Ius Soli, l’ultima follia di Renzi che ci imporrà di mantenere milioni di immigrati

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Segnalazione Quelsi

unnamed (1)Qualche giorno fa, Renzi è andato a fare un viaggio di piacere in Giappone con moglie e figlia al seguito. Cosa è andato a fare? Nulla, l’hanno ricevuto per pura cortesia perchè in pratica si è auto-invitato. La scusa ufficiale era di sollecitare gli imprenditori giapponesi ad investire in Italia, ora che “maremma maiala, s’è dato il fritto per fare le riforme” che secondo lui ci rendono affidabili ed appetibili al punto da potere attrarre fiumi di investimenti e capitali dall’estero, roba che neanche nella Svizzera degli anni ’70 s’è mai vista. Addirittura, in un breve ed inutile colloquio con il premier giapponese Shinzo Abe, Renzi ha segnalato al suo annoiato interlocutore che “è scoccata l’ora per cui lo sviluppo venga promosso con politiche economiche di crescita, non più con il rigore”.

Bene, il nostro premier va a raccontare queste cose al keynesiano per antonomasia Shinzo Abe che le ha già fatte tre anni fa, quando Renzi ancora scucchiava ribollite alla Leopolda e sognava di poter essere lui un giorno a poter rovinare l’Italia. Il nostro premier semi-abusivo non sa, e probabilmente non lo sa neanche la tuttologa del PD Serracchiani che altrimenti glielo avrebbe detto, che il mondo della finanza anglo-americana ha coniato un neologismo, cioè “abenomics”, crasi di Abe ed Economics, per indicare il combinato di politiche monetarie, riforme ed economia reale posto coraggiosamente in atto nel 2012 da Abe, tra lo scetticismo generale, per rianimare un Giappone pressochè esanime. Altro che sviluppo dettato dalla crescita, invece che dal rigore dei conti in ordine, come velleitariamente auspicato da Renzi.

Senza fare nè annunci, nè chiacchiere, nel 2012 Abe ha sforato il 10 % del rapporto annuale deficit/Pil che a noi l’Europa impone di tenere sotto il 3 % e di azzerare nel 2018, s’è messo a stampare yen per deprezzare la moneta del Sol Levante rispetto alle altre divise del 30 %, col che il Giappone ha rilanciato alla grande le esportazioni ed ha potuto indirizzare l’equivalente di 170 miliardi di euro tutti sulla spesa pubblica produttiva. Di questi, 85 miliardi a carico dello Stato, il rimanente derivante dal coinvolgimento di enti locali e privati su progetti credibili ed affidabili, per lo sviluppo tecnologico (in Giappone!!!), incentivi alle imprese che investono in tecnologie innovative, il sostegno sociale dei meno abbienti, lo sviluppo di fonti energetiche alternative, interventi di preservazione dell’ambiente, infrastrutture anti-sismiche. Un programma che in un anno ha alzato il Pil del 2,2% ed ha creato 600mila posti veri in un Paese che ha un tasso di disoccupazione che ci sogniamo, cioè del 4,5 %, un terzo di quello che ci affligge.

Di fronte a tutto questo, il massimo che un Renzi millantatore ha potuto trasferire ad Abe è che farà di tutto per accelerare l’iter dell’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone. Come se dipendesse da lui e non dalla Merkel, Hollande, Juncker. Poi ha sviolinato e smandolinato che in Italia c’è tanta cultura che non deve rappresentare solo il nostro passato, ma anche il nostro futuro (Ercolano e Pompei a parte, visto che si stanno sgretolando senza che nessuno se ne curi). L’ultima raccomandazione al premier giapponese Renzi l’ha rivolta prima della partenza alla volta dell’Italia: “Mi raccomando Shinzo, se vuoi assaggiare la pizza buona devi venire che ti porto a Napoli”. Ora, se voi foste degli imprenditori giapponesi, ci verreste ad investire in Italia, dove c’è un premier così, che non dà assicurazioni sull’equità del prelievo fiscale, non garantisce sull’erogazione del credito e sulla rapidità dei pagamenti, non spiega come pensa di risolvere le complessità burocratiche e l’incertezza del diritto per i contenziosi economico-commerciali per facilitare l’avvio di “intraprese”, nè come tutelare gli imprenditori da mafiosi ed assassini, che però dà l’indirizzo delle pizzerie?

