CONTRO LA FAMIGLIA

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di Valerie Riches 1

Presentazione

Questo scritto, redatto nel 1986, descrive le dinamiche del cambiamento di costume e di comportamenti in campo sessuale iniziato nei cruciali anni Sessanta. Gli obiettivi perseguiti dalla lobby britannica descritta nelle righe sottostanti sembrano identici a quelli della Scuola di Francoforte e di quelle forze che in quegli anni si sono battute a tutti i livelli per una maggiore libertà degli individui e delle «minoranze sessuali». Le rivendicazioni sono più o meno sempre le stesse: pace e amore, droga libera, libertà di aborto, di divorzio, di contraccezione, di sterilizzazione, di incesto, di omosessualità, ecc… Nonostante la marcata tendenza politica decisamente sinistrorsa di buona parte degli organismi sotto elencati, al vertice della piramide (o se preferite da dietro le quinte), per quanto possa sembrare paradossale, spunta un organismo appartenente al mondo esclusivo dell’Alta Finanza, lo stesso che, guarda caso, ha finanziato il famoso Rapporto Kinsey (che ha innescato la Rivoluzione Sessuale») e gli studi sulla musica atonale condotti da Adorno, Horkheimer & Compagnia a Princeton: la Fondazione Rockefeller. Chi conosce il nostro sito non si stupirà di questa apparente contraddizione. I grandi magnati dell’oro e del petrolio si sono sempre serviti (anche se con discrezione) delle cosiddette «forze sovversive» per realizzare il loro grande disegno: edificare una nuova umanità (il Nuovo Ordine Mondiale) totalmente sottomessa alle loro direttive. Ma per portare a termine questa titanica impresa – la Grande Opera – bisogna prima rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il compimento. La prima a cadere dev’essere necessariamente la famiglia, il baluardo della moralità, una specie di cancro che si frappone tra il flusso delle nuove idee e la gioventù. Bisogna interrompere questo pernicioso legame ed estirpare questo residuato dei tempi bui liberalizzando e facilitando il divorzio.

Occorre anche contrapporre dialetticamente la donna all’uomo tramite il femminismo. E infine è necessario incitare alla rivolta i figli contro i genitori e contro ogni autorità per mezzo della contestazione giovanile. Ma i giovani potrebbero opporsi ad un simile cambiamento; bisogna dunque manipolarli fin dalla tenera infanzia, svuotarli e corromperli mediante la libera circolazione di ogni tipo di droga, di mode immorali, servendosi magari di una musica violenta e regressiva, e soprattutto solleticando i loro appetiti sessuali con la promessa di piaceri proibiti da godere in piena libertà, senza regole o limitazioni. Questo compito delicato – un vero e proprio lavaggio del cervello – è stato delegato ai media, anch’essi di proprietà di multinazionali che fanno capo ai medesimi personaggi. Una volta sradicate dalle loro origini e dalla cultura dei loro avi, e ridotte in forma di schiavi, le generazioni giovanili non potranno né sapranno opporsi all’avvento di un Governo Mondiale. Questo è il piano. Molte delle tappe descritte sono già state raggiunte. Ma per comprendere appieno la natura di un odio così viscerale verso la vita e il genere umano bisogna necessariamente risalire alle sue radici teologiche. Non si tratta solo di bramosia di potere o di appagare l’ego sottomettendo il prossimo, ma di un autentico delirio di onnipotenza che trova le sue radici nel culto del Serpente praticato un tempo dall’antico gnosticismo (che già riteneva la procreazione come qualcosa di perverso) e oggi nelle cerchie illuminatiche.Il nucleo di tale culto risiede nella convinzione da parte di una sparuta élite di poter accedere tramite la Conoscenza dei Misteri alla propria divinità, ossia di poter diventare degli dèi, secondo la promessa fatta dal Serpente alla nostra progenitrice Eva nell’Eden: «Eritis sicut dii» (Gn 3, 4-5). Da qui la profonda avversione verso l’unico vero Creatore e verso l’ordine che Egli ha posto nel creato (e in primis verso la famiglia monogamica fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna). Ecco dunque la sfida che soprattutto i giovani – le vittime designate – devono saper raccogliere: nello smarrimento e nel caos che ci circonda urge essere testimoni dell’unica verità, nonostante ciò possa sembrare un’impresa immane. Anche se ricorre all’alta magia, all’iniziazione o accede a chissà quali misteri dell’Universo, l’uomo non potrà mai diventare una divinità. Egli si deve arrendere alla realtà ammettendo di essere una piccola creatura mortale la cui grandezza risiede unicamente nell’essere stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Ad Adamo ed Eva caduti nella colpa, Dio ha promesso che un giorno una Donna e la sua Prole avrebbero schiacciato la testa del Serpente. «Ipsa conteret caput tuum» (Gn 3, 15). E venuta la pienezza dei tempi, una Vergine ha dato miracolosamente alla luce il Logos, il Verbo Incarnato, Nostro Signore Gesù Cristo, vincitore del peccato, della morte e del diavolo. Coraggio, dunque, non siamo soli in questa battaglia contro le porte dell’inferno!

