Le uniche vittime di Bibbiano sono i bambini, non il sindaco

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Andrea Carletti, il primo cittadino, si dice “crocifisso”. Ma a chiedere le scuse posso essere soltanto le famiglie devastate dallo scandalo affidi

Di Mario Giordano

Perseguitato? Vittima? Addirittura «crocifisso», come si è autodefinito, paragonandosi nientemeno che a Gesù sul Golgota? Non scherziamo: intanto il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, resta indagato. E poi resta indagato nell’ambito di una inchiesta che ha sollevato il velo su un orrore spaventoso, quello del business sui minori strappati alle loro famiglie. Dunque dovrebbe pensarci due volte prima di proclamarsi vittima. Come dovrebbero pensarci il segretario del suo partito, Nicola Zingaretti del Pd, e tutti gli altri politici che si sono affrettati a guadagnare un titolo di giornale, vestendo i comodissimi panni dei martiri mediatici. Perché, in questa vicenda, le vittime ci sono davvero. Ma non sono quelli che stanno sulle cadreghe che contano e strepitano sui giornali. Non sono né il sindaco né il segretario del Pd. Non sono i partiti politici e i loro rappresentanti. Le uniche vittime di questa vicenda, purtroppo, sono i bambini.

Il sindaco di Bibbiano per ora ha solo avuto la revoca dell’obbligo di dimora. Non l’assoluzione. Per l’amor dei cielo: ce l’avrà. Glielo auguriamo. Gli auguriamo di dimostrare l’innocenza in tribunale, oltre che sui giornali. Ma nel frattempo abbia la decenza di evitare la parola «crocifissione». Perché di crocifissioni, in questa orrenda storia, ce ne sono state fin troppe: sono stati crocifissi quei bimbi strappati alle loro mamme, tenuti lontani per anni, quei bambini a cui si diceva «facciamo il funerale al tuo papà»; sono stati crocifissi quei bambini che chiedevano «perché papà non viene a trovarmi?» e si sentivano rispondere «perché non ti vuole più»; sono stati crocifissi quei bambini che non ricevevano i giocattoli dai loro genitori perché gli assistenti sociali li buttavano nell’immondizia, insieme con le loro lettere. E sono stati crocifissi quei bambini i cui disegni venivano modificati per dimostrare che erano stati molestati anche se non era vero. Solo per tenerli lontani dai genitori. Per sfasciare le famiglie. E per fare più soldi. Ecco chi sono le vittime di Bibbiano. Ecco chi è stato davvero crocifisso.

Il sindaco dimostrerà la sua innocenza, Zingaretti si guadagnerà un po’ di agenzie di stampa facendo la vittima e gridando alla «vergogna». Qualche altro politico ripeterà che bisogna «chiedere scusa». Ma vi rendete conto dell’assurdità? Ancora una volta la politica ha perso il contatto con la realtà: gli unici cui bisogna chiedere scusa, infatti, sono quei piccoli torturati e plagiati in nome dell’ideologia e del dio denaro. Nessun adulto può tirarsi fuori dalle responsabilità di questo orrore. Nessuno adulto, se ha un minimo di umanità, può fare a meno di sentirsi toccato nel profondo. Nessun adulto può fare a meno di sentirsi in qualche modo responsabile di non aver capito, di non aver intuito, di non aver protetto questi bambini. Di non aver scoperchiato prima il pentolone dell’orrore. Figurarsi se può farlo chi è stato sindaco in quelle zone. Figurarsi se può farlo il segretario di un partito che da quelle parti da sempre fa il bello e il cattivo tempo.

