Il sistema insindacabile di oppressione in Europa

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BANDIERA EUROPA

Una voce da Bruxelles, riportata da Dedefensa: “Fino a qualche anno fa, la consegna fra i funzionari dirigenziali era di essere più discreti possibile, specie nel caso delle auto di servizio ( …). Da qualche mese è un diluvio nell’altro senso: enormi 4×4, SUV, eccetera – si direbbe che i nostri famosi fabbricanti tedeschi non cessino di fabbricarne di sempre più grossi, più massicci, più blindati, specialmente concepiti per i funzionari – Juncker è un campione in questo campo – che sembrano sempre più delle fortezze semoventi, blindati di inaudita potenza e lusso, intoccabili, coi vetri oscurati, che si muovono in lunghi convogli come dei cingolati russi che invadessero l’Ucraina…”.

Insomma han buttato la maschera e adottato lo stile di ostentazione che è parte dello stile di vita degli oligarchi criminali dell’Est europeo. Istruttivo il particolare dei vetri oscurati, un tempo tipico della Nomenklatura sovietica. Il privilegio di un potere che non deve rispondere di sè.

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Alba Dorata: ecco perché non ci siamo seduti con Tsipras

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Il leader del partito: “Nessuna esclusione, siamo stati noi a non voler parlare con il premier”

A Bruxelles la diplomazia europea oggi è di nuovo al lavoro per cercare di trovare una soluzione alla crisi del debito greco. Con l’Eurogruppo e l’Eurosummit di oggi infatti, ripartono i negoziati per trovare un’alternativa condivisa al piano Juncker e scongiurare la Grexit di Atene. Così, per presentare le nuove proposte del governo greco ai vertici dell’Unione Europea, Tsipras è volato a Bruxelles, forte del voto dei greci, del nuovo ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos, e del mandato di tutti i partiti che siedono nel Parlamento ellenico. O meglio, di tutti tranne uno.

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Il debito greco e la farsa di Tsipras

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In merito al dibattito in corso sulla possibile rinegoziazione del debito della Grecia urge sgomberare il campo da alcuni luoghi comuni che si stanno consolidando nell’immaginario collettivo, offuscando gravemente la capacità di giudizio dell’opinione pubblica e sospingendola a sua insaputa su posizioni autolesionistiche.

Innanzitutto non è affatto vero che i creditori si stiano accanendo ostinatamente e spietatamente sulla Grecia. Al contrario il debito greco è già stato ristrutturato nel 2012 per un valore superiore al 50% del PIL, come se all’Italia in proporzione venissero cancellati oggi debiti per più di € 800 Md. (!); per cui è evidente l’infondatezza delle accuse di avidità e di egoismo mosse alle istituzioni europee. Ancora più assurdo è parlare di difesa ad oltranza degli interessi degli istituti finanziari-le famigerate “banche francesi e tedesche”- a spese del popolo ellenico, viste le pesanti perdite da questi subite con la ristrutturazione a beneficio proprio del governo di Atene, che alcuni vorrebbero invece vittima dell’operazione. Se un soggetto A presta un’ingente somma a B e B non glie ne restituisce una parte consistente, è evidente che è B ad aver espropriato A e non certo il contrario.

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Grecia, Varoufakis si dimette. Il popolo è contro la Troika, Tsipras finge e va a trattare

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Yanis Varoufakis

Il ministro del Tesoro greco: “Lascio per aiutare Tsipras nelle trattative dopo il referendum. Io sgradito ai vertici Ue”

Nonostante abbia trionfato l’o”oxi”,il “no”, il ministro del Tesoro greco, Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni. Lo si apprende dal profilo Twitter di Varoufakis, dove pochi minuti fa il ministro ha scritto: “Minister No More!”. Il ministro aveva annunciato di voler rinunciare al suo incarico in caso di vittoria dei sì. Adesso a quanto pare il repsonsabile del dicastero dell’Economia di Atene avrebbe duqnue deciso di fare un passo indietro per spianare la strada a Tsipras durante i prossimi negoziati. “Me ne vado – ha detto – per aiutare Tsipras nella trattativa”, ha affermato il ministro. E ancora: “Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell’Eurogruppo e di ’partner’ assortiti per una mia ’assenza dai loro vertici’, un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un’intesa per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze. Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare”.

