Salvini sulla tomba di Rolando Rivi, ucciso da partigiani comunisti

Condividi su:

Oggi a San Valentino nel reggiano: ‘Sono solo cinque minuti però è un omaggio a delle vittime purtroppo ricordate da pochi, vittime innocenti della violenza’

Nel tour elettorale di oggi di Matteo Salvini a Reggio Emilia si è aggiunta in corsa una nuova tappa di non poco valore simbolico. Il leader del Carroccio infatti si ferma a pregare nella chiesa santuario di San Valentino di Castellarano, dove sono custodite le reliquie del beato Rolando Rivi, il seminarista martirizzato a soli 14 anni da un commando di partigiani comunisti, nell’aprile del 1945. ‘Vado a rendere omaggio a un grande ragazzo – dice Salvini ai cronisti – sarà una visita breve, anche pochi minuti, ma ci tengo moltissimo: saranno i più importanti di questa visita’. Oggi, continua Salvini, ‘facciamo tante cose: andiamo nei mercati, nelle fabbriche, in carcere. Però la cosa a cui tengo particolarmente sono quei cinque minuti. Sono solo cinque minuti però è un omaggio a delle vittime purtroppo ricordate da pochi, vittime innocenti della violenza e della ferocia’. Quindi chiude Salvini, ‘la mia giornata oggi passa da quello: tutto il resto è importante ma viene dopo’.

Da https://www.lapressa.it/articoli/politica/salvini-sulla-tomba-seminarista-rivi-ucciso-da-partigiani-comunisti

Australia, immigrati accendono un rogo, arrestati: le risate davanti al tribunale

Condividi su:

Sidney, 9 gen — Non accennano a placarsi gli spaventosi roghi che hanno messo in ginocchio l’Australia, provocando decine di vittime umane, migliaia di sfollati e la morte, secondo fonti Wwf, di quasi un miliardo di animali selvatici.

Colpa del clima?

Risale ai giorni scorsi la notizia dei 183 arresti (ma il numero è destinato a salire) tra veri e propri piromani o persone semplicemente negligenti, responsabili dell’accensione e propagazione di detti incendi. Di loro, il 70% sarebbe minorenneo comunque poco sopra i 18 anni. Qualcosa che farebbe segretamente inorridire la paladina dell’ambientalismo Greta Thunberg, così solerte nel puntare il dito contro i potenti della Terra e nel vittimizzare le nuove generazioni: generazioni che, come in questo caso, sono le prime a fregarsene del rispetto dell’ambiente.

“Nuovi australiani” all’opera

È di ieri, per esempio, la notizia apparsa sul Daily Telegraph dell’arresto di due giovani “nuovi australiani” – chiamiamoli così – Abraham Zreika e Fadi Zraika, 18 anni compiuti da poco. La polizia li aveva fermati a fine dicembre, mentre i roghi già flagellavano il continente, per aver causato l’incendio di un parco in seguito all’esplosione di alcuni fuochi d’artificio nel fogliame secco, con una temperatura esterna di quasi 40 gradi. I venti caldi che soffiano nella regione avevano propagato velocemente le fiamme rischiando di causare l’ennesimo rogo fuori controllo, proprio nel centro della città.

Video e risate fuori dal tribunale

Fortunatamente i vigili del fuoco erano riusciti a domare l’incendio, e le forze dell’ordine avevano trovato i due responsabili mentre pranzavano in un fast food. Per loro l’accusa è di negligenza nel maneggiare esplosivi e porto di coltello abusivo in luogo pubblico.
I due non stanno mostrando pentimento per il proprio comportamento irresponsabile. Sicuramente non aiutano le dichiarazioni dell’avvocato di Zreika, Dennis Stewart,che fuori dal tribunale ha così liquidato le domande dei cronisti: “Ha solo 18 anni, lasciatelo in pace”, mentre Zraika riprendeva i giornalisti e si faceva immortalare mentre dispensava una grassa risata per l’accaduto.
I due andranno in giudizio il 21 gennaio davanti alla Corte di Parramatta.

Cristina Gauri

Da https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/australia-immigrati-accendono-un-rogo-arrestati-le-risate-davanti-al-tribunale-141864/

Anno nuovo, nuovi sbarchi. La Sea Watch torna in mare e ne raccoglie 119

Condividi su:

Roma, 10 gen – E’ stata la nave Ong tedesca Sea Watch 3 ad aprire l’anno in bellezza, raccogliendo in tre missioni più di 100 immigrati. Per la precisione, 119. E’ ritornata nel Mediterraneo con il vento in poppa, dopo la fine del fermo amministrativo che l’aveva colpita per alcuni mesi per aver violato le acque nazionali e aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, sotto la guida di Carola Rackete.   

