La paura di vivere e la gabbia della salute

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Ma torneremo o no alla libertà e alla democrazia di prima della pandemia? Torneremo, e quando e come, alle piazze gremite e al lavoro in ufficio, agli alunni a scuola e agli studenti all’università, al volto scoperto e alle relazioni affabili? O le mutazioni intervenute negli ultimi tre mesi hanno cambiato definitivamente il nostro sistema di vita, di lavoro, di studio, di ricreazione e di cittadinanza, hanno imposto dopo le gabbie salariali le gabbie della salute?

O per essere più malpensanti, le restrizioni imposte nel nome della pandemia verranno estese e applicate per cambiare definitivamente i nostri rapporti umani e produttivi e per renderci più docili al potere politico e tecnocratico, scientifico e sanitario, economico e finanziario? L’estensione sine die della scuola a distanza, oltre a distruggere l’essenza comunitaria della scuola e il rapporto vitale tra docente e discente, vuole in realtà formare nuove generazioni per il lavoro da casa, lo smart working, più conveniente per le aziende, meno dispendioso e dispersivo, con la riduzione dei dipendenti a monadi, lontane da ogni aggregazione sociale, sindacale, culturale e conviviale e non più in grado di distinguere tra pubblico e privato, tra tempo libero e tempo lavorativo, tra casa e caserma? E quanti meccanismi di controllo e di prevenzione verranno usati oltre il tempo della misura sanitaria ed eserciteranno una più capillare sorveglianza sui cittadini, le loro preferenze, i loro consumi, la loro tracciabilità negli spostamenti? E la vaccinazione obbligatoria, che si ipotizza, non è una forma di controllo inquietante sulla libertà, la salute e il dominio di una tirannide farmaceutica, come sempre giustificata a fin di bene? Tutto questo non vi ricorda il comunismo che per fondare la società perfetta, la società migliore, per imporre un futuro migliore, un uomo nuovo e una società nuova, era poi costretto a usare tutti i mezzi di controllo e di repressione, fino alla deportazione e al genocidio?

Uno sciame di domande che in realtà compone un mosaico di inquietudini. A volte si ha l’impressione che si sia instaurato un dispositivo economico-sanitario che nel nome della paura – antica fonte di ogni potere, soprattutto dispotico – genera una forma di totalitarismo applicato a una società molecolare di massa. L’idea che col virus dovremo convivere, che prima o poi ritorna, o ne arriva un altro, in forme inedite e perciò nuovamente pericolose, si associa alla raccomandazione ossessiva di questi mesi: non abbassare la guardia, tenere alta la vigilanza. Ovvero traduci: non tornare alla normalità e alla libertà, far perdurare all’infinito questo stato di emergenza, isolamento e restrizione.

A chi giova tutto questo? Chi ci guadagna in questa situazione? Chi resta al potere, con l’alibi dell’emergenza. Chi vende prodotti farmaceutici, programmi di controllo, strumenti tecnologici di sorveglianza, o altre linee di prodotti, anche ideologici, anche pseudo-medici, fino ai libri dei virologi-star, onnipresenti e ben remunerati. Insomma chiunque speculi su questa situazione e tragga vantaggio dal suo perdurare. Chi detiene in queste condizioni un potere vasto, fino al potere di vita e di morte, sulla popolazione, ha tutto l’interesse a rendere permanente, cronica la situazione in cui siamo stati proiettati dalla pandemia. Il fatto che la Cina, un regime totalitario che mescola mercato, profilassi e comunismo, sia diventato il modello di riferimento, rende ulteriormente inquietante la situazione in corso.

Provo allora a riassumere i tratti della nuova umanità che si profila, in cui tutto ciò che pareva una tendenza diffusa ma privata, individuale, diventa invece sistema e modello sociale: 1) La solitudine globale dei cittadini, connessi ma isolati, collegati ma dissociati, separati dalla distanza di sicurezza. 2) La prigione senza muri, ovvero la libertà limitata già al suo interno, svuotata da dentro, in cui il rifiuto è introiettato nei comportamenti singoli come forma di precauzione per sé e per gli altri; una libertà negata nelle sue elementari funzioni ed espressioni, totalmente dissociata dalla natura, dalla realtà, dalla storia. 3) la riduzione dell’esistenza a nuda vita da preservare ad ogni costo, sorvegliata da un biopotere che costringe i cittadini-utenti-pazienti a rinunciare a qualsiasi cosa possa mettere in pericolo la nuda vita, anche se necessaria all’intelligenza, all’anima, alla vita sociale e comunitaria del cittadino. 4) La sostituzione della religione e del sacro con la tecnica e la sanità, con la relativa ospedalizzazione universale. Giorgio Agamben ha scritto riflessioni sacrosante sulla religione medica combinata al capitalismo globale, che si sostituisce alla religione vera e propria, con la complicità della medesima; e propone e poi impone una prassi della salvezza terrena, rispetto a cui ogni altra fede, cultura, convinzione cade in secondo piano, fino a essere sospesa e revocata nel nome assoluto della prima.

Servirebbe a questo punto una nuova ondata di ateismo nei confronti del nuovo dio, la Sanità, o meglio del sistema totalitario, prodotto dall’incrocio tra ideologie egualitarie, capitalismo tecnologico e controllo farmaceutico; fondato sul timor di Dio (la paura del contagio), la salvezza di vite umane anche a costo di perdere ogni ragione di vivere.

Naturalmente nulla è scritto in partenza, la minaccia può perdere forza e sgonfiarsi lungo la strada, come accade ai virus; il futuro è aperto a ogni soluzione, al trionfo del Biopotere o di chi vi si oppone. L’uomo è mortale ma non s’ingabbia.

MV, Panorama n. 25 (2020)

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La paura di vivere e la gabbia della salute

L’ANTIRAZZISMO DELIRANTE (E MILITANTE)

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A forza di somministrare massicce dosi di antirazzismo virale sparse a piene a mani su e giù per l’Occidente, si raggiungerà finalmente l’obiettivo voluto, cercato con bramosia dai sacerdoti del pensiero unico dominantein servizio permanente effettivo: la desertificazione del pensiero, lo stampino perfetto per creare l’uomo instupidito del domani. Siamo alla lobotomia 2.0.

