L’ITALIA NON HA BISOGNO DEL MES – Alberto Bagnai –

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Emergenza coronavirus: conferenza stampa di Matteo Salvini ed Alberto Bagnai che si è tenuta a Roma mercoledì 18 marzo 2020 alle ore 15:45. L’intervento del Presidente della Commissione Finanze del Senato, spiega in modo limpido perché l’Italia non ha bisogno del MES.

Nonostante le borse di tutto il mondo crollino, e sorvolando sugli interventi a gamba tesa della sig.ra Lagarde, l’Italia non è in bancarotta. L’allarme dei mercati deriva da una richiesta, pensata male e comunicata peggio, di accedere ai fondi del MES. Cos’è il MES e perché anche solo menzionarlo è da irresponsabili in un contesto turbolento che deriva da un’emergenza sanitaria?

Il Governo deve dare una spiegazione alle Camere che rappresentano i cittadini.

 

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L’ITALIA NON HA BISOGNO DEL MES – Alberto Bagnai – #Byoblu24

Coronavirus, gli immigrati se ne fregano anche a Bergamo. Tutti ammassati in stazione

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Bergamo, 18 mar – Quasi 4000 contagiati a Bergamo, 1 ogni 279 abitanti (ma sono le incomplete stime ufficiali). Esauriti gli 80 posti in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Centinaia e centinaia di morti, bare ammassate nelle Chiese – le camere ardenti sono piene da giorni – una fila di carri funebri fuori dal cimitero. L’economia di una delle province più produttive del Nord in ginocchio, la popolazione confinata nelle proprie abitazioni in attesa che qualcosa migliori.

Ma per qualcuno questi dati non significano nulla, non esiste alcun allarme, non esistono restrizioni e multe – non esistono nemmeno tutori dell’ordine pronti a sanzionare e denunciare. Parliamo ovviamente degli immigrati, che nemmeno nella città italiana più piagata dal Covid-19 si starebbero degnando di obbedire alle misure di contenimento del contagio dettate dal Dcpm firmato da Conte. E’ apparso infatti l’altro ieri, sul gruppo cittadino del capoluogo orobico, un post di un allarmato cittadino che avrebbe immortalato vari assembramenti di immigrati di origine africana nei pressi della stazione ferroviaria di Bergamo. Il consueto spettacolo di stranieri ammassati su panchine e marciapiedi intenti a fare non si sa che cosa, a cui i bergamaschi sono ormai abituati da tempo, non cessa quindi nemmeno in tempo di grave epidemia, e quel che è peggio, nessun tutore dell’ordine interviene per dissipare tali gruppetti.

Del resto inizia ad essere un fenomeno diffuso: lo abbiamo visto a Roma, dove branchi di subsahariani si appostano in tutta tranquillità sui gradini dei giardinettidavanti a Piazza venezia, a Milano, dove gang di stranieri si prendono a sprangate in quegli stessi giardini in cui agli italiani è severamente vietato accedere, o a Napoli,dove africani girano ubriachi per strada sfottendo la municipale. La saga – ne siamo sicuri –  è destinata a continuare per tutto il periodo di quarantena.

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https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/coronavirus-immigrati-fregano-anche-a-bergamo-ammassati-stazione-150048/

La favola continua… il decreto non è in Gazzetta

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La favola continua… il decreto non è in Gazzetta

La “beffa” continua, soprattutto per chi aveva pagamenti in scadenza il 16 marzo e ora a tutti gli effetti è moroso per non aver versato l’importo dato che il decreto ancora non è entrato in vigore

TEMPO DI LETTURA: 5 MINUTI

AAA Cercasi testo del decreto approvato ieri pomeriggio ma, guarda e riguarda, cerca e ricerca, in Gazzetta Ufficiale il testo ancora non c’è. Ci sono però le “bozze”, casualmente “uscite” come al solito da Palazzo Chigi in esclusiva per il Corriere della sera.

Così, ancora non sono finite le vicende del mastodontico decreto “Cura Italia” Considerato a tutti gli effetti una manovra finanziaria, non convince del tutto le opposizioni, al punto che Giorgia Meloni lo ha già ribattezzato “Cerotto Italia” perché in vari settori si limita a mettere solo una toppa.

Chi pensava che per la sera di lunedì tutto sarebbe stato risolto e avrebbe potuto dedicarsi a studiare attentamente il nuovo testo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e, quindi, entrato in vigore, ha dovuto ricredersi.

