Danneells l’abortista, creato “cardinale” dallo pseudosanto Wojtyla, consigliò Re Baldovino di firmare la legge soppressiva dei bambini.
Ingordigia rossa: l’Università di Genova pubblicizza i bandi delle coop agli studenti
Segnalazione Quelsi
| by Riccardo Ghezzi |
Lo scorso 19 dicembre titolavamo “La mail del rettore agli studenti: venite a incontro con i candidati alle primarie Pd“. Quel giorno Luca Sabatini, Portavoce del Rettore dell’Università di Genova, aveva inviato agli studenti una mail collettiva per invitarli ad un incontro con i candidati alle primarie del centrosinistra in vista delle elezioni regionali liguri del 2015. Non è stato, a quanto pare, un episodio isolato. La sinergia Università-sinistra, in una città rossa come Genova, appare ormai consolidata e lo strumento, a nostro avviso discutibile, delle mail collettive agli studenti sembra funzionare. Tanto da essere riproposto. Questa settimana, infatti, i malcapitati studenti genovesi si sono visti recapitare questa mail:
Bando COOPLiguria Startup per la creazione di nuove imprese cooperative con prevalenza di soci under 40
Un bancomat chiamato Lombardia
Segnalazione di Matteo Castagna
Articolo tratto dal settimanale Tempi in edicola (qui la pagina degli abbonamenti)– Domanda da terza elementare: quante sono le regioni italiane? Le regioni italiane sono 20. Bravo Pierino. E sapresti dirmi quali di queste venti regioni sono a “statuto speciale”, cioè sono regioni a cui la Costituzione italiana ha concesso, tra l’altro, il privilegio di trattenere sul proprio territorio chi il 60, chi il 70, chi il 90, chi il 100 per cento delle tasse pagate dai cittadini? Ma certo che lo so signora maestra! Le regioni a statuto speciale sono cinque: il Friuli Venezia Giulia, che trattiene il 60 per cento dei tributi; la Sardegna, che si tiene il 70; la Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige, il 90; la Sicilia, il 100 per cento. Molto bene, Pierino.
Friuli, al via il corso contro l’omofobia: Arcigay in cattedra, insegnanti sui banchi
Tra i docenti anche Davide Zotti, responsabile nazionale scuole dell’associazione e protagonista al liceo “Carducci” di Trieste della lotta contro il crocifisso in aula: “Quella è la mia sacrosanta battaglia che non è ancora finita nonostante i provvedimenti presi dall’Ufficio scolastico regionale verso i quali, con ogni probabilità, farò ricorso”
In cattedra l’Arcigay, sui banchi gli insegnanti. Parte in questi giorni il corso contro l’omofobia e il bullismo finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e sostenuto da diciannove istituti scolastici del territorio. A fornire strumenti per combattere gli atteggiamenti discriminatori e per affrontare il tema dell’educazione sessuale, la presidente Debora Serracchiani ha scelto anche quest’anno l’associazione di arcigay/arcilesbica. Un progetto da 15mila euro per coinvolgere cento classi per un totale di quattrocento ore di attività in classe oltre al lavoro con gli insegnanti che è pronto a prendere il via.
A prendere la parola sarà anche Davide Zotti, responsabile nazionale scuole dell’associazione e protagonista al liceo “Carducci” di Trieste della lotta contro il crocefisso nei mesi scorsi: “Quella è la mia sacrosanta battaglia che non è ancora finita nonostante i provvedimenti presi dall’Ufficio scolastico regionale verso i quali, con ogni probabilità, farò ricorso. Di là di quello – spiega il docente di filosofia – in questa regione resto un referente sulla questione dell’omosessualità”.
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Agli insegnanti che parteciperanno alle lezioni (oltre una ventina) sarà offerto “un approccio scientifico e pedagogico per costruire – racconta Zotti – una scuola attenta alle differenze di genere. Per fare questo ci affidiamo a professionisti e psicologi. Saranno trattati i seguenti argomenti: orientamento sessuale; identità di genere; conseguenze dell’omofobia sugli studenti; la poca autostima; inoltre si faranno attività di laboratorio con altre associazioni per produrre degli spot fatti dai ragazzi contro l’omofobia”.
La storia di questo progetto risale all’epoca del governatore di Forza Italia Renzo Tondo. Nel 2011 arrivò persino una medaglia del presidente della Repubblica. E nel 2013 il presidente della Regione Debora Serracchiani firmò un protocollo ufficiale: un accordo tra assessorato, ufficio scolastico, associazioni e la facoltà di psicologia di Trieste. Quest’anno il corso, totalmente gratuito, si rivolge anche ai docenti di ogni ordine e grado.
