Il tappeto mobile

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di Lorenzo Parolin

Il tappeto mobile

Fonte: Lorenzo Parolin

Èno – Che diresti se qualcuno percorresse una via mobile nel verso sbagliato?

Pino – Direi che è un imbecille. Io alla fiera di Francoforte ci ho provato per scherzo ed ho avuto una sensazione di impotenza. Riuscivo lo stesso ad avanzare, ma lo spreco di energia era frustrante; al contrario, dal verso giusto si procedeva speditamente e si provava un senso come di onnipotenza.

Èno – Capisco; anch’io sono della tua stessa idea, tuttavia, dopo aver osservato tante persone ed aver fatto tante prove, devo concludere che il verso giusto nel quale percorrere la vita è quello rovescio.

Pino – Come sarebbe a dire?

Èno – Vedi, la vita assomiglia un po’ anch’essa ad un tappeto mobile, perciò capisco quelli che si lasciano trasportare pigramente, e ancor di più capisco quelli che sfruttano il suo movimento naturale sommandovi quello personale per fare più strada; ma l’idea che mi sono fatta è che quel tappeto muova verso la sede del Male, e che quello che a molti appare un affare sia solo una follia. Anch’io non volevo credere che il fluire naturale delle cose fosse ingannevole, anzi, per lungo tempo non ho nemmeno voluto prendere in considerazione l’eventualità di camminare in senso contrario; oggi, invece, ne sostengo l’utilità.

Pino – Vorresti forse dire che la maggior parte del mondo sta andando nel verso sbagliato? Continua a leggere

Quel vizio innato e idiota di complottare su tutto

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I COMPLOTTI ESISTONO, MA VEDERLI O CERCARLI OVUNQUE E’ RIDICOLO E PATOLOGICO COSI’ COME E’ MALA FEDE O SCIOCCA INGENUITA’ SOSTENERE CHE NON ESISTANO MAI (N.d.R.)

Segnalazione di Redazione BastaBugie

I rettiliani, il Priorato di Sion, la setta degli Illuminati che governa il mondo, Elvis è vivo, gli alieni nell’Area 51, le scie chimiche, ecc.
di Rino Cammilleri

«I rettiliani, la base dei nazisti al Polo, il Priorato di Sion, il complotto per diffondere l’Aids, l’occultamento del raggio della morte di Marconi, l’occultamento del cronovisore costruito da padre Pellegrino Ernetti nei sotterranei dell’Università cattolica, la cospirazione degli archeologi per non farvi sapere quanto siano antiche le piramidi, le attività segrete della setta degli Illuminati che dal Settecento cerca di governare il mondo, l’omicidio Pasolini…».
Ma anche: Elvis è vivo e Paul McCartney è morto, gli alieni nell’Area 51, le scie chimiche, il falso allunaggio, Kennedy… Perché non possiamo fare a meno di immaginare complotti? E’ un vizio giacobino (Robespierre non faceva altro che “smascherarne”) e comunista (le «forze oscure della reazione») o è congenito? Matteo Sacchi, nel suo gustoso pamphlet Il complottismo è servito (Edizioni del Giornale, pp. 20, €. 2,50) opta per la seconda soluzione, ricordando gli «untori» manzoniani (del 1630) ma anche i «ladri di bambini» della Parigi del 1750.

CHISSÀ CHE COSA C’È DIETRO
E si potrebbe andare ancora indietro, ai tempi in cui le epidemie inesplicabili dalla medicina venivano attribuite agli avvelenatori di pozzi, o ai Romani che descrivevano i cristiani come cannibali e incestuosi. Si dirà che erano tempi di ignoranza, come quelli attuali in cui i talebani impediscono le vaccinazioni, e anche il cinema impazza coi complotti della Cia, delle multinazionali, dei servizi deviati. Il Sessantotto ce lo ha riportato alla grande, il complottismo, così che il «chissà che cosa c’è dietro» è ormai diventato un modo diffuso di pensare.
E ministri devono perdere tempo a rispondere in Parlamento a interrogazioni sulle scie chimiche, gli ufo, la P4. Giovanni Paolo I? Avvelenato, lo sanno tutti. Manuela Orlandi? Eh…! Perfino il naufragio della Concordia, avvenuto a 99 anni e 9 mesi da quello del Titanic. Tre 9. Che, capovolti, fanno 666. Ora, tutto questo non vuol dire che complotti non ce ne siano.
Prendete, per esempio, la campagna mondiale Lgbt e quella di Soros. Ma è un «complotto» alla luce del sole, dichiarato. Chiunque abbia una idea in testa e i soldi per diffonderla «complotta». Lo farei anch’io. Solo che il complottismo universale è altra cosa, e pecca di ingenuità. Infatti, presuppone che il nostro prossimo sia molto più intelligente di quel che è. Si pensi all’onnipotente Cia: con i suoi flop, le sue dabbenaggini, gli errori dilettanteschi si potrebbe riempire un (grosso) volume. E gli altri servizi segreti del mondo non sono da meno: 007 vince sempre al cinema, mica davvero. Lo stesso vale per Rambo e i suoi epigoni.

