Profezie per i nostri tempi: NOSTRA SIGNORA DEL BUON SUCCESSO

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Riceviamo e pubblichiamo da una nostra lettrice, aggiungendo che la chiarezza doveva essere fatta non solo dai politici e dagli organizzatori ma anche dalle sedicenti gerarchie vaticane, Bergoglio “IL SILENTE”, in primis… di Maria Teresa Carta

Carissimi,

nonostante la massiccia partecipazione al Family Day, contro le unioni omosessuali,  gli uteri in affitto e quant’altro, le cose non cambieranno. I parlamentari hanno detto chiaramente che, nonostante la piazza, andranno avanti con il decreto Cirinnà.

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McCain senza vergogna. “Gli Usa decideranno se e quando l’UE potrà abolire le sanzioni contro la Russia”

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Il senatore repubblicano John McCain ha detto in un’intervista all’agenzia Sputnik che saranno gli Stati Uniti a decidere quando l’Unione europea potrà abolire le sanzioni economiche contro la Russia, anche se questa misura è costata milioni di perdite ai 28 paesi membri dell’Ue..

“Ovviamente c’è molto dibattito tra gli europei per abolire le sanzioni. Molti paesi (della UE) stanno cercando una via d’uscita”, ha detto McCain. “Da mesi, in molti paesi, soprattutto in Germania, c’è un’enorme pressione per il sollevamento delle sanzioni”, ha aggiunto.

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Onu imbarazzante: “Non condannate gli stupratori di Colonia, hanno sofferto troppo”

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I migranti in generale non vanno stigmatizzati sulla base delle aggressioni e delle molestie che hanno commesso a Capodanno contro centinaia e centinaia di donne a Colonia: lo ha detto l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Raad al Hussein. Bisogna indagare sui sospetti, ha sottolineato Hussein, ma “ciò che non vogliamo vedere è la stigmatizzazione di un intero popolo a causa di quelle azioni”. “E’ totalmente inaccettabile che i politici possano essere così grossolanamente irresponsabili da puntare il dito contro le mancanze di uno Stato e accollarle sulle spalle di chi ha sofferto abbastanza”, ha aggiunto. Poverini. A centinaia hanno stuprato e molestato, ma non dobbiamo stigmatizzarli, hanno sofferto. E che queste parole arrivino dal principino giordano, dove i massacri di palestinesi fatti dal re ancora echeggiano nel deserto, fa ridere. Il principino, quale erede della dinastia hashemita, si crede erede di Maometto in linea diretta. L’ONU è composta da una cricca di mantenuti. Da un gruppo di elitisti globali senza patria che vuole imporre ai popoli una politica distorta e perversa.

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F 35 non è un caccia. E’ il Tramonto dell’Occidente

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La notizia l’ha data Bloomberg: la valutazione operativa dello F-35, l’aereo avanzatissimo ed invisibile (stealth) delle mille meraviglie, è stata rimandata un’altra volta. Dal 2017 (data fissata già dopo una precedente proroga: doveva essere il 2016) è stata posticipata all’agosto 2018. Per “valutazione operativa” s’intende la messa alla prova delle capacità di combattimento dell’aereo in situazioni di battaglia aerea. Una precedente occasione, nell’estate del 2015, ha visto un F-35 prenderle da un invecchiato F-16, uno degli aerei che avrebbe dovuto rimpiazzare. Nonostante ciò a maggio scorso, il Corpo dei Marines ha dichiarato l’operabilità degli esemplari ad esso destinati (a decollo verticale o catapultato); ha persino dato una dimostrazione alla stampa al largo della Virginia:   avendo cura che i caccia-miracolo non portassero armi o missili sotto la pancia, e che il ponte su cui hanno dovuto atterrare fosse accuratamente liberato da ogni altro apparecchio. L’Air Force però non ha concesso la sospirata operatività; dovrà appunto pronunciarsi nell’agosto del 2018. Ciò vuol dire che l’aereo, concepito nel 2001, ha tradito ancora una volta le mirabolanti promesse del costruttore, Lockheed Martin: invisibilità ai radar ottenuta col profilo e i più sofisticati materiali compositi, capacità insuperabili di confondere i radar nemici, agilità mai vista ottenuta con la fusione più assoluta del pilota umano con la macchina, sicché quasi si guida col pensiero. Salvo che l’elmetto che rende possibile tutto ciò, un oggetto artigianale costruito apposta per ogni pilota al costo di almeno 400 mila dollari l’uno, e che lo rende capace di una visione a 360 gradi, “ha difficoltà a distinguere i nemici dagli amici”, come ha scritto NewsWeek.