“Spesso – spiegano gli organizzatori – sono proprio gli insegnanti a chiederci una mano per prevenire e contrastare un fenomeno che è sempre più diffuso fin dalla scuola primaria. A loro dobbiamo dare gli strumenti necessari per affrontare la questione sul piano culturale”. Qualche voce contro questo progetto è arrivata dalla Chiesa , dalle associazioni cattoliche forse preoccupate che i genitori non fossero coinvolti in questa partita educativa ma la Regione è andata avanti. Un vanto per la Serracchiani che ha portato la sua realtà istituzionale ad essere l’unica in Italia ad aver promosso un’attività di questo genere rivolta agli studenti e ai loro docenti.
Ora l’Arcigay punta a coinvolgere il maggior numero possibile di docenti affinché vi possa essere un lavoro di team e un passaggio di consegne a chi ogni giorno vive in classe con i ragazzi. Il lavoro fatto finora sembra aver dato ottimi risultati.
Roma: Crisi, indebitamento, debito: La Soluzione
PDF “Chiesa viva” 482, maggio 2015
Da “clandestini” a “profughi”. Cambia il linguaggio, non tornano i numeri
Segnalazione Quelsi
by Pietro Torri
All’inizio erano “immigrati clandestini”. Venivano prevalentemente dall’Albania o dagli ex paesi del blocco comunista e attraversano il canale d’Otranto su gommoni e vecchi pescherecci. Ad un certo punto cominciarono a diventare troppi ed il primo governo Prodi corse ai ripari. Si fecero accordi con l’Albania per il pattugliamento sotto costa, si distrussero i gommoni nelle basi di partenza e si pattugliò il canale d’Otranto con le navi da guerra, nome dell’operazione “Bandiera bianca”, arrivando all’affondamento di una ex motovedetta usata dagli scafisti, che causò oltre un centinaio di morti, e il fenomeno degli scafisti albanesi cessò.
Reati e gestione flussi immigrati: i militari nelle nostre città non servono
Segnalazione Quelsi
Continuano a scorrere le immagini di quel mare e quelle persone che rischiano ogni giorno di essere risucchiate dalle onde e come un’inutile litania proseguono i mea culpa di quella politica che ancora non ha scelto, o forse non vuole scegliere, di gestire quella che di fatto è diventata una tragica invasione. E’ colpevole la miopia istituzionale di questo paese che non è stata in grado di fronteggiare un problema che da tempo mette a repentaglio la sicurezza delle nostre città. Con un’immigrazione che raggiunge cifre milionarie in continua e costante crescita lo Stato non riesce, o forse non vuole, inasprire fattivamente il livello di punizione e di contenimento di quei cittadini, italiani, stranieri (regolari o no poco importa) che continuano a deturpare l’incolumità delle nostre aree urbane.
Perché la Chiesa (conciliare) accetterà la “teoria del gender” | Vito Mancuso
Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
Perché la Chiesa accetterà la “teoria del gender”
Nonostante le dure parole delle gerarchie cattoliche, Papa compreso, un giorno la Chiesa arriverà ad accettare la sostanza di ciò che essa definisce “teoria del gender” e che oggi tanto combatte. Qual è l’autentica posta in gioco di tale supposta teoria? E perché la Chiesa giungerà ad accettarne la sostanza? Occorre anzitutto chiarire che la teoria del gender, nei termini in cui ne parla la Chiesa cattolica, è una costruzione polemica che nella realtà non esiste. Nell’udienza del 15 aprile papa Francesco ha dichiarato: «Io mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione». Secondo queste parole, che riprendono quanto dichiarato da altri esponenti delle gerarchie cattoliche, vi sarebbe un’ideologia detta appunto teoria del gender che «mira a cancellare la differenza sessuale». Ma esiste veramente qualcosa del genere? Chi mai intende proporre tale “rimozione della differenza”? …
Al di là di singoli episodi legati al mondo dello spettacolo dove si fa di tutto per emergere, in realtà nessuno nel mondo lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) intende abolire il dato del maschile e del femminile. Si sostiene piuttosto che un essere umano, per quanto attiene alla sua sessualità, non è definito unicamente dal corpo biologico. La sessualità infatti, oltre a essere un dato biologico, è anche un costrutto sociale, e questo costrutto sociale detto “genere” può giungere, per alcuni, a essere diverso rispetto alla nativa identità sessuale e quindi a rappresentare una specie di gabbia. La sessualità (natura) e il genere (cultura) non sono sempre necessariamente la stessa cosa: se per la gran parte degli esseri umani vale “sesso = genere”, per altri sesso e genere sono diversi, e questo perché l’essere umano è un fenomeno complesso fatto di un corpo biologico, di una psiche e di una dimensione spirituale, le cui relazioni non sono sempre lineari. Vi sono uomini che hanno un corpo maschile e una psiche maschile e sono attratti dalle donne; ve ne sono altri che hanno un corpo maschile e una psiche maschile e sono attratti dagli uomini; ve ne sono altri ancora che hanno un corpo maschile e una psiche femminile così che interiormente non si sentono uomini ma donne; e gli esempi potrebbero continuare.