Continua così la favola che vi abbiamo raccontato ieri. Il decreto che di giorno in giorno è slittato da giovedì fino a lunedì (prima al mattino poi al pomeriggio) con la presa per il fondoschiena per chi doveva pagare oggi un tributo allo Stato (l’Iva, l’Irpef sugli stipendi, la rata della rottamazione delle cartelle esattoriali, e altri adempimenti, ecc.) di sentirsi dire dal ministro Gualtieri: «Pagate se potete». Adesso si scopre che il rinvio è al 20 marzo per alcuni e al 31 maggio (con pagamento in rata unica) per tutti gli altri (almeno così sembrerebbe in attesa di conoscere il testo finale).

Un rinvio davvero inutile e inspiegabile. Forse il governo pensa che un piccolo imprenditore o una partita Iva che si trova chiuso in casa e non sa quando e se potrà riprendere l’attività, a fine maggio sarà riuscito a tornare a pieno ritmo per saldare tutti i tributi?
Intanto però la “beffa” continua soprattutto per chi aveva pagamenti in scadenza il 16 marzo e ora a tutti gli effetti è moroso per non aver versato l’importo dato che il decreto ancora non è entrato in vigore.

Nessuna traccia sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì 16 marzo che riporta altri provvedimenti, altri decreti, persino l’istituzione di un consolato onorario in Koror (Repubblica di Palau) o la limitazione delle funzioni del console onorario a Guayaquil (Ecuador), ma niente decretone.
Insomma il solito “pasticcio all’italiana”.

Dobbiamo confessare che ce lo aspettavamo perché ogni volta che il governo presenta una manovra finanziaria, per conoscere il testo definitivo bisogna sempre aspettare qualche giorno in più. Tale situazione, con il governo Conte bis si è “aggravata” con balletti continui su cifre e norme; vedi la finanziaria 2019 approvata in extremis quasi alla vigilia di Natale con la fiducia senza neanche un dibattito parlamentare.

Stavolta pensavamo che data la situazione di emergenza, il governo si sarebbe comportato diversamente, invece il penoso balletto da giovedì scorso a oggi dimostra che la confusione è sempre grande. A tal fine non si capisce perché il governo ha voluto fare un decretone unico, anziché una serie di interventi distinti. Per esempio per la questione della scadenza del 16 marzo si poteva benissimo risolvere tutto con un decreto di poche righe. Perché non è stato fatto? Forse perché c’era bisogno di annacquare i provvedimenti “scarsi” nel calderone di tutto il resto?

Eh sì, non riusciamo a trovare un’altra motivazione… Soprattutto perché il governo ha già detto che, in seguito, arriveranno altri provvedimenti. Del resto già pensare che con 500 o 600 euro (ancora non siamo riusciti a capire nemmeno l’entità precisa di tale importo) si possa consentire a piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e partite Iva di superare questo momento difficile e, magari, far ripartire l’attività, francamente pare molto difficile.

Una “elemosina”, inferiore anche al reddito di cittadinanza, che certo appare meglio di non avere nulla (in serata il ministro Gualtieri ha tenuto a sottolineare che non si tratta di un “una tantum” ma di un importo mensile, a dimostrazione della confusione e dei cambiamenti ancora in atto) ma che dimostra la scarsissima considerazione che il governo ha per queste categorie.

Se chiudessero definitivamente tutte queste attività (è quello il serio rischio che si corre, ma di cui il governo non sembra accorgersi) l’Italia sarà più ricca o più povera? Speriamo che ci pensino seriamente.
Intanto continuiamo ad aspettare la pubblicazione del testo del decreto… purtroppo la “favola” continua.

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La favola continua… il decreto non è in Gazzetta

Coronavirus, il messaggio dei bambini della scuola con Dio al centro

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In tempi di coronavirus sono stati tanti i messaggi che sono arrivati dai bambini o dalle scuole.

Uno di questi messaggi sul coronavirus ci ha colpito particolarmente e, abbiamo capito dopo averlo visto, il perché.

Si tratta del messaggio contro il coronavirus arrivato da una scuola veramente cattolica, una scuola che ha Dio al centro.

Si tratta della Scuola San Benedetto, una scuola confessionale cattolica per la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.

