Rispolverato il femminismo per difendere l’agenda omosessista

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Segnalazione Corrispondenza Romana

CLINTON

(di Mauro Faverzani) È l’ora del femminismo. A qualsiasi latitudine. Sembrava lo si potesse finalmente archiviare, dopo i danni ideologici prodotti in pieno clima sessantottino. Invece no. E da ferro vecchio è divenuto il grimaldello di nuovo utile come passepartout, per cercare di introdurre ovunque l’ideologia gender in nome di pretesi, fittizi e surrettizi “diritti”.

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“Messe” vietate, libri bruciati. È l’epoca dell’inquisizione laica, democratica e di sinistra?

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Segnalazione Quelsi

 

libri bruciati

 

by Emanuele Ricucci

O sarà, come dicono alcuni, una Nuova Inquisizione, questa volta tutta laica, democratica e di sinistra? O sarà una banale forma di ansia-fobia-mania cultural-civile? L’equivalente politico di chi esce di casa e pensa al rubinetto del gas: una sorta di psicopatologia della vita (politica e rappresentativa) quotidiana? Nel dubbio parlano i fatti: sull’Italia da Reggio Calabria a Pescara, da Milano a Roma si abbatte la grandine di “no” a qualsiasi manifestazione giudicata non aderente ai canoni della stretta ortodossia democratica. Episodi che, alla luce di un punto di vista laico e liberale, fanno pensare. Nella città dello Stretto la Curia ha proibito una messa in suffragio di Benito Mussolini, in programma per la mattinata del 28 Aprile, poiché, come si evince da una nota ufficiale: “pur essendo lecito celebrare la Santa Messa in suffragio dei defunti, per l’occasione, è necessario che la Celebrazione venga sospesa per la strumentalizzazione della stessa per fini politici”. Reggio Calabria non val bene (neanche) una messa. Un rituale che (forse) non andrebbe negato a nessuno. La fobia-mania dell’avvento (assai improbabile, concediamocelo) di un fascismo 2.0 a quanto pare prevale.

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No al matrimonio gay : il Parlamento dell’Ulster ha votato

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BANDIERA ULSTER

L’assemblea parlamentare dell’Ulster (l’Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito) ha respinto la quarta proposta di legalizzazione del matrimonio gay.

La votazione è avvenuta a maggioranza assoluta. In tre si sono astenuti.

Callum Webster, portavoce del Christian Institute, ha dichiarato: “Questa è la quarta volta in tre anni che la lobby gay è stata sconfitta. Siamo grati a quei deputati che hanno resistito alle pressioni costanti degli omosessualisti per ridefinire il matrimonio. “

In quest’ultimo tentativo i promotori avevano tentato una modifica del testo nel senso che avrebbero garantito la libertà di parola all’interno di funzioni religiose. Ma Webster ha sottolineato che la fede di un cristiano deve potersi esprimere in ogni ambito della vita, non solo all’interno delle chiese.

I promotori della proposta vedono con favore il referendum sulla ridefinizione di matrimonio che si terrà a breve nella Repubblica d’Irlanda (l’EIRE, l’Irlanda del Sud).

I tre tentativi precedenti di introdurre il matrimonio gay sono stati nel 2012, nel 2013 e l’anno scorso.

Redazione

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Gaza: il blocco israeliano strangola l’economia palestinese

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di Manuela Comito

MOHAMMAD

Sabato 25 aprile Muhammad Hamad, vice presidente di Metal and Engineering Industries Union, ha puntato il dito contro Israele che sta impedendo l’ingresso nella Striscia di Gaza dell’85% dei materiali e delle attrezzature necessari alla ricostruzione dell’enclave costiera, quasi totalmente distrutta durante l’offensiva “Protective Edge” tra luglio e agosto 2014. Hamad ha dichiarato che l’assedio imposto dal governo di Tel Aviv agli abitanti della Striscia dal 2006 ha danneggiato il settore metallurgico e che le pesanti perdite economiche derivanti dal blocco sono ora ulteriormente aggravate dalla quasi totale distruzione dei tunnel di sopravvivenza, attraverso i quali i Palestinesi riuscivano a far passare molti tipi di ferro e far funzionare 1250 stabilimenti del settore.

