Ancora qualche nuovo confronto

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di Filippo Giannini

Questo articolo sarà pubblicato su “Il Popolo d’Italia”.

CIRCA L’ITALIA CHE FRANA, CON RELATIVI MORTI. Avevo 5 o 6 anni; un giorno durante uno dei normali giorni di scuola, la mia insuperabile maestra, la signora Gandolfi, ci disse di avvertire i nostri genitori che il giorno successivo saremmo dovuti andare per una missione in campagna e chi voleva poteva indossare la nostra divisa. Avvertii della cosa mamma e papà e, indossata la divisa di Figlio della Lupa, il giorno dopo mi recai a scuola (Riccardo Grazioli Lante), ma non feci in tempo ad entrare che fuori ci attendeva, fra le altre, anche la maestra, signora Gandolfi, che ci accompagnò ad un autobus che ci attendeva fuori della scuola. Dopo un certo tragitto, giunti in una zona di campagna e, scesi dall’autobus, ci venne incontro addirittura il Duce, il quale dopo un brevissimo discorso ci spronò a svolgere una missione nella quale eravamo tutti impegnati. Missione, ci disse, nell’interesse della Patria e del nostro futuro. Continua a leggere

Il delitto Gentile: tentare di uccidere un’idea trucidando a sangue freddo una vita umana

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Segnalazione Quelsi

by Helmut Leftbuster

10819036_850789114966211_1532500221_nChe la storia l’abbiano sempre fatta quelli col megafono in mano, si sa bene; ma non sempre il megafono l’hanno avuto delle brave persone: e questo si sa altrettanto, ma lo si dice meno.
Orbene, sta all’indole umana, portata da sempre alla spasmodica ricerca di verità, cercare nella torba documentale del passato, prima che qualche avvoltoio ne razzi gli ultimi residui organici.
E’ il grande pregio della democrazia, teniamocelo stretto.
Ad esempio, parlando di fascismo, il veto morale sullo sdoganamento delle cose buone fatte da quel regime (e tuttora utilizzate da quello attuale, ad iniziare dai palazzi governativi e cerimoniali quasi tutti costruiti a quell’epoca), è posto anzitutto in nome del sangue che sarebbe stato versato col delitto Matteotti, evento di cronaca degli anni ’20 che dal punto di vista probatorio non è mai stato attribuibile direttamente al regime, che anzi lo condannò pubblicamente. Continua a leggere

Vittime del comunismo: don Miroslav Bulesic

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Segnalazione del Centro Studi Federici

 

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Il ricordo del sacerdote Miroslav Bulešić (1920 – 1947) martirizzato dai comunisti titini in Istria, una delle innumerevoli vittime del comunismo dimenticate dalla storiografia ufficiale. 

 (…) PARROCO A BADERNA

Nell’ autunno del 1943 Bulešić viene nominato parroco di Baderna. In questa parrocchia, nei due anni seguenti si dedica con grande impegno al ministero pastorale e, nello stesso tempo, s’interessa con grande coraggio e senza risparmiarsi per coloro che nell’infuriare della guerra erano maggiormente esposti. Nel mese di maggio del 1944 scrive cosi al rev. Ivan Pavić: “Tra il popolo afflitto e sanguinante noi dobbiamo essere come il buon Samaritano: consolare, curare, sollevare, fasciare ogni ferita…” Nel territorio di Parenzo, come in tutta l’Istria, operavano allora tre eserciti: i partigiani, i fascisti (la Rsi, ndr) ed i Tedeschi. In tutto questo tempo pieno di odio il rev. Bulešić manifesto un vero amore per la propria patria, ma senza compromettere l’universalità e la coerenza del sacerdote cattolico, vedendo in ogni uomo, qualunque fosse la sua divisa militare, l’immagine di Dio, come egli stesso si esprime: “Io sono un sacerdote cattolico ed amministrerò i santi sacramenti a tutti coloro che me li richiederanno: ai Croati, ai Tedeschi, agli Italiani“. A causa di questo suo atteggiamento deciso e coerente, Bulešić viene minacciato da varie parti ed egli nella primavera del 1944, in un’annotazione nel suo diario personale, si rivolge cosi a Dio: “Se vuoi che venga a Te, ecco mi pronto. Ti offro tutta la mia vita per il mio gregge. Confidando nelle Tua grazia e se Tu me ne renderai degno, non temo il martirio, anzi lo desidero ardentemente. Sia fatta la Tua volonta“. Poi, come se avesse il presentimento che anche il suo sacrificio potrebbe essere interpretato erroneamente, egli stesso spiega per che cosa e disposto a sacrificare la vita: “Desidero morire soltanto per la gloria di Dio e per la salvezza dell’anima mia e delle anime dei miei fedeli“. Ai propri nemici e persecutori manda questo messaggio: “La mia vendetta è il perdono“. Mentre le accuse e le calunnie diventavano sempre più frequenti, Bulešić, il giorno di Natale 1944 nell’omelia dice apertamente ai propri parrocchiani: ” Non ho paura di nulla perchè so di fare in tutto il mio dovere, e sono tranquillo di fronte a Dio e di fronte agli uomini. Sappiate che io conserverò sempre la mia fede e la mia onesta, che non tradirò per nessuna cosa al mondo; senza paura diro a ciascuno quello che e giusto. Mi atterro sempre a questi principi che sono i principi di Cristo. La sua strada sarà anche la mia strada“. Alla fine della guerra Bulešić si trovava a Baderna, ma già nell’autunno del 1945 viene nominato parroco di Kanfanar.

