Dolomiti pride, nessun giudizio, ma semplici constatazioni.

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di Emilio Giuliana

 

Mantra degli attivisti gay (da non confondere con gli omosessuali) morte al patriarcato, causa di omofobia e discriminazione!

Per i gay, tra i riferimenti “scientifici” Sigmund Freud! Quest’ultimo così come il movimento gay non faceva mistero del proprio odio verso Cristo e la Chiesa Cattolica! Affiliato alla setta massonica B’nai B’rith, Sigmund Freud: << i nazisti non li temo. Il nemico è la religione, la Chiesa Cattolica>>.

Eppure, contrariamente all’odio vomitato dai gay contro il PADRE, Sigmund Freud, in quei pochi barlumi di onestà, esplicitò il suo pensiero preciso, in merito al ruolo “salvifico” del PADRE nelle società.

….Finché non avvenne il crollo del 4 novembre 1918, fu leale e fedele suddito dell’Impero austro-ungarico e della dinastia asburgica. Freud forse intuiva che la fine di quella Monarchia cattolica sovranazionale e paternalistica ma in fondo tollerante avrebbe costituito la causa di guai ben peggiori per gli uomini.

D’altronde la sua concezione del patriarcato come una forma di evoluzione rispetto alle precedenti “orde nomadi”, amori promiscui e civiltà matriarcali, gli faceva concepire la forma monarchica come la migliore, in quanto riproducente sulla più vasta scala dello Stato l’organizzazione paternalistica della famiglia. Così la figura di Francesco Giuseppe era quella tipica del Sovrano “padre” dei suoi popoli i quali nei suoi riguardi concepivano impulsi, magari “ambivalenti”, di natura filiale. Le società democratiche prive di autorità e gerarchia sono infatti quelle “primitivistiche” e selvagge. Infatti in “Totem e Tabù”, a proposito degli aborigeni dell’Australia, forse la razza più arretrata del mondo, Freud osserva: “Non riconoscono né Re né Capi: le decisioni sugli affari di interessi comuni spettano all’assemblea degli uomini maturi”. E: “E’ possibile che l’eredità per via materna sia dappertutto la forma originaria che sia stata sostituita da quella paterna soltanto in epoca successiva”.

La famiglia patriarcale fu infatti il risultato del superamento di quella ibrida istituzione matrimoniale che fu il “matrimonio di gruppo” che oggi vorrebbero reintrodurre alcuni esponenti degenerati della nostra sinistra intellettuale. Inoltre, per quanto ateo e per quanto non riesca a spiegare il fenomeno razionalmente, Freud ammette l’aristocrazia di un potere taumaturgico di tutti gli antichi Re, almeno fino a Carlo II d’Inghilterra, seppure limitato a determinate malattie come la scrofolosi.

Sigmund Freud: <<Non riesco a pensare a un bisogno nell’infanzia forte come il bisogno di protezione del padre>>!

Sigmund Freud : <<l’omosessualità è una mancata maturazione della sessualità>>!

STORIA DELLA DERUBRICAZIONE DELL’OMOSESSUALITA’ DAL DSM

Uno degli argomenti del movimento gay per affermare che l’omosessualità sarebbe “normale” è l’affermazione secondo la quale l’APA, nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (       Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD ( International Classification of Disease),nel 1991. Pochi però spiegano che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica.

L’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione “per corrispondenza” (5.816 voti a favore e 3.817 contro)! Il noto psichiatra Irving Bieber commentò la votazio­ne del 1973: «Non si può davvero sostene­re che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scien­tifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda».

È interessante la posizione di Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della “Commissione Nomenclatura” dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia delle terapie riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orien­tamento sessuale. In una dichiarazione rila­sciata al “Wall Street Journal” il 23 maggio 2001, egli afferma: «Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni il rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece in­furiare molti dei miei colleghi[…]. Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fat­to sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica e acca­demica. lo contesto la tesi secondo cui ogni desiderio di cambiamento dell’orientamento sessuale di un individuo è sempre il risulta­to della pressione sociale e mai il prodotto di una razionale motivazione personale…».

In sintesi: non si tratta in questa sede di sta­bilire se l’omosessualità sia o no una malat­tia, un disturbo o un disordine, se sia giusta una denominazione piuttosto che un’altra, ma di mettere in guardia dalle affermazioni totalizzanti di coloro che sostengono trion­falmente che l’omosessualità, in base ai crite­ri “scientifici” sanciti dal DSM, non è più una malattia. Il rischio di questa affermazione è che essa possa diventare una “giustificazione scientifica” per sostenere ulteriori manipola­zioni ideologiche.

 

articolo completo: Dolomiti pride, nessun giudizio, ma semplici constatazioni. (emiliogiuliana.com)

Corruzione Biden? Il documento esiste, ma l’FBI non lo consegna al Congresso

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di Federico Punzi

Il direttore Wray rischia l’accusa di oltraggio. Fonte “altamente credibile”, informazioni non smentite e indagine ancora in corso. Presunta tangente da uomo d’affari ucraino

Vi avevamo già parlato di un documento non classificato in possesso dell’FBI in cui è descritto per filo e per segno uno schema di corruzione pay to play (scambio di soldi per decisioni politiche) in cui sarebbe stato coinvolto l’attuale presidente Joe Biden, all’epoca dei fatti vicepresidente, con un cittadino straniero.

L’esistenza di questo documento, un modulo FD-1023 (quello che viene utilizzato per raccogliere le dichiarazioni di “fonti umane riservate”), era stata resa nota dal presidente della Commissione vigilanza della Camera, il Repubblicano James Comer, che aveva immediatamente emesso un mandato per obbligare l’FBI a fornire il documento al Congresso, anzi tutti gli FD-1023 che contenessero la parola “Biden” e relativi allegati.

Ma finora l’FBI si è rifiutata. Lunedì scorso il presidente Comer ha spiegato che sebbene l’FBI gli abbia mostrato il documento, tuttavia ha “nuovamente rifiutato” di consegnarlo, non rispettando quindi la citazione della Commissione. Ora, ha annunciato, “avvieremo il procedimento di oltraggio al Congresso” nei confronti del direttore dell’FBI Christopher Wray. Le udienze inizieranno già giovedì.

Informatore affidabile

L’FBI però ha confermato a Comer che (1) il documento, non classificato, secondo cui l’allora vicepresidente Biden era coinvolto in uno schema di corruzione da 5 milioni di dollari con un cittadino straniero, esiste; (2) la fonte delle informazioni è un informatore “altamente credibile”; (3) le sue affermazioni non sono state smentite e, anzi, l’indagine è ancora aperta, nonostante siano trascorsi tre anni.

“Oggi i funzionari dell’FBI hanno confermato che il documento non classificato non è stato smentito e che le informazioni in esso contenute sono attualmente utilizzate in un’indagine in corso”, ha affermato Comer. “La fonte umana confidenziale che ha fornito informazioni sull’allora vicepresidente Biden coinvolto in un piano di corruzione criminale è un informatore affidabile e altamente credibile, utilizzato dall’FBI per anni”.

“Data la gravità e la complessità delle accuse contenute in questo documento, il Congresso deve indagare ulteriormente“, ha dichiarato Comer, aggiungendo che “gli americani hanno perso la fiducia nella capacità dell’FBI di far rispettare la legge in modo imparziale e chiedono risposte, trasparenza e responsabilità. La Commissione deve seguire i fatti per il popolo americano e assicurarsi che il governo federale sia ritenuto responsabile”.

