Benvenuti, il grande pugile diventa un fumetto e ci narra il dramma delle Foibe

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Roma, 6 feb – Pagine strappate, violentate, nascoste per decenni e ora, con una operazione che non è certamente casuale, di nuovo tornate in discussione. Perché, nonostante l’istituzione del Giorno del Ricordo, certe pagine, una parte consistente della sinistra, continua a negarle o a minimizzarle. La storia degli esuli dalmati, istriani e fiumani torna però a rivivere nella sua vivissima drammaticità grazie all’ultima creazione della casa editrice Ferrogallico che ha dedicato un fumetto a “Nino Benvenuti – Il lungo esodo dall’Istria“, presentato questa mattina in Senato dove sono intervenuti, oltre allo stesso Benvenuti, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, l’assessore regionale del Friuli Fabio Scoccimarro, Mauro Grimaldi che ha collaborato con Benvenuti alla stesura, e il disegnatore Giuseppe Botte. Un’occasione per ricordare la figura di Benvenuti, visibilmente commosso e che ha preferito non parlare a braccio, ma anche e soprattutto un atto di accusa verso i tentativi di revisionismo in atto che provano a stroncare come marginale, se non addirittura e impunemente, come in qualche modo persino generato dagli stessi italiani il massacro e la cacciata di tanti connazionali durante e dopo l’ultima guerra mondiale sul confine orientale.

La Russa: “Testimone importante del sacrificio degli istriani”

“Più passano gli anni – ha ricordato il vice presidente del Senato Ignazio La Russa – e più sembra si stia facendo marcia indietro su questo tema. Certa gente, non potendo più negare la tragedia delle foibe, arriva a travisare la realtà: ieri al Senato, l’Anpi ha deciso di tenere un convegno a porte chiuse per evitare che le falsità che vogliono far passare per verità, possano essere confutate. Stanno facendo revisionismo anche sul numero dei morti: siamo alla contabilità della sofferenza, mentre anche il capo dello Stato li riconosce come veri. Gli unici numeri gonfiati sono quelli relativi al numero di partigiani che hanno partecipato alla lotta prima della vittoria degli americani. Io rispetto chi ha combattuto rischiando la propria vita, anche se alcuni avrebbero solo voluto sostituire al fascismo la dittatura di Stalin, ma penso che questa gente si rivolti nelle tombe di fronte a certi atteggiamenti vergognosi di travisamento della verità. E l’unico modo per tenere in vita l’Anpi è prendere contributi: non ci sono più partigiani in vita, ma aumentano i loro contributi”. La Russa, che si è augurato decolli una iniziativa degli esuli per chiedere la nomina di senatore a vita di Benvenuti, ha ricordato come il pugile sia non solo una icona della sport italiano, ma un testimone importante del sacrificio di quelle popolazioni, uno che ha saputo trasformare una tragedia in una fortificazione del proprio animo.

Benvenuti: “Importante che certi drammi non si ripetano più”

Le tragedie non hanno nazionalità, religione e connotazione politica – ha ricordato l’indimenticabile pugile che in Istria è nato – la vita mi ha graziato. Ho scritto questo fumetto insieme a Mauro Grimaldi perché è importante che certi drammi non si ripetano più. Una ricostruzione della mia infanzia, della mia famiglia, del mio essere esule narrati a mio nipotino”. “Troppi capitoli soppressi, c’è ancora una spinta negazionista o nella migliore delle ipotesi riduzionista – ha aggiunto l’assessore regionale del Friuli Fabio Scoccimarro – anche per questo nel Giorno del Ricordo metteremo le pietre di inciampo anche per i caduti nelle Foibe, tra essi non solo italiani ma anche sloveni che si opponevano a Tito”.

Fabrizio Vincenti

Da https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/benvenuti-grande-pugile-diventa-fumetto-narra-dramma-foibe-145077/

Marion Le Pen sfida i globalisti: “Noi vogliamo una civiltà, non un mercato”

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Roma, 5 feb – Tra i vari invitati al convegno God, Honor, Country, organizzato a Roma dalla Edmund Burke Foundation, oltre a Viktor Orbán e a Giorgia Meloni, che l’altro ieri ha tenuto un discorso un po’ controverso, c’era anche Marion Le Pen. La nipote di Marine, che attualmente ha abbandonato la politica elettorale per dirigere l’Istituto di scienze sociali, economiche e politiche (Issep), nel suo intervento ha toccato diversi punti della sua visione del mondo. In particolare, ha evidenziato – con grande acume – la linea di demarcazione che separa sovranisti e globalisti: «Noi vogliamo avere una civiltà, non un mercato», ha affermato con forza.

