Nella laguna di Venezia arriva il “profugo gigante”. Stasera a Verona arriva la Kienge, F.N. e Christus Rex protestano: provocazione!

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MONKEY ON THE BOAT

Due artisti belgi hanno realizzato un’installazione con un pupazzo gonfiabile di sei metri che raffigura un richiedente asilo

Un profugo gigante che incrocia davanti a Piazza San Marco. Non si tratta di un’allucinazione, ma di un’installazione artistica.

Opera degli artisti belgi Dirk Schellekens e Bart Peleman, Inflatable Refugee (“Profugo gonfiabile”) rappresenta un gigantesco pupazzo di plastica raffigurante un rifugiato dalle sembianze africane. Scarpe da tennis, jeans e giacca a vento, il rifugiato “siede” a terra cingendosi le ginocchia con le braccia, nella posa tipica di chi è costretto a lunghe attese. Sulle spalle, l’immancabile giubbotto salvagente.

Sembra una delle tantissime foto che in queste ore siamo stati abituati a vedere, sempre uguali, a tantissime frontiere d’Europa. Come spiega la stampa locale, l’opera – che farà il giro della laguna di Venezia su una barca – è stata realizzata per “richiamare l’attenzione sulla disumanizzazione del profugo e sulla problematica attuale dei profughi di guerra”.

Infine, una curiosità: il materiale usato per realizzare l’opera è lo stesso con cui sono fabbricate molte delle imbarcazioni a cui i rifugiati affidano le proprie speranze.

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Ennesimo atto sacrilego, distrutta effigie della Madonna

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ATTO SACRILEGO

Segnalazione Corrispondenza Romana

Dal 1964 si trovava, giungendo da Salaiola, all’ingresso di Monticello Amiata, Comune del Cinigiano: la statua in gesso della Madonna del Buon Viaggio era detta così, perché sistemata in un’edicola proprio in corrispondenza ad una grande e pericolosa curva. Alla Sua protezione venivano affidati quanti percorressero quella strada.

Ma a qualcuno, la Sua presenza, dava fastidio: così, con un oggetto da taglio alquanto affilato, forse un’ascia, ha provveduto a mutilarla orribilmente, spiccando la testa e le mani giunte in preghiera – ridotte in briciole -, nonché sfregiando un fianco ed altre parti del manufatto.La profanazione è avvenuta tra le ore 20 e le ore 21 dello scorso 7 novembre, poiché alcuni passanti l’hanno notata ancora integra alle 19.30, mentre una signora, transitante in zona dopo cena, ha fatto la terribile scoperta: immediatamente ha avvisato il gruppo degli Amici del vicino Santuario, che a loro volta hanno avvertito il Parroco, il quale ha subito dopo ritenuto opportuno denunciare l’accaduto ai Carabinieri.

Pare che la statua non sia più restaurabile, troppi i danni arrecati con una foga ed una violenza, che la dicono lunga circa quali sentimenti abbiano mosso le mani sacrileghe. Ciò nonostante, il sindaco di Cinigiano, Romina Sani, ha dichiarato pubblicamente di volersi impegnare per «contribuire a ricollocare presto la statua integra al suo posto». I fedeli si sono intanto riuniti, numerosi, per pregare. Anche e soprattutto per gli autori del gesto blasfemo. Le loro anime ne hanno bisogno (fonte: No Cristianofobia).

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Stoltenberg vuole la NATO in guerra. Putin: Ma chi è il mandante?

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Tutto come da programma: il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha addirittura sollecitato Parigi ad invocare l’articolo 5, che obbliga i paesi membri dell’alleanza a scendere in guerra a fianco di uno di loro che sia aggredito. Stoltenberg obbedisce come sempre ad ordini americani. Se del “governo” americano non è certo. E ‘ certo invece che William Kristol, il guru dei neocon, esige dalle colonne del Washington Post l’invio di truppe di terra: mai sprecare un bell’attentato-strage. Jerry Hendrix, del Project for a New American Century, ha dichiarato a Time Magazine: “L’attacco di Parigi può essere l’evento catalizzatore che risveglia la comunità internazionale ad agire”. “Evento catalizzatore” è la stessa espressione che il medesimo ‘pensatoio’ allora diretto da Wolfowitz, Cheney, e simili – usò nel documento che emise nel 2000, un anno prima dell’11 Settembre. In quel documento, intitolato “Rebuilding the American Defense”, si propugnava un enorme riarmo degli Usa e lo scatenamento di anni di guerre per mantenere la supremazia della superpotenza. Certo, dicevano i compari, per convincere gli americani a intraprendere tale costosa impresa, occorrerà “qualche evento catastrofico e catalizzatore – tipo una nuova Pearl Harbor”. L’attentato di Bin Laden alle Torri Gemelle, con tanto di ritrovamento di passaporti dei dirottatori arabi sul luogo del disastro, fornì l’elemento catalizzatore. Anche adesso c’è il passaporto di uno degli attentatori: un falso, come ormai hanno stabilito la polizia greca e quella serba.