Introduzione

 Come genitore mi sono associata a The Responsible Society and Youth Concern all’inizio degli anni ’70 perché colpita dal suo approccio ai problemi generati dai guasti della permissività. Era necessario analizzare le influenze sociali che facevano salire le crescenti cifre di divorzi, di ragazze-madri, di fanciulli a carico degli istituti, di illegittimità, di aborti, di persone infette da malattie veneree e molte altre manifestazioni fisiche ed emozionali della sofferenza umana. Sembrava più ragionevole affrontare questi problemi sociali con lo scopo di curare la malattia sottostante piuttosto che trattarne i sintomi. Perché, ad esempio, malgrado tutta l’educazione sessuale e la disponibilità di contraccettivi, c’era un aumento di gravidanze extramatrimoniali e di aborti? Più abbiamo cercato e più siamo rimasti sorpresi di quello che abbiamo trovato. In particolare, sono rimasta sbalordita della misura in cui io stessa ero stata indottrinata. La Society di cui faccio parte non è affiliata politicamente e religiosamente, e non ha posizioni sul controllo demografico in sé stesso. Essa è interessata a ciò che succede a causa dell’influenza del controllo demografico e, in particolare, alla natura di ciò che viene descritto come «educazione demografica» che, per semplicità, in questo scritto sarà chiamata «educazione sessuale». The Responsible Society and Youth Concern sostiene una pianificazione familiare responsabile nel suo sano concetto di distanziare e regolare nel tempo l’arrivo dei figli nel matrimonio come una decisione personale di comportarsi secondo la propria formazione culturale e credenza religiosa. Nello stesso spirito, la Society ritiene che i genitori, oppure le persone amate e rispettate, sono tradizionalmente e fondamentalmente la gente adatta ad impartire ai propri figli l’informazione sulla sessualità. Se l’educazione sessuale viene data nelle scuole, la Society richiede che sia trattata con sensibilità da gente integra con la piena collaborazione dei genitori, e con lo scopo di preparare i giovani al matrimonio e al ruolo di genitori.

La Society considera essenziale che i ragazzi siano protetti dall’esposizione a tipi di educazione sessuale che sono amorali nel contenuto e intesi ad indottrinare. Non è mia intenzione in questo scritto insinuare che tutte le persone impegnate nelle menzionate organizzazioni siano coinvolte con propositi malvagi. Molte persone sincere di buona volontà che sono coinvolte possono non rendersi conto di ciò che stanno sostenendo. Esse – e per la verità molti di noi – vivono secondo una «saggezza» convenzionale data da un numero relativamente piccolo di uomini e donne la cui reale forza di guida è una miscela di ideologia, potere ed economia. L’assalto alla famiglia non è semplicemente un fenomeno nazionale; esso sta andando avanti ovunque nel mondo. Fintanto che noi non afferriamo il fatto che i problemi che affronta l’Inghilterra – o saranno presto – i problemi della famiglia a scala mondiale, noi non comprenderemo ciò che stiamo trattando e neppure la dimensione e gli argomenti in palio, e neppure come trovare delle soluzioni. Lo scopo di questo opuscolo è di smascherare alcune delle forze intellettuali conduttrici dello sforzo concentrato di alterare il futuro destino della famiglia attraverso l’educazione sessuale dei bambini.

