi e informati.
Questo è il dramma del paese: una sfera mediatica totalitaria e un’opinione pubblica senza capacità critica.

Fonte: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/in-che-mondo-vive-chi-legge-la-stampa-repubblica-o-il-corriere-della-sera

Immigrati e le Sirene del consumismo. Ipocrisie e falsità dell’accoglienza europea

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dell’Avv. Luigi Bellazzi

Il tema dell’immigrazione è “caldo” più che mai. Torno a parlarne non solo per la sua drammatica attualità, ma per smascherare la demagogia falsa e pietosa degli  Atleti del pensiero comodo”, i cosiddetti “Buoni”. E per mostrarne falsità e ipocrisie.

C’è una guerra? C’è la fame? Viene spontaneo dire che “Uno rimane a casa propria a far la guerra o a zappare la terra”. Come avveniva da noi durante tutto il Novecento. Del resto, è evidente che la differenza tra il tenore di vita del contadino Siciliano di mezzo secolo fa e il suo Omologo dell’Africa subsahariana di oggi è più o meno la stessa. Domandiamoci, allora: perché, in passato, non c’erano le attuali migrazioni bibliche?
                                            Prima di rispondere, ecco alcune considerazioni di massima: in primo luogo, il braccio di mare tra Lampedusa e la costa Africana misura  da sempre solo 152 Km. Inoltre, guerre, carestie e malattie ci sono sempre state. Teniamo anche conto che è dal secondo dopoguerra che le Colonie hanno chiuso un’epoca.
                                            E allora? Che cosa c’è di nuovo? Che cosa è cambiato?
                                            Innanzitutto, da qualche decennio, si è diffusa in Africa la Tv Satellitare. Questa è la Sirena irresistibile che richiama le orde in Europa, mostrando la falsa immagine di una Società Europea ricca, opulenta, felice.
                                            Inoltre, sempre dal Secondo dopoguerra  ci è stata “liberamente” imposta una Economia basata sulla spesa e sui consumi, quando per tradizione la nostra economia era fondata sul risparmio e sugli investimenti ( el mal de la piera...).
Per aumentare i consumi, anche di noi Europei, c’è una sola ricetta: aumentare il numero dei consumatori. Si badi bene che non è l’aumento del reddito che fa aumentare i consumi. Anzi, le famiglie della fascia medio borghese (magari raggiunta da poco) educano i figli alla parsimonia, non allo sperpero. E’ nell’armadio della prostituta o del giovane spacciatore che si trovano stipati file di scarpe e di abiti firmati. Dunque, occorre trovare nuovi consumatori. Può sembrare illusorio vedere negli immigrati, poveri e coperti di stracci, dei nuovi consumatori, ma molti Buoni hanno la vista lunga.
                                        Mi sono chiesto e mi sono già dato la risposta: “Visto quello che si spende nel soccorrerli in mezzo al mare, viste le problematiche legate alla loro “accoglienza”, non converrebbe andare a prendere questi migranti a domicilio con torpedoni Gran Turismo? E perché invece si fanno rischiare di morire tra la sabbia del deserto, o annegati in mezzo al mare?
                                       Semplice e crudele la risposta che mi sono dato: perché, così facendo, “i Buoni” fanno una selezione eugenetica dei Migranti: anche solo un foruncolo nel culo ne impedisce la migrazione.
                                      Sofferenze e annegamenti selezionano, a loro volta, i più coraggiosi, i più intraprendenti e anche i più banditi.
Questa la vera ragione per la quale di questi Migranti abbiamo Ospedali vuoti e Carceri piene.
                                      Tirarli su fino ai vent’anni,  ai “Buoni” non sono costati nulla. E cosa si ritrovano, dopo averli lavati, ripuliti, rifocillati e rivestiti? Dei giovani immigrati, in un Continente di vecchi da mantenere, consumatori già adulti con braccia buone per imprese vecchie e superate, come lo schiavismo delle Coltivazioni di Cotone  degli Stati Confederati al tempo di “Via col Vento“.  Solo che, se per Rossella O’ Hara “Domani è un altro giorno”, per noi, sia nelle acque del Mediterraneo, sia nei centri di accoglienza, sia nelle politiche dell’immigrazione, “Domani è sempre lo stesso giorno” .

I PASSI NECESSARI PER UN MONDO MULTIPOLARE

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Discorso alla 1° Conferenza globale sul multipolarismo del 29 aprile 2023

1. Affrontare e riorientare le dinamiche globali della geopolitica e della geoeconomia.

Lo sviluppo di Cina, India, Russia e altre regioni viene affrontato come una minaccia all’egemonia statunitense e al dominio occidentale.

