PressTV-Putin’s trust rating hits record high

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Risultati immagini per Putin presidente amatoA poll shows trust for Russian President Vladimir Putin among his countrymen has reached a new record high amid his handling of the ongoing economic crisis and the conflict in neighboring Ukraine.

The survey conducted by Public Opinion Foundation and released on Friday revealed that Putin’s trust rating stands at 85 percent, up from 75 percent a year earlier.

The poll also showed that 84 percent approved of Putin’s work as the country’s leader and only seven percent were discontent.

In addition, the results showed that 74 percent of Russians would vote for Putin if presidential elections were held next weekend, compared to 45 percent in February 2014.

The head of the Russian Institute of Socio-Economic and Political Research, Dmitry Badovskiy, commented on the figures, linking the new surge in Putin’s ratings to his strong stance on the Ukrainian crisis as well as his ability to deal with the country’s ongoing financial problems.

The Russian economy is currently grappling with different problems. Russia has been hit over the past year with a series of sanctions imposed by the United States and the European Union, which accuse Moscow of supporting pro-Russia forces in eastern Ukraine. Russia categorically denies the allegation. Continua a leggere

La legge del Vaticano: “Via chi non ha il permesso”

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Anche nello Stato governato da Bergoglio vige una legge che permette di respingere chi è senza permesso

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Ira dello Zimbabwe «E chi è il leone Cecil? Se moriamo noi nessuno ne parla»

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leonePersino lo Zimbabwe si scandalizza di fronte a certi occidentali, per i quali è più importante un animale di un essere umano (animalisti, ecologisti e compagnia…). Qui oramai sono rimasti pochi a scandalizzarsi per le centinaia di migliaia di aborti volontari, ma tanti sono coloro che “lottano” in difesa di cani e gatti… 

«E chi è il leone Cecil?». Zimbabwe scandalizzato per le reazioni occidentali: «Se moriamo noi, nessuno si lamenta»

di Leone Grotti

Il paese africano è dominato dalla infinita dittatura di Robert Mugabe e solo il 20 per cento della popolazione ha un lavoro. La popolazione gradirebbe dall’Occidente ben altre attenzioni

«E chi è il leone Cecil?». La risposta che il ministro dell’Informazione dello Zimbabwe, Prisca Mupfumira, ha dato ai giornalisti occidentali che gli chiedevano un commento sull’uccisione del famoso felino del parco nazionale Hwange, dice molto della frenesia eccessiva che ha travolto i media occidentali.

DIFFERENZE. Mentre davanti allo studio dentistico di proprietà del cacciatore del Minnesota Walter Palmer, ora accusato di bracconaggio per aver ucciso Cecil in modo illegale, si riunivano centinaia di persone per protestare e augurargli di «marcire all’inferno» ed «essere impiccato», le ultime notizie sul caso venivano appena accennate nelle pagine interne dei giornali locali.

«TUTTO PER UN LEONE?». Nel paese dove l’80 per cento della popolazione non ha un lavoro, la morte di un felino, per quanto meraviglioso, non sembra un grande problema. «State dicendo che tutto questo casino riguarda un leone morto? I leoni in questo paese vengono uccisi tutti i giorni», spiega a Reuters Tryphina Kaseke, che vende abiti usati nella capitale Harare. «Che cos’ha di speciale questo [esemplare]?». Continua a leggere

Profughi gratis all’Università solo per il merito di essere profughi: e gli italiani?!

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Segnalazione Quelsi

by Helmut Leftbuster

immigrati-4E pensare che il tormentone dei sessantottini era proprio questo: rendere l’accesso all’istruzione universitaria paritario per ogni classe sociale, al fine di mettere in condizione di studiare tanto il figlio dell’operaio quanto quello del notaio. Poi il “6 politico” avrà esiti caprini, come l’attuale classe dirigente dimostra, ma quella è un’altra storia; tuttavia il presupposto etico che desse pari opportunità a tutti gli italiani era giusto, poiché garantito dagli articoli 33 e 34 della Costituzione (il riconoscimento del diritto allo studio anche a coloro che sono privi di mezzi, purché capaci e meritevoli mediante borse di studio, assegni ed altre provvidenze da attribuirsi per concorso”).

Ma quali sarebbero i meriti dell’esser “profugo” se non qualcosa di perversamente simmetrico al demerito non esserlo?