La lobby britannica 2

Verso la fine degli anni ’60 e all’inizio dei ’70, ci sono state intense campagne parlamentari attuate su promozione di certe organizzazioni nel settore del controllo delle nascite (cioè contraccezione, aborto, sterilizzazione e vasectomia). Da un’analisi delle loro relazioni annuali appare evidente che un numero relativamente piccolo di persone era interessato ad un livello sorprendente nel ruolo di gruppi di persone. Questa rete non era solo legata da persone, ma da finanziamenti, ideologie e talvolta indirizzi; essa era pure sostenuta da interessi coperti e finanziata in alcuni casi da elargizioni di enti governativi. Il cuore della rete era la Family Planning Association («Associazione per la Pianificazione Familiare»; FPA) con il suo entourage di organizzazioni. Ciò che noi abbiamo incontrato era una potente struttura (la «rete») con un’influenza enorme. Una più approfondita indagine rivelò che la rete si estendeva ben oltre, ossia nell’eugenetica, nel controllo demografico, nel controllo delle nascite, nella riforma delle leggi sessuali e familiari e nell’educazione sessuale e sanitaria. I suoi tentacoli raggiungevano case editrici, istituzioni sanitarie, educative e di ricerca, organizzazioni femminili e di consulenza matrimoniale, e a farla breve ovunque si sarebbe potuto esercitare influenza. Si rivelò che essa aveva il controllo dei mass media e sui funzionari di carriera in importanti dipartimenti governativi. Durante le nostre indagini, un oratore al Sex Education Symposium di Liverpool sottolineò le tattiche di educazione sessuale dicendo: «Se non mettiamo le mani sull’educazione sessuale, i bambini seguiranno semplicemente i costumi dei loro genitori» 3.

Si rivelò così subito il fatto che l’educazione doveva essere il veicolo di passaggio di forme spurie di umanesimo laico emanate dalla «rete». Tuttavia, in quel tempo, non furono pienamente compresi il potere della «rete» e tutte le implicazioni della sua attività. Si pensò che la situazione fosse limitata all’Inghilterra. Non si afferrarono, di conseguenza, le implicazioni internazionali. Subito dopo, fu pubblicato un piccolo libro con il titolo curioso: The Men Behind Hitler, di Bernhard Schreiber 4. La sua tesi era che il movimento eugenetico, che aveva guadagnato popolarità all’inizio del secolo, si era mascherato in seguito all’Olocausto nella Germania nazista, ma era ancora attivo e funzionante attraverso organizzazioni che promuovevano l’aborto, l’eutanasia, la sterilizzazione, la salute mentale, ecc… L’Autore sollecitava il lettore a guardare al proprio Paese e a quelli vicini, perché certamente avrebbe trovato che i membri e i comitati di queste organizzazioni erano correlati tra loro in modo notevole. Altri libri e carte di fonti indipendenti confermarono questa situazione. Dall’Africa venne All Kinds of Family Planning 5; dalla Colombia The Structure of Genocide 6, e dalla Francia Un complôt contre la vie 7. L’ultimo, un libro accuratamente documentato, discusse la geopolitica dell’aborto e del controllo demografico come mezzi per la gestione di un potere planetario da parte di un gruppetto dei «più ricchi dei ricchi» che si sentivano minacciati dal crescente potere delle nazioni povere a causa della loro crescita numerica e del loro lento, ma costante progresso economico. Un libro importante e diligente fu pure pubblicato in America per documentare le attività del Sex Information and Education Council of the United States («Consiglio statunitense per l’informazione sul sesso e sull’educazione»; SIECUS) 8. Esso era intitolato The SIECUS Circles. A Humanist Revolution, un piano calcolato di controllo demografico per mezzo dell’educazione sessuale nelle scuole. Il suo primo Direttore Generale è stata la Dr.ssa Mary Steichen Calderone (1904-1998), che era anch’essa strettamente legata al Planned Parenthood («Paternità pianificata»), l’equivalente dell’inglese Family Planning Association. Secondo il Sex Information and Education Council of the United States, la Calderone condivideva i sentimenti e le teorie descritte dall’umanista Rudolph Dreikurs (1897-1972) come segue:

 Fondere e rovesciare i sessi e i ruoli sessuali;

 Liberare i bambini dalle loro famiglie;

 Abolire la famiglia così come noi la conosciamo 9.