Forza, alla guerra! I neocon ed ambienti collegati, dopo aver creato e sostenuto l’ISIS (ricordate McCain col futuro Califfo in Siria nel 2013?), adesso ne esigono la distruzione. Dicono che la politica di Obama, di contenimento, è sbagliata. Ci vogliono le truppe di terra adesso, e subito. Ce le devono mettere gli europei. Non ce la fanno? Erdogan è pronto ad invadere la Siria del Nord per incenerire l’ISIS – che mantiene e coccola.

Com’è cambiato, Erdogan. Ha dichiarato: la Turchia è vittima del terrorismo, lo conosce per esperienza (l’attentato-strage di Ankara contro i suoi oppositori ne è un bell’esempio); “deve finire il gioco il mio terrorista è buono, il vostro è cattivo – Il terrorismo non ha religione, né nazione , nessuna razza, nessuna patria”.

Parole sante. Peccato siano esattamente le stesse che Erdogan ha pronunciato due settimane fa a Bruxelles, dove ha tenuto l’impressionante comizio coi turchi fatti venire in pulmann dalla Germania, per accusare la UE di non sostenerlo adeguatamente nella sua lotta contro i curdi del PKK.

Tutti ripetono un copione un po’ frusto, nemmeno cambiano le parole. Come al solito Francois Hollande ha cominciato la guerra da solo: i suoi caccia hanno bombardato Rakka. Lo dice lui. Che cosa abbiano bombardato i francesi, lo dicono anche i nostri media sulle veline di Parigi. Credeteci e dormite tranquilli: la guerra all’ISI è cominciata!

Perché tanta fretta di truppe NATO

C’è fretta, c’è fretta di coinvolgere la NATO. Perché, pare l’azione militare russo-iraniana a sud di Aleppo sta avendo successo, e ci sono alcune centinaia di terroristi accerchiati: fra di essi potrebbero esserci – chissà – oltre a mercenari (della ex Blackwater?) anche tipi delle unità speciali USA, quasi sicuramente ufficiali arabi sauditi che è meglio non far finire nelle mani dei vincitori russi. Secondo la TASS, già il 26 ottobre gli occidentali hanno allestito un ponte aereo per portar fuori parecchi terroristi dell’ISIS: due aerei della Turkish Airlines, uno del Katar e uno degli Emirati sono arrivati, riusciti ad atterrare e sottrarre alle bombe di Mosca 500 combattenti islamici di elite (sauditi ed altri VIP), che poi hanno depositato in Yemen. Il modello era quello dei bei tempi, in cui su mandato di Bush jr., poco prima dell’attacco americano in Afghanistan dopo l’11 settembre, un ponte aereo del Pakistan aveva portato in salvo 5 mila talebani d’alto livello e consiglieri militari pakistani ed americani.

Adesso che i siriani e gli iraniani, sotto la copertura aerea dei russi, sono avanzati a sud di Aleppo a pochi chilometri da Sarakib, che è il bivio cruciale delle camionabili di Damasco ad Aleppo e Lattakia, altre centinaia di mercenari Usa e vari terroristi di riguardo sembra siano chiusi nella sacca. E stavolta manca l’aeroporto su cui far atterrare gli aerei per l’esfiltrazione. Perciò mentre i neocon e il Pentagono mettono sotto accusa Obama, egli – Obama – pare avere una particolare fretta di mandare truppe di terra. Ad Antalya ha ostentatamente trovato un “accordo” con Putin – ovviamente scritto nella sabbia, ma apparentemente ciò ritarda l’intervento di terra di Erdogan, che vede sfumare la finestra di opportunità – ancora qualche giorno e i successi russi saranno forse consolidati.

