Quando si dice popolo bue…

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So che arrivo in ritardo. Ma avendo seguito il panico di massa di Torino da tv estere, segnalo là che l’hanno definito “stampede”.  Nell’estremo Occidente (a noi noto come Far West) i  vaccari (cow boys) chiamano così un fenomeno da loro molto temuto: una mandria di migliaia  di capi, colta da panico insensato e improvviso, si mette tutta al galoppo all’impazzata;  un colpo di pistola, ma anche lo spezzarsi di un grosso ramo secco, l’ululato di un coyote, qualunque altro motivo possono destare l’armento, specie di notte, dormiente in piedi, al più cieco spavento; migliaia di zoccoli e  corpi pesanti quintali si danno al galoppo senza meta; impossibile fermarli e farli tornare alla ragione, dato che bovidi ed equidi, di ragione non  sono dotati; come per la mandria umana, spesso occorre un contro-terrore che gli faccia dimenticare il panico di prima – essendo di corta memoria;  cosa difficile e rischiosa,  perché anche le scariche in aria coi fidi Winchester non bastano a sovrastare il rumore, come di decine di treni, che produce la massa galoppante, muggente e fumante di vapore. Quando i vaccari ci riescono in qualche modo, poi contano i danni,    accampamenti calpestati, cani stritolati, gambe rotte,  mandriani travolti.

Stampede di veri bovini.

Anche se bisogna ammettere che  nel selvaggio West i ruminanti in panico, anche impazziti di paura,  se distruggono qualunque cosa al loro passaggio, abbastanza di rado travolgono, schiacciano e uccidono i loro piccoli.   Se a mantenerli quasi umani  sia  la indisponibilità di birra in quelle praterie e di cocci di vetro delle bottiglie della birra medesima  nel West, non saprei. Vedo che vetri rotti e birra sono molto discussi come causa dello stampede di Torino;  c’è chi parla di camion di venditori abusivi dello spumeggiante dissetante, lasciati passare dai vigili urbani; c’è chi accusa la sindaca Appendino di non aver vegliato, di aver lasciato entrare  i venditori, di non aver predisposto vie di fuga nel “salotto di Torino”. Anche  se riterrei  più concreta la responsabilità del prefetto e delle forze dell’ordine,  vorrei che  tutto ciò non   servisse a  sminuire la responsabilità del  principale autore e protagonista del disastro.  Il Popolo Bue.

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Bilderberg 2017: si parlerà di Trump Bilderberg 2017: si parlerà di Trump

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di Arjun Walia 

Bilderberg 2017: si parlerà di Trump Bilderberg 2017: si parlerà di Trump

Fonte: Comedonchisciotte

“Siamo grati a Washington Post, New York Times, Time Magazine: i loro direttori hanno partecipato alle nostre riunioni ed hanno rispettato le loro promesse di discrezione per quasi quarant’anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano mondiale se fosse stato soggetto alle luci della pubblicità in quegli anni. Ma il mondo ora è più sofisticato ed è pronto a marciare verso un governo mondiale… La sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati”. – David Rockefeller (Fonte)

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Qualità contro quantità

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di Wouter J. Hanegraaff

Qualità contro quantità

Fino a non molto tempo fa avevo la sensazione, da accademico e intellettuale, di dare il mio piccolo contributo a una grande storia che poteva essere descritta (nel bene o nel male, poco importa) come la storia della “Cultura Occidentale”, e non avevo motivo di credere che questa storia potesse interrompersi. La mia identità e i miei valori guida sono stati forgiati dalla storia culturale, intellettuale e spirituale dell’Europa. Quello è sempre stato il mio mondo. Ma ora questo mondo cambia. Nei momenti bui avverto la cupa sensazione che molto presto – e molto prima di quanto pensavo potesse accadere solo pochi anni fa – entreremo in un’era nella quale – per parafrasare la voce narrante di Galadriel nella scena iniziale del film Il signore degli anelli – buona parte di quanto oggi riteniamo abbia valore sarà perduta per sempre, perché “non sarà in vita nessuno che potrà averne memoria”.

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L’ennesimo attentato a Londra e la retorica della normalità. Che non è sintomo di forza. Ma di una debolezza. Interessata

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di Alessio Mannino

E ora ripeteranno che la vita continua, che non bisogna darla vinta ai terroristi cambiando le nostre abitudini, che la risposta migliore al terrore è la normalità: retorica. Che in bocca ai rappresentanti delle istituzioni ha una logica, appunto istituzionale, che è quella protettiva di dare un primo messaggio di tenuta, anzitutto psicologica (specie in un Paese come la Gran Bretagna, il cui proverbiale aplomb inglese non è, o non solo, una posa snob: equivale alla tempra di un popolo che non sarà più quello di Churchill, ma rimane pur sempre munito di un senso tipicamente isolano e patriottico di dignità e autodifesa). Ma è un discorso che rivela in realtà, per quanto riguarda l’atteggiamento comune, tutta la cattiva coscienza di noi idioti occidentali.