Denaro dall’Ucraina

Lo schema di corruzione riguarderebbe l’Ucraina, dove il figlio del presidente, Hunter Biden, aveva ottenuto nel 2014, mentre il padre era vicepresidente, un redditizio posto nel board di una importante società energetica, Burisma, ed è stato portato a conoscenza dell’FBI per la prima volta nel 2017, cioè all’inizio della presidenza Trump, ha spiegato lo stesso Comer al giornalista John Solomon.

“Sì, si tratta dell’Ucraina”, ha confermato Comer a Just the News: “Questo modulo 1023 coinvolge un uomo d’affari ucraino, che avrebbe inviato una tangente, una tangente sostanziosa all’allora vicepresidente Biden”.

Poi l’informatore, ritenuto affidabile e ben pagato dall’FBI, ha ribadito le sue affermazioni una seconda volta, e ancora una terza nel rapporto del giugno 2020.

Comer ha riferito che l’accusa principale è che un uomo d’affari ucraino avrebbe pagato 5 milioni di dollari alla famiglia Biden in cambio di una decisione politica degli Stati Uniti su cui Joe Biden poteva avere influenza.

Comer ha inoltre affermato di avere forti motivi per credere che l’FBI non abbia mai indagato adeguatamente su queste accuse, allo stesso modo in cui il Dipartimento del Tesoro di Obama non indagò quasi per nulla sulle segnalazioni di attività sospette associate a transazioni di Hunter Biden e soci.

 

Articolo completo: Corruzione Biden? Il documento esiste, ma l’FBI non lo consegna al Congresso (nicolaporro.it)

 

La follia finale del mondo occidentale

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di Paul Craig Roberts

La vittoria del complesso militare/sicurezza sul presidente Trump ha condannato gli Stati Uniti e il loro impero europeo, canadese, australiano e giapponese a un declino irreversibile. L’intenzione di Trump di “normalizzare le relazioni con la Russia” è stata percepita dal potente complesso militare e di sicurezza, su cui avevano messo in guardia sia il presidente Eisenhower che il presidente John F. Kennedy, come una minaccia al proprio bilancio, al proprio potere, al proprio primato. Così è stata avviata dalla CIA e dall’FBI la lunga e continua era delle false accuse contro un Presidente americano, sia in carica che fuori, da parte dei servizi di sicurezza degli Stati Uniti.

La conseguenza è che il mondo si sta allontanando dalla nostra influenza, abbandonando il sistema finanziario dominato dal dollaro e aderendo ad uno stato di diritto invece che alle regole egoistiche di Washington.

Le conseguenze per il mondo occidentale saranno il declino della moneta, l’inflazione e l’abbassamento del tenore di vita, la scarsità di energia e la decadenza sociale dovuta a masse non assimilate di immigrati-invasori che il mondo occidentale non ha la convinzione di poter respingere.

Anche una guerra rovinosa potrebbe essere una conseguenza, con risultati disastrosi per l’Occidente, i cui sistemi di armamento sono inferiori a quelli russi e i cui eserciti sono demoralizzati dalle “promozioni della diversità” e dall’indottrinamento anti-bianco.

Il Presidente russo Putin ha definito “folle” l’ambizione neocon di egemonia americana.  Putin ha preso le misure dell’Occidente:

“Qualsiasi ideologia di superiorità è per sua natura disgustosa, criminale e mortale. Le élite globaliste continuano a insistere sul loro eccezionalismo; mettono le persone l’una contro l’altra, dividono le società, provocano conflitti sanguinosi e colpi di stato, seminano odio, russofobia e nazionalismo aggressivo, distruggono i valori familiari tradizionali che rendono umani gli esseri umani”.

Putin descrive l’“ordine basato sulle regole” di Washington come “un sistema di rapina, violenza e soppressione sulla scena internazionale”.

Contrariamente agli interessi di americani, russi, cinesi e del resto del mondo, il complesso militare e di sicurezza statunitense e i suoi scagnozzi neoconservatori hanno istituzionalizzato l’Occidente come nemico del resto del mondo. Le conseguenze per l’America e il suo impero saranno disastrose.

Articolo originale di Paul Craig Roberts

Traduzione di Costantino Ceoldo

 

Leggi articolo completo: La follia finale del mondo occidentale | Геополитика.RU (geopolitika.ru)

Alluvione, Bonaccini ko. Mezza protezione civile in ufficio non sul territorio

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di Antonino Amorosi

Dopo le alluvioni disastrose dell’Emilia Romagna, i morti e i senza tetto Paolo Zanca, vecchio socialista iscritto ad Azione con una lunga carriera alle spalle, da fine conoscitore della macchina amministrativa locale, dopo anni di silenzio ha deciso si parlare con Affaritaliani: “Dal 2015 al 2023 quanti interventi di messa in sicurezza del territorio sono stati fatti?”

 

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“Dove è il report delle cose realizzate da Bonaccini e Schlein per contenere le alluvioni? Qua tutti parlano ma nessuno chiede il report. Come mai? Va chiesto per rispetto a chi è morto e a chi ha perso tutto. Ma lo sa come funziona la Protezione civile dell’Emilia Romagna?

 

 

 

 

Come funziona?

“E’ una macchina da ringraziare, come tutti i vari corpi di polizia intervenuti e tutti i volontari, ma la Regione ha da anni spostato tutta la messa in sicurezza del territorio sulla propria Protezione civile regionale”

Ma non interviene solo per le emergenze?

“No, dalla Regione volevano creare, dicono loro, una pratica innovativa perché l’intervento nelle emergenze deve coniugarsi con la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio. Benissimo. La domanda che mi sento di fare è: dal 2015 al 2023 quanti interventi di messa in sicurezza del territorio sono stati fatti? Vogliamo in numeri, dove e come sono stati fatti. Si può fare questa domanda? Perché c’è un particolare non trascurabile”

Quale?

“Per legge, il bilancio della Protezione civile dell’Emilia Romagna viene redatto dal dirigente della Protezione civile con una determina, poi passa in prima commissione assembleare per un parere che non è vincolante, dopodiché viene approvato dalla giunta regionale ma non passa mai in Consiglio regionale”

 

Quindi nessuno conosce il dettaglio degli interventi e delle spese?

“Le chiedo perché in Consiglio regionale non passano”

Paolo ZAnca
Paolo Zanca

Ma come è possibile?

“A me interessano le cose pratiche non l’ideologia. Da quando la politica è diventato tifo da stadio per gli ultrà le cose pratiche scompaiono, che fare con i problemi e quali soluzioni. C’è solo il ‘io tifo per questo, io sto con la Schlein, tu stai con Giuseppina’. E’ la mela marcia del populismo italiano che ora si condisce di cambiamento climatico. Ma che interventi sono stati fatti e quali, finora? Si può sapere? Non mi interessano le religioni”

Eppure l’apparato burocratico di enti come la Protezione civile dell’Emilia Romagna esiste ed è imponente o no?

Ha visto quanto addetti ha la Protezione civile di Bonaccini?

Sì…

“I volontari sono migliaia ma sono 500 quelli dell’agenzia regionale e ha visto quanti di questi 500 sono apparato amministrativo?”

Sono quindi negli uffici …

“Quasi il 50%. E che vuol dire?”