Riferiamo del viaggio di Renzi perchè avevamo coltivato la timida speranza che almeno quei due-tre giorni lontano da casa la smettesse di combinarci solo guai, che la sua gita fosse inutile, ma con il merito di darci la contropartita della sua temporanea innocuità, almeno per qualche giorno. Invece no, pure nel mettersi in viaggio è riuscito a lasciarsi alle spalle un casino che promette di essere una insostenibile devastazione del tessuto economico-sociale e culturale della nazione. Nel pacchetto dei nuovi servizi depositato dal premier alla Camera venerdì scorso, il quale raccoglie le 24 proposte di modifica della legge 91/92, con l’obbiettivo di ridefinire il concetto di cittadinanza, cioè chi sono i cittadini italiani. In questa modifica voluta da Renzi spuntano lo Ius Soli cosiddetto “temperato” e lo “Ius Culturae”.

Tutto questo accade nel momento in cui persino Cameron ed Hollande si sono finalmente spaventati e preoccupati dallo tsunami dei clandestini in Europa, tanto da richiedere l’aiuto dell’Ue per un problema che non è di questo o quel Paese, ma che coinvolge tutto il continente. L’Ungheria blinda con cavalli di frisia di filo spinato il proprio confine con la Bulgaria in funzione anti-immigrati, la Tunisia realizza un muro di 160 km per non essere coinvolta dal traffico di clandestini e terroristi che transita in Libia con destinazione Italia, gli Usa progettano un muro per rendere a tenuta stagna il confine col Messico ed il resto del Sud America, la Francia chiude i confini, in Austria non entra più nessuno e quei pochi che riescono a passare vengono rispediti indietro con tanto di accompagnamento, Cameron minaccia di sbattere tutti i clandestini in galera prima di espellerli e coperture sociali e sanitarie zero per i rifugiati che non ottengono il permesso di asilo. Renzi, invece che fa?

Invece di ripristinare il reato di immigrazione clandestina e far trainare indietro barconi e gommoni da dove sono arrivati, introduce lo Ius Soli, per il momento definito temperato, ma come al solito destinato ad essere tranquillamente aggirato in base alla consolidata tradizione tutta italiana del “fatta la legge, trovato l’inganno”. Se passerà la proposta del premier, sarà riconosciuto come cittadino italiano “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui uno sia legalmente residente in Italia senza soluzione di continuità per almeno i 5 anni precedenti la nascita. Oppure, chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia. Però, chi non ha questi requisiti, ma ha meno di 12 anni, non si deve preoccupare, Renzi ha pensato pure a lui con lo Ius Culturae : gli basterà frequentare la scuola elementare per ottenere la cittadinanza italiana.

Oltre al danno pure la beffa, e qui viene il bello, perchè per far scattare queste clausole per ottenere la cittadinanza basterà esibire un’autocertificazione. In un mondo dorato di privilegiati e milionari come quello del calcio professionistico, spesso per i calciatori africani è assolutamente impossibile conoscerà la vera data di nascita, perchè nei loro Paesi d’origine l’iscrizione anagrafica è volontaria ed aleatoria, per cui spesso si accettano generalità dichiarate, ma non verificabili. Pure quando ce l’hanno, gli immigrati arrivano volutamente senza documenti per non essere identificati e divenire rintracciabili, si muovono in clandestinità, non si sa mai cosa realmente facciano. A persone come queste noi andiamo a chiedere, senza pretendere valide certificazioni, se hanno i requisiti per ottenere la cittadinanza. La quale, si badi bene, non ti rende solo un italiano, ma cittadino di una comunità di 28 Paesi, tra molti dei quali c’è un accordo di libera circolazione dei cittadini comunitari. Quindi quello che accadrà è che si rilascerà la cittadinanza in pratica solo sulla base di una semplice richiesta, senza verifiche e controlli. Cioè a tutti.

