Estate 2015: fuga dalla realtà

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Scritto e segnalato da Alessandro Pini

Un tempo il cristianesimo dovette lottare contro la natura: quella natura era tanto dura, tanto ermeticamente chiusa che la grazia durava fatica a intaccarla. Oggi dobbiamo lottare per la natura, al fine di salvare il minimo di salute terrena necessaria all’innesto del soprannaturale” [Gustave Thibon, Ritorno al reale]

In questa calda, troppo calda estate italiana, emergono sempre nuove emergenze: alcune vere, altre false, donde vere e false situazioni da affrontare e risolvere.

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Frenesia USA: quanti vogliono l’Armageddon?

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Risultati immagini per ArmageddonSegnalazione di Federico Prati

di Maurizio Blondet

L’accordo raggiunto dalla Casa Bianca con l’Iran sulla rinuncia iraniana alla bomba nucleare? “Dobbiamo sentirci privilegiati, perché questo prova che sono iniziati i Tempi Ultimi”: lo ha detto Michele Bachmann, una ex deputata del Minnesota e figura di spicco del Tea Party, intervistata dalla radio evangelica nel programma “Understanding the Times” (Capire i Tempi). La signora Bachmann ha spiegato che Obama ha adempiuto la profezia di Zaccaria (12.3): “Quel giorno, quando tutte le genti saranno adunate contro Gerusalemme, io farò di essa una pietra inamovibile. Tutti coloro che proveranno a sollevarla si faranno male”.

“I profeti hanno desiderato di vedere questi giorni; io e voi abbiamo il privilegio di viverli”. Molto presto, ha aggiunto  la signora,  “le armate celesti” di Dio metteranno fine a questo mondo. Non agli Stati Uniti però: l’eroico sforzo dei repubblicani al Congresso per far fallire l’accordo con l’Iran ha ottenuto di risparmiare l’America dall’ira di Dio. Il conduttore della trasmissione, Jan Markell, ha assentito: “Fare cose come queste contro la terra dell’Alleanza di Dio ha conseguenze, orribili conseguenze. Aggiungiamoci altre cose, come la decisione della Corte suprema di giugno e una quantità di altre cose…non è solo che il Giudizio viene, il Giudizio è già qui”. Continua a leggere

Segnalazione libraria: GRANDE GUERRA: LE RADICI E GLI SCONFITTI

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Segnalazione Edizioni Il Cerchio

GRANDE GUERRA: LE RADICI E GLI SCONFITTI
Europei, Cattolici, Operatori di pace.

Autori: Cardini F.; Agnoli F.M.; Dal Grande N.; Pedrone L.F.  Edizione: Il Cerchio,
Collana: Gli Archi, pagine 152,
€ 16,00.

Link diretto per l’acquisto on-line:
http://www.ilcerchio.it/grande-guerra-le-radici-e-gli-sconfitti-europei-cattolici-operatori-di-pace.html

A cent’anni di distanza dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, questo volume pone l’attenzione sui temi di più recente indagine, in passato eclissati dagli aspetti militari e politici dell’evento. Magistralmente introdotto con una brillante analisi sulle cause del conflitto da Franco Cardini, l’opera spazia dal dramma dei profughi e rifugiati alle prime forme di assistenza del diritto internazionale sino alla trascurata figura di Benedetto XV e al suo impegno per la pace. Lontano dalla retorica trionfante, il vero volto della Grande Guerra.

INDICE: CARDINI F., “Tramonto dell’occidente”, finis Europae o uccisione della pace? – PEDRONE L.F., L’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario dei conflitti armati nella guerra 1914-18 – DAL GRANDE N., I vincitori che persero tutto: profughi, internati e occupati – AGNOLI F.M., Benedetto XV: un italiano in guerra per la pace.

AUTORI:

FRANCO CARDINI, Directeur de recherches nell’École des Hautes Études Sociales di Parigi e professore emerito di Storia Medievale presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane/Scuola Normale Superiore. Per Il Cerchio ha pubblicato, tra gli altri,L’apogeo del medioevo. I secoli XII-XIII (2001), Le crociate in Terrasanta nel medioevo (2003), L’invenzione dell’Occidente(2004), La globalizzazione. Tra nuovo ordine e caos (2005) e Testimone del tempo. Ritorno a Coblenza (2009).

