
Cosa si è detto al ‘Sinodo ombra’?
di Andrea Gagliarducci
4 novembre 2014
Catholic News Agency
Lo hanno chiamato il “Sinodo ombra,” perché l’obiettivo era quello di una grande assise sui temi sinodali, magari anche per stimolare un documento teologico da buttare nella mischia alla vigilia del Sinodo, il prossimo settembre, durante il viaggio di Papa Francesco negli Stati Uniti. Ma i partecipanti hanno minimizzato: secondo loro, quello del 25 maggio scorso alla Gregoriana era solo di uno degli incontri periodici congiunti delle Conferenze Episcopali di Svizzera, Germania e Francia. Oggi perlomeno si può sapere un po’ del contenuto dell’incontro, perché i testi degli interventi (tranne la relazione finale del Cardinal Reinhard Marx) sono stati pubblicati in italiano, francese e tedesco sul sito della Conferenza Episcopale Tedesca lo scorso 17 luglio.
I testi delineano bene il panorama della discussione. Ne viene fuori – per fare una prima rozza sintesi – un ‘sì’ generale alla contraccezione e agli atti sessuali omosessuali, e anche ai divorziati risposati, sempre tenendo in considerazione per ciascuno le circostanze particolari.
Erano in 50, lo scorso 25 maggio all’Università Gregoriana, scelti dalle conferenze episcopali di Francia, Germania e Svizzera per parlare dei temi del sinodo in un incontro a porte chiuse. A nessuno era concesso di parlare con i media, ma alcuni media erano stati invitati a prendere parte all’incontro, ed eventualmente a riportarne, fatta salva l’intesa di non citare chi aveva detto cosa, ma solo limitarsi a riassumere i contenuti dell’incontro.
L’incontro – si legge nell’introduzione – è stato diviso in tre parti: una riflessione sulle parole di Cristo riguardanti il matrimonio e il divorzio; una sulla sessualità come espressione di amore e di una “teologia dell’amore”; e sul dono della vita e una teologia narrativa, ovvero una teologia basata sull’esperienza personale, che sembra essere la vera novità del “Sinodo ombra.”
È stato il gesuita Alain Thomasset, professore di Teologia Morale al Centro Sévres di Parigi, ad introdurre il concetto di teologia narrativa, in un intervento su “Prendere in considerazione la storia e gli sviluppi biografici della vita morale e della cura pastorale della famiglia.”
“L’interpretazione della dottrina delle azioni che sono intrinsecamente malvagie è apparentemente uno dei principali ostacoli alla pastorale delle famiglie, che determina il rifiuto della contraccezione artificiale, delle relazioni sessuali dei divorziati e risposati, e delle coppie omosessuali, anche se queste sono stabili.”
Ma questa dottrina – afferma – “sembra incomprensibile a molte persone e pastoralmente controproducente,” e dunque si deve mettere in atto un discernimento su una varietà di situazione, dato che “il riferimento etico obiettivo è solo uno dei temi (importante, ma non unico) del discernimento morale, che deve essere operato nella coscienza personale.”
Su queste basi, Thomasset propone una interpretazione degli atti umani “all’interno del contesto della tradizione cattolica,” che ha alcune conseguenze: che le relazioni sessuali tra persone risposate non siano in nessun modo intese come una colpa morale, e così “si aprirebbe all’accesso al Sacramento della Riconciliazione e dell’Eucarestia;” che le relazioni sessuali con l’uso di contraddizione non abortiva tra coppie sposate “non possa essere considerata come un peccato oggettivo;” e che alle coppie omosessuali stabili venga riconosciuta una riduzione del grado di malizia delle loro relazioni sessuali, e così “la loro responsabilità obiettiva e morale possa essere diminuita o anche eliminata.”
La prima parte del “Sinodo ombra” ha incluso gli interventi dei teologia Anne-Pellettier e Thomas Soelding, i quali hanno chiesto entrambi uno “sviluppo” della nozione di “matrimonio indissolubile” da parte della Chiesa cattolica.
Anne-Marie Pellettier, teologa francese che è stata anche insignita del Premio Ratzinger per la Teologia, sottolinea che “la tradizione cattolica sull’indissolubilità del matrimonio è basata sull’interpretazione disciplinare” di Matteo, 19 (Mose vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli per la durezza del vostro cuore), ma questo ha “un contenuto kerigmatico,” e cioè il fatto che “il vincolo coniugale, in termini in cui Gesù lo esprime, è legato alla vocazione di quanti, con il Battesimo, sono immersi nella morte e resurrezione di Cristo.” E – spiega la teologa francese – “la Chiesa Cattolica non ha mai cessato di difendere l’indissolubilità, mentre i costumi hanno ampiamente
smentito il principio accettato dalle società cristiane.” In verità – conclude – “la vita coniugale ha molti più ostacoli di quanti sono ammessi dalla teologia del matrimonio.”
Da parte sua, Soeding ha detto che, mentre il matrimonio è indissolubile, il Sinodo della famiglia che si terrà in ottobre dovrebbe sviluppare “ una fedeltà alla volontà di Gesù, alla dottrina, alla moralità, alla vita del matrimonio.” E ha poi aggiunto che “più il modello cristiano di matrimonio diventa chiaro, prima sarà possibile trovare modalità per quelle persone che non possono celebrare tale matrimonio di poter vivere nella Chiesa come una coppia felice.”
Proprio questa teologia del matrimonio deve essere rinnovata, sostiene Eberhard Schockenhoff. Questi non è un personaggio qualunque. Negli ultimi anni, la sua influenza sulla Chiesa tedesca è stata enorme. Dietro tutte le prese di posizioni sociologiche c’è sempre stato lui, che ha di fatto sposato molti dei temi portati avanti dall’associazione “Noi Siamo Chiesa.”
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