Militari israeliani in Patagonia

Condividi su:
 militari giudei

Da più fonti di controinformazione arrivano notizie relative alla presenza di almeno ottomila militari israeliani presenti tra la Patagonia cilena e quella argentina allo scopo di costruire una base militare sotterranea tra le più sofisticate in America Latina e seconda soltanto a quella degli Stati Uniti.

È da almeno dieci anni che si parla con insistenza della presenza israeliana in Patagonia, sia a livello militare sia nel settore turistico-immobiliare, con l’acquisto di case e terreni ad opera della parte più ricca e altolocata della società che vive nel paese da sempre alleato strategico degli Stati Uniti. I due aspetti sono ampiamente correlati. La base militare sembra essere quella sottomarina di Rockfeller (tra la Patagonia e la regione dei Laghi del sud del Cile e della Patagonia), già dotata di un’estesa rete di tunnel. La regione dei Laghi può vantare l’acqua più pura del pianeta , aspetto che rende la zona assai appetibile, anche perché abitata da un numero esiguo di persone. Al tempo stesso, i tunnel sono stati concepiti per svolgere la funzione di rifugio antiatomico e possono essere utilizzati anche nel caso di catastrofi naturali. Da tempo, proprio nella regione dei Laghi, pare che Israele abbia inviato intere compagnie militari, accompagnate da tecnici con competenze di carattere scientifico, per capire se ci sono le condizioni per costruire, proprio lì, una sorta di enclave in miniatura dello stato ebraico. Giunti ufficialmente a scopo turistico, facoltosi visitatori israeliani e ricchi imprenditori mirerebbero ad acquistare (ed alcuni lo hanno già fatto), intere porzioni di territorio della Patagonia cilena e argentina, in modo tale da avere garantite delle vere e proprie proprietà private all’interno di Cile e Argentina: in pratica, uno stato nello stato. Le testimonianze di alcuni ufficiali dell’esercito cileno, poi “dimissionati” dalle forze armate, parlerebbero, ad esempio, di una forte presenza di investitori israeliani nella provincia patagonica australe di Santa Cruz (Argentina): lì, racconta uno di loro, almeno il 20% del territorio sarebbe già stato acquistato dagli israeliani. L’eccessivo interesse di un ufficiale sui reali motivi che hanno determinato la presenza israeliana in Patagonia, da quella turistica a quella militare, gli hanno causato anche pedinamenti da parte del battaglione a cui era stato assegnato. Non solo: l’ufficiale è stato poi espulso dalla Provincia di Santa Cruz e addirittura gli è stato vivamente sconsigliato di tornarci, pena l’arresto da parte di quegli stessi vertici da cui dipendeva fino a poco tempo prima. La goccia che fece traboccare il vaso fu una domanda rivolta ad un suo superiore del Comando de Institutos Militares (Cim), di stanza nella cittadina patagonica cilena di Puerto Natales per un corso di addestramento. Alla domanda sui reali motivi della presenza israeliana in Patagonia, l’ufficiale del Cim rispose provocatoriamente se quella informazione fosse utile al suo sottoposto per diventare colonnello. Addirittura, alcuni sostengono che l’esplorazione della Patagonia sotto la facciata del turismo da parte dei soldati israeliani sia in atto a partire dalla fine degli anni ’70, e per questo la stessa Patagonia abbia assunto la definizione di “nuova Palestina”. E ancora, in molti avrebbero notato che i turisti israeliani viaggiano in poche unità, sempre accompagnati da alcuni militari al seguito ed evitano, per quanto possibile, qualsiasi contatto con la popolazione locale. Si tratta di soldati mascherati da turisti? Numerose testimonianze riferiscono che gli israeliani si stabiliscono in località fuori dai centri urbani della Patagonia, come se non volessero essere notati, un aspetto, questo, che ha spinto alcuni ad ipotizzare (non si sa se a torto o a ragione), la presenza di uomini del Mossad. Gli aspetti inquietanti, o quantomeno molto strani, non finiscono qui. Nel novembre 2012 la Corporación Nacional Forestal (Conaf) cilena ha espulso due turisti israeliani che si erano accampati in una zona non adibita  a campeggio nel Parco Nazionale delle Torri del Paine. La misura così drastica, spiegò la Conaf, era stata applicata per non mettere a rischio la sicurezza e l’integrità naturale del Parco e tutelare al tempo stesso i suoi visitatori. Del resto, la stessa Conaf era memore di quanto accaduto un anno prima, quando più o meno nella stessa zona il militare israeliano Roter Singer era stato individuato come responsabile dell’incendio che aveva distrutto circa 15mila ettari del Parco Nazionale delle Torri del Paine. Fu a seguito di questo episodio che è emerso come spesso i turisti israeliani siano in realtà ex militari e che gli stessi viaggi turistici nella Patagonia cilena e argentina vengano finanziati dal governo israeliano in persona, come nel caso di Roter Singer. Su un aspetto tutti concordano: non è normale che oltre diecimila giovani all’anno, che hanno prestato o prestano tuttora il servizio militare in Medio Oriente, percorrano in lungo e in largo la Patagonia grazie a pacchetti turistici pagati loro dallo stato israeliano.

