I martiri della legge naturale
Mentre da ieri anche in Italia le “nozze” sodomitiche sono legge dello Stato, con somma vergogna e ignominia per il nostro Paese, ricordiamo con speranza la vita di alcuni martiri della legge naturale
Segnalazione di Corrispondenza Romana
di Cristiana de Magistris
NellaSomma teologica san Tommaso afferma che la «legge naturale» è «la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale». Secondo l’Aquinate, grazie ad una disposizione innata, la «sinderesi», l’uomo possiede la «cognizione abituale» dei principi primi della legge naturale, iscritti da Dio nella sua anima. In quest’ottica la difesa della legge naturale, la quale altro non è che la partecipazione della legge eterna nella creatura ragionevole, equivale in qualche modo alla difesa dei diritti di Dio, e infine di Dio stesso.
Da ciò si comprende la gravità dei peccati contro la legge naturale, e da ciò parimenti si spiega perché la Chiesa annoveri tra i suoi martiri non solo coloro che hanno versato il proprio sangue per la difesa della Fede, ma anche per la legge divina (ad esempio, san Giovanni Battista, san Tommaso Moro, san Giovanni Fisher che hanno difeso l’indissolubilità del matrimonio) e per la legge naturale. Due santi che la Chiesa ha appena commemorato (il 5 e il 7 maggio) portano questa gloriosa aureola: sant’Angelo di Gerusalemme e san Stanislao, vescovo di Cracovia.