Ora la questione è: come definire le persone che rientrano nelle ultime due categorie? Malati? Peccatori? Criminali? Un tempo si pensava così e si agiva di conseguenza. Oggi però la coscienza sente che era un errore tale condanna, lo stesso Papa il 28 luglio 2013 dichiarò: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».Occorre piuttosto comprendere come queste persone determinano la loro esistenza per vivere felici.In questa prospettiva nessuno vuole cancellare il maschile e il femminile, ma solo affiancare nuovi modi di essere maschi e di essere femmine ai modelli tradizionali. Si tratta di allargare le identità, prefigurando nuovi costrutti sociali più rispettosi delle diverse peculiarità, facendo sì che tutti possano giungere a quella armonia tra sesso e genere che è alla base di una vita felice.
La Chiesa oggi avversa duramente questa posizione, ma giungerà ad accettarla. Su cosa fondo la mia tesi? Nel Seicento avvenne la rivoluzione astronomica alla quale la Chiesa si oppose costringendo l’anziano Galileo ad abiurare in ginocchio la teoria copernicana: poi la Chiesa cambiò idea, adattandosi alla realtà. In seguito la rivoluzione politica portò i popoli a determinare laicamente la propria forma di governo e la Chiesa si oppose condannando in particolare lo Stato unitario italiano: poi la Chiesa cambiò idea, adattandosi alla realtà. In seguito la rivoluzione sociale inaugurò diritti umani come il suffragio universale, la parità uomo-donna, l’istruzione obbligatoria statale, la libertà religiosa, contro cui pure insorse l’opposizione ecclesiastica: che poi cambiò idea, adattandosi alla realtà. Contestualmente la rivoluzione biologica darwiniana mostrava che le specie risultano il frutto di una lunga evoluzione e non di una creazione puntuale: la Chiesa, prima acerrima nemica, poi cambiò idea, adattandosi alla realtà.
La Chiesa ha cambiato idea anche sul terreno propriamente religioso. La rivoluzione di Lutero prima era un’eresia, oggi è un’altra modalità di vivere il Vangelo. Gli ebrei sono passati da “perfidi giudei” a “fratelli maggiori”. Pio IX condannava l’idea che «gli uomini, nel culto di qualsiasi religione, possono trovare la via della salvezza eterna», oggi invece ampiamente accettata dalla Chiesa che non sostiene più la dannazione dei non cattolici. Analoghi cambiamenti riguardano l’interpretazione della Bibbia, la pena di morte e in genere l’uso della violenza, prima considerato del tutto legittimo, vedi le crociate e i roghi di uomini e di libri. La constatazione di tali mutamenti infastidisce la mentalità ecclesiastica, portata a considerare le proprie idee come dottrina “immutabile e infallibile”, ma si tratta di innegabili verità storiche. La Chiesa è quindi un’abile trasformista? No, è la logica della vita che è così e che trasforma ogni cosa. Nella vita ciò che non muta muore. Se la Chiesa dopo duemila anni è ancora qui, è perché è ampiamente mutata. Per lo più in meglio, mettendosi in condizione di essere sempre più “ospedale da campo”, come la vuole papa Francesco, cioè china sulle ferite degli esseri umani per curarne amorevolmente le ferite.
Oggi viviamo all’incrocio tra due rivoluzioni: la rivoluzione sessuale e la rivoluzione biotecnologica. La rivoluzione sessuale ha portato gli omosessuali a definirsi “gay”, cioè felici di essere così, assumendo la propria condizione non più come triste destino o malattia o colpa morale, ma come condizione naturale del loro essere al mondo. La rivoluzione biotecnologica consente ad alcuni esseri umani per i quali la sessualità è diversa dal genere di transitare in un genere più confacente alla loro vera identità sessuale dando vita al fenomeno detto transgender. Viviamo cioè l’ultima rivoluzione sociale sorta in Occidente, in prosecuzione del processo di legittimazione delle minoranze oppresse. Questa rivoluzione fa comprendere che la sessualità non è racchiusa solo dall’identità biologica, ma attiene anche alla psiche e allo spirito. Non è cioè un destino, ma una chiamata alla libertà e alla responsabilità che ogni essere umano deve forgiare da sé facendo i conti con l’irripetibile singolarità con cui è venuto al mondo (per i credenti, creato da Dio).
Un tempo, l’idea di stato laico non confessionale e di libertà di coscienza in materia religiosa appariva blasfema alla Chiesa cattolica: oggi essa comprende che la laicità dello Stato è un formidabile punto di forza della società e si dichiara a favore della libertà di coscienza in materia religiosa. Oggi alla Chiesa cattolica appare blasfema una famiglia diversa da quella tradizionale: in un tempo non lontano essa capirà che la pluralità degli amori umani è un altro punto di forza della nostra società, in quanto capace di accogliere tutti.
Vito Mancuso, la Repubblica 20 aprile 2015










