Austria, 100.000 voti annullati a Hofer. Il giornale Kronen Zeitung: “Errori a favore dei verdi”

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Dove non arriva la propaganda mediatica e catto-comunista, arrivano i brogli? La “destra” torna a far paura alle lobby…E dopo la vittoria (con aiutino?) di un compagno massone ecologista, secondo le cronache di questi giorni, alcuni Paesi tra cui l’Italia del trio “Renzi-Boschi-Boldrini” “tirano un sospiro di sollievo”… 

Sempre più evidenze di probabili brogli nelle elezioni presidenziali austriache. Il giornale austriaco Kronen Zeitung ha riferito di diversi ‘errori’ del computer: tutti a favore del candidato del Sistema. Secondo il giornale, le schede inviate per posta sono notoriamente facili da manipolare e soggette ad ‘errori’.

A parte questo. E gli strani numeri dei quali abbiamo già parlato, ecco la scandalosa vicenda dei voti annullati.

E’ normale, in tutte le elezioni, che vi siano schede annullate per errori vari. Ovunque, il numero delle schede annullate non varia da candidato a candidato in termini statisticamente significativi. Ma in questo caso si è assistito a circa 100.000 schede annullate per Hofer, mentre solo 64.000 nel caso del candidato eurofilo.

Una differenza di quasi 36 mila schede che non ha alcun senso, se non visto con la lente dei brogli.

Con quei voti in più, Hofer avrebbe avuto nei voti espressi nei seggi un margine sufficiente a vincere non ostante la ‘posta’. Ma forse, in quel caso, i voti per posta sarebbero magicamente aumentati.

Fonte

Fonte austriaca

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Verona: gli affari del sindaco Tosi con il suo assessore

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VA SOTTOLINEATA, IN PARTICOLARE, L’INTERCETTAZIONE DI BERLUSCONI, CHE IMPONE L’ALLEANZA ALLA LEGA SULLA BASE DI UNA SORTA DI RICATTO: ” O STATE CON ME O SCATENO I MIEI GIORNALI SULLA VITA PRIVATA DEL SINDACO”…POI IL VULNUS DEL LIBRO RIPRENDE LA STORICA DOMANDA DI REPORT DI DUE ANNI FA, CHE ERA STATA FATTA PROPRIA ANCHE DA “CHRISTUS REX”: “IL SINDACO DI VERONA E’ ED ERA RICATTABILE? SI’ O NO?  

Pubblichiamo un estratto del libro “Il potere dei segreti” di Marco Lillo, edito da Paper first. Oggi alle 18 la presentazione alla Libreria Feltrinelli di via Quattro Spade a Verona. Parteciperanno l’autore e Michele Bertucco. Per motivi di salute non potrà essere presente il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez  

Il 7 aprile 2012, a pochi giorni dalle elezioni, Stefania Villanova – moglie di Flavio Tosi, ora separata dal sindaco – è protagonista di una scenata memorabile. All’una di notte si piazza davanti alla villetta dove vive Tosi e, grazie a un investigatore munito di telecamera, filma l’uscita di una ragazza, molto nota a Verona, che lei presume sia l’amante del marito. Quando questa esce dal garage in auto in compagnia di un’altra donna, Stefania la blocca, la costringe ad abbassare il finestrino e la insulta. Il sindaco se ne sta rintanato nell’abitazione, evitando accuratamente di essere coinvolto in quella piazzata. Stefania, furiosa, entra allora nel villino e continua a registrare all’insaputa del sindaco i suoi animati colloqui.

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“Onestà, onestà” e poi si pranza con la Trilaterale? Di Maio sconcertante

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Sconcertante. Sono sinceramente sconvolto e stomacato da Luigi Di Maio, che da oggi per me va sulla lista nera al pari di Mario Monti, Renzi, Napolitano, Draghi, Mattarella e tanti tanti altri che ogni giorno calpestano la Costituzione italiana.