Ma forse neanche serve mettere in atto tutto questo: siamo in Italia, signori. Visto con i gay? Prima erano schifati da tutti e ci dicevano che non era giusto che fossero perseguitati e discriminati. Ok, hanno ragione. Poi il gay pride, una vera miserabile ed ostentata provocazione, poi il riconoscimento delle unioni omosessuali, poi che non li puoi criticare se no vai in galera per omofobia, ma loro in galera per eterofobia non ce li mettono, poi vabbeh tutti i diritti civili, siamo tutti figli di Dio, ma le adozioni no. Son passati sei mesi, per arrivare al “ma perchè no?”, nì, so, sì. Mo addirittura la Cassazione ci dice che non sta scritto da nessuna parte che i genitori devono essere di sesso diverso, e l’Europa ci minaccia se non ci sbrighiamo ad introdurre la legislazione che renderà gli omosessuali dei privilegiati della società (in)civile. Con lo Ius Soli soft succederà la stessa cosa. Si derogherà dapprima in qualche occasione, poi la deroga si allarga, si diffonde, volete che non troveranno uno straccio di tribunale e giudici moralmente depravati e compiacenti da dare sempre ragione ai clandestini? La norma verrà giudicata discriminatoria ed anticostituzionale e la concessione a tutti della nazionalità italiana ed europea verrà deregolamentata.

Come faranno tecnicamente ad aggirare la legge noi ancora non l’abbiamo ben chiaro, ma i clandestini invece lo sanno già benissimo. Quelli che si arricchiscono sul business dell’immigrazione hanno costituito lobbies i cui tentacoli arrivano dappertutto, ed hanno già previsto tutto. Però noi sappiamo bene quello che succederà una volta che chiunque nato in Italia da chiunque sarà dichiarato cittadino italiano per default. L’Italia diverrà la più grande sala da parto del mondo. Arriveranno gestanti ad uno stadio avanzato da tutto il mondo. Al business degli immigrati verrà affiancato quello della tratta delle puerpere che partoriscono in Italia per avere figli “italiani”, con il corredo di tutta l’assistenza logistica ed ospedaliera necessaria, il tutto a spese dei contribuenti, pure dei pensionati a 600 euro al mese.

unnamed (2)Poi scatterà la legge sui ricongiungimenti. Vi pare che la Cassazione o la Consulta, od anche dei normali tribunali e rigorosi rossotogati non troveranno il modo di autorizzare il ricongiungimento automatico di figli “italiani” con i propri genitori, anche se stranieri? Sarà un fatto di umana solidarietà, un ovvio atto di tolleranza e civiltà. Tutta gente alla quale, una volta avuta la cittadinanza, dovremo assicurare quello che non si riesce ad assicurare agli indigeni autoctoni, agli italiani veri, cioè copertura sanitaria, istruzione, lavoro, casa, ordine e giustizia. Ed un assegno mensile, perchè volete che da qui ad un paio d’anni Renzi non introdurrà non il reddito minimo garantito, che sarebbe una vera e giusta conquista sociale, ma il reddito di cittadinanza.

Pensate un po’: milioni di cittadini taroccati, che non sanno chi era Garibaldi e neanche parlano l’italiano, che spesso una volta presa la cittadinanza se ne vanno all’estero sfruttando Schengen, ai quali dovremo passare assegni di mantenimento per miliardi di euro, pure a quelli che se ne saranno andati in Belgio senza dircelo, mentre la metà dei giovani italiani, quella dei disoccupati senza speranza, dovranno rassegnarsi a continuare a campare sulle spalle di genitori o nonni, senza prospettive di futuro. Quando i nostri avi si sono sacrificati, spesso a prezzo della vita, per lasciarci un Paese unito, solidale e civile, sperando che il nostro tenore di vita fosse migliore del loro, non crediamo che avessero in mente che i giovani italiani fossero discriminati rispetto ad immigrati sconosciuti e che il Paese divenisse il ricettacolo di qualsiasi etnia con il completo annientamento della nostra cultura, della nostra religione, della nostra civiltà.