Marion Le Pen incalza i conservatori

Queste parole non erano affatto scontate, anche perché sono state pronunciate di fronte a una platea composta in maggioranza da conservatori americani, legati a filo doppio a un liberismo economico potenzialmente destabilizzante. Ronald Reagan, figura a cui è dedicato il convegno, non era certo uno che gradiva vincoli al mercato e alla circolazione delle merci. Ad ogni modo, Marion Le Pen ha poi affrontato il tema dell’immigrazione, strettamente collegato al precedente: «Gli uomini non sono intercambiabili», ha affermato, ribadendo la propria opposizione radicale all’«importazione di stranieri» per «compensare il calo delle nascite in Europa». Di più: visto che i flussi migratori potrebbero aumentare nei prossimi decenni, Marion ha specificato che, in questo campo, «i conservatori devono fare scelte drastiche». Insomma, il tempo delle ambiguità è finito.

«Ci serve un’alleanza latina»

Marion Le Pen non ha inoltre perso occasione per criticare aspramente l’Unione europea e il «processo di standardizzazione forzata» che ha messo in moto. Per l’ex deputata del Front National, però, devono farsi portatori di questo cambiamento non tanto i partiti rappresentati all’Europarlamento, quanto invece «una coalizione di governi» in grado di riplasmare una struttura sovrannazionale che lei giudica (correttamente) irriformabile. È per questo che Marion propone un’«alleanza latina» tra Francia, Italia, Spagna e Portogallo per riequilibrare una Ue sempre più teutonica e nordeuropea. Un’alleanza che, «insieme ai Paesi di Visegrad, mantenga i legami col Regno Unito, gli Stati Uniti e la Russia».

«Non possiamo lasciare l’ecologia a Greta»

Un altro punto del suo intervento ha riguardato infine il tema dell’ecologia e del movimento Fridays for Future: «Non dobbiamo lasciare la difesa della natura all’estrema sinistra o ai matti», ha tuonato Marion. «Non voglio scegliere tra i seguaci di Greta e gli scettici, quelli che negano i danni di questo modello economico». Anche perché, ha aggiunto, «non bisogna credere allo stupido mantra che i problemi globali si risolvono con soluzioni globali». In tal senso Marion Le Pen pone l’accento sulle «risposte locali» che devono dare le varie nazioni, e non gli organismi sovranazionali. «Il libero mercato non deve essere una religione», ha concluso. A buon intenditor…

Valerio Benedetti

Da https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/marion-le-pen-sfida-globalisti-noi-vogliamo-civilta-no-mercato-144890/

Migranti, adesso anche la Lamorgese vuole una stretta sulle Ong

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Dopo i numeri di inizio anno, dal Viminale è emersa una certa preoccupazione sull’aumento degli sbarchi e sulle attività delle Ong: possibile la riproposizione del codice voluta da Marco Minniti

È vero che i dati di gennaio 2020, sul fronte immigrazione, non sono gli stessi degli anni dell’emergenza, tuttavia un aumento del 700% rispetto al 2019 è molto più di un campanello d’allarme.

E così, ecco che lo stesso ministro Luciana Lamorgese adesso prova a correre ai ripari. Si è dunque capito, su spinta soprattutto di numerosi funzionari del ministero dell’interno, che se il numero di approdi in Italia si è mostrato così in alto già nel mese di gennaio, in vista della stagione estiva la situazione potrebbe farsi molto delicata.

È bene infatti ricordare che nei primi 31 giorni del 2020, sono arrivate irregolarmente in Italia 1.275 persone, a fronte delle 202 dello stesso periodo del 2019. Il Viminale vorrebbe provare più strade per provare ad arginare un flusso che dalla Libia è tornato ad essere imponente.

In primo luogo, Luciana Lamorgese sta valutando la posizione delle Ong. In particolare, il ministro dell’interno vorrebbe tirar fuori dal cassetto nuovamente il codice già varato nel 2017 quando al Viminale sedeva Marco Minniti. In poche parole, si vorrebbe regolamentare l’attività delle organizzazioni non governative, le quali da quando si è insediato il governo Conte II non hanno avuto sostanzialmente freni. E dal ministero, così come scritto da Il Messaggero, si vorrebbe anche far luce su quegli eventuali rapporti tra scafisti e responsabili delle Ong: “Si ricomincia a parlare – si legge sul quotidiano romano – di telefonate tra scafisti e volontari delle associazioni non governative”.

Ma sotto questo fronte c’è un’importante resistenza interna alla maggioranza giallorossa. Una parte del Pd, al pari di LeU e di associazioni culturali legate comunque ai partiti al governo, non vorrebbe vedere una riedizione della stagione di Minniti sulle Ong. La mediazione potrebbe arrivare dalla promessa, da parte del governo, di togliere definitivamente i decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini tra il 2018 ed il 2019, vero obiettivo della campagna volta ad invocare “discontinuità” da parte soprattutto della sinistra del Pd.