Che circa 250 persone dovrebbero controllare ogni rivolo dell’Emilia Romagna…

“E vuol dire anche che se ho un bilancio di 100, faccio un’ipotesi, 50 li devo spendere per mantenere in vita il mio ente. Vuol dire che ogni volta che investo un euro ne spendo due per investirlo. È una follia”

Direi totale

“Scrivono che da quando hanno fatto la riforma del 2015 hanno assunto 80 persone di qua, 50 di là e sono arrivati praticamente a 500 addetti ma 240 sono amministrativi”

Di chi è la scelta?

“Di chi è? Hanno ritenuto che questo è il modo più efficace. Il mio vuole essere un ragionamento costruttivo. Ma visto il disastro queste domande vanno fatte. E’ questo il modo più costruttivo?”

A noi risulta che su 159 milioni di bilancio che la Protezione civile doveva utilizzare per interventi alla fine ne sono stati utilizzati 11,6 per la difesa del suolo. E’ corretto?

“Questo è quello che compare dalle carte. Per questo chiedo chiarezza al presidente della Regione Bonaccini. Le carte possono essere anche interpretate male ma secondo me qualcuno deve rispondere e dirci anche degli anni precedenti che scompaiono”

Cioè?

“Il piano di manutenzione del territorio della regione 2022-2024, 378 pagine, contiene di tutto salvo il resoconto di quello che e’ stato realizzato negli anni precedenti”

Dopo il passaggio delle competenze dall’Anas agli enti locali quelle competenze sono state assorbite dai nuovi uffici, per il controllo del territorio?

“Molte regioni avevano passato queste competenze alle province ma le province come sappiamo grazie a un meraviglioso intervento riformatore del maestro dei riformatori italiani, cioè Matteo Renzi, come noto sono state abolite, e quindi sono tornare alle regioni”

Lei è ironico…

“No assolutamente. L’uomo che, in pochi anni, passa dal 42% a percentuali ridicole e che ogni volta che qualcuno fa qualcosa, dice ‘ma il mio governo lo aveva già fatta di qua e di là” è un esempio per tutti. Tra le cose di cui si dovrebbe vantare è come ha affrontato la tematica delle province che sono state distrutte, tanto è vero che oggi si pensa di rifarle. Questo passaggio di deleghe è stato devastante. Prima c’erano i cantonieri provinciale che almeno facevano attività di sorveglianza, i cantonieri dell’Anas che facevano sorveglianza e avvertivano sulle zone a rischio”

In generale avere un’idea politica, più o meno legittima o interessante, non vuol dire saper fare politica… ci sta dicendo questo?

“Con me sfonda una porta aperta. Il mio vecchio professore di storia medievale mi spiegava che nel 500 il Po è esondato 12 volte, come esondavano il Tevere e l’Arno. Sono eventi che si sono ripetuti nella storia ambientale climatica molte volte. Ora vediamo errori di cementificazione del suolo e di costruzione sugli alvei dei fiumi, mancanza di manutanzione del territorio. C’è una variazione di carattere climatico, certo. Ma anche il climatologo Franco Prodi, fratello di Romano, propone un punto di vista diverso di leggere il rapporto tra cambiamento climatico e impatto delle attività umane. Considerare l’uomo come responsabile dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato, non ci sono prove, anche perché le nostre conoscenze sul sistema metereologico e climatico sono veramente limitate a poco tempo. Abbiamo sequenza di studi sul cambiamento climatico molto limitate. Quindi invece di concentrarsi sul ‘credo’ e sulle discussioni da bar concentriamoci su cosa si è fatto concretamente in un’area che nasce come una palude e che storicamente è sempre stata inondata. Aspetto delle risposte”.

 

Link articolo completo: Alluvione, Bonaccini ko. Mezza protezione civile in ufficio non sul territorio – Affaritaliani.it

La riduzione in schiavitù dei migranti africani: il “big business” in Libia grazie ai finanziamenti dell’UE

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di Alexander Rubinstein

Un’indagine delle Nazioni Unite ha concluso che il denaro fornito dall’Unione Europea a entità statali in Libia ha facilitato crimini contro l’umanità che vanno dal lavoro forzato e la schiavitù sessuale alla tortura.

Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, attraverso il sostegno finanziario alla Guardia costiera libica e alla Direzione libica per la lotta alla migrazione illegale (DCIM), l’Unione Europea ha aiutato e favorito i crimini contro l’umanità.

Il 27 marzo 2023, le Nazioni Unite hanno pubblicato i risultati di un’indagine durata tre anni, confermando che “la detenzione arbitraria, l’omicidio, lo stupro, la riduzione in schiavitù, la schiavitù sessuale, l’uccisione extragiudiziale e la sparizione forzata” sono diventate una “pratica diffusa” nell’ex – prospera nazione della Libia, che è stata immersa nella guerra civile dalla guerra per il cambio di regime della NATO oltre un decennio fa.

Mentre i crimini contro l’umanità sono risultati diffusi in tutto il paese, il rapporto si concentra sulla difficile situazione dei migranti e accusa l’Unione Europea di aver consentito al governo di unità nazionale con sede a Tripoli di mettere in atto abusi contro gli africani che chiedono asilo in Europa.

Il rapporto afferma nella sua sezione introduttiva: “La Missione ha riscontrato che sono stati commessi crimini contro l’umanità contro migranti in luoghi di detenzione sotto il controllo effettivo o nominale della Direzione libica per la lotta alla migrazione illegale, della Guardia costiera libica e dell’Apparato di sostegno alla stabilità. Queste entità hanno ricevuto supporto tecnico, logistico e monetario dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri per, tra l’altro, l’intercettazione e il rimpatrio dei migranti.

In altre parole, piuttosto che intercettare direttamente i migranti che viaggiano via mare verso l’Europa, l’Unione Europea ha esternalizzato il lavoro sporco alla Guardia Costiera libica. Una volta che la guardia costiera trattiene i migranti, questi vengono rispediti in Libia e trasferiti in “prigioni ufficiali e segrete” dove vengono spesso sfruttati a scopo di lucro attraverso il lavoro forzato, il riscatto o la schiavitù sessuale.

“Ci sono motivi ragionevoli per ritenere che i migranti siano stati ridotti in schiavitù nei centri di detenzione della Direzione per la lotta alla migrazione illegale”, afferma il rapporto, aggiungendo che il personale e i funzionari del DCIM e della Guardia Costiera sono implicati “a tutti i livelli” mentre funzionari di alto rango “collusi” con trafficanti e contrabbandieri sia nell’ambito della detenzione che dell’intercettazione.

“La Missione ha anche trovato ragionevoli motivi per ritenere che le guardie abbiano chiesto e ricevuto il pagamento per il rilascio dei migranti. La tratta, la riduzione in schiavitù, il lavoro forzato, la detenzione, l’estorsione e il contrabbando hanno generato entrate significative per individui, gruppi e istituzioni statali”, afferma il rapporto.

Nel 2017, i media internazionali hanno riportato la ripresa della tratta degli schiavi in Africa a causa delle continue conseguenze dell’operazione di cambio di regime sostenuta dalla NATO per deporre il leader libico Muammar Gheddafi. Le Nazioni Unite hanno ora confermato che la pratica non solo persiste, ma che è stata abilitata dall’UE.

“Il sostegno fornito dall’UE alla guardia costiera libica… ha portato a violazioni di alcuni diritti umani”, ha detto ai giornalisti l’investigatore delle Nazioni Unite Chaloka Beyani. “È anche chiaro che il DCIM ha la responsabilità di una moltitudine di crimini contro l’umanità nei centri di detenzione che gestisce. Quindi il sostegno dato loro dall’UE ha facilitato tutto ciò. Anche se non stiamo dicendo che l’UE e i suoi Stati membri abbiano commesso questi crimini, il punto è che il sostegno fornito ha aiutato e favorito la commissione dei crimini”.