Putin sta trattando da posizione di forza: militare ed anche morale (per quel che vale in Occidente) perché i russi sono i soli a combattere veramente l’ISIS. Pare che ad Antalya abbia posto la domanda: a chi giova la strage di Parigi? Chi sono le menti? Domanda imbarazzante.

Per esempio Doch Charles William, analista senior della Quillam Foundation (Un think tank specializzato sulla Siria) ritiene difficile che l’ISIS, che si trova sotto enorme pressione in Siria, abbia organizzato l’azione militare di Parigi; l’ha rivendicata, ma è ben altra cosa. Secondo Bruce Hoffman, del centro for Security Policy della Georgetown, citato dal New York Times, il tipo di azione fa’ pensare piuttosto ad Al Qaeda…ma ohibò, Al Qaeda in Siria sono i terrorsti moderati, “I nostri terroristi”. Insomma la paternità dell’attacco, data per certa dai nostri media e politici tanto vogliosi di scendere in guerra “contro l’ISIS” non appare così sicura agli analisti.

Va’ segnalato una volta tanto a suo onore che Matteo Renzi, al G20, criticando la Francia e i suoi bombardamenti su Rakka (dicono loro) ha detto che la risposta della comunità internazionale “deve essere frutto di una strategia, non semplicemente di una reazione: la reazione ha prodotto disastri come la Libia, mentre noi abbiamo bisogno di una strategia”. Almeno ha capito l’essenziale. Non è cosa da poco, con tutta la stampa e i talk show che incitano alla guerra, e intervistano tipi come Luttwak e la Selma dall’Olio (la neocon moglie di Ferara) che ripetono: per debellare l’ISIS “basta una brigata” europea. Anche Wolfowitz, Perle e quelli della nuova Pearl Harbor dicevano dell’invasione dell’Irak: “Sarà una passeggiata”. Era 15 anni fa.

Era in corso una esercitazione. Simulava un attacco plurimo.

Mentre finivo il pezzo, un collega mi manda un video da France Info dove un infermiere soccorritore, Patrick Pelloux, dice in diretta : “Per fortuna questa mattina al SAMU di Parigi (un gruppo di ambulanze, ndr.) era stato programmato un esercizio che simulava un attacco a più siti, così eravamo preparati. Si deve sapere che c’era una mobilitazione di forze di polizia, pompieri, soccorritori, associazioni che sono venute, e abbiamo cercato di salvare più persone possibile”

https://willyloman.wordpress.com/2015/11/14/parisattacks-updates-emt-talking-about-a-drill-and-cia-chief-met-with-french-intel-oct-28th/

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Parigi, la comunità ebraica francese avvertita ore prima di attacco terroristico

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Parigi, la comunità ebraica francese avvertita ore prima di attacco terroristico

PARIGI-I funzionari di sicurezza della comunità ebraica francese alcune ore prima dell’attentato terroristico a Parigi era stata avvertita della possibilità concreta dell’imminenza di un grande attacco terroristico nel Paese. A darne notizia, il quotidiano israeliano The Times of Israel.

Secondo la fonte israeliana la comunità ebraica francese addirittura aveva preventivamente provveduto, già da due mesi, a vendere il celebre teatro parigino Bataclan, di sua proprietà da decenni in cui è avvenuto uno dei più sanguinosi attentati di venerdì, nel quale sono state ferocemente macellate oltre 70 delle 129 vittime totali.

 

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Dopo 5 anni di coma Giorgio Grena si sveglia e parla

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Segnalazione della Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

La speranza e l’amore formano un motore potente che eleva l’energia familiare, l’impegno sanitario e la responsabilità sociale.

Invece l’indirizzo utilitaristico odierno dell’apparato sanitario, sempre più pessimista nella diagnosi e nella prognosi, fino all’assurda omologazione della prognosi infausta alla “morte cerebrale”, distrugge il motore della vita e la stessa società.

L’intervista alla mamma di Giorgio Grena, 27enne uscito dallo stato vegetativo dopo 5 anni di silenzio, ci conferma che scienza e neurologi, del cervello “il grande sconosciuto” sannno poco o niente, per cui con doveroso atto d’umiltà dovrebbero abrogare la fasulla autoritaria dichiarazione di “morte cerebrale” imposta per il procacciamento di organi, e che pericolosamente rischia di estendersi anche agli stati vegetativi, forti del pregiudizo che chi non comunica con l’ambiente è di fatto morto.