Tuttavia, l’operazione a livello politico non appare semplice. La maggioranza sotto questo fronte, ha già rischiato di spaccarsi a novembre in occasione della decisione di rinnovare per altri tre anni il memorandum con la Libia, altra operazione voluta da Minniti e non vista positivamente dall’area più a sinistra dei giallorossi.

C’è poi, sempre riguardo alle Ong, un tentativo di dialogo sul fronte europeo. Il ministro Lamorgese vorrebbe infatti responsabilizzare gli Stati di bandiera. Ed a tal proposito, si parla di trattative bilaterali soprattutto con Francia e Germania. Dopo il bluff sulla redistribuzione, presentata come un “successo diplomatico” dal governo Conte II nello scorso mese di settembre ma di fatto mai regolamentata da nuove normative in sede comunitaria, ora da Roma si sta provando a stringere singoli accordi con i partner continentali. L’obiettivo sarebbe quello di una cooperazione sulle Ong, che parta dalle certificazioni rilasciate dai paesi di bandiera e passi per una collaborazione nelle fasi di sbarco e redistribuzione.

Infine, c’è ovviamente in ballo anche la pista che porta direttamente nel paese da cui partono i migranti, ossia in Libia. Lunedì il ministro dell’interno di Tripoli, Fathi Bashaga, è stato a Roma, dove ha presentato il conto al nostro governo: l’esecutivo guidato da Al Sarraj vuole più soldi per poter costruire nuovi centri per migranti, chiusi nell’area della capitale libica per via degli scontri, e nuovi fondi per acquistare attrezzature. L’Italia potrebbe pagare il conto, abbastanza salato, a patto che la Libia si impegni a mettere nuovamente in mare le motovedette donate dal nostro paese negli anni precedenti.

A prescindere dalle strade che prenderà il Conte II sull’immigrazione, appare chiaro come il tema inizi a preoccupare e non poco i vertici sia di Palazzo Chigi che del Viminale. Quei numeri sopra esposti, potrebbero rappresentare un’insidia non indifferente nel proseguo dell’azione di governo.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/adesso-anche-lamorgese-vuole-stretta-sulle-ong-1821681.html

Foibe, “Il film Red Land in tutte le scuole d’Italia”

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Gioventù Nazionale al ministro: “Foibe, quel film in tutte le scuole”

Le foibe, voragini dell’altipiano carsico che si estende a ridosso di Trieste, Gorizia e Istria, si fanno tra 1943 e il 1947 spettrale tomba per quasi diecimila italiani. Diventano il luogo dove occultare per sempre i nemici del progetto totalitario ed espansionista di Tito, leader della resistenza comunista jugoslava. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.

La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’italia e la Jugoslavia. Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli, stranieri in casa propria.

Le provocazioni dell’Anpi

Ed è proprio a parziale risarcimento di quella sofferenza che il nostro mondo mai cesserà di raccontare il massacro di questi italiani, vittime dell’odio ideologico e razziale, coperto a lungo dall’incancrenito sentimento anti-italiano della sinistra nostrana.
Ma oggi siamo ancora ben lontani dal raggiungimento di una memoria condivisa
“È bene giocare d’anticipo, evitando di prestare il fianco anche quest’anno alla strumentalizzazione della destra sulle foibe”. Questo è il proposito di Carla Nespolo, presidente dell’ANPI. Questo è il proposito con cui la celeberrima associazione dei partigiani italiani ha organizzato, ieri al Senato, il convegno sulla tragedia delle foibe e dell’esodo. È stato proprio quel “giocare d’anticipo” a puzzare di strumentalizzazione. Come se fossimo in una partita a scacchi e l’ottenere visibilità, a scapito altrui, fosse fare scacco. Come se i ricordi di immani tragedie fossero pedine da spostare a proprio piacimento su caselle bianche o nere.

Quel film sulle foibe nelle scuole

Del resto, ce li ricordiamo bene i convegni revisionisti dell’ANPI di Rovigo e di Parma dell’anno scorso. Per loro, i tragici episodi di violenza accaduti alla popolazione italiana di Istria, Fiume e Dalmazia tra 1943 e il 1947 erano un’invenzione dei fascisti. Ricordiamo bene le tesi giustificazioniste con cui la sinistra italiana, per oltre 60 anni, ha protetto i crimini dei partigiani titini. Non accetteremo mai lezione di etica, di storia e di morale da questi signori.

Da sempre abbiamo tentato di fornire spunti e strumenti alle nostre istituzioni per cominciare ad intrecciare un solido e definitivo ricordo comune. Con la Legge 92/2004 è stata istituita la Giornata del Ricordo, al fine di «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». E quest’anno, per gratificare gli intenti della legge, assieme ad Azione Studentesca abbiamo proposto al Ministro dell’Istruzione Azzolina, al fine di poter favorire la conoscenza tra gli studenti e stimolarne la riflessione, la promozione nei nostri istituti scolastici la visione del film “Red Land” che ha raccontato in modo eccezionale la storia di quanto avvenne sul confine orientale e le storie dei protagonisti di quegli anni.