Secondo un rapporto del 2021 della Brookings Institution, dal 2015 l’UE ha erogato 455 milioni di dollari alla guardia costiera libica e ad altre agenzie governative.

Nel frattempo, un’indagine di The Outlaw Ocean Project e The New Yorker ha rilevato che i soldi dell’UE “pagano di tutto, dagli autobus che trasportano i migranti catturati in mare dal porto alle carceri, ai sacchi per i cadaveri utilizzati per i migranti che muoiono in mare o mentre sono detenuti”.

Secondo la loro indagine congiunta, la direzione libica per la lotta alla migrazione illegale “ha ricevuto 30 Toyota Land Cruiser appositamente modificate per intercettare i migranti nel deserto del sud della Libia”, mentre i soldi dell’UE hanno anche aiutato il DCIM ad acquistare “10 autobus per spedire i migranti prigionieri alle carceri dopo che sono stati presi”.

Il violento rovesciamento del governo di Gheddafi da parte della NATO e le bande di insorti salafiti da essa sponsorizzate nel 2011 hanno fatto precipitare la Libia in uno stato di guerra civile, con aree del paese conquistate da Al Qaeda e banditi allineati con l’ISIS. Mentre la NATO e i suoi delegati jihadisti si abbattevano su di lui, Gheddafi ha avvertito che la sua cacciata avrebbe provocato la destabilizzazione di intere regioni del continente e una nuova crisi migratoria per l’Europa, con il Mediterraneo trasformato in un “mare di caos”.

Il figlio di Gheddafi, all’epoca aveva avvertito allo stesso modo, «la Libia può diventare la Somalia del Nord Africa, del Mediterraneo. Vedrete i pirati in Sicilia, a Creta, a Lampedusa. Vedrete milioni di clandestini. Il terrore sarà nella porta accanto».

L’investigatore delle Nazioni Unite, il professor Beyani, ha attribuito l’attuale crisi libica a una “contesa per il potere”, alludendo al vuoto di potere che l’Occidente ha creato in Libia con la sua guerra per il cambio di regime, evitando ogni riferimento diretto ad essa. Human Rights Watch ha anche deviato dalla discussione sull’intervento della NATO nel 2011 nella sua copertura del rapporto delle Nazioni Unite, che ha descritto come “brutale e schiacciante”. Forse perché il suo direttore all’epoca, Ken Roth, era un prolifico sostenitore dell’assalto.

La trasformazione della Libia in un inferno anarchico ha drasticamente ridotto il rischio che gli aspiranti migranti verso l’Europa vengano individuati dalle autorità dell’UE. Il rapporto delle Nazioni Unite stima che più di 670.000 migranti fossero presenti in Libia durante parti della sua indagine.

La mancanza di un governo centrale forte e stabile a Tripoli ha permesso lo sviluppo di un’intera industria con lo sfruttamento dei migranti come modello di business. “La detenzione, il traffico di migranti, è un grande affare in Libia. È un progetto imprenditoriale”, ha detto Beyani a France 24 dopo la pubblicazione del rapporto.

Mentre la Corte penale internazionale ha incriminato il presidente russo Vladimir Putin per le accuse inventate dai ricercatori sponsorizzati dal Dipartimento di Stato americano, il nuovo rapporto delle Nazioni Unite sulla Libia è stato trattato dai media statunitensi ed europei in gran parte come una nota a piè di pagina, nonostante il ruolo dell’Occidente come architetto chiave dell’incubo in corso del paese.

Traduzione di Alessandro Napoli

Fonte: thegrayzone.com

Leggi l’articolo intero: https://www.geopolitika.ru/it/article/la-riduzione-schiavitu-dei-migranti-africani-il-big-business-libia-grazie-ai-finanziamenti

Mostra blasfema all’Ue: ecco il Gesù omosex (tra apostoli sadomaso)

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di Francesco Giubilei

 

Guai a parlare di radici cristiane dell’Europa o chiedere il riconoscimento di simboli e tradizioni del cristianesimo da parte delle istituzioni di Bruxelles ma ben venga una mostra all’Europarlamento raffigurante Gesù Lgbt.

Non sono nuove le provocazioni nei confronti dei cristiani e gli episodi di blasfemia con cui si vogliono far passare raffigurazioni di cattivo gusto come opere d’arte, eppure che a ospitare una mostra offensiva e fuori luogo sia il parlamento europeo è davvero inopportuno.

Qualche giorno fa a tutte le caselle email dell’Europarlamento è arrivata un’email firmata dal deputato europeo Malin Bjork del Partito della sinistra svedese per promuovere una mostra organizzata da «The Left».

«Carissimi – recitava la missiva – in occasione della presidenza svedese del Consiglio europeo, ho invitato l’artista fotografica Elisabeth Ohlson a mostrare alcune delle sue opere. Tutti i pezzi che ha scelto per questo spettacolo hanno un tema LGBTQI o altrimenti inclusivo, dei diritti umani».

Allegato al messaggio, l’invito per l’inaugurazione della mostra con due immagini, una raffigurante una imbarcazione di migranti che si avvicina a una nave con un militare che poggia il piede sul barchino con i migranti e un’altra con Gesù Cristo circondato da apostoli vestiti da schiavi sadomaso.

Come spiega l’europarlamentare della Lega Maria Veronica Rossi, «è legittimo affrontare tematiche di ogni tipo nelle sedi istituzionali, ma strumentalizzare una religione è una intollerabile mancanza di rispetto verso milioni di fedeli in tutta Europa. Altro che approfondimento culturale, questa appare come una provocazione gratuita: perché offendere e mancare di rispetto?».

C’erano numerose possibilità per celebrare il semestre di presidenza svedese del Consiglio Ue e per parlare di diritti umani ma la decisione di affrontare questo tema tirando in ballo la religione, ha un chiaro intento politico.

D’altro canto l’artista Elisabeth Ohlson non è nuova a provocazioni e la sua carriera artistica ebbe una svolta nel 1998 quando espose per la prima volta Ecce Homo, il suo Gesù in chiave Lgbtq+ all’interno di una cattedrale svedese (circostanza che testimonia i cedimenti valoriali di un certo protestantesimo).

In quell’occasione le immagini fecero il giro del mondo e l’ex europarlamentare Marianna Eriksson provò a farli esporre anche al Parlamento europeo. Il contenuto degli scatti fu però in quel caso ritenuto troppo offensivo dai questori dell’Europarlamento che bloccarono l’iniziativa. Venticinque anni dopo, il nuovo tentativo da parte un’altra eurodeputata non sembra aver suscitato lo stesso scandalo e gli scatti della Ohlson saranno così esposti a Bruxelles.

Il problema della sua mostra è però duplice; da un lato riguarda i temi delle sue opere ma, volendo appellarci alla libertà artistica, c’è una seconda criticità e riguarda il luogo in cui verranno esposte le sue opere: l’Europarlamento. Per evidenti ragioni di opportunità una sede istituzionale non è il luogo adatto in cui dare spazio a immagini blasfeme e offensive.