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“Aiutiamoli a casa loro” è uno slogan che in Europa non vale nulla

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L’Europa ha deciso che il “blocco navale” è “illegale e realizzabile”, e ha triplicato i fondi per la missione “Triton”, aumentati a 9 milioni al mese: una cifra ridicola rispetto alle spese che l’Italia deve affrontare per la gestione dei flussi, visto che i migranti, anche quelli che vorrebbero andare nel nord Europa, vengono costretti a restare “nel primo paese che li ha identificati” alias Italia. E non è finita qui: altro che “aiutarli a casa loro”… i fondi per la cooperazione internazionale sono stati tagliati!!!

Staff nocensura.com

extra

Il tormentone è sempre lo stesso e da più parti uguale: “Aiutiamoli a casa loro”. Quando si tratta di commentare eventuali soluzioni agli incessanti flussi migratori verso l’Europa, non è infrequente ascoltare questo slogan, divenuto ormai trasversale in Parlamento. Eppure, a fronte di tanti buoni propositi, a fare la differenza sono sempre i fondi stanziati per le azioni mirate a supportare governi e popolazioni nei Paesi più svantaggiati. A differenza di quanto spesso viene dichiarato, infatti, i finanziamenti dedicati alla Cooperazione e ai progetti per “aiutarli a casa loro”, sono diminuiti. Una percentuale che non si discosta mai dallo 0 virgola e che al contrario scende. Dall’analisi degli ultimi dati pubblicati dall’Ocse risulta infatti che nel 2014 l’aiuto pubblico allo sviluppo italiano è sceso allo 0.16% del Pil dallo 0,17% del 2013. Marco Simonelli, esperto della rete internazionale Action for Global Health, nei giorni scorsi ha dichiarato che “gli aiuti del canale bilaterale hanno visto un taglio di oltre 90 milioni di euro, solo parzialmente compensato da un incremento di quasi 30 milioni di euro donati attraverso il multilaterale”. E non fanno meglio neanche governi europei come Francia, Spagna e Portogallo o – oltreoceano – gli USA. Curioso poi come la Farnesina abbia sostenuto di voler portare la percentuale di fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,30% del Pil entro il 2018. In pratica raddoppiando la cifra attuale. Per tacer dei fantomatici tesoretti che questo comparto di attività difficilmente potrà vedersi assegnati. In termini concreti e di supporto ai Paesi in via di sviluppo, meno fondi alla Cooperazione significano meno finanziamenti per arginare la cosiddetta immigrazione economica, meno incentivi per migliorare le condizioni sanitarie, alimentari e in generale di benessere delle popolazioni, maggiori difficoltà nel mettere in campo strategie condivise di coesistenza tra minoranze religiose e opposizioni politiche. E’ inevitabile, infatti, che peggiori condizioni di vita abbiano come conseguenza maggiori contrasti sociali. Da noi, però, si continua a ripetere come un carryon lo slogan “aiutiamoli a casa loro”. Stando ai numeri, bisognerebbe cambiarlo in “aiùtati, che Dio ti aiuta”. Fonte: Diritto di critica

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Senza il PD si rinasce

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Segnalazione Quelsi

pd

by Cristiano Mario Sabbatini

A questo punto della situazione non si tratta più di un problema ascrivibile a sola cecità politica, ma a vera e propria compromissione oggettiva, il fatto di non vedere come il PD e tutti i suoi associati siano il vero collo di bottiglia che impedisce a questo paese di riformarsi. Il PD ed il suo personale politico sono le sentinelle mercenarie di 800 miliardi ed oltre di spesa pubblica, intermediata in gran parte per sostenere un blocco elettorale che non smetterà di sostenerlo fino a che non verranno chiusi i rubinetti di quell’enorme flusso di denaro pubblico che dalle tasche dei contribuenti finisce con regolarità in quelle di costoro.

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“La nostra politica è destabilizzare gli Stati”

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È sempre più difficile comprendere i meccanismi della politica estera di uno Stato. Ancora più difficile, ultimamente, è comprendere la politica estera americana.

In un recente documento pubblicato da Der Spiegel, per esempio, si può leggere una dichiarazione di Obama in cui l’Isis veniva definito “una squadra di riserve di basket“. I risultati di questa visione politica sono sotto gli occhi di tutti.