L’onda delle proteste che arrivano da Oltreoceano in seguito alla morte di George Floyd, l’afroamericano 46enne ucciso a Minneapolis, ha assunto le dimensioni di uno tsunami. Spazzato via anche il pluripremiato “Via col vento” dai cataloghi della Hbo in quanto plastica rappresentazione di “pregiudizi razzisti”. Ma non basta, scrive Il Giornale, perché “nella nuova serie Looney Tunes Cartoons, che sarà trasmessa nel nuovo servizio video in streaming di Warner Media, non ci saranno più armi da fuoco: la decisione è stata anticipata da Peter Browngardt, produttore esecutivo di Hbo che ha rivelato al New York Times come la scelta sia stata presa in risposta alle storie di violenza armata quotidiane e al crescendo delle tensioni in strada dopo l’omicidio di George Floyd. Vi ricordate Taddeo, il cacciatore di Bugs Bunny che nella serie originale si chiama Elmer Fudd? Nella nuova serie Hbo Taddeo sarà un cacciatore senza fucile, per non turbare la sensibilità dei politicamente corretti – come se le violenze negli Usa dipendessero dal simpatico e impacciato cacciatore. Un altro personaggio chiave della serie che rischia seriamente di essere disarmato è il ‘pistolero’ Yosemite Sam, che forse dovrà dire addio alle sue mitiche pistole”.

La follia comunque sembra essere senza soluzione di continuità, e infatti anche degli innocenti cioccolatini vengono fatti sparire dai supermercati di una catena svizzera perché il nome, udite udite, cozza contro la sensibilità di chi vomita menate propagandistiche prima e dopo i pasti. Insomma, “I moretti”, un nome inequivocabilmente terrificante per chi brinda con calici che traboccano sangue e ipocrisia, i cioccolatini che dal dopoguerra vengono prodotti dalla Dubler, dovranno scomparire dagli scaffali della grande distribuzione elvetica. A questo punto va bene tutto; è tutto lecito in questa follia ideologica spazio-temporale e allora non ci sarà da stupirsi se da qui a breve verranno ammainate anche le bandiere della Sardegna. Potrebbe essere un nuovo must: via i Quattro Mori. Hai visto mai che qualcuno possa offendersi.

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http://opinione.it/societa/2020/06/12/stefano-cece_antirazzismo-usa-pensiero-unico-politically-correct-floyd-looney-tunes-quattro-mori/

LA VIA DEGLI UOMINI: LE MILIZIE STATUNITENSI CONTRO L’ONDATA ANTIFA

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Di Marco Tuccillo

La Via degli Uomini è il libro di Jack Donovan (figura di importante rilievo nell’Alt-Right nonostante la sua bisessualità) che tratta in maniera decisamente interessante la società degli uomini, il loro arcaico ma fondamentale spirito comunitario che si riconosce nella “gang” (termine utilizzato per identificare la squadra di uomini, la crew, la tribù, il clan o comunità) e come questa visione sociale, in parte civilizzatrice e pienamente identitaria sia minacciata dalla società moderna capitanata dall’armata arcobaleno e i suoi gendarmi: antifascisti, liberal, anarchici, femministe, mondo LGBT, progressisti, radical chic e tutto l’organo mondialista.

Lo scontro culturale, sociale, politico e identitario descritto da Donovan si sta palesando in questi giorni nelle strade degli Stati Uniti d’America a causa delle proteste susseguitesi all’assassinio di Floyd. Infatti da una parte della barricata abbiamo l’ondata dei facinorosi: esteticamente discutibile, priva di valori, odiatrice della propria gente, organizzata in modo barbarico e al contempo piagnucolona e ipocrita; dall’altra, invece, abbiamo le milizie di auto-difesa americane che possono essere rappresentate in questo modo: comunitarie, colme di valori, spirito di gruppo e senso di appartenenza. La differenza tra le due squadre sul campo è palese e rappresenta due differenti visioni del mondo, una perversa e distruttiva l’altra guardiana ed ancestralmente europea.

I patrioti statunitensi non hanno perso tempo nell’armarsi e scendere in strada per difendere la propria comunità dagli attacchi dei “selvaggi invasori”, ripercorrendo le tappe della genetica dell’uomo che si eleva quando in pericolo vi è la propria gente e la propria terra. Gli esempi che ci giungono dall’America, in questo pessimo clima da pseudo guerra civile, ci fanno ricordare cos’è davvero un “UOMO” e non la visione che ne vogliono dare i mondialisti, completamente snaturata e femminilizzata in maniera tale da trasformarla in innocua e completamente asservita ai diktat totalitari del mondialismo.

Gli europei riprendano vigore dalle milizie statunitensi e si adoperino per vivere di azione abbandonando sterili sofismi, salotti e teorie anacronistiche dannose per la lotta alla globalizzazione.

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LA VIA DEGLI UOMINI: LE MILIZIE STATUNITENSI CONTRO L’ONDATA ANTIFA

E se domani i sovranisti…

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E dopo? Quando cadrà il peggior governo della repubblica nel peggiore momento della sua storia, che succederà? La paura della pandemia ha dato fiato e consenso al Conte Vanesio, che ha monopolizzato l’informazione tra show, raggiri e promesse. Ma quando salterà la marea di aspettative generate nel paese, l’Italia fuggirà dal grillosinistrismo e cercherà vie alternative di salvezza. Le opposizioni dovranno giocare la loro partita. Intanto il 2 giugno scenderanno in piazza.

Attualmente è in calo il consenso per Salvini, peraltro compensato dalla crescita di Giorgia Meloni, apparsa più lineare. Salvini ha mutato look e tono, ma è come appannato, buca meno, logorato all’opposizione, penalizzato dal distanziamento mediatico e dallo spostamento dei temi dai suoi cavalli di battaglia. E ha un alleato come Berlusconi che a fasi alterne si separa e si unisce ai sovranisti.

Già, i sovranisti, sono loro il rimedio, l’alternativa? Seguendo il realismo disincantato di Indro Montanelli ne condivido la premessa: la destra ideale non combacia con quella reale. Ma lui poi consigliava di turarsi il naso e votare per la Dc o negli ultimi tempi per il centro-sinistra. Io invece, condivido la premessa e la sfiducia, ma con lo stesso realismo paragono le offerte disponibili e preferisco quel che passa il convento meno lontano anziché passare all’altro convento o addirittura alla moschea… Virare dall’opposizione culturale e morale al sostegno all’establishment vigente sarebbe più vantaggioso per chi lo fa ma non per l’Italia. Se vuoi essere accettato pur essendo “di destra” devi premettere che la destra migliore è quella morta, perdente, minoritaria, impossibile. Appena una destra ha qualche possibilità di vincere, devi subito schierarti contro se vuoi sopravvivere e figurare tra i presentabili. Ieri dovevi schierarti contro Berlusconi, oggi contro Salvini; ieri dovevi sputare sulla destra in campo, oggi sul sovranismo; dissociandoti da loro avrai qualche profitto. Per quel che mi riguarda, non fui berlusconiano ieri ma dovendo scegliere tra il suo centrodestra e i suoi nemici, turandomi naso, orecchio e gola preferivo il suo centrodestra. Oggi direi lo stesso con Salvini, Meloni e Forza Italia, quando c’è.