Bibbiano non è stato un raffreddore, come hanno scritto i tecnici mandati dalla Regione per seppellire tutto. Bibbiano è un’inchiesta che ancor prima di individuare reati e eventuali colpevoli (questo lo stabilirà il processo), ha sollevato il velo su uno scandalo che non è solo a Bibbiano, ma che è nazionale. Ed è lo scandalo dei bambini calpestati da un sistema che mira soltanto a fare soldi. E che nessuno controlla. Tanto è vero che ancora oggi non si sa quanti sono i bambini allontanati dai tribunali in Italia, nessuno conosce quanto rendano, dove finiscono quei soldi, nessuno indaga sulle complicità e sui conflitti di interesse tra giudici minorili che decidono gli affidi e le cooperative che su quegli affidi prosperano. Nessuno è riuscito a fermare il business osceno che si è scatenato sulla pelle dei più piccoli. Altro che raffreddore: è una pestilenza.

Una pestilenza che fa guadagnare molte persone, si capisce. Ma che non ha pietà dei bambini. E che perciò andrebbe fermato. A qualsiasi costo. In qualsiasi modo. Anche a costo di indagare un sindaco, se è necessario. Perché per quante violenza ci possa essere nell’indagare un sindaco che poi (forse) si dimostrerà innocente, non è paragonabile alla violenza che c’è nello strappare un bimbo al suo papà dicendogli che «papà è morto» o «papà non ti vuole», mentre il papà lo sta aspettando fuori dalla porta. E il fatto che i politici non lo capiscano, autoproclamandosi vittime e crocifissi, è l’ennesima dimostrazione, caso mai ce ne fosse ancora bisogno che i politici pensano a difendere sempre e soltanto sé stessi, anziché chi ne ha davvero bisogno, come i bambini. Poi si chiedono perché la gente non crede più in loro…

Da https://www.panorama.it/news/politica/vittime-bibbiano-bambini-sindaco/

Sondaggi, il centrodestra vola: è a un passo dal 50%

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…e la Lega diventa ufficialmente il partito sovranista italiano, fondato sulle radici cristiane. Come pochi auspicavano già negli anni Novanta.

Continua la crescita di Forza Italia di Silvio Berlusconi; il Movimento 5 Stelle si avvicina progressivamente al Partito democratico

La manovra 2020 ha influenzato e non poco le intenzioni di voto degli italiani. L’iter parlamentare e l’attenuarsi dei toni politici hanno determinato una ripresa di consenso per il governo, precedentemente penalizzato invece dai provvedimenti nel loro complesso.

Stando al sondaggio fornito da Ipsos per il Corriere della Sera, le valutazioni positive nei confronti dei giallorossi si attestano al 38%, praticamente in linea con i giudizi di fine settembre; una considerazione negativa viene attribuita dal 48% (in calo di 4 punti); nel complesso l’indice di gradimento passa dal 42 al 44. La figura di riferimento più apprezzata all’interno dell’esecutivo è rappresentata da Giuseppe Conte: è stimato dal 41%; disprezzato invece dal 46%. L’indice (47) è il medesimo dello scorso mese.

I numeri

Per quanto riguarda le fazioni politiche, la Lega continua a occupare il primo posto al 31,5%, in calo dello 0,4%. Seguono Partito democratico (18,2%, +0,1) e Movimento 5 Stelle (17,7%, +1,1) che riduce il gap con i dem. Al quarto posto Fratelli d’Italia, che perde lo 0,3 e va al 10,3%. In crescita Forza Italia (7,4%, +1,2). Chiudono Italia Viva (stabile al 5,3%), Europa Verde (1,8%, -0,5), Azione (1,5%, -0,8) e +Europa (stabile all’1,2%). A dominare è ancora la percentuale di astenuti/indecisi, che raggiunge quota 42,3.

Bisogna porre una particolare attenzione verso i flussi di voto tra i vari partiti a distanza di oltre 6 mesi dalle elezioni Europee e dopo 4 mesi dalla nascita del governo targato M5S-Pd: risulta evidente la capacità di mantenere fedele il proprio elettorato e di attrarne nuovi. Il livello di fedeltà più elevato appartiene al Carroccio di Matteo Salvini (82,7%), che cede il 6,5% a Fd’I ma riduce la capacità di attrarre nuovi votanti, come testimonia il fatto che l’84,5% degli elettori attuali è lo stesso dello scorso 26 maggio. Nonostante un elevato calo in seguito all’esito delle elezioni Europee, il Movimento 5 Stelle può godere di un alto livello di fiducia (73,9%) ma perde una grande quantità di elettori: circa il 10% va verso il centrodestra, 5,5% a favore della Lega e il 2,5% indirizzato a Fratelli d’Italia. Ha attratto invece il 29% dell’elettorato attuale dall’astensione: probabilmente si tratta di votanti precedentemente delusi dall’esperienza governativa con la Lega e che ora sono tornati.