Elmetto, 400 mila dollari. Non funziona.
Elmetto: 400 mila dollari, non funziona

I piloti hanno lamentato la scarsa visibilità, problemi al radar e al software (niente di strano dato che lo F-35 è un megacomputer volante, con 8 milioni di linee di programma, e dunque una decine di migliaia di bug da correggere), ma anche difetti meccanici: vulnerabilità dei serbatoi e dei comandi idraulici a raffiche di mitragliatrice nemiche, fino al seggiolino eiettabile che non si eietta. Un incendio del motore (l’unico) Pratt & Withney nel 2014, ha consigliato il Pentagono di rimandare ancora un po’ in attesa di miglioramenti. Il costo sta salendo vicino ai 400 milioni per esemplare, a quanto sembra.

http://www.bloomberg.com/politics/articles/2016-01-29/pentagon-risks-building-500-f-35s-before-completing-combat-tests

USA ne fabbrica 500 prima di sapere se vanno

Produzione a catena
Produzione a catena

Ma questo non è ancora tutto. L’incredibile e il demenziale è il fatto seguente: Lockheed Martin sta già producendo questi aerei a tappe forzate, come fossero funzionanti: 100 l’anno, e presto 200. Ad agosto 2018,  prima che siano avvenute le simulazioni realistiche, già ci saranno ben 500 supercaccia invisibili-miracolo negli hangar. Ciascuno di questi 500 apparecchi dovrà tornare in officina “per esser sottoposto ad un insieme di modifiche ancora da determinare”, ha ammesso Michael Gilmore, il responsabile prove del Pentagono: “modifiche che possiamo non poterci permettere, se si immagina il costo di migliorare queste partite di aerei esistenti mentre il programma di fabbricazione continua in un tempo di limitazioni fiscali”.   Insomma, stanno spendendo miliardi che non hanno nella produzione di massa di aerei che non si sa se servano a qualcosa. Anzi che forse operativi non diverranno mai. L’Air Force un mese fa ha comunicato al gruppo di revisione degli Stati Maggiori che anche la data dell’ultimo rimando, l’agosto 2018, per via “delle deficienze ereditate” dal suo “software Block 3i” unito a “nuovi problemi di stabilità”: ai vecchi problemi se ne sono aggiunto dei nuovi. E i comandi dell’aviazione si stanno ri-equipaggiando alla chetichella di modelli rammodernati di F-15, F-16 e F-18), ciò che un giornalista esperto ed umorista ha chiamato “a stealth cancellation”, una cancellazione “invisibile” del caccia invisibile per eccellenza.

http://www.americanthinker.com/articles/2016/01/5_reasons_why_our_f35s_are_too_dangerous_to_fly.html#ixzz3xZUaF8cI

Naturalmente si può intravvedere una mostruosa faccenda di corruzione per miliardi di dollari di denaro pubblico sprecati: ogni paese ha la sua, ed è ovvio che quella della Superpotenza sia la corruzione del sistema militare industriale e della burocrazia del Pentagono (singolare che Washington abbia appena accusato Putin di essere “corrotto”). Ma qui assistiamo sgomenti ed increduli a qualcosa di peggio: che il sito Dedefensa chiama “la fase di autodistruzione del Sistema”. Il Sistema americano o occidentalista, con la sua hubrys superba, la sua pretesa di sofisticazione tecnologica estrema, la sua illusione di eccezionalità e superiorità morale ed efficientista (morale ed “efficienza” sono un tutt’uno nelle mentalità occidentali, e si uniscono nel “mercato”) è qui al suo fallimento. Il Sistema alla paralisi.   Il punto significativo – e spaventoso – è che non riesce a fermare la produzione del costosissimo errore: sia perché non può ammetterlo la mega-burocrazia del Pentagono, né il governo che si sente “eccezionale”, e perché Lockheed ha già attuato le linee di produzione con decine di migliaia di addetti, i contratti di fornitura sono già stati firmati, i surplus già venduti ai clienti-sudditi. Fra questi, nessuno lo ignora, c’è l’Italia. Che compra 90 aerei F 35 (già ridotti dai 130 iniziali) ad oltre 3 miliardi di euro, e in cui una fabbrica, a Cameri,   sta costruendo delle componenti. A settembre c’è stato persino un “battesimo dell’aria del primo caccia italiano”, salutato dai media con le parole entusiaste di chi copia-incolla i comunicati-stampa della ditta.

