Riforme, il Senato approva. Matteo Renzi fa il pieno, ma verdiniani e tosiani fondamentali

Condividi su:

PARLAMENTO

Il “motivatore” Matteo Renzi irrompe in Senato poco prima delle 18, ed è lui a rianimare una discussione, quella sulla riforma costituzionale, ormai arrivata al terzo passaggio nell’aula di palazzo Madama e dunque priva di qualsiasi pathos. Le opposizioni, mentre lo ascoltano parlare di giornata “di cui si occuperà la storia” e ribadire che se perderà il referendum lascerà la politica, sembrano quasi rianimarsi dal torpore.

Continua a leggere

La Pinotti difende l’islam “La Bibbia sottomette la donna”

Condividi su:

Il ministro della Difesa condanna i fatti di Colonia solo a 11 giorni da Capodanno. Poi trova la scusa: “Non c’è stata occasione di esprimersi prima”

L’imbarazzo della sinistra sui fatti di Colonia, è evidente, è enorme. Schiave del “politicamente corretto”, le donne del Pd, di Sel e le femministe tutte sono rimaste in silenzio di fronte alle violenze degli immigrati.

Il motivo? Il rischio di mettere in dubbio il totem dell’accoglienza, quel mantra delle porte-aperte-senza-limiti diventato il nuovo “libretto rosso” dell’ideologia socialdemocratica. Il tutto per evitare di ammettere che l’islam ha un problema: quello del rapporto con la donna.

Solo quando la vicenda è sfuggita loro di mano, solo quando la polizia tedesca ha detto che tra i responsabili di quegli stupri (così bisogna chiamarli) c’erano dei profughi e richiedenti asilo, alcune donne della sinistra hanno alzato – lentamente – la testa. Ma la Pinotti, pur di difendere la religione islamica, mette sul tavolo un passo della Bibbia che giustificherebbe la sottomissione della donna. Cita solo una frase, non tutta. Prendeno un enorme abbaglio.

Il silenzio “del giorno dopo” delle femministe rimane una ferita incurabile. Un’affronto alle donne. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, intervistata dalla Stampa, ha provato ad accampare delle scuse che sanno di beffa per lettori ed elettori. Perché le donne di sinistra non hanno alimentato un dibattito, costruttivo, sugli enormi limiti dell’Islam in merito al modo di trattare il genere femminile? Perché non si sono alzate in piedi per denunciare che chi arriva in Europa non accetta “senza se e senza ma” i principi fondanti la cultura nostrana? Continua a leggere

Francesca Mambro – Ricordando i fatti di Acca Larenzia

Condividi su:

Ieri la “destra radicale” italiana ha ricordato la strage di Acca Larenzia del 7 Gennaio 1978:

ACCA-LARENTIA-manifesto-723x1024_thumb_medium400_244

Cronaca di ordinaria follia, stragi senza nomi, senza condanne, come quella, 38 anni fa,del 7 gennaio 1978. A Roma, ad Acca Larentia, tre giovani missini uccisi. Per molti un “segno” che cambiò la vita di tanti. Le parole del ricordo di un ex terrorista “nera” Francesca Mambro… lei allora c’era. Si può comunque ben dire – ritornando a quegli anni –  che con Acca Larentia si decretò la fine dell’innocenza per una generazione

acca_larentia_manifesto_2

« Eravamo pochi, ci conoscevamo più o meno tutti. Con Francesco Ciavatta, poi, avevamo militato insieme nel circolo di via Noto. La reazione immediata, mia e di tanti, fu la paralisi, come quando ti muore un parente.

Ci guardavamo in faccia senza capire e senza sapere che fare, mentre dalle varie sezioni della città affluivano gli altri. Il Movimento sociale italiano non ebbe alcuna reazione nei confronti dei carabinieri, probabilmente per difendere interessi e posizioni che non avevano nulla a che fare con la nostra militanza. Continua a leggere

Mattarella: poche idee (e ben confuse) a reti unificate

Condividi su:

Mattarelladell’ Avv. Marco Mori

Un Mattarella con poche idee e davvero molto confuse, quello che abbiamo ascoltato nel discorso di fine anno. Mattarella è l’ennesimo Presidente fortemente inadeguato, messo al Quirinale unicamente per non disturbare i comodi delle grandi lobby finanziarie.

Qui di seguito troverete in corsivo il suo discorso integrale intervallato dal mio commento.

