La biografia “definitiva” del dittatore che fa a pezzi il mito del comunismo

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Lo storico russo Oleg V. Chlevnjuk, basandosi su nuovi documenti, racconta l’ascesa del tiranno e la discesa nell’incubo dell’Unione Sovietica, sconvolta dalle “purghe” e dalla povertà.

STALIN

Dal Libro nero del comunismo agli studi di Robert Conquest, Victor Zaslavsky e molti altri, più o meno conosciuti, più o meno di successo, non mancano i saggi che smontano il mito del socialismo. A questi si aggiunge ora Stalin. Biografia di un dittatore (Mondadori, pagg. 480, euro 28) di Oleg V. Chlevnjuk, la biografia considerata «definitiva» del dittatore sovietico. In realtà lo storico russo mette in fila una sterminata mole di documenti, in gran parte inediti o poco conosciuti, che è la pietra tombale sulle riletture nostalgiche e sui derivati contemporanei del comunismo. La vita di Stalin diventa l’occasione per raccontare l’ascesa dell’intero movimento bolscevico. L’autore non perde mai di vista Ioseb Dzugasvili (questo il vero nome del dittatore) ma ne inserisce la vita all’interno di un quadro molto vasto.

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Immigrazione incontrollata. Soggezione europea, sudditanza italiana

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Risultati immagini per immigrazione incontrollatadi Gianni Petrosillo

Gli esseri umani sono tutti fratelli. Come Caino e Abele. Se si affrontano temi socialmente critici e geopoliticamente rilevanti, come l’immigrazione, con la retorica antitetico-polare dei buonisti di sinistra e dei cattivisti di destra l’unico effetto che si ottiene è la rissa tra polli. Le zavorre culturali degli uni e degli altri, in singolar tenzone, ci sviano dalla questione aumentando la confusione. Il politicamente corretto di sinistra e il rozzamente scorretto di destra sono due facce della stessa medaglia. Tout se tient, diceva De Saussure.
L’immigrazione può essere una risorsa ma anche un serio problema. Ed oggi è, soprattutto, un fenomeno fuori controllo. Non tutti quelli che arrivano da noi possono essere accolti e integrati, anche se nessuno dovrebbe essere trattato da cane. Chi non ha le carte in regola deve essere, educatamente, riportato indietro per il suo bene e per il nostro. Se volessimo prevenire i guai dovremmo addirittura abbattere i barconi prima della partenza e smetterla di usare i nostri mezzi costieri come traghetti. Servono al pattugliamento delle acque territoriali e come tali devono essere utilizzati. Continua a leggere

La democrazia ai tempi di Panama

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di Massimo Fini

2136“Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti, re e tetrarchi sono divenuti vassalli loro, a loro popoli e nazioni pagano tributi: noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione, senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero. Ma chi, chi se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze e che sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti, e che a noi manchi il necessario per vivere? Che essi si vadan costruendo case e case l’una appresso all’altra e che noi non si abbia in nessun angolo un tetto per la nostra famiglia? Per quanto comprino dipinti, statue, vasellame cesellato, per quanto abbattano edifici appena costruiti per ricostruirne altri, insomma per quanto dilapidino e maltrattino il denaro pubblico in tutti i modi pure non riescono a esaurire la loro ricchezza con i loro infiniti capricci. Per noi la miseria in casa, i debiti fuori, triste l’oggi, spaventoso il domani. Che abbiamo, insomma, se non l’infelicità del vivere?”. Continua a leggere

“Christus Rex”, associazione Cattolica Apostolica Romana integrale, senza compromessi

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Risultati immagini per Christus Rexdi Matteo Castagna

Gran parte delle persone che scrivono su questo sito o che militano nel Circolo Christus Rex sono state, chi più, chi meno, vicine alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Tutti noi, però, ad un certo punto abbiamo scelto di abbandonarla. Naturalmente non si è trattato di motivi personali, quanto di una progressiva maturazione sul piano dottrinale e disciplinare della Chiesa Cattolica, che precedentemente era sottovalutato o, persino, sconosciuto.