La sua pedagogia ripristina la conoscenza incardinata sul cristianesimo e rifiuta la mera “competenza”, ripristina il rapporto fra docente e discente ed abbandona l’idea dell’alunno auto educante, ed auto valutante.
Ripropone una prospettiva di formazione dell’alunno, anziché di addestramento del piccolo uomo, secondo la via dell’Opzione Benedetto lanciata da Rod Dreher e Gianfranco Amato.

E’ una scuola dove il Progetto Educativo mira a potenziare i talenti dei più capaci e contemporaneamente include tutte le difficoltà di apprendimento, nell’ottica cristiana della sua missione.

Dal punto di vista didattico, la Scuola Parentale San Benedetto, spostando il focus educativo sul massimo ideale, Dio, necessita di un diverso piano metodologico e didattico. Esso si concretizza nel ripristino delle didattiche attraverso le quali educare significava forgiare, plasmare, riempire, curare, pur rimanendo, il percorso di studi, pienamente fedele agli obiettivi fissati dalle Indicazioni Nazionali.
Dunque la validità didattica di questa scuola è assolutamente equivalente a quella pubblica.

Il progetto educativo Scuola Parentale di San Benedetto sia articola in una pedagogia che inizia con l’istruzione primaria, ed è finalizzata allo sviluppo integrale ed armonico della persona, mediante la valorizzazione delle sue capacità, le sue conoscenze e le sue potenzialità, sempre all’interno di un’ottica cattolica.

Il Progetto Educativo restituisce integralmente ai genitori il primato dell’educazione dei figli, secondo il dettato dell’art 26, comma 3, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Esso non è conforme alla Raccomandazione 2006/962/CE dell’Unione Europea (relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente) e non è conforme alla Legge 13 luglio 2015 n. 107 (Buona Scuola), pertanto si applica esclusivamente alla istituto della Scuola Parentale.

Il Piano dell’Offerta Formativa della Scuola Parentale San Benedetto ha elaborato, per ciascun anno delle classi della Scuola Primaria, le didattiche quotidiane da trasmettere agli alunni a partire dal primo giorno di scuola (1° ottobre), fino all’ultimo giorno di scuola (31 maggio).

Il tempo scuola si spiega nei giorni di Lunedì, Martedì, Mercoledì e Giovedì, dalle ore 8,30 alle ore 12,30, per un totale di 16 ore settimanali di didattica e senza compiti per casa.

Nella giornata di venerdì, anch’essa obbligatoria, col medesimo orario, l’insegnante opterà per un consolidamento di quanto svolto durante la settimana, oppure per l’adesione ai progetti offerti dai consulenti della scuola.

I fondamenti della Scuola Parentale di San Benedetto sono la centralità di Dio, la valorizzazione dell’identità, il rispetto della Regola e dell’Autorità,  il ruolo del maestro e dei genitori ecc.

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http://www.lafedequotidiana.it/coronavirus-messaggio-dei-bambini-della-scuola-dio-al-centro/

 

Lettera Politica 811 – Poi faremo i conti

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Lettera Politica N. 811

Qualche mese fa, in tempi non sospetti, Zaia aveva deciso di assumere 500neo-laureati in medicina per sopperire alla carenza di medici. Apriti cielo! Subito era stato criticato dicendo che che non si poteva, perché non erano né specializzati né specializzandi. Oggi di fronte all’emergenza il governo ha autorizzato l’assunzione di 20 mila fra medici e paramedici: Zaia aveva ragione. Chi gli ha messo i bastoni fra le ruote dovrebbe chiedere scusa. Come dovrebbero chiedere scusa agli italiani i fautori del numero chiuso a Medicina che ha impedito a molti giovani di accedere al corso di studi che li avrebbe portati a diventare medici.
L’Officina non s’è mai stancata di denunciare il disinteresse dei governi per le politiche sanitarie e il numero chiuso come un danno per la collettività. In realtà si chiamerebbe “numero programmato”. Programmato secondo il fabbisogno di medici. Invece la programmazione non l’ha fatta il Ministero della salute, bensì quello dell’Università, sulla base di esigenze didattiche. Sono gravi le responsabilità di chi non è stato in grado di prevedere quanti medici sarebbero serviti e di contemperare le esigenze della didattica con quelle della salute degli italiani. Se non si fosse perseverato in questo errore oggi il sistema sanitario sarebbe più attrezzato ad affrontare l’emergenza.
Un’altra grave responsabilità incombe sulla testa dei governi che hanno attuato le politiche di austerità a causa del “debito pubblico”, nel cui nome sono stati progressivamente tagliate le risorse destinate alla salute per dirottarle altrove, per salvare banche, per l’accoglienza, per mantenere gli immigrati clandestini a 35 euro al giorno, per pagare il reddito di cittadinanza ecc. Adirittura s’è inserito in Costrituzione il “pareggio di bilancio“! Un’aberrazione che oggi balza all’occhio in tutta la sua gravità.
Adesso non è il momento della polemica. Dobbiamo stare tutti uniti per vincere la tremenda battaglia contro il coronavirus. Ma poi, quando ne saremo venuti fuori, qualcuno dovrà pur assumersi le sue responsabilità.

