Coerenza del Fare! sulla famiglia…

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tosi-renzi

di Federico Prati

Luciano e Mauro, primi «sposi» gay «Sarà Tosi ad unirci a fine estate»

Insieme da ben 37 anni, hanno prenotato la Casa di Giulietta. «Lo facciamo per essere un esempio»

VERONA «Non lo facciamo per noi. O meglio: non solo per noi. Noi abbiamo già tutto. Viviamo insieme da anni, condividiamo quello che abbiamo, stiamo bene così. Lo facciamo per essere un esempio». Luciano e Mauro, ecco i nomi dei primi «sposi» omosex a Verona, anche se di matrimonio in senso stretto non si può parlare. Ma ci sarà il rito, identico a quello civile, e ci sarà anche la location, una di quelle di Sposami a Verona, quasi certamente la Casa di Giulietta. C’è anche la data di massima: fine agosto, e gli slittamenti sembrano improbabili, data l’accelerazione del governo per rendere operativi i decreti attuativi della legge Cirinnà. C’è, infine, il celebrante: il sindaco Flavio Tosi. «Abbiamo saputo che ci tiene ad essere lui ad officiare la prima unione civile, e a noi sta benissimo». Anche se uno dei due sposi, Luciano Mazzucato, 63 anni, politicamente è un avversario, militando da anni nel Partito democratico, per il quale è consigliere in prima circoscrizione. «Per la cerimonia si era reso disponibile Vincenzo D’Arienzo (deputato del Pd, ndr), nostro caro amico, che non se la prenderà per questa “sostituzione”. – commenta la coppia -. È giusto che sia il primo cittadino, e c’è da dire che da qualche anno a questa parte, Tosi si è aperto molto su questi temi».

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CENTRO-DESTRA: REQUIEM PER L’UNIONE DEI MODERATI

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Michele Rallo

Centro-destra: dove eravamo rimasti? Ah, si, ai risultati delle amministrative “col botto”; anche se l’eco dei ballottaggi italiani era rapidamente svanita sotto l’onda d’urto del Brexit e dell’orgia di commenti (spesso ridicoli) che ne era seguìta.

Eppure, a ben guardare, sia le amministrative italiane che il referendum inglese (per tacere delle presidenziali austriache, annullate per palesi irregolarità) hanno dato – per quanto attiene al nostro “fronte interno” – una duplice, precisa indicazione. Evidente il suo primo aspetto, quello che riguarda il bulletto fiorentino: un avviso di sfratto.

Ma – a ben guardare – è altrettanto chiaro anche il secondo segnale: un De profundis per la “unione dei moderati” vagheggiata da un Berlusconi rimasto politicamente al 1994. Quanto diversa sia la realtà italiana ed europea del 2016 è chiaro a tutti. E non tanto per le dinamiche nazionali (la “seconda repubblica” si è rivelata assai peggiore della prima), quanto per il quadro generale, segnato in modo irreversibile dalla degenerazione antipopolare delle istituzioni dell’UE e da un’invasione migratoria che, nei piani di chi l’ha progettata, dovrebbe condurre alla fine degli Stati nazionali ed al completo imbastardimento (etnico e culturale) delle popolazioni europee.

 

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Verona, Croce: “In Fondazione buco di 29 milioni. Andrò dritto dalla Finanza”

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TOSO

Un buco da quasi 29 milioni di euro acclarato dal bilancio approvato da Fuortes. Per la Fondazione Arena un passivo pesante che Michele Croce commenta così:

“Con quattro mesi di ritardo siamo finalmente riusciti a scoprire che la Fondazione Arena ha ben 28 milioni e 600mila euro di debiti complessivi, di cui otto con le banche e 13 e mezzo con i fornitori. A ciò si aggiunge che nel 2015 ha riportato una perdita di esercizio pari a 1 milione e 400 mila euro. Più che il Premio Nobel a Tosi e Girondini potrebbero dare al massimo un tapiro di lamiera: sono loro i responsabili del più grande danno al patrimonio culturale di questa città”.

Che poi continua:

“Nel 2001 il patrimonio di dotazione dell’Ente Arena, prima di trasformarsi in Fondazione, era di 26 milioni di euro; oggi raggiunge un passivo di 10 milioni di euro, quindi in 15 anni sono stati erosi ben 36 milioni di euro. Dal 2013 non c’è più stato utile di esercizio, arrivando nel 2014 al buco “monstre” di 9 milioni di euro. Di fronte a questi numeri è doveroso che gli enti preposti verifichino se ci sono responsabilità dirette dell’ex presidente e dell’ex sovrintendente: consegneremo tutte le carte alla Guardia di Finanza. Appare oggi essenziale proseguire con il commissariamento del dottor Fuortes”.