Anche se gli autori dei libri summenzionati hanno iniziato le loro investigazioni da angoli diversi, la conclusione quasi universale è che c’è un attacco internazionale accuratamente pianificato alla natura della famiglia e al valore della vita umana.

 L’ideologia di Chisolm

Non c’è miglior esempio dell’ideologia sottostante al movimento di controllo demografico e dell’educazione sessuale che cerca di propagare, di quello contenuto nel libro Can People Learn to Learn? («Può la gente imparare ad imparare»?), del Dr. George Brock Chisholm (1896-1971) 10, umanista e primo direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e successivamente presidente della Federazione Mondiale per la Salute Mentale. Chisholm aveva legami stretti con il movimento del controllo demografico e con i suoi satelliti in America 11.

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I Sindaci francesi: basta preghiere e segni della croce nello sport

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Che certi segni della croce sui campi di gioco suonino più come un gesto scaramantico che come un autentico atto di fede, è vero. Meglio comunque così che l’opposto… Da qui, in ogni caso, al vietarli espressamente, con prepotenza e per norma, in virtù di un atto impositivo arbitrario, ce ne passa. Farlo rappresenta senza dubbio un gesto estremamente sgradevole ed inquietante: è accaduto in Francia, dove l’Associazione dei Sindaci ha diffuso una nota contenente numerose raccomandazioni per “aiutare” gli eletti a far applicare i principi laicisti nella vita di tutti i giorni. Tali indicazioni riguardano soprattutto le scuole (materne comprese) e le competizioni sportive.

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Il Texas sfida la Corte suprema: si possono negare le nozze gay

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Nello Stato conservatore i funzionari comunali potranno continuare a rifiutarsi di celebrare e trascrivere nozze tra persone dello stesso sesso

Il Texas sfida apertamente la Corte Suprema degli Stati Uniti. Nello Stato conservatore i funzionari comunali potranno continuare a rifiutarsi di celebrare e trascrivere nozze tra persone dello stesso sesso nonostante la sentenza dei nove giudici di Washington che venerdì scorso hanno annullato a livello federale ogni distinzione tra matrimoni etero e gay.

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Perché l’ideologia del gender è così invadente?

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Vi siete mai chiesti come mai tutti i grandi media ed i principali partiti in Occidente si sono schierati con l’ideologia del gender, i matrimoni e le adozioni gay e la cosiddetta educazione sessuale nelle scuole?

Ebbene dietro a queste idee vi sono due potenti forze:

-Una ideologia che si rifà alla scuola di Francoforte quindi a Marcuse, Adorno, al pansessualismo Freudiano ed alla rivoluzione sessuale di Reich. Ideologia che vuole capovolgere tutti i parametri antropologici sui quali si è basata la società umana dal suo inizio;

– i grandi interessi finanziari. Vediamo di questi i due principali business dietro all’ideologia del genere e i due che sono dietro all’educazione sessuale (che altro non è che sessualizzazione precoce dei nostri bambini).

Ideologia del Gender e omogenitorialità:

a. Cicli di fecondazione artificiale. Secondo Research and Markets, istituto leader di ricerche, il business mondiale della fecondazione artificiale si attesta attorno ai 9,3 Miliardi nel 2012 e, di qui al 2020, favorendo sempre più l’accesso a tali tecniche, potrebbe diventare di circa 21,6 miliardi;

b. Operazioni di cambiamento di sesso. Secondo varie fonti si tratterebbe di una persona su 30.000 per i maschi ed una persona su 100.000 per le femmine che cambiano sesso ogni anno. Ciò porterebbe a circa 100.000 persone che sembra una valutazione esagerata. Secondo la Reuters almeno 25.000 persone cambiano sesso ogni anno ed il numero è in crescita. Vediamo i costi dell’operazione: arrivano a 30.000 USD. Se consideriamo una media di 20.000 EURO, arriviamo così a 500 milioni di EURO senza contare i costi dei trattamenti ormonali prima e dei farmaci prima e dopo l’operazione.