Già ai tempi della frequentazione della cappella di Verona, di Lanzago di Silea (TV) e del Priorato di Rimini (primi anni 2000) si rimaneva colpiti dalla pietà e dal coraggioso insegnamento anti-modernista dei sacerdoti, che molti di noi confrontavano con la parrocchia vicino a casa. Un abisso. Avevamo imparato che S.Ecc. Rev.ma Mons. Marcel Lefebvre aveva sostanzialmente salvato la Messa ed il sacerdozio Cattolici dalla devastazione conciliare. Sono due meriti enormi, che nessuno, in buona fede, può togliergli. La sua opera diceva di voler continuare su quel solco. E noi ci fidavamo, senza troppo approfondire, tanto da prodigarci per quanto potevamo nell’aiutare tale apostolato. C’è stato chi, attraverso 90.000 euro elargiti dalla politica ha consentito la ristrutturazione di un intero Priorato e la sistemazione di un altro, chi con altri fondi, sempre provenienti dalla politica, ha consentito la ristrutturazione del tetto e delle scale della chiesetta di Lanzago, ma c’era anche chi si prodigava nell’offrire cibo e bevande, chi aiutava la visibilità pubblica alla Buona Battaglia, chi offriva preghiere, chi si sacrificava nei lavori manuali. Ricordo che il “Papa” veniva attaccato per le posizioni a-cattoliche in materia di ecumenismo, libertà religiosa, indifferentismo, libertà di coscienza, attraverso la comparazione con le Encicliche pre-conciliari. Ricordo la fermezza nel rifiuto della “messa riformata” attraverso il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” dei Card. Ottaviani e Bacci, ma scritto da S.Ecc. Rev.ma Mons. Guerard de Lauriers (quest’ultimo particolare non veniva specificato). Continua a leggere

Quando la Madre di Dio “avvertì” Stalin

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Risultati immagini per Quando la Madre di Dio “avvertì” Stalindi Luciano Garofoli

Quando ho letto questa notizia sono rimasto basito.

Ma  la cosa era stata narrata da Vittorio Messori in un apposito capitolo della riedizione di Ipotesi su Maria. Il libro, già edito ani fa, è stato ristampato con l’aggiunta di numerosi nuovi capitoli.

Insomma cosa è successo?

Nel 1941 la Valdimir’skaya cioè la Santa Madre di Dio raffigurata in un’icona del XIII secolo, detta anche la Vergine di Kazan, aveva salvato la Santa Madre Russia dall’invasione nazista.

Una storia incredibile. Continua a leggere

IMMINENTE NOVITA’ EDITORIALE: “Cento anni di Magistero” (Pio VI, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII)

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Segnalazione di Pietro Ferrari

