UN FORTE NO ITALIANO CONTRO I NEMICI DELLA NAZIONE

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di Redazione

Come previsto, il NO ha vinto ampiamente. Si è trattato di un voto politico, personalizzato per primo dallo stesso premier, che ha visto un’affluenza record di gente motivata dal fatto di voler mandare a casa questo Governo di nominati. E’ stato il voto degli arrabbiati espresso con la matita. E sono stati venti milioni, ai quali vanno aggiunti molti di coloro che si sono astenuti per totale sfiducia, che hanno favorito indirettamente ma matematicamente, la strabiliante vittoria del NO! Come aveva pronosticato il nostro informatissimo Matteo Castagna, Renzi ha espresso la volontà di dimettersi e Alfano, a nome del Governo, quella di andare a votare al più presto, forte di un 40% di Sì, che considera un plebiscito compatto a favore dei renziani. Ora la palla passa al centrodestra, che si vede costretto a stare unito e, soprattutto a dover trovare un candidato premier idoneo, se non vuole che il Paese se la giochi tra un “Renzi 2” e un grillino. Era quello che molti di noi volevano accadesse, dal momento che solo un atto forte, solo un forte segnale del popolo potrebbe smuovere le acque di questo litigioso centrodestra, che vede un Berlusconi reticente nel voler lasciare un erede presentabile. Nel mezzo, la vittoria del NO! ha dimostrato che c’è tanta gente profondamente arrabbiata e delusa, che potrebbe reagire male al caos, come spesso capita a chi è in una situazione economica e sociale precaria. 

di Roberto Pecchioli

60 per cento al NO, quasi il settanta per cento  degli italiani alle urne per il referendum costituzionale. Altri muri cadono, pochi avrebbero immaginato uno scenario tanto positivo numericamente. Lasciamo ai politici le analisi politiche, ai sociologi l’onore di reinterpretare questa nostra strana nazione fuori dalle rassicuranti categorie  valide sino a ieri, lontano dalle etichette appiccicate a forza, logorate dall’uso, clamorosamente smentite dai fatti.

Noi tentiamo una lettura diversa, indubbiamente di parte, ma con il pregio forse di una certa originalità. E’ stato un grande voto “italiano”, nazionalpopolare, chirurgico. Il bisturi elettorale ha sconfitto Renzi, sì, ma innanzitutto i sostenitori della cessione di ulteriori pezzi di sovranità, così chiaramente espressi in tante parti della deceduta riforma Boschi-Napolitano-JP Morgan. Messi a tacere Monsieur Juncker, il maìtre d’hotel dei banchieri, i cantori dei Mercati, i servitori in livrea del potere finanziario oligarchico e transnazionale, nonché gli interessati tifosi d’Oltralpe ( Frau Merkel, Schauble,il neo disoccupato Hollande ), i numerosi grandi architetti dell’universo globalista. Continua a leggere

Anche le scimmie sono persone?

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IL GRAFFIO – MONDO ALLA ROVESCIA

di Raimondo Gatto

Anche le scimmie sono persone. Questa è l’idea del Great Ape Project che ne invoca l’affrancamento equiparandole agli schiavi negri d’America

I grandi primati sarebbero  i nostri parenti più prossimi eppure sono ancora vittime di crudeltà. Per difendere i loro diritti è nato il Great Ape Project.

“L’uomo, appartiene all’ordine dei primati, proprio come le scimmie. All’interno dei primati possiamo trovare le cosiddette scimmie antropomorfe, ovvero quelle che per aspetto esteriore e struttura anatomica si avvicinano di più all’uomo. Le grandi scimmie, caratterizzate da faccia e dita prive di peli, arti anteriori più lunghi dei posteriori, denti canini ben sviluppati e dall’assenza di coda, sono lo scimpanzé (Pan troglodytes), il gorilla (Gorilla gorilla), l’orango (Pongo pygmaeus), il bonobo (Pan paniscus) e il gibbone (generi Hylobates e Nomascus)”.
Partendo da tali premesse nel 1994 è sorto il  movimento internazionale per garantire la salvaguardia e il rispetto dei diritti fondamentali di questi nostri presunti  “cugini” silenziosi, il Great Ape
Project (Gap). Proprio per rivendicare il diritto delle grandi scimmie alla vita, alla libertà e a non essere torturate, il Gap ha stilato la Dichiarazione mondiale dei grandi primati che certifica tali diritti e che dovrebbe essere accolta da tutti i paesi. L’istituzione del Gap è il frutto delle idee sviluppate nel libro omonimo scritto dai filosofi Paola Cavalieri, promotrice dell’estensione dei diritti morali agli animali, e Peter Singer, considerato uno dei padri del movimento per i diritti degli animali nel mondo. Continua a leggere