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Ma in Italia la maggioranza è contraria alle unioni gay

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Soltanto il 47% degli intervistati guarda con favore ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. I più aperti per il sì? Due under 35 su tre. Pd e M5S divisi, moderati convinti sul no

La questione delle unioni e dei matrimoni tra omosessuali continua a dividere gli italiani. Si è assistito di recente alla mobilitazione di numerosi cittadini schierati dall’una e dall’altra parte. Pochi giorni fa a Roma si è svolto il Family day nel quale sono emerse molte posizioni avverse a concedere il matrimonio tra gay. E in questi giorni si svolge a Milano la Pride week , con manifestazioni cui parteciperà anche il sindaco. L’opinione pubblica mostra un forte spostamento di posizioni al riguardo con il passare degli anni. Sino a poco tempo fa, la grande maggioranza era nettamente contraria alle unioni gay e lo era in misura ancora maggiore se si parlava di matrimoni. Ad esempio, nel febbraio 2009 un sondaggio Ispo aveva rilevato una percentuale del 25% di favorevoli ai matrimoni tra gay e i restanti intervistati contrari o (in minima parte) indecisi. Oggi una ricerca Eumetra mostra come la quota di chi accetta il matrimonio tra omosessuali sia quasi raddoppiata rispetto ad allora, salendo al 47%, vale a dire, sostanzialmente (considerando il margine di approssimazione insito in tutti i sondaggi di opinione) pari alla metà degli italiani sopra i 18 anni. D’altra parte un altrettanto recente sondaggio Demos (condotto per Repubblica ) stima la percentuale di favorevoli al 53%, un valore non tanto dissimile.

Dunque, riguardo a questa questione, gli italiani si dividono di fatto a metà. Le due parti, di opposta convinzione, appaiono però significativamente molto diverse tra loro, sia dal punto di vista demografico, sia da quello dell’orientamento politico.

Uno dei criteri di differenziazione più rilevanti è costituito dall’età. Tra i più giovani, fino ai 35 anni, il consenso per il matrimonio gay giunge a sfiorare i due terzi dei rispondenti (64%). Un valore che si accresce tra chi è studente, ove il favore giunge al 78%. Tra chi ha tra i 35 e i 45 anni i rispondenti si dividono a metà. Il quadro si inverte completamente dopo i 45 anni, sino al segmento di popolazione che ha più di 65 anni, ove tre intervistati su quattro si dichiarano contrari al matrimonio gay. È un dato che si conferma anche considerando il titolo di studio. Tra chi detiene un’istruzione di livello minore (tra costoro sono più frequenti gli anziani), l’avversità ai matrimoni gay è più accentuata.

A questa netta frattura generazionale si affianca quella di ordine politico. Come era facilmente prevedibile, chi si colloca a sinistra o nel centrosinistra è nettamente più favorevole di chi si definisce invece di destra o centrodestra o di chi non assume una posizione al riguardo. Le ostilità maggiori si manifestano tra gli elettori di Forza Italia, nel Ncd e, in misura ancora maggiore, tra i votanti per la Lega (73% di contrari). Ma anche la maggioranza di chi è indeciso o orientato all’astensione appare avversa ai matrimoni gay. Tra i votanti per il Pd e, ancor più, per Sel o per il Movimento 5 Stelle, viceversa, la gran parte è favorevole (anche se, comunque, il 45% degli elettori Pd e il 35% di quelli del Movimento 5 Stelle sono contrari). È interessante notare che, anche all’interno dell’elettorato dei diversi partiti, i giovani appaiono comunque sempre più favorevoli ai matrimoni tra gay. L’età si conferma come la variabile determinante nell’orientare le opinioni a riguardo.