Rosengarten | agosto 5, 2015 alle 3:02 pm | Categorie: Politica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-9Ob

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PressTV-Putin’s trust rating hits record high

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Risultati immagini per Putin presidente amatoA poll shows trust for Russian President Vladimir Putin among his countrymen has reached a new record high amid his handling of the ongoing economic crisis and the conflict in neighboring Ukraine.

The survey conducted by Public Opinion Foundation and released on Friday revealed that Putin’s trust rating stands at 85 percent, up from 75 percent a year earlier.

The poll also showed that 84 percent approved of Putin’s work as the country’s leader and only seven percent were discontent.

In addition, the results showed that 74 percent of Russians would vote for Putin if presidential elections were held next weekend, compared to 45 percent in February 2014.

The head of the Russian Institute of Socio-Economic and Political Research, Dmitry Badovskiy, commented on the figures, linking the new surge in Putin’s ratings to his strong stance on the Ukrainian crisis as well as his ability to deal with the country’s ongoing financial problems.

The Russian economy is currently grappling with different problems. Russia has been hit over the past year with a series of sanctions imposed by the United States and the European Union, which accuse Moscow of supporting pro-Russia forces in eastern Ukraine. Russia categorically denies the allegation. Continua a leggere

Verdini passa a sinistra e incassa 590mila euro

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Presentato il nuovo gruppo al Senato: intascherà un super contributo L’ex azzurro promette: “Mai nel Pd”. Prime divisioni sull’ok al ddl Boschi

Il reclutamento di Denis Verdini non va oltre le previsioni. Alla fine, dopo una lunga gestazione, l’ex coordinatore del Pdl raggiunge la soglia minima dei dieci senatori, convoca una conferenza stampa alla Sala Nassirya, formalizza l’addio a Forza Italia e presenta il gruppo «Alleanza liberalpopolare – Autonomie».

Non c’è spazio per il sentimento. «Il divorzio da Berlusconi? Fa male, ma me lo tengo dentro». Per il lancio del nuovo soggetto si punta molto sull’acronimo che i colleghi di avventura considerano beneaugurante: «Ala». Antonio Scavone fa la battuta più attesa: «Ci farà volare», dice, mentre il medico (e neo capogruppo) Lucio Barani dà una lettura «scientifica»: «Nel nostro gergo specialistico «Ala» sta per Acido linoleico, che è importante per il sistema nervoso centrale e così speriamo che anche il nostro gruppo risulti importante per la democrazia e le istituzioni». Il portavoce Vincenzo D’Anna, però, lo stoppa e gli rinfaccia con ironia: «Ma se da buon socialista non hai mai lavorato in vita tua…».

Al netto dei propositi bisogna fare i conti con i numeri e con le posizioni politiche. Il gruppo di soccorso azzurro a Matteo Renzi e alla sua maggioranza ballerina al Senato ottiene l’adesione, oltre a Verdini dei già citati Barani, Langella e D’Anna, anche del toscano Riccardo Mazzoni, di Eva Longo, Giuseppe Compagnone, Ciro Falanga, Riccardo Conti, e Antonio Scavone. I forzisti (o almeno quelli ancora iscritti al gruppo di Forza Italia) sono solo due. Pertanto la perdita per il bilancio azzurro è di 118mila euro l’anno sotto forma di contributo annuale legato al numero delle adesioni. Verdini potrà mettere a bilancio circa seicentomila euro. Per il gruppo alla Camera «si vedrà a settembre».