In conclusione, è probabile che i militari israeliani giungano in Patagonia per sviluppare nuove tecniche antiterrorismo in partnership con gli Stati Uniti: è risaputo che la guerra contro le Farc colombiane è stata combattuta dagli Usa anche grazie all’intelligence israeliana e, al tempo stesso, la presunta presenza di cellule islamiche alla Tripla Frontera, soprattutto negli anni scorsi, ha fornito agli Stati Uniti il pretesto ideale per penetrare di nuovo in quel patio trasero che non era più tale e da cui erano stati estromessi. Stati Uniti e Israele, quindi, potrebbero aver scelto un nuovo territorio di influenza strategica dove installarsi e questo spiegherebbe tutte le cautele dei militari israeliani per passare il più possibile inosservati in America Latina e in particolare in Patagonia.

Continua a leggere

Umberto Eco, relativista anticattolico e antistorico…per questo esaltato dal mondo

Condividi su:

umberto eco

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Nel suo famigerato romanzo, Il nome della rosa, deturpa la verità storica su medioevo e inquisizione arrivando alla conclusione che Dio e la verità non esistono

di Aldo Vitale

Nel Paese in cui si celebra l’ipnosi della coscienza dinnanzi ad un’arma di distrazione di massa come Sanremo che offusca, dietro una cortina nebbiogena colorata di conformismo arcobaleno, la radiosa essenza dell’arte canora e della verità sulla famiglia, ogni tanto succede qualcosa degno di nota, come il trapasso di un grande che in effetti non si sa se un grande fosse. Parafrasando Alessandro Manzoni che si chiedeva a proposito di Napoleone “fu vera gloria?”, per Umberto Eco, infatti, ci si dovrebbe chiedere se la sua fu vera arte? Se l’arte è intesa come mera abilità tecnica, allora indiscutibilmente la risposta non può che essere affermativa, poiché indubbiamente in tal senso la sua più celebre opera Il nome della rosa è tecnicamente ineccepibile dal punto di vista letterario, ma appunto nulla di più, cioè soltanto un bell’esempio del come saper scrivere, un paradigma tecnico su cui poter fare esercitare tutti coloro che intendono diventare degli ottimi esecutori della scrittura, ma senza altre pretese, come i fedeli servitori di un mite tiranno. LIBERARCI DALLA PASSIONE INSANA (?) PER LA VERITÀ Se, invece, l’arte, di cui la letteratura è sicuramente simbolo supremo, come dimostra la circostanza per cui ben quattro delle sette muse (Euterpe, Melpomene, Erato e Calliope) si prendono cura della poesia – che sicuramente costituisce il volto nobile della letteratura e l’ambizione empirea, perfino, di ogni eccelsa prosa che per l’appunto si definisce sempre senza indugio come “poetica” – è intesa come epifania del bello, cioè del vero dell’arte, ovvero del vero che nell’arte si declina, la questione si complica alquanto per Umberto Eco. La sua più celebre opera, infatti, è tutta tesa a dimostrare che, come si legge ne Il nome della rosa per bocca di uno dei due protagonisti, cioè Guglielmo di Baskerville, «l’unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità». Fu vera arte dunque quella di Eco e del “nome della rosa”? Romano Guardini ha avuto modo di precisare che «essenziale per un’opera d’arte è avere sì un senso, ma non uno scopo. Essa esiste non per un’utilità tecnica, né per un vantaggio economico o un ammaestramento e miglioramento didattico-pedagogico, bensì per essere una forma che rivela». Rivela cosa? Appunto, la verità, cioè l’essenza del mondo, una essenza la cui esistenza viene ad essere negata ne Il nome della rosa, che, come si ben sa e occorre ricordare, trova tutta la sua carica di suggestione nel motto del nominalismo medievale – cioè la corrente di pensiero in base alla quale non è possibile cogliere l’essenza, cioè la verità del mondo – per il quale “stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi). In sostanza, significa una sfiducia completa nelle risorse della ragione a cui è preclusa la possibilità di conoscere il vero delle cose, cioè la loro essenza; riproposizione dello scetticismo gorgiano per cui la verità non esiste, se esiste non si può conoscere e se si può conoscere non si può comunicare o anticipazione modesta di quel nichilismo moderno, tanto caro a Friedrich Nietzsche, per il quale nichilismo significa, infatti, che «manca la risposta al perché». NEGAZIONE DELLA VERITÀ STORICA Oltre che la verità filosofica, cioè la capacità della ragione, l’opera magna di Umberto Eco sembra negare anche quella storica. Del resto, la visione che Eco fornisce del medioevo, dell’inquisizione, della Chiesa, del diritto medievale non è appunto rivelativa, cioè in grado di mostrare