Ma l’F-35 non è un caccia di ultima generazione. E’ il Tramonto dell’Occidente.

Il tramonto della ragione nella demenza, a costi altissimi,   del resto è quel che si sta rivelando – come dubitarne? – anche in Europa. Qualche giorno fa il ministero di Wolfgang Schauble (Finanze) s’ è reso conto che il costo degli immigrati invitati dalla Cancelliera, vitto, alloggio, corsi di lingua, integrazione e spese d’ordine pubblico compresi,ammonterà ad almeno 50 miliardi di euro. La Germania, come si ricorderà, poteva “salvare la Grecia” con due terzi di quella cifra, e s’è rifiutata per “ragioni morali”, in realtà per coprire le sue banche che ai greci aveva prestato troppo, e coprirne gli errori da avidità e piccineria. Adesso il governo germanico, e Schauble in prima linea, dovrà contrarre un prestito per finanziare l’operazione-immigrati; ma si aspetta un rinnovamento demografico e stuoli di operai a basso costo.  E’ fortunato, gli interessi sono bassi: l’Occidente che tramonta crede fermamente che la Germania sia “solida” e ben governata da gente intelligente.

 

http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2016/02/01/studie-fluechtlinge-kosten-staat-50-milliarden-euro/

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Che cosa è il mondialismo? A cosa corrisponde il “politicamente corretto”?

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Segnalazione Arianna Editrice

di Alain Soral 

Fonte: Controinformazione

GENTE

Uomini massa

 

Iniziamo dal Mondialismo.

Il mondialismo non è la mondializzazione. La mondializzazione è un processo ineludibile di interscambio materiale dovuto al progresso tecnico. Non possiamo opporci a questo e neppure sarebbe auspicabile farlo. Il rifiuto della mondializzazione non è il desiderio di un ritorno all’indietro della civilizzazione, un rifiuto del progresso. Quello che si mette in atto di accusa è il mondialismo.

Il mondialismo è un progetto ideologico, una sorta di religione laica che lavora per imporre un governo mondiale e per la dissoluzione di tutte le nazioni del pianeta in una unica umanità.

Questo obiettivo vine coperto sotto il pretesto di una “pace universale”, visto che la diversità delle nazioni e dei popoli sono considerate dai mondialisti come la causa delle guerre che insanguinano il pianeta dall’alba dell’umanità.
Questo processo è stato logicamente molto presente dopo la 1° guerra Mondiale, atraverso la Società delle Nazioni. Ha conosciuto un spinta all’indietro con il sorgere dei pericoli  che hanno portato alla seconda guerra Mondiale. E’ tornato con forza sulle rovine della Società delle Nazioni dopo il 1945 con l’ONU e la Dichiarazione Universale dei diritti Umani (dichiarazione che non bisogna confondere con quella dei “Diritti dell’Uomo e del Cittadino”, che concepiva questi diritti nel contesto concreto di una Nazione identificata in una Storia ed una cultura. La Nazione Francese, in nome di un modello di civiltà : l’universalismo francese. Una civiltà con un destino planetario, alternativo a sua volta all’Islam della “Umma” ed al neo liberismo anglosassone).

Disponiamo quindi, in opposizione alle nazioni ed ai popoli considerati intrinsecamente bellicosi, di due sistemi ideologici sorti dalla Seconda Guerra Mondiale: il socialismo russo, oggi terminato, ed il capitalismo nordamericano, il grande vincitore, fino adesso, della Guerra Fredda.