“L’anno che sta per concludersi ha recato molte novità intorno a noi: alcune positive, altre di segno negativo. Questa sera non ripeterò le considerazioni che ho fatto, giorni fa, incontrando gli ambasciatori degli altri Paesi in Italia sulla politica internazionale, e neppure quelle svolte con i rappresentanti delle nostre istituzioni. Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno. Continua a leggere

Ricordo di Fra Ginepro da Pompeiana

Condividi su:

di Raimondo Gatto

Appresi di Fra Ginepro da giovanissimo, praticando l’ambiente  degli “infrequentabili” missini, un mondo ai “margini”, fatto  da umili persone che, avendo aderito alla RSI, aveva perso l’occupazione in seguito all’epurazione; rammento un dirigente dell’ATM (l’azienda tranviaria) che per sopravvivere, lavorava come “maschera” in un cinema di Torino, ed un anziano gerarca ricoverato all’ospizio , dov’era finito per lo stesso motivo.

Tra gli altri interessi, in quanto cattolico praticante, m’incuriosì il fatto, che Fra Ginepro, avesse confessato Benito Mussolini, come narra nel suo libro: “Ho confessato il Duce” che ho utilizzato per questa memoria. (ed. Grafiche Riviera- Ceriale SV-1973).

L’episodio è singolare perché tra molti fascisti della RSI e la Chiesa, non correva buon sangue; inutile tentare analogie con altri movimenti politici ed altri statisti cattolici; questa era l’opinione dei più[1] manifestata  dai reduci; essi consideravano i preti “traditori”[2], assieme ai badogliani, i monarchici, e alla borghesia in generale; tale opinione si trasmise ai simpatizzanti della Fiamma Tricolore fondata nel 1946.1 Compresi anche i motivi che avevano provocato l’adesione alla RSI, che non  era affatto motivato dal “risvolto sociale”  del  programma, quanto per riscattare l’idea di un’Italia infedele, procurata dal disgraziato armistizio dell’8 settembre 1943; ciò che indignava i fascisti del tempo, era nei fatti l’accordo di molti ecclesiastici  con i comunisti, avvenuto sulla pelle di Colui aveva firmato il Concordato del ‘29[3]. Continua a leggere

Lo squallore di Sandro Bondi

Condividi su:

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Telese demolisce Bondi:

di Luca Telese

«Pronto, onorevole Bondi, mi ha cercato?».
– «Oh, dottor Telese, buonasera: sono due giorni che la cerco!».
– «Addirittura?».
– «Si: io ho una richiesta importantissima da farle, più che una richiesta è un appello, un appello alla sua sensibilità di professionista e di uomo…».
– «Un suo appello? A me?».
– «Sì, caro dottor Telese: un favore, una preghiera. Non so come dirle, ma spero che vorrà esaudire questo desiderio».
A dire il vero non ero propriamente “carissimo”, per Sandro Bondi: avevo passato almeno tre anni della mia vita professionale a scrivere male dell’ allora ministro della cultura. Questo appello non poteva che stupirmi. Il tono affettato dell’ ex coordinatore di Forza Italia era quello di sempre, ma la cosa più sorprendente era la richiesta che mi stava per fare. Mi sono venute in mente ieri, questa e altre telefonate che tra poco racconterò come spiegazione (para-psicanalitica) dell’ esternazione melodrammatica dell’ ex ministro del culto berlusconiano, oggi apostata, a Dario Cresto Dina di La Repubblica. Ieri Bondi, nel celebrare il suo strappo definitivo e irreversibile col Cavaliere è arrivato a paragonarsi, sia pure attraverso il filtro di una interpretazione letteraria, a Giuda. Ha detto che Forza Italia è decaduta (senza di lui), che la linea è sbagliata, che lui se ne va. Ecco uno dei passaggi più belli dell’ imperdibile intervista in cui l’ ex aedo si è fatto oppositore e perseguitato allo stesso tempo, il saggio di maestria in cui è riuscito a vestire sia i panni del pugnalatore che quelli della vittima, amante deluso e nuovo cantore del renzismo insieme: «Sì – ha ammesso l’ uomo di Fivizzano – potrei essere accostato a Giuda. Ma chi ha letto Amos Oz, sa che Giuda è stato forse quello che ha preso più sul serio Gesù».