la verità tramite l’opus del romanziere, ma, semmai, l’opposto, cioè in grado di riformare e deformare, perfino, la verità su tutte le predette dimensioni. Tra i tanti esempi citabili, sia sufficiente ricordare la preziosa ed insostituibile opera di recupero e tradizione della dimensione giuridica romanistica compiuta dalla Chiesa all’indomani della caduta dell’impero romano d’occidente. La Chiesa, come riconoscono tutti gli storici del diritto, ha non solo garantito l’ordine politico e sociale in disfacimento dopo il dissolvimento delle istituzioni dell’impero, ma, soprattutto, ha salvato la tradizione giuridica classica arricchendola con il portato della spiritualità cristiana, dando vita alle fondamenta su cui si costruisce l’intero edificio giuridico dello Stato di diritto sociale e democratico odierno di cui tanto ci si vanta in occidente. Si pensi, infatti, a quanto scrive lo storico Brian Tierney: «I diritti individuali erano molto importanti per i canonisti e dovevano essere tutelati. I concetti chiave dei teorici dei diritti settecenteschi ebbero spesso origini medievali». INQUISIZIONE STRAVOLTA IN CHIAVE ANTICATTOLICA Anche per quanto riguarda l’inquisizione, inoltre, il panorama tratteggiato da Umberto Eco è ben poco attinente con la realtà, posto che l’inquisizione medievale costituì una vera e propria forma di civilizzazione giuridica dell’occidente, consentendo di abbandonare i sistemi arcaici di risoluzione delle controversie, come la vendetta privata, le ordalie, i duelli, per adottare un sistema giurisdizionale che garantisse i diritti dell’imputato, la terzietà del giudice, un sistema di procedure oggettivo ed unico per tutti i processi. L’inquisizione, inoltre, offrì riparo alla società europea medievale da tutti quei cancri culturali costituiti dai movimenti ereticali lo sviluppo dei quali avrebbe comportato la fine della civiltà medesima se non fosse intervenuta l’inquisizione a placarne fin da subito, sebbene con alterni successi e insuccessi, i molteplici focolai. La prova di quanto si afferma deriva non solo dalle parole di un celebre storico dell’inquisizione, ma da uno storico dell’inquisizione virulentemente e risaputamente anti-cattolico come fu Charles Lea che tuttavia, diversamente da Eco, ebbe l’onestà intellettuale di riconoscere il merito dell’inquisizione per aver combattuto le eresie più pericolose come il catarismo: «Qualunque sia l’orrore che ci possa venir ispirato dai mezzi che vennero adoperati per combatterla, qualunque possa essere la pietà che dobbiamo sentire per coloro che morirono vittime delle loro convinzioni, riconosciamo, senza esitazione, che, date quelle circostanze, la causa dell’ortodossia non era altro che la causa della civiltà e del progresso. Se il catarismo fosse divenuto la religione dominante, o anche soltanto l’eguale del cattolicesimo, non c’è alcun dubbio che la sua influenza sarebbe stata disastrosa. L’ascetismo di cui faceva professione nelle relazioni sessuali, se fosse divenuto generale, avrebbe condotto inevitabilmente all’estinzione della specie; e siccome tale risultato è assurdo, è probabile che al matrimonio si sarebbero venute sostituendo le unioni libere, con conseguente distruzione della famiglia, piuttosto che rassegnarsi alla scomparsa del genere umano e al rivolgersi di tutte le anime esiliate verso il loro creatore […]. Non si trattava solo di una rivolta contro la Chiesa, ma dell’abdicazione dell’uomo dinnanzi alla natura». MINI-MUSEO ANTIRELIGIOSO L’opera magna di Eco, sembra dunque ben lontana da ogni concretezza storica, non potendosi nemmeno così catalogare nella categoria dei romanzi storici. Non a caso, una celebre studiosa del medioevo come Regine Pernoud, ha avuto modo di definire il romanzo di Eco come un «mini-museo antireligioso». Fu vera arte dunque? Sicuramente no, perché, al netto delle licenze letterarie ed immaginifiche, in quanto tali sempre legittime, è un’opera tesa a negare la verità in ogni sua declinazione, sia filosofica che Martin Heidegger ha insegnato proprio l’opposto di quanto insegnato da Eco, cioè, appunto, che «l’arte è il mettersi in opera della verità». Ed è proprio singolare che gli ammiratori di Eco cadano nel così semplicistico errore non solo di non cogliere la natura dell’arte, ma addirittura di non comprendere quanta poca arte vi sia in realtà nell’opera di Eco, a tal punto da attaccare ogni critico del loro scomparso idolo che, tuttavia, critica Eco proprio in loro difesa, quasi, in ciò, facendo rivivere uno degli insegnamenti di Guglielmo di Baskerville: «I semplici pagano sempre per tutti, anche per coloro che parlano in loro favore».