FRANCESCO MARIO AGNOLI è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1986 al 1990 e Presidente della II sezione della Corte d’Appello di Bologna; collabora con diverse riviste e per Il Cerchio ha pubblicato, fra gli altri, Le insorgenze antigiacobine in Italia 1796-1815 (2003); Il giacobino pentito. Vita, morte e battaglie del generale Giuseppe La Hoz(2009); Scristianizzare l’Italia (2011).

NICOLÒ DAL GRANDE (Montecchio Maggiore – Vi – 9 maggio 1983), storico e saggista. Dal 2012 segretario nazionale dell’Associazione Culturale Identità Europea e collaboratore dal 2015 della rivista online Domus Europa (www.domus-europa.eu). Per Il Cerchio ha pubblicato Il Risorgimento italiano (2013).

LUIGI FRANCESCO PEDRONE, ufficiale a riposo della Croce Rossa Italiana, saggista. Ricopre l’incarico di responsabile regionale Lombardia dell’Associazione Culturale Identità Europea.

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Il terrorismo sionista

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Risultati immagini per terrorismo sionistaA cura e su segnalazione di Federico Prati

SINTESI STORICA ESSENZIALE PER LA COMPRENSIONE DEL DOCUMENTO

Al declino dell’impero Ottomano, a partire dal 1880, gruppi di ebrei europei emigrarono in Palestina dove stabilirono alcune colonie. Fondarono il movimento Sionista, da cui presero il nome di sionisti.
Nel 1914, gli immigranti sionisti in Palestina erano 85.000, gli arabi musulmani e cristiani erano 500.000, ai quali si aggiungevano gli ebrei cosiddetti Ottomani (già presenti da tempo in Palestina e perfettamente integrati).
Nel 1916 le potenze europee siglarono l’accordo di Sikes-Picot: si trattava del piano alleato per dividere l’impero Ottomano (in disfacimento). Gli inglesi di fatto divennero la potenza coloniale in Palestina.
Nel 1921 cominciarono gli scontri fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 morti arabi).
Nel 1922 l’Inghilterra ricevette dalla Lega delle Nazioni il Mandato per la Palestina.
I rapporti fra arabi e sionisti si deteriorano, e nel frattempo le tensioni vengono peggiorate dalla ulteriore ondata di immigrazione di ebrei che fuggono dalla furia genocida di Hitler.
Cominciano le proposte inglesi di formazione di 2 Stati separati. Esse scontentano sia gli arabi che i sionisti, e le violenze nel frattempo aumentano. È a questo punto che i sionisti si organizzano in gruppi di guerriglia. Continua a leggere

[EDIZIONI RADIO SPADA] Finalmente in arrivo “Nella profezia di Fatima il mistero dell’altra Roma”, di Arai Daniele con postfazione di Matteo Castagna

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LIBRO ARAI

TITOLO: Nella profezia di Fatima il mistero dell’altra Roma

SOTTOTITOLO: “Vae, vae, civitas…” (Ap XVIII)

AUTORE: Arai Daniele

POSTFAZIONE: Matteo Castagna (Christus Rex)

BREVE INTRODUZIONE: “L’anima cattolica rivolta a Fatima per capire l’ora che viviamo può solo farlo seguendo quel naturale senso di stupore che, come inse-gnava Aristotele, è la vera guida alla saggezza. Capirà allora che Fatima è un altro gran segno della soavità divina, dato per lenire le profonde contraddizioni umane che viviamo. È segno soprannaturale nella sa-piente sequenza di altri che, in ogni tempo e luogo, furono offerti a noi per guidarci attraverso i labirinti della vita.
La Sacra Scrittura è storia di questi segni dati a tutti, agli Ebrei come ai Niniviti, ai re come agli schiavi, in una sequenza secolare, di colle in colle e da profeta a profeta, che guidavano all’avvento del Segno supremo: il Verbo Incarnato. E il segno di Betlemme fu visto da re saggi di paesi lontani come dai pecorai dei dintorni.”

