La strage comunista di Vergarolla (Pola)

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Segnalazione Quelsi

 

by Gianni Candotto

 

POLAE’ una storia poco conosciuta, quella della strage di Vergarolla (o Vergarola), eppure è una storia orrenda di una strage derubricata per molti anni a incidente, che ha colpito gli italiani dell’Istria e che quindi non meritava di essere né ricordata, né analizzata.
Intanto i fatti: il 18 agosto 1946 nella spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, città all’epoca facente parte della Zona A (territorio che sarebbe dovuto restare italiano e sotto il controllo militare degli angloamericani), si stava tenendo la coppa Scaroni, una gara di nuoto organizzata dal gruppo Pietas Julia, per ribadire, come riportava l’Arena di Pola, l’italianità di quelle terre.

 

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L’italianizzazione delle vie storiche di Verona dal 1867 in avanti e l’intitolazione ai cosiddetti “eroi” del Risorgimento.

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Segnalazioni di Maurizio-G. Ruggiero

 

VICOLO BOGONVerona: Nel 1867 in omaggio all’Unità d’Italia, i termini dialettali della città vennero tradotti in italiano

di Emma Cerpelloni¯

Nel 1867 Palazzo Barbieri rinominò molte strade del centro per rendere onore ai patrioti caduti. Soltanto vicolo Bogòn sfuggì all’italianizzazione delle vie.  

Il centro storico di Verona rende un significativo omaggio al Risorgimento italiano: tante le strade, attorno a piazza Bra, dedicate ai personaggi che hanno fatto l’unità d’Italia. Ma queste intitolazioni hanno diverse storie. Il primo omaggio ai protagonisti del Risorgimento si è avuto proprio all’indomani dell’annessione di Verona all’Italia.

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Quando i comunisti italiani insultavano gli esuli istriani

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Segnalazione Quelsi

by Eugenio Cipolla

3cb3fa3e868d4d408bab2a0433b8d14c-1Il treno procedeva lento. Partimmo da Fiume, destinazione: la Toscana. Dovevamo attraversare l’Italia che noi immaginavamo generosa e ospitale. Sulle carrozze da carro bestiame che ci portavano laggiù, c’erano per lo più vecchi, donne e bambini come me, stipati come sardine. Eravamo infreddoliti, affamati, i più piccoli piangevano perché man-cava il latte. «Va bene» pensai «prima o poi ci fermeremo». La prima sosta, per scendere a sgranchirci le gambe e mangiare qualcosa, fu a Bologna. Finalmente la stazione.

Il treno rallentò piano piano fino a fermarsi. Ad accoglierci trovammo tanta gente, con le bandiere rosse. Le stesse di Tito. Non capivo. Allora mi girai verso la mamma e le chiesi: «Mamma, ma il treno si è sbagliato? Siamo tornati a Fiume?». No. Erano gli operai e i ferrovieri comunisti che improvvisavano uno sciopero per impedire al convoglio di fermarsi nella loro città. «Fascisti, viaaa!» gridavano. Continua a leggere

Bergamo: Commemorazione dei caduti RSI crocifissi dai partigiani in odio alla Fede

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COMMEMORAZIONE DI GINO LORENZI

CIMITERO DI BERGAMO
6 LUGLIO 2014

Commemorazione di MARIA PASQUINELLI
e  dei tre Ufficiali Martiri crocefissi dai partigiani
Cap. G.N.R. MARIO CORTICELLI- crocifisso su un tavolo d’osteria a Stellaneto (Sv.)
S.Ten. G.N.R. WALTER TAVONI – crocifisso sulla porta di un cascinale il 9/4/1945
S.Ten. GINO LORENZI – crocifisso su una rudimentale croce a Mignagola (Tv.)
Commemorazione stamattina a Bergamo  di Maria Pasquinelli e dei tre Legionari assassinati per mano dei partigiani, tutti e tre crocefissi come Nostro Signore Gesù Cristo per non voler rinnegare la propria fede. Alla cerimonia ha partecipato circa un centinaio di persone, dagli ex combattenti alle ausiliarie per finire ai molti giovani. Raduno fuori dal cimitero per poi raggiungere il campo dove sono sepolti i caduti della R.S.I di Bergamo.
Don Floriano Abrahamowicz ha celebrato la Santa Messa.
Il  gruppo di persone in corteo si è spostato di poche decine di metri per posare una corona di fiori sulla tomba del Tenente Gino Lorenzi e di Maria Pasquinelli.
Gino Lorenzi, uno dei tanti giovani martiri, uno delle tante vittime sacrificali sull’altare della Patria sconfitta. La colpa imperdonabile, quella di aver combattuto fino all’ultimo giorno una guerra persa. Il sacrificio di Gino e dei suoi tanti camerati doveva servire a festeggiare la vittoria delle fazioni in una Italia democratica e liberata ma inesorabilmete sconfitta e punita impietosamente dal tracotante e superbo nemico. Continua a leggere

1914-2014: Centenario della Prima Guerra mondiale

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Segnalazione Redazione Il Cerchio

IL CERCHIOUno sguardo reale sul mondo e sulla storia.