Sul fronte politico bisogna fare i conti con posizioni interne tutt’altro che univoche. «Il ddl Boschi va approvato così com’è e se non venisse approvato si ritorna nel pantano» dice Verdini. D’Anna, però, non esita a puntualizzare, essendo sempre stato contrario a questa riforma: «Io non la voterò». Verdini ci tiene a far sapere che non entrerà mai nel Pd. «Tranquillizziamo la sinistra Pd, non vogliamo entrare in quel partito che ha luci e ombre… Se avessi voluto – ricorda Verdini – da toscano l’avrei fatto in età giovanile» ma lui mai avrebbe tifato «Urss contro l’Italia» come facevano in certi bar delle zone sue, dove peraltro tra Mennea e Valery Borzov i rossi preferivano l’ucraino sotto le mitiche insegne CCCP. Le implicazioni future di questa scelta non vengono, però, negate neppure dagli stessi verdiniani che non escludono una futura confluenza in un unico gruppo con Ncd e Scelta Civica.

Verdini chiarisce gli obiettivi della nuova formazione politica: «Vogliamo portare a termine la legislatura costituente volta a dare una cornice moderna all’impianto istituzionale dello Stato». E ancora: «Poi c’è una prospettiva politica che è nelle cose e che ritiene che l’area moderata sia il centro del Paese. Il centro determina sempre la vittoria dell’una o dell’altra parte ma per determinarla deve avere la libertà di potersi muovere senza pregiudizi e realizzare le riforme con una maggioranza allargata significa dare stabilità agli elettori». E sulle riforme aggiunge: «Nella nostra componente c’è chi ha votato le riforme e c’è chi no ed è libero di mantenere questa posizione».

Verdini si sofferma poi sul suo rapporto con Silvio Berlusconi: «Come tutti gli strappi addolora e fa male. Quando non ci sono identità di vedute nessuno finisce o muore, uno vede le cose in maniera diversa. Ho una grandissima lealtà che mi lega a Berlusconi ma vediamo le cose in maniera diversa. Lui è sempre stato in questi 20 anni lungimirante. Come tutti gli strappi fanno male, il dolore uno se lo tiene e tira fuori l’ottimismo. Eravamo a disagio nei gruppi dove avevamo militato. La nostra storia legata a Berlusconi è straordinaria. Non ne vogliamo parlare, parliamo di quello che facciamo».

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Consiglio comunale di Verona tra grattacielo per i morti ed angurie per i vivi

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CIMITERO VERTICALE

Segnalazione di www.veronapulita.it

IL CONSIGLIO COMUNALE di VERONA tra GRATTACIELO PER I MORTI ed ANGURIE PER I VIVI

Ieri (16.07) si è tenuto il consiglio comunale a Verona con all’ordine del giorno la delibera sul tristemente famoso cimitero verticale. In apertura, avevamo portato al Presidente del consiglio, Luca Zanotto, la petizione firmata da oltre 1000 veronesi contro il progetto folle voluto dal Sindaco Tosi per racimolare 11 milioni di euro e salvare il bilancio. L’impavida maggioranza del consiglio, …

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Quello che non si dice sulla Russia di Putin

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Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

imageQual è la verità sull’Ucraina? Per cercare di capire quello che l’informazione globalizzata non ci ha detto, ne abbiamo discusso con Gianluca Savoini, il presidente dell’Associazione culturale Lombardia Russia, che recentemente ha preso più di una posizione, rilasciando una lunga ed esaustiva intervista a Filippo Bovo.
Secondo le posizioni europea ed americana sarebbe stata la Russia di Putin ad invadere l’Ucraina.