Naturalmente, tutto il dibattito riguarda i matrimoni (e anche le unioni) tra gay e non l’atteggiamento verso gli omosessuali in quanto tali. Ad esempio, quasi l’80% della popolazione dichiara che non avrebbe nessun problema se il proprio figlio o la propria figlia avesse un amico gay. Ma il 37% afferma che avrebbe «molti problemi» se invece di una amicizia si trattasse di un fidanzamento. E il 18% dichiara che avrebbe comunque «qualche problema». Anche se per quasi quattro italiani su dieci (il 38%) una relazione sentimentale del figlio o della figlia con un omosessuale non creerebbe «nessun problema».

Insomma, la questione continua ad essere controversa. Anche se, come si è detto, l’atteggiamento generale della popolazione è andato fortemente mutando nel tempo (e cambia significativamente in relazione all’età), affrontare in qualche modo questa netta frattura di opinione tra i cittadini appare nel nostro Paese piuttosto complesso. Con una metà di italiani schierata da una parte e l’altra metà sul verso opposto, la problematica susciterà senza dubbio scontri e contrapposizioni molto accesi.

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Cultura gay e capitalismo, una grande storia d’amore

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Cultura gay e capitalismo vanno a braccetto. Ne abbiamo già parlato diverse volte (ad esempio qui, qui, qui e qui).

Rilanciamo questo intervento di Agapo.net sempre sullo stesso tema. Si fa riferimento a quanto accaduto il 20 giugno a Milano, in concomitanza con la grande manifestazione di piazza San Giovanni a Roma. E se ne traggono amare constatazioni, che però vengono sapientemente taciute dai mass media…

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Il matrimonio gay è legale in tutti gli USA

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Lo ha deciso la Corte Suprema con una sentenza storica: i divieti sono incostituzionali, ora il diritto a sposarsi è esteso a tutti e ovunque nel paese

Supreme Court Gay Marriage

(AP Photo/Jose Luis Magana)

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso incostituzionali le leggi statali che vietano il matrimonio gay, rendendolo di fatto legale in tutto il paese. La decisione è stata presa con cinque giudici favorevoli e quattro contrari: è stato stabilito che in base al Quattordicesimo emendamento della Costituzione americana – quello sull’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge – gli stati devono permettere a tutti i cittadini di sposarsi con chi vogliono e riconoscere i matrimoni gay celebrati fuori dai loro confini, mentre i divieti dei matrimoni gay sono incostituzionali. Alcuni stati che fino a poco fa proibivano il matrimonio omosessuale hanno iniziato ad avviare le pratiche per celebrarne i primi.

È una sentenza storica: nonostante già 37 stati americani avessero legalizzato il matrimonio gay negli ultimi anni, e grazie a un’altra famosa sentenza della Corte Suprema il matrimonio gay sia già riconosciuto dal governo federale, ora è possibile celebrare i matrimoni gay e vederne riconosciuti i diritti anche a livello statale, in tutti gli Stati Uniti. Prima di questa sentenza il matrimonio gay era esplicitamente vietato in 13 dei 50 stati americani.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commentato la sentenza spiegando che si tratta di «una vittoria per l’America». Obama ha aggiunto che «quando tutti gli americani sono trattati in maniera uguale, siamo tutti più liberi».

Secondo un sondaggio di Gallup, dal 1996 al 2014 i cittadini americani favorevoli alla legalizzazione dei matrimoni gay sono passati dal 27 al 55 per cento. L’amministrazione di Barack Obama è favorevole all’equiparazione fra matrimonio omosessuale ed eterosessuale già dal 2011.

