Putin chiede di non credere alle fake news sul coronavirus

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Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato la gente a non credere alle fake news e alle insinuazioni allarmistiche sulla diffusione del coronavirus in Russia; secondo il capo di Stato russo, queste informazioni false circolano maliziosamente per seminare panico e sfiducia nei confronti delle autorità.

“Per quanto riguarda l’informazione, l’informazione è oggettiva. Non bisogna credere a nessun pettegolezzo, o come dite alle fake news. Qualcuno lo fa inconsciamente e qualcuno consapevolmente con l’obiettivo di seminare diffidenza su quello che le autorità stanno facendo nel territorio, a livello federale, municipale e creare una sorta di panico”, ha detto Putin in una riunione con i rappresentanti della società civile in Crimea e Sebastopoli.

La Russia intensificherà gli sforzi per combattere il coronavirus, ha evidenziato il presidente russo Vladimir Putin.

“Grazie a Dio, abbiamo tutto sotto controllo finora. Spero che continui così in futuro. Aumenteremo questi sforzi”, ha detto il capo di Stato russo durante l’incontro.

Il presidente ha evidenziato che ha incaricato il governo e le regioni di preparare misure proattive e di introdurle qualora fosse necessario.

Putin ha poi rivolto l’attenzione sul fatto che nella situazione con il coronavirus la Russia sembra essere “molto meglio” rispetto ad altri Paesi.

“Come sapete, in alcuni Paesi europei questa malattia ha davvero acquisito il carattere di un’epidemia di massa. Ci sono migliaia di malati, migliaia. E centinaia di persone che sono già morte. Fondamentalmente si tratta di persone molto anziane, persone che hanno qualche patologia, di solito cronica e comunque malattie gravi che debilitano il sistema immunitario”, ha detto.

In Russia saliti a 147 i casi di contagio da Covid-19

In Russia sono stati registrati 33 nuovi contagi col nuovo tipo di coronavirus nell’ultimo giorno, ha riferito il quartier generale operativo per il monitoraggio della situazione con il Covid-19 nella Federazione Russa.

In totale 147 casi del nuovo coronavirus sono stati registrati in Russia, 5 persone sono guarite.

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https://it.sputniknews.com/mondo/202003188879472-putin-chiede-di-non-credere-alle-fake-news-sul-coronavirus/

Arriva la 4° autocertificazione: ci prendono per i fondelli!

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Poche ore fa il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha annunciato che è in arrivo il nuovo modulo di autocertificazione per le nostre necessità di spostamento. Si tratta della quarta versione. Sì, avete letto bene, è il quarto modulo di autocertificazione in virtù dei numerosi decreti che nelle ultime settimane sono stati fatti dal governo giallorosso. Per non parlare del loro contenuto: siamo un Paese morto! Avete ragione nel video dico quinta: insomma non so contare.

 

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Arriva la 4° autocertificazione: ci prendono per i fondelli!

“I nuovi Unni”. Intervista a Gianfranco Amato

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Lei ha scritto ormai quasi dieci anni fa un libro sulla Gran Bretagna intitolato “I nuovi Unni”: quanto è accaduto ha confermato le sue previsioni?

Ricordo che l’uscita di quel libro fu accompagnata da una scia di polemiche soprattutto in quella parte del mondo cattolico, che potremmo definire irenista o buonista, la quale ancora oggi si ostina irriducibilmente ad adottare la cosiddetta “logica dello struzzo” nella lettura della realtà. Del resto, non è un mistero che da lungo tempo ormai il grande assente in quel mondo – compresa larga parte della Chiesa istituzionale – sia proprio il realismo tomista dell’«adequatio rei et intellectus».

Le polemiche di dieci anni fa si fondavano sull’obiezione che le denunce lanciate dal libro riguardassero, in realtà, concetti come quello di “gender” e “omofobia”, che l’opinione pubblica in Italia non conosceva e che non avrebbe compreso. Si sosteneva che tali concetti appartenessero alla Weltanschauung anglosassone e che non sarebbero mai stati recepiti dalla nostra cultura italiana. Per questo mi si accusava di voler procurare un inutile allarmismo, di voler «agitare fantasmi», o addirittura di «fare del terrorismo psicologico».

