Un attentato emotivo, mediatico e politico. Che spiana la strada a una nuova pax mediorientale

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Risultati immagini per attentato manchesterAzzardo ipotesi a caldo riguardo l’attentato di Manchester, dove -nel momento in cui sto scrivendo – hanno perso la vita 22 persone, mentre altre 59 sono rimaste ferite. Si parla di un kamikaze, come a Parigi nel 2015 ma un qualcuno che, se fosse confermata l’ipotesi, ha atteso il momento del deflusso dall’arena a fine concerto per farsi esplodere, in un’area esterna vicino alla biglietteria, quindi per ottenere il massimo effetto, senza correre il rischio di dover eludere i controlli di sicurezza per poter entrare nella struttura. Insomma, morti per la deflagrazione più effetto calca della gente che scappa. Allo Stade de France, come dissero gli inquirenti, di fatto i kamikaze si suicidarono, facendosi esplodere all’esterno della struttura ma quando la partita era in corso: uno, addirittura, andò a farsi brillare in un vialetto senza uscita.

Restano due cose strane: il fatto che sia circolata in tempi brevissimi la notizia che fosse stato identificato l’attentatore (se fosse stato davvero un kamikaze, ci sarebbe voluto più tempo e una gran fortuna), smentita solo in parte poco fa dal capo della polizia di Manchester, Ian Hopkins, (il quale ha detto che non poteva confermare né se l’identità fosse stata scoperta, né se si trattasse di un cittadino britannico) e quello che a parlare per primi di attentatore suicida siano stati funzionari USA, come riportato da SkyNews britannica. Come mai questa certezza dall’altra parte dell’Oceano?

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Contro le bombe, i coniglietti (transgender ovviamente!)

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pray-for-manchester-attentato-terrorismoSegnalazione di Federico Prati
Trump va in Arabia Saudita a rinsaldare l’alleanza con chi manovra il terrorismo pseudo-islamico.
Gli U$A bombardano la Siria, avamposto contro il nemico Daesh.
Nessun paese del mondo sa come debellare la piaga del terrorismo.
E l’Occidente risponde con le orecchiette da coniglio.

http://www.azionetradizionale.com/2017/05/23/le-bombe-coniglietti/

Strage di teenager a Manchester, stavolta ha vinto il terrore

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Una bomba di chiodi che uccide 19 ragazzini a un concerto alza il livello dello scontro: perché è dura resistere all’odio, quando ci va di mezzo l’innocenza di ragazzini e ragazzine. Perché è dura evitare che la paura del diverso s’impossessi di loro. Forse hanno trovato il nostro punto debole

Il “nomos” della tecnica, il tramonto della politica.

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Il tema dell’avanzata inarrestabile della tecnica appassiona molti. Tra loro, filosofi di grande cultura, come Umberto Galimberti, con il suo denso Psiche e Techne. Da ultimo è sceso in campo il grande vecchio della filosofia italiana, Emanuele Severino. All’alba dei suoi 88 anni, il pensatore bresciano ha pubblicato “Il tramonto della politica”, dal pretenzioso sottotitolo (ma al grande esperto di Parmenide si può concedere) Considerazioni sul futuro del mondo.

Nessun dubbio sull’importanza decisiva di tematizzare il rapporto tra tecnica e politica; ciò che colpisce è la tesi centrale di Severino, ovvero che “la politica tramonta perché, quando non si rassegna alla propria dipendenza dal capitalismo, si illude di poter guidare il capitalismo, ossia ciò che è destinato al tramonto.”

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Charlie Hebdo: sarà tolto il “sécret-défense” su chi fornì le armi?

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In attesa di sapere il mandante del  mega-attentato di Manchester: se ci diranno che è stato  Assad, o il terrorismo “iraniano”, sarà in continuità narrativa con la linea dettata da Trump  a Ryad. Intanto però – giusto per ricordare che i  mandanti degli attentati islamici non sono mai tanto chiari –    proprio in questi giorni in Francia rigurgita il “segreto militare” (sécret défense) che il ministro dell’Interno di  Hollande oppose per impedire indagini sulla fornitura delle armi ai fratelli Kouachi (ritenuti i massacratori che Charlie Hebdo) e di Coulibaly (il negretto che si asserraglio dentro l’Hyper-Casher  di Parigi).

Proprio in quel negozio ebraico, a cose fatte ed ammazzato in diretta eurovisione  il “terrorista Coulibaly”  il 9 gennaio 2015,  furono trovate  quattro pistole  Tokarev e un fucile d’assalto. Come se l’era procurate  il terrorista islamico improvvisamente radicalizzato? Da una ditta di Charleroy che fa questo strano mestiere: compra partite di armi “demilitarizzate” in Slovacchia o paesi simili, attraverso vari giri e intermediari.  La ditta appartiene alla compagna di un personaggio di nome Claude Hermant.  Continua a leggere

I muri dell’infamia vi appartengono

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I pappagalli mediatici e politici ripetono ogni giorno che bisogna abbattere i Muri, per aprire le porte agli immigrati, ai gay, ai trans, ai tossici, ai delinquenti da redimere e reinserire.