ALTRO CHE COMPLOTTISTI
Più un complotto è vasto e meno regge. Infatti, come fa un segreto a rimanere tale quando è condiviso da migliaia di persone? Per esempio, il «complotto» arabo-israeliano (sic!) delle Twin Towers richiedeva tante e tali complicità da rendere impossibile che in tutti questi anni non sia trapelato niente. Sì, perché il più delle volte il «complotto» non è che una castroneria iniziale, che poi si cerca di coprire o rimediare facendo sparire chi se ne è accorto; ma, così facendo, si allarga a tal punto il numero degli implicati da creare, semmai, una specie di Frankenstein che non si sa più come fermare.
Altro che complottisti: apprendisti stregoni. Chi tenne in caldo Khomeini a Parigi e poi lo mandò a detronizzare lo Scià credeva di fare le scarpe ai sovietici. Risultato: i sovietici non ci sono più, sì, ma adesso c’è il jihad mondiale. E di questi esempi se ne potrebbe fare a bizzeffe. Si paventa, oggi, un mondo in cui tutti saremo spiati e controllati (complotto), ma se le macchine fossero perfette non ci sarebbero i meccanici, gli elettrauto, i computerai e tutti quei lavoratori che ci tolgono dai quotidiani impicci – ripeto, quotidiani – che gli utensili ci infliggono (realtà). E più sono complessi e peggio è. Ma per favore. L’unico che complotta davvero è Satana. Gli altri sono solo i suoi utili idioti.

Nota di BastaBugie:

ESISTONO GLI ALIENI? LE UNICHE PROVE SONO I FILM DI FANTASCIENZA: WORLD INVASION (2011), INDEPENDENCE DAY (1996), 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO (1968)
Ecco come la cultura relativista, antirazionalista ed antiscientifica si è servita del mito degli extraterrestri trasformandolo in fenomeno di massa anticristiano
di Claudio Siniscalchi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1749
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La modernità? Come la droga di Huxley

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di Massimo Fini – Alessio Mannino

La modernità? Come la droga di Huxley

Fonte: www.vvox.it 

In un’intervista tutta pepe e polemica su questo quotidiano online, l’editore Cesare De Michelis ha paragonato il Veneto allo «scarafaggio di Kafka» della celebre “Metamorfosi”, che un brutto giorno scopre di essersi trasformato (in peggio) senza sapere il perché. E si è scagliato sprezzantemente contro tutti quei soggetti, politici imprenditori e intellettuali, che, vuoi per insipienza o convinzioni, dal suo punto di vista terrebbero Venezia e la regione in una sorta di limbo fuori dalla «modernizzazione». Ora, si dà il caso che di recente, proprio la casa editrice fondata da De Michelis, Marsilio, abbia dato alle stampe un libro con il titolo seguente: «La modernità di un antimoderno».

L’autore é Massimo Fini, giornalista di lungo corso oggi firma del Fatto Quotidiano, che dell’antimodernismo ha fatto una personalissima, pressocché solitaria bandiera. Il volume è infatti la raccolta di sei opere messe in fila in vent’anni, dal 1985 al 2006, in cui Fini ha preso di mira praticamente tutti i totem e tabù del “pensiero unico” occidentale: il razionalismo tardo-illuminista (“La ragione aveva Torto?”), la disumanizzazione e ipocrisia delle guerre contemporanee (“Elogio della guerra”), il modello di sviluppo economico (“Il denaro, sterco del demonio”), la geopolitica e il sistema di vita dell’Occidente (“Il vizio oscuro dell’Occidente”), la democrazia rappresentativa (“Sudditi. Manifesto contro la democrazia”) e il conformismo sul “migliore dei mondi possibili”, quale crediamo essere il nostro (“Il Ribelle dalla A alla Z”).