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Comunità, Diritto, Stato: le tesi di Höhn

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Segnalazione di Federico Prati

di Teodoro Klitsche de la Grange

L’Aja, agosto 1937, secondo congresso di diritto comparato.
I vari paesi mandano un proprio rappresentante per illustrare la condizione del diritto in ciascun Stato.
La Germania invia Theodor Maunz e Reinhard Höhn, che illustra il contributo che qui viene commentato e proposto: Popolo, Stato e diritto.
La memoria va subito al saggio di C. Schmitt di quattro anni prima, Stato, movimento e popolo, ma, nonostante l’assonanza dei titoli, il taglio esprime due prospettive diverse.

Il saggio di Höhn conserva un tratto profondamente giuridico ed illustra in modo magistrale le modalità con cui la nuova scienza del diritto dell’epoca stesse cercando di superare la precedente impostazione di stampo individualistico, con il risultato che il diritto viene inserito ora nel concetto più ampio di comunità e perde la precedente primazia. Continua a leggere

Verso un Movimento 5 Stelle e strisce?

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di Alessio Mannino 

Verso un Movimento 5 Stelle e strisce?

Fonte: L’intellettuale dissidente

Per la Nato la Guerra Fredda con la Russia non è mai finita, checché ne dica stoltamente il suo segretario generale Jens Stoltenberg. Come le definireste voi se non misure scopertamente ostili a Putin, tutte le decisioni prese dal vertice dell’Alleanza Atlantica a Varsavia (casualmente scelta in quanto dava il nome all’omologa coalizione nemica guidata dall’Urss), alla vigilia del Consiglio Nato-Russia del 13 luglio? Invio di quattro battaglioni, totale 5 mila uomini, distribuiti fra Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia; il furbesco trasferimento dagli Usa alla Nato del comando del sistema missilistico europeo (navi in Spagna, radar in Turchia, sito per intercettazioni in Romania); un bel giro di bullone ad più stretta cooperazione (leggi: vincolamento) fra l’Alleanza e l’Unione Europea nelle operazioni militari e nella cyber security. Traduzione: cara Europa, sei legata mani e piedi ancor più di prima a Washington e ora ti lasci imbrigliare in una autolesionisticacold war contro i russi, che invece sarebbero i tuoi alleati naturali se solo ti slacciassi il guinzaglio Nato con cui gli Stati Uniti ti tengono in sudditanza dal 1943 ad oggi. Ciliegina sulla mefitica torta, la somma ipocrisia di quell’ometto di Francois Hollande, che imperanti le sanzioni Ue anti-russe ha dichiarato che «la Russia non è un avversario ma può essere un partner». Bei tempi, quando De Gaulle sbatteva le dovute porte in faccia a les Americains.  

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Irrealismo, irrilevanza, inconsistenza: la politica è un topo morto

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TOPO

Fonte: Marcello Veneziani

La politica è un topo morto. È questo il responso globale delle urne. Mezza Italia non va a votare e la metà che resta, vota in larga parte per tutto ciò che è nuovo, è fuori, è contro. Viva gli outsider, via gli extra moenia…

La politica è l’unico campo in cui la verginità è ancora un valore, anzi è oggi il requisito principale. Virginia Raggi, ha già un nome promettente… Non avere un passato, un curriculum, una storia è la carta vincente deigrillini. Per un paese vecchio, che non fa figli, vedere un giovane è già un evento euforico. Quando vedi irrompere le facce della Raggi e dell’Appendino, Di Battista e Di Maio, partecipi all’incanto di un inizio, la magia dello stato nascente, la promessa senza ricordo, puro avvenire senza passato, pura intenzione senza bilancio. Fa simpatia lo stato nascente. Grillo è solo l’Ayatollah, la politica è nelle mani dei pischelli. Godiamoci le novità, una donna alla guida di Roma come non accadeva dai tempi di Rea Silvia, cioè prima della fondazione di Roma…Non dirò che è prevedibile la parabola, è probabile il flop, la delusione. Non si sa mai, meglio augurarsi che i 5stelle smentiscano i pronostici pur facili per città così difficili. E poi il mondo che si opponeva a loro, il vecchio mondo dei politici senza politica, era fatiscente e furbesco, da troppo tempo beveva veleno e sputava fiele, aveva perso la passione e la visione, meritava di crollare.

