Segnalazione Redazione Il Faro sul Mondo

di Salvo Ardizzone
I Balcani sono a tutt’oggi una regione depressa; i Paesi dell’area sono alla disperata ricerca d’investimenti stranieri che risollevino le economie, diano lavoro a folle di disoccupati e migliorino le infrastrutture, inesistenti o comunque disastrate. Per questo da anni tentano di entrare nella Ue (alcuni ci sono riusciti) e di allacciare rapporti con la Russia per attirare capitali, ma la crisi ne ha inaridito i flussi e sconvolto aspettative e programmi.
In questi anni l’Unione ha mostrato il suo volto di matrigna egoista, occupata com’è nelle sue beghe e dominata da logiche mercantili imposte da Berlino e dagli stati del Nord. L’esempio più lampante è la Grecia: andata in crisi per una gestione dissennata della cosa pubblica, è stata costretta ad adottare politiche suicide che hanno determinato un’autentica emergenza umanitaria, la distruzione dell’economia e l’esplosione del debito pubblico.
L’unico Paese che avrebbe i capitali per investire è la Germania, ma la sua miope concezione economica, basata essenzialmente sull’esportazione e priva di visione politica, trascura mercati che giudica insignificanti per le sue merci e vi investe solo marginalmente.
La Russia, dal canto suo, alcuni investimenti importanti li ha realizzati, soprattutto nel campo energetico, e altri aveva in programma d’intraprendere in un’area a lei tradizionalmente vicina, ma la crisi orchestrata da Washington e da Riyadh che l’attanaglia, col rublo svalutato, le rendite energetiche falcidiate dal crollo del petrolio e le sanzioni che mordono, l’hanno costretta a fermarsi.
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