Letto oggi, quel libro sembra ormai persino datato. L’opinione pubblica italiana è andata addirittura oltre. E pensare che nel libro io avevo spiegato bene perché la Gran Bretagna è il laboratorio sperimentale della rivoluzione antropologica che stiamo vivendo. È per noi come la sfera di cristallo: per comprendere cosa accadrà con quale anno di anticipo, basta dare un’occhiata a quel che succede Oltre Manica.

In che modo aggiornerebbe questo libro se dovesse ripubblicarlo oggi?

Il libro si divide in due parti. Nella prima, intitolata Le cause, io cerco di analizzare le ragioni storiche, culturali, filosofiche e religiose, che sono all’origine della peculiarità britannica. Nella seconda parte, intitolata Gli Effetti, rendo evidente, attraverso precisi e circostanziati episodi di cronaca, le conseguenze pratiche di questa peculiarità.
Se dovessi riscriverlo oggi, lascerei invariata la prima parte – quelle ragioni appaiono sempre più fondate –, mentre sarei costretto ad aggiornare la seconda. La rivoluzione antropologica in atto ha raggiunto livelli che nel 2010 erano ancora inimmaginabili. Mi riferisco, in particolare, al campo della bioetica e alla distruzione della famiglia. Oggi non solo si è aperto, per esempio, lo scenario inquietante della cosiddetta “intelligenza artificiale”, ma si comincia a parlare di «artificial womb», per la creazione della vita, del «baby sharing» o del «coparenting» per quanto riguarda gli ultimi attacchi all’istituto della famiglia. Certo, sono tutti concetti che al momento l’opinione pubblica italiana non conosce o non comprende bene ma che ­– temo nel giro di poco tempo – imparerà a conoscere. Esattamente come nel 2010.

Sembra che in Gran Bretagna rifiutino le cure ai pazienti di una certa età coerentemente con una visione utilitaristica della politica sanitaria. Lei pensa che in questo paese l’analisi costi/benefici si sostituisca al valore della persona umana?

La Gran Bretagna, da questo punto di vista, insieme all’Olanda è al Belgio, è uno dei Paesi più scristianizzati d’Europa. Oggi nei pub come in parlamento si sentono i discorsi che facevano gli stoici, i cinici e gli scettici duemila anni fa. In un ristorante di Londra una volta mi è capitato di ascoltare un avventore del tavolo accanto, le cui parole mi hanno ricordato quello che scriveva Seneca nelle sue Lettere a Lucillio: «C’è un solo modo per entrare nella vita, ma molte possibilità di uscirne. Perché dovrei aspettare la crudeltà di una malattia o di un uomo, quando posso andarmene sfuggendo ai tormenti e alle avversità? Si può scegliere la morte come si sceglie la nave quando ci si accinge a un viaggio, o si sceglie una casa quando si intende prendere una residenza».

Stiamo tornando indietro di venti secoli, ed è come se duemila anni di cristianesimo fossero passati inutilmente. Questo è il vero problema. Una società senza Cristo si trasforma in una società cinica, incapace di riconoscere un’autentica dignità all’essere umano dal concepimento alla sua morte naturale. E senza questo riconoscimento l’uomo viene privato della sua dimensione spirituale, viene considerato mera materia. Questo implica inevitabilmente l’applicazione della logica imprenditoriale dei costi/benefici. Quando, però, si comincia ad accettare la prospettiva del puro pragmatismo utilitarista, allora gli esseri umani si cominciano a vedere non come soggetti titolari di una dignità, ma come possibile fonte di spesa, come esseri improduttivi, come un inutile peso per la società. Questo, tra l’altro, sta anche modificando la relazione tra medico e paziente. È la fine della cosiddetta alleanza terapeutica che per secoli ha caratterizzato la Medicina. Il paziente diventa solo un “cliente” per il professionista della salute e il consenso informato si trasforma in un mero mezzo di tutela giuridica del medesimo professionista. Con buona pace del povero Ippocrate.

In Gran Bretagna è già così, e quindi basta dare un’occhiata alla sfera di cristallo per comprendere che questa logica non tarderà molto ad entrare anche nei nostri ospedali.
Sembra assurdo, ma come spiegava bene il grande Dostoevskij, se Dio non c’è allora tutto è possibile.