A volte marciano contro i muri, come è successo sabato a Milano, più spesso ci marciano, ma il muro è diventata la parola chiave per murare la destra, per discriminare i movimenti e le persone che si ispirano alla tradizione, alla sovranità nazionale, ai principi conservatori, o semplicemente alla civiltà, alla cultura e alla natura dei popoli e delle persone.

Mai razzismo più becero è sorto nel nome dell’antirazzismo. La controprova empirica è stata il previsto e confermato silenzio assoluto sulla marcia per la vita di Roma, in favore delle nascite e della famiglia, e invece l’enfasi assoluta per la marcia contro i muri di Milano, la grillata francescana di Assisi e perfino la nascita di un Partito Animalista Berlusconiano che abbatte un altro muro, quello che differenzia gli uomini dagli animali.

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Il Russiagate è una bufala (ma Trump si sta fregando da solo)

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Il Russiagate è una bufala (ma Trump si sta fregando da solo)

Ma davvero ci credete? Davvero pensate che ciò che sta avvenendo negli Usa dall’elezione di Donald Trump in avanti, sia una difesa della democrazia? Che si parli di impeachment per salvare la superpotenza da un complotto ordito da Vladimir Putin (e passi) e dal gruppo dei più scombiccherati congiurati che si possano immaginare? Pensavo che le riflessioni di Francesco Cancellato su Linkiesta degli scorsi giorni avrebbero detto qualcosa anche ai più accaniti anti-trumpiani. E mi sarei aspettato, con tutto quel pò pò di università e centri studi, che saltasse fuori qualcuno ad avvertire dei danni che questa lotta per bande può arrecare al sistema istituzionale americano e al ruolo che gli Usa rivestono nel mondo. Ma pare di no, visto che si continua a parlare di impeachment e di Russiagate. Il che spinge anche a chiedersi: ma che se ne fanno, gli americani, di tutte quelle università e quei centri studi?

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Vaccini: quello che nessuno vuole o può dire

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Vaccini: quello che nessuno vuole o può dire

Alcuni lettori chiedono se sia opportuna una politica delle vaccinazioni. Io rispondo: dipende quali ed in qual modo si fanno. Con l’acqua ed i vaccini, abbiamo eradicato nel Terzo Mondo gran parte delle malattie infettive che hanno seminato morti infantili. Vero! Ma se le condizioni locali obbligano alle vaccinazioni di massa, in Italia questo problema non c’è. Piuttosto bisogna verificare se alcune vaccinazioni d’obbligo, quelle per il morbillo e la rosolia, non siano più portatrici di rischio rispetto le loro stesse malattie che noi tutti, della generazioni post-bellica, abbiamo superato perfettamente. Io ho contratto il morbillo a 7 anni, la parotite a 9 eppure ho avuto tre figli, ho dribblato le malattie infantili senza vaccini e sono qui che scrivo. Purtroppo, dirà qualcuno!

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Il corteo di Milano? Sinistra cieca e ipocrita

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Il corteo di Milano? Sinistra cieca e ipocrita

A Milano è andato in scena sabato uno degli spettacoli più insensati mai visti non solo nella nostra città, ma nell’intero paese: un corteo per “l’abbattimento dei muri” e l’accoglienza dei migranti.

Fiero dell’iniziativa il sindaco Giuseppe Sala, un manager prestato alla politica, che ne è stato uno dei promotori, con la sua giunta di sinistra.

Inevitabile il commento di Salvini “La marcia di Milano della sinistra col portafoglio pieno dimostra che si chiedono più diritti e più accoglienza per i migranti senza conoscere davvero i problemi”.

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Autocoscienza dei popoli

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Autocoscienza dei popoli

Ora vi racconto alcune cose a cui ripensavo questa mattina, e visto che tante persone che leggono quello che scrivo vivono in Russia da tanto tempo o sono Russi mi smentiranno se esagero. Alla fine degli anni ’90andavo già avanti e indietro dalla Russia ed ho conosciuto alcuni Italiani che ci andavano più spesso di me per lavoro o addirittura ci vivevano. Lo spirito di queste persone, con rarissime eccezioni, era in niente diverso da quello del governatore britannico della Tanzania. L’opinione comune era che i Russi non valessero niente, non sapessero fare niente e non avessero nemmeno voglia di provarci e potessero quindi avere una remota utilità solo mettendoli in quindici a fare il lavoro che avrebbe fatto un Italiano per aiutarci a prendere roba dal loro paese (perché loro, ovviamente non erano neanche capaci di raccogliere le pepite nel loro cortile) e portarla da noi. Oggi può sembrare una cosa folle, ma non dimentichiamo che negli anni Novanta noi avevamo il boom delle PMI e dei distretti industriali e loro erano nella crisi più nera.

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