La Azzolina muta

Ma alla nostra lettera non è mai giunta risposta. Un silenzio davvero pesante. Che ci fa capire quanta strada ci sia da fare. Un silenzio che non minerà la nostra voglia di ricordare.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/gioventu-nazionale-al-ministro-foibe-quel-film-in-tutte-le-scuole/

Benvenuti in “Francistan”

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha reso noto che ci sono stati diversi atti di violenza anticattolica perpetrati in Francia nei giorni scorsi ma sono passati quasi sotto silenzio, nell’indifferenza quasi generale.
Chiese e istituti privati ​​di educazione cattolica sono stati vandalizzati, dei pellegrini sono stati attaccati da militanti mascherati.
In particolare, nella diocesi di Bordeaux, in Francia, domenica 19 gennaio 2020, i parrocchiani di otto chiese della metropoli girondina hanno avuto la spiacevole sorpresa di scoprire la facciata del loro luogo di culto domenicale profanata da insulti e iscrizioni anticristiane.
Ancora, due presidi di scuole cattoliche private hanno trovato cose simili sui muri della propria scuola.
“I graffiti hanno la stessa firma”, hanno affermato ufficialmente dall’arcidiocesi di Bordeaux e Bazas.
A Caen, nel Calvados, un autobus di pellegrini che si recava a Pontmain per venerare la Vergine, è stato l’obiettivo di venti militanti incappucciati e armati di pistole a spruzzo di vernice.
Il portavoce del vescovo locale ha spiegato che “questo evento riflette la fragilità della società francese”.
Altro che fragilità! Si tratta di varie violenze che si sono già manifestate e dimostrano una cristianofobia in aumento, attuata da persone che non vogliono che i cristiani possano praticare la loro santa religione e far rispettare la loro fede!
“Sui social network, i gruppi LGBTQ hanno chiesto azioni di destabilizzazione e blocco. Hanno anche chiesto l’aiuto di antifa (gruppi anarco-comunisti ultra violenti) per impedire ai nostri simpatizzanti di raggiungere Parigi. Che si tratti di pellegrini, malati o attivisti di Manif pour tous, queste intimidazioni sono assolutamente inaccettabili”, ha dichiarato Ludovine de La Rochère, presidente di Manif pour tous, un’organizzazione per la difesa della famiglia e del matrimonio tradizionali.
Sempre in Francia, il 9 gennaio nove statue della Vergine Maria erano state vandalizzate nella diocesi di Bayonne. Il vescovo, Monsignor Marc Aillet, non aveva esitato a denunciare “un sacrilegio che offende profondamente la fede dei fedeli”.
Come giudicare i più di mille atti anticristiani che vengono perpetrati sul territorio francese ogni anno?
Le conseguenze del rifiuto di Cristo Re, il frutto del disordine e dell’anarchia di una società decadente e apostata, il risultato dell’avere cacciato dalle città la Santissima Trinità, la corruzione dei costumi e, non ultimi, l’ateismo sempre più evidente, il paganesimo sempre più pubblicizzato, l’islamismo sempre più imperante nelle banlieue.
Alcune autorità ecclesiastiche, che sono più veloci a impegnarsi nell’accoglienza dei migranti che a difendere la fede divina e la morale evangelica, certo non aiutano a difendersi da chi sta facendo di tutto per la distruzione del cattolicesimo.
In Francia una parte della Chiesa è stata screditata dai massmedia laicisti a causa di alcuni casi di pedofilia ed efebofilia, mentre si ridicolizzano le posizioni cattoliche su questioni bioetiche.
Tutto questo contribuisce ad alimentare il violento rifiuto del cattolicesimo nel paese e ad accettare supinamente l’islamismo sempre più diffuso in molti quartieri di decine di città.
Benvenuti in “Francistan”

Regione Lazio, la sinistra ci riprova: case agli abusivi per legge

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Un emendamento presentato da maggioranza e M5S obbliga Comuni e Ater a destinare il 10% degli alloggi agli stranieri irregolari

Case popolari ad abusivi e immigrati, regolari e non. La sinistra ci riprova e stavolta l’iniziativa legislativa non è solo del M5S. L’emendamento 705.1 al «collegato al bilancio» che andrà in discussione da oggi nell’Aula della Pisana prevede infatti l’introduzione al «collegato» – una sorta di legge omnibus – dell’articolo 22 bis. Al punto 1 la norma prevede che «la Regione promuove interventi diretti a fronteggiare situazioni straordinarie di emergenza abitativa riguardanti nuclei familiari in condizioni documentate di particolare disagio economico». Con questo obiettivo al punto 2 si prevede che le «Agenzie di Sanità Pubblica possano riservare una quota non superiore al 15% del proprio patrimonio immobiliare disponibile» in base ad accordi con la Regione e altri enti interessati. Al punto 3 si prevede invece che i Comuni e le Ater «fermo restando quanto previsto dall’articolo 4 comma 1 lettera c) della legge regionale 12 del 1999 (Disciplina delle funzioni amministrative regionali e locali in materia di edilizia rsidenziale pubblica) assegnano alloggi, in misura non superiore a un ulteriore 10% di cui all’art. 10 della legge 12/1999» nei confronti di «soggetti non in possesso dei requisiti di cui all’articolo 11 comma 1 lettere a) e b) della legge 12/1999 per la durata massima di due anni, eventualmente prorogabile di un ulteriroe anno».