Come ci siamo arrivati
Il “Defense of Marriage Act”, una legge approvata nel 1996 ma già allora apparsa di dubbia costituzionalità, conteneva una definizione di matrimonio limitata a quello eterosessuale: riguardo il matrimonio gay, inoltre, sospendeva il tradizionale vincolo di reciprocità fra i vari stati. Prima del giugno 2013, infatti, a una coppia omosessuale che si era sposata in Massachusetts (dove il matrimonio gay è legale dal 2004) non potevano essere riconosciuti i molti benefit fiscali e pensionistici federali – qui la lista di tutti i 1049 benefit – nel caso si fosse trasferita in uno stato in cui il matrimonio gay era illegale. La Corte Suprema è intervenuta a favore del riconoscimento federale dei matrimoni gay nel 2013: ma fino a oggi alcuni stati potevano rifiutarsi di celebrare i matrimoni gay e anche di riconoscere un matrimonio gay celebrato in un altro stato, e di conseguenza negare vari diritti e servizi.

In seguito alla sentenza del giugno 2013 moltissime corti federali minori avevano legalizzato il matrimonio gay in diversi stati, argomentando che la ratio della sentenza legittimava l’introduzione del matrimonio gay anche a livello statale. Un anno dopo, nell’ottobre del 2014, la Corte Suprema aveva rifiutato di esaminare gli appelli avanzati contro i matrimoni gay da parte di cinque stati in cui le proprie corti federali minori li avevano legalizzati, esprimendosi di fatto per una loro legittimazione anche a livello statale.

Il 6 novembre del 2014, però, la Corte d’Appello federale del sesto circuito, che ha giurisdizione in Kentucky, Michigan, Tennessee e Ohio, decise di confermare il diritto di vietare il matrimonio gay nei quattro stati, al contrario di quanto deciso da alcune corti minori in ciascuno stato. Si era creata quindi una discrepanza fra quanto deciso da tutte le altre corti federali, cosa che poteva essere risolta solo da un intervento della Corte Suprema.

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Nozze gay, il grande business

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 businness

Altro che «love is love», come dice Barack Obama. La decisione della Suprema Corte americana, che come sappiamo ha bocciato il clintoniano Doma – acronimo che sta per Defense of Marriage Act [1] –, a pensarci bene fa venire in mente uno slogan ben diverso: «Money is money». Senza voler minimamente discutere i sentimenti delle persone omosessuali – alle quali va, anzi, assicurato il massimo rispetto -, sarebbe infatti ingenuo sottrarsi aprioristicamente al dubbio che, se certamente non a determinarla, quanto meno a concorrere alla storica (e risicatissima: 5 voti contro 4) svolta dei giudici possa esservi stata anche una dimensione, per così dire, più concreta e meno ideale.

Del resto, non diciamo nulla di nuovo dato che da tempo l’omosessualità è ritenuta un «middle-class phenomenon» [2] in grado di mobilitare ingenti risorse anche economiche [3], e che proprio alla Suprema Corte, quest’anno, è giunto un documento a suffragio dell’incostituzionalità del citato Doma sottoscritto – combinazione – da ben 278 grandi aziende fra le quali, per brevità, ricordiamo soltanto le più note: Amazon, Apple, Facebook, Twitter, Moody’s Morgan Stanley, Goldman Sachs e Starbucks [4]. Ora, che si tratti di 278 realtà – incluse potenti banche – mosse tutte e solo da interessi filantropici? Non si direbbe dato che è stato proprio Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs, a chiarire che «è una questione di diritti civili, ma anche di business» [5].

A conferma della fondatezza di questa dichiarazione si può ricordare l’elenco dei potenti sostenitori – fra imprenditori, manager e banchieri – delle nozze gay coi rispettivi quantitativi versati o raccolti in questi anni per la causa: Cliff Asness (1,5 milioni di dollari), Jeff Bezos (2,5 milioni di dollari), Bill e Melinda Gates (500 mila dollari), Daniel Loeb (1,5 milioni di dollari), Jon Stryker (1,85 milioni di dollari), solo per citarne alcuni [6]. La domanda a questo punto potrebbe essere: come mai tanti pezzi da novanta si prodigano per le nozze gay? Cosa c’è davvero sotto? Di che «business» si tratta? E, soprattutto, di quali dimensioni?