Il partito di Giorgia Meloni continua a crescere grazie anche alla capacità di attrarre un nuovo elettorato: il 20,4% dei votanti proviene dalla Lega, il 6,2% da Forza Italia, il 2,5% dal M5S e il 24% dall’astensione. La fiducia si attesta al al 70,7%.

L’elettorato di Silvio Berlusconi è fedele per il 70,6%; si registrano flussi in uscita verso Fratelli d’Italia (7,8%), Lega (5,8%) e Italia Viva (4,2%). Forza Italia fatica ad attrarre nuovi, eccezion fatta per il ritorno di una parte di leghisti (6,2%).

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggi-centrodestra-vola-passo-50-1802350.html

Vauro manda Gesù a Bibbiano: l’ignobile vignetta sul presepe

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Forti polemiche dopo l’ultima fatica del vignettista toscano. La Meloni attacca: “La satira è sempre legittima. Ma ridicolizzare uno scandalo che ha rovinato la vita di tanti genitori e bambini per il semplice gusto di attaccarmi è ripugnante”

Vauro Senesi torna a scatenare una mare di polemiche con la sua ultima fatica, l’ennesima vignetta dissacrante con la quale riesce ad ironizzare anche sulla vicenda di Bibbiano, in un connubio con le celebrazioni per il Natale che lascia un retrogusto decisamente amaro.

Il nuovo lavoro del vignettista toscano compare su “Left”, e prende spunto dal Presepe, altro tema caldo del periodo natalizio, viste tutte le battaglie tra i sostenitori del tradizionale simbolo di matrice cristiana e chi invece si oppone ad esso, in nome di una troppo decantata plurità culturale.

Polemica ripresa, tra l’altro, proprio a partire dal titolo della stessa raffigurazione (“In difesa del #presepe”), come a voler ulteriormente alimentare la diatriba in corso sminuendo allo stesso tempo l’importanza del valore che in tanti attribuiscono alla rappresentazione della Natività.

Nell’immagine diffusa da Vauro sul suo profilo Twitter sono raffigurati un San Giuseppe con le fattezze del leader della Lega Matteo Salvini, come sempre uno dei principali obiettivi della sua matita, ed una Madonna coi tratti somatici del presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

In mezzo ai due quello che dovrebbe essere il bambin Gesù il quale, terrorizzato dopo essersi reso conto dell’identità dei genitori, si lascia andare ad una esternazione decisamente infelice e poco delicata: “Mi sa che quest’anno chiedo asilo politico a Bibbiano. Il riferimento è abbastanza esplicito e non lascia spazio ad interpretazioni di alcun tipo.

Il fatto di aver calpestato con tanta leggerezza la tragedia vissuta da numerose famiglie vittime del sistema Bibbiano non ha lasciato insensibili gli utenti del social network.

Una delle prime a sfogarsi è proprio Giorgia Meloni, che commenta con grande amarezza: “La satira è sempre legittima e sacrosanta. Ma tentare di ridicolizzare uno scandalo che ha rovinato la vita di tanti genitori e bambini, per il semplice gusto di attaccarmi, è veramente qualcosa di ripugnante. Che pena”.

Non si è fatta attendere neppure la replica del popolo di Twitter, fortemente indignato per la mancanza di sensibilità mostrata da Vauro. “Aspettiamo (come sempre) che il suo cuore pieno di eroico coraggio si lanci anche in una vignetta contro Maometto…ma credo che resteremo delusi, visto che tutti quanti conosciamo fin troppo bene la sua cara e vecchia codardia, tipica dei vecchi comunisti falliti”, attacca un utente.