Lo stesso ragionamento farei per Trump e altri sovranisti lapidati dai media: non mi piace affatto ma se devo scegliere tra lui e i suoi nemici – poteri global, clan famigliari, progressisti del politically correct – preferisco Trump (et similia).

Reputo fatua e falsa l’argomentazione che usano contro i sovranisti per smontarli: ma non vedete – dicono – che ogni sovranista pensa solo ai suoi interessi nazionali ed è pronto a ostacolare i sovranisti della porta accanto? Vero, verissimo ma – pensate un po’ – la stessa cosa avviene tra governi che sovranisti non sono ma si dichiarano europeisti, alleati e sodali. La Germania o la Francia per esempio, cosa credete che facciano se non i propri interessi nazionali? Non si dichiarano sovranisti ma lo sono come e più degli altri, anzi esercitano il loro sovranismo anche come egemonia europea. Così la Cina e il resto del mondo. Anche a non essere sovranisti, siamo comunque facile preda del “sovranismo” altrui, palese o nascosto. E ancor più siamo vittime del sovranismo di grandi potenze che si chiamava imperialismo.

So bene quanta velleità ci sia nel sovranismo nostrano, quante declamazioni inconsistenti o impraticabili, quanti temi da piazza ma non da governo; però l’alternativa è il grillocomunismo con la mascherina contiana, il berretto cinese e il pagliaccetto europeo. Con realismo scelgo il guaio minore.

Giorni fa lanciai un disperato appello per un governo di persone serie. Molti mi hanno chiesto: d’accordo, ma chi sono, dove sono le persone serie? Non faccio nomi, dico solo che dobbiamo cominciare la ricerca partendo da quel requisito. E selezionando tra governatori, sindaci, esempi positivi, eccellenze, in ogni campo. Invocare persone serie vuol dire due cose precise: squalificare come abusivi i figuranti e cialtroni del vigente governo; e stabilire un criterio di selezione fondato sulla serietà, prima che ogni altro criterio, appartenenza, ideologia. Serietà come affidabilità, credibilità prima che presentabilità. La serietà è sempre necessaria ma ora è questione di vita o di morte.

Mi auguro che si torni presto a votare, ma ne dubito. E mi auguro che Salvini e Meloni continuino a guidare i loro partiti anche in caso di vittoria. Continuino cioè a esercitare la loro leadership nelle piazze, a farsi tribuni del popolo nei media e nei parlamenti; ma si impegnino sin da ora coi loro partiti a individuare un premier e a cercare, trovare, indicare, una squadra di governo all’altezza del compito. Sacrificando nomenklature di partito, spartizioni e appetiti, proprio nel nome del realismo. Impresa difficilissima ma mi pare l’unica via d’uscita dall’incubo in cui siamo cacciati.

Se le “persone serie” scendessero da sole in lizza non avrebbero la maggioranza. E se i sovranisti volessero governare direttamente loro, a parte i dubbi sulla loro perizia di governo, non avrebbero il certificato di agibilità dall’Europa e dalle Istituzioni. Allora, per restare al realismo, la strada è questa: una maggioranza politica alternativa a quella presente che sostenga un governo dei migliori (non i tecnocrati).

Per farci accettare dal circo, invece, anche noi dovremmo alzare la zampa contro le destre reali nel nome delle destre impossibili, lasciando al comando lorsignori. No, meglio puntare con realismo e coerenza al bene sovrano dell’Italia.

MV, Panorama n.23 (2020)

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E se domani i sovranisti…

E la dittatura impose il reato di vivere

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L’Italia si avvia a diventare un regime totalitario temperato dall’inefficienza e dal ridicolo. Con la scusa della salute è stato introdotto il divieto di sbarco agli italiani in piazza, al bar, al ristorante, sulle spiagge; ora mitigato da libertà provvisoria, con la condizionale. I veri clandestini sono gli italiani, sorpresi a consumare all’aperto il più losco dei crimini: il reato di vivere. L’eversione ha un nome preciso: movida. Acchiappatelo, fa la movida. È pericoloso, ha un’arma in pugno, lo spritz.

Gli unici che hanno diritto di sbarco sulle nostre coste senza dover prenotare lo scoglio né il tavolo o stare a distanza regolamentare, sono i migranti, che è reato chiamare clandestini. Appena sbarcano ricevono la mascherina vanamente cercata dagli italiani per mesi. Difatti hanno ripreso a sbarcare in massa, incoraggiati dalle aperture dell’Italistan e dall’imam che si professa papa. In omaggio ai nuovi arrivati le nuove mascherine promesse dal floppista Commissario agli Interventi Immaginari, detto Arcuri, saranno burqa o chador; ma in virtù della parità dei diritti non saranno riservati alle donne ma estesi pure ai maschi e agli asmatici che così potranno soffocare liberamente per strada, nella loro anidride carbonica.

Dopo un’ottantena di reclusione ci è stata concessa l’ora d’aria, che è poi la tregua in corso. Gli italiani clandestini per strada sono stati regolarizzati dalla legge Bruttavecchia (simmetrica alla legge Bellanova sui migranti); ma col preciso avvertimento che saremo controllati, limitati, dovremo prenotare tutto, dal prete allo scoglio, dal barbiere al bar, fare i turni per respirare. Dovremo vivere separati, mai riuniti, il sesso solo se lo prescrive la Guardia Medica; c’è divieto di associazione come nei regimi totalitari, salvo quelle di stampo mafioso. Purché in bonafede. Il permesso provvisorio di vivere concesso ora potrà essere revocato da un giorno all’altro e comunque si sta già predisponendo il comitato accoglienza del covid-20, il nuovo virus annunciato per l’autunno, molto atteso dagli addetti ai lavori (forzati). Allora ci sarà una nuova stretta, appena varano il vaccino e il 5G, secondo i dettami di Colao-Tse-tung.

Intanto allo scopo di perseguire il reato di vivere, è stata istituita la Guardia del popolo, la guardia civile reclutata dai 5Stelle & Bandiera rossa tra i pasdaran del regime; il Servizio d’Ordine del Partito Grillo e Martello vigilerà sugli italiani come l’Ovra, Organizzazione Vigilanza Repressione Asintomatici.

Siamo diventati una succursale di Hong Kong, mitigata dalla nostra incapacità di pianificare la violenza di Stato (neanche quella funziona) in cui il dissenso in piazza è proibito, naturalmente per ragioni di salute; e una piccola, innocua manifestazione tricolore viene dispersa con uno spiegamento di forza che manco a Piazza Tienanmen; l’opposizione è perseguitata da associazioni di stampo mafioso e da magistrati collusi col potere ed è accusata a sua volta di agire per conto di potenze straniere e clan mafiosi. Si può tenere in cattività un popolo di 60milioni di italiani per più di due mesi ma non si può tenere su una nave, con tutti i comfort, alcune decine di scappati di casa, per una decina di giorni. Questo è sequestro di persona, quella è profilassi sanitaria.