Da

http://www.lofficina.org/poi-faremo-i-conti

Coronavirus, Milano si ferma ma le multe no. La protesta dell’automobilista (Video)

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Milano, 11 mar – Nella Milano di Beppe Sala prima s’invocava a non fermarsi e ora è calato il coprifuoco. I cittadini, come in tutta Italia, sono costretti a casa salvo inderogabili necessità a causa dell’emergenza coronavirus. Ma mentre i cittadini meneghini sono bloccati in casa i vigili urbani possono agire tranquillamente e dispensano multe senza alcun ritegno – e anche senza nessuna mascherina.

Il video virale: “Votate Sala!”

Il video diventato ben presto virale è di un cittadino di Milano che, come comprensibile, protesta contro la decisione dei vigili urbani di ricoprire di sanzioni le auto parcheggiate da cittadini che adesso non possono scendere in strada a spostarle se non per andare a lavorare o altre comprovate esigenze.  “Votate Sala, guardate come ci aiuta”,  invoca sarcasticamente l’autore del video. Le vigilesse intente a fare le multe si difendono, dicendo che stanno facendo solo il loro lavoro. Ma, per fortuna, non tutti sono così.

C’è chi dice no

Secondo quanto riporta Affari Italiani, alcuni ausiliari del traffico si sono ribellati a queste disposizioni e non faranno multe. La ragione? “Prima di fare questo lavoro sono un cittadino” spiega un ausiliaria nel video “Con la mia collega abbiamo deciso di non fare le multe. Ma siccome finiscono i soldi, questi pezzi di “emme”. Più di quello che facciamo non possiamo fare. Io la notte voglio dormire tranquilla, e con la coscienza pulita. Ma io poi un minimo devo portarmelo a casa”. Infatti il problema è sempre a monte, nelle istituzioni e mai come in questo periodo è evidente: intanto, c’è chi esegue gli ordini e chi, purtroppo, protesta e paga.

Ilaria Paoletti

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https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/coronavirus-milano-multe-no-protesta-automobilista-video-149277/

C’è una dieta spirituale da osservare in questi giorni d’incubo e d’incubazione? Non mi è parso di leggere o di ascoltare da nessuna parte riflessioni, consigli, terapie che avessero a cuore l’anima delle persone e che ponessero la questione virale dal punto di vista “spirituale”. Parola desueta, intrusa, se non estinta nel nostro lessico quotidiano.

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Roma, 12 mar – Nuove restrizioni su tutto il territorio nazionale per contenere i contagi da coronavirus. Ieri sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato un decreto che prevede, da oggi al 25 marzo, la chiusura di negozi, bar e ristoranti e il divieto di uscire di casa, salvo le eccezioni previste. In sostanza, Conte non solo ha accolto le richieste della Lombardia di chiudere tutto, ma le ha estese a tutto il Paese, che rimarrà “zona protetta” per contenere l’epidemia di coronavirus, vista la paurosa impennata dei contagi e delle vittime (12.462 casi e 827 morti). Epidemia che alla fine pure l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito pandemia.

Ecco quali sono le attività sospese

Con la nuova stretta, sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità. Chiusi i mercati su strada. Chiusi i bar, i pub, i ristoranti. Chiusi parrucchieri e centri estetici. E i servizi di mensa che non garantiscono la distanza interpersonale di un metro. Restano chiusi i reparti aziendali non indispensabili per la produzione: le industrie e fabbriche potranno continuare a svolgere le proprie attività produttive a condizione che rispettino le misure di sicurezza previste per evitare il contagio. Restano operative le attività del settore agricolo, zootecnico e di trasformazione agroalimentare. Si incentiva la regolazione di turni di lavoro, ferie anticipate, chiusura dei reparti non indispensabili. Restano chiusi fino al 3 aprile – come già previsto dal precedente decreto – musei, cinema, teatri, scuole e università.

