Magistratura rossa: giudice assolve il compagno Penati (Pd), Il sistema Sesto “non esiste”

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L’ex presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati (Pd), è stato assolto dal tribunale di Monza, presieduto da Giuseppe Airò, nell’ambito del processo sul cosiddetto “Sistema Sesto”. Penati era imputati di corruzione e finanziamento illecito dei partiti ed è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Anche gli altri nove imputati nell’ambito dello stesso processo sono stati tutti assolti. Per Penati l’accusa aveva chiesto una condanna a 4 anni. “Esce pulita la mia immagine di politico e amministratore”. Così l’ex presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni commenta la sentenza che lo ha completamente assolto. Continua a leggere

Francia, trionfano le Le Pen: vince il populismo in salsa Kosher…

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Risultati immagini per Le Pen sionistaFrancia, trionfano le Le Pen: Front National primo partito

Marine Le Pen verso un successo storico: Fn sfiora il 30%. Repubblicani al 26,20%, socialisti al 23,20%. Affluenza in crescita: alle 19 ha votato oltre la metà dei francesi

Urne chiuse in Francia dove i cittadini sono stati chiamati a votare per le elezioni regionali. In forte aumento l’affluenza: alle 19 il dato della partecipazione è stato del 50,50%, circa 4 punti in più rispetto al corrispondente dato delle regionali del 2010.

Si tratta delle prime elezioni dopo la riforma che ha ridotto da 22 a 13 le regioni.

Stando ai primi exit poll trionfa il Front National, che esce rafforzato dopo gli attentati terroristici di Parigi e si piazza intorno al 29,80%. Il partito di estrema destra diventa quindi il primo partito in Francia. Seguono i Rèpublicains di Nicolas Sarkozy con il 26,20% e i socialisti di François Hollande con il 23,20%. Verdi al 6,60%, Front de Gauche al 4%.

Marine Le Pen e sua nipote Marion sono in testa in sei regioni su tredici )Nord-Pas de Calais-Picardia, PACA, Linguadoca-Roussillon-Midi Pyrenees, Borgogna-Franche Comtè, Centre-Val de Loire e Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena). Soprattutto in quelle dove sono candidate in prima persona, rispettivamente nel Nord-Pas de Calais (42,1%) e nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra (41,2%). Le due potrebbero quindi diventare le prime presidenti di regioni dell’estrema destra. “La Francia rialza la testa”, ha detto Marine, “Nulla potrà fermare la profonda volontà del popolo. È un risultato magnifico”.

“Il risultato delle regionali dimostra che i francesi sono esasperati, che la Francia ha troppo indietreggiato e lo ha fatto soprattutto in questi ultimi quattro anni. E chiedono che non arretri più”, commenta a caldo il presidente della destra dei Republicains, Nicolas Sarkozy, “Propongo da domani di rifiutare ogni fusione e ogni apparentamento di lista. Quello che i francesi meritano è una chiara alternanza in tutte le regioni. Questa è l’attitudine repubblicana”.

In tutte le regioni si andrà comunque al balottaggio: secondo il sistema elettorale francese, infatti, andranno al secondo turno le liste che hanno ottenuto più del 10% dei voti nella prima tornata elettorale. E se i repubblicani non vogliono alleanze anti avanzata lepenista, i socialisti hanno annunciato che si ritireranno dal secondo turno nelle regioni in cui non hanno nessuna possibilità di vincere (in particolare quelle in cui corrono le Le Pen). Una mossa scelta a malincuore per permettere ai propri elettori di votare i repubblicani e tentare di arginare l’ascesa del Front National.

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Fini sbugiardato: ecco tutti gli hotel che ospitano profughi

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TORTELLINI FINI

Dopo la sfilza di alberghi che la scorsa estate si sono strasformati in centri d’accoglienza, ecco che la storia si ripete anche in inverno. A Roma, per volontà del prefetto, l’hotel Roma Point da hub diventerà centro d’accoglienza permanente

Lun, 30/11/2015

Gianfranco Fini sbugiardato dai fatti. Solo pochi giorni fa, nel corso di un convegno all’Università Guglielmo Marconi di Roma, parlando di immigrazione, aveva avuto parole poco tenere nei confronti di un ragazzo che sosteneva che i profughi alloggiassero negli hotel. L’ex leader di AN, dopo avergli detto di non rompergli i c…, domanda: “Ma quali hotel, hai mai visto un centro d’accoglienza?”.