Cento anni di magistero in cento anni di sconvolgimenti culturali, sociali e politici. Le Edizioni Radio Spada ripresentano sette documenti ufficiali della Chiesa, promulgati come spesso capita quando si tratta di materie dottrinali, non soltanto per le incombenze ed emergenze del loro tempo ma come durevoli bussole orientative nel Tempo. Da qui l’inesauribile attualità della voce del Vicario, che attinge come insegnò Papa Pacelli alle labbra stesse del Redentore, comunicando quell’acqua che la samaritana scoprì essere sempre giovane ed eternamente dissetante. Troveremo e troverete sempre utile prestare attenzione ai capisaldi ecclesiali, soprattutto tra i tumulti stroboscopici che ottundono il gregge, colpito, disperso e ingannato coi vitelli d’oro dell’aggiornamento. L’aggiornamento, questo mito nichilista farcito di immigrazionismo terzomondista, incontinenza ormonale, carismatismo narcisista, odio di sé che colorano l’apostasìa in atto di questo lungo Sabato Santo nella Chiesa.
Angelo Braschi (1717-1799) venne eletto pontefice come Pio VI prima ancora di essere nominato vescovo ed aprì ufficialmente la Porta Santa della basilica di San Pietro, per l’anno giubilare del 1775. Allo scoppio della Rivoluzione francese, Pio VI vide la confisca di tutti i possedimenti ecclesiastici in Francia, e dovette subire l’onta di vedere il proprio stesso ritratto dato alle fiamme dalla folla nel Palazzo Reale. Pio VI cercò di prendere di petto la questione: il 10 marzo 1791 condannò con il breve Quod aliquantum la Costituzione civile del clero, approvata dall’Assemblea nazionale francese nel luglio del 1790 ed anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Il Giansenismo in Italia – uno pseudo protestantesimo mitigato – ebbe un’influenza limitata, fatta salva l’opera del vescovo di Pistoia e Prato, Scipione deRicci, che riuscì ad influenzare il clero e i politici toscani, soprattutto il granduca Pietro Leopoldo organizzando il Sinodo di Pistoia per promuovere il Giansenismo. Questo vescovo riformatore fu inviso agli aretini insorgenti, noti come “Viva Maria”, che durante la loro insurrezione lo imprigionarono. Ed ecco tornare attuale la Auctorem fidei (bolla dogmatica promulgata il 28 agosto 1794 per condannare il Sinodo di Pistoia, il vescovo Scipione de’ Ricci ed altri vescovi accusati di sostenere la corrente giansenista) – quando è scomodo dover ribadire che “veemente avvampa l’ardore di codesta feroce, interminabile congiura … introducendo importune, sconvolgenti novità…di riunire in un sol corpo i semi delle guaste dottrine…”, in quanto i nemici della Chiesa (ma nella Chiesa) anche oggi, con le varie ermeneutiche “si adoperano per coprire sotto fraudolenti giri di parole i lacci delle loro astuzie… in nessun modo è da praticare in un Sinodo, il cui primo merito deve consistere nell’adottare nell’insegnamento un’espressione talmente chiara e limpida che non lasci spazio al pericolo di contrasti.”.

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Anni di piombo, Freda, Ventura e le verità storiche nei romanzi –

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CONTRO

La lettera di Anna K. Valerio allo storico Vladimiro Satta di Anna K. Valerio

Gentile dottor Satta,

appena vista la recensione di Paolo Mieli sul Corriere della Sera sono corsa a prendere il suo libro (I nemici della Repubblica, Rizzoli 2016). Non speravo di trovarci tesi innocentistiche su Freda e Ventura, ma ero certa che sarebbe stata una lettura più igienica delle solite. Ed è stato così. Ho scoperto pagine che fanno piazza pulita di quelli che il giudice Salvini, con formula vispa, ha definito “autodepistaggi”. Certo, che poi il primo ad approfittare del clima per spingere la mandra dei curiosi in quella direzione sia stato il mio amico Giovanni è vero – lei lo ha giustamente riconosciuto. Alla lunga, forse Ventura è stato il più dialetticamente abile degli avversari dell’Italia postbellica. Pur con il suo carattere generoso, elegiaco, presente a ogni dramma umano con un’intensità straordinaria. Anche questo dovrebbe essere storiografia: raccontare i personaggi che stanno intorno a un fatto in tutta la loro complessità.

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Via da questa UE. Se The Queen la pensa come Belgrado…

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elisabettadi Maurizio Blondet

“La Serbia non ha intenzione di aderire alla NATO “, ha proclamato il presidente serbo Tomislav Nikolic, “ma intende cooperare con l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (SCO) qualificata da alcuni analisti come la NATO russa”. Data la confusione oggi esistente fra NATO e UE, è facile capire che Belgrado ha archiviato anche la sua candidatura a entrare nell’Unione, che risale al 2011. La chiusura delle sue frontiere all’invasione dei profughi chiamati dalla Merkel, mette la Serbia di fatto nel campi anti-europeista, con il Gruppo di Visegrad e persino con l’Austria. L’allargamento a marce forzate della UE ad Est, in obbedienza agli interessi strategici Usa, ha trovato il suo punto d’arresto: essere “in Europa” non attira più.