Così ritorno a quel giorno, anno 2012. Mentre mi scervellavo per capire cosa mai potesse produrre una così tanto accorata invocazione, Bondi aveva preso un respiro profondo: «So che lei, con grande lealtà ha scritto, anche severamente, su di me. Adesso sono qui per implorare un suo invito». E io: «Onorevole Bondi, lei non deve implorare nulla.
Nel mio programma sentiamo tutte le voci, può venire senza suppliche…«. Silenzio.
Pausa. «Ecco… Veramente… Dottore io la sto chiamando per chiederle, non di invitare me, ma l’ onorevole Repetti!».
Ero rimasto perplesso. Tutto si era sentito, nella politica italiana, ma non l’ invito conto terzi. Però Bondi era già partito, come in trance: «Ma è una donna straordinaria, sa? Una donna intelligentissima! Una straordinaria comunicatrice che le chiedo di promuovere nel suo programma» Cult.

«Dottor Telese, se lei la conoscesse! voglio invitarla a cena con Manuela, sarà nostro ospite, potrà apprezzare la sua bellezza intellettuale!».

L’ unico dettaglio che Bondi ometteva era che la Repetti fosse la sua compagna. Ma lo sapevo bene. Insieme al collega Malcom Pagani, al Fatto avevamo inseguito per due giorni l’ allora ministro, per raccontare una incredibile storia di nepotismo. Bondi, ai Beni culturali, aveva usato 25mila euro del Fondo unico per lo spettacolo per assegnare una consulenza ad un certo «professor Indaco». Un provvidenziale anonimo, dal ministero, ci aveva segnalato chi fosse il signore in questione: l’ ex marito della signora Repetti, poi segretaria, addetta stampa, factotum, musa, amante del ministro. La cosa vagamente curiosa è che anche il figlio del signor Indaco (e della signora Repetti) lavorava pure lui ai Beni Culturali, con un telefono, una paghetta, e una scrivania alla direzione cinema. Per due giorni avevamo cannoneggiato Bondi scrivendo la notizia. Nessuna risposta. Ma quando il ministro era venuto a sapere che avevamo scoperto e che stavamo per scrivere anche del papà del ragazzo, aveva telefonato lui. Con lo stesso tono salmodiante che è diventata il cardine di una meravigliosa imitazione del suo collega di partito Simone Baldelli: «Posso dare una spiegazione, dottore. Sono solo intervenuto per risolvere due casi umani.

La tragedia di un uomo che era rimasto disoccupato e senza lavoro». All’ epoca la Repetti era in attesa di divorzio, il figlio era disoccupato, e al ministro era sembrato del tutto normale pescare dai fondi del suo ministero per risolvere due “casi umani” che – casualmente – erano entrambi nella sua famiglia. Avevo chiesto – anche io incredulo – al ministro: «Ma non le pare un plateale vicenda di nepotismo?».

Bondi si era quasi arrabbiato: «Dottor Telese desidererei rispetto. E le chiedo, la imploro, facendo appello all’ uomo, di non scrivere nulla di quello che sa! Si tratta di fatti molto dolorosi, e molto personali».

Risposi al ministro quello che penso ancora oggi. La vicenda era privata e dolorosa, forse. Ma i fondi erano pubblici.
Così quando Bondi mi chiamò per perorare la causa della sua signora mi fu chiaro che, guidato da questa liberissima interpretazione dello spirito civico, Bondi avrebbe fatto qualsiasi cosa per appagare l’ ambizione della nuova compagna.
Il fatto è che le relazioni con l’ universo femminile del ministro erano strettamente intrecciate con le sue scelte politiche. Non si poteva raccontare delle seconde senza ricorrere alle prime, e ancora oggi (per l’ intervista a La Repubblica) è così: Bondi aveva divorziato da una prima moglie, la signora Maria Gabriella Podestà, donna assennata (e preside con una sua vita professionale solida e autonoma). La signora aveva lavorato negli Stati Uniti, e aveva un figlio (all’ epoca di 12 anni) avuto proprio dal matrimonio con il coordinatore di Forza Italia. Ridevamo di Bondi quando ci spiegava che non poteva vedere il ragazzo perché, terrorizzato dall’ aereo, poteva andare in America «solo con il piroscafo». Poteva durare un genitore così? No e infatti i due si erano separati un anno dopo.