Nella Repubblica Impopolare Filocinese la gente non ha soldi ma la verità, somministrata dell’Istituto Nazionale Propaganda Sociale, detto Inps, afferma tramite il suo satrapo chiamato Tridico perché ha tre narici, di aver “riempito di soldi gli italiani”. Ci governa un’imitazione scadente di totalitarismo prodotta in Cina e venduta a Zingaretti a prezzi gonfiati. L’emergenza a ogni livello – sanitario, previdenziale, giudiziario, ministeriale – viene guidata da un gruppo di persone d’estrazione grillosinistra, che risultano asintomatiche al test sull’intelligenza. Non ci sono neanche i più vaghi sintomi d’intelligenza, forse ne sono immuni. E sono così puri da avere spesso il curriculum immacolato, senza una voce, almeno decente. La tv di regime rispecchia perfettamente i requisiti indicati e offre l’immagine di un Paese felice di vivere sotto questa cappa totalitaria, che porta la foto di Conte nel portafoglio, adora la divinità Kasalino e segue gli ordini del regime, con poche infrazioni represse nel sangue delle multe. Seguono a ruota i giornaloni conniventi col potere per tirar su i profitti dei loro padroni anche sotto i pechinesi della Repubblica impopolare. Avallano le peggiori incompetenze, tacciono le peggiori nefandezze, appoggiano il peggior venditore di fumo al governo. Un po’ come fa, nel suo piccolo, Renzi.

La Lombardia è il loro Tibet, da reprimere e sradicare; all’uopo è stato allestito pure un giornale, la Piccola Vendetta Lombarda, che si occupa ogni giorno di spostare l’attenzione sul duo Fontana-Gallera, reputati la causa di tutti i mali.

Gli Stelle & Coronas guazzano nell’emergenza perché sospende ogni libertà e riduce il Paese a un asilo infantile per grillini; sospende i luoghi del sapere, dando un chiaro impulso all’estensione universale dell’ignoranza come prevede la loro costituzione; dispone dei cittadini come se fossero pupazzetti nelle mani del Pagliaccio, riduce la democrazia e la scuola, il lavoro e la vita a un video-collegamento con la Piattaforma del Grande Fratello o della Grande Sorella col rossetto (tipo Azzolina, per capirci).

Ridendo e scherzando abbiamo un regime comico-totalitario che per nostra fortuna funziona male. Appena aprono le frontiere ce ne andiamo. Oppure finiamola in fretta, dateci di corsa il Mes, ma a una condizione: che ci annetta all’Austria o alla Svizzera, alla Germania, alla Scandinavia o ai Paesi Bassi (e Loschi). La troika è troppo poco.

MV, La Verità 26 Maggio 2020

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E la dittatura impose il reato di vivere

Marcello Veneziani: «Vi spiego perché la sinistra è una cupola»

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«La sinistra è una cupola». Titolo ed incipit dell’articolo di Marcello Venezianisulla Verità sono da antologia. «La sinistra è un’associazione di stampo mafioso che detiene stabilmente il potere e lo esercita forzando la sovranità popolare, la realtà della vita e gli interessi della gente. Usa metodi mafiosi per eliminare con la rituale accusa di nazifascismo (o in subordine di corruzione) chiunque si opponga al suo potere. Si costituisce in cupola per decidere la spartizione del potere ed eliminare gli avversari, tutti regolarmente ricondotti a Male Assoluto da sradicare e da affidare alle patrie galere o alla gogna del pubblico disprezzo». Lo scrittore, filosofo ed editorialista va giù duro. La sua lettura di questa pagina deteriore di storia politica che stiamo vivendo si collega a un testo illuminante e dimenticato di Panfilo Gentile intitolato «Democrazie mafiose»: libro che, edito dalle Edizioni Volpe, ebbe poi una diffusione capillare dopo che  Montanelli lo elogiò sul Corriere della Sera.

Veneziani: «Ecco il metodo della sinistra»

Il giornalista e polemista Panfilo Gentile circa mezzo secolo fa anticipò con lucidità l’involuzione del sistema democratico e la trasformazione dei partiti in circuiti chiusi e autoreferenziali di stampo mafioso. Se avesse visto quanto sta accadendo oggi – con l’ esproprio del voto fino al disprezzo per la volontà popolare –  si  sarebbe ancora più convinto delle sue analisi. Per Veneziani la sinistra è ua «cupola» perché «si serve delle camorre mediatico-giudiziarie e intellettuali per imporre i suoi codici ideologici per far saltare i verdetti elettorali, per forzare il sentire comune e il senso della realtà, per cancellare e togliere di mezzo chi la pensa in modo differente. E si accorda con altri poteri tecnocratici e finanziari, per garantirsi sostegni e accessi in cambio di servitù e cedimenti: Mafia & Capitale. Metodi incruenti, ma di stampo mafioso -specifica nell’articolo –  e tramite forme paradossali: perché calpesta la democrazia e si definisce democratica, viola le leggi, perfino la Costituzione – sulla tutela della famiglia, sulla difesa dei confini, sul rispetto del popolo sovrano – ma nel nome della legalità e della Costituzione».

«La violenza del lessico della sinistra»

Il termine «Cupola» è forte, indubbiamente, ma Veneziani spiega che il lessico politico disinvolto e fuori misura non è un’invenzione sua, tutt’altro. E’ la sinistra che lo usa come una clava. Per cui l’unico metodo per fronteggare « in modo adeguato la violenza ideologica e propagandistica della sinistra» è rispondere col suo stesso lessico. Del resto, basta leggere come vengono definiti i sovranisti, chi ha a cuore la difesa dei confini, della famiglia, della religione: «È  trattato alla stregua di nipotino di Hitler, di nazista, di razzista. Accuse criminali, ma da parte di chi le rivolge, a vanvera, stabilendo un nesso infame e automatico tra amor patrio e xenofobia, difesa della civiltà e razzismo, amore della famiglia e omofobia», scrive Veneziani sulla Verità. E non dovremmo neanche difenderci di fronte a questi attacchi?, si chiede lo scrittore. E fa l’esempio dell’ «uso mascalzone dell’antifascismo che serve per isolare e interdire il nemico e poi nel nome della democrazia in pericolo per l’incombente minaccia della Bestia Nera, sono consentite le alleanze più ibride, senza limiti…». Sì, per tutto questo è giusto usare l’espressione «la sinistra è ua cupola», Veneziani è convinto: «è giusto alzare il tiro e accusare la sinistra tornata ancora una volta al governo senza passare dalle urne, di essere un’associazione di stampo mafioso, di pensare e agire come una cupola, di calpestare la gente e gli avversari con l’arroganza e la presunzione di essere dalla parte del Giusto da ricordare i più fanatici regimi comunisti… Dal Soviet alla Cupola». Applausi.