Tra l’altro, molti dimenticano che il concetto moderno di sanità lo hanno inventato i monaci benedettini di quel medioevo considerato “oscuro”. Lo stesso Benedetto nella Regola scrive: «infirmorum cura ante omnia et super omnia adhibenda est». E questa cura nasce dall’esempio del Buon Samaritano e dall’esortazione evangelica di amare il prossimo come se stessi. Al tempo dei romani gli ospedali non esistevano. Vi erano i cosiddetti “valetudinaria”, ma erano infermerie destinate ai soli militari. È Benedetto che nella Regola impone l’istituzione in ogni monastero di un’infermeria, dalla quale nascerà l’«hospitale pauperum et pelegrinorum». L’ospedale per tutti. Non c’è nulla da fare: se si toglie l’autentica cultura della vita e dell’amore che solo Cristo può davvero portare in una civiltà, ciò che appare all’orizzonte è la silhouette luciferina del Male pronta ad inoculare la sua cultura della morte e del disprezzo per l’uomo.

 

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“I nuovi Unni”. Intervista a Gianfranco Amato

Governatore Louisiana: preghiera e digiuno

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L’EDITORIALE del VENERDÌ
di Matteo Orlando

Il governatore cattolico della Louisiana ha chiesto ai suoi concittadini di pregare e digiunare per chiedere la guarigione delle persone colpite dal coronavirus.
John Bel Edwards ha annunciato che lui e la first lady dello stato, hanno cominciato il primo digiuno nella giornata di martedì 24 marzo e ne faranno altri nel corso della Quaresima.
“In questa stagione di Quaresima, dove ci concentriamo sul digiuno e sulla preghiera, volevo che la gente della Louisiana sapesse che digiuniamo” per i malati colpiti dal coronavirus, ha twittato Edwards.
Il Governatore ha chiesto a tutti di pregare e digiunare con lui e la moglie per chiedere a Dio anche di “confortare coloro che hanno perso una persona cara a causa del COVID-19, per il pieno recupero di coloro che sono risultati positivi, e affinché Dio, come ha già fatto in precedenza, guarisca il suo popolo e la nostra terra”.
La Louisiana ha il terzo tasso più alto di casi confermati di COVID-19 pro capite negli Stati Uniti, secondo quanto ha spiegato la CNN.
Intanto in Sudamerica, più precisamente in Argentina, i sacerdoti sono stati inclusi nell’elenco delle persone esenti dal rispetto della misura di isolamento sociale preventivo e obbligatorio che è in vigore in Argentina dal 20 marzo, “allo scopo di fornire assistenza spirituale”.
Il decreto sull’isolamento sociale preventivo e obbligatorio è stato annunciato dal presidente Alberto Fernández e durerà fino al 31 marzo.
La presidenza del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) ha invitato i vescovi del continente a presiedere un atto di consacrazione alla Beata Vergine Maria sotto la dedicazione di Nostra Signora di Guadalupe a mezzogiorno dello scorso 25 marzo, solennità dell’Annunciazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Come misura preventiva contro lo scoppio del coronavirus, la Basilica di Guadalupe ha chiuso i battenti per la prima volta nella storia.
Di seguito il testo, tradotto in italiano, della preghiera recitata in tutto il centro-sud America:

Preghiera alla Vergine di Guadalupe

Beata Vergine Maria di Guadalupe, Madre del vero Dio attraverso la quale si vive.

In questi momenti, come Juan Diego, sentendosi “piccoli” e fragili di fronte alla malattia e al dolore, eleviamo le nostre preghiere e ci consacriamo a voi.

Consacriamo i nostri popoli a voi, specialmente i più vulnerabili: anziani, bambini, malati, indigeni, migranti, senzatetto, privati ​​della libertà.

Vogliamo entrare nel vostro Cuore immacolato e imploriamo la vostra intercessione: ottenete per noi da vostro Figlio la salute e la speranza.

Possa la nostra paura trasformarsi in gioia; Possa nella tempesta vostro Figlio Gesù essere forza e serenità per noi; Possa il nostro Signore alzare la sua potente mano e fermare l’avanzata di questa pandemia.