In sostanza, il 10% degli alloggi popolari di Comuni e Ater deve essere assegnato a persone anche sprovviste della cittadinanza italiana e senza permesso di soggiorno. L’emendamento è firmato da Marta Bonafoni (capogruppo della lista civica Zingaretti), Paolo Ciani (capogruppo di Democrazia Solidale ed espressione della Comunità di Sant’Egidio), Alessandro Capriccioli (capogruppo di +Europa), Eugenio Patanè (Pd) e Marco Cacciatore (M5S). Proprio Cacciatore ha proposto anche un altro emendamento per introdurre una sanatoria per gli occupanti abusivi di alloggi popolari. Una norma contro la quale la consigliera della Lega Laura Corrotti ha presentato un subemendamento soppressivo.

L’obiettivo dei consiglieri di centrosinistra e del consigliere pentastellato è riportare in vita l’articolo 10 della legge di stabilità approvata a dicembre. Quell’articolo fu eliminato in commissione grazie al muro delle opposizioni di centrodestra, facendo infuriare il capo di gabinetto di Zingaretti Albino Ruberti.

«Sembra ormai palese l’entrata in maggioranza del consigliere M5S Cacciatore – attacca la Corrotti – che, oltre a presentare un emendamento che punta a predisporre un bando pubblico per tutti gli occupanti senza titolo, sposa anche la battaglia della maggioranza che copia e incolla l’articolo 10 ritirato poi in commissione bilancio durante la legge di stabilità, grazie anche ad una dura opposizione di tutto il centrodestra regionale. In poche parole – prosegue l’esponente leghista – la nuova alleanza giallorossa in Consiglio regionale vuole destinare alloggi di edilizia residenziale pubblica anche a coloro che non sono in possesso dei requisiti, tra i quali quindi gli immigrati irregolari. Ancora una volta le priorità di Zingaretti, sottoscritte dal M5S, non rispettano tutte le famiglie che sono da anni in lista d’attesa per un alloggio popolare. La difesa dei cittadini non può cedere il passo a questo tipo di politica che vuole dare la precedenza a chi non ha nessun senso di legalità».

DA https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/01/30/news/case-immigrati-irregolari-consiglio-regionale-lazio-emendamento-sinistra-m5s-1273947/

La sinologa Chiara Masotto su Coronavirus, Cina di Xi Jinping e cristiani perseguitati

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Ricercatori cinesi hanno affermato che la trasmissione da uomo a uomo del nuovo Coronavirus è iniziata a Wuhan a metà dicembre. Un gruppo di ricercatori, tra cui scienziati del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha rivelato i risultati del loro studio mercoledì 29 gennaio sul New England Journal of Medicine. Hanno analizzato i dati sui primi 425 casi di polmonite causati dal nuovo Coronavirus a Wuhan, confermati entro il 22 gennaio. I risultati mostrano che 47 dei pazienti hanno sviluppato la polmonite il mese scorso e ci sono prove che la trasmissione da uomo a uomo si è verificata tra contatti stretti da metà dicembre. Ciò significa che tale trasmissione ha avuto luogo prima che l’Organizzazione mondiale della sanità fosse informata per la prima volta dello scoppio della polmonite alla fine di dicembre. I ricercatori affermano che tra i pazienti intervistati, nessuno aveva meno di 15 anni, quasi la metà di loro aveva 60 anni o più e il 56% era di sesso maschile. Dicono che il periodo medio di incubazione, o il ritardo tra l’infezione e lo sviluppo di sintomi, sia stato stimato a 5,2 giorni. Dicono anche che, in media, ogni paziente ha diffuso l’infezione ad altre 2.2 persone e, nelle sue fasi iniziali, l’epidemia ha raddoppiato le sue dimensioni ogni sette giorni circa. I ricercatori sottolineano la necessità di impegnare considerevoli risorse per i test in cliniche e dipartimenti di emergenza per identificare i casi di Coronavirus il più rapidamente possibile.

Nella serata del 30 gennaio 2o20 il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato che l’epidemia di Coronavirus è un’emergenza sanitaria mondiale. Per l’Oms non è possibile immaginare quanto grande sarà questa emergenza e quindi bisogna essere preparati ad affrontarla. Da qui la decisione di dichiarare l’emergenza internazionale da Coronavirus.