Ora, in ovvia mancanza di dati che possano fornirci un quadro più preciso, per ora non possiamo che ragionare in termini di stime. Ebbene, se circa dieci anni fa il CBO – acronimo che sta per Congressional Budget Office – al pari di altre valutazioni [7], stimava l’indotto delle nozze gay, una volta che queste saranno effettive in tutti e 50 Stati Usa, di un miliardo di dollari l’anno [8], secondo un più recente contributo di Forbes del 2009, l’indotto complessivo sarebbe decisamente più sostanzioso: circa 9,5 miliardi di dollari [9]. Una somma che, benché alta, non pare esagerata – solo a New York, dopo un anno, le nozze gay hanno generato guadagni per 259 milioni di dollari [10] – e che spiega fin troppo bene l’interesse di Moody’s, Morgan Stanley e Goldman Sachs per l’abolizione del Doma.

Ma al di là del dato economico, qui richiamato solo in sintesi rispetto alla sua ben più articolata realtà, non possiamo che concludere riflettendo su un aspetto curioso, vale a dire la convergenza di interessi, quando si parla dei diritti delle “nuove famiglie”, fra i colossi della finanza e dell’industria e le forze politiche socialiste, fieramente di sinistra o cosiddette antisistema, due mondi divisi su molto eccetto che sull’anticattolicesimo, l’«ultimo pregiudizio accettabile» [11]. Forse che la lotta contro la famiglia cosiddetta tradizionale e, di conseguenza, contro il diritto naturale, la ragione e la Chiesa sia il vero obbiettivo di certe battaglie? E’ un sospetto forse indimostrabile certo, ma che viene. E proprio non se ne va.

Note: [1] Cfr. Defense of Marriage Act, «Public Law» 104-199, 1996; [2] Cfr. Niada M. A Londra il business gay vale 100 miliardi di euro, «Il Sole 24 Ore», n. 160, 13/6/2006, p. 8; [3] Cfr. Zald M. – McCarthy J. (1977) Resource Mobilization and Social Movements: A Partial Theory. «American Journal of Sociology»; 82(6): 1212-1241; [4] Cfr. AA.VV. Brief of 278 employers and organizations representing employers as amici curiae in support of respondent edith schlain windsor (merits brief). 27/2/2013; «The Supreme Court of the United States» – No. 12-307:1-95; [5] Blankfein L. cit. in Ford Z. Goldman Sachs CEO: Marriage Equality Is Good For Business. «thinkprogress.org», 11/3/2013; [6] Cfr. Biles A. The Top 23 Gay Marriage Supporters in Business Today. «bezinga.com», 26/3/2013; [7] Cfr. Guaracino J. Gay and Lesbian Tourism. The Essential Guide for Marketing. Elsevier Ltd., Jordan Hill, Oxford 2007, p. 43; [8] Cfr. Holtz-Eakin D. (2004) The Potential Budgetary Impact of Recognizing Same-Sex Marriages. «The Congressional Budget Office»; 1-10: 1; [9] Cfr. Marcus M.The $9.5 Billion Gay Marriage Windfall. «Forbes.com», 16/6/2009; [10] Cfr. Goldman H. Gay Marriage Produced $259 Million for New York City Economy. «bloomberg.com», 24/7/2012; [11] Jenkins P. The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003.

 

 

 

Fonte: http://giulianoguzzo.com/2013/06/28/nozze-gay-il-grande-business/

 

La Russia e il Nuovo Ordine Mondiale

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Segnalazione di Federico Prati

giugno 23, 2015

G7

Andrej Fursov Russie Sujet Geopolitique 22 Giugno 2015

Nel giugno 2015 il sito di Svobodnaja Pressa ha pubblicato un articolo riportato sui siti del Club d’Izborsk e dell‘autore, con il titolo “Il G7 può abbandonare i piani”, contenente un’intervista allo storico e politologo Andrej Fursov. Partendo dall’ultimo vertice del G7 e da premesse storiche, Fursov traccia le prospettive dell’attuazione del nuovo ordine mondiale, come possono ragionevolmente essere viste oggi.L’ultimo vertice del G7 in Baviera ha dimostrato l’ampliarsi del divario tra Russia e occidente. Mentre alcuni si agitano, altri vi vedono delle opportunità.

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