Articolo intero: Mostra blasfema all’Ue: ecco il Gesù omosex (tra apostoli sadomaso) – ilGiornale.it

 

Cina vs USA

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di Katehon think tank

La relazione bilaterale tra Cina e Stati Uniti è una delle più importanti sulla scena mondiale. Le due superpotenze hanno il più grande fatturato commerciale del mondo. Tuttavia, a causa del rapido sviluppo della RPC come uno dei centri di potere, le relazioni di successo di questi Paesi sono a un livello critico. Le ambizioni americane di stabilire un’egemonia globale complicano le relazioni tentando di contenere lo sviluppo della Cina. Le posizioni politiche delle autorità statunitensi e del Partito Comunista Cinese sono molto diverse, il che rende difficile il dialogo bilaterale.

Le relazioni tra i due Paesi sono state a lungo positive in tutti i settori di interazione. Con l’ascesa al potere di Donald Trump, il dialogo tra Stati Uniti e Cina ha cambiato direzione verso il confronto. Inizialmente, la politica di contenimento della Cina da parte dell’America si è concretizzata solo nella sfera economica. La guerra commerciale è stata caratterizzata, da parte occidentale, dall’imposizione di dazi sulle merci cinesi, dal divieto dei sistemi 5G cinesi e dalla cooperazione con Huawei. Inoltre, Donald Trump ha fatto della RPC il principale concorrente strategico del mondo, il che ha portato a un deterioramento delle relazioni.

Tuttavia, quando Joe Biden è entrato in carica, le relazioni sino-americane sono diventate sempre più tese e i Paesi hanno iniziato ad allontanarsi l’uno dall’altro. A questo punto, la Cina ha sempre più oppositori in tutte le parti degli Stati Uniti, ma molti sostenitori, al contrario, suggeriscono la rimozione delle misure restrittive e una politica più amichevole.

Wu Xinbo, direttore del Centro Studi Americani, ha dichiarato: “Gli Stati Uniti hanno commesso un grave errore strategico nei confronti della Cina, agendo contro la RPC. Gli Stati Uniti considerano la Cina come la principale potenza nella loro strategia di base e credono che sia il centro del mondo. La leadership statunitense vuole dominare indiscriminatamente”. La comunità internazionale spera ancora in un miglioramento delle relazioni sino-statunitensi, ma è improbabile, viste le crescenti contraddizioni dei Paesi in quasi tutte le aree di interazione.

Biden non ha ascoltato l’appello di Xi Jinping alla cooperazione pacifica e allo sviluppo attivo delle relazioni bilaterali per soddisfare gli interessi comuni. L’isteria da Covid è stata imposta al mondo e la Cina è stata accusata di aver portato il virus nel mondo dai suoi laboratori. Gli Stati Uniti hanno tentato di destabilizzare Hong Kong riconoscendo Xi Jinping come un “autocrate”, cioè un avversario ideologico. L’amministrazione Biden non solo non ha abolito le barriere protezionistiche di Trump, ma, al contrario, ne ha introdotte di nuove, soprattutto nei settori tecnologici avanzati. Le nuove regole federali, gli ordini esecutivi e la legislazione incompiuta che mirano ai settori high-tech cinesi, iniziati nell’autunno del 2022 e che proseguiranno nel 2023, sono il culmine di anni di dibattiti. Nel loro insieme, rappresentano un’escalation dei dazi e delle dispute commerciali contro Pechino dell’ex presidente Donald Trump, che potrebbe finire per rallentare ulteriormente lo sviluppo tecnologico ed economico della Cina e dividere le due economie.

Gli Stati Uniti hanno iniziato a scaldare la situazione intorno a Taiwan, dove la speaker della Camera bassa del Congresso, Nancy Pelosi, è stata inviata nel 2022. Pechino è stata poi accusata di sostenere il presidente russo Vladimir Putin nella sua speciale operazione militare contro l’Ucraina. L’UE ha iniziato a scagliarsi contro la Cina, dipingendo la RPC come un importante fattore di destabilizzazione dell’ambiente globale e costringendo Bruxelles a sostenere l’imposizione di sanzioni sul settore tecnologico della RPC. La comunità dei servizi segreti statunitensi ha recentemente sollevato il timore che le aziende cinesi stiano acquistando terreni in prossimità delle basi militari statunitensi, che potrebbero essere utilizzati per attività di intelligence.

Lo scorso settembre, dopo l’incontro con il Segretario di Stato americano Anthony Blinken a New York a margine della 77esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato che le relazioni tra i due Paesi sono a un livello critico e ha accusato gli Stati Uniti di minare la sovranità e l’integrità territoriale della Cina. Di conseguenza, ciò ha influito sugli scambi commerciali tra i due Paesi, che sono cresciuti solo dello 0,6% nel 2022, rispetto al 28% del 2021.

Xi Jinping ha recentemente intrapreso una serie di passi che suggeriscono la sua determinazione a rifare l’ordine mondiale che garantisce l’egemonia statunitense. Ha visitato i monarchi del Golfo Persico, lanciando un commercio di petrolio denominato in yuan. Secondo Alastair Crook, analista britannico con sede a Beirut, l’incontro tra il presidente cinese e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman dovrebbe rappresentare “la fine del sistema dei petrodollari”. E il patto si baserà “sui piani russo-cinesi per spostare l’Eurasia in una nuova valuta commerciale diversa dal dollaro”. L’esperto spiega che “gli alleati degli Stati Uniti come l’Arabia Saudita, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, l’India, il Sudafrica, l’Egitto e gruppi come l’OPEC+ stanno facendo un grande passo verso l’autonomia e la fusione dei Paesi non occidentali in un blocco coerente che agisce nel proprio interesse”. Xi Jinping ha anche riunito i BRICS invitando i suoi protetti dall’Asia e dall’America Latina, in questo modo la Cina rivendica la leadership mondiale, approfittando del ritiro degli Stati Uniti dall’Asia e dai vertici del G-20 a causa della presenza della Russia e della mancanza di una politica economica coerente degli Stati Uniti nella regione.

Tutti i Paesi hanno il compito a lungo termine di resistere alle sanzioni occidentali, come quelle imposte alla Russia, e la dedollarizzazione ha un ruolo enorme da svolgere in questo senso. Inoltre, il presidente cinese ha iniziato a riunire forum alternativi a Davos e a promuovere i propri progetti di integrazione internazionale nelle aree di influenza statunitense.

Mao Ning, portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, ha parlato al briefing del 27 febbraio 2023. “Gli Stati Uniti non hanno il diritto di comandare sulle relazioni russo-cinesi, non tollereremo le pressioni e le minacce da parte americana”, – ha detto il diplomatico commentando gli avvertimenti di alcuni politici statunitensi a Pechino sulle conseguenze in caso di forniture di armi della Cina alla Russia. Mao Ning ha osservato che gli Stati Uniti non solo inviano armi letali sul campo di battaglia in Ucraina, ma violano anche le disposizioni di tre comunicati congiunti sino-statunitensi vendendo costantemente armi avanzate a Taiwan. Il diplomatico ha aggiunto che la Cina sta promuovendo attivamente i colloqui di pace e una soluzione politica alla crisi ucraina. La dichiarazione mostra ancora una volta le crescenti contraddizioni tra gli Stati Uniti e la RPC, sullo sfondo dell’attuale situazione mondiale. Le differenze tra i due Paesi sono molto significative e l’America non ha più il ruolo di egemone e una posizione di potere in queste contraddizioni.

