La conferenza dei capigruppo ha deciso che il voto sulla riforma del Senato cadrà martedì 13 ottobre e dunque rimarranno soltanto 48 ore per approvare il ddl Cirinnà sul riconoscimento delle coppie omosessuali.
Troppo poche per una discussione parlamentare che dovrebbe portare a un cambiamento epocale nell’ordinamento italiano. La sessione di bilancio incombe, e dunque lo slittamento delle unioni gay al prossimo anno sembra ormai inevitabile.
Per il Partito democratico è colpa dell’ostruzionismo delle opposizioni alla riforma del Senato. Non soltanto Roberto Calderoli con i suoi 82 milioni di emendamenti, ma anche Sinistra ecologia e libertà finisce nel mirino della ministra Maria Elena Boschi, che in una intervista a “la Repubblica” annovera il partito di Nichi Vendola tra coloro che indirettamente ostracizzano il riconoscimento delle unioni civili.
Il leader indipendentista Artur Mas, al governo dal 2010, in caso di vittoria punta a proclamare l’indipendenza da Madrid entro 18 mesi. Ma una Spagna senza la forza economica della sua regione più ricca sarà in grado di rimanere nell’euro?
Rischia di essere un autunno molto caldo per l’Europa che, a partita greca conclusa, potrebbe trovarsi ad affrontare una grana ancora peggiore per la stabilità politica e finanziaria dell’Eurozona: il trionfo degli indipendentisti alle elezioni catalane in programma domenica 27 settembre. Se l’esito delle elezioni anticipate in Grecia non preoccupava più di tanto i leader europei, perché tutti i maggiori partiti greci sono comunque a favore dell’accordo sottoscritto a luglio da Alexis Tsipras con i creditori, della consultazione catalana si è parlato e si parla molto poco, forse per esorcizzarne le conseguenze o, più probabilmente, per mera sottovalutazione. L’apertura dei seggi però si avvicina e da Barcellona arrivano segnali inequivocabili: il leader indipendentista Artur Mas, al governo della Catalogna dal 2010 e già promotore del referendum non ufficiale sull’indipendenza che si è tenuto lo scorso novembre, vuole spingere l’asticella ancora più in là, fino alla rottura definitiva con Madrid.
In ogni dichiarazione, in ogni comizio, in ogni confronto televisivo, Mas e i suoi alleati proclamano che, se otterranno la maggioranza assoluta dei seggi, la Catalogna inizierà da subito a creare proprie strutture statali come un ministero delle Finanze, una banca centrale, un proprio sistema di sicurezza sociale e una rete diplomatica, con l’obiettivo di proclamare l’indipendenza entro 18 mesi. Una sfida che sta preoccupando molto Madrid e il premier conservatore Mariano Rajoy, ma che è stata presa decisamente sotto gamba dai leader europei, che hanno liquidato le aspirazioni catalane come velleitarie, affermando che una Catalogna indipendente si collocherebbe automaticamente fuori dall’Unione Europea.
Per Berlino, ma anche per Parigi e Londra, il discorso sarebbe chiuso qui. La realtà però rischia di essere molto diversa da quella che dipingono le cancellerie: in tutti i sondaggi, recenti e anche passati, la coalizione guidata dal presidente Mas è in testa nelle preferenze degli elettori, e con ampi margini, mentre venerdì 11 settembre un corteo di oltre un milione di persone ha percorso le strade di Barcellona inneggiando all’indipendenza in occasione della giornata nazionale catalana. Il supporto alla causa separatista è ampio come mai lo era stato in passato e potrebbe rivelarsi illusorio pensare che quello di Mas e alleati sia un gioco al rialzo volto a ottenere maggiore autonomia. La Catalogna – che è la regione più ricca di Spagna, con un Pil superiore a quello del Portogallo – non ha una fiscalità propria e versa nelle casse dello Stato 62 miliardi di euro per riceverne sotto forma di trasferimenti circa 45. Un divario inaccettabile secondo gli indipendentisti, che non paiono più disposti a cercare compromessi e sostengono – come del resto fanno diversi studi, anche autorevoli – che la secessione dalla Spagna, al netto dei contraccolpi iniziali, porterebbe molti più benefici che svantaggi all’economia catalana. In cui si concentrano molti settori strategici e dalla quale dipende oltre il 25% dell’export complessivo spagnolo.