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Germania, nella città di Lutero le benedizioni le dà un robot

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A Wittenberg la chiesa protestante ha inaugurato l’usanza di impartire benedizioni con un computer in grado di leggere versetti della Bibbia e rilasciare certificati

di Ivan Francese

Chissà cosa direbbe Martin Lutero scoprendo che esattamente cinquecento anni dopo la famosa affissione delle 95 tesi sulle indulgenze sulla porta del duomo di Wittenberg proprio nella sua città natale le benedizioni sarebbero state impartite nientemeno che da un…robot!

La chiesa evangelica locale, racconta Tag24, ha infatti installato un robot in grado di impartire benedizioni a braccia alzate ai fedeli in visita, investendoli anche con un raggio luminoso. Il marchingegno, in grado di leggere anche i versetti della Bibbia in sette lingue fra cui il dialetto tedesco locale, è stato presentato per la prima volta durante la scorsa settimana a Wittenberg con il nome di “BlessU-2“. Continua a leggere

La guerra psicologica anti-russa continua: i russi mangiano ancora i bambini?

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di Enrico Galoppini

La guerra psicologica anti-russa continua: i russi mangiano ancora i bambini?

Fonte: Il Discrimine

Sono cose di cui mi sono già occupato, ma a volte val la pena ritornarci su perché in qualche caso si è in presenza di piccoli capolavori di guerra psicologica.

Sui media occidentali russofobi sta circolando in queste ore un filmato, ripreso col telefonino, nel quale si vede un ragazzino fermato a Mosca da agenti della sicurezza e condotto con le maniere forti nella loro macchina, in mezzo a grida strazianti.

La “notizia” è intitolata: “Recitava Shakespeare, polizia russa trascina via un bambino”. Sottotitolo: “Nel centro di Mosca. L’accusa, era un mendicante, poi le scuse”. Continua a leggere

L’Ordine del G7 è quello Nato

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di Manlio Dinucci

L'Ordine del G7 è quello Nato

«Un ordine internazionale basato sulle regole, che promuova la pace tra le nazioni, salvaguardi la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di tutti gli stati e assicuri la protezione dei diritti umani»: questo dicono di volere i leader del G7 svoltosi a Taormina, accanto alla base di Sigonella, centro strategico nel Mediterraneo per le guerre e operazioni coperte Usa/Nato che hanno demolito lo stato libico e cercato di fare lo stesso in Siria, accrescendo il tragico esodo di migranti dei cui diritti umani il G7 si dice preoccupato. Le dichiarazioni ricalcano quelle del Summit Nato di Bruxelles: il G7 è formato dai sei maggiori paesi Nato più il Giappone, principale alleato Usa/Nato in Asia. Non mancano le divergenze economiche e politiche, camuffate da posizioni divergenti su clima e migranti.

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La beata superclasse mondiale

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di Maurizio Blondet

La beata superclasse mondiale

Fonte: Maurizio Blondet

Avrete letto probabilmente la notizia: “Laura Boldrini alla ricerca di una super-casa nei pressi di Piazza Navona.  […] Si tratta di una abitazione “cinquecentesca molto bella e di valore storico, tra i bugnati che qua e là sorgono nei dintorni di piazza Navona”. L’Espresso osserva che la magione della Boldrini – che nel 2014 ha dichiarato un reddito imponibile di 115.338 euro– ha tutt’altro che l’aspetto di “un appartamento da fine legislatura” ma sembra “la tipica casa di rappresentanza, come non bastassero le sale di Montecitorio per ricevere presidenti e ambasciatori”. Continua a leggere

Manchester? Nessuno è innocente

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Manchester? Nessuno è innocente

Ora viene fuori che il papà dell’attentatore di Manchester, il signor Ramadan Abidi, era un uomo reclutato  dai servizi britannici, coinvolto in un vasto piano dell’esercito libico per assassinare Gheddafi,  salvato – dopo che la sua copertura era stata svelata – dai servizi che l’avevano fatto esfiltrare con la famiglia.

Il Lybia Herald lo indica come”  “un federalista della Cirenaica, che lottava per  l’autonomia della regione, ma non noto per affiliazione religiosa”.

E’ stato nella Libia orientale che  fu innescata la insurrezione tribale che  portò alla caduta ed uccisione di Gheddafi,  nel marzo 2011. Arrivarono carichi di armi dal  Katar. Truppe speciali britanniche erano sul terreno ad aiutare i rivoltosi: la BBC  riportò allora che sei elementi  SAS  erano stati catturati dalle truppe fedeli a Gheddafi;  negli stessi giorni, sei corpi speciali olandesi (sic) furono catturati nella Libia occidentale mentre, dissero, aiutavano l’esfiltrazione di loro connazionali.

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