Ecco quali sono le attività ancora consentite

Restano consentite le attività commerciali legate alla vendita di generi alimentari e di prima necessità. Quindi restano aperti sia gli esercizi commerciali di vicinato – come il macellaio di fiducia, per capirci – sia i punti vendita della media e grande distribuzione – ipermercati, supermercati, discount-, anche all’interno dei centri commerciali. Restano aperte le farmacie, le parafarmacie, le edicole, i tabaccai: tutti questi esercizi devono far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Resta inoltre consentito il commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici. Così come resta consentita la ristorazione con consegna a domicilio, nel rispetto di norme igienico sanitarie molto precise. In tal modo, per chi può permetterselo, è possibile ordinare una cena etnica o comprarsi il televisore più grande (per meglio sopportare l’isolamento).

Aperti servizi bancari, benzinai, ferramenta

Restano aperti i ristoranti nelle aree di servizio stradali e autostradali e nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti e negli ospedali. Aperti anche servizi bancari, finanziari, assicurativi, pompe di benzina, idraulici, meccanici, artigiani. Consentito anche il commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro e materiale elettrico e termoidraulico. Come anche quello di articoli igienico-sanitari, articoli per l’illuminazione, articoli medicali e ortopedici, profumerie, piccoli animali domestici, ottica, saponi, detersivi. Aperte anche le lavanderie.

Parola d’ordine: rimanere a casa

Per combattere l’avanzata del virus è praticamente vietato uscire di casa senza un motivo consentito. Per muoversi, anche a piedi, sarà sempre necessario avere il modulo dell’autocertificazione e giustificare il motivo dello spostamento. I controlli delle forze dell’ordine potranno essere effettuati anche successivamente. Ecco tutto quello che si potrà e non si potrà fare fino al 25 marzo. Chi non rispetta le nuove disposizioni può essere denunciato in base all’articolo 650 del codice penale e per reati legati alla tutela della salute pubblica.

Il modulo di autocertificazione
Se si tratta di spostamenti fissi – per andare a lavoro o ad assistere un familiare malato – si può utilizzare sempre lo stesso indicando le cadenze. Se invece si tratta di spostamenti diversi bisogna compilarne uno ogni volta.

Le regole per andare a fare la spesa
Sarà possibile andare al supermercato o al negozio sotto casa ma gli ingressi dovranno essere contingentati e si dovrà tenere sempre la distanza di almeno un metro tra le persone. Si potrà andare in farmacia e nelle parafarmacie.

Le regole per andare dal medico o in ospedale
Si può uscire per andare dal medico, fare analisi ed altri esami diagnostici. Non si può entrare nelle sale d’attesa dei pronto soccorso, nelle case di riposo per anziani e negli hospice a meno che non ci siano gravi motivi.

Si possono andare a prendere i figli se si è genitori separati
Si può uscire per assistere un familiare malato e se i genitori sono separati si potrà andare a prendere i figli. In questo caso si potrà anche andare fuori del proprio Comune di residenza ma sempre giustificando lo spostamento.

Gli spostamenti in autostrada, treno, aereo
Se viaggio in autostrada o nelle strade a scorrimento veloce posso andare nelle aree di servizio per comprare alimenti e bevande. Posso prendere il treno e l’aereo se ho un giustificato motivo per il viaggio. All’interno delle stazioni ferroviarie e degli aeroporti i bar possono rimanere aperti garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

Niente sport all’aperto
Non è consentito andare a correre al parco e fare altri sport all’aperto. Si può utilizzare la bicicletta per gli spostamenti necessari ma è comunque sconsigliato anche per il rischio di incidenti.

Passeggiate con il cane brevi e sotto casa
Non si può uscire per andare a passeggiare. È consentito portare a spasso il cane ma solo nelle vicinanze della propria abitazione e comunque per un tempo limitato.

Mezzi pubblici
Posso utilizzare i mezzi pubblici, ma ogni amministrazione locale disporrà limitazioni del servizio che dovranno poi essere comunicate ai cittadini.

Vietati gli assembramenti
Sono vietati gli assembramenti: quindi anche all’aperto vige l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza.