Venezia è un luogo pre-moderno per eccellenza. Secondo De Michelis è ostaggio di chi vorrebbe tenerla fuori dalla modernità, che in sostanza significa business e masse di turismo globale. Fuor di metafora “lagunare”: perchè invece secondo te la modernità è da combattere?
In questo caso perché, con la globalizzazione, distrugge le diversità, che sono il sale della vita. Il mio amico Cesare non condivide il mio modo di pensare radicale perché è un moderato in tutto. Ma ha pubblicato quasi tutti i miei libri. E’ come erano certi editori di una volta, culturalmente aperto. In Occidente, da Heidegger in poi manca un pensiero che pensi la modernità. Che non vuol dire negarla in toto, ma fare un bilancio su vantaggi e svantaggi. Io sostengo che questo ottimismo da Candide abbia portato il progresso a diventare un regresso. A farci stare peggio. Pensa ai ragazzi “ritirati”, che vivono chiusi in camera davanti al computer, di cui in un bellissimo articolo scriveva l’altro giorno Dario Di Vico sul CorriereContinua a leggere

Rivoluzione monetaria e economica, politica di pace: Donald Trump è un nuovo Kennedy?

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del Prof. Claudio Moffa

Rivoluzione monetaria e economica, politica di pace: Donald Trump è un nuovo Kennedy?

Fonte: Agenzia Stampa Italia

Rivoluzione monetaria, economica e sociale all’interno, e politica di pace sul piano internazionale: sono le due promesse di Donald Trump a due giorni dalla sua vittoria elettorale.

Una svolta profonda nella storia degli Stati Uniti, soprattutto quella più recente, il quarto di secolo che dagli inizi degli anni Novanta ha fatto di Whashington – con alcune eccezioni, vedi le pur precarie opzioni di Obama nelle guerre di Libia e di Siria – una superpotenza iperinterventista sul piano militare, e allo stesso tempo un paese succube come il resto del mondo, della finanziarizzazione globale negatrice di sviluppo e di crescita della ricchezza reale. Quel mondo di Wall Street il cui sostegno alla Clinton, Trump ha non a caso denunciato durante la campagna elettorale.

E’ una svolta probabilmente non invisa al Presidente uscente – vedi il lungo cordiale colloquio di Obama con Trump – e che potrebbe riservare ancora molte sorprese. Una pagina che rimette in discussione molte certezze circolate in tutti i media, attuali e dell’ultimo anno.

Tra le domande, interne ed esterne allo scenario americano: la vittoria di Trump non rappresenta forse anche il ritorno alla politica di una fetta almeno dell’elettorato americano? Chi ha vinto e chi ha perso dopo la sconfitta della Clinton, in Europa e in Medio Oriente? Che fine farà l’alleanza angloamericana protagonista di tutte le guerre postbipolari dal 1991 ad oggi, e rilanciata dalla Brexit? Trump rimetterà veramente in discussione l’accordo nucleare iraniano? Ed è poi così amico di Israele, come ha sostenuto ieri Netanyahu? E ancora: c’è una relazione tra l’accelerazione della guerra all’Isil negli ultimi due mesi – da Mosul a Raqqa a Aleppo – e la campagna elettorale risoltasi solo all’ultimo momento a svantaggio della Clinton? Continua a leggere