Beata Vergine Maria, “Madre di Dio e Madre dell’America Latina e dei Caraibi, Stella di rinnovata evangelizzazione, prima discepola e grande missionaria dei nostri popoli”, sii più forte della morte e consolazione di coloro che  piangono; donaci una carezza materna che consoli gli ammalati; e per tutti noi, Madre, nelle cui braccia troviamo sicurezza, siate presenza e tenerezza.

Da voi guidati restiamo fermi e irremovibili in Gesù, vostro Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Taormina contro governo e autorità sanitarie: “Responsabili di 6000 morti”

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L’avvocato e giurista Carlo Taormina ha annunciato sui Social una denunzia penale contro il governo e le autorità mediche italiane. Motivo della denunzia? La gestione disastrosa dell’emergenza coronavirus.

Carlo Taormina annuncia su Fb

“Oggi – scrive l’ex sottosegretario alla Giustizia – sono occupato perché devo scrivere la denunzia da presentare alla Procura di Roma contro questi cialtroni di governanti e questi tromboni di medici che hanno sulla coscienza 6000 morti per averci chiuso in casa con un mese di ritardo. Il problema sarà di trovare magistrati che non siano conniventi col potere e che quindi come al solito vogliamo coprire queste gravissime responsabilità. Vorrà dire che denunzieremo anche i magistrati che non dovessero fare il loro dovere. Da cittadini rispettosi delle istituzioni, abbiamo il dovere di fidarci e quindi di provare”.

Proprio in queste ore, si sgretola il muro del “Siamo stati bravi” del governo. Il virologo Massimo Galli, molto onestamente, spiega che l’Italia ha sbagliato nella gestione iniziale. «In Giappone, sono riusciti a circoscrivere il virus per tempo. Hanno individuato velocemente i contagiati, li hanno isolati e hanno ricostruito i loro contatti. In Italia invece l’ infezione ha circolato almeno per un mese senza che ce ne rendessimo conto. Quando tutti, me compreso, pensavamo di essercela cavata, ecco che siamo stati presi alle spalle».

“Colpevole ritardo nelle misure del governo”

Un atto d’accusa altrettanto duro arriva dal Fatto quotidiano. “Sapevano dall’ inizio di dover rafforzare le terapie intensive, fin “dai primi di febbraio” come dice il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. Ma è passato un mese prima che il ministero della Salute avviasse l’ acquisto di apparecchi ventilatori. Solo il 5 marzo la Protezione civile ha ricevuto l’ indicazione di comprarne 2.325; solo il giorno dopo è partito il bando Consip per altri 5.000 macchine per la terapia intensiva e subintensiva (gli ormai noti caschi Cpap) ma le consegne non potevano essere immediate e infatti sono ancora in corso”.

Da

Taormina denuncia governo e autorità sanitarie: “Responsabili di seimila morti”

La Nuova Zelanda sempre più “nazista”