DA

https://www.google.com/amp/s/www.secoloditalia.it/2019/09/marcello-veneziani-vi-spiego-perche-la-sinistra-e-una-cupola/amp/

Il Grande Fratello Gov

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Trasmesso a reti unificate, il Grande Fratello Gov è un format televisivo con una potenza di fuoco talmente poderosa da essere riuscito a cambiare la vita praticamente a tutti diventando, in breve tempo, un caso di studio ovunque nel mondo. Per meglio comprenderne il fenomeno, vediamo insieme come funziona.

La selezione dei concorrenti

Trattandosi di un esperimento sociale sono stati presi i due partiti politicamente più distanti tra loro, quelli i cui rappresentanti, per intenderci, si scambiavano accuse e insulti talmente pesanti da arrivare, in alcuni casi, perfino in Tribunale. Da questi due soggetti politici, M5S e PD (acronimo, secondo Di Maio, di Partito Dibibbiano), sono stati selezionati 21 ministri, guidati dallo stesso presidente del consiglio che fino a qualche giorno prima era al governo insieme alla parte politica opposta al PD ovvero la Lega.

Una volta entrati a Palazzo Chigi, ministri e presidente sono stati lasciati liberi di governare l’Italia anche dopo l’arrivo del Coronavirus, che hanno dimostrato di saper gestire potendo far conto di dosi massicce di incompetenza, insicurezza e incoerenza, qualità imprescindibili per chiunque si assuma l’onere di guidare una nazione come la nostra.

Il regolamento

La finalità del gioco è quella di ridurre l’Italia nelle condizioni peggiori possibili, motivo per cui ognuno dei concorrenti è tenuto a dare il peggio di sé in qualsiasi ambito: dall’economia, al turismo, alla scuola, alla sanità per arrivare alle libertà individuali e collettive. Più danni si fanno e più aumenteranno le possibilità di rimanere a Palazzo Chigi.

Il tutor del presidente

Come si legge nel regolamento stilato da Beppe Grillo e approvato all’unanimità da lui medesimo, Giuseppe Conte sarà affiancato da un tutor che avrà il compito di supportarlo al fine di consentirgli di prendere le decisioni peggiori, soprattutto in termini di comunicazione. Scelta ricaduta su Rocco Casalino che, come vediamo da questo video, gode della fiducia incondizionata del fedele alleato di governo Matteo Renzi:

Il confessionale

Ogni volta che Rocco Casalino e Giuseppe Conte ne avranno voglia, quest’ultimo potrà recarsi al confessionale di Palazzo Chigi da cui, rigorosamente all’ora di cena, potrà rivolgersi agli italiani per fare promesse, annunci e proclami, anch’essi rigorosamente ad minchiam come tutto il resto dell’attività di non-governo.

Le prove

Tutti i concorrenti dovranno cimentarsi in prove molto impegnative, studiate appositamente per mettere a frutto le loro incompetenze: scrivere un decreto nella maniera più incomprensibile possibile, comunicarne le disposizioni in tempi e modi rigorosamente sbagliati, gettare il paese nel caos e affossarne l’economia sono soltanto alcuni esempi. C’è da dire che fino ad ora tutte le prove sono state superate brillantemente, compresa quella, oggettivamente difficile, di trasformare l’Italia in una sorta di regime autoritario in cui siamo indotti a sentirci dei ladri se ci sediamo su una panchina a leggere un libro e dove è vietato manifestare ed esprimere dissenso.

Supercalifragilistichespiralidoso

Dopo poderoso non potrà che essere questo l’aggettivo con cui identificare l’operato dei concorrenti di questa prima edizione del Grande Fratello Gov, poiché ne inquadra perfettamente la leggerezza con cui, provvedimento dopo provvedimento, stanno riuscendo nell’intento di risucchiarci tutti per strapparci dalla dimensione reale e risputarci nel loro mondo ideale: l’enorme set di un Grande Fratello globale, con 60 milioni di concorrenti rinchiusi in casa, guardati, ascoltati e giudicati. 24 ore su 24, senza nemmeno lo straccio di un televoto.

DA

https://www.orwell.live/2020/05/17/il-grande-fratello-gov/

Obamagate, una vendetta politica contro Trump

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Negli Usa esplode lo scandalo Obamagate. Il senatore Lindsey Graham, a capo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti e molto vicino al presidente Donald Trump, ha messo in dubbio l’operato dei funzionari dell’amministrazione Obama coinvolti nell’unmasking dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Michael Flynn, affermando che tale azione dovrebbe essere fatta solo per chiari motivi di sicurezza nazionale. “Ecco la preoccupazione: se non hai un motivo di sicurezza nazionale, stai fondamentalmente spiando un avversario politico”, ha detto il repubblicano della Carolina del Sud a Fox & Friends.

“Qual è il motivo della sicurezza nazionale per procedere con l’unmasking di Flynn? Non riesco a pensare a uno. Ma, credo, dato il loro comportamento, stessero cercando di sbarazzarsi di Flynn, e se hanno usato il nostro apparato di intelligence per agire fondamentalmente con una vendetta politica, questo è agghiacciante”.

Le dichiarazioni di Graham sull’Obamagate

Le dichiarazioni di Graham giungono dopo che sono stati rivelati i funzionari dell’amministrazione Obama che chiesero di “smascherare” l’identità di Flynn durante il periodo di transizione presidenziale.  L’elenco è stato declassificato nei giorni scorsi dal direttore dell’intelligence nazionale Richard Grenell e quindi inviato ai senatori repubblicani  Chuck Grassley e Ron Johnson, che hanno reso pubblici i documenti. L’elenco presenta figure di alto livello tra cui l’allora vicepresidente Joe Biden, oltre all’ex direttore dell’FBI James Comey, l’allora direttore della CIA John Brennan, l’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clapper e l’allora capo dello staff di Obama Denis McDonough. Graham sostenne che i principali funzionari dell’amministrazione Obama “odiavano” Flynn e volevano impedirgli di assumere l’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale di Trump.