Niente visite ad amici e parenti, feste e cene
È vietato andare a trovare amici e familiari a meno che non ci siano gravi motivi; e comunque, nel caso, bisogna mantenere la distanza di sicurezza e utilizzare guanti e mascherine. Vietate cene e feste anche a casa e qualsiasi tipo di assembramento sia al chiuso sia all’aperto.

Adolfo Spezzaferro

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https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/coronavirus-italia-blindata-quasi-tutto-chiuso-fino-25-ecco-tutti-nuovi-divieti-149294/

Centrodestra chiede misure drastiche. Salvini: “Conte ci ha detto no”

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I leader del centrodestra hanno incontrato il premier per fare il punto sul coronavirus. Salvini: “Temiamo che qualcuno sottovaluti l’emergenza”

Si è appena concluso a Palazzo Chigi l’incontro tra Giuseppe Conte e le opposizione sull’emergenza coronavirus. Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Maurizio Lupi hanno chiesto al premier misure immediate e straordinarie: fare dell’Italia per due settimane una vera zona rossa, dove possano operare e lavorare solo i servizi essenziali; tutelare economicamente sia i cittadini che le aziende con un piano di intervento “imponente”; nominare un Commissario straordinario con poteri di ordinanza.

Finalmente qualcuno ci ha ascoltato – ha dichiarato Matteo Salvini al termine dell’incontro -. Esco però preoccupato perché abbiamo portato al tavolo la voce di medici, sindaci, lavoratori che chiedono misure drastiche subito senza eccezioni. Chiudere tutto adesso, salvando i settori strategici, per ripartire sani fra poco. La risposta è stata ‘no’. È il momento delle scelte drastiche. Temiamo che qualcuno sottovaluti l’emergenzasanitaria“. “Ci hanno detto: vi faremo sapere – ha continuato il leader della Lega -. Noi come coalizione stiamo dimostrando responsabilità, voglia di dialogo e compattezza. Non sono contento di quello che ho sentito, non ci sono tempi certi per l’economia e non si rendono conto dell’emergenza sanitaria. Se mi chiedete se sono contento dell’incontro vi dico ‘no’“.

Non ci sono state risposte chiare – ha spiegato Giorgia Meloni -. Abbiamo chiesto misure certe e definitive. Riteniamo che sarebbe più utile chiudere tutto per 15 giorni. Pensiamo inoltre che serva commissario straordinario, una figura forte che possa occuparsi di tutta l’emergenza, che abbia anche poteri ordinamentali. Il presidente del Consiglio ha aperto ad una nomina di un commissario, ma nulla di più. Non è detto che questo accadrà“. La leader di Fratelli d’Italia ha poi parlato degli interventi economici: “Crediamo che servano risorse molto più ingenti di quelle stanziate dal governo. I 7,5 miliardi sono inadeguati per questa emergenza: sono meno di quanto spendiamo per il reddito di cittadinanza. Noi abbiamo parlato almeno di 30 miliardi che comunque consideriamo un punto di partenza. ‘Abbiamo chiesto un approfondimenti ulteriori. Vediamo di cercare più risorse’, ha detto il ministro Gualtieri”.

Ci auguriamo che il governo decida in tempi rapidi di avere una zona rossa in tutta Italia. Non è stato escluso che possa accadere in futuro, ma non abbiamo tempo da perdere“, ha dichiarato Antonio Tajani. “Non bastano gli investimenti – ha poi tuonato il vicepresidente di Forza Italia -. Conte e Gualtieri ci hanno assicurato che questo non è che l’inizio, ma noi vogliamo vederlo nero su bianco. Abbiamo detto 30 miliardi ma è solo l’inizio per noi“. Infine Tajani ha ammonito il governo sulla comunicazione: “Gli italiani hanno bisogno di sapere cosa possono fare: c’è ancora confusione. Serve un Commissario straoridinario. C’é stata un’apertura ma vedremo, speriamo sia una figura di alto profilo“.

Salvini e Meloni si sono poi scagliati contro l’Europa. “Sullo sfondo di tutto c’è il silenzio dell’Ue che pensa più al Mes che al virus e che dimostra ancora una volta la sua lontananza dagli italiani“, ha tuonato il leghista​. “L’Europa è totalmente assente, deve svegliarsi. Abbiamo inoltre chiesto che lunedì all’Eurogruppo non si discuta del fondo salvastati“, ha concluso Meloni.

