Rolling e Dux

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SMARTVIDEO

Segnalazione Quelsi

by Giuseppe Mele

La notte prima delle elezioni non lascia insonni. Si dorme benissimo anche perché nessuno ti twitta o ti avvisa su whatsup che ci sono, queste elezioni. Il vero motivo dell’astensione è tutto qua. Mezzo mondo non legge un giornale, non si annoia davanti alla Tv nemmeno un minuto ma passa 25 ore su 24 con lo sguardo fisso ai tre schermi, telefonino, tablet, notebook mignon. E se qualcuno non gli passa un istant, che c’è da andare a votare, ma come fa a saperlo? Invece per il mezzo milione di candidati, e per il milione di mamme e babbi la notte prima del voto è terribile. Si girano nel letto pensando a tutte le persone cui non hanno postato di essere in lista. Con lampi di genio, si mettono lì a messaggiare solo per scoprire che tutti gli aficionados di politica che conoscono non hanno un account che sia uno. Non ci sono né su Fb, Istagram, Linkedin, manco sul giurassico Hotmail. Finiscono per informare della loro esistenza i candidati avversari che hanno avuto nel frattempo la stessa idea. Non è facile essere trovati.

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Angelino, Disastro dall’Interno

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by Emanuele Ricucci

10056-immigrazione-alfano-con-avvio-triton-stop-immediato-mare-nostrumMio padre era poliziotto. Per anni, molti, ha lavorato al Ministero dell’Interno presso la segreteria particolare del Ministro. Ne ha visti di ministri, a rotazione. Legislatura dopo legislatura. Lavorava spesso al loro fianco. Io sono cresciuto con le sue storie, con quelle vicende. Costruivo in me l’immagine di un uomo-istituzione elegante e raffinato, figlio sì della “vecchia politica” ma anche dell’eleganza formale, di una ferrea morale e di un concreto senso logico, carismatico. Per carità, come saggiamente riporta il detto metropolitano, “la gente che ha rovinato il mondo ha la cravatta e non i tatuaggi” però da quelle storie, di quella figura mi ero dipinto un’immagine diversa. Quella sorta di incantata allegoria che arriva ad oggi, quando bruscamente si scioglie, fino al Governo Renzi, quello dei senza cravatta, giovani dentro, superyeah!, ai Grillini, quelli senza etica né estetica, fino ad arrivare a lui, Alfano.

Angelino è un fenomeno e non lo sa. Ma non è un gioioso accostamento. Insomma, per fenomeno non s’intende il giovanotto dall’aria spensierata e gagliarda che ballava YMCA al raduno delle giovani marmotte del suo partito, al Sestriere, in occasione della scuola politica del NCD.
Angelino è un fenomeno vero, o almeno ne è parte; rappresenta esattamente quel disinteresse disincantato e disilluso tipico dei sinistri politicamente corretti (con la sambuca) de noantri. Quelli dal “Naaaa, ma quante sciuocchezze vai dicendo” facile, quelli che ripudiano l’oggettività e la realtà, che negano l’evidenza contribuendo a creare una flaccida e distorta visione globale delle cose. Lui è Angelino, per questo cade sempre dalle nuvole. Come quella volta che annunciò, col piglio di uno che ci sa fare, che non avrebbe dato scampo all’assassino delle tre sorelline di Lecco, che lo avrebbe scovato, acciuffato e gettato in gattabuia. Peccato che, mentre tentava di fare il ministro, i Carabinieri avessero già arrestato la colpevole, la mamma delle tre piccole e da qualche ora per giunta.

Ora, che in un paese globalizzato, iperstressato, mezzo scassato eppure in giro col vestito buono alle cene di galà dell’Unione Europea, gestire l’Ordine Pubblico sia cosa non facile lo sappiamo. Che ci sia la possibilità di infiltrazioni terroristiche, di continui sbarchi di immigrati, di improvvise calate di barbari metropolitani ne siamo ben a conoscenza. Ma che un Ministro dell’Interno arrivi sempre dopo i fuochi d’artificio, è altra cosa. Eppure faceva parte del gioco, anche quando Angelino accettò l’incarico. Proprio quando arrivavi a dire “No, peggio di Mancino nessun’altro”, arriva lui a smentire burocrati, addetti ai lavori e paesani tutti.
Ma qui non si tratta di aggiungersi alla fila di chi va reclamando testa e dimissioni di Angelino, di constatare ciò che già è palese. Mi chiedo, da cittadino, come caspita sia possibile nel senso vero del termine che lui sia lucidamente (ancora) Ministro dell’Interno in un Paese allo stremo, in cui serve polso vero. Suvvia, non facciamo i sofisticati, chiunque se lo starà chiedendo.