 1914-2014 Centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: Finis Europae.

Il Centenario della 1° Guerra mondiale sarà in tutt’Europa occasione per rimeditare le ragioni profonde della crisi della civiltà europea, così come si è consumata nel corso del XX secolo. In Italia, le prime avvisaglie non sono consolanti: retorica e stereotipie appaiono dilagare, purtroppo, ovunque. Come troppo spesso abbiam visto accadere.

Per questo Il Cerchio Vi propone una serie di strumenti utilissimi per capire meglio cosa accadde prima e attorno al 1914, e per quali ragioni quegli eventi portano in sé la responsabilità dei disastri del ‘900 e della crisi contemporanea.

Un’occasione unica, anche per le condizioni economiche offerte dall’Editore, fino al 31 luglio 2014. Continua a leggere

“Negazionismo”, un neologismo liberticida

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di Enzo Pennetta 

“Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro”, sosteneva Orwell, ma nessuno deve stabilire per legge quanto fa due più due.

Negazionismo, un neologismo liberticida che sta intossicando il confronto di idee.

Quante volte nel dibattito su temi come il Global Warming o la teoria darwiniana anziché ricevere risposte sugli argomenti ci si sente etichettare con l’appellativo di “negazionista”? Si tratta di un neologismo che sull’Enciclopedia online Treccani viene così definito:

negazionismo s. m. [der. di negazione]. – Termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico (v. revisionismo), la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, spec. con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità. Continua a leggere

Colonialismo italiano e sue benemerenze

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 Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

colonie_italiane2Africa Orientale Italiana – Quando fiorivano i deserti e i bambini non morivano di fame

L’imperante retorica antifascista denigra in ogni modo l’esperienza coloniale italiana, paragonandola al colonialismo di rapina delle nazioni cosiddette “democratiche”, Inghilterra in testa.

Con questa breve carrellata a puntate intendiamo perciò confutare questa retorica bugiarda, sulla base delle realizzazioni, del rispetto e della civiltà che hanno improntato il colonialismo italiano e fascista in Africa Orientale, inequivocabilmente attestati da opere imponenti e di sviluppo che, tra l’altro, portarono al significativo miglioramento del tenore di vita di popolazioni fino ad allora oppresse dalla fame, dalla miseria e dalla schiavitù.

 Parte prima

ERITREA

È stata la prima colonia del Regno d’Italia, iniziata con l’acquisizione nel 1882 del porto di Assab e poi nel 1885 di quello di Massaua. Continua a leggere

San Pio X e il tango*

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Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Civitas Christiana nn. 10-13, agosto 1997-marzo 1998, p. 89.

TANGO

In occasione del centoventesimo anno del­l’invenzione del tango argentino il giornali­sta Aldo De Quarto ha riportato alla luce, dall’Illustration di Parigi una curiosa immagine-episodio del tempo: “Pio X riceve in udienza privata il Principe A.M. … e sua sorella, molto noti nei salotti romani, e parla loro del … tan­go, pregandoli di danzare in Sua presenza. La coppia improvvisa alcune figure del tango romano (ampiamente castigato, rispetto a quello argentino). Dopodiché, Pio X, dando libero corso al suo umorismo veneto, si rivol­ge ai giovani patrizi, ancora confusi della lo­ro esibizione in Vaticano ed esclama: «è tem­po di feste e capisco come e quanto i giovani amino ballare. Ma perché adottare quelle ri­dicole contorsioni barbare dei Negri e degli Indiani? Perché non preferire piuttosto la bella danza di Venezia, elegante, graziosa e latina, la furlana?»”. Altri tempi, altro Papa. (O meglio, un vero Papa e un Papa Santo…n.d.r.)

 * Da Il Giornale, 10 gennaio 1998.

Tango e Furlana

di Trilussa

Er Papa nun vo’ er Tango perchè, spesso,

er cavajere spigne e se strufina
sopra la panza de la ballerina
che su per giù, se regola lo stesso. Continua a leggere

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