Appena liquidata la signora Podestà, il ministro per i Beni culturali aveva ufficializzato il suo rapporto professional-sentimentale con la deputata Manuela Repetti. Ma i problemi erano subito iniziati quando Il Riformista di Antonio Polito nel luglio del 2009, aveva anticipato gli scabrosi capitoli di un libro assai curioso: Il pesce rosso non abita più qui della scrittrice pugliese Maria Gabriella Genisi. La Genisi tratteggiava una travolgente passione venata di morboso erotismo tra un politico immaginario di nome Salvo Toscani (curiosamente anche Bondi lo è), e una commessa di nome Cleo. La relazione tra il ministro e l’ amante trovava la sua acme nel desiderio erotico di Toscani: sdraiarsi nudo e larvale con la sua compagna e farsi suggere il capezzolo (Bleah!). In quella estate, il Bondi che non si era vergognato della sua campagna di assunzioni fu così sconvolto dall’ anticipazione del libro da cancellare diverse conferenze stampa legate alla sua attività istituzionale. Come avrebbe potuto rispondere ad eventuali domande? Invece silenzio, solo Dagospia rilanció la notizia. Andò bene. Senonché a parlare fu l’ ex moglie, scovata da Marianna Aprile che su Novella 2000 raccolse una irata intervista piena di fatti personali che qui non meritano di essere ricordati (abbandono del figlio, litigi violenti eccetera) e da un giudizio politico che invece si rivelò folgorante: «La sua devozione per Berlusconi? Una sudditanza – la definiva l’ ex moglie – di cui io non sarei capace. Vederlo così devoto ha accresciuto il mio disprezzo nei suoi confronti.
Mio marito ha sempre cercato il potere, Berlusconi glielo ha dato. Se glielo avessero offerto a sinistra – concludeva – sarebbe tornato lì». Profetica.

Asciutto e mirabile anche il ritratto della Repetti: «Dicono sia una sorta di tutor del ministro, che dipenderebbe da lei in tutto e che gli fa da filtro con chiunque. È verosimile – osservava – lui ha bisogno di qualcuno che lo guidi. Prima erano i genitori, ora la compagna».

Il Bondi austero figlio di emigranti che aveva raccontato a Susanna Turco su Sette la sua infanzia povera e piena di umiliazioni in Svizzera, l’ ex sindaco del Pci si era perso nelle lusinghe del potere. Era diventato l’ asso che scriveva saggi apologetici e liriche struggenti su Berlusconi. Partiamo dalla più sobria, A Silvio: “Vita assaporata/ Vita preceduta/ Vita inseguita/ Vita amata/.
Vita vitale/ Vita ritrovata/ Vita splendente/ Vita disvelata/ Vita nova”.

E proseguiamo con quella dedicata alla madre del Cavaliere, asciuttamente definita così: “Mani dello spirito/. Anima trasfusa/. Abbraccio d’ amore/ Madre di Dio”.

Dal figlio di questa Madonna lombarda Bondi (non era del tutto disinteressato al denaro) ha avuto tutto: soldi per i libri grazie alla Mondadori, contratti, privilegi. Protezione politica quando era crollata persino Pompei. Dimissioni respinte dopo le disfatte elettorali. Ma ieri il coordinatore poeta ci ha spiegato che in realtà era un dissidente agguerrito, che Forza Italia in mano a questi ragazzi di oggi è decaduta, che la linea sul governo Monti la dettavano Nagel e Doris (lui era così indignato che la difese a spada tratta votando tutte le leggi). Ma davvero Bondi è come il Giuda di Amos Oz? Purtroppo per lui no: quello dell’ ex apostolo è un grande tradimento, frutto di una necessità teologica.

Giuda tradisce perché Gesù deve morire sulla Croce. Quel Giuda è un prodotto della provvidenza. Quello di Bondi – invece – è il tradimento politico di un opportunista. Bondi è il cane fedele che diventa randagio e rimane senza padrone. È un tradimento di piccole cose, del provinciale che ha creduto di abitare la grandezza ed è invece rimasto piccolo piccolo. Come le sue piccole censure, e i suoi piccoli nepotismi. Un servo (parole di Cresto Dina da lui sottoscritte) che se avesse ottenuto un incarico da portavoce del partito per la sua protetta sarebbe lì a ricoprire di Salmi Maria Rosaria Rossi e Giovanni Toti. Fortunatamente non ha ottenuto nulla.

È così chiede di sparire, manifestando il suo dramma di dissidente che cerca una nuova casa, (per sé e per l’ amata Manuela) nel nuovo potere, e nel renzismo. Non tutti hanno diritto di dire tutto: sei sei stato ciambellano non puoi pretendere di essere anche Solgenitsin.