Angelino attore, la spalla del duo comico fiorentino Renzi-Alfano. Angelino il “fassista”, da segretario nazionale del PDL, rottamatore di Berlusconi, nuova espressione del centro destra, al pieno sostegno all’elezione renziana del Presidente Mattarella col suo Nuovo Centro Democristiano. Angelino di “Mare Mostrum”. Angelino e il calcio, gli Ultras del Feyenoord e Genny ‘a Carogna. Angelino e le ultime parole famose, più rassicurante di Max Pezzali: andrà tutto bene, giammai potranno esserci infiltrazioni terroristiche tra i migranti in arrivo sulle nostre coste. Angelino che si ricorda delle forze di Polizia – che ormai possono contare esclusivamente sulle loro spalle, sulla loro organizzazione e senso professionale – solo quando gli arrestano qualche schifosissimo tizio implicato con la strage del Bardo o tengono duro alle randellate piene di ganja ed idiozia di qualche rivoluzionario figlio della “Milano bene” portando a casa la pelle e la città. Angelino il twittarore, campione di salto con l’Hashtag.

La Top Three: “Leggo deliranti dichiarazioni di indignazione perché abbiamo avuto abilità di arrestare un sospettato di terrorismo” (abilità?) , “ Con la nuova agenda #UE per l’immigrazione abbiamo cominciato ad abbattere muro di #Dublino. Equa distribuzione dei migranti grande risultato” (equa distribuzione?) e su tutti: “Abbiamo approvato una buona legge elettorale che dà stabilità, rappresentanza e anche le preferenze (preferenzi ndr). Con #italicum la #giustadirezione” (buona legge elettorale che da rappresentanza?)
Un Disastro dall’Interno. Ma è mai possibile, senza risultare anacronistici, demodé o fuori luogo, interrogarsi se Angelino sia la persona più adatta a gestire gli “affari interni” di questo paese?

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Il “fare” di Tosi. Ma fare che?

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Risultati immagini per siamo abituati a fare tosidi Alessio Mannino

Il candidato governatore ex leghista è contrario a fermare le opere sotto indagine. Con argomenti discutibili.

L’avevamo già pizzicato, a sostenere tesi discutibili sul rapporto fra politica (decisioni istituzionali) e magistratura (sentenze giudiziarie). Quella volta Flavio Tosi aveva commentato la condanna in primo grado del suo ex vicesindaco Vito Giacino come se, di fatto, non contasse nulla, perché «si è innocenti fino alla sentenza definitiva». Bella castroneria: si chiama “condanna” per qualcosa, mica così, a buffo. Oggi il candidato del «fare» alla guida della Regione Veneto ci regala un’altra perla. Alla tribuna elettorale su Rai 3 ha messo in chiaro che per lui il Mose, la Pedemontana, la Valdastico Sud, la Nogara mare e le altre infrastrutture in costruzione nel Veneto non si devono fermare in quanto sotto inchiesta dei giudici perché «se si fa così, in Italia, non se ne fa nemmeno una». Continua a leggere

Quei 750mila euro di sbilancio incassati dai coniugi Occhetto

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Da Pieraccini all’ex pm Ayala ecco il tesoro portato a casa dai senatori. E la famiglia Occhetto è in attivo di 750mila euro

Giovanni Pieraccini, Mario Valiante e Karl Mitterdorfer sono nomi che, oggi, dicono poco al grande pubblico perché appartenenti a un’era politica ormai tramontata.

 Queste «colonne della Repubblica», ormai alla soglia dei novant’anni, fanno parte dell’elenco dei vitalizi assegnati dal Senato. Lontani dal Palazzo da più di trent’anni, hanno percepito l’assegno per tutto questo tempo e le erogazioni hanno superato di gran lunga il montante dei contributi versati durante una lunga e onorata carriera di parlamentari. Il risultato, però, è sconcertante. Lo sbilancio dell’ex ministro del Bilancio (perdonate il calembour, ma con Renzi ormai vanno di moda) Pieraccini – successore nel 1964 di Antonio Giolitti – è di oltre 2,5 milioni di euro, quello dell’ex dc Valiante di 2 milioni. Per l’altoatesino Mitterdorfer è superiore agli 1,75 milioni: niente male se si considera che il 95enne bolzanino da giovane optò per la Germania combattendo nella Luftwaffe e garantendosi una croce di ferro di seconda classe.