“Sei un poveretto. Primo perché se non credi non devi nemmeno nominarlo il Presepe e secondo perché su una storia come quella di Bibbiano starei molto attento a fare
dell’ironia. La satira è altro, un dono che tu hai perso da tempo”
, replica un altro.

“In un colpo solo hai denigrato i cristiani, Gesù, la famiglia, i bambini e genitori vittime del sistema affidi illeciti di Bibbiano. Sei l’esempio perfetto della sinistra, prima fai la morale per i ladri uccisi durante una rapina, poi ti fai beffe dei bambini. Orrore vomitevole”, si legge in un altro commento.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vauro-e-sua-vignetta-natalizia-ges-preferisce-bibbiano-1800873.html

Haiti, centinaia di bimbi nati da abusi dei caschi blu

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‘Piccoli Minustah’ frutto di coercizioni e stupri su minorenni

Una nuova onta sulla missione dell’Onu a Haiti: centinaia di bambini nel Paese più povero dell’emisfero occidentale sono nati da abusi o stupri commessi dai Caschi blu che poi hanno abbandonato i piccoli e le loro madri, in molti casi appena adolescenti, lasciate a combattere da sole vergogna e miseria. L’accusa è contenuta in un nuovo studio pubblicato su ‘Conversation’, una rivista accademica internazionale sostenuta da un consorzio di università.

Lo studio di Sabine Lee, che insegna all’università di Birmingham, e Susan Bartels, della Queens University in Ontario, è basato su interviste condotte nel 2017, anno in cui la missione di peacekeeping Minustah è stata chiusa dopo 13 anni di operazioni, con 2500 haitiani: di questi 265 hanno citato casi di bambini figli di Caschi blu. Tra gli intervistati, alcuni hanno citato casi di stupro, ma più spesso lo schema prevedeva un rapporto sessuale con le minorenni in cambio di un piccolo pagamento o di un pasto. Il risultato sono stati centinaia di “piccoli Minustah”, scrivono le ricercatrici, che hanno raccolto informazioni su “una serie di ragazzine di 12 e 13 anni messe incinte e lasciate a vivere nella miseria con un figlio tra le mani”.

“L’immigrazione? Solo un problema. E Obama è una nullità”: parola di ‘coach’ Dan Peterson

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Roma, 18 dic – Dan Peterson è una figura iconica grazie innanzitutto all’inconfondibile voce che piombò nelle case degli italiani con il “fenomenale” spot del Lipton Ice Tea. Personalità poliedrica, ha un curriculum da jolly di successo: allenatore di pallacanestro, commentatore televisivo, giornalista, membro Italia Basket Hall of Fame. Da mitico “coach” e attento osservatore mostra però di avere le idee chiare anche sull’attuale situazione politica.

Immigrazione “problema enorme”

Nell’intervista a Panorama, sul numero da oggi in edicola, Peterson ha tuonato contro chi definisce l’Italia un “Paese razzista”. A suo avviso infatti la parola “razzismo” è “abusata, anche in America. Non c’è razzismo, ma ignoranza. Io non ho mai avuto problemi”. Un termine a suo avviso strumentalizzato: “Faccio l’esempio della senatrice democratica Kamala Harris: ha ritirato la sua candidatura alla Casa Bianca dicendo che non era benvoluta perché di colore. No cara signora, abbiamo appena avuto un presidente nero, stia zitta. Lei non sa governare e basta”, ha detto Peterson.

Ma il coach non tollera in particolar modo l’ipocrisia sull’immigrazione: “È un problema gravissimo. I Paesi non possono reggere. Non ci riesce l’America, figurarsi l’Italia. Negli States ci sono 39 milioni di irregolari. Fanno crollare il sistema di welfare e portano droga, criminalità, traffico di armi e di esseri umani. Queste persone che arrivano in Italia hanno una laurea? No. Hanno un diploma? No. Sanno fare un mestiere? No. Portano valore aggiunto all’Italia? No. Sono solo un costo enorme. Non sarà politically correct, ma è così”.