Questa divergenza ha portato alla decisione di entrambe le parti di creare strutture speciali per gestire le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti sono stati i primi a compiere questo passo e l’11 gennaio 2023 la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione per la creazione di un comitato speciale sulla competizione strategica tra gli Stati Uniti e la RPC. 365 membri del Congresso hanno espresso il loro sostegno al documento, mentre 65 hanno votato contro. La nuova struttura sarà composta da 16 persone, tra cui nove repubblicani e sette democratici. In precedenza il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato di considerare la Cina come il suo unico rivale, che non solo intende cambiare l’ordine mondiale esistente, ma sta costruendo un potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per raggiungere questo obiettivo. Gli Stati Uniti ritengono che la loro sicurezza nazionale possa essere minacciata dal PCC, la cui conseguenza è stata la creazione della commissione. Inoltre, il Partito Repubblicano statunitense ritiene che l’amministrazione Biden non stia facendo abbastanza per contenere la Cina.

Nel frattempo, il sottosegretario di Stato americano Wendy Sherman ha promesso che gli Stati Uniti manterranno aperte le linee di comunicazione con la Cina e svilupperanno una relazione bilaterale nel 2023, sulla base dell’incontro di Bali del 2022 tra i leader dei due Paesi. La diplomatica ha aggiunto che Washington e Pechino dovrebbero lavorare insieme “per il bene” dei popoli di tutto il mondo.

Di grande importanza per le relazioni tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese sono le fondazioni e le organizzazioni sino-americane create per rafforzare le relazioni. Fondata nel 1995, la US-China Political Foundation (USCPF) è un’organizzazione imparziale e senza scopo di lucro che promuove una migliore comprensione tra politici, ricercatori e funzionari governativi americani e cinesi. L’USCPF mira a fornire a studenti, ricercatori e operatori di politica estera l’opportunità di interagire in modo più diversificato e sostanziale. L’USCPF conduce inoltre ricerche sulla politica e sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina nella regione Asia-Pacifico. La fondazione non promuove alcuna politica né cerca di influenzare le decisioni politiche, ma fornisce informazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni relative alle relazioni tra Stati Uniti e Cina.

Da parte cinese, c’è l’Istituto Confucio, una rete di centri culturali ed educativi internazionali istituita dall’Ufficio di Stato per la promozione della lingua cinese all’estero del Ministero dell’Istruzione cinese in collaborazione con i centri sinologici d’oltremare. Tuttavia, gli Stati Uniti sono stati irremovibili sulle azioni dell’Istituto già nel 2020. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato il centro degli Istituti Confucio negli Stati Uniti una missione estera della RPC; secondo Pompeo, l’organizzazione “promuove le campagne di propaganda globale e l’influenza ostile di Pechino” nelle istituzioni educative statunitensi.

Questo tipo di organizzazioni cerca di mantenere relazioni amichevoli tra i Paesi, attraverso la globalizzazione e lo scambio di culture. Sotto l’egida delle organizzazioni si svolgono scambi di studenti, incontri di alto livello, la conclusione di cooperazioni e la promozione delle relazioni USA-Cina per una conoscenza credibile tra i cittadini dei Paesi.

Le relazioni tra gli Stati Uniti e la RPC sono in una fase di attrito da entrambe le parti nella sfera politica, che minaccia la cooperazione in altri settori in cui si è già registrato un grande successo. Il confronto sulle opinioni politiche sta già raggiungendo livelli critici, poiché gli Stati Uniti sono ancora determinati a essere l’egemone indispensabile del mondo, cosa impossibile nell’attuale realtà dei centri di potere multipolari e dell’Oriente emergente.

I recenti sviluppi intorno a Taiwan e le nuove misure restrittive dimostrano che Washington intende continuare l’escalation. La Cina sta reagendo dalla posizione di potenza sovrana.

Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/cina-vs-usa

Follia cancel culture: Fratel Coniglietto è razzista, Zio Tom cacciato da Disneyland

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di Matteo Milanesi

Anche le attrazioni di Disneyland finiscono nel mirino della cancel culture e del politicamente corretto

La chiamano cultura della cancellazione, anche se si tratta de facto di cancellazione della cultura. Eppure, si sa, in tempi di politicamente corretto è tutto possibile ormai, financo che Disneyland decida di chiudere, dopo 34 anni di attività, Splash Mountain, l’attrazione ispirata sul film del 1946 I racconti dello zio Tom della Disney. La motivazione è quella di sempre che potete già immaginarla: il film sarebbe una rappresentazione suprematista e razzista, criticato anche per la raffigurazione della vita nelle piantagioni, nonché del rapporto tra schiavi neri e padroni bianchi. Di conseguenza, spazzata via anche l’attrazione.

Non è l’unico e non sarà l’ultimo caso di un fenomeno di ripudio della cultura, che negli States ha trovato il proprio humus prima con l’abbattimento delle statue di personaggi storici e poi con la revisione dei grandi testi letterari occidentali, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri fino ad arrivare alla celebre The Tempest di William Shakespeare, per passare addirittura ad Agatha Cristie e financo James Bond. In Italia, il fenomeno è decisamente più contenuto, anche se nel continente europeo, in particolare in Regno Unito, la cancel culture ha già mosso i primi passi qualche anno fa e ora sta letteralmente dilagando.

Per approfondire:

Nelle università britanniche, per esempio, sono stati introdotti dei veri e propri avvisi che i professori devono obbligatoriamente lanciare quando si sta per trattare temi particolarmente “sentiti”. Ecco che, se si parla di crociate o di schiavismo, il musulmano o la persona di colore possono alzarsi e uscire dalla classe, abbandonando in anticipo la lezione ed il dibattito.

Comunque, tornando al caso Disneyland, già qualche mese fa l’allora amministratore delegato, Bob Iger, aveva detto agli azionisti che “il film non sarebbe più stato disponibile su Disney+”. Ed ecco che ieri è arrivato il giorno fatale: Splash Mountain sarà sostituita da Tianàs Bayou Adventure, ispirata al film del 2009 La principessa e il ranocchio, nel quale invece è stato introdotto il personaggio di Tiana, ovvero la prima principessa nera di Disney, sempre in rigoroso rispetto dell’ondata politically correct che sta investendo il mondo atlantico.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/follia-cancel-culture-fratel-coniglietto-e-razzista-zio-tom-cacciato-da-disneyland/

E se il flop del Pnrr non fosse un peccato, ma una benedizione?

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di Musso

 

Dice che il Pnrr sta per fallire. Cioè, che l’Italietta non è capace di farne uso. Ah sì?! Ma è poi un peccato?

Tutto subito e dopo niente

191,5 miliardi da spendere in pochissimi anni. Ad esempio, sarà pure stata una idea simpatica invitare i Comuni a spendere 15,05 miliardi per “la resilienza del territorio”. Ma, se quei Comuni sono stati tenuti a stecchetto da almeno 11 anni … eh beh non si vede come possano improvvisamente spendere l’impossibile a comando. Specie se si tratta di un comando transitorio: “ieri non dovevi spendere, oggi devi spendere un sacco, domani dovrai tornare a non spendere”.

Praticamente, mancano i tecnici ed offrire posti a tempo non funziona. E mancano pure le imprese ma,  per lavorare soli tre anni, nessuna si prende il rischio di assumere.

E fa ridere il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti (già entusiasta del Pnrr), sabato ridottosi a ventilare un ennesimo “provvedimento per migliorare l’organizzazione della struttura della pubblica amministrazione per il Pnrr”.

In generale, la macchina dello Stato italiano è stata educata, sin da Tangentopoli, a non investire: solo un ingenuo poteva immaginare essa potesse, improvvisamente, mettersi a farlo.

