
di Fra Leone da Bagnoregio
Oggi è la festa più solenne dell’anno liturgico, è il giorno in cui il Signore ha vinto i suoi nemici, ha vinto la morte, che era frutto del peccato “stipendium peccati mors” insegna San Paolo, Gesù vincendo la morte ha vinto pure il peccato che ne è la causa, ha portato l’uomo dalla morte alla vita, come Mosè porto Israele fuori dall’Egitto, cioè dalla schiavitù. Questa vittoria sulla morte è anche la vittoria sul demonio, che fu l’istigatore della rivolta dell’uomo contro Dio.
Dopo le tribolazioni e la passione della settimana santa, dal sepolcro sorge la luce di Nostro Signore, il sepolcro vuoto è il fondamento della nostra fede nel Redentore, quel sepolcro è la vittoria della cristianità sull’infedeltà dei Giudei e sul pressapochismo dei gentili. Il nostro cuore deve riempirsi della virtù di fede, perché soltanto la fede, potrà liberarci dai dubbi del mondo che ci circonda.
L’Introito è estratto dal Salmo 138 (versetti 18° e 5° e 6°, poi 1,2) Il salmo celebra in particolare la scienza e la presenza di Dio che pervadono il nostro intimo, ma è stata accomodato per la solennità pasquale. Nostro Signore risorto appare prima di tutti alla sua Santa Madre. La Vergine Maria è stata durante la passione sempre presente, era lungo la via Crucis era sul Calvario, non poteva che essere presente anche alla sua Resurrezione. Maria chiusa nella sua casa viene ridestata all’alba dalla voce di suo Figlio divino, che la saluta e gli pronuncia queste parole “sono risorto adesso sono con te”; è altresì il ringraziamento del Figlio verso il Padre celeste, con il quale è sempre stato unito e con il quale ha amato in modo speciale l’umanità decaduta nel peccato originale, che soltanto la scienza divina poteva porvi rimedio. Dio Padre, nell’eterno suo sapere ha previsto la morte del suo Figlio ed anche la sua resurrezione, non poteva la seconda persona della Santa Trinità non risorgere, fu infatti scritto “Non sarà dato al tuo Santo di vedere la corruzione”, Dio dopo aver permesso per la salute del genere umano la morte del Figlio, non poteva non prevederne anche la resurrezione.
«Sono risorto, ed eccomi ancora con te, alleluia: ponesti sopra di me la tua mano, alleluia: mirabile si è mostrata la tua sapienza, alleluia, alleluia, alleluia. Signore, mi hai provato e conosciuto: tu hai conosciuto il mio riposo e la mia resurrezione … ».
Segue l’Oremus, che mostra come la resurrezione di Nostro Signore è anche un anticipazione della resurrezione dell’uomo. I cristiani che sono le membra del corpo mistico di Cristo che è la Chiesa, vedono oggi la resurrezione del loro capo, e vengono confortate nella speranza della loro, che un giorno conseguiranno nella salvezza, per merito del santo sacrificio che si è consumato sulla Croce.
«Dio, che in questo giorno, debellata la morte per mezzo del tuo Unigenito, ci ha riaperto le porte dell’l’eternità; seconda con tuo aiuto i nostri voti, che tu per primo c’ ispiri. . .».
L’Epistola è presa dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinti (V, 7 – 8). Non è molto lunga, ma è densa di significato. L’Apostolo si serve della prassi ebraica, in cui per il giorno di Pasqua, venivano eliminati, tutti i pani che avessero fermento, per cibarsi soltanto del pane azimo confezionato appositamente per la solennità pasquale. Insegna, infatti, che è necessario togliere via l’antico fermento, per poter degnamente celebrare la Pasqua con gli azzimi dell’innocenza. Nostro Signore con la sua Passione e la sua morte come vittima immacolata sul Calvario, ha terminato il Vecchio Testamento ed ha dato inizio al Nuovo. Noi come figli dobbiamo abbandonare la nostra vecchia vita, con i nostri peccati e le nostre negligenze, cercando di non avere più nulla in comune con essa, e dobbiamo seguire e celebrare la Pasqua con gli azzimi della purezza e della verità come uomini nuovi rinati per la salvezza.
Il Graduale è preso dal Salmo 117 (versetti 24° e 1°), mentre il versetto alleluiatico viene da San Paolo dall’Epistola di oggi ai Corinti.
Viene cantato il salmo al Signore perché questo è il suo giorno, un giorno nuovo non più il sabato dell’Antico Testamento, ma il giorno che ha voluto il Signore per celebrare il suo nome. Dio è buono, ed è particolarmente buono in questo giorno, perché la sua misericordia verso l’uomo, ha previsto “ab aeterno” di sacrificare sulla Croce il suo Unigenito e di farlo resuscitare nel giorno da lui istituito la domenica “dies Domini” il giorno del Signore per dare principio ad una nuova era.
Il versetto, infatti, riprende questo concetto: Nostro Signore Gesù Cristo nostra Pasqua è già stato immolato, egli si è dato completamente per la nostra salvezza. Il Salvatore non ha voluto celebrare la Pasqua per se stesso, ma per noi, affinché noi fossimo partecipi prima della sua passione, poi della sua resurrezione. Questa medicina di salvezza, non giova se non mutiamo vita e ci volgiamo interamente a Cristo che deve medicare il nostro cuore vessato dal peccato e dalle passioni disordinate.
«Questo è il giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso. Lodate il Signore, perché è buono: perché la sua misericordia è eterna. Alleluia, Alleluia. Cristo nostra Pasqua, è stato immolato».
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