Continua a leggere

Banca Etruria è il più grande magazzino di oro dopo bankitalia: 9 tonnellate e mezzo –

Condividi su:

etruria-oro-lingotti-750183

L’istituto possiede anche al 100% un banco metalli, la Oro Italia trading. Tra lingotti dei clienti per circa 3,5 tonnellate (oltre 10 mila pezzi), lingotti di proprietà della stessa banca che ha una giacenza media giornaliera sulle due tonnellate e impieghi per il distretto industriale orafo di Arezzo, altre 4 tonnellate, il conto totale è di 9 tonnellate e mezzo…-

Continua a leggere

Gian Roberto Casaleggio e le utopie del guru dei pentastellati

Condividi su:

CASALEGGIO

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.unita.tv/opinioni/abolire-macellerie-e-garibaldi-ecco-litalia-a-cinquestelle/L’Unità – 22 dicembre 2015

Abolire macellerie e Garibaldi: ecco l’Italia a Cinquestelle 

di Fabrizio Rondolino

Il nuovo libro di Casaleggio teorizza lo Stato ideale, dove i rei vanno mostrati in gabbioni sui viali, e il web decide ogni giorno come si vive.

Un tempo a Piazza Barberini, nel centro di Roma e a due passi dalla nuova sede dell’Unità, stazionava Remigio, con due antenne in testa e una selva di cartelloni intorno a sé: ballava, cantava, beveva dalla fontana e risputava l’acqua sulle macchine di passaggio (soprattutto quelle blu: nel ’92 fu denunciato da Cossiga per vilipendio del Capo dello Stato), alle donne gridava «Delirrrio» e agli uomini «A frociii!». Annunciava l’arrivo degli alieni e Alberto Sordi voleva metterlo in un film. Se n’è andato cinque anni fa, senza aver fondato un partito.

Continua a leggere

Verona, corteo di F.N.: “Né USA, né Islam. Europa libera, indipendente e sovrana”!

Condividi su:

Arena corteodi Redazione

A lato, l’articolo de L’Arena di ieri, 20/12/2015. Articolo anche sul Corriere di Verona, inserto del Corriere della Sera e servizi sui Tg locali.

A distanza di un anno dalla presentazione a Milano della grande alleanza delle “destre radicali” europee, sabato 19 Dicembre 2015 circa 600 militanti forzanovisti, supportati da esponenti del Circolo “Christus Rex”, hanno marciato lungo il centro di Verona per un’ Europa libera, indipendente e sovrana.

Libera dal giogo della NATO ed alleata della Russia, indipendente dagli USA e dai suoi storici alleati, sovrana in politica e battendo moneta propria, non a debito. Un’ Europa cristiana, che sappia bandire il gender e tutte le altre amenità contrarie alla legge naturale e alla legge divina.

Il Responsabile Nazionale di Christus Rex, Matteo Castagna ha guidato la delegazione del suo gruppo, che teneva uno striscione con la scritta: “NE’ USA, NE’ ISLAM  VIVA CRISTO RE!” nello sventolio di bandiere vandeane.

Nel corso di un’intervista durante il corteo, che ha attraversato tutto il centro cittadino, da Porta Palio a Castelvecchio, Corso Cavour, Ponte della Vittoria e Piazzale Cadorna, Castagna ha detto: “Siamo qui per dare opera di testimonianza. Noi vogliamo un’ Europa dei Popoli, unita innanzitutto nella Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Se si riesce a porsi come fine la Restaurazione cattolica, nonostante migliaia di difficoltà, l’obiettivo si può raggiungere, con la Grazia di Dio. Occorrono “preghiera e azione”, evitando di aiutare per pavidità o debolezza chi vorrebbe ghettizzarci. Rischieremmo di diventare farisei o come i protestanti, che ritengono di salvarsi senza merito, ossia senza le opere”.

Di fronte al comando NATO di Via Roma, il corteo si è fermato, rivolgendo gli striscioni verso palazzo Carli e alcuni amici siriani hanno sostenuto una bandiera della Siria di Assad, accanto allo striscione di “Christus Rex”. Lì si è tenuto l’intervento di Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova e di APF (Alleance for Peace and Freedom, che, in Europa, riunisce tutte le “deste radicali” in uno Statuto marcatamente di matrice cristiana) che ha posto l’accento su quali siano i nostri nemici, attaccando duramente gli Stati Uniti ed i suoi storici alleati, assieme alla politica di Ankara ed Erdogan come spiegato nei virgolettati de L’Arena qui accanto. Fiore ha sottolineato l’amicizia con la Russia e con la Siria. Simbolicamente, poi, la bandiera turca e quella americana sono state messe a terra e calpestate dai manifestanti.

“Christus Rex” davanti a Palazzo Carli, sede del comando NATO:

Foto CR

Continua a leggere

1 52 53 54 55 56 57 58 87