Con la prima operazione, avvenuta nella giornata di giovedì, la nave Ong ha recuperato 60 immigrati da un barcone in avaria poco distante dalle coste libiche. Nelle ore successive la Sea Watch ha compiuto un secondo recupero di 17 persone. Questa mattina, come ha fatto sapere l’organizzazione tedesca a mezzo Twitter, altre 42 persone sono state raccolte in acque maltesi. “Alle 4 del mattino la SeaWatch3 – si legge nel tweet – ha soccorso altre 42 persone in zona Sar Maltese. L’imbarcazione su cui viaggiavano era stata segnalata ieri pomeriggio ma le autorità maltesi si sono rifiutate di intervenire. Le persone a bordo correvano un serio rischio di ipotermia”. Siamo quindi a quota 119 clandestini a bordo dell’imbarcazione, ma non è escluso che ne verranno “salvati” altri nei prossimi giorni.

Le cifre di questo 2020 appena iniziato iniziano già a preoccupare. Sono già 228 gli immigrati approdati illegalmente sulle nostre coste dall’inizio dell’anno, ma il bel tempo di questi ultimi giorni potrebbe favorire altri sbarchi dalla Libia. Il numero è quindi destinato ad aumentare già dalle prossime ore. Non depone a favore nemmeno il confronto con il numero di clandestini sbarcato nello stesso arco di tempo nel 2019: nei primi dieci giorni dell’anno scorso, infatti, erano arrivate in Italia 57 persone. Il trend di aumento degli sbarchi si conferma anche ora. Intanto, oltre alla Sea Watch 3, anche altre navi Ong sono in viaggio verso il tratto di mare interessato maggiormente da flussi migratori.

Cristina Gauri

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/anno-nuovo-nuovi-sbarchi-la-sea-watch-torna-in-mare-e-ne-raccoglie-119-142025/

Strage di Bologna, i giudici vedono solo nero: ergastolo a Cavallini

Condividi su:

Roma, 9 gen – Gilberto Cavallini, 67 anni, è stato condannato all’ergastolo nel processo sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980. Imputato di concorso in strage, secondo la procura di Bologna l’ex Nar fornì supporto logistico agli esecutori materiali dell’attentato. Una sentenza arrivata dopo quasi due anni di dibattimento, da quando cioè la procura del capoluogo emiliano riaprì l’indagine su Cavallini, dopo un’archiviazione del 2013, sulla base del dossier presentato nel luglio 2015 dall’Associazione familiari vittime.

L’ex Nar si dichiara innocente

Nelle dichiarazioni al termine del processo, Cavallini si è nuovamente proclamato innocente: “Io sono pentito di quello che ho fatto, di quello che non ho fatto non mi posso pentire. Dico anche a nome dei miei compagni di gruppo che non abbiamo da chiedere perdono a nessuno per quanto successo il 2 agosto 1980″. L’ex Nar ha poi specificato: “Ribadisco il concetto espresso da Francesca Mambro davanti a una Corte di assise, molti anni fa. Non siamo noi che dobbiamo abbassare gli occhi a Bologna“.

Parole che fanno eco alle dichiarazioni spontanee rilasciate stamani da Cavallini prima della sentenza: “Non accetto la falsificazione della nostra storia. Abbiamo lasciato in mezza alla strada molte vite umane, anche di nostri camerati e amici. Se voi pensate che dei ragazzini di poco più di 20 anni siano gli esecutori di ordini di gruppi di potere come la P2 o la mafia, fate un grosso errore”.

A quaranta anni dalla strage permangono ancora dubbi, misteri, e punti davvero poco chiari. Nonostante i numerosi libri che negli ultimi anni hanno contribuito a far riaprire il caso, indicando piste internazionali a volte credibili e altre volte piuttosto fantasiose, la magistratura si è però concentrata sulla “pista nera”. Fino alla sentenza di oggi.