LA CASA BIANCA: DAI NEOCON AL PALAZZINARO KOSHER

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di Maurizio Blondet

Trump “ha tutte le intenzioni di riconoscere Gerusalemme come capitale indivisa dello Stato ebraico, spostando lì l’ambasciata Usa,  ora  Tel Aviv”.  Intende anche “stracciare  il trattato con l’Iran”  che (colpa di Obama)  ha sollevato  Teheran  dalle sanzioni, e punire questo paese “che è il più grande sponsor del terrorismo al mondo”.  Questo, cinque giorni fa. Un giorno dopo  Walid Phares,  un notevole analista e studioso politico (cristiano maronita libanese) che viene indicato come “importante consigliere in politica estera di Trump”, assicura alla BBC che Trump riconoscerà Gerusalemme capitale ma lo farà “per consenso”; e non “straccerà” il trattato con l’Iran, ma  “lo rinegozierà”.    Qualche ora dopo, tale David Friedman, indicato come  “uno dei consiglieri di Trump per  Israele e Medio Oriente, confermava che Donald “avrebbe adempiuto la sua promessa” di spostare l’ambasciata a Gerusalemme.

Temo che dovremo abituarci a questo tipo di procedimenti decisionali. Quel che Trump ha detto all’AIPAC a marzo per strappare i voti ebraici, è stato tale da far sembrare Netanyahu un moderato, Paul Wolfowitz un  timido nell’amore a Sion. Egli dice quel che il pubblico del momento vuol sentirsi dire? O né già in mano ai neocon, come temono per esempio Ron Paul (“Occhio al governo-ombra”, lo ha esortato) e Paul Craigs Robert?

http://www.thedailysheeple.com/ron-paul-on-trump-election-beware-of-shadow-government_112016

Propongo umilmente  una terza ipotesi. Le idee di Trump su Israele e gli ebrei gli vengono dalla figlia Ivanka, indicata (anch’essa)  come “ascoltatissima consigliera di papà”; e Ivanka prende le idee dal marito, l’aitante ebreo Jared Kushner, a cui ha dato tre  figli.

Quindi è istruttivo sviscerare la personalità di Jared. Da dove viene? Come nasce? Egli è proprietario della ditta di famiglia, la Kushner Properties, si occupa di “real estate owning and development”, insomma prende gli affitti delle migliaia di appartamenti che la famiglia possiede a New York, e con  quel che lucra, compra grattacieli per uffici a Manhattan: è questo il suo lavoro.  Diciamo, un  palazzinaro, anche se nelle misure titaniche dei palazzinari a New York; un collega di Donald, in qualche modo. Possiede anche il New York Observer, un settimanale che ha comprato con 10 milioni spiccioli.

Figli di papà da generazioni

Il bel Jared ( Getty Images)
Il bel Jared ( Getty Images)

Non è il classico imprenditore che si è fatto da solo, il bel Jared. E’ subentrato nell’impero immobiliare al papà,  Charles Kushner.  Notevole figura  di “filantropo” (ossia donatore ad organizzazioni ebraiche),  61 anni, nemmeno papà Charles si è fatto da solo. E’ entrato in affari nel 1984 subentrando a suo padre Joseph, indicato come  “un sopravvissuto all’Olocausto di origine polacca”  (torna sempre utile)  nella gestione dei 4 mila appartamenti che il Sopravvissuto aveva messo insieme nel New Jersey.  Jared dunque è figlio-di-papà di un figlio di papà;  figli di papà da generazioni.  Dati  gli affitti alle stelle a New York,  si intuisce che  quando si gestiscono migliaia di appartamenti,  i soldi arrivano tanti e sicuri: non occorre  nemmeno sviluppare uno spiccato senso degli affari.

Né ci si aspetta da un mega-palazzinaro  che  nutra profonde riflessioni in politica estera e filosofia politica, o che si doti di una cultura superiore. Vero è che   Jared ha frequentato  Harvard: vi è stato ammesso dopo che suo padre ha fatto alla prestigiosa università una donazione di 2,8 milioni di dollari.   E dopo,  il bel Jared ha preferito spostarsi alla New York University dove ha preso un dottorato (MBA), previa donazione paterna di altri 3 milioni di dollari.

http://www.townandcountrymag.com/society/politics/news/g2542/jared-kushner-facts/