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In evidenza Matteo Orlando
di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Neanche la pandemia da Coronavirus ha fermato l’ennesima sfida a Dio e agli innocenti.
La Nuova Zelanda ha approvato lo scorso 18 marzo la peggiore legge possibile sull’aborto libero.
Il parlamento neozelandese ha approvato la legalizzazione dell’aborto, su richiesta della donna, fino a 20 settimane di gravidanza e, per alcune condizioni, fino al momento della nascita.
La legge liberticida è stata approvata in terza lettura dal parlamento del paese oceanico con 68 voti a favore e 51 contrari.
Adesso prima della sua entrata in vigore rimane solo la firma del governatore generale, Patsy Reddy.
Ma questa firma è considerata una semplice procedura che arriverà quasi certamente.
Fra qualche giorno, quindi, le donne che vogliono abortire in Nuova Zelanda avranno piena libertà fino alla settimana 20, per decidere se vogliono continuare la gravidanza o uccidere il loro bambino.
Come se non bastasse, anche dopo le 20 settimane alle donne sarà possibile abortire se due medici daranno il via libera.
L’attuale limite di 20 settimane per l’aborto a causa di disabilità rilevata nel feto è stato soppresso, in modo che l’aborto potrà essere portato a compimento fino al momento della nascita del bimbo per cause come il labbro leporino, il “piede torto” e la sindrome di Down.
L’aborto è stato anche legalizzato per selezionare il sesso, mentre non è richiesto l’intervento di un medico per facilitare l’esecuzione di un aborto.
I bambini nati vivi dopo un aborto “fallito” non saranno legalmente tenuti ad avere assistenza medica.
La nuova legge non permetterà neanche di alleviare il dolore fetale che i bambini abortiti tra le 20 settimane di gestazione e la nascita subiranno.
Non ci saranno restrizioni legali neanche sui metodi controversi di aborto, come la cosiddetta “nascita parziale”.
Sono stati respinti numerosi emendamenti anti-aborto presentati dall’opposizione di centrodestra, per bloccare la selezione del sesso, in difesa dell’obiezione di coscienza e per chiedere il sollievo dal dolore per i bambini abortiti.
La nuova legge segna una “vittoria” per il primo ministro neozelandese Jacinda Ardem (Partito laburista), che attualmente governa attraverso una coalizione di centrosinistra, formata, oltre che dai laburisti, da un partito nazionalista e dai Verdi.
La legge abrogata, che risaliva al 1977, aveva depenalizzato l’aborto quando la gravidanza poteva influire sulla salute fisica o mentale della madre. Adesso il governo di centrosinistra guidato da Jacinda Ardem ha aperto ogni maglia.
La riforma stabilisce condizioni così favorevoli per l’aborto che può essere considerata la legislazione più abortista al mondo.
Si tratta di una legge, votata da un parlamento democraticamente eletto, che  catapulta la “moderna” Nuova Zelanda nel passato, alle peggiori barbarie progettate e messe in atto dai nazisti nel secolo scorso.
Benvenuti nel “nazismo” nichilista neo-zelandese 3.0.

MATTEO ORLANDO

 

Il delirio delle Sardine: «È il fascismo il virus più insidioso»

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Sarà perché giovani e forti, ma alle Sardine il Covid-19 ci fa veramente un baffo. Anzi due. Già, che sarà mai questo animaletto per gente come loro abituata a misurarsi contro l’unico virus capace – quello sì – di infettare irrimediabilmente popoli e contrade, donne e uomini, vecchi e ragazzi: quello del fascismo. Meno male che ci sono loro, le Sardine, a ricordarci i veri pericoli che minacciano l’umanità. Il morbo infuria? È niente rispetto ai profughi in rotta e ai migranti in mare. Ecco le vittime della pandemia fascio-razzista. E guai a noi, ipocriti benpensanti, che a momenti ci facevamo dirottare l’anima e il corpo sui soli morti da coronavirus. Ieri in Cina, oggi in Italia, domani certamente in tutto il mondo. Una strage.

Post di “6000 Sardine”: «Il Covid-19 non ci faccia dimenticare il razzismo»

Ma per Santori e compagnia quisquilie, pinzillacchere, pampuglie al cospetto del bilancio prodotto dal virus in orbace, il solo da cui liberarsi. «E senza perdere tempo», intima un post di “6000 Sardine” che spopola su Facebook. Perché «contro questi virus striscianti non possiamo affidarci alla Scienza, bensì dobbiamo esserne noi gli anticorpi». In alto le tastiere, dunque, e tutti a inneggiare all’umanità dolente sulle note di Bella ciao. Questo sì che è altruismo. Che mortificazione per noi che ce ne stiamo incollati davanti alla tv in attesa di raccogliere una briciola di speranza puntualmente vanificata dalla lugubre giaculatoria a base di italiani morti e contagiati. Che schiaffo morale per noi che a stento restiamo a ciglio asciutto mentre scorrono le immagini del mesto carico di mezzi militari incolonnati in direzione del forno crematorio con a bordo il loro carico di morte e di dolore.