Altro che accoglienza

Quello di Peterson è un attacco senza mezzi termini ai buonisti: “C’è chi dice che l’Italia può accoglierne un milione. No, non può prenderne neanche cento. Stiano nel loro Paese a lottare, non accetto che scappino”. Il celebre commentatore sportivo, non abbocca neppure alla tipica retorica sulle socialdemocrazie scandinave, sovente prese a modello dalla sinistra italiana: “Si guarda sempre alla Svezia come al modello perfetto. È falso perbenismo: trent’anni fa a Stoccolma non c’erano stupri, ora è la capitale mondiale dello stupro. Se chi arriva in un Paese straniero vuole integrarsi con educazione è il benvenuto, ma non tutti i gruppi etnici sono disposti a farlo”.

“Obama è una nullità”

Peterson ha dimostrato poi di avere idee decisamente fuori dal coro mediatico anche sui personaggi politici. Di Salvini vorrebbe ad esempio “essere il suo consigliere” poiché “la mia impressione è che si circondi solo di yes men. È un pivot, quel giocatore di stazza e di sfondamento che sta sotto canestro a lottare perché è testardo”. Impietoso invece il giudizio su Barack Obama, altra icona della sinistra global: “Obama non ha fatto niente per noi. So che in Europa sono impazziti tutti per lui perché è un bel ragazzo, giovane, nero, che parla benissimo. Ma è una nullità”. Decisamente più benevolo invece il giudizio del coach su Donald Trump: “Vincerà la prossime elezioni. Sotto il suo mandato c’è più occupazione, è calata la disoccupazione e l’economia va forte”.

Eugenio Palazzini

Da https://www.ilprimatonazionale.it/sport/immigrazione-problema-obama-nullita-dan-peterson-140251/

Terra Santa – I cristiani nella prigione di Gaza

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzamuro betlemme
Comunicato n. 95/19 del 18 dicembre 2019, San Graziano
 
Terra Santa – I cristiani nella prigione di Gaza
 
Israele nega i permessi: niente Betlemme e Gerusalemme per i cristiani di Gaza
 
I fedeli potranno andare all’estero, ma non visitare i luoghi sacri e le città sante in Israele e Cisgiordania. Fonte militare parla di “questioni di sicurezza” dietro la decisione. La delusione dei cristiani della Striscia. Leader cristiani annunciano il ricorso. Attivista israeliano: rafforzamento della politica di “separazione” fra le due aree palestinesi. 
 
Gaza (AsiaNews) – I cristiani di Gaza non potranno visitare città simbolo della Terra Santa come Betlemme e Gerusalemme, per partecipare alle celebrazioni in programma durante le imminenti festività legale al Natale e al nuovo anno. È quanto hanno stabilito ieri le autorità ebraiche, in base a un provvedimento che consente ai fedeli della Striscia di andare all’estero, ma non di recarsi nei luoghi sacri di Israele e nei Territori occupati della Cisgiordania. 
 
Un portavoce dell’esercito israeliano che si occupa dei rapporti con i palestinesi conferma che i cristiani di Gaza potranno dunque andare all’estero, ma non potranno visitare i luoghi sacri all’interno del proprio territorio e in Cisgiordania. Una decisione che conferma la stretta verso gli abitanti della Striscia, controllata da Hamas e teatro di recente di una nuova escalation di violenze. 
 
La fonte militare israeliana aggiunge che per “questioni di sicurezza”, gli abitanti di Gaza potranno espatriare attraverso il punto di frontiera israeliano di Allenby Bridge (per andare in Giordania), ma non potranno recarsi nelle città sante del Paese.
 
La Striscia di Gaza è stata più volte definita in passato la più grande prigione a cielo aperto al mondo: al suo interno due milioni di persone vivono sotto la soglia della sopravvivenza, disoccupazione al 60%, povertà all’80%. E lo stesso vale per le famiglie cristiane, circa 300 in tutta la Striscia (un migliaio di persone in totale), il 34% delle quali s
enza fonte di reddito alcuna.
 