Purtroppo Di Maio è anche un personaggio molto amato da quella parte del ms5 che si rapporta alla politica con la logica del tifo calcistico e becero. Eppure nel movimento ci sono persone di ben altra caratura e di grandissima capacità, che però oggi restano confinate in seconda linea, persone che vengono di fatto usate proprio per il messaggio opposto che lanciano rispetto ai vertici.

Ma veniamo nel dettaglio il perché del mio disgusto. Ieri ho appreso la notizia riportata da varie testate tra cui “il fatto quotidiano” di un Di Maio a pranzo con la Corruzione con la “C” maiuscola.

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2007-2017, così Verona ricorderà il Sindaco Flavio Tosi

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bel om

A parte alcune frasi piuttosto faziose relative a violenze di presunta matrice fascista, l’analisi è perfettamente condivisibile (n.d.r.):

Tirando le somme allo scadere del secondo mandato c’è poca sostanza nei quasi 10 anni di amministrazione Tosi. Il sindaco di Verona ha messo subito in chiaro il suo rapporto con i giornali, querelandoli. Ma ai media deve anche la sua fortuna. Sindaco del decoro urbano, forte con i barboni, un po’ meno con chi deturpa la città con la violenza. Scarso interesse per la cultura, mancanza di una visione di insieme per lo sviluppo della città, la cui pianificazione è stata lasciata in mano ai privati. I fallimenti: Traforo, Ca’ del Bue, Fondazione Arena…

Flavio Tosi viene eletto Consigliere della Regione Veneto nel 2000 e nel 2005 torna a Palazzo Ferro Fini con il record assoluto di preferenze: 28.000 voti. In quell’amministrazione ricopre la carica di assessore regionale alla Sanità, sino al 25 giugno 2007. Il 29 maggio 2007 viene eletto Sindaco di Verona con il 60,75% dei voti. Il 7 maggio 2012 è rieletto per un secondo mandato con il 57% delle preferenze. Nel maggio 2014, alle elezioni europee, Tosi risulta secondo con 99.567 voti, dopo il segretario della Lega Nord Matteo Salvini che ottiene 108.238 voti. L’11 luglio 2014 rassegna le dimissioni da parlamentare europeo per continuare la sua attività di Sindaco.

Tra circa un anno terminerà la seconda amministrazione Tosi e, secondo la normativa in vigore, dovrebbe essere l’ultima. Ma il Sindaco di Verona, che nel frattempo si è avvicinato molto al premier Matteo Renzi, chiede una revisione della legge Del Rio affinché sia estesa anche alle città con oltre tremila abitanti la possibilità dei tre mandati. Che il Sindaco di Verona cerchi di garantirsi altri cinque anni a capo dell’amministrazione comunale è comprensibile, lo è meno il silenzio assordante del PD locale, che è all’opposizione e il cui segretario nazionale è lo stesso Presidente del Consiglio.

Ma che meriti può vantare l’attuale Sindaco di Verona per i quali la città dovrebbe conferirgli il terzo mandato? Vediamo in rapida sintesi come egli ha amministrato la cosa pubblica in questi quasi dieci anni di governo. Continua a leggere

Salvini va dai suoi “fratelli maggiori”…

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Natale: Salvini, chi lo nega ai bimbi è peggio dell'Isis

Martedì, Matteo Salvini partirà per un viaggio a Gerusalemme e Tel Aviv con una nutrita delegazione leghista e soprattutto con un’agenda fitta di incontri di livello: un ministro, due viceministri, il vicepresidente della Knesset e Avigdor Liberman, leader del partito di destra «Israel Beitenu». È un salto di qualità nelle relazioni internazionali leghiste, finora segnate da qualche inevitabile delusione (il tentativo precedente di farsi ricevere in Israele non andò a buon fine , il visto negato dalla Nigeria) e qualche evitabile gaffe, come la visita di Salvini in Corea del Nord, «che sembra la Svizzera», e quel che è peggio insieme con Razzi, si legge su “la Stampa“.