Alessandro Della Guglia

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/strage-di-bologna-i-giudici-vedono-solo-nero-ergastolo-a-cavallini-141949/

Gregoretti, Nordio: “Se Salvini verrà processato sarà una decisione politica. La Procura si è pronunciata”

Condividi su:

Carlo Nordio non ha dubbi: “Se la Giunta dirà di sì al processo contro Matteo Salvini sul caso Gregoretti, sarà una decisione puramente politica“. Qui – per l’ex procuratore aggiunto di Venezia – il diritto c’entra poco o nulla. Il 20 gennaio, infatti, il Senato sarà chiamato a decidere sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro l’ex ministro, accusato di “sequestro di persona” e “abuso di ufficio”. Il tutto per aver negato lo sbarco dei migranti a bordo della nostra Guardia Costiera. Un caso per cui, secondo la Procura, l’ipotesi di reato non esiste proprio. Ed ecco che casca l’asino.

“C’è un caso analogo con la Gregoretti, quello della Diciotti. Allora però vi fu una presa di posizione collegiale del governo, che ora formalmente manca, anche se è una differenza più di forma che di sostanza – prosegue Nordio -, perché la decisione di Salvini era nota a tutti, e tutti ne parlavano con commenti più o meno favorevoli o ostili. Ora, poiché il governo sapeva, sorge una domanda interessante dal punto di vista giuridico”. Ma Conte poteva fermare Salvini nel caso in cui fosse contrario alla sua presa di posizione? La risposta è più complicata del previsto e l’ex magistrato preferisce affidarsi alla Giustizia.

Una cosa è certa: “Se Salvini andasse a processo si verificherebbe una situazione paradossale, che il pubblico ministero, che ha già sostenuto che il reato non c’è, dovrebbe chiedere subito il proscioglimento dell’imputato. A quel punto potrebbe sorgere, tra le tante altre, anche la questione che ho menzionato prima, sul ruolo di Conte e del governo, con il rischio dell’estensione dell’indagine anche in quella direzione”.

 

Da https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13551066/gregoretti-carlo-nordio-matteo-salvini-decisione-politica-pd-m5s-diritto-non-c-entra.html

Vogliono insabbiare Bibbiano: Borgonzoni minacciata di morte

Condividi su:

La senatrice della Lega e candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni, non si lascia intimidire e annuncia che andrà avanti per far non far calare il silenzio sulla vicenda di Bibbiano

Minacce di morte e pesanti insulti sessisti sono arrivati sulla pagina Facebook, e anche nei messaggi privati, della senatrice della Lega e candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni, dopo che la Cassazione ha deciso di annullare per il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, l’obbligo di dimora, deciso nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e Demoni”, che vede un presunto sistema illecito di affidi nella Val d’Enza.

“Mi hanno minacciato di morte, insultata con frasi irripetibili, scagliato contro offese sessiste. Ho postato tutto su Facebook”, ha affermato nel corso del programma “Mattino Cinque” la stessa esponente leghista mostrando la maglietta “Parlateci di Bibbiano”, già indossata in Senato.

Quello che, sotto certi aspetti, preoccupa di più la Borgonzoni è l’assordante silenzio degli esponenti della sinistra, pronta a denunciare il clima d’odio e a scandalizzarsi quando nel mirino sono suoi esponenti. “Da nessun ‘democratico’ è arrivata una parola di solidarietà”. Parole dure le riserva anche direttamente per il Pd che “sta portando in trionfo un sindaco come se non fosse indagato. E invece è accusato di falso e di abuso d’ufficio. E con lui ci sono altri 28 indagati in una inchiesta aperta e con nuovi fronti aperti”.

Proprio sulla delicata vicenda di Bibbiano, la Borgonzoni afferma che non deve chiedere scusa “a nessuno, le uniche scuse qualcuno le dovrà porgere alle famiglie. Di Bibbiano bisogna parlare, soprattutto di fronte a un muro che vuole far calare il silenzio su tante bambine, tanti bambini, tante famiglie”.

Perché, per la candidata alla regione Emilia-Romagna, sulla storia “c’è da fare chiarezza, da ottenere giustizia. E c’è una riforma da fare, per dare tutele, trasparenza e protezione ai minori. Perché quanto abbiamo visto e sentito non accada più”.

Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano accusato di abuso di ufficio e falso per l’assegnazione di locali per la cura di minori nell’ambito dello scandalo ‘Angeli e Demoni’ sul presunto sistema di affidi illeciti in Val d’Enza, nella vicenda degli affidi illeciti, non ha più l’obbligo di dimora ed ha potuto riprendere il suo mandato nel pieno delle sue funzioni.