INFORMAZIONI SULL’AUTORE: La singolarità dell’autore di questo lavoro, Arai Daniele, è di non essere né uno scrittore di mestiere, né uno studioso accademico, ma un comandante d’aviazione civile. Nato a San Paolo il 13 maggio 1934, ha studiato nel Collegio San Luigi dei Gesuiti. Tra gli studi all’Università di Fisica e l’aviazione ha seguito questa carriera per ragioni contingenti, che lo ha condotto da giovane dal Brasile ai cieli di tutto il mondo. Ma il pilota, nello scontro con la dura realtà della vita e della morte, come padre di famiglia, si sentì richiamato alla Chiesa della sua giovinezza. Lì, tuttavia, ha trovato un porto desolato da devastazioni descritte dai profeti. Nella difficoltà di trovare un ritorno sicuro, prese la direzione luminosa di Fatima. Questo è il percorso che segue da allora, scrutando il suo profetico messaggio di pace e di salvezza, tralasciato per oscuri disegni. Lo segue, moltiplicando scritti, conferenze in vari paesi e lingue. Ha collaborato col la rivista «Permanência» di Gustavo Corção a Rio, col «sì sì no no» di Don Putti e «Chiesa Viva» de Don Villa, e «Roma» di Buenos Aires. Ma considera la sua missione principale quella di aver collaborato strettamente con i Vescovi Antônio de Castro Mayer e Marcel Lefebvre.
Oltre ai molti scritti di natura religiosa e storica, il Daniele ha pubblicato in portoghese il libro «Entre Fátima e o Abismo», (Ed. Excelsior, 1988, SP), presentato da Sua Ecc. Mons. Castro Mayer, con un’importante dichiarazione sulla naura di Fatima. Inoltre, ha pubblicato in italiano «L’Eclisse del pensiero Cattolico», Ed. Europa, Roma, 1996 e in francese «L’Esprit désolant de Vaticano II», presentato da Malachi Martin, Ed. Delacroix, Dinard, 1997. Altri lavori, tradotti anche in inglese, attendono pubblicazione. L’Autore vive ad Aljustrel, Fatima.

INDICE:

Introduzione. Segreto di Fatima o Mistero vaticano?
I parte. L’ora provvidenziale della «Profezia di Fatima»
1 – Benedetto XV: il Papa a cui Maria rispose
2 – L’accordo del «Segreto di Fatima» con il Papa e con la Fede
3 – Pio XI: il Papa che Maria predisse
4 – Fatima e il «Re di Francia» nella Rivoluzione
5 – Pio XII: il «Papa di Fatima»
II parte. La Profezia ignorata, il Pastore colpito e la città demolita
6 – Il «Terzo Segreto» si accorda col Vangelo?
7 – Appello di Fatima o del «mondo migliore»?
8 – Il «Nuovo Giona» e la Sfinge dell’altra Roma
9 – Il «Terzo Segreto», Suor Lucia e l’alienazione di Fatima
10 – Il «Segreto» aiuta nella difesa della Fede?
Postfazione di Matteo Castagna
Bibliografia e abbreviazioni

PAGINE 260 formato A5

© 2015 Edizioni Radio Spada

ISBN 9788898766178

PREZZO: €19,90 + spese di spedizione

Prenotabile tramite email a edizioniradiospada@gmail.com

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“Il faro di Mussolini”, libro di Alberto Alpozzi

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FARO MUSSOLINI 2

Segnalazione Quelsi

by Girolamo Minotto

Il libro “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi ha indubbiamente un titolo forte ma il sottotitolo chiarisce il contenuto: “L’Opera coloniale più controversa e il sogno dell’Impero nella Somalia Italiana. 1889-1941”. Si tratta di un’opera di ricerca storica quasi monumentale: racchiude in se circa 150 di storia mondiale ed europea con particolare attenzione agli accadimenti dell’Africa Orientale a partire dal 1869, quando venne inaugurato il canale di Suez e l’Europa intera iniziò a guardare all’Africa, quegli anni di pre-colonialismo di cui nessuno ha quasi mai voluto parlare e raccontare. Una storia avvincente che si fa leggere tutta d’un fiato in un crescendo di curiosità e aneddoti storici corredata da centinaia di immagini fotografiche mai pubblicate prima d’ora. Centinaia sono anche i personaggi storici citati: da Giuseppe Verdi al Kaiser Gugliemo I, dal Re Carlo Alberto ai Rothscild, da Cavour a Theodore Roosevelt, da Mazzini alla Regina Hastscepsut, da Arthur Rimbaud alla Regina di Saba, da Graf von Zeppelin a Roald Amundsen e Umberto Nobile, da Adolf Hitler a Robert Capa, dal Sultano Osman Mahamuud a Eiffel e tutti collegati tra loro per raccontarci una storia inedita: quella del faro Francesco Crispi, eretto dagli italiani nel 1924 sulla punta estrema del Corno d’Africa a protezione della navigazione internazionale.