COMMENTO A MARCO TARQUINIO, Direttore de L’AVVENIRE

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Risultati immagini per marco tarquinio direttore de L'AvvenireRiceviamo con cortese richiesta di pubblicazione il presente articolo del Prof. Pranzetti, nostro assiduo lettore

del Prof. Luciano Pranzetti

Gent. ma Redazione e carissimi lettori:

sento di dovervi trasmettere  quanto in appresso dirò in merito alla risposta che, a una mia ben precisa e motivata osservazione, il Direttore di AVVENIRE, il sig. Marco Tarquinio, ha reso pubblica, poiché da ciò che il medesimo scrive si palesano non tanto uno scantonamento logico e una mancata replica al tema da me  trattato, quanto un’evidente e  grave deriva teologico- etica verso un pensiero che ben si apparenta a quello modernista -luterano, del che è prova la politica Vaticana già in tal senso iniziata da GP II – incontro di Paderborn (O. R. 24/25 1996) – e resa definitiva dal recente viaggio di Papa Bergoglio a Lund dove si è capito che Lutero “aveva ragione”.

Per comprendere appieno le chiose che io apporrò alla risposta del Direttore, è bene che renda nota la causa che mi indusse ad indirizzare la mia rimostranza (ché la mèsse di spunti avrebbe avuto necessità di un esteso approfondimento), un articolo, cioè, redatto sul medesimo foglio CEI in data 24/11/2016, e  così intitolato: “I dubbî di un medico” firmato: Marina Corradi. Ne riporto i tratti più rilevanti, quelli che giustificheranno le mie rispettive obiezioni. Continua a leggere

“FRANCESCO” COME PRODOTTO SINTETICO DI FICTION?

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BERGOGLIO PREDICA POVERTA’ E INQUATTA DENARI

Battaglia in Vaticano sulla dottrina? Certo, ma anche sui quattrini. Bergoglio predica la povertà? Certo, ma, secondo i bene informati, chiusi i microfoni e spente le telecamere, i maneggioni della finanza hanno campo libero. Nello Ior? Neanche per sogno. [leggi tutto…]

di Maurizio Blondet

L’amico americano, da Washington,  mi commenta  i contraccolpi della vittoria di Trump sul Vaticano.  E’  in rovina il progetto di  “primavera cattolica” sul modello delle primavere arabe, auspicata nella famosa mail da John Podesta.   Gli ho rimbalzato l’importante articolo di Piero LaPorta su La Verità,   che dice in fondo la stessa cosa con informazioni  d’intelligence: “Bergoglio predica la povertà e inquatta denari”.

Qui si legge che El Papa “ oggi è furioso con chi lo ha mal consigliato  – facendogli credere sicura la vittoria di Hillary –  e tuttavia s’illude di recuperare peso negoziale con Trump, aizzandogli contro l’opinione pubblica, sulla quale, ne è proprio convinto, presume di avere un controllo a tutta prova. È un illuso, ma deve guadagnare tempo mentre le elezioni presidenziali lo lasciano scoperto, perché «la finanza vaticana ha avuto un ruolo al servizio di Hillary Clinton e delle sue guerre e questo Trump lo sa» (…)   «Bergoglio, Bertone e i cardinali tedeschi condividono un segreto finanziario di enorme portata. Quale? Penserà Trump a metterli a posto. D’altronde egli sa bene che costoro hanno finanziato la campagna elettorale della Clinton». 

L’amico americano mi chiede se ho visto The Young Pope, la serie di Sorrentino  sul ‘giovane papa” Pio XII.   Ho visto solo la prima puntata, mi son chiesto dove andava a parare:  il Papa giovane vi appariva ortodosso e profondamente conservatore, figura netta fra cardinali dalle cui facce traspariva  l’abiezione e la falsità…the-young-pope-jude-law

Poi è cambiato  e si è fatto tutto dolce, tutto amore, dice l’amico. E sostiene che questa serie è parte del progetto “primavera” ad ausilio dell’opera di Bergoglio.