Ancora più strano è stato leggere nel libro Scelte difficili di Hillary Clinton queste dichiarazioni sulla Siria: “Se gli Stati Uniti fossero riusciti ad addestrarla ed equipaggiarla, una forza di ribelli moderati affidabili ed efficaci poteva contribuire a evitare lo sfascio del Paese durante la transizione, sorvegliare gli arsenali di armi chimiche, e scongiurare pulizia etnica e vendette“. Questa affermazione, appurato che le armi chimiche c’erano, ma erano nelle mani dei ribelli, va letta alla luce di quanto scritto da un inviato del The jewish press: “I ribelli siriani che sarebbero poi entrati a far parte dello Stato islamico sono stati addestrati nel 2012 da istruttori americani che lavoravano in una base segreta in Giordania“. Ciò contrasterebbe con quanto la politica estera americana ha sempre ricercato, ovvero la “stabilità a ogni costo“.

Il 3 febbraio scorso, George Friedman – scienziato politico, fondatore dell’agenzia di intelligence Stratfor e molto apprezzato da certi ambienti repubblicani – ha presentato al Chicago Council of global affairs il suo ultimo libro, Europe – Destined for Conflict?. Nel suo discorso, Friedman ha fatto alcune considerazioni fondamentali per comprendere la politica estera americana in Ucraina. Friedman, inoltre, ha affermato che l’Europa non esiste, un po’ come Victoria Nuland diceva “l’Unione Europea si fotta“.

Il nemico principale per l’America, prosegue Friedman, è formato dall’asse Germania-Russia e per questo Obama sostiene Kiev: non può permettere che Putin aumenti la propria influenza sul Vecchio continente.

E ancora, ed è questa la frase più interessante: “L’obiettivo non è vincere il nemico, ma destabilizzarlo“. Proprio come è successo durante le primavere arabe e in Ucraina.

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Renzi, il vassallo

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RENZI LUSTRASCARPE

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ora è ufficiale: esistono due Renzi. Quello che comanda con straffottenza in Italia e quello servile e accomodante che viaggia per il mondo. D’altronde questo atteggiamento è tipico degli uomini di potere di scarsa levatura: arroganti in casa, docili con chi percepiscono più potenti di loro. E Renzi non si accontenta di comandare in Italia, ha capito che il vero potere è fuori dal Paese e farebbe di tutto per farsi accreditare in quegli ambienti, per entrare nel cerchio magico di chi conta davvero; alla stregua di Draghi o del Monti ante 2011, per intenderci.

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Io, cresciuta con un padre transessuale, vi chiedo di non approvare le “nozze gay”

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uoma donno

L’ho provato sulla mia pelle: un uomo, anche se si sente donna, non può fare da modello femminile a una bambina

di Benedetta Frigerio

Denise Shick è cresciuta negli Stati Uniti con un padre “transgender” e il 24 marzo ha raccontato alla Corte Suprema americana «l’ossessione di mio padre transessuale» e la «sua infelicità anche quando ha ottenuto ciò che pensava di desiderare». Shick è stata chiamata a raccontare la sua storia ai giudici federali e si è opposta alla legalizzazione dei matrimoni tra persone omosessuali. MIO PADRE NON ERA FELICE Shick ha ricordato quando all’età di 9 anni si sentì dire da suo padre che voleva diventare una donna e di quanto «i desideri sessuali di mio padre e i suoi comportamenti fossero più che disorientanti».

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Lavoratori italiani sfruttati per 1,50€ all’ora: ma non rifiutavamo 1.300 euro?!?

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sfruttati

Proprio a pochi giorni dall’articolo secondo il quale “8 italiani su 10 avrebbero rifiutato un impiego da 1,300 euro al mese” il programma televisivo Le Iene ha documentato la realtà dei lavoratori che lavorano come braccianti agricoli per una paga di 1,50€ all’ora. La cosa che colpisce (ma di certo, ormai non sorprende) sta nel fatto che se fino ad un paio di anni fa questi lavoratori erano generalmente extracomunitari – per lo più africani, ricordiamo il “caso Rosarno”, che suscitò tanto clamore, ma finì immediatamente nel dimenticatoio – ora persino gli italiani accettano queste condizioni di super-sfruttamento! “tengo famiglia, devo dare da mangiare ai miei figli, lavoro non ce n’è, che devo fare?” – afferma con rassegnazione uno di questi lavoratori.

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