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Lo scenario che terrorizza anche Renzi. La Boldrini si candida: ecco dove

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BOLDRINI

Nel caos che regna all’interno del Partito democratico sulle candidature alle prossime elezioni comunali del 2016, spunta un nome tanto inaspettato quanto temuto da diversi Dem. Il terremoto sta per abbattersi sui militanti già provati, fisicamente e moralmente, dopo l’incubo di Ignazio Marino alla guida del Campidoglio a Roma. L’ex giovane turco Matteo Orfini non ha trovato ancora un degno erede del chirurgo, anche se il tempo a disposizione si sta riducendo al lummicino. La vera trattativa per il nome giusto la starebbe portando avanti direttamente il segretario Matteo Renzi che avrebbe prima sondato l’imprenditore Alfio Marchini, ormai corteggiato da ogni fronte. Ma c’è un’altra idea che aleggia con cupa mestizia tra i corridoi di via del Nazareno, come riporta il Giornale: la prospettiva di lanciare al Comune di Roma Laura Boldrini, che dopo la presidenza della Camera non ha ancora messo in chiaro cosa vorrebbe fare dopo la memorabile esperienza a Montecitorio.

 

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Perché il centrodestra non è credibile

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IL TRIO MEDUSA

di Pietro Ferrari

Matteo Salvini sulle tasse ripete il vecchio fasullo automatismo veteroliberista (addirittura delirante e catastrofico se prima non usciamo dal SEBC e non inauguriamo una VERA sovranità monetaria) e riduce spesso quello dei Rom e dell’immigrazione a problema urbanistico, ben sapendo che per mutare strategìe continentali e geopolitiche, servirebbero consensi più che plebiscitari per evitare che i pasdaràn della Costituzione blocchino qualsiasi iniziativa. Pur volendo dimenticarci delle offese ai meridionali che ‘non meritavano l’euro’, quando i centri sociali vengono oggi definiti da Salvini ‘squadristi’ e l’Unione Europea ‘peggiore di Mussolini’, abbiamo già capito con quale becerume culturale abbiamo a che fare. Salvini fino a pochi mesi fa giudicava Berlusconi impresentabile (ma fondamentale per le elezioni regionali) ed oggi non più, perché comunque, alza il margine di presenze in piazza.

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Pansa, l’avvertimento a Renzi. Arriva una vendetta che lo farà cadere

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PANSA2

Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa

Attenti al libro! E a tutto il veleno che spargerà. A sentire Il Messaggero, sempre molto informato su quanto accade a Roma, lo sta scrivendo Ignazio Marino, ormai ex sindaco della capitale. Ma pur sempre protagonista della stagione più pazza che il Campidoglio abbia vissuto, almeno nell’ epoca moderna.

Marino racconterà i due anni e mezzo della propria sindacatura. Le fonti saranno le mitiche agende di colori diversi, quelle che Ignazio ha promesso di mostrare passando da una tivù all’ altra. E sempre secondo il quotidiano diretto da Virman Cusenza, farà tremare i pezzi da novanta del Partito democratico. A cominciare dal leader supremo, Matteo Renzi, per finire con il fantasma di un altro Matteo. Ossia l’ Orfini, presidente del partito, nonché commissario dei democratici romani, un derelitto che rischia di veder finire una carriera renziana appena cominciata.

A differenza dei politici di altre nazioni, i ras italiani non amano scrivere libri di memorie, neppure quando la loro stagione si è conclusa.

Uno dei pochissimi che abbia osato farlo è Silvio Berlusconi, attraverso la penna di un giornalista americano che tuttavia si è ben guardato dall’ indagare le zone d’ ombra del Cavaliere. Ma di solito quasi tutti stanno alla larga dai terreni minati. Il caso più recente è quello di Walter Veltroni. Avrebbe potuto regalarci una travolgente testimonianza del suo passato di leader della sinistra. E invece si è rifugiato nella ricerca del papà perduto quando lui era bambino.