Non spingo fino a questo punto il mio complottismo, scherzo. Lui insiste. Mi ricorda “Il Divo”, dove Sorrentino atteggia Andreotti come Nosferatu, deliberatamente ricalcando le scene di quell’Horror dell’espressionismo tedesco;  “La grande bellezza”,   preludio d’atmosfera allo  scacco  del PCI (PD) su Roma, e al cambio di regime a favore del  5 Stelle. Sorrentino, molto promosso in Usa, è diventato uno specialista in questo genere di film “di cultura” che influenzano certi ambienti. Io continuo ad essere incredulo. L’amico americano mi ricorda i film del ’76, “Cadaveri Eccellenti” e “Todo Modo” :  servirono, mi assicura, a preparare l’opinione pubblica all’assassinio Moro e alla distruzione della DC per impulso americano.  “Non si può fare l’omicidio Moro  senza  preparare l’opinione pubblica”, mi dice:  “Proprio tu non puoi dubitare  dell’uso  politico di Hollywood, e delle fiction in generale come strumenti di  creazione di stati d’animo collettivi”. Continua a leggere

Ma Israele si fida di Trump?

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di Fulvio Scaglione

Ma Israele si fida di Trump?

Fonte: Gli occhi della guerra

Nell’ostinato tentativo di giudicare Trump solo come un fenomeno da baraccone e non anche come un fenomeno politico (gradito o meno), i più si sono scordati di qualche piccolo particolare.

Nell’orgia di luoghi comuni partita con l’elezione di Donald Trump, è diventato un assioma che il nuovo Presidente Usa piacesse a quelli che i benpensanti occidentali giudicano, per ragioni diverse, antipatici e incazzosi. L’ungherese Orban, il russo Putin, l’egiziano Al Sisi, per esempio. Con loro anche Benjamin “Bibi” Netanyahu, premier di Israele e non esattamente un prodigio di affabilità. Ma siamo sicuri che sia così?Nell’ostinato tentativo di giudicare Trump solo come un fenomeno da baraccone e non anche come un fenomeno politico (gradito o meno), i più si sono scordati di qualche piccolo particolare. Quando The Donald, durante la campagna elettorale, propose di chiudere i confini degli Usa ai musulmani, Netanyahu fece pubblicare un comunicato in cui freddamente affermava di “respingere le recenti osservazioni di Donald Trump sui musulmani”. E in seguito a quello scambio di cortesie, Trump annullò il viaggio in Israele durante il quale, in data 28 dicembre, avrebbe dovuto incontrare proprio il primo ministro. Altro particolare di un qualche peso: la comunità ebraica americana ha votato in massa per Hillary Clinton, snobbando Trump. Secondo un sondaggio realizzato da JStreet (il notissimo sito che si definisce “la casa degli americani che sono pro Israele e per la pace”) e ripreso dai giornali israeliani, il 75% degli ebrei americani ha votato per la Clinton. Non solo: quasi un quarto (22%) degli elettori americani di fede ebraica ha fatto una o più donazioni in favore della campagna della Clinton. I rapporti dello Stato ebraico con la comunità ebraica americana sono intensi e, per certi aspetti, decisivi. Per molti anni i protagonisti dell’Aliya (la “salita”, ovvero l’immigrazione verso Israele) sono stati proprio gli ebrei americani, superati nel numero solo negli ultimissimi anni da coloro che provengono dai Paesi dell’ex-Urss. E Trump, pur usando qualche accortezza da campagna elettorale, non si è premurato di risultare simpatico. Tutti ricordano la sua apparizione davanti alla Republican Jewish Coalition, cioè una delle organizzazioni che chiamarono Netanyahu a parlare davanti al Congresso, umiliando Obama. In quel consesso Trump, rude fino alla maleducazione, trovò modo di dire:

“So che non mi appoggerete perché non voglio il vostro denaro”.

Insomma: i rapporti tra la Casa Bianca e Israele sono sempre stati e sempre saranno un capitolo importante della politica americana. Ma da questo punto di vista la storia di Donald Trump e Bibi Netanyahu è ancora tutta da scrivere e potrebbe riservare più di una sorpresa. Come conciliare, per esempio, la priorità che Trump afferma di voler assegnare alla lotta contro l’Isis con l’indicazione strategica del Governo israeliano, che considera invece Assad e l’Iran i principali ostacoli da affrontare? Sperando nel meglio, Israele comunque si prepara al peggio, cioè a un Trump un po’ più difficile da aggirare di quanto sia stato Obama. Si spiega anche così il fatto che il Comitato per l’urbanistica e l’edilizia di Gerusalemme abbia deciso di mandare avanti il progetto per 1.400 nuove unità abitative a Gerusalemme Est, nel sobborgo di Ramat Shlomo, proprio sulla linea Verde, progetto che era stato “congelato” per le pressioni di Obama. E non solo: altre 2.600 unità sono progettate per l’insediamento di Givat Hamatos e 3 mila per quello di Gilo. La filosofia di queste decisioni è stata espressa con chiarezza da Meir Turgeman, vice-sindaco di Gerusalemme, in un’intervista televisiva:

“Abbiamo un sacco di altri progetti e sono deciso ad approfittare del periodo di transizione (da un Presidente all’altro, n.d.r) per farli approvare. Finora ci è stato impedito di costruire a causa delle pressioni dell’amministrazione Obama su Israele. Ma quella storia è finita. D’ora in poi tireremo fuori dal freezer tutti i progetti”.

(There are a lot more plans, and I intend to use the US transition period to get them approved. Until now we were prevented from building by the Obama administration’s pressures on Israel. It’s over. From now on we’re going to pull those plans out of the freezer). Ci portiamo avanti fin che possiamo, insomma. Il che fa pensare che gli israeliani non prevedano di scambiare con Trump solo baci e abbracci.

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Sono quasi convinto che al referendum del 4 dicembre i “sì” prevarranno sui “no”

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di Giovanni Petrosillo

Sono quasi convinto che al referendum del 4 dicembre i “sì” prevarranno sui “no”.

Fonte: Conflitti e strategie

Sono quasi convinto che al referendum del 4 dicembre i “sì” prevarranno sui “no”. So benissimo che i sondaggi affermano il contrario ma abbiamo già saggiato, negli ultimi eventi cruciali, della loro scarsa affidabilità, dalla Brexit alla elezione di Trump.
I sì vinceranno per un motivo banale che non c’entra nulla con le riforme della propaganda governativa: la gente vuole un cambiamento purchessia.
In questi giorni ne leggo di tutti i colori, persino che la vittoria del sì sconfiggerà il cancro. E perché no, di colonizzare anche Marte? Questo è l’infimo livello del dibattito in corso. Quanto a fandonie, dall’altra parte non sono da meno. Vedrete che a cose fatte marziani e terroristi della psiche troveranno un accordo, per il bene della loro piccola patria di partito. Passata la festa, gabbato lo santo.
E’ chiaro che questo voto non modificherà, se non in peggio, la vita degli italiani. Ci vuol ben altro per superare la palude in cui siamo precipitati negli ultimi vent’anni. Ma al popolo questa profanazione della Costituzione piace perché intaccare il Totem fa cadere l’ennesimo tabù, verso il quale essi non hanno alcuna riverenza, in quanto non ne colgono i vantaggi concreti. Un (falso) segnale positivo, insomma, per chi è stufo di vivere in un Paese ingessato, ormai improduttivo e impoverito in ogni settore economico-sociale.
La partita tra costituzionalisti improvvisati ed anticostituzionalisti della domenica non è di nessun interesse per gli elettori. I pareri di insigni professori o quelli contrapposti dei concorrenti di quiz stanno per loro quasi sullo stesso piano. Non temono le derive autoritarie di cui blaterano i soloni in cattedra e non credono, fino in fondo, alle promesse di questi riformatori extraterrestri, tuttavia meglio affidarsi alla ruota della fortuna che rassegnarsi ai presagi di sventura. Almeno ci avranno provato a grattare la sorte. Continua a leggere