Insomma, c’è motivo di ritenere che Jared non tenga sul comodino “La democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, né abbia mai  desiderato  scambiare  riflessioni geopolitiche   con Henry Kissinger o Zbig Brzezinsky (il che può essere un bene),  né  abbia  conoscenza  alcuna del guru dei neocon, Leo  Strauss. Si è fatto  ebreo nella setta degli ortodossi riformati; Ivanka nata Trump si è “convertita” a quella setta, prendendo dei corsi di ebraismo da un rabbino riformato;   forse è utile sapere che i rabbini di Israele negherebbero la cittadinanza ebraica ai  figli nati dal matrimonio, considerandoli non giudei.  Ciò non  impedisce a Jared e Ivanka di esibire un comportamento scrupolosamente ebraico: il venerdì sera  spengono gli smartphone (il Sabato non si devono accendere fuochi né per estensione apparecchi elettrici) e “si godono i figli”,   secondo le descrizioni rapite dei rotocalchi rosa.   Mangiano i cibi freddi e  kosher   che Ivanka “ha imparato a cucinare  il venerdì”,  ha raccontato Jared ai suddetti rotocalchi, “lei che mai aveva cucinato in vita sua”. Le idee di Jared su Israele sono semplici: Sion ha sempre ragione. Continua a leggere

Marco Tarchi: “Chi ha votato per Trump aveva motivi concreti per farlo”

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8414b5fd-9488-43f9-80ff-e817488a1b8e_largeIl politologo sulle motivazioni che hanno portato al triofo di The Donald. L’inattendibilità dei sondaggi, il ruolo “ricattatorio” dei media. E l’Italia? «Anche Renzi sta giocando la carta populista»

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GIANNA JESSEN – Trento – L’incredibile testimonianza

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20161202_save_the_date_jessen_trentodi Andrea Giovanazzi

Nella speranza di fare cosa gradita, segnalo un interessante evento organizzato da numerose associazioni trentine, che si terrà venerdì 2 dicembre ore 20:30 a Trento presso il Liceo Arcivescovile.
Avremo la possibilità di ascoltare la testimonianza di Gianna Jessen dalla cui storia è stato ispirato il famoso film “October Baby“.
Gianna Jessen è una testimonial mondiale dei diritti umani in quanto sopravvissuta al tentanto omicidio materno per avvelenamento salino nel 1977, a poche settimane dalla sua nascita.
Gravemente lesa da paralisi cerebrale e muscolare, data per spacciata, allevata in un orfanotrofio come un’handicappata senza speranza, a 4 anni è stata adottata da chi ha saputo volerle bene per quel che era ed è, e le ha tenacemente fatto fare fisioterapia e riabilitazione: contro ogni speranza, ha recuperato buona parte dei suoi handicap.
Ha pure imparato a camminare e nel 2006, ha partecipato alla maratona di Londra portando a termine il percorso, per dare un segno di speranza forte e indelebile.
Una testimonianza di Vita da non perdere, una serata che sicuramente lascerà il segno in ognuno di noi.

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Il Narcisismo, la Superbia e l’Invidia

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Narcisismo

di Lorenzo Parolin

Fonte: Lorenzo Parolin

Come dice il Dottore Angelico: “Il superbo è innamorato della propria eccellenza”. E anziché rendere culto a Dio, lo rende al proprio “io” potenziando se stesso e disprezzando cinicamente gli altri. (chiunque di noi si è imbattuto in persone così, sia tra i laici che tra i chierici. Grave danno fanno i primi nella società temporale, grave danno alle anime producono i secondi! N.d.R.)

Incapace di autocritica, il superbo addossa tutte le colpe agli altri, rei di non comprendere il suo talento. Egli si sente innocente e perseguitato ingiustamente. (la sindrome del complotto e la sindrome del sospetto, la sindrome dell’accerchiamento e le modalità settarie sono tipiche del Narciso, quando si sente attaccato. Non ammette le sue colpe, seppur evidenti, fa la vittima o getta le colpe su terzi, con consapevole dolo, N.d.R.)

L’amore per se stesso e la poca considerazione per gli altri lo porta ad isolarsi e a condurre una vita grama e triste. Il suo sguardo è tenebroso, il suo atteggiamento è scontroso, e cova nell’intimo rancore e frustrazione. (alle volte tali rancori e frustrazioni sono abilmente mascherati all’esterno da un atteggiamento spocchioso, superbo, altezzoso, bugiardo e doppio per ottenere i propri fini, N.d.R).