Per capire qualcosa in più sulla Cina La Fede Quotidiana ha intervistato la giovane sinologa veronese Chiara Masotto. La dottoressa Masotto, laureata in mediazione linguistica cinese – inglese, e successivamente laureata in Studi Europei e Internazionali con focus sull’Asia Nordorientale, da alcuni mesi collabora con InsideOver, un sito bilingue, con una versione italiana e una inglese, che attraverso articoli, reportage multimediali e approfondimenti, racconta fatti internazionali con uno sguardo d’insieme al contesto globale. La Masotto si occupa anche di Ginnastica Dinamica Militare di cui è istruttrice.

Dottoressa Masotto, che idea si è fatta sul Coronavirus?

“Come ormai sappiamo, l’epidemia di Coronavirus ha avuto come epicentro Wuhan, che ora è in quarantena. I primi casi riportati all’OMS risalgono a fine dicembre, ma è stato reso noto che i primi casi conosciuti alle autorità cinesi risalgono ad inizio dello stesso mese. Sull’origine di questo virus circolano molte teorie, alcune meno attendibili di altre, come quella che sia stato creato in laboratorio come arma batteriologica. La realtà è molto meno fantasiosa: i virus evolvono e nuove mutazioni appaiono, tutto qui.  Se il governo cinese decidesse di testare un’arma batteriologica, troverebbe un modo per farlo che non danneggi la sua economia, che resta la priorità principale di Pechino”.

Lei ha vissuto in Cina. Che idea si è fatta sul sistema sanitario e di sicurezza medica in Cina?

“Catturare con poche, lapidarie parole il sistema sanitario di un Paese – continente come la Cina sarebbe forzato e fuorviante. La Cina ha centri sanitari efficienti e dotati di personale preparato, ed è continuamente impegnata a innalzare la qualità del servizio offerto. Questo miglioramento comporta anche la creazione di protocolli ad hoc per le categorie più a rischio, come i migranti interni, e per tutte le zone dove i servizi sanitari sono ancora migliorabili. Credo che la Cina sia ben più preparata ad affrontare questa epidemia di quanto lo era al tempo della SARS: da allora il Paese ha investito nella ricerca, la sua comunità scientifica è ben più integrata a quella internazionale di quanto lo fosse nel 2003, e il governo può usare l’esperienza maturata allora per gestire l’emergenza attuale. Non possiamo poi dimenticare il ruolo svolto dalla leadership cinese: sul piano esterno, la gestione di questa epidemia è un’occasione per il partito di  provare alla comunità internazionale che la Cina è una potenza matura e affidabile, responsabile e capace di agire da leader. Sul fronte interno, resta innegabile il fatto che il Partito Comunista Cinese goda della fiducia dei suoi cittadini, che stanno applicando le direttive per la sicurezza emanate dal Partito e rispettando le zone di quarantena, mentre migliaia di medici, ricercatori e infermieri si sono fatti avanti per correre in soccorso di Wuhan. In questo senso, la capacità del Partito di ispirare fiducia e di convogliare lo spirito di fratellanza e di sacrificio del popolo cinese per metterli al servizio del Paese è un asset dal valore inestimabile”.

Crede reale il rischio di una diffusione del virus in molte provincie cinesi?

“Il rischio è più che reale: l’OMS ha appena dichiarato l’emergenza globale, il rischio è esteso non solo alle province cinesi ma al mondo. Il fatto che lo scoppio dell’epidemia sia avvenuto durante il periodo del capodanno cinese, quando la maggior parte della popolazione viaggia all’interno del Paese e numerosi cinesi espatriati tornano a trovare i parenti, facilita la trasmissione. Le linee guida pubblicate dal partito riconoscono questo pericolo e fanno affidamento sul personale locale per effettuare controlli approfonditi, mentre per le categorie a rischio, come i migranti interni, sono stati stabiliti controlli obbligatori. Il nodo fondamentale nell’affrontare questa pandemia è la collaborazione tra ricercatori, per poter trovare un vaccino, e tra Stati e l’OMS, che ha già pubblicato delle linee guida  per la gestione dell’emergenza”.

In Italia se ne parla ma forse non approfonditamente: chi è realmente Xi Jinping?

“Xi Jinping è un uomo ambizioso e di acuto realismo. Ciò che ha fatto la differenza nella sua ascesa ai vertici del partito è stato avere una visione del futuro della Cina  e del ruolo, non solo economico, del partito in esso. Dalle aperture economiche di Deng Xiaoping ad oggi si stagliano due partiti; il primo è un partito protagonista della vita economica del Paese che però aveva lentamente  perso la sua statura“morale”. Il secondo partito, il partito “dopo Xi”,è un partito che ha ritrovato la sua identità: non è solo un attore economico, è soprattutto il garante del benessere e della sicurezza del Paese, della sua autonomia e della sua reputazione sulla scena internazionale, la fonte da cui vengono attinti valori e idee. È importante notare che il Partito svolgeva tutte queste funzioni anche prima di Xi, ma erano spesso offuscate dal suo ruolo economico, che aveva di fatto allontanato il cinese medio. Le campagne contro la corruzione di Xi Jinping sono significative proprio per il segnale cha hanno mandato al popolo e alla classe politica cinese”.