Perché NO anche se vincerà il SI

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di Marco Tarchi

Perché NO anche se vincerà il SI

Fonte: Marco Tarchi

Premetto che non avevo in animo di pronunciarmi pubblicamente sul prossimo referendum, considerando più proficuo dedicarmi a elaborare e divulgare riflessioni metapolitiche, piuttosto che occuparmi di politica ‘spicciola’ (a cui mi devo dedicare a sufficienza professionalmente).
A farmi cambiare atteggiamento è l’insopportabile valanga di comparsate massmediali di Renzi, con annesse sbruffonerie, lezioncine imparate a memoria, trovate di marketing, falsità, furberie, sciocchezze a cui giornali e tv – pur assunte in dosi omeopatiche – mi costringono. Ed, insieme, la constatazione che alcuni dei luoghi comuni della narrativa renziana stanno facendo breccia in non poche delle persone con cui mi capita di scambiare qualche parola in argomento.
Di conseguenza, ho deciso di chiarire alcune delle molte ragioni che mi faranno votare NO e di aggiungere qualche considerazione sul perché suppongo e temo che mi troverò, ancora una volta, in minoranza.
In estrema sintesi:
– trovo questa riforma demagogica, ingannevole, raffazzonata e di netto ostacolo a miglioramenti futuri dell’assetto istituzionale, per molte delle sue caratteristiche. Ne indico solo alcune.
Dietro la facile propaganda sul (minimo) “taglio dei costi della politica” e sulla “maggiore efficienza del sistema”, la trasformazione del Senato in una microcamera di nominati (compresi – allucinante! – membri scelti dal Presidente della Repubblica, che perpetuano l’obbrobrio dei senatori a vita) non fa altro che ampliare il potere di occupazione di ogni spazio decisionale del governo, che già l’osceno 55% di seggi concesso dalla legge elettorale – e la prassi invalsa negli ultimi due anni (vedi controllo ormai totale della Rai) – rafforza a discapito di qualunque opposizione o minoranza. E l’astrusità dell’assegnazione per ambito delle proposte di legge, unita alla facoltà del Senato di avocarne altre per un parere, rende del tutto improbabile la tanto vantata accelerazione dei processi legislativi. Non parliamo poi dei criteri di scelta dei senatori, che riducono il già esiguo spazio di espressione della volontà popolare concesso dalla formula rappresentativa ai minimi termini. Continua a leggere

Complotti e complottisti, veri e falsi: ci vogliono studi e prove!

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proveCome pensavamo e come è avvenuto, l’articolo che pubblicammo sui complottismi ha destato varie reazioni. Volutamente provocatorio, infatti, era preceduto da un cappello introduttivo molto chiaro sulla nostra posizione. Rino Camilleri nega l’esistenza di ogni complotto. E, a nostro avviso, sbaglia. I complotti esistono eccome! Ma non devono diventare un’ossessione maniaco compulsiva. perciò la nostra assidua lettrice Claudia Marus ha, prima parlato col nostro responsabile per chiarire le posizioni e poi ha voluto scrivere questo articolo, che come promesso, pubblichiamo. Chi volesse commentare, piena libertà, nei limiti del buon senso:

di Claudia Marus 

Nell’articolo dedicato al “Complottismo” di Rino Cammilleri si è buttato il bambino con l’acqua calda, cioè si sono messi insieme i Troll con coloro che denunciano certe verità sulla base di studi e documenti seri, tutti comprovabili, in quanto sono proprio coloro che fanno dei danni immensi, nel loro delirio di onnipotenza, che si rivelano, narcisi indefettibili e cinici, sicuri di avere ormai il mondo in mano. D’altronde il loro operato lo ha ridotto nello stato in cui si trova, per cui coloro che remano contro e vogliono cambiare le cose vengono demonizzati in un crescendo senza esclusione di colpi, suscitando- finalmente- delle reazioni ormai difficili da controllare. Soros, che fisicamente assomiglia veramente a un rettile, il che non giustifica la teoria, anche Kissinger non scherza, ma a ben vedere ce ne sono altri, non ha capito che sobillando, dietro laute mance, delle masse disinformate e quindi facilmente manovrabili ma anche volubili, non fa che portare acqua al mulino di quelli che vorrebbe disintegrare, i così detti ‘populisti’ che invece ne hanno piene le tasche, e a buona ragione.
Il priorato di Sion un invenzione? O forse molta confusione come cerca di chiarire questo link:
http://storia-controstoria.org/europa-segreta/il-priorato-di-sion-laraba-fenice-delle-societa-segrete/
Comunque un testo sicuramente attendibile scritto dall’ottimo Prf. Marletta è: “La riscoperta del Graal” Editori Riuniti. Continua a leggere

Italia, alzati alla preghiera e fa la penitenza!

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Dall’ Ucraina ci scrive il religioso Timoteo, del Patriarcato Cattolico Bizantino, chiedendo la pubblicazione sul nostro sito di questo messaggio per il popolo italiano, che riteniamo interessante nei suoi contenuti. Ricordiamo che l’Ucraina è il terzo Paese, per numero di visite, a seguire Agerecontra.it e che questi religiosi fecero molto parlare di sè quando dichiararono la Sede Vacante poco prima del raduno demonolatrico di Assisi III, presieduto da Ratzinger :

Questo dice il Signore tuo Dio, Gesù Cristo:

Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso… (Ap 3,19-20).

Cari cristiani di nazione italiana!