  Continua a leggere

Clamoroso, crociate antimafia autorizzate dalla mafia

Condividi su:

PROVENZANO

In una intervista rilasciata di recente all’Espresso, Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia ha affermato: “Ci muoviamo su più fronti. C’è una mafia che usa l’antimafia per prosperare, l’aspetto più grave e pericoloso (…..) C’è poi una antimafia che dietro l’obiettivo manifesto di combattere i mafiosi nasconde la cura di altri interessi”. E con riferimento alla Sicilia “ (…..) Li c’è un movimento antimafia che si è trasformato in un movimento di potere. Cerca di determinare la formazione delle maggioranze in regione, di influenzare le scelte politiche ed economiche. C’è infine una antimafia che diventa un mestiere. Una professione, ma non come intendeva dire Leonardo Sciascia.”

Continua a leggere

E’ morto l’ultimo cristero

Condividi su:

ultimocristero

 

 

Segnalazione del Centro Studi Federici

 

L’Agenzia carlista FARO informa che il 18/2/2016 è morto, all’età di 103 anni, Juan Daniel Macías, l’ultimo fra i combattenti che parteciparono alla guerra cristera in Messico (1926-1929), quando i cattolici insorsero in armi contro il regime massonico per difendere i diritti della Chiesa e la regalità sociale di Cristo. RIP

 

Acaba de morir el ùltimo Cristero

http://www.catolicidad.com/2016/02/acaba-de-morir-el-ultimo-cristero.html

 

¡Viva Cristo Rey!

 

http://federiciblog.altervista.org/

Continua a leggere

IDA MAGLI: l’EUROPA è PERDUTA , L’ITALIA è PERDUTA

Condividi su:

MAGLI

   

Il Nuovo Ordine dell’Europa: Distruggere Ogni Differenza

 

“Azzerate le scienze umane, cresce l’analfabetismo, l’insegnamento è a senso unico. Risultato? La formazione omologata degli individui, anzi dei “cittadini del mondo”


All’inizio degli anni Novanta le scienze umane sono state fatte sparire dall’orizzonte dell’informazione di massa, semplicemente con il silenzio, non parlandone più. Contemporaneamente sono state eliminate dalle scuole, per ordine dell’Ue, antiche, nobilissime e essenziali discipline come la geografia. Si tratta, dunque, di preparare i giovani a non appartenere a nulla, a non identificarsi in nulla, a non sapere orientarsi sessualmente ma anche geograficamente, come è stato affermato con semplicità eliminando la geografia dagli insegnamenti scolastici.