Ammesso che il libro minacciato da Marino esca davvero, ci troveremo di fronte a un memoriale del tutto insolito. Per un motivo evidente: l’ autore è un alieno rispetto ai big della Casta dei partitocratri. Non per nulla, ha accumulato un’ infinità di soprannomi. A volte irridenti, a volte osannanti. Si va da Ignaro al posto di Ignazio, da Disgrazio a Cavallo pazzo, da Alieno a Marziano. Con il contorno di un arredo anch’ esso strambo: lo zainetto, la bicicletta, la scorta dei vigili pedalatori, la Panda Rossa sempre in sosta vietata, la barba che una settimana c’ è e l’ altra no.

Ma chi è per davvero Marino? Prima di tutto è un signore dal carattere di ferro. Poi è vendicativo. Una vera carogna. Imprevedibile. Narcisista. Con un ego enorme. E un’ autostima infinita. Convinto di essere il più competente tra i possibili sindaci della capitale. Pronto a mettere in scena i diversi personaggi che ciascuno di noi nasconde. Nei giorni della grande crisi, si è presentato come l’ eroe che ha sconfitto la mafia di Roma. Poi come un nuovo Salvador Allende, assediato dai colonnelli cileni nel Palazzo della Moneda a Santiago. Quindi come un redivivo Che Guevara che incita i suoi con un grido indimenticabile: «Siamo realisti, esigiamo l’ impossibile!».

Mi sono domandato spesso in che modo la politica italiana, sempre incline al compromesso e all’ ipocrisia, abbia generato un personaggio alla Marino. Poi ho trovato una risposta nella biografia di Cavallo Pazzo. Prima di tuffarsi nella palude dei partiti nostrani, Ignazio era stato un bravo medico chirurgo, specializzato in trapianti di organi, a cominciare dal fegato. Laureato all’ Università cattolica di Roma, aveva fatto i primi passi al Policlinico Gemelli. All’ inizio degli anni Ottanta, quando aveva venticinque anni, si era trasferito dapprima in Inghilterra, a Cambridge, quindi negli Stati Uniti, presso l’ università di Pittsburgh, un centro di eccellenza mondiale per i trapianti. Di qui era passato a dirigere un dipartimento del Jefferson Medical College di Philadelphia, famoso per i trapianti di fegato.

Marino ha trascorso negli States molti anni. E da chirurgo straniero non ce l’ avrebbe fatta a resistere in un ambiente tra i più competitivi.

Immagino che sia stato quel tempo a mettere alla prova il suo carattere. La freddezza del chirurgo che attua un trapianto tra i più delicati. La tenacia nell’ affrontare una professione che non è di tutti. La testardaggine nel fare meglio dei colleghi americani. La cattiveria nel restituire colpo su colpo e anche di vendicarsi, se mai fosse stato necessario farlo.

Soltanto un tipo così poteva accettare un incarico micidiale come quello di sindaco della capitale. Era già stato eletto al Senato per due volte, nel 2006 e nel 2008. Poi venne rieletto nelle politiche del 2013, sempre per il Partito democratico. Poteva accontentarsi del seggio a Palazzo Madama. Invece si gettò nelle fauci del leone, decidendo di mettersi in gara per le comunali di Roma. Andò al ballottaggio con il sindaco uscente, Gianni Alemanno, il big di Alleanza nazionale. Vinse con il 63,9 per cento dei voti e entrò in Campidoglio.

Da quel momento, si è comportato bene o male? Il Bestiario non ha la statura per giudicare. Ma può proporsi una domanda. Quelli che oggi hanno deciso di pugnalarlo sapevano di avere di fronte un osso duro come pochi? Penso di no. Altrimenti avrebbero adottato una strategia diversa. E soprattutto si sarebbero rivolti a qualche killer senza pietà.

Invece l’ assalto è stato affidato a un principiante del tutto inadatto al compito: Matteo Orfini. Orfini è la dimostrazione lampante che non sono gli incarichi a fare di un funzionario un leader. Ecco un quarantenne cresciuto nel vecchio Pci, rimasto un sinistro totale, diventato il presidente del Partito democratico per volontà di Renzi e infine schiacciato dal peso di dirigere il partito a Roma. E dunque diventare il superiore o il controllore di Marino.