Ebbene, il concetto di “pari opportunità”, che giustamente impone a due nuotatori di partire dallo stesso trampolino, non può coincidere con l’ingiustizia di mettere le cavigliere ad uno dei due per farlo rallentare: perché è esattamente questo ciò che si è deciso di fare sulla pelle degli studenti italiani i quali, pur vessati dalla situazione economica che noi tutti respiriamo e che conta quotidiani suicidi, saranno in questo modo discriminati sulla base di una presunta abbienza, teorica ed intangibile, a tutto vantaggio di studenti “profughi” la cui indigenza è, a sua volta, pura coreografia ideologica.

Ora, tale rilievo sfata anzitutto il falso mito dello straniero che viene in Italia a fare lavori pesanti, visto che lo si vuole a tutti i costi distrarre da essi per farlo studiare a spese della collettività. Di seguito, avalla la logica di un’ipotesi progettuale secondo la quale si sta facendo di tutto per svantaggiare gli italiani nell’accesso ai loro stessi diritti e nella gestione dirigenziale del loro stesso paese.
Tale sensazione, rimasta latente per via dell’inusitatezza logica di un simile disegno politico, è oramai suffragata da tante di quelle evidenze che risulta difficile dubitarne.
La precedenza nell’assegnazione delle case popolari, gli sgravi fiscali evidenziati dalla proliferazione degli esercizi commerciali gestiti da stranieri a fronte della chiusura di quelli nostrani; il mantenimento dei clandestini in costosi resorts mentre i nostri connazionali vengono lasciati a dormire nelle auto; l’apertura dei concorsi pubblici nella pubblica amministrazione persino ai rifugiati, ed ora anche un accesso allo studio privilegiato.

Quanto alla manfrina delle facilitazioni estese alle ragazze incinte e alle neomamme che integrerebbero il provvedimento, è solo un diversivo mediatico per depistarne il focus operativo e renderlo meno indigesto; tantopiù che anche il parametro della maternità pende tutto a favore degli immigrati, essendo noto quanto più prolifici e meno scrupolosi nel programmare i figli essi siano rispetto a noi italiani.

Che il disegno sia oramai adamantino nella sua follia nichilista è fuor di dubbio; ma la maldestria dei sinistri politici che lo portano avanti dovrebbe facilitarci l’individuazione dell’area a cui questi appartengono per contrastarne elettoralmente il peso.
Quindi non stiamoci a pensare tanto.

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L’omosessualismo e i “diritti umani” di Obama: due pesi e due misure

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Uhuru_Kenyatta_Obamas_omosessualismo

Che il Presidente Obama sia un paladino della cultura della morte e dell’omosessualismo si sa.

Che gli USA siano protagonisti del colonialismo ideologico che concede aiuti ai Paesi in difficoltà in cambio di legislazioni e politiche abortiste, antinataliste e omosessualiste è detto e risaputo (da chi lo vuol sentire e sapere).

Oppure non possiamo non notare una certa schizofrenia, contraddittorietà, un certo doppiopesismo: perché il Presidente Obama e gli Stati Uniti d’America non invitano al perseguimento di certe politiche omosessualiste Governi come quello dell’ Iran o di un alleato storico come l’Arabia Saudita? I diritti umani delle donne e dei Cristiani – in quei paesi – non sono diritti umani?

Viceversa è molto bravo, Obama, a far certe richieste ai Governi dei Paesi dell’Africa più o meno nera, ma che comunque hanno bisogno degli aiuti dell’Occidente.

Qualcuno, però, ha dimostrato dignità e spina dorsale, nel recente summit africano, davanti al Presidente degli USA: “Questione che neanche si pone”, ha risposto il capo del Governo del Kenya, Kenyatta, alle pretese omosessualiste del suo omologo americano.

Ecco come ha scritto sull’Occidentale, l’altro giorno, Assuntina Morresi.

“…Un vero schiaffo in faccia al presidente americano, che ha chiesto diritti per i gay in Kenya, dove, come purtroppo avviene in molti paesi del mondo, i rapporti omosessuali sono puniti con la galera.  Non ci ha fatto una gran figura, Obama.

 

… Ma, come abbiamo detto, Obama non intende davvero aprire un confronto sui “diritti umani”. Se davvero volesse combattere contro le discriminazioni nei confronti dei gay, dovrebbe inserire questo tema nella sua agenda politica sempre, con tutti i governi stranieri, e non solo con quelli che lo accolgono con parate trionfali.