L’Italia è perduta, l’Europa, con tutta la sua storia, la sua cultura, il suo pensiero, i suoi poeti, i suoi scrittori, la sua arte, la sua musica, i suoi figli, è perduta. Sono perdute perché questa era la meta che si erano prefissi coloro che hanno progettato l’Unione europea. Distruggere l’Occidente (la cultura occidentale è quella dell’Europa d’Occidente) affinché si realizzasse sulla nostra terra lo scontro, e la vittoria (vittoria sicurissima) dell’Oriente musulmano contro l’America”.

Anche questo è stato deciso e messo in atto nel più completo silenzio. Sembra di vivere in una società di analfabeti, dove nessuno è in grado di valutare e di esprimere un giudizio su simili provvedimenti. Di fatto i governanti, provvedendo a educare tutti con le scuole di Stato, hanno dettato anche il tipo di insegnamento cui i sudditi debbono essere sottoposti, tipo d’insegnamento che possiamo riassumere nel dato che segue: gli studenti debbono studiare in modo da non imparare nulla, o quasi. Per prima cosa non debbono imparare a «pensare», a che cosa serva «pensare», a che cosa serva «conoscere»; di conseguenza, debbono imparare tutto senza imparare nulla su di sé, sulla propria vita, sul proprio ambiente, sul proprio gruppo, sulla propria storia, sulle istituzioni e sul potere che le regge. 

Sembra evidente che tutto questo sia stato programmato in vista dell’ideologia di chi comanda in Europa, o almeno di quello che si suppone sia questa ideologia: l’omogeneizzazione mondiale, la formazione di persone tutte uguali: i «cittadini del mondo». L’uguaglianza che si persegue, però, è il più possibile «indistinta», di cui il modello è il «trans». Quello che abbiamo davanti oggi, dunque, in Occidente, è il mondo della non-forma che pretende di diventare modello prevalente sulla forma. È ciò cui tende il Laboratorio per la Distruzione: nulla è più debole della non-forma. 

L’Europa ha Venduto l’Anima ai Banchieri

La crisi dell’euro è dovuta al fatto che era sbagliato il progetto di unificazione europea entro il quale l’euro doveva vivere. Unificare i popoli, però, è un’operazione antropologica. Per questo è stato evidente fin dal primo momento ad una persona come me che fa di professione l’antropologo, vederne tutti gli errori e rendersi conto che l’euro, frutto principale dell’unificazio­ne, sarebbe fallito. Ne avevo previsto il crollo, infatti, fin da prima che entrasse in circolazione, ossia nel 1997, quando ho pubblicato per l’editore Rizzoli il libro «Contro l’Europa». Gli anni sono passati, ho scritto decine di articoli sempre ripetendo che la costruzione europea era sbagliata e che le conseguenze negative, per l’Italia in particolar modo, sarebbero state gravissime, ma sono stata purtroppo costretta ad assistere nell’impotenza al sicuro disastro.

Siamo prigionieri di politici che han­no rinunziato al loro ruolo per permettere ai banchieri di distruggerci come «Nazione», come «Stato», come «Popolo» attraverso un unico strumento, quello finanziario. L’Europa unita non esiste e non può esistere salvo che inducendo i popoli alla morte politica e civile; facendoli guidare, dominare da banchieri nel nome del denaro, della moneta.

La cosa più tragica, poi, è che non sono soltanto avidi usurai: tutti i banchieri, salvo le rare eccezioni di coloro che hanno accumulato grandissime ricchezze riducendo sul lastrico milioni di persone, sono di mediocrissima intelligenza e commettono enormi errori nella loro cupidigia come dimostrato dalle crisi di cui stiamo pagando il conto dal 2008 a oggi. Non sono stati forse i banchieri a scrivere il trattato di Maastricht, capolavoro d’ignoranza e di falsità, a progettare la moneta che ci ha portato al disastro?