“A Kiev lo scorso anno si è effettuato un colpo di stato – non esita ad affermare Savoini -. Il legittimo presidente Yanukovich, che come tutti può legittimamente essere criticato, è stato costretto alla fuga da una piazza addestrata e manovrata da poteri internazionali e infiltrata da mercenari armati che hanno trasformato le proteste pacifiche dei mesi precedenti in una insurrezione violenta. Peraltro condivisa solo da una minoranza di cittadini. Ci avevano gia provato nel 2004, i mondialisti, a destabilizzare l’Ucraina, con la cosiddetta ‘rivoluzione arancione’. L’obiettivo, ieri come oggi, non è Kiev, ma naturalmente Mosca”.
Obama ha forzato la mano: prima le sanzioni, poi addirittura le forze della Nato schierate nell’Europa dell’Est a guardare la Russia.

“La fine dell’Unione sovietica ha portato alcuni influenti analisti politici atlantisti a preconizzare una sorta di nuovo ordine mondiale e a parlare di ‘fine della storia’: il liberalismo e il capitalismo avevano definitivamente vinto, nel 1945 contro il nazismo, nel 1991 contro il sovietismo – spiega Savoini -. Una simile dottrina si è dimostrata ben presto (e per fortuna, aggiungo io) utopistica e fallace. La storia non solo non è finita, ma si è rimessa in moto. E questo non è piaciuto agli esegeti del il mondialismo che, con la ipocrita definizione di ‘missioni di pace’, hanno portato guerra ovunque e destabilizzato mezzo mondo. Con un obiettivo prioritario: sottomettere una volta per tutte la Russia, non più sovietica, ma ancora più pericolosa proprio perchè rinata anche a livello di cultura, radici, identità, valori. Tutti fortemente contrapposti e alternativi alla visione del mondo mercantilistica, consumistica e individualistica occidentale.

È quindi naturale che in ogni modo si inventino pretesti per colpire la Russia come con le sanzioni, e accerchiarla militarmente. La Nato ha aumentato truppe e armamenti in Polonia, Romania, Bulgaria e Paesi baltici. Ma così facendo si gioca con il fuoco. I dati parlano chiaro: l’Unione europea perderà 100 miliardi di euro e due milioni di posti di lavoro a causa di queste ignobili sanzioni. La Russia invece sta semplicemente sostituendo il mercato europeo con quello asiatico. Quindi i Brics si rafforzeranno e ho già personalmente potuto rendermene conto partecipando ad alcuni convegni economici a Milano e a Torino: erano presenti imprenditori cinesi, brasiliani, indiani e natiralmente russi. Di europei, oltre al sottoscritto e a pochi altri, neanche l’ombra. Un segnale molto chiaro”.

Come dobbiamo intendere L’Unione Eurasiatica più volte citata da Vladimir Putin?
“Putin ha definito il crollo dell’Unione sovietica come la ‘catastrofe geopolitica del XX secolo’ per i russi. Ma ha anche aggiunto che chi pensasse di restaurare l’Urss, sarebbe ‘senza cervello – ancora Savoini -. Putin ha riportato il suo Paese al livello di superpotenza dopo decenni di decadenza. Il termine eurasiatico caratterizza una visione geopolitica tradizionale, che ha le sue radici in importanti pensatori russi e si innesta sul solco dostoevskiano della Terza Roma. Cadute le prime due Rome imperiali storiche, il bagaglio cultural-politico dell’impero romano storico e di quello medievale si reincarnerebbe inevitabilmente in Mosca, la Terza Roma appunto. Si tratta di un progetto che non può non essere visto con preoccupazione soprattutto alla Casa Bianca.

Putin ha rappresentato per la Russia post-sovietica una svolta fondamentale. Senza di lui, oppure con un Putin sulla linea operativa del suo predecessore, la Russia oggi sarebbe un paese impoverito, preda di pescecani internazionali, sotto ricatto permanente di quegli organismi dell’alta finanza mondialista che hanno devastato interi paesi begli ultimi 50 anni. Basti pensare alle ricette del Fondo monetario internazionale e l’esempio della Grecia è quello più tragicamente di stretta attualità. Agli americani e alle lobbies globaliste andava benissimo uno come Eltisn, non certo Putin. Il cui operato è a mio avviso ampiamente positivo. Sta gestendo in questo periodo la crisi più grave della storia della Russia post- comunista e è solo grazie al suo sangue freddo se la situazione non è precipitata in Ucraina, con uno scenario di guerra aperta. È anche stato Putin ad impedire la guerra contro la Siria, aprendo anche un importante corridoio diretto con il Vaticano”.

