Trump sospende finanziamenti all’Oms. Segretario generale Onu: “Non è il momento di ridurre risorse”

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Come già preannunciato nei giorni scorsi, il presidente americano Donald Trump ha sospeso i finanziamenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha disposto la sospensione dei finanziamenti all’Organizzazione mondiale della sanità. A rendere nota la decisione è lo stesso capo di stato americano, il quale ha criticato aspramente l’Oms per il suo fallimento “nell’ottenere informazioni tempestive sul coronavirus”.

Nel suo duro intervento dal Rose Garden, Trump ha accusato l’organizzazione di aver “gestito male e insabbiato” l’emergenza sanitaria:

“I loro errori sono costati delle vite umane”, ha tuonato il tycoon, annunciando un’inchiesta dell’amministrazione sulle modalità in cui l’Oms ha affrontato la pandemia.

La scelta di Trump, che però dovrà prima essere ratificata dal Congresso, porterà ad un taglio complessivo compreso fra i 400 e i 500 milioni di dollari, pagati finora dai contribuenti statunitensi.

E proprio l’entità del contributo americano all’Oms in rapporto a quelli degli altri Paesi è uno dei temi sul quale l’inquilino della Casa Bianca si è soffermato maggiormente, sottolineando come “la Cina contribuisce con circa 40 milioni”.

ONU: “Non è il momento di ridurre risorse Oms”

L’annuncio di Trump, già bersaglio delle critiche in patria per aver sottovalutato l’emergenza Covid-19, non ha lasciato indifferente la comunità internazionale.

Il primo ad esporsi, in questo senso, è stato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres:

“Non è il momento di ridurre le risorse per le operazioni dell’Oms o di qualsiasi altra organizzazione umanitaria nella lotta contro il coronavirus. Ora è il momento dell’unità, di lavorare in solidarietà per fermare questo virus e le sue conseguenze dirompenti”.

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https://it.sputniknews.com/mondo/202004158972429-trump-sospende-finanziamenti-alloms-segretario-generale-onu-non-e-il-momento-di-ridurre-risorse/

Nelle mani di capitan Schettino

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Il premier si è messo in sicurezza prima di salvare gli altri italiani. Stesso film della Costa Concordia. Palazzo Chigi aveva mascherine mentre i medici e gli infermieri no. Gravi ritardi nelle gare Consip. Toccava al governo rifornire di ogni protezione la Sanità

C’è un solo precedente nella storia italiana di quello che abbiamo svelato su palazzo Chigi nel giorno di Pasqua, con gli ordinativi di mascherine, gel, guanti, camici, bombole di ossigeno fatti a trattativa diretta il 26 febbraio per mettere in sicurezza Giuseppe Conte e tutti i suoi collaboratori e le gare Consip per tutti gli altri italiani indette dal 9 marzo in poi.

Il precedente è stato quello del naufragio della Costa Concordia nella notte del 13 gennaio 2012 al largo dell’isola del Giglio. Allora come oggi al comando della tragedia c’era un uomo solo. Allora era il capitano Francesco Schettino, oggi è il premier Conte. Allora l’uomo al comando si preoccupò prima di tutto di trovare una scialuppa di salvataggio per se stesso e i suoi collaboratori (non tutti, perché qualcuno fece il suo dovere di ufficiale), e solo una volta a terra pensò alle scialuppe per mettere in salvo gli altri passeggeri, e non fu possibile per tutti.

Stesso film di oggi, con magazzini di palazzo Chigi pieni di protezioni per proteggere il premier e chiunque lavori con lui, e solo dopo che loro si sono messi in sicurezza, si è iniziato a pensare a tutti gli altri italiani. Purtroppo con gli stessi identici risultati di quella tragica notte del 2012. La prima volta che capitan Conte si è posto il problema degli altri italiani, dei medici e degli infermieri che stavano rischiando la loro vita al fronte è stato il giorno 6 marzo, quando è stato chiesto alla Consip e alla protezione civile di procedere a una gara semplificata e urgente per la fornitura di mascherine e tutte le altre protezioni. Tre giorni dopo è stata indetta la prima delle gare, che ha anche avuto le sue belle vicissitudini con la revoca della assegnazione di alcuni lotti e il recente arresto di uno dei vincitori della prima gara. Sull’efficacia delle procedure scelte per mettere in sicurezza tutti gli altri italiani si è espresso con chiarezza nella sua prima conferenza stampa Domenico Arcuri, commissario agli approvvigionamenti sanitari, spiegando che purtroppo quasi la metà del materiale arriverà ad emergenza finita. E quindi sarà buono per prepararsi alla prossima pandemia, ma poco utile per fronteggiare questa.

Qualche lettore mi ha scritto dopo la pubblicazione dei contratti di palazzo Chigi replicando: «ma secondo lei non doveva essere messo in sicurezza il premier? Ha fatto male a cercare le mascherine per proteggersi?». Certo che doveva essere protetto il comandante in capo, ma il ruolo esigerebbe che prima si pensi a tutti gli altri e poi a se stesso. O che almeno lo si faccia nello stesso momento. C’è anche chi consiglia di non disturbare il manovratore in un momento così delicato, e su questo invece non posso essere d’accordo. L’emergenza è di tutti, ma non possiamo tapparci occhi e orecchie sulla gestione della crisi e sugli eventuali errori compiuti. Tanto più se questi riguardano l’uomo solo al comando che si è preso di fatto e nel silenzio di tutti i pieni poteri che agognava Matteo Salvini nelle sue scorribande estive in spiaggia.