Il terrore che l’epidemia faccia perdere visibilità al movimento

Dev’essere proprio vero che il fascismo ci ha infettati. Piangiamo le nostre vittime mentre neppure un singhiozzo tiriamo su al pensiero dell’umanità dolente. Meno male che ci sono loro, le Sardine, a ricondurci sulla retta via. E poco importa se il loro delirio è dettato dalla paura di dover abbandonare proprio ora, a un passo dal diventare star da talk-show. Insomma, si perda tutto, persino la faccia, ma non la visibilità. Soprattutto perché, morto un virus, se ne fa sempre un altro.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/03/il-delirio-da-impotenza-delle-sardine-il-virus-piu-insidioso-e-il-fascismo/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

IL PAVONE AL GOVERNO: tanta apparenza, poca sostanza, per un vanitoso disorganizzato

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Ieri, come notava anche Dagospia, abbiamo  visto un servizio pubblico, la RAI, piegato a ritrasmettere una trasmissione del governo italiano fatta su una piattaforma privata, Facebook. Una trasmissione praticamente inutile: da un lato le regioni del Nord più colpite avevano già annunciato le misure più dure, più restrittive rispetto a quelle annunciate dal governo, e parzialmente inutili, visto che la macchina produttiva, senza domanda, si stava già fermando.

Però Conte si è sentito in dovere di fare l’annuncio via Facebook, come , recentemente, sia Salvini  sia la Meloni  hanno fatto per comunicare con gli elettori. Solo che questi ultimi sono rappresentanti di partiti di opposizione, poco chiamati dalle TV mainstream, che ormai sembrano sempre più dei bollettini di guerra del governo.  Al contrario Conte ha usato Facebook per pura vanità, perchè ha cercato di guadagnare qualche decina di migliaia di follower con una mossa francamente inutile, anzi umiliante per chi fa servizio pubblico, come la RAI. Parliamoci chiaro: a questo punto, quando questa emergenza sarà finita , cosa ci impedisce di chiudere tutta la baracca della TV pubblica che costa 100 euro per ogni cittadino italiano? Questo è il devastante messaggio risultante.

La trasmissione è stata quindi approssimativa e superficiale, come tutta la comunicazione e l’attività di questo governo. Iniziata con quasi un’ora di ritardo è stata più puntuale che precisa. Alla fine non si capisce che cosa , da oggi, sarà aperto o chiuso. Che cosa si potrà trovare nei supermercati e cosa no. La Carta Igienica ci sarà o no? Ed il liquidò per sturare gli scarichi, è essenziale o no? Se salta la luce in casa posso chiamare l’elettricista ? Questo verrà? Il packaging è essenziale, ma anche la manutenzione delle macchine, le filiere non sono state costruite in modo impermeabile. Soprattutto dal tre aprile cosa accadrà ai lavoratori autonomi ed alle partite? Avranno soldi sufficienti per ripartire o verranno abbandonate a loro stessi perchè, come si è letta da un votante del PD “Non in grado di competere sul mercato globale”. Perchè la Germania, in questo, è stata chiara, ed ha raddoppiato la spesa pubblica, l’Italia galleggia.

 

Da https://scenarieconomici.it/il-pavone-al-governo-tanta-apparenza-poca-sostanza-per-un-vanitoso-disorganizzato/

La bordata di Tremonti: “Il Mes è un raggiro. Conte come Tsipras, ventriloquo della Troika”

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Pavia, 22 mar – Tra una metafora e un riferimento storico, tra una barzelletta sovietica e un aneddoto sulle sue passate avventure a Bruxelles, Giulio Tremonti non risparmia a Giuseppe Conte più di una bordata. Intervistato per La Veritàda Martino Cervo, l’ex ministro dell’Economia ci spiega un po’ quella “strana” fissazione del nostro presidente del Consiglio per il Mes, definito senza mezzi termini da Tremonti una “partita di raggiro”. Perché allora Conte, spalleggiato da Gualtieri e Gentiloni, insiste così tanto per attivare il Meccanismo, nonostante le seppur tardive rassicurazioni della Lagarde? 

Come funziona il Mes

Per spiegare il funzionamento del Mes, Giulio Tremonti parte con una breve digressione sugli eurobond, sua vecchia proposta (tornata d’attualità in questi giorni): “La proposta degli eurobond era per creare debito veramente europeo, non debito nazionale controllato dall’Europa. Ora sento sigle dalla sinistra semantica sanitaria. Il punto è: chi emette i titoli per cui si inventa varia nomenclatura? L’ambiguità sprigionata dal detto-non-detto suggerisce l’uso bizantino della formula “quasi”: quasi eurobond. Oggi come oggi i nuovi titoli non può emetterli a statuto vigente la Banca europea degli investimenti. Per statuto va esclusa la Bce, in teoria potrebbe farlo la Commissione, ma in realtà in questo senso c’è solo un precedente, remoto e marginale. Ecco che arriviamo al Mes. La situazione oggi è questa: devi capitalizzarlo per attivarlo, e per capitalizzarlo devi sottoscrivere nel nostro caso circa 100 miliardi. Ovviamente facendo altro debito”. 