I programmi di sviluppo globale come la BRI vengono trattati come minacce geoeconomiche per l’Occidente.

Lo slancio verso un mondo multipolare contro le lotte egemoniche e di dominio genera azioni di sanzioni, contenimento e guerre per procura, rendendo la comunità internazionale minacciata e instabile.

Come si può uscire da queste azioni e come le nazioni possono avere il diritto di svilupparsi in modo inoffensivo e protetto dalle minacce multidimensionali delle ambizioni egemoniche e di dominio sono stati i seri interrogativi del giorno.

2. Configurazione del mondo multipolare.

Come possiamo uscire dall’attuale scenario unipolare del mondo?

Multipolarità dei sistemi finanziari e monetari globali.

La de-dollarizzazione strategica è essenziale per un sistema monetario globale multipolare.

L’indipendenza dall’economia del dollaro è un’esigenza più ampia per l’indipendenza della valuta del dollaro e la resilienza alle crisi economiche create.

Per accelerare il processo, è necessario creare strutture collettive e strategiche per la de-dollarizzazione. Il sistema finanziario globale deve essere allontanato dalle istituzioni che controllano unilateralmente il FMI e la Banca Mondiale.

È necessario stabilire la multipolarità delle regioni economiche, garantendo catene di approvvigionamento globali e catene del valore senza soluzione di continuità.

L’equilibrio strategico multipolare della sicurezza deve essere garantito senza minacce e la libera navigazione e l’aviazione devono essere garantite, soprattutto nei punti di strozzatura strategici.

Il multipolarismo delle civiltà deve essere preservato e promosso.

Il rispetto reciproco e l’ammirazione di culture e valori diversi devono essere al centro delle relazioni internazionali.

La strategia di espansione dei BRICS e della SCO deve far fronte al futuro assetto multipolare del mondo. Tutte le aree di equilibrio strategico, come quella monetaria, militare, mediatica e tecnologica, devono essere sviluppate in modo uniforme tra i poli strategici per avere stabilità.

3. Riscrivere l’ordine globale

Riscrivere le regole internazionali e riformare le istituzioni in una visione e in una dimensione multipolare, comprese le Nazioni Unite e altre importanti istituzioni internazionali.

La promozione di connettività linguistiche, culturali e sociali sono aree chiave del Nuovo Multilateralismo.

La decolonizzazione, la lotta alla creazione di Stati, la lotta alle guerre per procura e la lotta all’occidentalizzazione sono le misure da adottare collettivamente nel processo di transizione verso un ordine internazionale multipolare.

La libertà dell’ordine unilaterale potrebbe non essere libera.

La resilienza collettiva contro le minacce multidimensionali delle soppressioni alleate, come il contenimento, le sanzioni e i blocchi, è sempre necessaria finché l’alleanza intende distruggere le nazioni bersaglio.

Nuovo ordine internazionale in tutte le aree globali comuni: Mare, Spazio aereo, Spazio cibernetico, che garantisca la libertà dalle minacce di Choke Point e dal controllo unilaterale di qualsiasi dominio.

Le regole dovrebbero essere stabilite multilateralmente con una partecipazione paritaria.

Grazie a tutti.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/i-passi-necessari-un-mondo-multipolare

Se il mondo va al contrario, è “colpa” del gen. Vannacci

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L’EDITORIALE

di Matteo Castagna

Se il mondo va al contrario è “colpa” del gen. Vannacci, punito perché lo vorrebbe raddrizzato