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Il fucile giocattolo e il popolo dei conigli

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GIOCATTOLO

Segnalazione Arianna Editrice

di Massimo Fini  Fonte: Massimo Fini

In Europa le massime autorità non fanno che dichiarare “non abbiamo paura, non ci faremo intimidire, difenderemo i nostri valori” ma poiché valori non ne abbiamo più, a cominciare dal coraggio, e siamo totalmente svirilizzati basta un nulla, un niente per smascherare la nostra fifa blu.

Quanto avvenuto a Roma alla stazione Termini è comico, esilarante e nello stesso tempo preoccupante. Ma non perché la polizia non ha intercettato l’uomo, qualsiasi pulotto con un po’ di esperienza sa distinguere un’arma giocattolo (che, benché a forma di mitra, era minuscola) da una vera ed è inoltre del tutto evidente che chi ha cattive intenzioni non gira con un mitra a tracolla visibile a tutti ma lo tiene nascosto nello zaino o sotto il giubbotto. Preoccupante è il panico collettivo che si è immediatamente creato fra i viaggiatori col rischio, questo sì reale, di farsi male magari calpestandosi l’un l’altro nel fuggi fuggi generale, panico che l’intervento massiccio delle forze dell’ordine, teste di cuoio comprese, ha contribuito ad alimentare.

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Il Family Day spacca CL: “don” Carron è contrario, ma la base contesta la sua “scelta religiosa”

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Intanto l’Arcigay organizza manifestazioni in 100 piazze italiane e dice che c’erano un milione di persone… ma è una bufala per oscurare il prevedibile successo del Family Day del 30 gennaio