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Corsi per magistrati su adozioni gay, eterologa, utero in affitto e diritti degli animali non-umani

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Intanto gli animalisti vogliono linciare l’allevatore accusato di aver ucciso il suo cane: ecco servito il terrorismo ecologista

di Rachele Schirle

In attesa della Cirinnà, la legge che, come è noto, punta a introdurre nell’ordinamento italiano il simil-matrimonio tra persone delle stesso sesso e, secondo quanto raccomandato dal ministro della giustizia Andrea Orlando, le adozioni per le coppie gay, la magistratura si porta avanti. Cosa sarà infatti il governo, il parlamento, l’articolo 29 della Costituzione nel quale «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»? Secondo il “corso di formazione” promosso dalla Scuola Superiore della Magistratura che si svolgerà il prossimo 12 novembre nel Palazzo di Giustizia meneghino e che conferirà crediti formativi a magistrati e giudici ordinari e in tirocinio, occorre prendere atto che, leggi o non leggi, è venuto il tempo di affermare «i nuovi legami familiari: vecchie barriere e nuove frontiere». Questo il titolo del “corso”. Ma è di “formazione” o è a supporto della lobby Lgbt? STEPCHILD ADOPTION E FAMIGLIA MONOPARENTALE Stando al programma il dubbio sembra più che lecito. Infatti, dopo i saluti introduttivi del presidente del Tribunale di Milano, la giornata di “formazione” dei magistrati prevede relazioni sul tema «adozioni e affidamento di minori a coppie dello stesso genere». Su «adozione legittimante del single, stepchild adoption e famiglia monoparentale». Su «la giurisprudenza in materia di matrimonio di persone dello stesso genere». E, dulcis in fundo, su «filiazione eterologa e maternità surrogata». Come a dire: in Italia non esiste nessuna legge che giustifichi corsi di aggiornamento (tanto più se per magistrati che le leggi sono tenuti ad amministrare e non a fantasticare) su matrimoni e adozioni gay. Tantomeno sulla cosiddetta “maternità surrogata”. Ma si sa, la giurisprudenza italiana è avanguardista. Ha il potere di creare situazioni giuridiche di fatto. Ed è libera di inventarsi in qualsiasi momento il “caso” che via tam tam mediatico s’imporrà poi nel dibattito pubblico e nell’agenda parlamentare. ANIMALI NON-UMANI? Fortunatamente non tutti i “corsi di formazione” della magistratura vengono per suggerire la sovversione politica e istituzionale del “matrimonio” e della “famiglia naturale” così come previsti dalle attuali leggi e Costituzione italiane. Infatti, come secondo evento utile al conferimento di crediti formativi a giudici e magistrati, la Scuola Superiore del potere giudiziario ha pensato bene di organizzare un convegno sulla «tutela giuridica del sentimento per l’animale da compagnia e gli altri animali». Così, ancora nel Palazzo di giustizia di Milano, il prossimo 3 dicembre si approfondirà il tema de «il diritto soggettivo all’animale da compagnia» e, non essendo evidentemente pacifico e assodato nemmeno ai vertici della Scuola Superiore della Magistratura che gli esseri umani sono “persone” e non “animali”, togati e avvocati rifletteranno su «mente e coscienza negli animali non-umani».

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Spagna: epurati dalle liste dei Popolari i parlamentari pro-life

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EPURATI

Segnalazione Corrispondenza Romana

Esclusi dalle liste: alle prossime elezioni non correranno nella fila dei Popolari spagnoli. Sono Lourdes Méndez, José Eugenio Azpiroz, Eva Durán, Antonio Molina e Javier Puente, parlamentari del Congresso dei Deputati. Ed anche i senatori Gari Durán, Ángel Pintado, Ana Torme, José Ignacio Palacios e José Luis Sastre: anche loro, fuori. Il Pp si presenterà alle urne senza di loro. La loro unica “colpa” è quella di essere pro-life convinti. E di non aver gradito il tradimento del loro partito, che promise alle scorse consultazioni di abrogare la legge Aído sull’aborto, per poi, conquistato il potere, non farlo e riporre anzi il progetto in un cassetto chiuso a chiave, limitandosi a pochi ritocchi, assolutamente insufficienti ed inadeguati. Ritocchi, che quei parlamentari si rifiutarono di votare: erano una presa in giro. Sulla pelle dei bimbi uccisi nel grembo materno e sulla buona fede degli elettori.

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