Trump e l’ “Obamagate”: il presidente “festeggia” sui social

Donald Trump è un istintivo, sarà per questo che sembra quasi “celebrare” la sua vittoria contro il vecchio Deep State sui social network. Un Obamagate al giorno, o quasi, dal momento che il Tycoon da giorni non fa altro che ricordare il possibile coinvolgimento dell’ex-presidente addirittura nella montatura dello scandalo del Russiagate, allo scopo di emarginarlo, insieme a Michael Flynn, portando entrambi fuori dai giochi. Comincia da pochi giorni fa il “narcisismo trionfalistico” di  Trump su twitter, a urlare al coinvolgimento di Obama nel complotto contro di lui:

Decadono le accuse contro Flynn

Sono decadute ufficialmente tutte le accuse contro il tenente generale Michael T. Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump dal 20 gennaio al 13 febbraio 2017, tra le prime “vittime” dell’inchiesta sul Russiagate. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, il Dipartimento di Giustizia ha confermato poco fa che farà decadere tutte le accuse contro il primo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump. Nei documenti giudiziari depositati stamani, il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che sta abbandonando il procedimento giudiziario “dopo un’analisi ponderata di tutti i fatti e le circostanze del caso, comprese le informazioni recentemente scoperte e divulgate”.

Come riporta l’Adnkronos, il dipartimento di Giustizia ha detto di non credere più di avere le prove a sostegno di accuse contro il generale. “Il governo non è persuaso che l’interrogatorio del 24 gennaio 2017 fu condotto su basi investigative legittime e quindi non crede che le dichiarazioni di Flynn possano costituire una prova anche se fossero non vere – si legge nella mozione -inoltre non crediamo che il governo possa neanche provare oltre ogni ragionevole dubbio che vi siano state dichiarazioni false”. Poco prima della presentazione di questa mozione uno dei principali procuratori del caso, Brandon Van Grack, che era stato uno dei collaboratori di Mueller, ha lasciato all’improvviso e senza spiegazioni l’incarico.

 

DA

https://oltrelalinea.news/2020/05/14/obamagate-lindsey-graham-una-vendetta-politica-contro-trump/

Tra pegni e usurai: ecco come ci hanno ridotto

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Il governo da 2 mesi promette aiuti che non arrivano, l’UE vuole solo spingerci verso il MES e, intanto, sempre più italiani non ce la fanno più e sono costretti a umiliarsi per tirare avanti

«Sono più di 20 anni che lavoro al Banco dei Pegni, ma scene come quelle che ho vissuto in questo ultimo mese non le avevo mai viste e non le dimenticherò mai». Mario (lo chiameremo così per rispettare la sua volontà di anonimato), lavora come impiegato al Monte dei Pegni di una media città italiana. Qui vengono le persone per avere un aiuto economico lasciando “in pegno” qualche oggetto personale di valore. Una soluzione estrema per “fare cassa” quando ormai si è sull’orlo della disperazione.

In questi giorni, davanti ai Monti di Pietà di tutta Italia si sono riviste code che di persone che non si vedevano dai tempi della guerra.

«Quando fai il mio lavoro – ci racconta Mario- si è abituati ad impattarsi con la povertà e le sue sfumature. Molti si ingegnano a creare storie veramente al limite del credibile per cercare di strapparti qualche euro in più. L’esperienza maturata negli anni, ti aiuta a distinguere con un’alta percentuale di certezza, coloro che mentono da chi ti racconta una storia vera. Negli ultimi giorni, purtroppo, secondo la mia esperienza (ma anche quella dei colleghi con cui ho condiviso certe esperienze), il numero dei “fantasiosi” creatori di storie pietose, è crollato drasticamente».

La realtà, vissuta da molti italiani, è molto più dura di quanto si pensi e certo di quanto NON immagina il governo. Da una parte abbiamo una situazione di emergenza con le attività commerciali, imprenditoriali e professionali chiuse, ma con affitti e bollette da pagare, oltre a spese familiari e di vitto da dover affrontare. Dall’altra, c’è la “potenza di fuoco” delle false promesse governative: aiuti attesi e mai ricevuti. A molti anche i 600 euro non sono mai arrivati, la cassa integrazione non si sa quando verrà accreditata, le banche non concedono “l’atto d’amore” richiesto da Conte e la solita burocrazia ingolfa i passaggi più semplici.

«In fila fin dalle prime ore del mattino, davanti al Monte di Pietà dove lavoro – prosegue il sig. Mario – c’è uno spaccato molto vario della società, con diverse persone che non avresti mai pensato di vedere. Oltre ai precari, disoccupati e ai pensionati presenti anche in tempi ordinari, ora ci sono anche i professionisti, gli artigiani e i commercianti. Tutti a cercare un po’ di denaro liquido per andare avanti ancora qualche settimana. Alcuni di loro mi confidano di avere i risparmi “bloccati”, perché investiti in maniera che, svincolarli adesso, significherebbe accettare forti perdite. Però, di là di quelli che hanno qualcosa da parte, la povertà si è manifestata come non mai e sotto diversi aspetti. In alcuni casi ho l’impressione che il mio lavoro dia una mano concreta, in altri… soffro a dire dolorose verità».

I dati ufficiali, in Italia, parlano di un aumento superiore al 30% di coloro che sono ricorsi ai servizi del Monte dei Pegni in quest’ultimo mese. In genere, ogni anno, sono circa 300 mila gli italiani che usufruiscono del servizio, generando un giro di denaro che supera gli 800 mila euro con un “prestito medio” a riscatto di circa 1.000 euro. Il 95% di coloro che porta un bene, riesce anche a riscattarlo al termine del periodo concordato, mentre il 5% dei beni finisce alle aste.

«Solo l’esperienza acquisita nel tempo – spiega ancora Mario – mi aiuta a trovare le parole quando arrivano anziani, vedove o precari con prole e mi portano cose, per loro, preziosissime: magari piccoli monili che, però, di prezioso hanno solo il valore affettivo. Dirglielo è una pugnalata micidiale. Perché alla delusione del mancato introito per andare avanti, si somma la delusione di essere stati illusi. Ho visto migliaia e migliaia di occhi lucidi implorare una pietà che ogni volta mi dilania il cuore. Vedere gli anziani soli piangere è straziante».

In questi giorni ci sono file continue di persone fuori del MdP e tanti si vergognano anche solo a farsi vedere. Alcuni cercano di non farsi riconoscere e il loro imbarazzo ad essere lì, in attesa di entrare, è manifesto. L’imbarazzo fa crescere la frustrazione e il nervosismo e, in alcuni casi, necessita l’intervento delle Forze dell’ordine per regolare l’afflusso.

«Arrivano con gli oggetti in tasca o in mano – continua Mario – altri con lo zaino pieno dell’argenteria di famiglia. Si distaccano da pezzi della loro storia, da oggetti vissuti che incorporano in sé tanti ricordi, giornate più serene e gioiose di queste, i volti delle persone a cui si è voluto bene e non ci sono più. Sono lacerazioni dell’anima con un senso di umiliazione che gli leggi negli occhi».