E Belgrado sa che una simile presa di distanza gli costerà, che Bruxelles fulminerà sanzioni economiche – è tutto quel che sa fare – contro l’insubordinata. Non importa, i serbi tireranno la cinghia. E’ la fedeltà alla loro vocazione storica e al loro destino manifesto ad essere in questione.

Dall’altra parte del continente e, per così dire, della civiltà, la regina Elisabetta, – certo amicissima della NATO – avrebbe espresso scetticismo verso la UE. Lo ha rivelato il Sun: sarebbe avvenuto nel 2011, in un battibecco con l’allora vicepremier Nick Clegg. “l’Ue sta andando nella direzione sbagliata”, disse la sovrana. La Casa ovviamente ha smentito, e si capisce. Ma è la dinastia che profondamente ha sempre interpretato la nazione, unita all’istinto di sopravvivenza della quasi unica monarchia   ancora esistente, e la più antica, che ha parlato: “La UE sta andando nella direzione sbagliata”. E come dar torto a The Queen? Continua a leggere

La sovranità perduta

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Risultati immagini per PatriaSegnalazione Arianna Editrice

di Alex Barone  

Fonte: L’intellettuale dissidente

Nell’era della tecnofinanza, la sovranità dei popoli è sempre più minacciata dalle volontà globaliste del grande capitale, che non vuole barriere, ma merce da dominare.

Niccolò Machiavelli, uno tra i primi pensatori della storia ad aver teorizzato la nascita di una nazione italiana, in un’epoca storica caratterizzata da un continuo susseguirsi di eserciti e dominazioni straniere sul suolo italico, sosteneva che un popolo per essere realmente sovrano (cioè libero di autodeterminarsi) dovesse, anzitutto,  disporre di un proprio esercito e di una propria moneta. La capacità di gestire liberamente,  senza influenze da parte di organizzazioni militari esterne, le proprie forze armate e la propria politica di difesa ed amministrare liberamente la propria economia e produrre la propria moneta di scambio, sono, indubbiamente, requisiti essenziali, per quel coronamento di quel principio chiamato “autodeterminazione dei popoli”. Questa fase storica, Nell’ambito dei rapporti tra stati, è caratterizzato da una vera e propria crisi della sovranità. L’ideologia della tecnofinanza , la mercificazione del mondo, la globalizzazione massiccia e a ritmo uniformante, il primato dell’economico sul politico, mettono, di fatto, sempre più in discussione l’autorità ed il potere dei governi nazionali.

Le cessioni di sovranità continua, l’asservimento palese alle politiche d’austerità imposte dai poteri sovranazionali a regime eurocratico, rappresentano questa progressiva perdita di valore nazionale dei governi.  Nell’era nella quale i rapporti di sovranità sono sempre più latenti e sempre meno solidi, si è disposti, anche, a svendere , a cedere, porzioni di mare a nazioni straniere. Anche il suolo nazionale, l’antico patrio suolo, oggi, diviene, sembra, oggetto di utile scambio, come se si trattasse di una mera merce in libera vendita (nel circuito economico che aspira al liberissimo e selvaggio mercato). Il governo Renzi, infatti,  tramite un accordo stipulato in seguito ad un contrasto diplomatico (avvenuto un anno fa, nei mari di Sardegna) tra il governo francese e quello italiano  ha ceduto, una porzione di mare (posto al confine tra la linea di divisione tra il mare sardo e le acque francesi) alla Francia. Ma questo è uno dei tanti casi di svendita continua delle ricchezze nazionali a potenze straniere, e le stesse continue pressioni esercitate dalla finanza europea sull’economia italiana fanno intendere un’evidente tentativo di distruzione del potere sovrano dei popoli. Sigonella – quell’evento storico nel quale il lungimirante e mai abbastanza riabilitato Bettino Craxi, nel quale l’Italia, per una delle poche volte nella storia, impose sé stessa sull’arroganza USA – ricorda che le manovre per delegittimare il potere legittimo degli stati ad un autoregolarsi sono sempre in agguato.