Lo scorso anno le autorità israeliane avevano concesso i permessi a 700 cristiani della Striscia per poter viaggiare fra gli altri a Gerusalemme, Betlemme e Nazareth. Gisha, un gruppo attivista israeliano, sottolinea che il bando è una conferma delle “crescenti restrizioni agli accessi” fra i due settori del territorio palestinese, la Cisgiordania e Gaza, in un “rafforzamento” della “Politica di separazione”. 
 
In queste ore fra i cristiani di Gaza … è forte la delusione e il rammarico per il bando. Una donna confessa di sperare che la decisione non sia definitiva, in modo da poter visitare la propria famiglia a Ramallah. “Ogni anno prego che mi diano il permesso – sottolinea la 50enne Randa El-Amash – per poter celebrare il Natale con la mia famiglia”. Trascorrere le feste a Gerusalemme e Betlemme “è fonte di una gioia maggiore”. 
 
Alcuni leader cristiani di Terra Santa hanno condannato la decisione dello Stato ebraico e annunciano di voler ricorrere presso le autorità israeliane per cambiare la decisione. 
 

Bruno Vespa punge le sardine: “Bella Ciao in chiesa? Hanno perso la brocca”

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Roma, 17 dic – “Bella Ciao a San Luigi? Hanno perso la brocca”. Bruno Vespa ha stroncato così il coro che la scorsa domenica ha visto “bene” di intonare la canzone partigiana durante un concerto organizzato per aiutare i bambini del Burundi. Il conduttore televisivo ha commentato l’episodio ironicamente, senza nascondere però una certa indignazione nei confronti di chi ha trasformato un luogo di culto cattolico in un ridicolo teatrino di parte. “Mi telefona Caravaggio. ‘Senti, io sono uno sconsacrato. Ma sentire le Sardine cantare Bella Ciao qui a San Luigi significa che hanno proprio perso la brocca’”, ha scritto Vespa su Twitter fingendo di parlare con il grande pittore. La Chiesa San Luigi dei Francesi, a Roma, conserva infatti tre importanti opere di Caravaggio.

Tutti stufi

Il conduttore di Porta a Porta non è però il solo ad aver criticato aspramente quel coro. “Roba da matti antare ‘Bella ciao’ in chiesa una domenica sera a Roma, ma vi pare normale?”, ha commentato domenica sera, via social, Matteo Salvini. Gli ha fatto poi eco Stein Stephan, portavoce della chiesa di San Luigi: Io non ero stato avvertito – ha dichiarato all’Adnkronos – quando ho sentito il coro che ha intonato ‘Bella ciao’, anche se si è limitato al ritornello senza eseguirla tutta, ho avuto un sobbalzo. Se lo avessi saputo, avrei detto al maestro del coro di lasciare perdere. La canzone simbolo della liberazione dal nazifascismo non è un motivo che si possa cantare in chiesa, né a cuor leggero. Ci sarebbero dovuti arrivare da sé”. Fiducia mal riposta.

Alessandro Della Guglia

Da

 

Il Natale è divisivo. In provincia di Brescia gigantografie multiculturali al posto del presepe

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Brescia, 18 dic – Alberi di Natale? Presepio? Mercatini? Luci e musica? Babbo Natale? No, niente di tutto questo. A Palazzolo sull’Oglio, cittadina di 20 mila abitanti in provincia di Brescia, in nome dell’inclusività, il Natale cambia volto. Le due fontane in marmo di Botticino di fine ‘700 che occupano la piazza principale sono state nascoste alla vista da due cosiddette “installazioni artistiche”: si tratta di grossi teloni che riportano stampe fotografiche. Il progetto è promosso dall’associazione Donne del Terzo Paradiso e cofinanziato da Regione Lombardia e si intitola “Mettiti nei miei panni” e le gigantografie rappresentano donne del luogo (alcune anche assessori o consiglieri comunali della giunta di sinistra) abbigliate con gli abiti più disparati delle diverse “culture”, in un brutto remake alla Oliviero Toscani.

