Mio padre era poliziotto. Per anni, molti, ha lavorato al Ministero dell’Interno presso la segreteria particolare del Ministro. Ne ha visti di ministri, a rotazione. Legislatura dopo legislatura. Lavorava spesso al loro fianco. Io sono cresciuto con le sue storie, con quelle vicende. Costruivo in me l’immagine di un uomo-istituzione elegante e raffinato, figlio sì della “vecchia politica” ma anche dell’eleganza formale, di una ferrea morale e di un concreto senso logico, carismatico. Per carità, come saggiamente riporta il detto metropolitano, “la gente che ha rovinato il mondo ha la cravatta e non i tatuaggi” però da quelle storie, di quella figura mi ero dipinto un’immagine diversa. Quella sorta di incantata allegoria che arriva ad oggi, quando bruscamente si scioglie, fino al Governo Renzi, quello dei senza cravatta, giovani dentro, superyeah!, ai Grillini, quelli senza etica né estetica, fino ad arrivare a lui, Alfano.
Angelino è un fenomeno e non lo sa. Ma non è un gioioso accostamento. Insomma, per fenomeno non s’intende il giovanotto dall’aria spensierata e gagliarda che ballava YMCA al raduno delle giovani marmotte del suo partito, al Sestriere, in occasione della scuola politica del NCD.
Angelino è un fenomeno vero, o almeno ne è parte; rappresenta esattamente quel disinteresse disincantato e disilluso tipico dei sinistri politicamente corretti (con la sambuca) de noantri. Quelli dal “Naaaa, ma quante sciuocchezze vai dicendo” facile, quelli che ripudiano l’oggettività e la realtà, che negano l’evidenza contribuendo a creare una flaccida e distorta visione globale delle cose. Lui è Angelino, per questo cade sempre dalle nuvole. Come quella volta che annunciò, col piglio di uno che ci sa fare, che non avrebbe dato scampo all’assassino delle tre sorelline di Lecco, che lo avrebbe scovato, acciuffato e gettato in gattabuia. Peccato che, mentre tentava di fare il ministro, i Carabinieri avessero già arrestato la colpevole, la mamma delle tre piccole e da qualche ora per giunta.
Ora, che in un paese globalizzato, iperstressato, mezzo scassato eppure in giro col vestito buono alle cene di galà dell’Unione Europea, gestire l’Ordine Pubblico sia cosa non facile lo sappiamo. Che ci sia la possibilità di infiltrazioni terroristiche, di continui sbarchi di immigrati, di improvvise calate di barbari metropolitani ne siamo ben a conoscenza. Ma che un Ministro dell’Interno arrivi sempre dopo i fuochi d’artificio, è altra cosa. Eppure faceva parte del gioco, anche quando Angelino accettò l’incarico. Proprio quando arrivavi a dire “No, peggio di Mancino nessun’altro”, arriva lui a smentire burocrati, addetti ai lavori e paesani tutti.
Ma qui non si tratta di aggiungersi alla fila di chi va reclamando testa e dimissioni di Angelino, di constatare ciò che già è palese. Mi chiedo, da cittadino, come caspita sia possibile nel senso vero del termine che lui sia lucidamente (ancora) Ministro dell’Interno in un Paese allo stremo, in cui serve polso vero. Suvvia, non facciamo i sofisticati, chiunque se lo starà chiedendo.
Angelino attore, la spalla del duo comico fiorentino Renzi-Alfano. Angelino il “fassista”, da segretario nazionale del PDL, rottamatore di Berlusconi, nuova espressione del centro destra, al pieno sostegno all’elezione renziana del Presidente Mattarella col suo Nuovo Centro Democristiano. Angelino di “Mare Mostrum”. Angelino e il calcio, gli Ultras del Feyenoord e Genny ‘a Carogna. Angelino e le ultime parole famose, più rassicurante di Max Pezzali: andrà tutto bene, giammai potranno esserci infiltrazioni terroristiche tra i migranti in arrivo sulle nostre coste. Angelino che si ricorda delle forze di Polizia – che ormai possono contare esclusivamente sulle loro spalle, sulla loro organizzazione e senso professionale – solo quando gli arrestano qualche schifosissimo tizio implicato con la strage del Bardo o tengono duro alle randellate piene di ganja ed idiozia di qualche rivoluzionario figlio della “Milano bene” portando a casa la pelle e la città. Angelino il twittarore, campione di salto con l’Hashtag.