Il primo cittadino venne prima arrestato, poi messo ai domiciliari e infine costretto all’obbligo di dimora. Inoltre fu sospeso dal ruolo su decisione del Prefetto e si era autosospeso dal Partito democratico. Dopo la decisione della Cassazione, Carletti potrà affrontare a piede libero il processo assieme agli altri 28 indagati nell’inchiesta condotta dalla Procura di Reggio Emilia. Per la metà di dicembre è prevista la chiusura delle indagini preliminari.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/bibbiano-insulti-e-minacce-borgonzoni-nel-silenzio-sinistra-1795276.html

Film con Gesù Gay, giudice ordina la sospensione delle proiezioni

Condividi su:

«È più appropriato e benefico concedere l’ingiunzione, non solo per la comunità cristiana ma per la società brasiliana prevalentemente cristiana, fino a quando i meriti dell’infrazione non saranno giudicati, usando la cautela del caso».

Così il giudice Benedicto Abicair dello Stato di Rio de Janeiro, a proposito del film L’ultima tentazione di Cristo, presente sulla piattaforma Netflix e con protagonista un Gesù omosessuale (e non solo). In pratica, è stata ordinata la sospensione della proiezione del film ideato dal gruppo ‘comico’ Porta dos Fundos.

Il giudice ha aggiunto: «La mia valutazione, a questo punto, è che le conseguenze della diffusione e dell’esposizione del film abbiano maggiori probabilità di causare danni più gravi e irreparabili rispetto alla sua sospensione».

Per il giudice c’è stato un conflitto tra «da un lato, il diritto alla libertà di espressione artistica come corollario della libertà di espressione e di pensiero, e dall’altro, il diritto alla libertà religiosa e alla protezione dei luoghi di culto e delle loro liturgie incarnate nel sentimento religioso».

Abicair ha preso questa decisione per calmare gli animi in attesa del prossimo processo. Di sicuro, una saggia scelta.

LEGGI ANCHE: Film con Gesù gay, bomba molotov contro gli autori ‘Porta Fundos’.

Da https://vocecontrocorrente.it/gesu-gay-sospensione-proiezioni/

La pochezza della politica estera di Conte e Di Maio

Condividi su:

La crisi in Libia e quella tra Usa ed Iran avvengono con il nostro paese rilegato al ruolo di spettatore passivo

Crisi Libia ed Iran

Sono decine di anni che si dice che dall’Iran partono strategie terroristiche, si fomentano guerre, nascono gruppi che cercano di destabilizzare la già complessa situazione del Medio Oriente è quindi evidente che prima o poi bisognava fare qualcosa per fermare tutto questo. La Terza Guerra Mondiale, se fosse davvero così la gente continuerebbe anche in questi giorni ad andare in vacanza in Medio Oriente? Quindi io credo che al di là di tutte le chiacchiere che abbiamo letto in questi giorni forse c’è davvero da capirne di più

Il nostro Governo presentissimo sulle pagine dei giornali; non passa giorno senza che un ministro o lo stesso premier non concedano un’intervista, per dire che cosa? Che bisogna ponderare meglio la situazione. Una conclusione fondamentale dove si capisce che sotto ci sia una grande profondità di pensiero.

Elezioni anticipate?

Io non credo che si andrà a votare, credo anzi che faranno di tutto per cercare di restare avvinghiati alla poltrona. Sanno benissimo che se si andasse a votare molti di loro, almeno la metà, non sarebbero più rieletti in Parlamento. Per questo faranno qualsiasi cosa per evitare di ritornare a casa. Del resto un giorno si ed un giorno pure la mattina e di giorno litigano, poi chissà come mai la sera tutto è sistemato.

Guardate ad esempio il Movimento 5 Stelle. Il partito sta esplodendo siamo ormai al Big Bang. Si sono resi conto che una cosa è restare all’opposizione, un’altra è governare. E adesso molte delle promesse che avevano fatto, come opporsi al Mes o che non si dovevano salvare le banche, ecco ora si rendono conto che non sono possibili da realizzare. E così molti esponenti sono in difficoltà, come quelli che non hanno versato le quote dello stipendio da girare al Partito. E così i 5 Stelle che volevano aprire il Parlamento come la famosa scatoletta di tonno sono stati a loro volta aperti dal sistema.

Caso banche. Le colpe di Banca d’Italia

La difesa di Banca d’Italia sui controlli (mancanti) alla Banca Popolare di Bari è quantomeno ridicola. Ci sono decine di istituti di credito falliti e caduti in disgrazia negli ultimi decenni; talmente tante che è impossibile dire che facciano bene le loro attività di controllo. Se non sono capaci di leggere e guardare dei conti allora dovrebbero essere i cittadini a fare anche questo?