Polemiche, prese di distanza dell’esercito, un esame disciplinare avviato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ma intanto un risultato il generale Roberto Vannacci l’ha ottenuto: il suo libro “Il mondo al contrario”, fra ieri ed oggi, è balzato al primo posto delle vendite su Amazon (la più grande piattaforma di e-commerce al mondo).
Spezzino, 55 anni, il generale ha una meravigliosa carriera nell’Esercito: ex comandante della Task Force 45 durante la guerra in Afghanistan, ex comandante della Folgore, ex comandante del Col Moschin (reparto speciale che compie incursioni strategiche in zone ad alta pericolosità) ed ex comandante del contingente italiano in Iraq, Vannacci, si legge sui siti di informazione specializzati nel mondo militare, è considerato un valoroso “soldato al servizio dello Stato”.  Una brillante ascesa – costellata di onorificenze nazionali e internazionali – che a giugno 2023 lo ha portato alla guida dell’Istituto geografico militare, lo storico ente cartografico di Firenze (Igm) dal quale è stato epurato a causa del libro. Il sen. Pillon, che è avvocato,  si è offerto di difenderlo perché “sa distinguere un maschio da una femmina”. il generale è poliglotta (parla correttamente 6 lingue) ed ha 3 lauree (scienze strategiche, scienze internazionali e scienze militari).
Il gen. Vannacci, descritto come uomo integerrimo, si è inimicato parecchio il potere che conta nel 2020, quando – come riportato da “La Nazione” (18/8/23) – ha denunciato “l’esposizione dei militari italiani all’uranio impoverito in Iraq. La sua denuncia e i due esposti presentati a Roma smentivano, sostanzialmente, i vertici del Ministero della Difesa che, per anni, hanno sostenuto l’inesistenza di tale minaccia per la salute”.
E’ chiaro che questo argomento potrebbe riemergere, in sede di procedimento disciplinare, da parte del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, con esiti che potrebbero diventare un’autentica “bomba”ad orologeria a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, su molti frangenti, si sta muovendo bene. Purtroppo si sta muovendo bene, per rimanere in sella, compiacendo i poteri forti di Bruxelles e i radical chic. Non mi sovviene alcun provvedimento di questo Esecutivo che possa, per ora, essere definito “di destra”. Oramai, è imbarazzata pure la sinistra, che non riesce a fare opposizione perché non sa cosa dire, di fronte all’appiattimento atlantista, all’asservimento al gran Capitale, all’europeismo di Tajani, alla marginalizzazione di Salvini, che, come ha sottolineato l’ex eurodeputato della Lega Mario Borghezio, sulle colonne de Il Foglio di ieri, non è più in grado neppure di cavalcare la battaglia sull’immigrazione, giunta ai massimi livelli, in termini di sbarchi, negli ultimi mesi. Ed ha tuonato: “Temo che i leader del centrodestra stiano commettendo l’errore politico e morale, di cedere al ricatto culturale e mediatico dell’accusa di razzismo o di parafascismo, come nel caso di Meloni. Solo che un conto è essere moderati, l’altro è essere idioti.”
Il Gen. Vannucci, che può aver creato qualche mal di pancia a Crosetto, per il retroscena di cui sopra, ha parlato da uomo “di destra”, o meglio, da Conservatore o Sovranista, che sono termini più in voga, oggi. Ha scritto quello che la maggioranza della gente pensa e, molti hanno paura di dire. La “dittatura delle minoranza” di cui parla il generale è tale perché produce censura, gogna mediatica, insulti e minacce da parte dell’establischment. L’art. 21 della Costituzione, citata sempre a casaccio, non vale per un servitore dello Stato, che si è auto-editato un libro, in cui premette di parlare a titolo personale?
Sullo ius soli, prendendo ad esempio Paola Egonu, sulle coppie arcobaleno, sull’utero in affitto e la genitorialità degli omosessuali, sui cambiamenti climatici, sulle femministe, sugli ecologisti, sulla legittima difesa, il gen. Vannucci ha scritto quello che è da secoli accettato come civiltà occidentale, rappresentando quell’orizzonte valoriale che dovrebbe caratterizzare la cosiddetta “destra”, sia essa di governo che extraparlamentare. Altrimenti, quale sarebbe la differenza col Pd di Shlein? Quale differenza di contenuto, oltre al fisico, tra Crosetto e Frantoianni?
radical chic, fedeli al pensiero progressista contemporaneo, hanno tradito il marxismo per il gran Capitale. Tuttavia, non hanno dimenticato la preziosa lezione di Gramsci sull’egemonia culturale. Essendo la classe operaia scomparsa dai programmi concreti delle sinistre, il consumismo è divenuto, oggi, la religione delle masse. Il controllo totale della cultura modifica l’immaginario collettivo, creando bisogni artificiosi per aumentare i consumi; costruisce ideologie farneticanti, per distruggere la coesione sociale e la libertà. Se anche un governo conservatore contribuisce all’attacco senza precedenti alla nostra civiltà classico-cristiana, colpevolizzando l’uomo biancomettendo in discussione la famiglia naturale, la libertà personale di dissentire dal politicamente corretto, possiamo parlare di appiattimento al narcisismo, al livore, all’odio, alla presunta superiorità politica, culturale e morale della sinistra. Oggi il pericolo non è il fascismo. E’ che i conservatori sono diventati gli zerbini dei radical chic, soprattutto per viltà e poi per la comodità di una poltrona dorata.