Quali infine, i reali rapporti tra il nostro Paese e la Russia?
“Pratica di Mare, il cui merito va dato incontestabilmente all’allora premier Silvio Berlusconi, è stato un tentativo importante di farla finita con la politica della Nato sempre in cerca di un nemico che ne giustifichi l’esistenza. A causa della Nato la già scarsa voglia dei padri costituenti dell’Europa unita di dotarsi di una struttura continentale non solo economica, ma anche politica e militare, ha avuto il colpo di grazia – conclude il presidente dell’associazione Lombardia-Russia -. Nulla al di fuori della Nato può muoversi in Europa. Anche se in molti casi la Nato non fa gli interessi dell’Europa, ma degli Stati Uniti. Purtroppo gli enormi interessi per mantenere lo status quo hanno avuto la meglio sul bell’episodio di Pratica di Mare, spazzato via solo due anni dopo proprio con le cosiddette ‘rivoluzioni arancioni’ antirusse finanziate dall’Occidente. Ma l’incontro tra europei e russi non solo è ancora possibile, ma è logico e necessario. Loro hanno materie prime energetiche fondamentali per noi, noi abbiamo tecnologie e know-how avanzatissimi di cui abbisognano i russi. Gli imprenditori italiani lo sanno bene e infatti sono fermamente contrari alle sanzioni. Isieme ai loro colleghi tedeschi, francesi e austriaci, peraltro”.

Mario Bocchio | luglio 14, 2015 alle 6:17 pm | Categorie: Politica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-9Lu

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Alessandria, esempio del malgoverno in stile Renzi

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Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

imageAlessandria è una città ridotta al lumicino. Il sindaco Rita Rossa è come il suo punto di riferimento Matteo Renzi, che oltretutto l’ha imbarcata nella direzione nazionale del Partito democratico. Vive di grandi proclami ed infime pagliacciate. Si accontenta di andare sui giornali con l’etichetta della straccivendola, ma la città meriterebbe di più. Però si adatta e si schiaccia su una politica che non trova di meglio che occupare i giornali con notizie picaresche per pubblici da divertire e, giorno dopo giorno, perde la sua identità.

Nessuno dell’Amministrazione fa. Tutti, sindaco in testa, prediligono l’affabulazione inutile e pericolosa di chi sceglie di parlare a mitraglia per coprire l’inattività quotidiana.

Le poche opere, perché per questo si vota un sindaco, sono accreditabili all’Amministrazione precedente – quella del sindaco di centrodestra Piercarlo Fabbio – che le ha pensate, finanziate e per fortuna dei successori, non terminate.
Così un ponte da 18 milioni, un programma integrato su fondi europei da 12 milioni, un parcheggio sotterraneo nella piazza centrale in finanza di progetto da 19 milioni, più ancora qualche altra cortese regalia, come il rifacimento della piazza intorno alla Chiesa di Santa Maria di Castello ove è stata fondata la città nel 1168, costituiscono l’unico patrimonio di opere che l’attuale Giunta, dopo oltre tre anni dal voto del 2012, ha messo, si fa per dire, in cantiere.