La Top Three: “Leggo deliranti dichiarazioni di indignazione perché abbiamo avuto abilità di arrestare un sospettato di terrorismo” (abilità?) , “ Con la nuova agenda #UE per l’immigrazione abbiamo cominciato ad abbattere muro di #Dublino. Equa distribuzione dei migranti grande risultato” (equa distribuzione?) e su tutti: “Abbiamo approvato una buona legge elettorale che dà stabilità, rappresentanza e anche le preferenze (preferenzi ndr). Con #italicum la #giustadirezione” (buona legge elettorale che da rappresentanza?)
Un Disastro dall’Interno. Ma è mai possibile, senza risultare anacronistici, demodé o fuori luogo, interrogarsi se Angelino sia la persona più adatta a gestire gli “affari interni” di questo paese?
Giovanni Pieraccini, Mario Valiante e Karl Mitterdorfer sono nomi che, oggi, dicono poco al grande pubblico perché appartenenti a un’era politica ormai tramontata.
Il Giornale ha preso in esame l’elenco dei vitalizi in essere del Senato a fine 2014 e ha calcolato per cinquanta ex componenti dell’assise di Palazzo Madama la differenza tra il montante contributivo e le «pensioni» ricevute. Si è preso in esame un contributo medio annuo di 15.873 euro, la cifra grosso modo versata in media ogni anno dagli attuali senatori e comprensiva dell’ addendum per ottenere la reversibilità a favore di coniugi e partner. Come erogazione si è considerata la cifra netta dell’assegno vitalizio mensile. A scopo prudenziale abbiamo considerato sospesa l’erogazione in caso di assunzione di altri incarichi pubblici (consigliere regionale, assessore, eurodeputato, componente di organi costituzionali) sebbene la riforma del regolamento sui vitalizi che ne prevede lo stop risalga al 2012.
Si possono così osservare alcuni casi specifici. Ad esempio, i coniugi Occhetto hanno ricevuto circa 750mila euro in più di quanto abbiano versato. L’ex segretario del Pds è «indietro» di 235mila euro circa, mentre la moglie Aureliana Alberici ha già ottenuto oltre 500mila euro in più delle trattenute. La loro somma è pur sempre inferiore allo «sbilancio» di altri noti esponenti dei Ds come l’ex presidente della commissione Stragi, l’avvocato Giovanni Pellegrino (-1,27 milioni) o come il politologo Gianfranco Pasquino (-800mila euro). Dietro i tre recordmen citati all’inizio figura un ex parlamentare comunista come Sergio Flamigni che, abbandonato il laticlavio nel 1987 si è dedicato a scrivere di «caso Moro» e loggia P2. Con un vitalizio di 6.227 euro mensili è stato sicuramente più facile: in questi 28 anni, però si sono prodotti circa 1,7 milioni di quello che per un normale pensionato si definirebbe «buco previdenziale». Che, poi, insomma è più difficile parlare di mancate perequazioni e sentenze della Consulta per chi riceve poco più di 1.500 euro al mese di assegno Inps quando per gli ex parlamentari, come detto, l’economia è cominciata solo tre anni fa. Vale anche per l’ex sottosegretario dc Riccardo Triglia (5.692 euro e una posizione in rosso per un milione).
Prima della riforma, infatti, con meno di trent’anni in Parlamento si riceveva l’85,5% dell’indennità. Se si aggiunge che anche le legislature concluse prima del quinquennio naturale venivano considerate come intere, si ottengono i superassegni di Mitterdorfer (6.868 euro) e dei democristiani Pietro Pala e Giuliano Zoso (6.227 euro entrambi) che hanno ricevuto oltre un milione in più di quanto abbiano versato. Lo stesso dicasi per l’ex ministro socialista Giorgio Ruffolo (4.581 euro di assegno e 861mila euro di ammanco). Così nell’elenco compaiono nomi noti come quelli dell’ex pm Giuseppe Ayala (-297mila), di Nando Dalla Chiesa (-256mila) e del sociologo Franco Debenedetti (-210mila). Il vecchio sistema, inoltre, consentiva di accedere al vitalizio anche con una breve presenza in Parlamento: è il caso di due esponenti di centrodestra come Jas Gawronski e il regista Pasquale Squitieri che hanno ottenuto un trattamento minimo secondo i vecchi parametri (2.381 euro). Avendo versato pochi contributi, però, le loro rispettive posizioni sono già in rosso per 320 mila e 434mila euro rispettivamente. Le regole attuali sono un po’ più stringenti, ma non cambiano la sostanza della questione, ovvero se sia giusto ricevere un assegno «pensionistico» quando i contributi versati sono esauriti.
(1 – continua)