E dovrebbe parlare contro tutte le discriminazioni e le oppressioni, per la libertà degli omosessuali, ma anche delle donne, e in primo luogo delle minoranze religiose. Si sa che ormai nel mondo la persecuzione contro i cristiani è diventata massiccia e terribile: le statistiche dicono che muore un cristiano ogni 4 o 5 minuti.

Ma in questo campo Obama non è credibile, perché le sue esternazioni sono rare e poco convinte: contro il rapimento di duecento ragazze da parte dei fondamentalisti islamici di Boko Haram, per esempio, la Casa bianca se l’è cavata con un tweet, che non era nemmeno del presidente ma di sua moglie…”

Redazione

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Per Amnesty International la prostituzione è un diritto umano

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luglio 30, 2015 Leone Grotti

Settimana prossima, la potente Ong approverà una proposta secondo la quale chi vieta la prostituzione «viola i diritti umani di chi vende prestazione sessuali»

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La settimana prossima si terrà il consueto biennale International Council Meeting di Amnesty International, durante il quale la famosissima Ong farà approvare ai suoi membri una proposta rivoluzionaria: riconoscere la prostituzione come diritto umano. Potrà sembrare incredibile, ma è proprio così.

CONDIZIONE DEGRADANTE. Siamo sempre stati abituati a pensare che la prostituzione fosse una condizione degradante per la donna, che nella quasi totalità dei casi è costretta a finire sulla strada. Anche nei bordelli olandesi e tedeschi, dove la pratica è legalizzata, il 75 per cento delle donne è vittima della tratta di esseri umani. Non proprio una bella cosa, senza considerare poi che una volta legalizzata la prostituzione, è molto difficile distinguere tra le vittime della tratta e chi si dedica all’attività “volontariamente”.

SEX WORK. Ma dalla proposta di Amnesty International si scopre che non è così. Il termine “prostituzione”, intanto, deve essere sostituito con il più soft “sex work”, lavoro sessuale. Vietare o addirittura criminalizzare il “sex work” «viola i diritti umani di chi vende prestazioni sessuali» e aumenta di conseguenza «l’oppressione, la discriminazione, la marginalizzazione e la violenza» nei loro confronti.

«NO ALLO SFRUTTAMENTO». Ovviamente la ricchissima Ong continua a opporsi «al lavoro forzato e al traffico di esseri umani (incluso quello per motivi di sfruttamento sessuale)», nonché allo «sfruttamento sessuale dei minori», ma che cosa ha a che fare tutto questo con la prostituzione, o meglio con il «lavoro sessuale»? Niente, sempre secondo Amnesty International.

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Gay Pride: accoltellate 6 persone, arrestato un ebreo ortodosso che aveva colpito nel 2005

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Due sono gravi, il presunto aggressore era appena uscito di prigione

di Redazione Online

Sei partecipanti al Gay Pride di Gerusalemme sono stati accoltellati durante la manifestazione. Due delle vittime, un uomo e una donna, sono in gravi condizioni. «L’uomo con il coltello è spuntato dal nulla saltando il cordone di polizia. C’era tanto sangue ed è stato così veloce che non siamo riusciti neanche a vedere l’aggressore», ha raccontato un testimone. Il suono delle sirene e delle ambulanze ha subito fermato la musica e in pochi minuti il clima di festa si è trasformato in rabbia: «Gli omosessuali non possono vivere in sicurezza in questa città», hanno urlato indignati i partecipanti alla marcia a cui stavano partecipando circa duemila persone

Arrestato un ebreo ortodosso: aveva già colpito nel 2005

Un ebreo ultraortodosso è stato arrestato dalla polizia in relazione all’aggressione, avvenuta lungo la Keren Hayesod Street: come confermato dalla polizia israeliana, si tratta di Yishai Schlissel, lo stesso uomo che dieci anni fa assalì la medesima manifestazione a Gerusalemme ferendo tre persone. Era stato rilasciato tre settimane fa dopo aver scontato dieci anni di carcere, sui 12 a cui era stato condannato. I portavoce della polizia hanno spiegato che le forze per proteggere il corteo erano state dispiegate in modo massiccio. Shlisel è riuscito comunque a nascondersi in un supermercato sul lato della strada, si è intrufolato nel caos e ha estratto l’arma da sotto il pastrano nero. È stato fermato dagli agenti e dai manifestanti.