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Conferenza di A. Barbero a Verona su Fenestrelle e deportati borbonici al Nord dal 1860 in poi: trascrizione, files audio, attacchi a terzi, articolo di regime del foglio areniano

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Volantino Fenestrelle definitivo. Faccia A

Volantino Fenestrelle definitivo. Faccia B di Maurizio-G. Ruggiero

Sotto, il resoconto (in parte sunteggiato e in parte trascritto alla lettera) della conferenza negazionista o riduzionista su Fenestrelle e comunque filo-risorgimentale, tenuta da Alessandro Barbero nella città scaligera il 19 novembre scorso, con attacchi a noi tradizionalisti e antirisorgimentali di Verona, che volantinavamo contro nell’occasione, nonché a Del Boca, Aprile, Agnoli, Izzo, L’Alfiere, neoborbonici, Comitati Due Sicilie ecc.

A tutti coloro che ricevono questa mail sarà inviato con we transfer anche il file audio della conferenza che, opportunamente, ci eravamo premuniti di registrare in streaming, pur non sospettando minimamente che relatore, presentatori e pubblico si sarebbero nascosti agli occhi e alle orecchie profane dei non compagni. Continua a leggere

Barbero & Champagne, stasera beviam!

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di Maurizio-G. Ruggiero, Segretario dei Comitati Antirisorgimentali di Verona

VOLANTINAGGIOIn foto, la delegazione militante che ha volantinato o “cannoneggiato”, a seconda dei punti di vista… Napoleonici e risorgimentalisti barricati tremebondi dentro la Società Letteraria di VeronaBarricati nella Società Letteraria. Chiusi dentro, facendo entrare, dopo aver implacabilmente scrutato chi suonava il campanello, soltanto chi fosse amico (rectius: compagno) oppure no. Questa la scena offerta Mercoledì pomeriggio, 19 novembre 2014, dalla Società Letteraria di Verona, tempio del laicismo cittadino e della sinistra borghese benpensante (si fa per dire). Società che vanta, non a caso, ascendenzenapoleoniche, essendo stata fondata dal còrso nel 1808 sulle ceneri della città gloriosamente ribellatasi anni prima alla tirannide sua e della Rivoluzione francese durante le celebri Pasque Veronesi (17-25 aprile 1797).

Mercoledì, negli augusti saloni secenteschi di Palazzo Rubiani in Piazza Bra, dati poi alla Società Letteraria, era in programma la presentazione di un volume di Alessandro Barbero, ospite degli attempati post-partigiani dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Continua a leggere

1914-2014. Centenario della Prima Guerra mondiale. Il Cerchio Vi propone…

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Segnalazione di Edizioni Il Cerchio 

 

FINIS EUROPAE. 1914-2014

A cent’anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

 

LIBRO

 

 

 
Caro Amico, Gentile Amica,

Il Centenario della 1° Guerra mondiale sarà in tutt’Europa occasione per rimeditare le ragioni profonde della crisi della civiltà europea, così come si è consumata nel corso del XX secolo fino ai giorni nostri.

In Italia, le prime avvisaglie non sono consolanti: da un lato un disinteresse peloso, e d’altro canto retorica e stereotipie appaiono dilagare, purtroppo, ovunque.

Come troppo spesso abbiamo visto accadere.

La comune speranza risiede nella capacità di ogni di noi di non rinunciare al ben dell’intelletto, al di là di ogni “verità” massmediale. Perché, come Orwell ci ha insegnato, chi controlla il passato controlla il presente. E tiene in pugno il futuro.