In che misura tutto questo tocchi l’Eurozona è presto detto: se, come dicono Angela Merkel e David Cameron per scoraggiare i separatisti, una Catalogna indipendente non può restare nell’Unione Europea, una Spagna senza la forza economica della Catalogna sarà in grado di rimanere nell’euro? E’ proprio su questo punto che Mas e alleati contano di far leva per costringere l’Europa a farsi carico di un problema politico ed economico finora confinato al rango di una pittoresca lite di cortile tra Barcellona e Madrid. Già il fatto che l’appuntamento elettorale del 27 settembre sia stato trasformato in una sorta di referendum pro-indipendenza dovrebbe far riflettere: è il risultato dell’ostinata chiusura politica di Madrid. Se i catalani daranno a Mas la maggioranza assoluta e con essa dunque il mandato politico di dichiarare unilateralmente l’indipendenza, cosa accadrà in Spagna? E sui mercati? L’Europa non può più permettersi di fare lo struzzo, perché ne va della stessa sua sopravvivenza.
I dettagli, spesso, contano più del contenuto di un servizio. Se ne sono accorti – a loro spese – i giornalisti dell’emittente WGN-TV che, durante il lancio di un servizio sulla festività ebraica dello Yom Kippur, hanno utilizzato nella grafica del teleschermo la stella di Davide con la scritta ‘Jude’, per di più su uno sfondo a righe che ricordava la divisa indossata nei campi di concentramento. Il simbolo giallo con la scritta usato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per identificare i cittadini di origine ebraiche, è stato confuso con la tradizionale stella di Davide. L’errore ha suscitato immediate reazioni sui social network, dove è stata aspramente criticata la scelta iconografica frutto, probabilmente, di una svista. Il canale televisivo si è subito scusato con gli spettatori con un tweet
Betlemme-Ma’an. Secondo i dati pubblicati giovedì 17 settembre da un’organizzazione internazionale in difesa dei diritti umani, dal 2000 sono stati uccisi dalle forze armate israeliane e dagli estremisti più di 1991 bambini palestinesi.
Una ricerca condotta dalla Defense for Children International – Palestina (DCIP) ha riferito che la continua costruzione di insediamenti a Gerusalemme Est e in Cisgiordania sta portando i minorenni palestinesi e le loro famiglie contro “le comunità coloniali israeliane, spesso violente, che si stanno espandendo”.
Molti cristiani del villaggio Hututag, stato di Jharkhand, sono finiti all’ospedale. Il pastore della Comunità: «Dicono che ci bruceranno vivi»
«O rinunciate alle vostre vite o rinunciate a Cristo: scegliete». Sono queste le due possibilità che un gruppo di estremisti indù ha dato a una congregazione cristiana del villaggio di Hututag, nello stato di Jharkhand, India. I cristiani si sono rifiutati di abiurare e per questo sono stati minacciati, picchiati e derubati.
«NON SMETTEREMO». Circa 30 cristiani si erano riuniti venerdì in una casa insieme al pastore della comunità, Sarvajit Bharti, per pregare. Nel mezzo della preghiera delle donne hanno fatto irruzione in casa, insultandoli. Poi due uomini hanno portato fuori a forza un aiutante del pastore, picchiandolo e intimandogli di smettere di pregare. «Non ci fermeremo», gli ha risposto secondo quanto riportato da Morning Star News. «Non stiamo facendo niente di male».