Gretinismo trionfante

191,5 miliardi da spendere gretinate. La voce più grossa sono i 59,46 miliardi in “rivoluzione verde e transizione ecologica”. Ad esempio, il “rafforzamento mobilità ciclistica” … che sta all’incremento del Pil come la proverbiale buca nella sabbia di Keynes.

Oppure, “sviluppo infrastrutturale ricarica elettrica” … la quale manifestamente non sta in piedi da sola. Nonché “sviluppo biometano” … senza che nessuno si domandi perché dovremmo incentivare una fonte energetica più cara di quelle delle economie libere dalla Ue e nostre concorrenti. Cioè nuovi costi, strutturali, che strutturalmente ridurranno la futura crescita del Pil.

Ed ancora, “flotte bus e treni verdi” … senza essersi prima assicurati che vengano prodotti, almeno in gran parte, in Italia: così creando una dipendenza da fornitori collocati in Paesi esteri, plausibilmente sul territorio dei nostri cari “alleati” leuropei.

Ed ancora, 15,36 miliardi in “efficienza energetica degli edifici” … come se a Messina facesse il freddo di Helsingør. Ed ancora, altri soldi per la “promozione” di campi off-shore innovativi, come se sul Tirreno soffiasse il vento del Mare del Nord.

Come diavolo abbiano fatto fior di economisti a scambiare tale mangiatoia per un strumento di crescita strutturale, lo sa solo Dio.

Ora e sempre contribuenti netti

191,5 miliardi, dei quali 122,6 sotto forma di prestiti … certamente da rimborsare. I restanti 68,9 sotto forma di “sovvenzioni”: inizialmente detti “a fondo perduto” … in effetti anch’essi da rimborsare con contributi futuri alla Ue. Certo, con un margine positivo di forse 15-20 miliardi … ma basterà usare meno del 90-95 per cento del fondo, per annullare tale margine e ritrovarsi nella consueta condizione di contribuenti netti.

Solo un ingenuo poteva pensare che i Leuropei fossero improvvisamente divenuti disposti a trasferirci più fondi di quanti ne versiamo.

Un Pnrr da buttare

Con tutto ciò, non si vuole sostenere che un programma di investimenti sia cosa mala, anzi: l’Italia ne ha un disperato bisogno. Ma di investimenti scaglionati negli anni … non tutti subito. Essendosi prima dotati delle strutture necessarie … non rincorrendo collaborazioni improvvisate. Pensati a Roma o a Brisighella … non a Bruxelles. Indirizzati in modo da sollecitare la produzione nazionale … non quella tedesca.

Meglio ancora se finanziati da Roma o Brisighella … non attraverso un portage brussellese. Ma, di quest’ultimo aspetto, per ora siamo convinti solo noi che siamo sovranisti. In ogni caso il Pnrr, così com’è, è da buttare. Che stia per fallire, non è affatto un peccato, bensì una benedizione.

Meloni sembra essersene accorta

Di qualcosa deve essersi accorta Giorgia Meloni, se è vero che sta cercando almeno di ridestinare i fondi in funzione della sopravvenuta crisi energetica. Magari a beneficio del nascituro hub italiano del gas.

Ed ancora venerdì ribadiva: “un Pnrr che non abbiamo scritto noi e che va reso compatibile anche con le priorità nuove per la nostra nazione”.

Pure Confindustria sembra essersene accorta

Di qualcosa si è accorto persino il Carlo Bonomi di Confindustria. La cui conversione troviamo riflessa dal Fubini.

In primo luogo, da cambiare sarebbe la destinazione dei fondi: “gli stadi di Firenze e Venezia non hanno niente a che fare con la logica del Recovery … La sperimentazione del trasporto su gomma all’idrogeno non sembra praticabile. I trattori o treni all’idrogeno, non ne parliamo. Anche i campi eolici off-shore nel Mediterraneo sono idee audaci, non progetti realizzabili a costi competitivi”. A beneficio degli investimenti gasieri, sembrerebbe.

In secondo luogo – aggiunge altrove il Fubini – da cambiare sarebbe pure il metodo di erogazione: “più emerge che il Pnrr è ormai una palude, più penso che il modo di non sprecarlo sia usarlo per crediti d’imposta alle imprese che investono in tecnologie e energia verde”. Come si vede, non è solo Meloni a pensare che è tutto sbagliato, tutto da rifare.

Il catalogo degli errori della sinistra

Resta da capire come sia possibile che il presidente Sergio Mattarella, e gli ex premier Gonde e Draghi abbiano accettato una simile sconcezza. Le possibilità sono quattro.

(1) L’inconsapevolezza. La stessa ancor oggi mostrata da Mattarella, per il quale “l’Italia, in questo momento, è protagonista di un importante cambiamento, reso possibile tramite i programmi che l’Ue ha propiziato con il Next Generation EU”.

Concetto ripreso da Elly Schlein: “Il Pnrr [tel quel, così com’è] non è patrimonio di un partito o di una forza politica e non è patrimonio solo del governo”. Spiegato Gentiloni: “la transizione c’è e non si può essere l’ultimo vagone del treno che cerca di trattenere gli altri, perché così non si va da nessuna parte”.

Ed elaborato da De Benedetti che, parlando accanto alla Schlein, ha negato che ridestinare i fondi a beneficio dell’hub europeo del gas possa recare alcun vantaggio al Paese. Per evitare che le risorse vengano dirottate via dagli investimenti gretini, ci si mette pure Landini col suo attacco al nuovo Codice degli appalti.

Se non bastasse, da chissà dove intervengono episodi quali la vandalizzazione della fontana di Piazza di Spagna. Ma è un errore, per tutti i motivi che abbiamo sin qui esposto.

(2) La debolezza finanziaria. Dovuta ai vincoli finanziari legati alla appartenenza alla moneta unica: “meglio un piano di investimenti che fa schifo, che nessun piano di investimenti”, qualcuno può aver pensato.

Ma è un errore: presto ci troveremo contribuenti netti di un piano di investimenti che fa schifo. Cioè, ancora più indebitati ed in cambio di niente.

(3) La strumentalità. Il Pnrr non serve ad investire, bensì a costringerci a fare le riformeh. Infatti, Draghi fa scrivere al fido Giavazzi che: “non è la presunta lentezza il punto di contrasto con la Commissione europea … ma, ad esempio, alcune norme sulla concorrenza come la durata delle concessioni dei porti che è stata estesa fino al punto di renderle di fatto permanenti. Ma qui torniamo ai balneari e al catasto, temi sui quali la maggioranza non sembra voler recedere dalla difesa di rendite indifendibili”.

Coerentemente, lo stesso Mattarella si è spinto a manifestare il desiderio di mettere il Paese “alla stanga” … intendendosi, con tale espressione, un richiamo all’obbedienza del governo e del popolo sovrano che lo ha eletto, equiparati ad una bestia da soma che deve solo obbedire al padrone leuropeo. Ma è un errore, in quanto la bestia è da soma ma non scema. E il padrone nulla può, se essa si rifiuta.

(4) La fede cieca. L’illusione che il Pnrr abbia costituito una svolta istituzionale nella storia dell’Ue: sognano che esso possa essere ripetuto con altri programmi, che magari facciano meno schifo.

Ancor oggi, Gonde blatera “dell’idea di un’Europa solidale”. E Gentiloni ne delira: “si esce avendo politiche di bilancio meno universali e più mirate e usando le risorse europee”. Ma è un errore: grazie a Dio, i tedeschi rifiutano assolutamente il bis.