Da https://www.panorama.it/news/politica/la-pochezza-della-politica-estera-conte-maio/

“Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”

Condividi su:

Segnalazione del Centro Studi Federici

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

conques
Comunicato n. 2/20 dell’8 gennaio 2020, San Severino
 
“Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra” 
 
Radiomessaggio di Sua Santità Pio XII rivolto ai governanti ed ai popoli nell’imminente pericolo della guerra, 24 agosto 1939.
 
A tutto il mondo.
Un’ora grave suona nuovamente per la grande famiglia umana; ora di tremende deliberazioni, delle quali non può disinteressarsi il Nostro cuore, non deve disinteressarsi la Nostra Autorità spirituale, che da Dio Ci viene, per condurre gli animi sulle vie della giustizia e della pace.
Ed eccoCi con voi tutti, che in questo momento portate il peso di tanta responsabilità, perché a traverso la Nostra ascoltiate la voce di quel Cristo da cui il mondo ebbe alta scuola di vita e nel quale milioni e milioni di anime ripongono la loro fiducia in un frangente in cui solo la sua parola può signoreggiare tutti i rumori della terra.
EccoCi con voi, condottieri di popoli, uomini della politica e delle armi, scrittori, oratori della radio e della tribuna, e quanti altri avete autorità sul pensiero e l’azione dei fratelli, responsabilità delle loro sorti.
Noi, non d’altro armati che della parola di Verità, al disopra delle pubbliche competizioni e passioni, vi parliamo nel nome di Dio, da cui ogni paternità in cielo ed in terra prende nome (Eph., III, 15), — di Gesù Cristo, Signore Nostro, che tutti gli uomini ha voluto fratelli, — dello Spirito Santo, dono di Dio altissimo, fonte inesausta di amore nei cuori.
Oggi che, nonostante le Nostre ripetute esortazioni e il Nostro particolare interessamento, più assillanti si fanno i timori di un sanguinoso conflitto internazionale; oggi che la tensione degli spiriti sembra giunta a tal segno da far giudicare imminente lo scatenarsi del tremendo turbine della guerra, rivolgiamo con animo paterno un nuovo e più caldo appello ai Governanti e ai popoli: a quelli, perché, deposte le accuse, le minacce, le cause della reciproca diffidenza, tentino di risolvere le attuali divergenze coll’unico mezzo a ciò adatto, cioè con comuni e leali intese: a questi, perché, nella calma e nella serenità, senza incomposte agitazioni, incoraggino i tentativi pacifici di chi li governa.
È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la Giustizia si fa strada. E gl’imperi non fondati sulla Giustizia non sono benedetti da Dio. La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che così la vogliono.
Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo.
Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo.
E si sentiranno grandi — della vera grandezza — se imponendo silenzio alle voci della passione, sia collettiva che privata, e lasciando alla ragione il suo impero, avranno risparmiato il sangue dei fratelli e alla patria rovine.
Faccia l’Onnipotente che la voce di questo Padre della famiglia cristiana, di questo Servo dei servi, che di Gesù Cristo porta, indegnamente sì, ma realmente tra gli uomini, la persona, la parola, l’autorità, trovi nelle menti e nei cuori pronta e volenterosa accoglienza.
Ci ascoltino i forti, per non diventar deboli nella ingiustizia. Ci ascoltino i potenti, se vogliono che la loro potenza sia non distruzione, ma sostegno per i popoli e tutela a tranquillità nell’ordine e nel lavoro.
Noi li supplichiamo per il sangue di Cristo, la cui forza vincitrice del mondo fu la mansuetudine nella vita e nella morte. E supplicandoli, sappiamo e sentiamo di aver con Noi tutti i retti di cuore; tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia — tutti quelli che soffrono già, per i mali della vita, ogni dolore. Abbiamo con Noi il cuore delle madri, che batte col Nostro; i padri, che dovrebbero abbandonare le loro famiglie; gli umili, che lavorano e non sanno; gli innocenti, su cui pesa la tremenda minaccia; i giovani, cavalieri generosi dei più puri e nobili ideali. Ed è con Noi l’anima di questa vecchia Europa, che fu opera della fede e del genio cristiano. Con Noi l’umanità intera, che aspetta giustizia, pane, libertà, non ferro che uccide e distrugge. Con Noi quel Cristo, che dell’amore fraterno ha fatto il Suo comandamento, fondamentale, solenne; la sostanza della sua Religione, la promessa della salute per gli individui e per le Nazioni.
Memori infine che le umane industrie a nulla valgono senza il divino aiuto, invitiamo tutti a volgere lo sguardo in Alto ed a chiedere con fervide preci al Signore che la sua grazia discenda abbondante su questo mondo sconvolto, plachi le ire, riconcilii gli animi e faccia risplendere l’alba di un più sereno avvenire. In questa attesa e con questa speranza impartiamo a tutti di cuore la Nostra paterna Benedizione.
Benedictio Dei Omnipotentis Patris et Filii et Spiritus Sancti descendat super vos et maneat semper.
 
Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo anno di Pontificato, 2 marzo 1939 – 1° marzo 1940, pp. 305-307.
 

PUTIN, L’EREDITÀ DI KHOMEINI E IL SIONISMO di A. Vinco

Condividi su:

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Tra i peggiori pregiudizi che circolano vi è anche quello che Putin non farebbe abbastanza per mettere fine all’egemonismo mondiale Sionista. In vari casi, però, coloro che avanzano tale ipotesi sono essi stessi esplicitamente o implicitamente Sionisti. Il loro chiaro obiettivo è rifare della Russia una propria semi-colonia come fu tra il 1991 ed il 2000.

Va premesso che il valore del Presidente Putin quale statista di peso globale è assai alto, forse il più notevole dell’intera storia russa se si eccettuano la strategia di Kutuzov e gli originari impulsi di un leninismo rivoluzionario che rimase però lettera morta, dato che nazionalisti grande-russi da un lato, sionisti-bolscevichi dall’altro, puntarono da subito a normalizzare, portandolo nella propria direzione, il processo rivoluzionario (1).

Vladimir Putin è oggettivamente un Nemico strategico del piano sionista mondiale Ynon, piano per la realizzazione del Grande Israele e per la balcanizzazione totale del Grande Medio Oriente. Concepito nei primissimi anni ’80 tale Piano ha influenzato la storia contemporanea come nessun altro evento, Rivoluzione Islamica Iraniana a parte. Ebbene, se tale Piano sino ad ora non è affatto andato in porto — la stabile presenza di Bashar Al Asad a Damasco ben lo mostra, come d’altra parte la centrale presenza in luogo dell’Iran rivoluzionario, unico Stato Sovrano del pianeta — il merito di Putin ci pare al riguardo indubbio. Vi sono però due elementi da tenere in considerazione. Putin ha iniziato a governare dall’anno 2000 con uno Stato profondo russo in buona parte infiltrato da una lobby israeliana con doppia cittadinanza, lobby la cui atavica Russofobia si manifestò evidentemente allorquando questa stessa optò per il sostegno ad una particolare forma di Islam, quella reazionaria filoccidentale e filocapitalista wahhabita, che si stava importando nella allora autodenominata Repubblica cecena di Ichkeria. Il presidente Putin operò allora con rara maestria di grande statista: stabilì la piena appartenenza della Comunità Mussulmana russofona nella Umma globale arrivando tacitamente ad appoggiare talune posizioni teologiche che contemplano una più importante affinità tra Ortodossia cristiana russa e Sciismo mussulmano piuttosto che tra la prima ed i vari rami confessionali del cattolicesimo o protestantesimo occidentali ma al tempo stesso dichiarò guerra a quello che la retorica panrussa e panortodossista del Cremlino definì semplicemente terrorismo, non Islam né tantomeno islamismo, dunque strumento geopolitico di varie e differenti potenze antirusse (compresa quella Israeliana). La strategia del Presidente Putin puntò sin dall’inizio del suo primo mandato a stabilire un’amicizia strategica con l’Islam e con quei popoli mussulmani sensibili alla sirena antiamericana, antisraeliana e antioccidentale. Fu una svolta storica, nella storia russa, pari solo a taluni motivi leninisti invocanti nei primissimi anni ’20 dello scorso secolo il Jihad globale anticapitalistico.