Un fantomatico “Terzo paradiso”

Tutte tengono tra le mani e mostrano fieramente uno strano simbolo: tre cerchi tangenti in successione. È il logo ideato dal sedicente artista Michelangelo Pistoletto per raffigurare la sua delirante idea di “Terzo Paradiso”, di cui vi riportiamo la definizione dal sito ufficiale:

È la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altro genere di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura. Terzo Paradiso significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. A tale fine occorre innanzi tutto ri-formare i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune.

Queste farneticazioni da pseudo-artista annoiato, un mix tra umanitarismo, laicismo e new age, dovrebbero portare al superamento di una festa divisiva per le sensibilità altrui come il Natale. Non sanno questi signori (o forse lo sanno fin troppo bene), che il Natale ha sempre rappresentato una festa di unione per tutte le culture e religioni precristiane, indoeuropee e non. Per Roma antica così come per i grandi monoteismi. Ma si sa, all’altare della vanità, ben incarnato dall’arte moderna, tutto questo è bandito. Se poi si riesce ad inserire anche un messaggio di pseudo buonismo, allora l’artista ha fatto bingo. È così che allora anche le miopi amministrazioni di sinistra di una piccola cittadina di provincia si allineano a tutta questa triste vicenda. Cancellando il Natale.

Mos Palazzolo

Da https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/natale-divisivo-brescia-gigantografie-multiculturali-posto-presepe-140205/

Manifesto choc al Macro, Gesù ha un’erezione davanti a un bimbo

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Al museo Macro di via Nizza sono riapparsi i manifesti “Ecce Homo” che raffigurano Gesù in preda a un’erezione davanti a un bimbo inginocchiato

C’era una volta l’arte sacra, c’erano i Caravaggio, i Michelangelo e i Raffaello. C’erano opere capaci di coniugare bellezza e riflessione.

Oggi, invece, l’iconografia religiosa è diventata appannaggio di un esercito writer in cerca di popolarità. E allora, se la filosofia è quella del “purché se ne parli”, tutto diventa lecito. Anche raffigurare Gesù Cristo in preda a un’erezione davanti a un bimbo inginocchiato. L’ennesima profanazione artistica accade nella Capitale. È affissa in bella mostra su una delle vetrate esterne di un museo comunale: il prestigioso Macro di via Nizza.

A denunciare l’accaduto sono gli esponenti di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera e Andrea De Priamo, rispettivamente capogruppo in Regione Lazio e in Consiglio comunale. “Stamane abbiamo notato quell’immagine volgare – raccontano i due in una nota – che ritrae un bambino in ginocchio davanti a Gesù Cristo, quest’ultimo in evidente stato di eccitazione e con la mano in testa al bimbo”. Proprio così. Sotto alla scritta “Ecce Homo” campeggia la squallida rappresentazione del Messia pedofilo. Più sotto, per chiarire meglio il concetto, si legge ancora la parola “Erectus”. “È inaccettabile – tuonano i due esponenti di Fratelli d’Italia – che roba del genere venga esposta al pubblico, in un museo importante della città, peraltro con fondi pubblici, e frequentato anche da famiglie”. “Questa vergogna – concludono – deve sparire subito e i responsabili siano sanzionati”.

Una richiesta rilanciata anche da Giorgia Meloni, che al sindaco Virginia Raggi ha chiesto di attivarsi con urgenza per rimuovere “la locandina blasfema, indegna e offensiva non solo dei cristiani ma anche di Roma”. Alla fine a censurare il manifesto ci ha pensato direttamente la società che gestisce il polo museale e che era all’oscuro di tutto. L’Azienda Speciale Palaexpo ha fatto sapere che “si dissocia dal messaggio del manifesto e comunica che lo stesso è stato rimosso”. Battendo così sul tempo chi stava pensando di ricorrere al fai-da-te. Come i cattolici del movimento politico Militia Chirsti, che dal loro account Twitter avevano ventilato l’ipotesi di una discesa in campo. “Il manifesto schifosamente blasfemo – si legge nel tweet dei cattolici oltranzisti – lo dobbiamo andare a togliere noi?”.