Anche il rientro dai conti dissestati, almeno a sentire i professionisti della parlata a squarciagola, costituisce una bella favola, che non viene dimenticata in alcun passaggio di comunicazione ad una città che non si sa se ignara o anche inconsapevole. Il debito di circa 50 milioni è stato finanziato con un prestito di 60 milioni arrivati da Roma. Praticamente si è preso il debito dal cassetto di destra e lo si è messo in quello di sinistra, aumentato e spostato nel tempo. La città dovrà ritornare in vent’anni i soldi allo Stato. Prima si avevano tanti piccoli creditori, ora uno solo e assai potente. Prima rispondevamo noi, oggi i nostri figli e i nostri nipoti. Comunque 207 milioni di euro di debito a medio lungo rendono impossibili per i prossimi anni investimenti e riduzione dei tributi.
Peraltro il costo del debito è esageratamente più incidente: prima si spendevano 7,8 milioni di ratei ogni anno su un fatturato di 100 milioni, oggi se ne devono spendere 12 su un fatturato di 85. Risultato? Prima il debito viaggiava intorno all’8%, oggi raggiunge il 14,1%. Praticamente è come se fosse raddoppiato. Poco conta se la parte corrente non disavanza. È così rigida da impedire qualsiasi politica di crescita. E Alessandria ha un destino mediocre e si sta abituando ad un Comune che non c’è. Altro che risanamento!
Cosa fare dunque?

“Tre cose – risponde l’ex primo cittadino Piercarlo Fabbio, tradizione democristiana e tessera di Forza Italia -: rimettere insieme una coscienza di coalizione, il modello Liguria insegna. Era stata l’alleanza tradizionale che mi ha fatto vincere nel 2007 con quasi il 63 per cento dei consensi. Poi rielaborare un nuovo programma per il Comune, che si fondi sul concetto dell’ente locale come ‘motore immobile’ dello sviluppo (la regia del territorio). Infine non dimenticarsi di ripetere che siamo stati vittime, con la città, di una grande mistificazione: il dissesto non è servito a niente, è stato un’invenzione politica e il debito è cresciuto”.

Solo una grande bugia può ancora occultare queste verità.

Mario Bocchio | luglio 16, 2015 alle 6:24 am | Categorie: Uncategorized | URL:http://wp.me/p3RTK9-9LR

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Fonti del Foglio: Tosi si avvicina a Renzi e si prepara a entrare nel Nazareno di governo

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TOSI

Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, da tempo in rotta di collisione con la Lega Nord, ha scelto di avvicinarsi sempre di più al perimetro di governo, triangolando con l’universo centrista che ruota attorno alla coppia Alfano-Fitto, e nei prossimi giorni potrebbe mettere a disposizione del nuovo soggetto politico che nascerà in Parlamento in sostegno del Pd al Senato e alla Camera (con una decina di transfughi di Forza Italia non solo vicini a Verdini) i suoi tre senatori: Patrizia Bisinella, Raffaella Bellot e Emanuela Munerato. Difficile che qualcuno di loro abbia anche un posto al governo, più probabile che si apra uno spazio quando si andranno a ridisegnare le geometrie delle commissioni Parlamentari.

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Ncd partito senza identità Vota pure l’ok al “gender”

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MI ARRENDO SORRIDENDO

Dura poco l’indignazione per l’emendamento che apre alla teoria nelle scuole. Gli alfaniani si piegano a Renzi anche sui temi etici

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Il triplete sognato da Renzi

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IL BEL MATTEO

Segnalazione Quelsi

by Giuseppe Mele

Ogni problema, anche il più tragico, offre nuove possibilità e opportunità. Così ragiona il buon politico repubblicano, di oggi come di ieri, il cui spirito non è lontano dalle bibliche pubblicane. Così il premier Renzi ha osservato il caso dell’Urbe che non ama ma che ambisce in quanto sede del governo. Il disastro in corso gli suggerisce in testa un’idea meravigliosa, una cosa mai tentata da nessuno. Che può dettare la sua fine come il trionfo. Quando c’è stata la prima retata nella Capitale, Renzi non ha frenato fremiti di giubilo. Il suo sindaco, eletto con l’amato metodo delle primarie, stava per essere espulso da Roma come un corpo estraneo ma proprio le accuse di Mafia Capitale abilmente dirottate sulla precedente amministrazione di destra, hanno salvato l’Ignaro Marino, passato d alieno fesso ma onesto.

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