Ecuador, tra massoneria, droga e le profezie della Madonna di Quito

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EDITORIALE

di Matteo Castagna pubblicato su: https://www.2dipicche.news/ecuador-tra-massoneria-droga-e-le-profezie-della-madonna-di-quito/ https://www.informazionecattolica.it/2023/08/13/ecuador-tra-massoneria-droga-e-le-profezie-della-madonna-di-quito/

Ecuador, tra massoneria, droga e le profezie della Madonna di Quito – Il 9 agosto 2023 uno dei candidati alle elezioni presidenziali in Ecuador, il giornalista e attivista politico Fernando Villavicencio, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco. L’uomo, 59enne, secondo quanto riportato dalla stampa locale, è stato raggiunto da numerosi colpi mentre stava uscendo da una scuola della capitale Quito nella quale aveva appena partecipato a una riunione politica.

Stato di emergenza

Le autorità della nazione sudamericana hanno decretato lo stato d’emergenza, per un periodo di sessanta giorni. Il che comporta il dispiegamento sul territorio delle forze armate. Il presidente uscente Guillermo Lasso ha convocato una riunione d’urgenza e, poi, ha detto che questo grave attentato non resterà impunito.

Sindacalista in gioventù, Fernando Villavicencio, fu consulente della federazione dei lavoratori della compagnia petrolifera statale ecuadoriana, ma venne licenziato per la sua affinità con la sinistra. Fu consulente dell’ex deputato del movimento indigeno Pachakutik, Cléver Jiménez, fino al 2017. Con quest’ultimo venne condannato a un anno e mezzo di carcere, per calunnia nei confronti del Presidente Rafael Correa. Fuggì negli Stati Uniti e al suo ritorno in Ecuador, una volta prescritta la pena, denunciò nuovamente Correa per presunte irregolarità nei contratti petroliferi con la Cina, accusandolo inoltre, insieme al suo governo, di corruzione.

Massoneria ecuadoriana

Sin qui, le cronache dei media occidentali. Il notiziario della massoneria in Ecuador, “massonerianoticias.com” ha espresso immediatamente il suo cordoglio per la morte del fratello massone Fernando Villaviciencio.

Continua così il suo necrologio del notiziario della Massoneria: “Al di là del suo impegno politico, Villavicencio ha lasciato un segno notevole nella massoneria ecuadoriana. Iniziato nella Gran Loggia Equator dell’Ecuador, avanzò nel suo cammino verso la saggezza e la fraternità, diventando un membro illustre della Loggia Lautaro”.

Prosegue ancora: “Durante il suo esilio nella giungla ecuadoriana, la Loggia Lautaro della Gran Loggia sudamericana dell’Ecuador gli ha reso un omaggio speciale, riconoscendo la sua dedizione e perseveranza nel promuovere i principi massonici nella sua vita e nella società. […] Anche la figlia, Amanda Villaviciencio faceva parte della Massoneria, essendo un membro della Luminous Spike Lodge No. 2. […] “La Massoneria ecuadoriana si rammarica profondamente della perdita di Fernando Villavicencio e riconosce il suo prezioso contributo sia nella sfera politica che nel suo impegno per i principi massonici”. I funerali si sono svolti venerdì scorso in chiesa.

Guerra tra bande

Fernando Villavicencio non sarebbe diventato presidente dell’Ecuador, alle elezioni previste per il 20 Agosto. Secondo i sondaggi aveva solo il 10%, ma la sua forte campagna contro i cartelli della droga aveva attirato minacce da parte del cartello messicano di Sinaloa. Per “Human Rights Watch”, in Ecuador è in atto una guerra tra bande.

La polizia ecuadoriana ha annunciato di aver fermato sei cittadini colombiani, che si nascondevano in una abitazione a Quito, per un loro possibile coinvolgimento nell’omicidio. Villavicencio aveva detto chiaramente chi lo aveva minacciato: “Fito”, il capo della banda Los Choneros – così chiamata perché originaria della cittadina di Chone, nella provincia costiera di Manabí – legata, come lui stesso aveva denunciato, al Cartello de Sinaloa.

La violenza degli ultimi mesi in Ecuador potrebbe essere il risultato della guerra tra due grandi bande, Los Choneros e Los Lobos, “in alleanza con narcotrafficanti colombiani, messicani e albanesi” per il controllo del territorio.

La Santa Vergine

A Quito la Santa Vergine Maria viene venerata soprattutto per l’apparizione a Madre Mariana de Jesus Torres (1563-1635), la notte del 2 Febbraio del 1594.

La Madonna disse, infatti: “Nel secolo XIX, verrà un Presidente veramente cristiano, un uomo di carattere, al quale il Signore concederà la palma del martirio, sulla piazza antistante a questo mio Convento. Egli consacrerà la Repubblica al divino Cuore del mio amatissimo Figlio e questa consacrazione sosterrà la religione cattolica negli anni successivi, che saranno funesti per la Chiesa”.