Una scelta quella di Varoufakis che di fatto sancisce la fine della sua breve esperienza di governo. È stato da sempre, sin dal primo giorno di negoziati, una spina nel fianco per le trattive. Mal digerito dall’Europa e soprattutto da Berlino, Varoufakis più di una volta non è apparso in sintonia col premier. Probabilmente per il governo greco la sua permanenza nell’esecutivo poterebbe creare qualche problema nei rapporti con gli altri leader europei con cui Tsipras dovrà fare i conti dopo il risultato del referendum. Quel “no” di certo avrà conseguenze pesanti nei neigoziati. Senza Varoufakis, Tsipras prova a adre un’immagine più moderata all’esecutivo che dopo gli slogan e la festa di piazza dovrà sedersi al tavolo delle trattative per salvare, davvero, la Grecia. Al posto di Varoufakis arriva Euclid Tsakalotos, il capo negoziatore della Grecia nei colloqui con i creditori internazionali.

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Nuovo pugno in faccia all’UE: 260’000 austriaci votano petizione per l’uscita dall’unione

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BANDIERA AUSTRIA

Secondo le informazioni riportate dal media russo Russia Today, una petizione in Austria che chiede l’uscita del paese dall’Unione Europea, è stata sottoscritta da 260’000 persone, costringendo così il parlamento del paese alpino ad aprire il dibattito su questo tema.

In Austria, il numero di firme necessario per avviare la discussione su di un referendum è di 100’000 e la velocità con cui sono state raccolte queste firme, dimostra come il tema sia particolarmente sentito.

Inge Rauscher, l’iniziativista, si è detta particolarmente soddisfatta dell’obbiettivo raggiunto e spiega che la crisi greca e il periodo di congiuntura negativa, stanno alla base della volontà del popolo austriaco di tornare a gestire gli affari del paese senza subire influenze da Bruxelles.

Uno dei pilastri di questa campagna è stato il paragone con la Svizzera, che essendo fuori dall’UE, riesce ad avere un economia migliore e delle condizioni di vita migliori di quella del suo vicino.

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Referendum greco, vince il “no”: incerto il futuro del Paese, dell’euro e dell’Unione europea

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TSIPRAS VS MERKEL

La rivolta degli schiavi. Al referendum greco trionfa il “no”: il popolo, umiliato per anni dall’Europa, boccia la proposta dei creditori dell’Unione Europea. Alexis Tsipras vince la sua personalissima sfida, anche se da oggi il futuro del Paese pare più precario che mai, a partire dalla permanenza nella moneta unica. Dopo le indiscrezioni del Financial Times e gli exit poll delle tv di Stato, il risultato, da subito, si è mostrato chiarissimo: le cifre sono quelle del ministero dell’Interno, e tratteggiano la vittoria del “no” con oltre il 61% dei voti, mentre il “sì” è inchiodato al 39 per cento. Nella sede di Syriza, partito del premier ellenico, è subito iniziata la festa (mentre Tsipras sarebbe pronto a partire alla volta di Bruxelles). Non altissima l’affluenza alla consultazione, al 65%, percentuale pari a quella delle elezioni dello scorso febbraio. Ora, come ha detto Mario Draghi qualche giorno fa, si entra in un territorio inesplorato. Con assoluta probabilità, prima del definitivo default e dell’addio alla moneta unica (che la Grecia, ha fatto sapere il portavoce del governo, vorrebbe evitare), si tenterà un’ultima trattativa, al quale la Grecia arriverà rafforzata dal voto del popolo. Tsipras ha subito confermato di voler trovare un nuovo accordo, chiedendo contestualmente alla Bce nuova liquidità. Di sicuro, per ora, c’è che Angela Merkel ha perso la sua sfida: aveva scommesso tutto sul “sì”, ma la scommessa è stata persa. La paura, ad Atene, è che la “vittoria” al referendum, però, sia destinata a restare soltanto una vittoria simbolica.