Se poi tra i soggetti che gli gravitano attorno ce n’è qualcuno con qualità che egli (il superbo) non ha, ma che desidererebbe avere, sviluppa invidia: il peccato dei peccati, il vizio responsabile delle deformità presenti nel nostro mondo. In-vidia significa guardare con occhio malevolo: non tollerare la presenza dell’altro.

L’invidioso non sopporta che il suo ideale inconfessato si incarni in un altro, anche se, nel non reggere la vista dell’invidiato, egli “… riconosce implicitamente, senza mai ammetterlo, l’eccellenza di chi invidia, e si tormenta dell’impossibilità di raggiungere lo stesso prestigio”. (Massimo Recalcati) Continua a leggere

La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere

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Nella “pars destruens” condividiamo molte cose. Nella parte costruttiva, c’è poco. Ovvero manca l’essenziale: Dio e la Sua Regalità Sociale. E’ l’unica vera soluzione

di Angelo Mincuzzi 

La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere

Fonte: Ilsole24ore

Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” ci ha travolti. I mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono a essere come loro, un po’ come gli alieni del film di Don Siegel “L’invasione degli ultracorpi”. Ricordate?
“Mediocrazia” è il titolo dell’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal. Il lavoro (“La Mediocratie”, Lux Editeur) non è stato ancora tradotto in italiano ma meriterebbe di esserlo se non altro per il dibattito che ha saputo suscitare in Canada e in Francia.
Deneault ha il pregio di dire le cose chiaramente: «Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia – scrive all’inizio del libro -, niente di comparabile all’incendio del Reichstag e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia, l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere». Già, a ben vedere di esempi sotto i nostri occhi ne abbiamo ogni giorno. Ma perché i mediocri hanno preso il potere? Come ci sono riusciti? Insomma, come siamo arrivati a questo punto?
Quella che Deneault chiama la «rivoluzione anestetizzante» è l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi all’«estremo centro» dice il filosofo canadese. Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello.

Chi sono i mediocri Continua a leggere

Il vero mito americano

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di Massimo Fini

Il vero mito americano

Fonte: Massimo Fini

Tutto il mondo guarda con il fiato sospeso all’esito delle prossime elezioni americane, in particolare il mondo occidentale che vede negli Stati Uniti, per utilizzare un’espressione di Paolo Guzzanti, condivisa da una totalizzante maggioranza, ‘il faro della nostra civiltà’.

E allora andiamola a vedere, necessariamente a volo d’uccello, la storia di questo ‘faro della civiltà’. Comincia con un vile (Winchester contro frecce) e spietato genocidio, non disdegnando l’uso delle ‘armi chimiche’ allora a disposizione, whisky per fiaccare l’integrità di un popolo altamente spirituale come i Pellerossa. Delle decine di milioni di nativi nordamericani oggi ne sono rimasti circa quattro. Inutile dire che tutta la letteratura e filmografia americana, e non solo, fino a Soldato blu, che è del 1970, ha dipinto i conquistatori come il ‘Bene’ che combatteva contro dei barbari e degli ‘scalpatori’(qualcosa del genere arieggia anche oggi in altre aree del mondo). Per la verità, almeno in Italia, molto prima di Soldato blu, era stato l’autore di fumetti Gianluigi Bonelli a riequilibrare un po’ le cose creando nel 1948 la figura di Tex Willer, alias ‘Aquila della Notte’.

L’America è stata l’ultimo Stato democratico ad abolire, nel 1865, la schiavitù scomparsa in Europa dalla caduta dell’Impero romano. E in questa speciale classifica negativa gli americani sono sorpassati solo dalla Mauritania, che notoriamente non è considerata un ‘faro della civiltà’ e all’epoca non era certamente un regime democratico, che l’abolì solo dieci anni dopo.

Gli Stati Uniti hanno avuto l’apartheid fino al 1964/1965. E avevano appena finito di abolirla che, col consueto moralismo a posteriori, si scagliavano contro l’apartheid sudafricana che qualche ragione in più ce l’aveva poiché 5 milioni di bianchi vivevano circondati da 20 milioni di neri. Peraltro negli Stati Uniti l’abolizione dell’apartheid sembra più formale che sostanziale, basta osservare l’impressionante sequenza di omicidi a danno degli afroamericani ad opera della polizia yankee. Continua a leggere

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