Come sia finita l’ avventura dell’ Orfini ce lo dice la sua faccia, vista venerdì a Otto e mezzo di Lilli Gruber. Certo, Cavallo Pazzo ha dovuto lasciare il Campidoglio. Ma l’ autore dello sfratto ha il volto di un uomo costretto a vivere un incubo peggiore di quello di Ignazio. A torto o a ragione, gli resterà appiccicata la nomea del pasticcione, dell’ incapace, del regista confusionario di uno spettacolo grottesco. Non potrà mai vantarsi di una vittoria sgangherata, senza onore. E dovrà stare molto attento all’ ira del suo capufficio, il vero Matteo, ossia il Renzi.

Qualche amico mi ha detto che nel Bestiario parlo troppo del nostro premier. E sono tentato di dargli ragione. Ma Renzi è la vera maschera dell’ Italia 2015. Si è fatto fotografare mentre si dedicava alla corsetta mattutina su un lungomare dell’ Avana, a Cuba. E il suo fedele Filippo Sensi ha spedito il santino a tutti i giornali italiani. Nel frattempo, in casa nostra accadeva di tutto. Dal disastro della capitale alla tragedia di Messina, rimasta per sette giorni senza acqua potabile.

I retroscenisti garantiscono che Renzi sta incazzato nero. È convinto che il terremoto in Campidoglio sia opera di un complotto attuato dalla minoranza del Partito democratico. Sapete chi mi rammenta? Un signore che si chiamava Giuseppe Stalin. Lui era certissimo che il Cremlino fosse in pericolo per una congiura dei medici ebrei. E li fece fucilare tutti.

Con Cavallo Pazzo, Renzi non potrà mostrare lo stesso rigore. In compenso qualcuno sostiene che il premier abbia già trovato il nuovo sindaco di Roma. Sarebbe l’ attuale ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin. È una donna giovane, tostissima, che vale tre maschi. Se il Campidoglio sarà suo, prevedo altri guai per il Fiorentino. La signora ci ha subito informati di rifiutare l’ incarico. Ma in politica, mai dire mai.

Giampaolo Pansa

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Pansa attacca i comunisti: perché stanno sempre coi ladri

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PANSA

Non ho mai votato per Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia. E non credo che in futuro la voterò. Però giovedì sera ho ammirato molto questa giovane donna impetuosa, una vera capopopolo, per di più anche bella. Era a “Piazzapulita”, il talk show di Corrado Formigli, sulla Sette. Il dibattito riguardava la storia arcinota del pensionato lombardo che ha ucciso con un colpo di rivoltella un albanese che in piena notte stava entrandogli in casa per rapinarlo o pestarlo. E la Meloni si è trovata da sola contro una pattuglia di maestroni superbi, schierati in difesa del malvivente e pronti a spaccare il capello in quattro (per dare addosso al pensionato armato di pistola.

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Quando Renzi diceva:”Il problema non è l’Imu sulla prima casa”

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Segnalazione Quelsi

by Redazione

renzi-promesse«Tralascio le polemicucce: ridurre le tasse sulla prima casa è ridare fiducia agli italiani. Con molta franchezza dico che nella tassazione sulla prima casa non c’è nulla di male, in altri Paesi c’è. Ma per come stanno cose in Italia vuol dire immettere un elemento fiducia e ha un valore simbolico, evocativo. Per noi l’unico modo per sostenere la ripartenza è dare shock fiscali e quello più forte è togliere l’Imu e la Tasi dalla prima casa». Firmato Matteo Renzi.

Il premier oggi, durante la conferenza stampa al termine del varo della legge di stabilità da parte del Cdm, è stato chiaro. Per il governo e per il Pd, il partito del quale è tutt’ora segretario, la priorità è l’abolizione della tassa sulla prima casa. Eppure una volta a Largo del Nazareno non la pensavano proprio così. Quando Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale del 2013 propose l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, introdotta dal governo Monti, nel Pd parlarono di demagogia, di promessa dannosa, di priorità sbagliata, di errore nel volerla abolire, di progressività.