Vi è però un secondo elemento che complica in modo terribile le cose. Il Presidente russo sente il profondo richiamo dell’appartenenza a un popolo che è stato concretamente, con le decine di milioni di caduti, l’elemento soggettivo vincitore, sul campo, della Seconda

Guerra Mondiale; per quanto sia oggi convinto dell’assoluta validità teorica politica degli illuminati e saggi principi espressi dal grande e nobile russo Alexander Solzenicyn, il quale nella famosa Lettera ai capi dell’URSS voleva superare il materialismo marxista senza cancellare quel che di buono era comunque venuto fuori dall’esperienza statalista sovietica, tuttora Putin non si stanca di riferirsi all’epoca di Yalta come ad una presunta epoca di pace e equilibrio. Ma Yalta significa il battesimo dello stato sionista definito Israele, nato su sponsorizzazione principale della Unione Sovietica di Stalin, che lo impose come assurdo dato di fatto alle stesse riluttanti potenze occidentali. Vladimir Putin sa tutto questo.

L’Iran rivoluzionario fondato da Imam Khomeini si pone chiaramente in senso antagonista a tutto ciò che rimanda allo spirito di Yalta, considerando l’Islam e l’Iran nel campo degli sconfitti e degli umiliati del 1945.

I due più grandi studiosi viventi del pensiero politico dell’Imam, P. Abdolmohammadi ed E. Abrahamian, hanno sottolineato la profonda affinità dei principi della Rivoluzione Iraniana con il “populismo” peronista Tercerista, anticapitalista ed antimarxista. Dal pensiero politico di Peròn e della Signora Evita l’Imam avrebbe mutuato il simbolico slogan: Né oriente Né occidente, Né Usa né Urss né Cina ma Iran islamico, quale Terzo Campo antimperialista. Ad esempio, nell’uso che l’Imam inizia a fare dai primi anni ’70 dello scorso secolo delle parole mostafazin e shahid tale influsso tercerista sarebbe evidente. Mostafazin finirebbe per indicare una ampia categoria soggettiva che assomiglia in modo impressionante ai descamisados della Signora Evita Peròn; sarebbe così nato il Fronte degli Oppressi della Terra contro gli usurpatori materialisti e filosionisti di Yalta. Il termine Shahid, di uso tradizionale nel mondo teologico mussulmano, vedrebbe però un salto qualitativo con la concezione “soggettivista”, rivoluzionaria e volontarista di Imam Khomeini; se l’Imam nei discorsi del 1963-64 per commemorare gli uomini uccisi nella rivolta del Giugno 1963 parlava di “sventurati”, nel corso della Rivoluzione, la Guida userà il termine di martiri, sottolineandone tutta la carica di sovversivismo politico, immanentistico e metafisico al tempo medesimo; solo il martire politico, in questa epoca di civiltà, colui che dona totalmente la propria esistenza agli Oppressi dal capitalismo globale, supporterebbe lo Spirito del Tempo e potrebbe coadiuvare l’occulta e misteriosofica azione dell’Imam Mahdi. Inoltre, il periodo dell’esilio parigino fu molto importante per l’Imam, anche se ciò è di solito del tutto trascurato in tutte le biografie che abbiamo analizzato.

Lì, di fronte ad una ostilità ed a una indifferenza generale occidentali per la sua concezione del mondo, solo taluni gruppuscoli del neofascismo francese e italiano manifestarono la propria devota ammirazione per questa leggendaria figura di Rivoluzionario. L’Imam Khomeini arrivò a benedire le loro case editrici, che quasi

clandestinamente facevano circolare materiale storiografico revisionistico rispetto alla versione storica occidentale consolidata dopo il 1945 con l’egemonismo sionista imperante in tutta l’Europa occidentale, dette il Suo consenso alla loro azione sociale, arrivando a definire Benito Mussolini un politico di appartenenza islamica e non occidentale, profetizzando che l’Iran Rivoluzionario avrebbe mandato in frantumi Yalta (2). Taluni di questi militanti neofascisti italiani e francesi sosterranno poi l’Iran nei fronti di guerra afgano e iraniano-irakeno (3). Per quanto si debba essere scettici sull’uso di categorie politologiche occidentali per giudicare i fenomeni che scuotono l’univero islamico, vale ricordare che Sternhell, uno storico israeliano di orientamento marxista , ribattendo a quanti sostenevano che il franchismo spagnolo sarebbe stata una forma di fascismo, in un noto Convegno dell’Università storica parigina, arrivò a definire Peròn e Khomeini “gli unici fascisti dopo Mussolini” (4). La prima edizione de “Il Governo Islamico” dell’Imam fu non a caso tradotto da una casa editrice della destra sociale italiana subito dopo la Rivoluzione.