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Ungheria, ideatore muro anti immigrazione eletto vicepresidente di Jobbik

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lazslo Bob

Budapest 29 mag – Angelo Balletta – Responsabile esteri Forza Nuova

Si è concluso ieri a Budapest il congresso di Jobbik, che ha visto il rinnovo di alcune cariche al vertice del partito ungherese.
Gábor Vona è stato riconfermato presidente, ma la notizia che più ci entusiasma è l’elezione alla vicepresidenza, con un altissimo numero di consensi, di László Toroczkai, amico e camerata di Forza Nuova da molti anni.
László, già presidente di HVIM (Movimento giovanile per le 64 contee), condusse la grande rivolta di Budapest dell’ottobre 2006, una vera rivolta di popolo che propiziò l’ascesa di Jobbik, poi, nel 2013, divenne sindaco della cittadina di Asotthalom, al confine con la Serbia, diventata famosa per essere il punto di ingresso delle ondate migratorie che percorrevano la “rotta balcanica” facendo pressione sull’Europa.
Fu proprio László ad ideare il muro alla frontiera serbo-ungherese e a spingere il governo affinché fosse reintrodotto il reato di immigrazione clandestina.
Grazie a lui, oggi, l’Ungheria è riuscita ad arginare l’enorme flusso di immigrati. Felici per la sua elezione, rivolgiamo i nostri auguri a László, con la consapevolezza che, come in passato, marceremo spalla a spalla per la difesa delle nostre Patrie e dell’Europa.

 

Fonte: http://www.radiofn.eu/ungheria-ideatore-muro-anti-immigrazione-eletto-vicepresidente-jobbik/#sthash.VJ5BSFsr.FrS0Bwdz.dpbs

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Modernismo e neo-paganesimo, due facce della stessa medaglia

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Modernismo e neo-paganesimo, due facce della stessa medagliaUn’analisi condivisibile per chi, come noi, conosce bene l’ambiente della cosiddetta “destra radicale”:

di Marco Sudati

Accade talvolta di imbattersi nell’equazione destra radicale = neo-paganesimo, data come certa da alcuni osservatori politici nostrani, i quali assumono come fatto scontato che l’ambiente umano appartenente all’area culturale e politica chiamata “destra radicale” (d’ora in poi anche DR), sia qualificabile come neo-pagano, in quanto esisterebbe un nesso inscindibile tra i valori coltivati in quell’ambiente ed una certa religiosità, o anelito al sacro, che si esprimerebbe in non ben definite modalità.

Ma il neo-paganesimo cos’è? È molto difficile identificare questa parola con una specifica confessione religiosa o con una specifica via al sacro. Il neo-paganesimo, in senso ampio, può essere inteso come l’adesione a concezioni religiose o sacrali della vita diverse dal cristianesimo e legate, o semplicemente riferite, a tradizioni pre-cristiane. Salvo rarissime eccezioni, rappresentate da persone che, con una certa cognizione di causa, si sforzano di praticare arcaiche forme di culto, la stragrande maggioranza di coloro che si definiscono pagani o neo-pagani altro non sono che soggetti contraddistinti da una certa visione sacrale della vita, la quale, però, non trova soddisfazione nel cristianesimo.

Spingendosi un pochino oltre, si può individuare nell’auto-divinizzazione una forma tipica di neo-paganesimo, riscontrabile in alcuni ambienti della DR. Forma che peraltro si esprime non tanto nella pratica di riti officiati da autorità religiose rappresentanti la continuità storico-dottrinale di un dato culto, bensì in convincimenti personali che portano taluni ad esercitare il culto di valori da incarnare in coerenti stili di vita; cosa che, di fatto, conduce ciascuno a diventare “legge a se stesso” e a costruirsi un’etica personale: una sorta di “fai da te”. Continua a leggere

Le grandi contraddizioni della Lega

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Poche idee e parecchio confuse, dalle parti della Lega spira una brezza carica di umori di fogna. Speravamo di meglio. Sul serio

(Giorgio Nigra) – Matteo Salvini è sempre più costretto a improbabili salti mortali per tenere insieme un discorso anti-sistema e una prassi politica che più sistemica non si può. Perché parlare come Le Pen e allearsi con Sarkozy, usare gli argomenti di Hofer e poi andare a braccetto con Van der Bellen, comporta un bel po’ di problemi di linea politica.

Il caso di Milano è emblematico: la Lega, qui, è intruppata insieme a tutto il centrodestra nel sostegno al più anonimo, moderato, conformista candidato che possa esistere: Stefano Parisi. Uno che si distingue dal suo avversario, Beppe Sala, solo se c’è un sottopancia a ricordarne il nome, altrimenti aspetto e argomenti sono esattamente identici. Ecco, allora, che Salvini, per salvare la faccia, è costretto a provocare: “Vediamo se sul referendum vorrà stare con l’Italia libera o quella schiava”. Questo modo di porre gli esponenti politici di fronte alle loro contraddizioni, con piglio incalzante e anche un po’ spazientito, è però di solito riservato agli avversari, non agli alleati. Insomma, se Salvini temeva che Parisi fosse un fan della “Italia schiava”, perché ha deciso di sostenerlo?

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