Veniamo ad un capitolo delicato. Cosa può dirci della persecuzione del regime contro i cristiani?

“Nel suo report del 2017 Freedom House ha segnalato un peggioramento delle persecuzioni dei cristiani in Cina, sia protestanti che ortodossi. Da quando Xi Jingping è salito al potere la pressione esercitata sui diversi movimenti religiosi nel Paese affinchè si allineino al Partito è aumentata. Le comunità religiose si sono adoperate per far fronte a questa situazione sia facendo attività  di evangelizzazione attraverso opere di carità sia, grazie a coraggiosi individui, avvicinandosi ai governatori locali e cercando di instaurare un rapporto di fiducia con loro, in modo da diminuire le possibilità di persecuzione. Il partito non ama le comunità religiose perché fonti di idee e valori alternativi, materia su cui vuole mantenere il monopolio, e teme l’effetto che possono avere sulle sue sorti politiche. In particolare, le comunità cristiane e musulmane hanno numerosi legami con Paesi esteri, e Pechino teme che possano fungere da cavallo di troia per promuove principi, interessi e progetti non allineati con gli interessi del Paese e del partito. Fermo restando la condanna alle restrizioni delle libertà individuali e alle persecuzioni religiose, non possiamo dire che l’analisi di Pechino sia completamente sbagliata: basta pensare che la maggior parte degli attivisti per i diritti umani in Cina proviene da minoranze perseguitate – non parlo solo di minoranza religiose ma di ogni tipo di minoranza – , e che questi portano avanti una concezione di diritti umani opposta a quella del partito. Se per gli attivisti i diritti umani sono individuali, come la  libertà di espressione, di credo religioso e di opinione politica, per il partito i diritti umani sono principalmente collettivi, e si esplicano nel  diritto al lavoro, all’istruzione e alla salute. Queste posizioni sono inconciliabili, e più le minoranze cercheranno di far sentire la loro voce in cina e all’estero, più la morsa di Pechino si farà stretta”.

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/la-sinologa-chiara-masotto-su-coronavirus-cina-di-xi-jinping-e-cristiani-perseguitati/

Ecco l’escamotage dei migranti per rimanere in Italia: iscriversi all’Arcigay

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Qual’è il modo migliore per i migranti di ottenere il permesso di soggiorno? Iscriversi all’Arcigay. Come ha appurato un’inchiesta di Francesca Ronchin per il Corriere della Sera, si tratta di un sistema collaudato che contempla la complicità di avvocato e attivisti delle ong pro-migranti. «L’escamotage – scrive il Corriere della Sera – deve essere prassi piuttosto comune se la risposta che ci sentiamo ripetere dai migranti incontrati è quasi sempre la stessa», ovvero«il mio avvocato mi ha detto che se voglio il permesso di soggiorno, devo prendere la tessera dell’Arcigay». Peccato che si tratti di ragazzi eterosessuali. «Un ragazzo del Senegal – scrive Ronchin – ci racconta addirittura di avere moglie e figli e di sperare che un domani possano raggiungerlo in Italia.

Come riporta il Corriere della Sera, per i migranti Lgbt, ogni due settimane l’Arcigay di Roma organizza degli incontri che a quanto si legge sul sito sembrerebbero gruppi di ascolto finalizzati a facilitare i nuovi arrivati nel loro percorso d’ integrazione. Ma come spiega al quotidiano uno dei coordinatori, la loro vera funzione è quella di preparare i ragazzi alle udienze nei tribunali. «Nel 99,9 % dei casi, i migranti che vengono da noi non sono gay, sono qui solo perché hanno bisogno dei documenti. Per ottenerli però devono risultare convincenti di fronte ai giudici e per chi è eterosessuale e proviene da Paesi dove i gay non sono accettati, non è certo facile. Noi proviamo ad aiutarli a combattere la loro omofobia e a sentirsi a loro agio nei “panni gay”».