Le recenti notizie in merito al fatto che il governo Berlusconi, pare,  sia stato per lungo tempo posto sotto stretta sorveglianza dello spionaggio sempre firmato Stati Uniti D’America,  e le possibili forzature poste ai danni della stabilità politica del governo stesso, lasciano palesare una sempre più ridotta capacità sovrana dei governi. I poteri nazionali sono sempre più vacillanti, posti in balia delle continue ambizioni egemoniche della fredda tecnocrazia , serva del capitalismo mondiale,  che , come un tempo avveniva attraverso eserciti e razziando villaggi e saccheggiando città, oggi avviene tramite “complotti” orditi abilmente ed organizzati magistralmente, al fine di fare dello stato un mero fantoccio simbolico, della democrazia popolare una mera formalità e di lasciare libero spazio d’azione al mondo del capitale. Non è più tramite invasioni armate che si destabilizzano poteri costituiti per affermarne altri, che i rapporti di forza si sviluppano, ma tramite manovre complesse e spesso segrete, accordi politici, pressioni finanziarie e la propaganda ideologica del politicamente corretto.

Per svendere le ricchezze nazionali e trasmigrarle dal popolo alla burocrazia internazionale, si fanno cadere forzatamente i governi scomodi (che, seppur con immensi limiti, resistono a queste imposizioni), si liberano le nazioni dalla capacità di autoregolarsi dal punto di vista finanziario (imponendo una unica moneta in grado di controllare tutti i mercati e soggiogare i cittadini), si ideologizzano le masse a dovere e la sovranità è annullata a dovere.  Inoltre, altra manovra abilmente applicata al fine di distruggere ogni possibile attrito di schiavizzare ulteriormente i popoli, è quella dell’austerità che, in nome dei sacri dogmi assoluti del “ce lo chiede l’Europa”, dietro false esigenze d’apparenza, impone agli stati politiche di pressione finanziaria ai limiti dell’omicidio nei confronti dei propri cittadini, depredando le poche ricchezze rimaste al patrimonio collettivo. Ormai, nell’epoca degli austeri banchieri  (che hanno modificato i paradigmi del potere, imponendo la sfera dell’economico su quella del politico), dei tecnocrati teutonicamente rigidi e lapidari (che hanno sostituito i grandi leaders politici carismatici), dei governanti non eletti (che hanno fatto della democrazia un fatto sempre meno concreto). La nascita continua di movimenti sovranisti e partiti euroscettici sono la manifestazione di un disagio collettivo e di massa  ormai giunto ai limiti della sopportazione. Occorre reagire, ripartendo dalla sovranità, costruendo una nuova Europa, quella dei popoli e della nazioni sovrane. Riprendiamoci la nostra legittimità politica, riprendiamoci la patria!

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Il filosofo Fusaro cita Gramsci per commentare la nascita del ‘figlio’ di Vendola

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Segnalazione di Angelo Abis

Sottolamole_GramsciDiego Fusaro, un giovane filosofo torinese, commentando su facebook la vicenda della nascita, in una clinica californiana, del figlio di Nichi Vendola e di Ed Testa (padre biologico del bambino, mentre la madre genetica, donatrice dell’ovulo, sarebbe californiana e l’utero sarebbe quello di una donna indonesiana) ha utilizzato un brano scritto il 6 giugno 1918 da Antonio Gramsci, intitolato Merce”, dedicandolo “a tutti quelli che pensano di essere di sinistra perché, con il compagno Nichi difendono l’utero in affitto, ossia una pratica abominevole, classista e mercificante, ricordo questo passaggio di Antonio Gramsci”. (red)
«Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno».
Antonio Gramsci (dalla raccolta “Sotto la mole 1916 – 1920”)

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