Una disfida del tutto politica

È per l’insieme di questi motivi che il presidente Mattarella considererebbe il fallimento dell’attuale Pnrr come “un disastro, uno scenario che il Quirinale vuole assolutamente evitare”. Ancora oggi e contro ogni evidenza.

Abbastanza per intuire come la discussione non sia solo burocratica. Bensì anche profondamente politica. Dalla quale può discendere una delle seguenti tre conseguenze:

– o Meloni si arrende e la destra italiana aderisce al Pd;

– oppure, Bruxelles rinuncia al proprio gretinismo. Ed allora vedremo le nuove proposte italiane materializzarsi: gasiere, anzitutto. In tal caso, la crisi definitiva de Leuropa sarà rinviata di un altro giro;

– oppure, Bruxelles rimane gretina e a Roma resterà l’unica alternativa di recuperare forza ed autonomia finanziaria, per poi decidere noi dove e come ci piacerà spendere i nostri soldi. Ciò che si può fare solo imponendo il controllo movimenti capitali, per poi avviarsi serenamente all’uscita da Leuro.

Come si vede, a capire cos’è il Pnrr Meloni ci è arrivata. Non è del tutto escluso che, prima o poi, comprenda anche il resto.

 

Per la lettura completa: https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/politica/e-se-il-flop-del-pnrr-non-fosse-un-peccato-ma-una-benedizione/

“Pugni e colpi alla testa. Pd? Non pervenuto”. Parla il padre del 16enne pestato dai centri sociali

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di Francesca Galici

 

Esprimiamo massima solidarietà all’amico Emilio Giuliana, al figlio e alla famiglia. (n.d.r.)

 

Picchiato da un “compagno” dei centri sociali, parla il padre: Emilio Giuliana, ex consigliere di An a Trento, ci racconta l’aggressione del figlio.

l rientro la domenica a casa, dopo la partita del Trento giocata nello stadio di casa lo scorso 5 marzo, e l’aggressione subita senza un apparente motivo. Questo è quanto accaduto al figlio di Emilio Giuliana, ex consigliere di An nel capoluogo trentino, picchiato su lungadige Apuleio. “Fascista di m…”, “Skinhead di m…”, “Ti ammazzo”: questi gli epiteti rivolti al 16enne mentre subiva la furia dell’aggressore. Anche grazie alla prontezza di riflessi del ragazzo, che ha fotografato l’auto dell’assalitore, la Digos della questura di Trento, coordinata dalla procura, ha rintracciato il presunto autore del pestaggio, individuandolo in un 23enne “compagno” del centro sociale “Bruno”. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’ex consigliere di Trento.

Cosa è successo quel pomeriggio?

Al termine della partita di calcio Trento Lecco, P. lascia mia moglie e i due fratelli per fare ritorno a casa. All’inizio di lungadige Marco Apuleio, via dove abitiamo, mio figlio è stato aggredito alle spalle. Un uomo di 23 anni attraversa il marciapiede, dove aveva parcheggiato la sua Lancia Phedra, per raggiungere il marciapiede opposto, percorso da mio figlio. L’aggressore ha raggiunto mio figlio alle spalle, lo ha preso dal collo, urlando ‘Skinhead di merda’, ‘Trento anti fascista’, ‘Fascista di merda’, ‘Ti ammazzo’, tempestandolo di colpi alla testa e facendolo stramazzare rovinosamente in terra. P. ha compiuto 16 anni da qualche mese, essendo nato a dicembre. Ci sono 7 anni di differenza rispetto al suo aggressore.”

Perché il centro sociale Bruno parla di suo figlio come di un “provocatore” che avrebbe aggredito per primo?

“Un vecchio adagio popolare recita: “Peggio la pezza del buco”. Infatti, il loro comunicato è un’ammissione di colpa. Comunque, la loro versione rispecchia ciò che distingue la galassia della sinistra dalla fine della guerra ad oggi, ossia l’arte della manipolazione dei fatti e del linguaggio, sono professionisti del pianto che paga. Sfortunatamente per loro, all’aggressione hanno assistito molte persone e uno di questi ha testimoniato in questura.”

Ha ricevuto solidarietà da parte degli ambienti di sinistra di Trento?

“Spesse volte, al di là degli schieramenti politici, esistono persone di nobili principi, capaci di distinguersi dalla plebaglia ideologizzata, tra essi alcuni assessori comunali, ed il sindaco (a Trento la giunta comunale è di sinistra), oltre a dichiarazioni di condanna e solidarietà rilasciate e riportate da quotidiani locali, mi hanno contattato telefonicamente. Il Partito democratico non è pervenuto.”

Crede possa essere realistico che il vero obiettivo fosse lei, come sostiene qualcuno?

“Ad oggi continuo a farmi domande, perché mio figlio non appartiene e non è riconducibile a nessun gruppo politico, neanche aggregazioni ludiche come quella dei tifosi. Contrariamente a quel che alcune testate giornalistiche hanno pubblicato, il giorno dell’aggressione P. non aveva nessun simbolo di riconoscimento calcistico, nessuna sciarpa al collo. P. è un ragazzo educato secondo una visione del mondo naturale tradizionale, è cattolico (no modernista), è fiero di essere italiano, ama la sua famiglia lontana dal modello Cesaroni! Non è da escludere che abbiano colpito lui per fare un torto al padre, cioè me.”

Qualche anno fa le sono state rivolte pesanti minacce, di recente ci sono stati altri episodi sospetti?

“Sono anni che non ricevo minacce, l’ultima, una scritta sul muro del palazzo dove abito, è stata: ‘Morte al clero e a Giuliana‘. Ho iniziato ad interessarmi alla politica da ragazzino, più o meno a 14 anni, perché non mi convinceva ciò che insegnavano a scuola. Le lezioni le percepivo come un indottrinamento, lontane dall’istruzione. Molto presto, ho iniziato ad essere vittima di perquisizioni promosse dalle procure, attenzionato dalle frange organizzate di movimenti e partiti globalisti, con relative aggressioni e scontri. Non sono ipocrita, non mi sono mai tirato indietro.”

Cosa ne pensa del clima che si sta sviluppando in Italia?

“Nulla di nuovo sotto il sole, ma la responsabilità non è da attribuire solo alla galassia della sinistra, ma soprattutto all’incapacità della ‘destra’ di rompere l’accerchiamento di menzogne storiche, culturali imperanti. Non solo la destra lascia in piedi il castello di bugie costruito dalla sinistra, ma vergognosamente le asseconda.”

Stiamo davvero andando incontro a un remake degli anni Settanta secondo lei?

“A mio modesto avviso non esiste un remake. Dal giorno dell’armistizio a Cassibile ad oggi e per il futuro, la narrazione è e sarà sempre la stessa, cambiano solo gli attori. Dopo tutto, l’Italia è priva di sovranità, e il deep state la fa da padrone, il resto solo comparse ubbidienti, scodinzolanti prezzolati!”

Oggi come sta il ragazzo?

“Mi permetta, l’immodestia, buon sangue non mente… Sta bene, ciò che ti ferisce ti fortifica, e lui ne è uscito fortificato. Amo P., amo i miei figli e mia moglie, siamo una bella ed invidiabile corazzata, e con l’aiuto di Dio andiamo avanti serenamente, senza paura.”

 

Per leggere l’articolo completo: https://www.ilgiornale.it/news/interni/pugni-e-colpi-testa-pd-non-pervenuto-parla-padre-giovane-2132749.html

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