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La venuta dell’Anticristo: un interssante testo con spunti su cui riflettere

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Segnalazione di Federico Prati

La Venuta dell’Anticristo

di David J. Engelsma

(Da: The Standard Bearer, Volume 71 – n. 9)

Anche se Gesù non usa la parola precisa, non vi può essere dubbio che al verso 24 di Matteo 24 Egli esponga la verità riguardante l’Anticristo: “Perchè sorgeranno falsi cristi, e falsi profeti, e mostreranno grandi segni e prodigi, fintanto che, se fosse possibile, essi ingannerebbero perfino gli eletti.” Gesù insegna che un altro segno della fine del mondo sarà la venuta dell’Anticristo.

Che Gesù si riferisca a quello che la chiesa ha sempre chiamato “Anticristo” è evidente, primo, dal fatto che “falsi cristi” è lo stesso che “anticristi.”

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La famiglia è il più grande nemico del mercato globale. Per questo la odiano

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Risultati immagini per contro il mercato globaleSegnalazione di Federico Prati

di Benedetta Scotti

(cinquepassi.org) – Nella biblioteca di una nota scuola di business un giovane universitario compila nervosamente il suo Curriculum Vitae. Appena sotto il proprio nome ha aggiunto: “celibe”. Incuriosito, un amico gli domanda il perché di quell’informazione specifica. Il giovane, come sorpreso dall’ingenuità della domanda, replica che spera, in tale modo, di aumentare le chances di essere assunto: “Se non hai famiglia, l’azienda sa che sei più flessibile in termini di orari e di spostamenti. Così hai più possibilità di essere selezionato”. Risposta emblema di quella mutazione socio-economica che potremmo riassumere così: dal “tengo famiglia” al “non tengo famiglia”. Da principio e fine dell’agire economico a deprecabile fardello e impedimento.
Con un’affermazione forse ardita, potremmo dire che oggigiorno la famiglia, economicamente intesa come prima scuola di solidarietà e di ponderato uso delle risorse, è un elemento eversivo, nel senso che è estranea ai meccanismi che regolano il mercato globale. Infatti, la naturale propensione al risparmio e la struttura solidaristica del focolare domestico mal si conciliano con un sistema economico costruito su una spesa consumistica senza limiti e fondato su uno spirito di competizione esasperante. Inoltre, i tempi e le logiche della vita familiare sono incompatibili con i – troppo spesso – massacranti ritmi di lavoro imposti dal mercato, da accettare docilmente pena il benservito per mancanza di competitività. Come suggerisce l’episodio (reale) del giovane studente alle prese con il curriculum, in Occidente il non tenere famiglia è divenuto un vero e proprio vantaggio competitivo. Ma come si è potuti arrivare al “non tengo famiglia”? Continua a leggere

RISPOSTA A SUA ECC. REV. MONS. RICHARD WILLIAMSON SULLA TESI DEL PAPA ERETICO

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Risultati immagini per sede vacantedi Fra’ Leone da Bagnoregio

Vogliamo premettere che non si vuol insegnare ad un vescovo la sua funzione, in quanto come vescovo è parte integrante della “chiesa docente”, ma quando si constatano certe incongruenze e certe palesi omissioni è dovere anche dell’inferiore precisare e riprendere anche un superiore per il bene delle anime e per amore della verità ed è ciò che ci accingiamo a fare.