«Sono migranti economici»

Il Corriere racconta il ruolo degli avvocati. Un avvocato conferma al quotidiano di aver seguito oltre 500 casi e di non aver mai incontrato qualcuno che fosse un vero rifugiato. «Quelli che arrivano nella maggior parte dei casi sono migranti economici. Spesso le loro storie sono tutte uguali, lo stesso copione, per questo io dico subito di non raccontarmi bugie perché altrimenti non li posso aiutare. A quel punto lavoriamo sui dettagli, si cerca di mettere in luce quegli aspetti che possono suggerire uno stato di reale pericolo e in alcuni casi, quando il migrante proviene da un Paese dove l’omosessualità è illegale, si può provare a percorrere questa strada come ho fatto recentemente con un ragazzo del Gambia. L’ho mandato alle riunioni dell’Arcigay ed è andata bene». Il giudice infatti gli ha dato la protezione sussidiaria.

A chi spetta lo status di rifugiato

In base ai protocolli della Convenzione sui rifugiati e al decreto legislatico n.251, 2017, lo status di rifugiato spetta anche a chi si trovi in pericolo di vita a cauda del proprio orientamento sessuale. E l’unico modo per saperlo sapete qual’è? Chiederlo direttamente ai migranti…

(La Redazione)

Da https://oltrelalinea.news/2019/10/24/ecco-lescamotage-dei-migranti-per-rimanere-in-italia-iscriversi-allarcigay/amp/

Urne chiuse, porti aperti. In arrivo 600 migranti. E Salvini denuncia Conte

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Tutto pronto a Taranto per l’attracco della Ocean Viking. La “rappresaglia” del leghista

Urne chiuse e porti aperti con l’arrivo di oltre 600 migranti a bordo di due navi delle Ong, che hanno gioco facile grazie al governo Conte II.

Solo questo mese, se calcoliamo quelli che sbarcheranno a breve, arrivano 1511 migranti, quasi dieci volte di più rispetto a gennaio 2019 con il governo giallo verde, ma lo stesso premier. Da settembre sono sbarcati fino ieri 7206 migranti, oltre il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

Non solo: almeno due soccorsi di Msf negli ultimi giorni con la nave Ocean Viking, per un totale di 154 migranti, sono avvenuti in acque di competenza maltese. Però tutti, per un totale di 402, sbarcheranno a Taranto. Per questo motivo il Viminale ha convinto Malta a prendersi almeno i 77 migranti dell’Alan Kurdi, terza nave delle Ong davanti alla Libia.

L’ultimo recupero è avvenuto ieri mattina con 102 migranti imbarcati sulla nave spagnola Open arms. Si aggiungono a quelli già a bordo per un totale di 237 persone. L’unità dell’omonima Ong oramai attracca solo in porti italiani o al massimo a Malta. Se tornasse in Spagna, dove è registrata, rischia multe che sfiorano il milione di euro per avere continuato a svolgere operazioni di soccorso nonostante il divieto delle autorità marittime.

Medici senza frontiere, più strutturati con Ocean Viking, fanno i furbetti: su cinque operazioni in mare, due per 154 migranti sono avvenute in acque maltesi, ma verranno fatti sbarcare in Italia.

L’ impunità «umanitaria» viene confermata anche dal lassismo giudiziario. Ieri la procura di Agrigento ha chiesto l’archiviazione per l’estremista no global Luca Casarini e il comandante Pietro Marrone della nave Mare Jonio accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di avere disobbedito all’ordine di una nave militare. Una motovedetta della Guardia di Finanza aveva intimato di fermarsi all’imbarcazione carica di migranti in gran parte provenienti da paesi dell’Africa occidentale non in guerra. Marrone ha tirato dritto fregandosene dell’ordine emesso dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, grazie al primo decreto sicurezza. Adesso deciderà il giudice delle indagini preliminari, ma la richiesta di archiviazione ha permesso alla portavoce dei talebani dell’accoglienza, Alessandra Sciurba, di cantare vittoria rivendicando con orgoglio che «era stata la prima volta in cui una nave della società civile entrava in porto seguendo il diritto e non avendo paura delle minacce». Nel loro mondo alla rovescia le forze dell’ordine minacciano e le Ong possono fare quello che vogliono fregandosene delle leggi.

Salvini ha colto la palla al balzo degli ultimi arrivi per un annuncio ad effetto: «Quattro giorni per concedere il porto sicuro ad una Ong (Msf della nave Ocean Viking nda). Li denuncio (il governo nda) per sequestro di persona. Io ho bloccato una nave militare con 131 immigranti, se siamo in un Paese in cui la legge vale per tutti, allora ci troveremo in tribunale con il signor Conte e la signora Lamorgese (il ministro dell’Interno nda), e vedremo se la legge è uguale per tutti». Il 17 febbraio il Senato voterà se mandare a processo Salvini per il presunto sequestro dei migranti a bordo di nave Gregoretti. Nel frattempo il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, annuncia un’inversione a U: «Nei decreti di Salvini non ci sono solo questioni che riguardano i migranti, ma anche altre misure che non hanno prodotto risultati. Vogliamo fare un salto di qualità nel garantire la sicurezza e non tornare indietro».

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/urne-chiuse-porti-aperti-arrivo-600-migranti-e-salvini-1818269.html

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