Perché ricorrere al Mes quando c’è il “bazooka” Bce?

A questo punto Cervo chiede giustamente a Tremonti che senso ha mettere soldi nel Mes per poi farseli restituire, quando la Bce si è impegnata di fatto a garantire i titoli di tutti. “Assumendo che il Mes cubi 700 miliardi, e che all’Italia venga data solo la sua quota di competenza, nel dare e nell’avere mettere 100 vorrebbe dire avere solo qualcosa in più in termini finanziari”, spiega l’ex ministro. “Ma pagando un altissimo prezzo politico. Sarebbe una partita di giro, anzi in realtà è una partita di raggiro“. Per Tremonti è impossibile aderire al Mes “evitando le condizionalità” come va raccontando in giro Conte: “L’ingresso del veicolo in Italia presuppone comunque fortissime condizionalità. Può essere che la partenza sia soft, ma l’evoluzione sarà hard. Anche perché c’è un punto che tutti hanno ignorato: il ministro tedesco deve riferire al Bundestag ogni minimo elemento dell’attività del Mes. Non solo: c’è la Corte di Karlsruhe, essendo materia costituzionale. Noi abbiamo costituzionalizzato l’Ue, la Germania l’ha germanizzata. Possono dire quello che vogliono, ma la disciplina del Mes spinge verso una direzione diversa da quella che ci viene raccontata”.

Insomma l’adesione al Mes andrebbe chiaramente contro l’interesse dell’Italia. Perché allora questa fissazione di Conte? Per spiegarlo Tremonti cita Weimar e la recente crisi greca. “Crollo finanziario, crisi politica, progressivo distacco dal Parlamento. Non vedo grandi differenze (con Weimar, ndr). Nei palazzi e dintorni c’è in giro troppa gente che pensa di utilizzare il programma Mes per restare al governo come ha fatto Tsipras, il ventriloquo della Troika”.

Come si spiega l’”attivismo” di Conte?

Insomma, seppur con i consueti toni garbati, l’ex ministro dell’Economia dei governi Berlusconi ci sta dicendo che “Giuseppi” sta architettando una sorta di golpe bianco per rimanere in carica con il placet della Troika, in un’Italia di fatto commissariata. E questo spiegherebbe anche il recente distacco del Parlamento e alcuni aspetti della gestione dell’emergenza coronavirus: “Considerando quello che sta succedendo, e prevedendo quello che succederà a livello sociale nel Paese”, spiega Tremonti, “il problema non sarà avere la fiducia dei mercati ma avere un governo che abbia la fiducia del popolo. Non tanto adesso, ma quando ci sarà la vera crisi economica in tutte le sue manifestazioni (posti di lavoro persi, aziende chiuse, disordini, mali tipici di queste fasi). Ripeto: quella del Mes è una partita di raggiro, dato che la cifra economica è marginale, mentre quella politica è enorme. La chiamata dello straniero è un film che gli italiani hanno già visto nel 2011, effetti disastrosi compresi”.

Soluzione locale e non globale

E quindi che fare? Per Tremonti la soluzione è locale e non globale. “Io penso che l’uscita di sicurezza non sia sul globale, ma anche e soprattutto sul locale. L’introduzione alla nuova edizione del mio ultimo libro, Le tre profezie inizia con questo motto primitivo: “Fermati ed aspetta che la tua anima ti raggiunga”. La soluzione a cui dobbiamo cominciare a pensare non sarà dal lato globale ma dal lato locale. Non dai valori mobiliari ma dai valori morali, quando saranno finalmente in disarmo i pusher finanziari. Più orizzontale che verticale. Le faccio un esempio certo non sufficiente: nel 2005 ho inventato il 5 per mille come strumento per attivare la solidarietà indirizzata alla ricerca scientifica e al volontariato. Tutto questo è il modello di società verso cui si può e si deve andare”.