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https://www.ilgiornale.it/news/politica/centrodestra-chiede-misure-drastiche-salvini-conte-ci-ha-1838685.html

Come può uno scoglio arginare il mare?

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Come può uno scoglio arginare il mare?

Siamo in un’epoca liquida ma il mare che si cerca di arginare, in questo momento si chiama Covid-19, per farlo bisognerebbe imitare la Cina…

TEMPO DI LETTURA: 6 MINUTI

Dal nostro corrispondente a Hong Kong –
Con il primo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio scorso, da una parte si dichiarava lo stato di emergenza ma, dall’altra, si bloccavano solo i voli dalla Cina senza neppure un controllo su chiunque venisse da altre aree (o dalla Cina stessa facendo scalo). Il decreto del 1 marzo proseguiva sulla stessa falsariga, mettendo in “quarantena” solo i residenti di Codogno e pochi altri comuni, senza considerare, invece, iniziative serie sull’intero territorio nazionale. Infine, nel decreto di domenica scorsa si è fatto lo stesso errore trattando diversamente la Lombardia dalle altre regioni… Salvo poi – dopo meno di due giorni – rimangiarsi tutto ed estendere i vincoli, come era logico, al resto d’Italia.

Non solo non aveva senso ma credo fosse persino incostituzionale creare questa “discriminazione” su base territoriale e usarla per giustificare restrizioni arbitrarie. Solo un ingenuo può pensare che un virus vada a leggere le cartine geografiche. Invece, era assolutamente prevedibile che molti, presi dal panico e dall’idea di rimanere “in trappola”, scappassero verso altre aree rischiando così di diffondere il virus molto più rapidamente.

Tra le altre amenità, il decreto della Presidenza del Consiglio del 1 marzo (in allegato 4), dopo un importante invito a lavarsi le mani (sic!), invitava a «usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate». Frase fatta inserire anche nel decalogo che tutte le farmacie d’Italia devono affiggere…

Solo in Italia si dice che la mascherina non serve a nulla! Forse perché le mascherine non si trovano e si devono dare solo a chi ne ha bisogno?

Quando, un mese fa, la crisi era emersa nella sua drammaticità in Cina, essendo chi scrive residente a Hong Kong, molti amici italiani mi chiedevano com’era la situazione da noi. Qui stava diventando difficile trovare le mascherine. Contattai allora un mio conoscente che gestisce una farmacia in Lombardia, il quale mi rispose che – già a inizio febbraio – le poche a disposizioni le aveva vendute a famiglie di origine cinese e, poi, da allora non era più riuscito a riceverne. Ne aveva persino ordinate su Amazon in due lotti. Il primo, in ritardo di due settimane, era stato “smarrito” nella dogana italiana. L’altro… è ancora in viaggio ma, proprio oggi, si è appreso che l’Ordine dei farmacisti comunica che: «vengono requisite a favore della Protezione civile tutte le mascherine prodotte e in ingresso».

Si noti tra l’altro che, a partire dal 28 febbraio, un Ordine del giorno del Senato, a firma Mandelli (FI) impegnava il Governo a fornire le mascherine anche ai farmacisti. I baristi, poi, non dovrebbero indossarla per legge? In Korea il virus si è diffuso tra gli aderenti a una setta religiosa, a Hong Kong tra i buddisti che si ritrovavamo in un tempio affollato della città. In Italia, visto che ormai in pochi si trovano nelle chiese, che si è comunque provveduto a chiudere, si diffondere nei bar che, invece, restano aperti.

Altre assurdità. Si dice di tenere un metro tra una persona e l’altra, ma non si dice che il virus si diffonde anche oltre i tre metri e comunque nell’aria (oggi se n’è accorta anche Repubblica). La quarantena è prevista di due settimane, salvo poi avere casi documentati di dieci turisti americani e quattro di Hong Kong, a bordo della Diamond Princess che, dichiarati sani dopo quattordici giorni, sono tornati nei Paesi d’origine e qui dichiarati infetti.

Il Governo italiano dice di voler “copiare” le misure prese dal Governo cinese, ma lo fa senza coerenza e senza la capacità di costruire consenso, anzi diffondendo dubbi e confusione.