di Bonifacio Borruso

Il Family day torna a spaccare Comunione e liberazione. Era già accaduto in giugno quando, per rispondere alle molte domande sulla mancata adesione del movimento cattolico al raduno di Piazza San Giovanni a Roma, dai vertici milanesi era circolata una nota ufficiosa, neppure su carta intestata, per ribadire la volontà di allinearsi alla presa di distanza del segretario dei vescovi italiani, Nunzio Galantino. In vista del nuovo raduno romano, il 30 gennaio prossimo, fra i discepoli di Luigi Giussani, oggi guidati dal sacerdote spagnolo Julian Carron, è ripresa la discussione, visto che, anche stavolta, Cl non ci sarà. E, per la prima volta, il dibattito è esploso a margine stesso nel catechismo cui i ciellini di tutta Italia partecipano periodicamente: la Scuola di comunità. È accaduto mercoledì a Milano, alla fine dell’incontro che don Carron tiene quindicinalmente, collegato in streaming con tutte le principali città italiane, dove gli aderenti sono riuniti in cinema, sale parrocchiali, circoli. Quando lo stesso Carron stava per passare agli avvisi, un giovane presente in sala ha chiesto di intervenire. Chi seguiva da tutt’Italia poteva sentire solo una voce in lontananza a cui rispondeva lo stesso don Carron: la telecamera era infatti fissa sul palco e l’audio collegato solo ai microfoni di chi, da lì, parlava. Chi seguiva lo streaming, potendo sentire solo Carron, ha capito che il giovane voleva parlare di Family Day solo alla quarta risposta: «Ci sono vescovi che hanno parlato», ribatteva infatti il prete spagnolo a una voce della platea, stavolta femminile, che aveva detto: «Julian, scusami! Però la Cei ha parlato, Bagnasco ha parlato, si è espresso, non è vero che non ha detto». La giovane, probabilmente una studentessa universitaria come l’aderente che aveva cercato di prendere la parola, aveva insistito, «Bagnasco è la Cei», osservazione alla quale la guida di Cl aveva replicato ancora: «La Cei non ha parlato», aveva corretto, «il presidente ha parlato, altri vescovi hanno parlato, se la Cei dice qualcosa, ciascuno come laico cristiano può decidere. Quello che dico è che questo (il Family Day, ndr) è un gesto promosso dai laici». Era seguito il tentativo del primo intervenuto di riprendere il discorso ma il sacerdote era stato irremovibile, «no, adesso no, perché è finita la Scuola di comunità». L’episodio testimonia come la posizione assunta dai vertici di Cl sui temi etici stia diventando lacerante, e non tanto per una questione di opportunità, scendere o non scendere in piazza, ma proprio sull’idea stessa di presenza dei cattolici nella società italiana. Carron è convinto che oggi la fede si comunichi solo ed esclusivamente da persona a persona e che per le profonde mutazioni politico-sociali, «il crollo delle evidenze» dice spesso, l’idea di una presenza pubblica dei cattolici, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, sia inutile, se non dannosa. Per non parlare della politica. Ovviamente, liberi tutti, i ciellini, di fare quello che vogliono. E anche mercoledì, sul tema del Family Day, il presidente della Fraternità di Cl, richiamandosi a Giussani, era stato chiaro: «In una società come questa, non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita. Non c’è struttura, né organizzazione o iniziative che tengano: solo una vita, diversa e nuova, può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto». Qualcuno, soprattutto fra gli aderenti della prima ora, si chiede però se questo sia ancora il movimento fondato da Giussani nel 1954. Giussani che, scrivendo a Giovanni Paolo II, nel 2004, cinquantesimo della nascita del movimento, definiva Cl come «il fiorire di personalità di laici impegnati dentro la vita». Nota di BastaBugie: Andrea Lavelli nell’articolo dal titolo “Un milione in piazza? Non fateci ridere” ci svela come non siano state neanche 50mila le persone che hanno partecipato il 23 gennaio alle manifestazioni Lgbt per la legge Cirinnà in 99 piazze italiane. Eppure tutti i media hanno rilanciato con toni trionfalistici la cifra mirabolante fornita dagli organizzatori. Una strategia ben studiata… Ecco l’articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 26-01-2016: “Siamo un milione!”. Questo l’ordine di scuderia partito dalle associazioni LGBT e ripreso dalla quasi totalità dei media nazionali all’indomani della manifestazione “Svegliati Italia” in favore dell’approvazione del ddl Cirinnà e contro il Family day del prossimo 30 gennaio. La manifestazione, organizzata da Arcigay e altre sigle analoghe, ha coinvolto, riporta il loro sito, 99 piazze. Ma la matematica non è un’opinione e basta fare due conti per capire che qualcosa non quadra: 1 milione diviso 99 piazze fa più di 10 mila persone per città. Il che significa che se questo dato fosse vero avremmo avuto una media di 10.000 persone in ogni piazza, un numero notevole, una vera e propria mobilitazione di massa in nome del ddl “unioni civili”. Peccato che l’evidenza dei fatti smentisca completamente questo dato. Prendiamo dunque il caso di Milano che, come riporta Repubblica in toni trionfalistici, ha visto la presenza di “migliaia di persone” radunate in Piazza della Scala, mentre sul profilo facebook dei “Sentinelli” (che fanno il verso alle Sentinelle in Piedi) si parla di “mille facce e una piazza”. A Roma la manifestazione si è svolta in una piazza relativamente piccola, quella di fronte al Pantheon. “Nella piazza più affollata, quella del Pantheon a Roma, dichiarano mille persone, forse sono 500,” ha commentato in un tweet Mario Adinolfi.

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Nelle carte di Mafia Capitale spunta il nome della Boschi: era in contatto con Buzzi

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Segnalazione Quelsi

Non c’è solo lo scandalo Banca Etruria per Maria Elena Boschi. Dalle carte sull’inchiesta di Mafia Capitale emergono suoi rapporti con il ras delle coop Salvatore Buzzi, il quale ha donato anche 15 mila euro alla fondazione di Matteo Renzi. Lo racconta molto bene il quotidiano romano Il Tempo

di Ivan Cimarrusti

«Abbiamo consegnato alla Boschi la lettera per Matteo». Sono le 22:05 del 7 novembre 2014, giorno della cena elettorale del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il ras delle coop di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi, ha partecipato a quella raccolta fondi. Ne parla con una sua amica e racconta dei presunti rapporti che avrebbe avuto con il ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento. La telefonata è contenuta nell’incartamento giudiziario della Procura della Repubblica di Roma, depositato al maxi processo contro la presunta cupola mafiosa capitolina.