Almeno fin qui siamo nella legalità, i beni lasciati in pegno sono valutati equamente e le cifre erogate possono essere restituite a un tasso d’interesse relativamente contenuto. Poi, però, c’è un altro tipo di “servizio” cui si ricorre per trovare liquidità quando si è disperati, questo completamente illegale. Parliamo degli usurai, o “strozzini” o “cravattari”, che prestano soldi a tassi altissimi, persino giornalieri. Qui è la malavita, in ogni suo aspetto, a farla da padrona e, anche qui, purtroppo, sono aumentate esponenzialmente le richieste di denaro, da parte di persone che, forse, non si rendono conto dei rischi enormi a cui vanno incontro.

«Cerco sempre di dissuadere le persone – ci spiega Mario – che mi manifestano l’idea di ricorrere a certi personaggi. Prospetto loro i grandi rischi di finire in mano agli usurai».

Però i problemi economici, i pagamenti in scadenza, le bollette, alcune spese completamente impreviste (non ultimo il funerale di qualche congiunto morto di coronavirus) e, infine, anche i bisogni alimentari della famiglia incombono… Dopo 2 o 3 mesi che non si incassa neanche un euro.

E bisogna davvero ringraziare Dio (non certo il governo) se per le necessità alimentari esistono le mense cattoliche o associazioni come Banco alimentare. Non dimentichiamo, poi, che una consistente parte di italiani ha rinunciato anche a curarsi. Sempre più persone non vanno più a fare analisi o dal dentista per mancanza di soldi e rinunciano ai farmaci non gratuiti.

«La situazione è molto più dura di ciò che ci vogliono far credere – conclude Mario – e credo che i mezzi di informazione siano orientati da chi non vuole che certi campanelli d’allarme siano ascoltati o visti. I mezzi di informazione mirano a un controllo sociale, dicendo e non dicendo, stemperando e tranquillizzando… ma le bugie hanno le gambe corte, la verità emerge sempre».

Prima o poi i nodi verranno al pettine. Questo governo di incapaci ha sulla coscienza miglia di morti che potevano essere evitate. Ora con i suoi ritardi, le bugie, l’inettitudine e l’asservimento a una Europa sorda e matrigna, ci sta anche rovinando… Possiamo concludere solo ripetendo: #celapagherete

DA

https://www.orwell.live/2020/05/11/tra-pegni-e-usurai-ecco-come-ci-hanno-ridotto/

Oms, chi comanda davvero: i 194 stati, Bill Gates o la Cina?

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Quando si chiuderà questa drammatica pandemia, l’Organizzazione mondiale della sanità dovrà rispondere del ritardo con cui è stata comunicata. Solo un’inchiesta internazionale indipendente potrà chiarire se davvero l’organizzazione, istituita dall’Onu nel 1948 con funzione di vigilanza sanitaria mondiale, ha commesso errori. Oggi sta anche supervisionando più di 35 operazioni di emergenza (dal focolaio di morbillo in Congo a quello di colera nello Yemen) e coordinando gli interventi contro tubercolosi, diabete, poliomielite e malattie tropicali.

È finanziata dai 194 Paesi membri con contributi fissi in base al Pil, sostanzialmente congelati dal 1987, e da contributi volontari (qui tutta la lista).Questi ultimi, che rappresentano la parte più consistente, provengono anche da una moltitudine di soggetti privati: parliamo di 4,6 miliardi di dollari su un budget complessivo di 5,6. Il primo contribuente sono gli Stati Uniti che versano in totale 893 milioni di dollari. Al secondo posto troviamo Bill e Melinda Gates con oltre 600 milioni, al terzo il Regno Unito con quasi 400, al quarto Gavi Alliance (di Bill Gates) con 370, poi il Rotary Club, il National Philantropic Trust e la Cina è al 14esimo posto con 85,8 milioni.

Di fatto l’Oms gestisce il 20% del suo budget, perché il resto sono progetti specifici decisi dai privati, e non tutti trasparenti. Un’organizzazione quindi indebolita dalla mancanza di soldi, e di personale con grande esperienza, liquidato per assumere giovani a contratto.

Le accuse al direttore generale

Chi comanda e decide è il direttore generale, che da statuto «non deve domandare né ricevere istruzioni da nessun governo od autorità straniera». Nel 2017, per la prima volta nella storia dell’Oms, a scegliere non è un gruppo ristretto di 34 membri, ma i rappresentanti di tutti i 194 Paesi, e per la prima volta votano un africano: Tedros Adhanom Ghebreyesus, ex ministro della sanità e degli esteri dell’Etiopia. Accusato da quasi tutti i Paesi e organi di stampa di essere venuto meno al suo dovere primario: la tempestività nell’informare il mondo sulla pandemia in arrivo. Ecco com’è andata.

Gli elogi alla Cina

Il primo ricovero all’ospedale di Wuhan di un malato di Covid-19 è dell’8 dicembre 2019, ma i funzionari cinesi riferiscono agli uffici Oms di Pechino dell’esistenza di casi atipici di polmonite il 31 dicembre (già con Sars la Cina aveva occultato i dati). L’Oms, da Ginevra, informa il mondo con un tweet il 4 gennaio, e solo il 30 gennaio, quando i contagi ufficiali sono già 7.836 e 18 i paesi coinvolti, il direttore generale dichiara Pheic, «un’emergenza sanitaria internazionale». Nella stessa conferenza stampa si sente in dovere di elogiare la Cina: «La velocità con cui ha rilevato l’epidemia, isolato il virus, sequenziato il genoma e condiviso con l’Oms e il mondo è molto impressionante e oltre le parole. La Cina sta definendo un nuovo standard per la risposta alle epidemie. Non è un’esagerazione». In realtà il ritardo nella comunicazione della Cina stava andando di pari passo con la sottostima dei contagi e il ridimensionamento della portata dell’allarme. Secondo Lancet, al 20 febbraio sarebbero stati 232 mila i contagiati in Cina, contro i 55.508 segnalati. E solo il primo aprile la Cina riconosce il ruolo degli asintomatici. Ancora il 26 febbraio l’Oms è prudente: «L’incremento dei casi fuori la Cina ha portato alcuni media e politici e spingere per la dichiarazione di uno stato di pandemia. Noi non dovremmo essere troppo impazienti, senza un’attenta analisi dei fatti». E sconsiglia restrizioni al traffico aereo verso la Cina. Solo l’11 Marzo, quando il numero dei contagi si era allargato a 114 Paesi, l’Europa in ginocchio, e 4.291 persone che hanno perso la vita, arriva l’annuncio: «Abbiamo valutato che Covid-19 può essere definito come pandemia».