Ora, qualcuno potrebbe far notare che quello non era il Pd di Renzi, che era un altro partito, un’altra storia. Non è così. «Per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni, il problema non è l’Imu». A dirlo non fu Pier Luigi Bersani, ma proprio Matteo Renzi, il 21 maggio 2013. Il futuro premier nell’ottobre di quell’anno rincarò la dose e nella sua e-news, il 31 ottobre, scrisse:«Il Pdl sul fisco ci ha inchiodato per mesi su Imu e Iva. E abbiamo visto i risultati». Come a dire che la strategia di Letta era sbagliata.

Come lui la pensavano anche molti altri esponenti dell’attuale governo e della segreteria Pd. Pier Carlo Padoan è l’esempio più clamoroso. Quando era vice segretario dell’Ocse disse che «le tasse che danneggiano di meno la crescita sono quelle sulla proprietà, come l’Imu, mentre le tasse che, se abbassate, favoriscono di più la ripresa e l’occupazione sono quelle sul lavoro». Cosa gli ha fatto cambiare idea? Mistero. Anche Graziano Delrio, renzianissimo della prima ora e fedele ministro delle Infrastrutture, parlando dell’abolizione dell’odiata tassa sulla prima casa tuonò contro l’idea di Berlusconi:«Sull’Imu non dobbiamo fare pasticci. Non possiamo permetterci di non fare pagare chi ha una prima casa di lusso». Cosa che, invece, con la manovra di Renzi accadrà (la denuncia, di qualche giorno fa, è arrivata addirittura da Repubblica, ndr).

E che dire di Debora Serracchiani? La vicesegretaria Pd il 13 agosto 2013 scrisse:«L’Imu non è la priorità, il tema dei temi è la rivisitazione del patto di stabilità per rimettere in circolo risorse e rilanciare l’economia». L’elenco di chi si è rimangiato la parola è lungo. Vale la pena chiuderlo con la dichiarazione di un ultrarenziano di ferro, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, sempre pronto a fare le pulci agli avversi politici. Il 30 agosto 2013 si lamentò dell’azione del governo Letta, ritenuto troppo prono ai voleri berlusconiani. «Sbagliato fare dell’Imu la madre di tutte le battaglie. Ci vuole una riforma complessiva del fisco, prima liberiamo il lavoro». Chissà cosa avrà da dire adesso.

Redazione | ottobre 15, 2015 alle 4:48 pm | Etichette: berlusconidelriogovernoimuiva,lettaNardellaPadoanrenziserracchiani | Categorie: Politica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-9XF

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I Governi europei perdono i loro elettori e allora si creano un nuovo elettorato con gli immigrati

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Segnalazione di Redazione BastaBugie
In Francia, ma non solo, ci sono città intere trasformate, gli abitanti originali spariti e sostituiti (in meno di una generazione)
di Francesco Borgonovo

Non è facile acchiappare Renaud Camus. E non solo perché vive appartato in un castello nei Pirenei. È sfuggente, Camus, ma non perché si sottragga al dibattito, anzi. Semplicemente, è difficile appiccicargli un’ etichetta o tirarlo per la giubba da una parte e dall’ altra.
Tuttavia la potenza delle sue idee abbatte qualunque barriera, naturale o edificata dall’ uomo. L’ unico libro tradotto in italiano di questo affilatissimo intellettuale francese è Tricks, pubblicato anni fa dal piccolo editore Textus su impulso di Walter Siti. Quel volume era aperto da una prefazione di Roland Barthes, e costituiva una sorta di feticcio per il mondo omosessuale. Non sono tradotti, invece, gli scritti di Camus sul fenomeno che lui chiama Le Grand Remplacement, cioè la Grande Sostituzione. E si capisce il motivo: sono troppo scorretti.
Spiegano perché e soprattutto come si sta compiendo una sostituzione di popoli ai danni degli europei. Sono ferocemente critici dell’immigrazione incontrollata, mettono in guardia sull’ influenza islamica, combattono l’ Invasione. E qui da noi teorie di questo tipo non sono molto gradite. Per questo abbiamo chiesto al gentilissimo Camus di spiegarle nel dettaglio ai lettori italiani. Continua a leggere

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