Sono apparsi recentemente due “commenti” (n. 405 e 407) di Mons. Richard Williamson, intitolati “Buon senso sulla sede vacante” nei quali il vescovo espone le argomentazioni formulate da Giovanni di San Tommaso relativamente all’eresia del papa, questa teoria è stata seguita principalmente dai domenicani, ma anche da altri teologi, ma le opinioni sul papa eretico si possono ridurre a cinque e non solo a quella riportata da Mons. Richard Williamson e sono le seguenti:

1°) Il Papa non può cadere nell’eresia. Difesa da molti te­ologi, che però quasi tutti pre­cisano, con S. Roberto Bellarmino, che nel caso do­vesse cadere in eresia cesse­rebbe d’essere papa “ipso facto” poiché “chi è fuori della Chiesa non può esserne il Capo”.

2°) Per la sua eresia, il Papa non perde mai il pontificato. Difesa da un solo Teologo (Bouix) e confutata da molti teologi. Continua a leggere

Immigrazione: Gad Lerner vs Leopardi

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Segnalazione Quelsi

by Helmut Leftbuster

Gad-Lerner-giornalistaSecondo Pirandello non era indispensabile trovare l’assoluto fra due punti di vista; e gli si potrebbe anche dar ragione, a patto però di riconoscere ad entrambi i punti di vista la medesima dignità di partenza.
Invece, sul tema “immigrazione”, pietra dello scandalo dei nostri tempi, si santificano i “pro” e si criminalizzano i “contro” ancor prima d’averci ragionato sopra, e, nel mentre, anziché optare per strategie neutre e prudenti, si spalancano le porte della Casa comune, i confini nazionali, a miriadi di pasciuti sconosciuti meritevoli solo di non aver nemmeno bussato.

Osservandoli bene, però, gli attuali profeti dell’immigrazionismo non vedono tra le proprie file alcuna trasversalità democratica: sono un manipolo di “pensatori”, attori, giornalisti e politici di quella sinistra-chic che, anche volendo, mai potrebbe rinunciare al dogma del “privilegiare il diverso”, dopo averne fatto un mantra elettorale destinato a portarle sempre più voti e consensi soprattutto man mano che gli immigrati acquisteranno la cittadinanza.

Secondo costoro “l’immigrazione deve farsi progetto perché senza di essa non c’è né ripresa né risorgimento”.
Ma che frase è? Che cosa significa? In quali precedenti storici, sociologici, logici trova conforto una simile astrusità?

E quanta capricciosa arroganza c’è in questi pensatori nel momento in cui, dopo aver espresso la propria opinione, non accettano le conclusioni tratte in proposito dal Pubblico amministratore che agisce in contrasto con le loro idee, decidendo così di ricattarlo col broncio come farebbe un bambino a cui si negasse il lecca-lecca.

Ebbene, vediamo ora chi c’è dall’altra parte del ring dialettico: anzitutto tanta gente stufa delle manifeste controindicazioni del “cosmopolitismo”, ma che, ammutolita dal terrore di essere definita “razzista”, resta silente, pur non per questo divenendo inesistente.
Certo, andrebbe aiutata ad essere consapevole del proprio diritto costituzionale a dissentire, ed a questo stanno provvedendo i pochi veri anticonformisti rimasti a sfidare la censura politicamente corretta (citiamo Povia e Ruggeri, ma non sono i soli) che tentano in tutti i modi di svelare il “Re Nudo” che si cela dietro il carrozzone buonista.

Ma soprattutto ci sono grandi voci dal Passato: un certo Giacomo Leopardi scriveva:
“Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe piú cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu piú patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto ” (Leopardi, “Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura”, Firenze, Successori Le Monnier, 1898, pp. 457-8.)

Con chi stare, dunque, con Gad Lerner e Manconi, o con Leopardi? Anzitutto bisognerebbe saper stare con la propria testa; e poi bisognerebbe ricordarsi che il Passato è come un genitore, un adulto che ha già vissuto ciò che il giovane vive per la prima volta, iniziando dai traumi, dagli abbagli e dalle delusioni. L’Adulto non deve impedire al Giovane di compiere le proprie cadute con le proprie gambe; ma nemmeno il Giovane può essere così stolto da disattendere gli insegnamenti derivanti dalla migliore scrematura delle esperienze storiche che l’Adulto può e deve tramandargli.

Quindi, chi oggi pensa di trovare soluzioni epocali tirandole fuori dal cilindro di dottrine che hanno ancora il mocciolo al naso, non rischia di farsi male solo a proprie spese, ma mette in gioco il destino di tutti: e questo è inammissibile.

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