Come avviene la trasmissione

L’Oms conferma la trasmissione interumana il 21 gennaio, e solo il 27 febbraio viene definito che avviene mediante droplets, mentre gli Ecdc europei lo avevano già dimostrato il 2 febbraio. Il ritardo si ripercuote sulle misure di protezione: sull’uso delle mascherine nella popolazione generale, Tedros ne sconsiglia l’utilizzo. Ancora il 6 aprile, quando ormai le evidenze scientifiche mostrano l’efficacia dell’uso di mascherine chirurgiche, dichiara che dovrebbero essere riservate ai lavoratori della sanità, e consiglia ai decisori politici di applicare un approccio basato sul rischio di esposizione al Covid-19 in base alla densità della popolazione. La prima indicazione chiara su cosa fare arriva il 16 marzo: «Testare ogni caso sospetto, se positivo isolarlo, tracciare i contatti nei due giorni precedenti ai sintomi e testare anche loro». Una strada già indicata dalla Corea del Sud: a metà febbraio aveva avviato una tempestiva campagna di test e tracciamenti di massa per bloccare i focolai, portando in un mese i contagi quasi a zero. Ma quale interesse aveva Tedros a tentennare, in un momento in cui l’Oms ha bisogno disperato di fondi?

Chi è Tedros

È stato un eccellente Ministro della sanità in Etiopia, e le sue riforme hanno diminuito la mortalità infantile. Tuttavia sul suo mandato grava l’accusa, sempre respinta, di aver insabbiato 3 epidemie di colera (2006, 2009, 2011), declassandole a diarrea. Dal 2012 al 2016, mentre è Ministro degli affari esteri, gli investimenti della Cina in Etiopia accelerano. A fine mandato si candida alla guida dell’Oms, e l’attività di lobby cinese in suo sostegno dura due anni. Il suo discorso prima del voto è stato chiaro: «Nella battaglia sanitaria voglio stare al fronte». Uno dei primi atti di Tedros da Direttore Generale è stato quello di nominare ambasciatore di buona volontà Mugabe, 93 anni, ex dittatore dello Zimbawe, alleato storico della Cina. Nei suoi 37 anni di malgoverno il paese è diventato un caso di disperata corruzione, miseria diffusa e violazione dei diritti umani su larga scala. Solo la levata di scudi interna ha costretto Tedros a ritirare la nomina.

I rapporti Cina-Etiopia

La Cina è il più grande partner commerciale dell’Etiopia: finanzia infrastrutture ferroviarie, di telecomunicazioni, autostrade, centrali idroelettriche. La precondizione è l’affido esclusivo di appalti ad aziende cinesi. Nel 2016 inaugura il gigantesco parco industriale di Hawassa, dove disloca la sua manifattura (costa meno che in Bangladesh). Sempre nel 2016 sono stati registrati dalla commissione etiope per gli investimenti più di 1.000 progetti cinesi: industria, costruzioni, immobiliare. Ad oggi gli investimenti ammontano a 24,5 miliardi dollari (fonte Aei). La Cina è anche il primo fornitore di armi all’esercito etiope. E l’Etiopia è il suo hub per la strategia di lungo periodo nell’approvvigionamento delle materie prime che stanno nel resto del continente africano, perché è nella capitale Addis Abeba che si incontrano i governi.

C’è la sede dell’Unione Africana: un palazzo di 20 piani donato dalla Cina nel 2012. C’è la sede della Commissione Economica per l’Africa dell’Onu, e hanno base le più importanti organizzazioni non governative. In sostanza fa quello che l’Europa ha fatto per 200 anni, senza però rompere le scatole sui diritti umani. E l’Etiopia ricambia: è stato il primo paese africano ad opporsi alla proposta Onu di sanzioni alla Cina per la violazione dei diritti umani in Tibet.

Dal 5G ai farmaci contraffatti

Ogni Paese gioca la propria partita. Oggi altre quattro importanti agenzie Onu sono a guida cinese: la Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale, l’Unione internazionale per le telecomunicazioni, che definisce gli standard mondiali nell’uso delle onde radio. Mentre sul tavolo dell’Oms ci sono le questioni del secolo: la valutazione sulla sicurezza del 5G, e i rapporti con Impact, la task force che lotta contro la contraffazione dei farmaci (il 7% del totale), molto avversata dai Paesi asiatici. Metà della contraffazione è cinese, e decine di medicinali a larghissima diffusione contengono impurità potenzialmente cancerogene. La stima del valore globale sfiora nel 2020 i 1.000 miliardi di dollari. Poi c’è la questione del vaccino contro il Covid-19. Quando finalmente lo avremo, l’Oms dovrebbe avere voce in capitolo per renderlo accessibile a tutti. Ci sarà da lottare. E proprio nel mezzo della pandemia il Presidente Trump, che dal 2017 non ha nemmeno nominato il membro Usa nell’executive board, decide di sospendere i finanziamenti all’Oms, e lavora alla costruzione di organizzazioni alternative. Quindi della prossima epidemia se ne occuperanno i marines? O Bill Gates? Nulla è più geopolitico della salute.

La fabbrica del mondo a basso costo

Stati Uniti, Europa e Giappone si sono da tempo allontanati dai principi che hanno ispirato la cooperazione tra i popoli, trovando maggiori benefici nei trattati dell’Organizzazione mondiale del commercio. Alle agenzie Onu è stato impedito di mettere becco. La globalizzazione ha prodotto enormi ricchezze per pochi, ed ha regole cogenti: se violo una postilla del Wto pago penali miliardarie, se me ne vado dall’accordo di Parigi sul clima non succede nulla. Abbiamo voluto che la Cina diventasse la fabbrica del mondo a basso costo, poi esplode un virus a Wuhan, centinaia di migliaia di persone si ammalano a Milano o a New York, e non hanno la mascherina, i camici, i presidi sanitari, perché li fabbricano a Wuhan. Il virus ha svelato l’effetto di una interconnessione inestricabile. Vanno rimesse in discussione le cause. Per far fronte alle minacce che incombono sulle nostre vite, dalla rottura dell’ecosistema al debito dei paesi depredati, ad altre pandemie che arriveranno, occorre rafforzare quell’Organizzazione nata da lacrime e sangue, costruendo però un nuovo multilateralismo insieme ai 5 continenti per uno sviluppo sostenibile. E l’unico modo per mettersi d’accordo è la sopravvivenza dell’umanità.

DA

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/oms-coronavirus-bill-gates-cina-stati-uniti-europa-comanda-davvero-covid-pandemia-5g-etiopia/8ca94b96-92dc-11ea-88e1-10b8fb89502c-va.shtml

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