Non c’è nulla di più vergognoso e stupido che mettere a capo delle istituzioni dei banchieri. Dobbiamo trovare il modo per liberarcene.
” 

Ida Magli

Continua a leggere

Federici Blog: ultimi comunicati

Condividi su:

CENTRO STUDI FEDERICI

Segnalazione del Centro Studi Federici

Pellegrinaggio Osimo-Loreto

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/13/pellegrinaggio-a-piedi-osimo-loreto-3/

Pellegrinaggio alla Scala Santa a Campli

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/13/scala-santa-di-campli/

Rassegna stampa del 3/2/2016

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/03/rassegna-stampa-del-322016-i-titoli-sono-redazionali/

La storia dimenticata: il riscatto di cristiani schiavi dell’Islam

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/08/la-storia-dimenticata-il-riscatto-dei-cristiani-schiavi-dellislam/

I crimini dei comunisti titini e italiani: le foibe e l’esodo

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/09/i-crimini-dei-comunisti-titini-e-italiani-le-foibe-e-lesodo/

Quaresima

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/10/quaresima-3/

Preghiera per le vittime delle foibe

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/10/preghiera-per-i-martiri-delle-foibe-2/

Francobolli Onu pro Lgbt

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/11/francobolli-onu-pro-lgbt/

Notizie dal Grand’Oriente (e dintorni)

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/15/notizie-dal-grandoriente-e-dintorni/

Evola e massoneria

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/16/evola-e-la-massoneria/

Aleppo: i crimini “invisibili”

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/17/aleppo-i-crimini-invisibili/

Il delirio di George Soros … e i veri nemici dell’Europa

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/19/il-delirio-di-george-soros-e-i-veri-nemici-delleuropa/

 

 

Continua a leggere

Chi dice “Je suis Robert Faurisson”? Come ti smantello la libertà di parola in Francia

Condividi su:

ROBERT F

Segnalazione Arianna Editrice

di Arindrajit Basu

Con l’aumento della globalizzazione, negli ultimi decenni si é assistito a una crescente eterogeneità di nazioni e comunità. Questo fenomeno ha generato la necessità di ospitare all’interno del tessuto sociale diverse identità culturali, religiose, storiche e linguistiche. In molti casi, questo è avvenuto attraverso un processo coercitivo di assimilazione in cui le comunità in minoranza sono state costrette a rinunciare alla propria identità e ad assimilare i valori culturali e le norme sociali di quelle in maggioranza.

Lo Stato-nazione Francia ne è un esempio lampante. Citando costantemente liberalismo e progresso come sua ragion d’essere, lo Stato Francese ha manipolato molti valori liberali, andando ad alimentare una dialettica che rifiuta l’idea di un’identità Francese che possa esistere in simbiosi con altre identità religiose e sociali. Esplorando la ‘gestione’ Francese del diritto assoluto alla libertà di parola, ho riscontrato quest’ ipocrisia di fondo e ho sentito il bisogno di sfatare questo falso mito, e non solo in Francia, ma anche in altri paesi del mondo.

Dopo gli attacchi alla rivista satirica Francese Charlie Hebdo, il governo Francese ha portato avanti una prolungata campagna per difendere e giustificare il diritto assoluto alla libertà di parola. Un gran numero di accademici e di giornalisti ha sostenuto questa campagna invocando “ad nauseam” il famoso detto di Salman Rushdie:. “Nessuno ha il diritto di essere offeso”. In un pezzo per The Intercept di inizio anno, Glenn Greenwald sottolinea l’ipocrisia di questa posizione alla luce del giro di vite sulla libertà di parola successivo agli attentati di Parigi del mese di novembre 2015. In quel pezzo, Greenwald mette anche in dubbio la presenza oggi in Francia di veri difensori della libertà di parola, e attribuisce questa ‘crociata’ selettiva a questioni di opportunismo e strategia, dove la libertà di parola non è una fede reale ma “…uno strumento cinico che alimenta l’islamofobia.”  Credo che quest’ ipocrisia evidenziata da Greenwald non sia un’istanza isolata, ma il prodotto di un atteggiamento radicato nello Stato Francese moderno fin dai suoi inizi.