ASCE, VANGHE E BASTONI. A quel punto 15 estremisti indù armati di pistole, asce, vanghe e bastoni hanno fatto irruzione nella casa, picchiando senza pietà i cristiani presenti. A una donna di 60 anni sono state fratturate entrambe le mani, un’altra di 30 anni è stata lasciata per terra in stato di incoscienza, altri ancora sono stati portati in ospedale in condizioni gravi.
«DICONO CHE CI BRUCERANNO VIVI». «È da aprile che continuano a metterci pressione, dicendo di scegliere tra la vita e Cristo, ci minacciano costantemente di cacciarci via dal villaggio se non torniamo a venerare gli idoli indù», spiega il pastore Bharti. «Hanno anche detto che ci bruceranno vivi. La situazione è difficile soprattutto per i bambini, che soffrono la sete, visto che nel villaggio impediscono ai cristiani di accedere ai pozzi».
CRESCE L’INTOLLERANZA. L’intolleranza nei confronti dei cristiani continua a crescere in India. Il mese scorso si è celebrato il settimo anniversario della strage di Orissa, nella quale circa 100 cristiani sono stati massacrati dagli estremisti indù, 56 mila cristiani sono rimasti senza casa, 6.500 case sono state rase al suolo e 350 chiese e luoghi di culto bruciati.
«AUMENTA LA NOSTRA FEDE». L’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, monsignor John Barwa, ha però dichiarato a Fides che la fede degli indiani non diminuisce, nonostante le persecuzioni: «La fede dei cristiani diventa sempre più forte davanti alle persecuzioni. Abbiamo anche deciso di istituire una “Giornata dei martiri” per ricordare le vittime di Orissa. Intendiamo dare così alle famiglie delle vittime profonda consolazione, perpetuando la memoria dei loro cari e riconoscendoli come martiri: sono morti infatti per la loro fede cristiana e la testimonianza di Cristo».
VICENZA – Non poteva essere più turbolento il debutto della “Prima lettera di San Paoli ai Corinzi”, della catalana Angelica Liddell, opera che mescola sesso e religione. Preghiere, crocifissi, manifesti del sindaco Variati e del vicesindaco Bulgarini d’Elci imbrattati con vernice marrone, cori di protesta. Questo lo show fuori dal teatro Olimpico di Vicenza, mentre andava in scena lo spettacolo, in cui i protagonisti si mostrano nudi davanti al crocifisso.
STASERA alle 20.00 TUTTI A VICENZA! Matteo Castagna ne parlerà alle 19.00 circa dai microfoni di Radio Forza Nuova. Sintonizzatevi cliccando su www.radiofn.eu
Riceviamo da Matteo Castagna, responsabile nazionale Circolo cattolico Christus Rex
Sta emergendo un cretinismo suicida esasperato a Vicenza, nei confronti del teatro, usato per oltraggiare violentemente la Religione Cattolica e verso l’ideologia del gender, che viene sottovalutata o coscientemente appoggiata per favorire la disgregazione della famiglia naturale. L’ignobile complicità fra amministrazione comunale sinistrorsa e Curia, in nome dell’abbraccio satanico con le mode del mondo fa ribollire il sangue.
Non solo occorre riparare pregando pubblicamente, ma serve anche una azione di forte protesta e indignazione contro le false o illegittime autorità che stanno dalla parte delle oscenità e delle blasfemie o le minimizzano. E’ bene ricordare a costoro e ai vari “moderati nella Fede” che San Giovanni nell’Apocalisse dice chiaramente che “Dio vomiterà i tiepidi” (Ap 3,16).Il Circolo Cattolico “Christus Rex”, dopo aver pregato il Santo Rosario di riparazione per conto proprio in una chiesa di Vicenza, sosterrà la protesta di Forza Nuova, unico movimento politico che difende senza se e senza ma il Cattolicesimo, vergognosamente irriso e vilipeso.