Dio ha donato al vostro Paese molti santi: San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Santa Chiara, San Francesco di Paola, Santa Rita, Santa Caterina da Siena, i martiri dei primi secoli e molti altri. Ognuno di loro ha giocato un ruolo chiave che ha cambiato la storia della tua nazione e dell’Europa intera. Che dire sulla fede incrollabile di San Giovanni da Capestrano il quale con le sue prediche portava alla penitenza i fedeli delle città italiane. I credenti, dopo tali prediche, bruciavano, sulle piazze principali, i simboli dei loro peccati e della loro vita viziosa. Le donne gettavano via i loro ornamenti femminili, gli uomini rinunciavano allo spirito d’inimicizia e di vendetta. Le città, conosciute per loro rivalità, scontri sanguinosi e incendi, diventavano come agnelli miti. Quanti furono i giovani infiammati e spinti da lui a consacrarsi al servizio di Dio! Grazie a San Giovanni da Capestrano, i cristiani riportarono, nella battaglia presso Belgrado, la vittoria contro l’esercito musulmano, che si lanciava contro l’Europa. Purtroppo, la gerarchia cattolica attuale chiamerebbe quel santo un fondamentalista intollerante e con tutta probabilità lo dichiarerebbe malato di mente. E che dire dei meriti di Padre Marco d’Aviano che unì i cristiani che, in seguito, a Vienna, vinsero in battaglia i musulmani condotti da Kara Mustafa, che voleva umiliare Roma e la cristianità intera con la spada, perché – secondo lui – tutto doveva essere sottoposto al Corano.

In passato, uno di noi ha soggiornato, per sei anni in Italia; prima, come studente a Roma e poi, per un breve periodo, come sacerdote religioso, a Civitavecchia. Ecco la sua testimonianza: «Da un lato, incontravo credenti sinceri che si dedicavano molto alla salvezza del loro prossimo e della loro nazione. Essi pregavano, facevano penitenza, cercando di vivere in unità con Dio. Dall’altro lato, soffrivo vedendo in quale terribile stato era decaduta la fede in Gesù Cristo e la morale. In certi giorni, il velo di tenebra che copriva l’Italia si mostrava in tutta la sua visibilità. Erano giorni insopportabili. La droga, il sesso sfrenato tra i giovani, i divorzi, gli aborti, mammona, la mafia, la magia, il satanismo, le sétte, la corruzione, la massoneria – piaga dell’intera Italia. Mi rendevo conto che tale situazione era la terribile conseguenza dello stato desolato in cui si trovava la Chiesa Cattolica, la sua gerarchia e molti dei suoi sacerdoti. Molta gente era confusa per causa loro». Continua a leggere

I nostri giornali soliti mentitori

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240_informazione-disinformazionedi Maurizio Blondet

Lettera dalla Grecia.

Ecco come la notizia è stata data in Italia

Grecia, attacco xenofobo contro campo di rifugiati nell’isola di Chios: migranti e operatori feriti

Un violento attacco xenofobo, con lancio di molotov, petardi e sassi ha colpito il campo di rifugiati sull’isola greca di Chios, dove da ieri ci sono proteste contro i migranti. Circa 150 migranti rifugiatisi in Grecia dalla guerra siriana, sono stati costretti a fuggire. Lo scrivono vari media internazionali, fra cui la Bbc. Nell’assalto è rimasto ferito alla testa da una pietra un rifugiato. Distrutte una cinquantina di tende e baracche.

Anche due operatori umanitari che lavorano tra i profughi sono stati feriti nel campo di Souda a Chios, che ospita circa 4.000 rifugiati. L’Unhcr, che lo gestisce, fa sapere che fra i tendoni distrutti dai teppisti – che hanno lanciato i loro oggetti contundenti dal muro che circonda il campo – ve ne era uno da 50 posti. «I volontari hanno cercato di sopperire erigendo una piccola tendopoli fuori da Souda e hanno rivolto un appello alla polizia perché sorvegli la zona.

Roland Schoenbauer, operatore dell’Unhcr ha detto alla Bbc che, malgrado ciò, non tutti migranti avranno un posto asciutto dove trascorrere la notte per il pericolo di nuovi scorribande. Secondo i media greci, dietro all’attacco c’è l’estrema destra greca di Alba Dorata, e l’episodio viene messo in relazione con un episodio in cui sono coinvolti quattro migranti (pare tre algerini e un iraniano), che ieri avrebbero svaligiato un negozio di fuochi d’artificio e lanciato petardi in giro per l’isola. Una rappresaglia, quindi. Dei migranti in cerca d’asilo ospitati a Souda, il 60% proviene dalla Siria, il 20% dall’Iraq, il 10% dal Nord Africa e il 10% da altre parti del mondo. Continua a leggere

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