Gli errori insiti nel concetto di libertà di parola, si ritrovano nell’intricato labirinto delle leggi che la regolano. Dopo la rivoluzione Francese, la Francia ha abrogato tutte le leggi che consideravano la blasfemia un crimine. Tuttavia, è ancora un crimine “provocare la discriminazione, l’odio o la violenza nei confronti di un individuo o gruppi di individui a motivo della loro origine o appartenenza ad una particolare etnìa, nazione, razza o religione.” (Legge di libertà di stampa, 1881). Questo, essenzialmente, significa che fare la caricatura a Maometto o insultare il Profeta non è un crimine, mentre lo è incitare all’odio verso i musulmani come comunità nel suo insieme. Questa distinzione deriva dalle tradizioni anticlericali dei Francesi, con il conseguente profondo radicamento del principio assertivo di laicità (laïcité), per cui lo Stato rifiuta attivamente la visibilità pubblica della religione. Questo è in contrasto con il modello di ‘laicità passiva’ seguito negli Stati Uniti e in altri paesi, secondo il quale lo Stato permette la pubblica professione di qualsiasi religione, senza avallarne alcuna. In altre parole, si può essere un musulmano Francese nella misura in cui essere musulmano non sia in contrasto con il modo di essere Francese. Purtroppo, ciò che costituisce l’ essere Francese viene naturalmente imposto dalla maggioranza (non musulmana); da qui all’inevitabile conclusione che per essere Francese idealmente non si può essere musulmano.

Continua a leggere

Lombardia, arrestato Fabio Rizzi: il braccio destro di Maroni

Condividi su:

che du maroni

Nuovo terremoto per la sanità della Regione Lombardia. In manette, tra gli altri, ci finisce Fabio Rizzi, braccio destro del governatore Roberto Maroni e “padre” della Riforma della Sanità. Il blitz delle forze dell’ordine in Regione è avvenuto nel corso della commemorazione delle vittime delle forze dell’ordine: gli agenti si sono diretti nell’ufficio di Rizzi e lo hanno perquisito. Dopo la notizia dei 21 arresti, è stata subito sciolta l’assemblea ed è stata riunita la capigruppo. Anche la moglie di Rizzi è stata raggiunta da un ordine di custodia cautelare: per entrambi l’accusa è di associazione a delinquere.

Le indagini – L’inchiesta è condotta dal gip di Monza e si muove sull’ipotesi dell’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio. Al centro ci sarebbe un gruppo di imprenditori accusato di aver influenzato a proprio favore l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici banditi da varie aziende ospedaliere per la gestione esterna di servizi odontoiatrici. Per farlo, gli imprenditori avrebbero corrotto i funzionari preposti alla gestione delle gare. A far partire le indagini è stato il componente di un collegio sindacale di un’azienda ospedaliera. Nel mirino dei carabinieri sono finite per ora quattro imprenditori che riuscivano a vincere gare da appalto e ingenti commesse.

Continua a leggere

I mercenari della Blackwater si ritirano dallo Yemen

Condividi su:

Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Redazione

La Blackwater ha deciso di ritirare i suoi mercenari dalla provincia di Taiz, nel sud-ovest dello Yemen, dopo aver subito pesanti perdite. Diverse decine di mercenari, tra cui alcuni comandanti, sono rimasti uccisi durante i combattimenti con la Resistenza yemenita.

Il New York Times del 25 novembre, aveva pubblicato la notizia secondo la quale gli Emirati Arabi avrebbero ingaggiato almeno un battaglione di combattenti latino americani, per lo più colombiani, inquadrato da ufficiali di varie nazionalità, per combattere in Yemen con uno stipendio di mille dollari la settimana e la promessa della cittadinanza emiratina.

Il ricorso ai mercenari della Blackwater, la famigerata agenzia di “contractors” vicina al Pentagono che in Iraq ed Afghanistan s’è macchiata di crimini atroci, è l’ennesima dimostrazione del disastroso andamento della guerra per i sauditi e i suoi alleati. Gli Emirati, non potendo intensificare il proprio sforzo militare in Yemen, sia per le gravi perdite già subite, sia per la modestia delle proprie forze armate già anche troppo provate, adesso sono costretti a ricorrere ai mercenari di un’agenzia privata. Continua a leggere

1 135 136 137 138 139 140 141 185