Il Giornale ha preso in esame l’elenco dei vitalizi in essere del Senato a fine 2014 e ha calcolato per cinquanta ex componenti dell’assise di Palazzo Madama la differenza tra il montante contributivo e le «pensioni» ricevute. Si è preso in esame un contributo medio annuo di 15.873 euro, la cifra grosso modo versata in media ogni anno dagli attuali senatori e comprensiva dell’ addendum per ottenere la reversibilità a favore di coniugi e partner. Come erogazione si è considerata la cifra netta dell’assegno vitalizio mensile. A scopo prudenziale abbiamo considerato sospesa l’erogazione in caso di assunzione di altri incarichi pubblici (consigliere regionale, assessore, eurodeputato, componente di organi costituzionali) sebbene la riforma del regolamento sui vitalizi che ne prevede lo stop risalga al 2012.

Si possono così osservare alcuni casi specifici. Ad esempio, i coniugi Occhetto hanno ricevuto circa 750mila euro in più di quanto abbiano versato. L’ex segretario del Pds è «indietro» di 235mila euro circa, mentre la moglie Aureliana Alberici ha già ottenuto oltre 500mila euro in più delle trattenute. La loro somma è pur sempre inferiore allo «sbilancio» di altri noti esponenti dei Ds come l’ex presidente della commissione Stragi, l’avvocato Giovanni Pellegrino (-1,27 milioni) o come il politologo Gianfranco Pasquino (-800mila euro). Dietro i tre recordmen citati all’inizio figura un ex parlamentare comunista come Sergio Flamigni che, abbandonato il laticlavio nel 1987 si è dedicato a scrivere di «caso Moro» e loggia P2. Con un vitalizio di 6.227 euro mensili è stato sicuramente più facile: in questi 28 anni, però si sono prodotti circa 1,7 milioni di quello che per un normale pensionato si definirebbe «buco previdenziale». Che, poi, insomma è più difficile parlare di mancate perequazioni e sentenze della Consulta per chi riceve poco più di 1.500 euro al mese di assegno Inps quando per gli ex parlamentari, come detto, l’economia è cominciata solo tre anni fa. Vale anche per l’ex sottosegretario dc Riccardo Triglia (5.692 euro e una posizione in rosso per un milione).

Prima della riforma, infatti, con meno di trent’anni in Parlamento si riceveva l’85,5% dell’indennità. Se si aggiunge che anche le legislature concluse prima del quinquennio naturale venivano considerate come intere, si ottengono i superassegni di Mitterdorfer (6.868 euro) e dei democristiani Pietro Pala e Giuliano Zoso (6.227 euro entrambi) che hanno ricevuto oltre un milione in più di quanto abbiano versato. Lo stesso dicasi per l’ex ministro socialista Giorgio Ruffolo (4.581 euro di assegno e 861mila euro di ammanco). Così nell’elenco compaiono nomi noti come quelli dell’ex pm Giuseppe Ayala (-297mila), di Nando Dalla Chiesa (-256mila) e del sociologo Franco Debenedetti (-210mila). Il vecchio sistema, inoltre, consentiva di accedere al vitalizio anche con una breve presenza in Parlamento: è il caso di due esponenti di centrodestra come Jas Gawronski e il regista Pasquale Squitieri che hanno ottenuto un trattamento minimo secondo i vecchi parametri (2.381 euro). Avendo versato pochi contributi, però, le loro rispettive posizioni sono già in rosso per 320 mila e 434mila euro rispettivamente. Le regole attuali sono un po’ più stringenti, ma non cambiano la sostanza della questione, ovvero se sia giusto ricevere un assegno «pensionistico» quando i contributi versati sono esauriti.

(1 – continua)

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In attesa delle elezioni regionali

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ELECTION DAY

 Segnalazione Quelsi

by Cristiano Mario Sabbatini

E’ talmente incanalata per il suo verso, l’attuale fase politica, che si può, senza colpo ferire, lanciare lo sguardo oltre lo steccato delle prossime elezioni regionali del 31 maggio.

A parte eventi straordinari che è del tutto remoto attendersi, se non, al limite, dall’esterno della dinamica politica tra i partiti, le elezioni regionali del 31 maggio non modificheranno in nessun modo il quadro politico generale, entro il quale, le forze politiche maggiori andranno a prepararsi per quello che sarà il vero e proprio redde rationem della futura politica nazionale: le elezioni per il rinnovo del prossimo Parlamento.

