Soprattutto, attenzione, Trump si è rifiutato di evocare esplicitamente l’articolo 5: ossia il principio che l’attacco ad un solo membro dell’Alleanza sarà considerato automaticamente un attacco a tutti. Ogni presidente americano prima di lui ha ripetuto l’impegno a rispettare l’aricolo 5, ad alta ed esplicita voce; a Trump era stato chiesto, con insistenza, dietro le quinte; lui, duro, niente. Un anonimo funzionario della Casa Bianca ha spiegato poi che l’impegno all’articolo 5 veniva da sé…

Ma no, ha risposto The Guardian fremente di rabbia: “Per gli alleati, specie per quelli sulla frontiera d’Europa all’ombra di una Russia sempre più aggressiva, non va da sé”. Insomma i baltici e la Polonia “avevano bisogno di sentirlo dalle labbra del presidente, e non l’hanno sentito”. Il Guardian giunge al punto di dire: “L’ostinazione del suo rifiuto di usare il linguaggio che è stato consueto a tutti i presidenti di prima, ha rafforzato i diffusi e persistenti riferimenti che Mosca ha una qualche influenza sul presidente”: il che è la solita accusa demente a cui in Usa gli anti-Trump cercano invano di dare concretezza, ma è bello vedere un giornale progressista schierarsi coi più guerrafondai dell’Alleanza.
“Un grave colpo per l’Alleanza”, ha commentato un ex ambasciatore americano alla NATO, Ivo Daalder
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