Manifesti identici a quelli finiti nell’occhio del ciclone in queste ore erano già apparsi a Roma. Qualcuno li aveva affissi nel luglio del 2017 su alcune pensiline dell’autobus. All’epoca la dinamica dei fatti fu la medesima. Anche la municipalizzata dei trasporti capitolina, infatti, si era dichiarata totalmente estranea alla vicenda, catalogandola come un “atto vandalico”

Da http://www.ilgiornale.it/news/roma/manifesto-choc-macro-ges-erezioni-davanti-bimbo-ginocchio-1799984.html

La missione del neoliberismo: far sì che lo Stato governi per il mercato

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Roma, 12 dic Lo Stato liberista, come si è cercato più estesamente di mostrare estesamente in “Glebalizzazione. La lotta di classe al tempo del populismo”, governa non il mercato, ma per il mercato. In un rovesciamento del moderno rapporto tra politica ed economia, è ora il mercato a guadagnare lo statuto di superiorem non recognoscens e a utilizzare lo Stato desovranizzato come instrumentum regnidell’economia. Il neoliberismo non annulla lo Stato, come talvolta erroneamente si è sostenuto. Al contrario, lo ridefinisce in chiave liberista: gli chiede di intervenire non intervenendo e non lasciando che altri intervengano nel libero giuoco dello scambio e della concorrenza (laissez faire), innalzati a paradigma unico per ogni relazione nell’ordine del mondo della vita interamente aziendalizzato.

Il neoliberismo, inoltre, chiede apertamente allo Stato desovranizzato di intervenire, in caso di necessità, non a sostegno dei ceti più deboli, come accadeva nel quadro del welfarismo novecentesco, bensì a sostegno delle classi dominanti, non di rado mediante il salvataggio di istituti bancari privati. In altri termini, lo Stato liberista è interno al sistema di mercato, del quale è una variabile e uno strumento. È, sotto questo profilo, nel vero Alain Callé allorché sostiene che l’inganno dell’ideologia liberista sta nell’identificare lo Stato di diritto con lo Stato mercantile. In sostanza, lo Stato liberista riduce lo Stato a emanazione del mercato.

V’è sovranismo e sovranismo

Di qui discende un fatto degno di nota, ancora evidenziato da Caillé: l’esortazione, squisitamente liberista, rivolta agli individui affinché scelgano liberamente i loro scopi, si rovescia nell’imposizione a non avere altri scopi rispetto a quelli mercantili. V’è, poi, un duplice paradosso lampante, connesso alla figura dello Stato liberista. Per un verso, può dar luogo a un sovranismo liberista, che rivendica, per così dire, il liberismo in un solo Paese, magari appellandosi alla signora Thatcher. Ciò deve indurre a riflettere: v’è sovranismo e sovranismo. E non ogni sovranismo è, in quanto tale, buono.

Il sacrificio degli sconfitti

Il secondo paradosso è il seguente: i neoliberisti – Mises, Hayek, ecc. – vanno sempre ripetendo che l’individuo non deve mai sacrificarsi per la società. È l’argomento immarcescibile che presentano contro i totalitarismi rossi e bruni del Novecento, da loro inteso come secolo genocidario (come se fosse stato solo quello) e come orrida parentesi statalista rispetto alla gloriosa storia del libero mercato, ripresa serenamente dopo il 1989. È un paradosso, dicevo: e lo è perché la società liberista è fatta di sconfitti e di emarginati, che soccombono alle leggi del libero mercato. I liberisti non chiedono, forse, a costoro di sacrificarsi per la società liberista?

Diego Fusaro

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/missione-neoliberismo-stato-governi-mercato-139652/

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