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Via da questa UE. Se The Queen la pensa come Belgrado…

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elisabettadi Maurizio Blondet

“La Serbia non ha intenzione di aderire alla NATO “, ha proclamato il presidente serbo Tomislav Nikolic, “ma intende cooperare con l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (SCO) qualificata da alcuni analisti come la NATO russa”. Data la confusione oggi esistente fra NATO e UE, è facile capire che Belgrado ha archiviato anche la sua candidatura a entrare nell’Unione, che risale al 2011. La chiusura delle sue frontiere all’invasione dei profughi chiamati dalla Merkel, mette la Serbia di fatto nel campi anti-europeista, con il Gruppo di Visegrad e persino con l’Austria. L’allargamento a marce forzate della UE ad Est, in obbedienza agli interessi strategici Usa, ha trovato il suo punto d’arresto: essere “in Europa” non attira più.

E Belgrado sa che una simile presa di distanza gli costerà, che Bruxelles fulminerà sanzioni economiche – è tutto quel che sa fare – contro l’insubordinata. Non importa, i serbi tireranno la cinghia. E’ la fedeltà alla loro vocazione storica e al loro destino manifesto ad essere in questione.

Dall’altra parte del continente e, per così dire, della civiltà, la regina Elisabetta, – certo amicissima della NATO – avrebbe espresso scetticismo verso la UE. Lo ha rivelato il Sun: sarebbe avvenuto nel 2011, in un battibecco con l’allora vicepremier Nick Clegg. “l’Ue sta andando nella direzione sbagliata”, disse la sovrana. La Casa ovviamente ha smentito, e si capisce. Ma è la dinastia che profondamente ha sempre interpretato la nazione, unita all’istinto di sopravvivenza della quasi unica monarchia   ancora esistente, e la più antica, che ha parlato: “La UE sta andando nella direzione sbagliata”. E come dar torto a The Queen? Continua a leggere

Quando la banca fa gli interessi del Popolo

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dell’ Avv. Luigi Bellazzi

Fonte: Italiasociale

É sempre attuale la battuta: “le banche sono come gli avvocati, è più facile dirne male che farne a meno”. Dal 1934 al 1939 (’34 il T.U.B., poi fino al ’39 i decreti attuativi, circolari etc.), venne allora semplicemente stabilito che le Banche potessero solo fare le…banche (raccolta e impieghi). Banche e bancari erano incaricati di pubblico servizio, le banche dovevano principalmente non creare profitti per sè ma utilità all’Economia, ovvero vantaggi per le imprese, soprattutto per le piccole imprese (artigiani, coltivatori etc.).

Di nascosto, alla chetichella, ai primi di gennaio 1994 con gli italiani in vacanza o assonnati per i bagordi dell’ultimo dell’anno, viene rivoluzionato il sistema bancario con il nuovo T.U.B. e nasce così la banca “universale” una impresa commerciale che deve macinare profitti, potendo svolgere qualsiasi attività dallo spacciare droga finanziaria (derivati), al diffondere assicurazioni finte (c.dd. polizze falsamente insequestrabili e impignorabili), fino al vendere beni di consumo quali biciclette e motorini.

Da lì l’inizio della china verso il disastro. Nell’immediato guadagni prodigiosi (per i primi investitori) legati a compensi prodigiosi (per amministratori e dirigenti), con una differenza che i guadagni sono poi diventati perdite sanguinose, mentre i megastipendi (Profumo guadagnava in un giorno quanto un impiegato guadagnava in 700 giorni) non seguivano il crollo delle azioni, restavano immutati (Profumo avrebbe poi percepito un fine rapporto di 40 milioni di Euri!) nonostante le banche finissero sull’orlo del fallimento.

Cose note, cose vecchie. Adesso si cerca di porvi rimedio con l’arma dei licenziamenti. Migliaia e migliaia di professionalità messe in mezzo ad una strada. Eh allora, che fare? Continua a leggere

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