Davide Di Stefano

Da https://www.ilprimatonazionale.it/politica/tremonti-mes-raggiro-conte-tsipras-ventriloquo-troika-150530/

Mentre il mondo si blinda i nostri porti restano “aperti”

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Mentre il mondo si blinda i nostri porti restano “aperti”

150 immigrati sbarcati nell’ultima settimana, più di 600 dall’inizio del contagio e questo anche se tutto il Nordafrica è ormai in emergenza: un altro motivo per “ringraziare” Conte

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L’emergenza coronavirus ha fatto passare in secondo piano la “questione immigrati” o, meglio, ne ha fatto emergere alcuni aspetti tenuti però nascosti dai media. Ormai la pandemia è diffusa anche nell’Africa del Nord, per cui tutti i Paesi dell’area hanno dichiarato lo stato di emergenza, dall’Egitto alla Libia, dalla Tunisia all’Algeria al Marocco.

Però è l’Europa il centro del contagio per cui neppure i disperati sono così convinti di voler venire qui e il business delle Ong si fa per la prima volta pericoloso, al punto che le “eroiche navi salva profughi” si stanno chiamando fuori dal teatro di operazioni.

Se le Ong rallentano, però, il governo italiano, al contrario apre sempre di più i porti; mentre Malta ha chiuso drasticamente e la Grecia ha persino aperto il fuoco contro chi cercava di entrare. Così, incredibilmente, da noi gli sbarchi continuano (150 solo nell’ultima settimana a Lampedusa) più di 600 dall’inizio dell’emergenza coronavirus.
Ed è ormai emergenza sanitaria al punto che anche il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, sempre disponibile all’accoglienza ha disposto la messa in quarantena degli sbarcati, chiedendo al ministro Lamorgese un protocollo per il loro immediato trasferimento sulla terraferma data la totale mancanza di misure preventive a salvaguardia della popolazione.

Queste follie avvengono solo in Italia mentre tutta l’Europa chiude le frontiere, i Paesi sospendono l’accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone e il presidente del Friuli Venezia Giulia invoca la presenza dell’Esercito al confine con la Slovenia per non permettere ingressi illegali sul territorio nazionale.

Possibile che la chiusura dei confini, anche solo come misura precauzionale, sia adottata da tutti tranne che da questo scellerato governo? Pur essendo ancora formalmente in vigore (non sono stati né abolite né modificate) le norme dei “decreti sicurezza” volute da Salvini? Norme che per prima l’attuale ministro Lamorgese non fa applicare, giustificando di conseguenza tutti quelli che violano la Legge: scafisti, trafficanti, mafiosi e speculatori compresi.

L’emergenza coronavirus ha demolito tanti luoghi comuni, a partire da quello che era “impossibile” controllare le frontiere europee che “indietro da Schengen” non si può tornare. Infatti, tutti: Austria, Francia, Spagna per prime; poi anche Germania e tutti i Paesi dell’Est ora hanno blindato i confini.

E l’Italia quali misure ha assunto nei confronti di chi arriva illegalmente dalla Libia? Nessuna. Silenzio dal ministero degli Interni che, però, sta preparando una spiacevole sorpresina per i sindaci.

Infatti, adesso che si sono cominciati a registrare i primi casi di contagio nei centri di accoglienza in Lombardia e che altri centri sono in fermento; la ministro si prepara a “sparpagliare” gli 85 mila immigrati attualmente ospitati (a spese nostre)… nei piccoli comuni. Immigrati che non accettano facilmente le misure di quarantena imposte agli italiani e sono regolarmente a passeggio per le vie delle città (si vedano Milano, Brescia e Bergamo). Già è difficile controllarli nelle strutture organizzate, figuriamoci se sparsi per i piccoli comuni.

Anche sulla reale “necessità”, sempre sbandierata da sindacati e grandi imprenditori, di avere questa massa di immigrati per attingere a manodopera a basso costo, bisognerà ricredersi. Con l’economia paralizzata e la crisi mondiale che incombe sono destinati a rimanere, come era prevedibile, solo un peso sociale e un fardello economico.
Ma i nostri porti rimangono aperti… parola di Conte e Lamorgese.

Da https://www.orwell.live/2020/03/21/mentre-il-mondo-si-blinda-i-nostri-porti-restano-aperti/

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