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Subito matrimoni gay e adozioni: così Renzi vuole “riprendersi” la sinistra…

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NOZZE LESBO

Serve una cosa da fare subito, a costo zero, una bella legge sui matrimoni gay, una roba di sinistra di forte impatto sugli elettori di sinistra delusi dagli strappi sull’Italicum e dagli addii di qualche gufo, tipo Civati, che in quel Pd tirannico e poco equo e solidale non vuole più starci. Ed ecco che Matteo Renzi sta per tirare fuori dal cilindro un provvedimento sulle unioni civili, un evergreen a sinistra, un asso nella manica già utilizzato a più riprese dai vari governo di centrosinistra negli anni scorsi a ogni barlume di crisi di consenso, come arma di distrazione di popolo, più che di massa. Salvo poi abbandonare i progetti, per mancanza di voti, al primo cambio di vento. Secondo quanto riporta oggi “Libero“, il premier avrebbe ordinato l’avanti tutta sulla legge che regolamenta le unioni civili, nella versione più integralista, presentata dalla sinistra Pd e da Sel, sulle coppie gay, magari fino a spingersi ai matrimoni, se non addirittura all’adozione…..

Fonte: http://www.secoloditalia.it/2015/05/matrimoni-gay-e-adozioni-subito-cosi-renzi-vuole-riprendersi-la-sinistra/

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Il grande conflitto d’interessi di Sergio Mattarella

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Segnalazione Quelsi

MATTARELLA

by Eugenio Cipolla

Vi ricordate i girotondi che si prendevano per mano attorno al Parlamento per protestare contro Berlusconi, le leggi ad personam e il conflitto d’interessi? E il Popolo Viola e le sue forti dimostrazioni di protesta contro il Caimano? E le senonoraquandiste, capaci di mobilitare numerosi gruppi di donne per dire al “dittatore” Berlusconi che lo Stato e le Istituzioni erano di tutti e non di una sola persona? Adesso sono magicamente scomparsi. Già, il renzismo è riuscito a fare anche questo.

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Dal Porcellum allo Scrofum

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Segnalazione Quelsi

PAPPE

by Giuseppe Mele

Finito l’orgasmo della vittoria fiduciaria parlamentare sulla nuova legge elettorale, resta in tutti un grande vuoto. Un sapore dolceamaro in bocca. Anche perché se non il Pd non abolirà il Senato nella forma attuale, la nuova legge elettorale valida solo per una Camera dal 2016 in poi, abortirà. Non si vede, negli aspetti fondamentali, in cosa poi differisca la vecchia legge elettorale Porcellum, portata al pubblico ludibrio davanti all’opinione pubblica per anni e poi condannata istituzionalmente, dal nuovo Italicum. Surrettiziamente entrambi i sistemi introducono premiership e scandalosi premi di maggioranza. Entrambi affidano la nomina degli eletti alle cabine di segreteria senza rapporto con gli elettori. L’unica differenza di rilievo sta nei maggiori poteri per il premier, equiparato al Capo dello Stato. Nella tattica, c’è la centralità della lista sulle coalizioni, oggi utile premio per il Pd o per il M5S di domani, sicuro danno per l’attuale destra frammentata.

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Pansa: Appello a Mattarella, non firmi l’Italicum e fermi Renzi

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RENZI INDICA

Nel vedere la lunga diretta televisiva sull’apertura dell’Expo 2015, e seguendo la guerriglia degli antagonisti che violentavano Milano, mi sono fatto una domanda. Come mai nella capitale lombarda non c’era anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella? Accanto al premier Renzi si vedevano fior di autorità. A cominciare da Giorgio Napolitano che, pur non essendo più un giovanotto, si era sobbarcato una fatica non da poco, insieme alla moglie. L’unico big a mancare era proprio il capo dello Stato. Ho chiesto a qualche amico che sa molto dell’ambiente politico romano perché Mattarella fosse assente, in un’occasione così importante, seguita dai media di mezzo mondo. Non era stato invitato? Il protocollo non contemplava la presenza del primo fra gli italiani? Per quale altro motivo il buon Sergio risultava a Roma?

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TOSI, IL VENETO COME TRAMPOLINO NAZIONALE

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Segnalazione di www.veronapulita.it 

Tosi ride

TOSI, IL VENETO COME TRAMPOLINO NAZIONALE (contributo ospitato nello Speaker’s Corner di Veneto Vox)

Il sindaco di Verona punta a sedersi al tavolo del centrodestra. Le regionali? Solo un’occasione mediatica. Una campagna elettorale sotto tono, quella in corso nel Veneto. Pochi i confronti tra i candidati, che si guardano bene dall’affrontare le questioni che contano (crisi economica e occupazionale, ondate migratorie e sicurezza, autonomia), pochi gli incontri pubblici, praticamente nessun comizio. Sono del resto … Leggi tutto.

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