Per questo Il Cerchio Vi propone una serie di strumenti utilissimi, alcuni dei quali assolutamente inediti, per capire meglio cosa accadde prima e attorno al 1914, e per quali ragioni quegli eventi portano in sé la responsabilità in radice dei disastri del ‘900, frutto maturo della Finis Europae, e della grande crisi contemporanea.

Un’occasione unica, anche per le condizioni economiche offerte dall’Editore, fino al 30 novembre 2014.

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Fenestrelle e i Kompagni barricaderos

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dei Comitati Antirisorgimentali di Verona

Volantino Fenestrelle definitivo. Faccia A

Volantinaggio ieri alle 17.00 di fronte alla Società Letteraria di Verona, e l’Istituto storico della Resistenza.

Sono bastati pochi minuti di contestazione perché il direttore trasformasse la pubblica presentazione di un libro revisionista sull’eccidio giacobino di Fenestrelle, alla presenza dell’autore Barbero (che ha ricevuto il volantino) in una democraticissima assemblea a porte chiuse. Brontolio, portone chiuso a chiave. Per entrare, gli ospiti dovevano suonare il campanello, essere preventivamente identificati e, se conosciuti, potevano entrare, altrimenti RAUSS!!

Cos’avranno dovuto dire di così segreto? O un semplice volantino informativo ha oggi la potenza di una palla di cannone?

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Barbero fa revisionismo su Fenestrelle? Contestazione dei Comitati delle Due Sicilie e Antirisorgimentali

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di Maurizio-G.Ruggiero

Fenestrelle. Faccia A-B

VOLANTINAGGIO ANTIRISORGIMENTALE – Sui soldati borbonici deportati dai sabaudi a Fenestrelle e in altri campi di prigionia e di rieducazione al Nord, all’indomani dell’occupazione e dell’abbattimento, con la sopraffazione e con l’inganno, del Regno delle Due Sicilie

Mercoledì 19 novembre 2014, in occasione della conferenza-presentazione a Verona del libro di Alessandro Barbero (I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle. Laterza 2012) alcuni militanti dei Comitati delle Due Sicilie e dei Comitati Antirisorgimentali di Verona, volantineranno innanzi alla Società Letteraria di Verona dalle ore 16.30 alle 17.30, dove avrà luogo l’evento, che si tiene in collaborazione con l’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Continua a leggere

Cento milioni di morti ma per Rizzo il comunismo è gioventù

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Segnalazione Quelsi

by Eugenio Cipolla

RIZZOLa verità, per certi versi un po’ amara, è che l’Italia post-fascista, quella dei ben pensanti e del politically correct, quella della democrazia e della libertà di stampa, quella che ha bandito le camicie nere, sdoganando quelle rosse, ci ha regalato una storia fatta da morti di serie A e morti di serie B, ossia i morti della Shoah e quelli del comunismo.
Tempo addietro Silvio Berlusconi (era il 27 gennaio 2013, giorno della memoria delle vittime dell’Olocausto) se ne uscì con una constatazione storica sul fascismo tanto vera quanto inopportuna per il contesto in cui fu pronunciata. “L’Italia non ha le stesse colpe della Germania, all’inizio ci fu una adesione inconsapevole alle politiche del nazismo. Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”. E’ una cosa giusta, per carità, ma è una cosa da dire solo 364 giorni l’anno.

Apriti cielo. Berlusconi fu subito accusato di essere un fascista antisemita che mirava alla distruzione dello Stato di Israele, nonché di offendere le sei milioni di vittime della Shoah e tutti i loro parenti fino alla settima generazione (questo nonostante Netanyahu lo abbia accolto a Gerusalemme con tutti gli onori possibili e Berlusconi stesso si sia professato più volte come il migliore amico di Israele, auspicandone l’ingresso in Europa). L’Italia è questa. E’ quel paese che si indigna per i morti della Shoah ma che al contempo rimane indifferente agli oltre cento milioni di morti causati dal comunismo. Continua a leggere

Don Gaetano: Quella volta che presi a cazzotti i comunisti

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Cappellano delle Reggiane per quasi 60 anni, sentite questo simpatico aneddoto su quando la chiesa, nel 1957, prese fuoco

don gaetanoREGGIO EMILIA. Che straordinaria galleria di personaggi… di un altro secolo, offre il nostro Amarcord Reggiane . Cappellano delle Reggiane per quasi sessant’anni, don Gaetano Incerti ora di anni ne ha 95 e dice ancora messa, la domenica, nella chiesa del Cristo falegname di viale Ramazzini.

 

LEGGI TUTTO:

Fonte: http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2014/10/07/news/don-gaetano-quella-volta-che-presi-a-cazzotti-i-comunisti-1.10070788

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