La mascherina in Cina è stata, da subito, il simbolo della solidarietà tra i cittadini, la si usa non tanto per se stessi, ma per non far preoccupare gli altri. In Italia sembra che sia il contrario. IN Cina sono state prese tante altre iniziative, come disinfettare continuamente, anche ogni trenta minuti, i pulsanti degli ascensori, le maniglie e ogni spazio pubblico possibile, anche le strade.

Il Governo cinese ha costruito un ospedale in 10 giorni, da noi si parla di emergenza da quaranta giorni e quanti posti letto sono stati aggiunti alle rianimazioni? E parliamo di Regioni dove le strutture sanitarie sono di eccellenza europea, figuriamoci cosa potrebbe succedere al Sud?

Sembrava che questa crisi potesse minare profondamente la stabilità del governo cinese, accusato inizialmente di non aver capito la gravità della situazione e di aver voluto nascondere l’emergenza ma, a distanza di un mese, il governo cinese ne è uscito ancora più forte.

Nel frattempo, la Cina si è costruita gli anticorpi per poter cogliere tutti i vantaggi di una situazione ribaltata, con le democrazie occidentali che ora sono in una crisi, forse irreversibile.

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Come può uno scoglio arginare il mare?

Coronavirus, Giuseppe Conte: ecco il decreto ‘Io resto a casa’. Tutta Italia diventa Zona Rossa

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Il premier Giuseppe Conte annuncia inasprimento per le norme contro il diffondersi del contagio del coronavirus. “Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare: ‘Io resto a casa‘. Non ci saranno zone rosse o zone gialle, ma tutta l’Italia sarà zona protetta, Saranno consentiti gli spostamenti solo per motivi inderogabili di lavoro, e di salute. E saranno vietati gli assembramenti”. Il premier ha poi fatto riferimento alle scene viste in questi giorni, con la movida notturna che in molte città come Roma non si è fermata. Il provvedimento sarà pubblicato questa sera, subito dopo la firma, nella Gazzetta ufficiale e pertanto sarà in vigore da domani.

“Non ci sarà più una zona rossa, ci sarà l’Italia zona protetta – ha spiegato Conte – Saranno da evitare su tutto il territorio della penisola gli spostamenti a meno di comprovate ragioni di lavoro, casi di necessità e motivi di salute. Aggiungiamo un divieto degli assembramenti all’aperto e in locali all’aperto. Comprendiamo il bisogno di socialità, abbiamo visto tutti le immagini della movida ma non ci possiamo più permettere questi episodi di socialità che sono anche di contagio”. Lo annuncia il premier, Giuseppe Conte, a Palazzo Chigi.

Scuole chiuse in tutta Italia fino al 3 aprile. “Andiamo a estendere il regime di disciplina portiamo la sospensione delle attività didattiche fino al 3 aprile su tutta la penisola, isole comprese”, ha detto Conte. Sulla durata del provvedimento “per quanto riguarda il resto ci manteniamo flessibili, per ora ci manteniamo alla durata già convenuta”.

Si ferma anche la Serie A: “Non c’è ragione per continuare sport e campionato calcio”, ha detto il premier.

“Sono pienamente consapevole della gravità e della responsabilità. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia. E’ il momento della responsabilità e tutti l’abbiamo. Voi cittadini tutti con me. La decisione giusta oggi è di restare a casa. Il futuro nostro è nelle nostre mani“, ha esortato Conte. “Non è all’ordine del giorno una limitazione dei trasporti pubblici, per garantire la continuità del sistema produttivo e consentire alle persone di andare a lavorare”, ha detto spiegando le modalità relative agli spostamenti dei cittadini. Il mezzo per giustificare gli spostamenti per lavoro resta “l’autocertificazione, ma se ci fosse una autocertificazione non veritiera ci sarebbe un reato“, ha precisato il premier.

All’inizio della conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha illustrato i motivi della stretta alle norme per limitare il contagio del Covid-19 in tutto il territorio nazionale. “Abbiamo adottato una nuova decisione che si basa su un presupposto: tempo non ce n’è. I numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante dei contagi, delle persone ricoverate in terapia intensiva e subintensiva e anche delle persone decedute. La nostre abitudini quindi vanno cambiate. Vanno cambiate ora. Ho deciso di adottare subito misure ancora più stringenti, più forti”, ha detto Conte.

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https://www.iltempo.it/home/2020/03/09/news/coronavirus-giuseppe-conte-decreto-io-resto-a-casa-spostamenti-italia-autocertificazioni-norme-1292822/

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