In conclusione, considerando tali elementi, dobbiamo ricordare che Vladimir Putin è il discepolo di Primakov, lo statista e diplomatico russo della “vecchia guardia” più orientalista, antioccidentale e filoislamico che vi sia stato. Se ciò non ha fatto di Putin sino ad oggi un rivoluzionario antioccidentale ed antisionista, accredita come ben più veridica la versione del Mullah Putin piuttosto che quella, assai malevola e fantasiosa, dell’amico di Netanyahu. E’ doveroso ricordare che nella guerra globale ibrida antisraeliana, la Russia ha perduto in anni recenti, sul fronte mediorientale, due figure di primissimo piano del GRU (5) e che il dissidio geopolitico russo-israeliano, negli ultimi mesi, avrebbe assunto aspetti non trascurabili e non più sottovalutabili: dall’arresto di spie israeliane in Russia allo schieramento militare, sempre più strategico, russo-iraniano dal mar Arabico al Nord dell’Oceano Indiano, tali eventi potrebbero indicare che il Presidente russo, che considerava Soleimani “un vero e sincero amico” e che avrebbe subito pure un duro colpo con l’omicidio del Generale iraniano, si possa velocemente spostare, con l’abilità e la prudenza che lo contraddistingue, sulle posizioni di un più radicale antisionismo, modello iraniano. La possibilità di assicurare finalmente un equilibrio alla regione mediorientale mediante una azione coordinata anti-egemonica da parte di Russia, Iran, Turchia non è da escludere e le prime immediate mosse del Presidente Putin paiono indirizzarsi verso tale prospettiva.

NOTE

1) L’oggettiva analisi della parabola storica sovietica fatta da Zjuganov caratterizza la storia post-rivoluzionaria dome dominata da un sotterraneo conflitto tra i due partiti: “il partito del nostro paese”, chiaramente nazionalista e grande-russo, ed il “partito di questo paese” (mondialista e sionista). L’elemento che emerge da subito è che il leninismo rivoluzionario ed antimperialista finì di esistere con la sconfitta bolscevica di Varsavia (1920). Cfr G. Zjuganov, “Stato e Potenza”, Parma 1999.

2) Gli scritti al riguardo sono purtroppo assai rari; si veda comunque G. Sorgonà, “La scoperta della destra. Il MSI e gli Stati Uniti”, Roma 2019, pp. 80-81, per la contezza del fatto che gli unici gruppuscoli politici che nel ’79 sostennero in Italia la Rivoluzione Islamica erano quella della Sinistra antialmirantiana del MSI che consideravano Khomeini “la Spada dell’Islam contro Yalta” o F. Freda, “Monologhi”, Padova 2007, p. 58 circa la benedizione impartita dall’Ayatollah Khomeini a Parigi.
Testimonianze simili ha fornito anche P. Buttafuoco nel corso di interviste ed interventi a Convegni. L’ambasciatore italiano Mezzalama, invece, a Tehran durante l’occupazione dell’ambasciata statunitense, ha testimoniato che dal ’79 ai primissimi anni ottanta Perugia con la sua Università per stranieri fu teatro di durissimi scontri tra studenti iraniani khomeinisti e comunisti iraniani avversari del pensiero politico di Ruhollak Khomeini: i primi sarebbero stati attivamente appoggiati dai neofascisti, i secondi dal PCI e da fazioni dell’estrema sinistra. La situazione del capoluogo umbro fu causa di una seria controversia diplomatica tra la Repubblica Islamica e la Repubblica italiana, al punto che dovette intervenire il Vaticano stesso per tacitare la questione di cui all’epoca parlarono quotidianamente i media iraniani.

3) Al riguardo si veda ad esempio M. Golia, “Con i Ribelli contro il mondo moderno”, Padova 1987. Sul martirio di Edoardo Agnelli, “primo martire sciita in Italia”, ha sollevato l’attenzione un giornalista de “Il Secolo d’Italia”, vecchio quotidiano del MSI, G. Puppo.

4) Testimonianza di Sergio Romano: Milano Convegno Maggio 2015, “Islam in Europa”. Va comunque ben precisato che l’Imam Khomeini in una intervista rilasciata a O.Fallaci nel Settembre 1979 smentì seccamente l’accusa di Fascismo mossa alla Rivoluzione Iraniana.

5) Assai pesante e non dimenticata la perdita del Generale Igor Sergun, “Eroe della Federazione Russa”, caduto coraggiosamente in Libano (3 gennaio 2016) durante un pieno e devoto adempimento del dovere al servizio della madrepatria.

Da https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/FMfcgxwGCkbBTwHDjWlmSdFMzxTQgcJH

1 51 52 53 54 55 56 57 576