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Scambio di milioni tra Planned Parenthood e la Clinton

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Hillary Clinton riceverà 20 milioni per la sua campagna elettorale e in cambio promette di mantenere i fondi statali alla multinazionale delle cliniche abortiste per 528 milioni

di Leone Grotti

Per la prima volta in quasi 50 anni, mercoledì la Camera dei rappresentanti ha approvato una legge per bloccare i finanziamenti federali al colosso abortivo Planned Parenthood, finito nel gigantesco scandalo della compravendita e traffico illegale di tessuti fetali e organi di bambini abortiti.
Dopo i video usciti a puntate e realizzati dal Center for Medical Progress [leggi: L’ORRIBILE COMMERCIO DI PLANNED PARENTHOODhttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3903, N.d.BB], molti Stati hanno tagliato i fondi alla più grande fabbrica di aborti del mondo e anche i repubblicani si sono mossi per fare lo stesso al Congresso. Planned Parenthood, infatti, riceve finanziamenti pubblici per 528 milioni di dollari (dato del 2014) su un incasso totale di 1,3 miliardi all’anno.

VETO DI OBAMA
La legge approvata dal Congresso (al Senato era passata in dicembre) bloccherà i finanziamenti federali per un anno e li trasferirà a centri che offrono servizi per le cure prenatali. Come previsto dalla Costituzione americana, però, l’ultima parola spetta a Barack Obama, che ha le prerogative per respingere la legge. Il presidente Usa, che terminerà quest’anno il suo mandato, ha già dichiarato che porrà il veto.
Il via libera alla legge è comunque importante perché dimostra sia che i pro-life sono in maggioranza al Congresso sia che è fondamentale eleggere un presidente dello stesso orientamento. Perché questo non avvenga, riporta il New York Times, il giorno successivo all’approvazione della legge, giovedì, con una mossa senza precedenti, Planned Parenthood ha annunciato che sosterrà la campagna presidenziale di Hillary Clinton.

LA POSIZIONE DI CLINTON
Il candidato democratico, che molti vedono già come probabile successore di Obama, si è più volte espressa in favore del colosso abortivo e si è detta «onorata» del sostegno, promettendo se sarà eletta di battersi «per difendere la salute riproduttiva e proteggere l’accesso alla contraccezione e all’aborto legale nel paese», E, ovviamente, di «combattere contro i tentativi di tagliare i fondi a Planned Parenthood».
La coincidenza è interessante. Il gigante delle cliniche ha un peso politico notevole ma non si era mai schierato esplicitamente prima d’ora. Soprattutto, non si limiterà alle lettere di sostegno, ma verserà nelle casse della campagna presidenziale di Hillary Clinton 20 milioni di dollari. L’ex segretario di Stato americano ha ringraziato della cospicua donazione e ha lanciato dovunque l’hashtag #StandWithPP. Quello di Planned Parenthood è un investimento oculato: versare 20 milioni di dollari per continuare a garantirsene 528. Un affare.

Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell’articolo dal titolo “Accusano la multinazionale degli aborti: arrestati” ci svela come il tribunale di Huston, in Texas, abbia incriminato alcuni pro-life e scagionato dalle accuse l’organizzazione abortista Planned Parenthood. Eppure in un video girato da una organizzazione pro-life, si accusava la multinazionale degli aborti di aver venduto i feti abortiti a laboratori di ricerca. Planned Parenthood è finanziata dal governo.
Ecco l’articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 27-01-2016:
Un ladro ruba a casa vostra. Sporgete denuncia e per tutta risposta le forze dell’ordine arrestano voi per furto. È quello che accaduto – ma in scala assai maggiore – in Texas, dove lunedì scorso un tribunale di Huston ha incriminato alcuni pro-life e scagionato dalle accuse l’organizzazione abortista Planned Parenthood Federation (Ippf).
La vicenda, molto nota negli States, ha visto nel luglio del 2015 due membri del Center for Medical Progress, una istituzione pro-life, incontrare sotto copertura la dottoressa Deborah Nucatola, Senior Director del servizio medico dell’Ippf. L’incontro è stato filmato di nascosto dai due e reso pubblico l’estate scorsa. Nel video la dottoressa Nucatola non fa mistero nel rivelare che i feti abortiti nei loro laboratori sono fatti a pezzi al fine di venderne alcune parti. «Molte persone cercano cuori, fegato e polmoni e molte vogliono anche gli arti inferiori», spiega la Nucatola, «non so cosa possono farne, io credo per i muscoli». [leggi: PLANNED PARENTHOOD E IL TRAFFICO DI RESTI DI BAMBINI ABORTITI http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3843, N.d.BB] Ovviamente ogni parte del bambino ha un suo prezzo da listino. L’aborto è dunque diventato un business.
Il fattaccio è finito da tempo sotto la lente di ingrandimento del Congresso e del Comitato per l’Energia e il Commercio della Camera, dato che la compravendita di parti del corpo umano è vietato negli States. Cecile Richards, ceo di Planned Parenthood, puntò il dito contro il Center for Medical Progress accusandolo di aver manomesso i video e dunque di comportarsi «in modo fraudolento e non etico». Il secondo fronte sui cui si è articolata la difesa di Ippf è stato quello di spiegare che il centro sviluppa solo alcune linee di ricerca su tessuti fetali donati gratuitamente, impegno scientifico che ovviamente ha dei costi, ma anche grandi benefici dato che la ricerca è indirizzata a «curare bimbi malati”», ha spiegato senza un filo di ipocrisia la Richards.
Sul tavolo si gioca una partita milionaria. L’Ippf è una macchina da guerra abortiva da 1,3 miliardi di dollari e il 41% delle sue entrate viene dallo Zio Sam. Ecco allora accendersi nelle aule dove si fa politica lo scontro tra Repubblicani e il presidente Obama. I primi a chiedere che il governo non finanzi più Ippf, il secondo a ribattere che porrà il veto presidenziale a qualsiasi legge che voglia tagliare fondi alla Salute. Sì la salute, perché Ippf si presenta come organizzazione che tutela la «salute sessuale e riproduttiva», cioè contraccezione e aborto. Quindi, in campo c’è una multinazionale potentissima appoggiata dall’uomo più influente della Terra e il piccolo Davide, alias il Center for Medical Progress il quale ha preso il coraggio a due mani ed ha denunciato Ippf in molti Stati.
In Texas, come accennavamo, gli è andata davvero male. Non solo Ippf è stata prosciolta da ogni accusa, ma David Daleiden e Sandra Merritt, i principali responsabili del videoreportage, sono stati accusati di aver falsificato il video e il solo Daleiden di aver diffuso notizie non veritiere su Ippf. Il procuratore Devon Anderson, che aveva deciso di procedere contro Ippf, ha dichiarato che «dobbiamo muoverci laddove le prove ci portano. Tutte le prove scoperte nel corso di questa indagine sono state presentate al gran giurì. Io rispetto la sua decisione su questo difficile caso». Il governatore del Texas, Greg Abbott, ha rincarato la dose: «Lo Stato del Texas continuerà a proteggere la vita e continuerò a sostenere la legislazione che vieta la vendita o l’alienazione di tessuto fetale».
La sfida del Center for Medical Progress pare che debba finire nei peggiori dei modi. Infatti, le vertenze giudiziarie sul caso Ippf sono state presentate in undici Stati. Nove di questi hanno rimandato a casa Ippf con tanto di scuse e altri due – Lousiana e Arizona – stanno ancora studiando le carte. Forse più letale dell’attività abortiva e lucrosa messa in piedi da Ippf è quella dei giudici. Queste sentenze di rigetto e quella in particolare del Texas dove l’accusatore finisce per diventare l’accusato avranno un effetto di deterrenza enorme sulle buone intenzioni del mondo pro-life americano. Chi si azzarderà più a trascinare in giudizio le cliniche abortive se si rischia la galera o multe salatissime? Chi avrà più il coraggio anche solo di indagare sul malaffare di queste organizzazioni? Seppur forti di prove inoppugnabili come quelle video, nulla potrà contro un verdetto già scritto da giudici abortisti. 
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