Parlava di Gabriel García Moreno, ucciso il 6 Agosto del 1875 dalla massoneria, proprio a Quito, in piazza de la Independencia”.

La profezia

La Madonna del Buon Successo affermò in un’altra apparizione: “Si diffonderanno varie eresie e, sotto il loro potere, la luce preziosa della fede si spegnerà nelle anime, per opera della quasi totale corruzione dei costumi. In quel tempo, vi saranno grandi calamità fisiche e morali, pubbliche e private. Le poche anime rimaste fedeli alla grazia soffriranno un martirio tanto crudele e indicibile quanto prolungato; molte di esse scenderanno nella tomba per la violenza delle loro sofferenze e verranno considerate come Martiri sacrificatisi per la Chiesa”. La Madonna del Buon Successo parlò soprattutto del dilagare del male e della corruzione, delle minacce alla Chiesa: “Satana regnerà quasi completamente, attraverso delle sette massoniche.”

Il pensiero di Michela Murgia, un’antropologia piegata sulla volontà soggettiva

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di Francesco Ognibene – 12/08/2023

Il pensiero di Michela Murgia, un'antropologia piegata sulla volontà soggettiva

Fonte: Avvenire

Di quali “diritti” era paladina Michela Murgia? Cosa sono le “famiglie queer”? E perché la notizia della sua morte prematura è stata celebrata dai media con l’enfasi che si dedica a un profeta inascoltato, al difensore di aspirazioni calpestate, quasi ci avesse lasciati un Gandhi scrittore?
Sia chiaro che qui non discutiamo la caratura letteraria e lo spessore intellettuale della scrittrice sarda, ma una volta ancora colpisce molto come la comunicazione sembri sganciare la persona dal personaggio, la donna e l’autrice di romanzi e saggi da ciò che ha finito per rappresentare sulla scena pubblica, specie dopo l’intervista concessa in maggio al Corriere, nella quale oltre a raccontare della sua malattia ormai giunta all’ultima tappa aveva anche parlato della sua “famiglia queer”, definizione ignota ai più ma sufficiente a crearle attorno un alone di avvocata delle cause “scomode”. Una fama che negli anni si era andata consolidando con scritti, interviste e discorsi in cui si era resa protagonista di battaglie per la schwa – la “e” capovolta che al termine di una parola indica l’indifferenza di genere –, sostenendo da tempo con la sua energia argomentativa le campagne sull’eutanasia, il diritto all’aborto e l’omogenitorialità.
Tutto questo ha fatto della Murgia l’icona di un’antropologia centrata sulla volontà personale, ispirata a una libertà di scelta insindacabile e a un’autodeterminazione assoluta, che vede nel soggetto il solo arbitro di sé stesso, senza riferimenti ad alcuna istanza oggettiva che lo precede e che condivide con tutti gli esseri umani. Su di me decido io, ognuno decida per sé. Molto in linea con l’idea oggi dominante sulla pubblica piazza, con la “ribellione” come cifra assai reclamizzata e però smentita da un effettivo allineamento al pensiero corrente. Cosa c’è in fondo di più organico alla mentalità diffusa del sentirci padroni di tutto ciò che ci riguarda, e del far pensare che ogni sistema di pensiero, ogni istituzione e legge che vi si oppone sia espressione di una cultura retrograda che crea infelicità?
Il messaggio che ora prevale nei mezzi di comunicazione è della «scrittrice dei diritti», «libera fino alla fine», «attivista a testa alta», con la sua figura eletta a simbolo della contestazione di un ordine che in realtà appare già sgretolato dal soggettivismo dominante. Un pensiero provocatorio come il suo, e ancor di più l’uso che se ne sta facendo come di una bandiera issata su campagne di opinione attorno ad aspetti nevralgici della famiglia e della vita, ci obbliga a un confronto onesto, come sarebbe piaciuto a lei. E tra i diversi punti che si rinvengono nelle sue parole dette e scritte, specie nell’ultimo periodo, forse quello che più sta incidendo sull’immaginario è proprio quello di “famiglia queer” – la prova è che ila mattina successiva alla sua morte era tra le domande più frequenti rivolte ai motori di ricerca – intesa da Michela Murgia come «una famiglia ibrida, fondata sullo ius voluntatis: perché la volontà deve contare meno del sangue?». Non più famiglia, dunque, ma contenitore a geometria variabile di affetti variamente assemblati.
Se sulla fede della scrittrice sarda nessuno può pronunciarsi, la sua visione della persona va in una direzione opposta a quella personalista e relazionale della dottrina cristiana, che non esenta la volontà da una valutazione etica. Questo sì che oggi è un pensiero “scomodo”.

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