La lettera

Da giorni sul web circolava una lettera, scritta a mano, con la sua firma. Ancora non è chiaro se sia autentica. Il testo comunque appare molto esplicito: «Di nuovo quegli scellerati vogliono organizzare una marcia nella città del Re di tutti i Re. Vogliono profanare il suo Tempio. Vergogna. È dovere di ogni ebreo impedire tale sacrilegio, anche a costo di percosse o di arresti».

Netanyahu: «Evento molto grave»

L’attacco «è un evento molto grave. I responsabili saranno puniti con rigore», ha dichiarato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. «Le libere scelte di ciascun individuo sono uno dei valori base in Israele. Dobbiamo far sì che tutti in Israele possano vivere in piena sicurezza, quali che siano le loro scelte».

 

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Vivono da 5 anni in una capanna a Udine dopo aver perso il lavoro

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CARROZZIERE

La storia di Loris e Giorgio, un carrozziere e un cameriere che si aiutano a vicenda. Vivono in una struttura in mezzo ai campi ai Rizzi. Ieri l’incontro con l’assessore

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UDINE. Stoviglie rabberciate spuntate fra i rifiuti, vecchi mobili recuperati dalla discarica e fogli di cellophane infilati fra gli interstizi delle assi di legno per fermare le raffiche di vento e la pioggia. Il mondo di Loris e di Giorgio è tutto lì. In una capanna, ammobiliata con pezzi di scarto, in mezzo ai campi di mais, che si affaccia sullo stadio Friuli ai Rizzi.

Va così da cinque anni, cioè da quando quella capanna che si regge in piedi a malapena è diventata l’alternativa alla panchina del parco o alla strada. Un posto dove nemmeno ai gatti è possibile vivere, tant’è che quelli che ci vivevano sono stati prelevati dal personale dell’Azienda sanitaria, perché si trovavano in un ambiente insalubre e non avrebbero potuto vivere in quelle condizioni igieniche.

Loris e Giorgio, però sì assieme ai topi. E così ieri si sono presentati in Comune davanti all’assessore ai diritti e all’inclusione sociale Antonella Nonino, per avere una casa degna di questo nome e un lavoro. «Uno qualunque» hanno scandito all’unisono con il tono di chi non pone alcuna condizione.

Perché oltre alle storie dei profughi, anime in fuga dalla disperazione che arrivano da lontano, di persone allo stremo ce ne sono tante, anche fra gli udinesi.

Come Giorgio Gabai, 48 anni. «Facevo il carrozziere a Tavagnacco – racconta – poi il titolare della ditta in cui lavoravo è morto e ho perso il lavoro. Da allora sono passati cinque anni e le cose sono precipitate – sono rimasto indietro con le mensilità dell’affitto e ho subito le sfratto, poi ho trovato un lavoretto per le Poste, trasportavo materiale con il loro furgone per 350 euro al mese. Sono finito per strada, e siccome non avevo un posto in cui trascorrere la notte, ho cominciato a dormire nel furgone».

In quel periodo Giorgio ha conosciuto Loris Bez, 45 anni udinese con una lunga esperienza come cameriere. «Ho lavorato all’Executive, poi ho perso il lavoro e anche la casa, così mi sono ritrovato a dormire sulle panchine al parco del Cormor – ripercorre Loris –. Ci sono rimasto per un anno e mezzo, quando faceva tanto freddo mi avvolgevo nei teli di nylon e cercavo di tirare avanti».

È così che Loris e Giorgio sono diventati amici e hanno cercato di sorreggersi a vicenda, dormendo in quel furgone per un anno. Fino a quando sono stati scoperti e, assieme al furgone, è sparita anche l’unica fonte di sostentamento di Giorgio: il lavoro alle poste.

Senza casa, lavoro e reddito, si sono ritrovati di nuovo per strada. Finchè è spuntata quella catapecchia, sorretta da assi di legno sghembe in mezzo ai campi. Niente acqua. Niente elettricità. Niente di niente.

Ma finalmente avevano un tetto. La proprietaria, un’anziana udinese, ha capito la situazione e ha chiuso un occhio.

«Ci siamo arrangiati ad arredarlo con quello che trovavamo in discarica – raccontano – la gente butta via di tutto, anche roba seminuova, basta arrangiarsi un po’ e si sistema». Così sono spuntate sedie, tavoli, scaffali, anfore e pitali.

A loro si sono aggregati due gattini, che per qualche tempo hanno vissuto nella capanna. «Un giorno, mentre non c’eravamo, ce li hanno portati via perché la sistemazione non aveva i requisiti igienici necessari per gli animali domestici» commenta amaro Giorgio.