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“Renzi, è un prodotto abbastanza classico della decadenza europea”

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LE PEN

Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

Il vecchio leone della destra francese, Jean-Marie Le Pen, torna a ruggire. E lo fa intervenendo nel dibattito sulla Grecia e la crisi dell’Europa. Messo in pratica da parte dalla figlia Marine, impegnata a “ristrutturare” il Front National, il Grande Vecchio ha parlato di “inizio della fine”.

“Tsipras – ha sottolineato il deputato europeo nell’intervista rilasciata a Il Tempo – è un elemento che marca la fine di un’illusione costosa”.

L’analisi di Le Pen si è poi concentrata sull’immigrazione, in particolare sulle responsabilità dei governi europei nei confronti dei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo: “Sono evidenti e sono totali. La politica condotta dagli americani e dai loro alleati tedeschi e britannici denota responsabilità totali. Anche la Francia è stata una degli esecutori ufficiali contribuendo alla destabilizzazione del Nord Africa”. Sulla Libia, divenuta ormai terreno di conquista del Califfato, per Le Pen “l’attacco a Gheddafi è stata una follia. Questi Paesi che cerchiamo di convincere alla democrazia si oppongono a tutto questo”.

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Nato mai così vicina alla guerra con la ‎Russia nella storia

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NATO VS RUSSIA

Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

La storia ci insegna che chiunque abbia fatto il passo più lungo della gamba ha poi fatto una brutta fine. Evidentemente gli atlantisti e i mondialisti non hanno imparato nulla dalla storia. Lo storico americano Stephen ‎Cohen – come riportato dall’agenzia russa Sputnik e diffuso tramite Facebook dall’Associazione Lombardia-Russia – ha evidenziato come gli Stati Uniti per la prima volta nella storia abbiano dispiegato le sue armi pesanti e truppe così vicino alla linea di difesa della Russia. “L’ultima decisione degli Stati Uniti e della Nato sul dislocamento delle armi pesanti vicino al confine con la Russia può essere classificata come una mossa radicale e sconsiderata che fomenta l’escalation sotto pretesti completamente falsi”, ritiene lo storico americano e professore di Princeton Stephen Cohen. “Quello che sta accadendo ora è quello che volevano alla Nato da 15 anni. ‎Carter mantiene letteralmente l’equilibrio sull’orlo della guerra con la Russia” – spiega lo storico. Cohen ricorda che questa è la prima volta che gli Usa hanno dispiegato le sue armi pesanti e truppe così vicino alla linea di difesa russa.

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L’ultima follia: ora non siete più normali, siete “cisgender”

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Roma, 1 lug – L’ultima follia in tema di genere e identità sessuale arriva dall’Inghilterra, dove il Dizionario Inglese di Oxford, storica pubblicazione della Oxford University Press, ha lanciato una nuova, inutile categoria sessuologica, quella dei “cisgender”. Ovvero coloro che si sentono a proprio agio con il sesso e il genere che gli sono stati attribuiti alla nascita.

Cioè, in sostanza, le persone normali. Solo che così non si può dire per questioni di correttezza politica, e allora arrivano i “cisgender” da contrapporre ai “transgender”, come se fossero due opzioni equivalenti, come se la normalità andasse sociologizzata e trasformata in una nicchia tra le altre.

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“Dracma, Patria e accordi con Putin. Così batteremo gli usurai”

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ALBA DORO

«La gestione della crisi da parte di Tsipras? Tragica». Se di tragedia in Grecia, per vocazione, se ne intendono, a parlare è chi ha comunque sostenuto in Parlamento la richiesta di referendum da parte del premier. Questo «uno» non è uno qualsiasi: dato che lo ha fatto da «destra» che più destra non si può. È Ilias Panagiotaros, deputato di Alba dorata al parlamento. A 42 anni, è già tra i «vecchi» del partito nazionalista che in queste ore è sulla bocca di tutti perché ha votato la richiesta di Tsipras pur contrastando l’agenda del premier. Al Tempo spiega il perché.

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