Loro due però sono rimasti e quel posto è diventato una casa. Certo, gli inverni sono rigidi nella capanna, specie se per lavarsi bisogna usare l’acqua di un catino e per scaldarsi bisogna bruciare bancali. Racimolare qualcosa per mangiare poi è ancora più difficile. Va avanti ormai da un quinquennio, ma non può continuare per sempre.

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Schio, così il Comune ha mandato i profughi in villeggiatura

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Il Comune di Schio accetta l’arrivo di oltre 40 profughi. Metà di questi però sono scappati e non si sa più nulla di loro

Sono quasi 1000 i profughi che arriveranno nel Vicentino. Basta confrontarsi con la gente comune di quelle terre per percepire il timore che si prova nei confronti di quella che rischia di essere una vera e propria invasione.

Già a luglio 2014, Il Giornale di Vicenza lanciava l’allarme: i profughi raddoppieranno. Una profezia azzeccata solo a metà perché i numeri parlano chiaro e mostrano come i profughi che stanno arrivando in queste terre siano in realtà molti di più.

Il sindaco di Schio, Valter Orsi, ha dato per esempio la disponibilità ad accogliere 40 profughi che sono stati ospitati all’interno dell’ex colonia alpina “Città di Schio” di Valli del Pasubio. Da qui, una ventina di immigrati, come riporta Il Gazzettino, “si sono dileguati a piedi verso Valli o Rovereto, senza lasciare traccia“. Di loro non si è più riusciti a sapere nulla. Dove siano finiti nessuno lo sa. L’ex colonia si trova in una zona privilegiata, nei pressi del Pian delle Fugasse, nel Comune di Valli del Pasubio. Qui, spesso, le colonie di bambini vengono a fare picnic. Le mamme di questi bambini sono parecchie preoccupate e non hanno mancato di segnalare le loro perplessità alle autorità.

 

Ciò che le amministrazioni del Vicentino non riescono a comprendere, al di là delle buone intenzioni, è che i cittadini non sono più in grado di sostenere questa situazione. C’è chi teme per la propria salute e chi è preoccupato delle fughe dei disperati. Alex Cioni, portavoce di “Prima gli italiani” è pronto a dare battaglia con manifestazioni pubbliche a favore di quei cittadini di Schio che non riescono più a sopportare questa situazione.

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Il “cattolico” Sergio Mattarella circondato da massoni e mafiosi

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-di Davide Consonni-

Radio Spada, suo malgrado, s’è a più riprese occupata di rendicontare i costanti rapporti che Napolitano Presidente intrattenne con i settari del Grande Oriente d’Italia, altresì s’è occupata nel narrare gli immondi e fraterni rapporti documentati intercorsi tra le massonerie italiche e l’ndrangheta calabrese. Ora, invece, ci tocca in un certo senso mischiare questi due argomenti, non per diletto nostro, ma per restituire i fatti come ci si presentano: 25 anni fa, un Mattarella democristiano circondato da massoni, mafiosi e rabbini.

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Il nome di Mattarella emerse, assieme a quello di altri esponenti politici quando la polizia perquisì la sede di un circolo privato trapanese: Lo Scontrino. Quel giorno dell’aprile 1986 venne fuori che il circolo “ospitava” sei logge: Iside, Iside 2, Osiride, Ciullo d’Alcamo, Hiram e Cafiero. Ma non solo, i poliziotti trovarono anche numerose agende e rubriche con i numeri di telefono e di esponenti politici (Francesco Canino, Dc, Carlo Vizzini Psdi, e l’ex sindaco di Trapani Erasmo Garucciotra) cui appunto il nome dell’attuale Capo dello Stato. Se però si cerca una spiegazione della presenza dell’allora Onorevole Mattarella questo è quanto risulta dai verbali della Criminalpol dell’interrogatorio di Paolo Scontrino nell’ottobre 1986 risulta che alle conferenze organizzate dal centro culturale trapanese partecipassero diverse personalità pubbliche, non solo della politica:

conferenze alle quali mi risulta abbiano partecipato l’on. Sergio Mattarella, l’on. Vincenzino Culicchia (oggi Pdr), l’on. Francesco Canino (morto nel 2014)” ma anche “il rabbino Toaf” e ancora “lama tibetani, tale padre Antonj di religione Indù, Dacia Maraini… e altri’’.

 

 

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