La storia delle mascherine è un po’ la cartina al tornasole di quel che è accaduto. Perché le forniture sanitarie non toccavano alle Regioni, come dicono i corifei del nuovo regime assoluto (quello che pretende come accadeva nei paesi guidati da Chavez di regolare in diretta tv i suoi personali conti con gli avversari politici come ha sottolineato ieri Enrico Mentana nel tg La7 da lui diretto). Da anni è la Consip a pensarci, la centrale acquisti del governo centrale a cui si sono dati sempre più poteri stringenti ogni legge di bilancio al grido della spending review e dei costi differenziati che avrebbe avuto in ogni Regione la famosa «siringa». La Consip dipende direttamente dal governo, essendo controllata al 100% dal ministero dell’Economia. Non abbiamo notizia di una segnalazione di Conte a questa società di partire con gli approvvigionamenti di materiale sanitario prima di quel 6 marzo sopra citato. Siccome purtroppo molti medici e infermieri si sono ammalati e decine di loro hanno perso la vita perché non avevano le protezioni necessarie, il governo deve spiegare cosa ha fatto dopo il 31 gennaio. Quel giorno ha dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi (è in vigore fino al 31 luglio), perché evidentemente aveva preoccupazioni se non vere e proprie notizie sulla possibile diffusione del virus in Italia. Cosa ha fatto da quel giorno per mettere in protezione il paese? Due sole cose: bloccato i voli da e per la Cina e misurato la temperatura ai passeggeri negli scali aeroportuali italiani. Ma sulla prima regola di ogni emergenza: guardare i magazzini e cercare di riempirli con gli approvvigionamenti del materiale sanitario necessario, che ha fatto? Nulla. Fino appunto al 26 febbraio, quando è partito il primo ordine con la scialuppa di salvataggio del premier.

Siamo nelle mani dunque di capitan Schettino, e non è la cosa più rassicurante che ci sia. Ma purtroppo lo stesso identico copione si sta seguendo con la gestione della emergenza economica, su cui la guida è proprio inesistente. Fin qui solo slogan e provvedimenti astrusi e complicatissimi che daranno una mano consistente nel fare fallire gran parte di questo paese. Ma prima o poi il nostro capitano di tutto questo dovrà risponderne. Per la vita di tutti assai meglio prima che poi.

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https://www.iltempo.it/politica/2020/04/14/news/giuseppe-conte-come-francesco-schettino-compra-mascherine-gel-guanti-ossigeno-palazzo-chigi-poi-medici-infermieri-consip-costa-concordia-1314062/

Bilderberg sceglie l’Italia: dal 7 al 10 giugno a Torino si riunisce il club fondato da Rockefeller

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La 66esima riunione di Bilderberg si svolgerà dal 7 al 10 giugno a Torino. 128 partecipanti provenienti da 23 nazioni hanno confermato la loro presenza. Tra gli italiani John Elkann; il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi; la giornalista Lilli Gruber; gli economisti Alberto Alesina e Mariana Mazzucato; il direttore di Limes Lucio Caracciolo; la senatrice a vita Elena Cattaneo; il Ceo Vodafone Vittorio Colao, Giampiero Massolo di Fincantieri, il cardinale Pietro Parolin

Torino ospiterà dal 7 al 10 giugno la 66esima riunione del Gruppo Bilderberg, l’esclusivo club fondato da Rockefeller nel 1954. 128 personalità, in rappresentanza di 23 Paesi, hanno già confermato la loro presenza. Si tratta di leader politici, esperti di industria, finanza, del mondo accademico e dei media. Nell’elenco dei partecipanti figurano anche nove italiani: il presidente di Fca ed Exor, John Elkann; il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi; la giornalista Lilli Gruber; gli economisti Alberto Alesina e Mariana Mazzucato; Il presidente di Fincantieri Giampiero Massolo, il direttore di Limes Lucio Caracciolo; la senatrice a vita Elena Cattaneo; Ceo di Vodafone Group, Vittorio Colao. A questi si aggiunge il segretario dello Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Nell’elenco dei presenti compaiono, anche, l’ex presidente della Commissione europea José M. Durao Barroso, l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve, l’americano Henry Kissinger, il generale statunitense David Petraeus, il primo ministro olandese Mark Rutte. Tra gli argomenti chiave in discussione quest’anno: – Populismo in Europa – La sfida della disparità – Il futuro del lavoro Intelligenza artificiale – Gli Stati Uniti prima delle elezioni medio termine – Libero scambio – La leadership mondiale degli Stati Uniti – Russia – Computer quantistico – Arabia Saudita e Iran – Il mondo “post-verità”    Che cos’è il Bilderberg Fondato nel 1954, la riunione di Bilderberg è una conferenza annuale destinata a promuovere il dialogo tra l’Europa e l’America del Nord. Ogni anno sono invitati a partecipare tra 120 e 140 leader politici ed esperti dell’industria, delle finanze, del mondo accademico e dei media. Circa due terzi dei partecipanti vengono dall’Europa e il resto dall’America del Nord; circa un quarto sono politici e rappresentanti del governo, il resto viene da altri settori.   La conferenza è un forum per discussioni informali sulle questioni fondamentali che e il mondo si trova ad affrontare. Le riunioni si svolgono secondo la Regola di Chatham House, che stabilisce che i partecipanti sono liberi di utilizzare le informazioni ricevute, ma non può essere rivelata né l’identità né l’affiliazione del relatore (o dei relatori), né qualsiasi altro partecipante. Grazie alla natura privata della conferenza, i partecipanti non sono vincolati dalle convenzioni dei loro uffici o da posizioni già concordate. Date queste premesse, i partecipanti possono prendersi il tempo per ascoltare, riflettere e raccogliere idee. Non c’è alcun risultato auspicato, non vengono presi verbali e non viene scritta alcuna relazione. Inoltre, non vengono proposte risoluzioni, non si procede a votazioni e non vengono rilasciate dichiarazioni programmatiche. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Bilderberg-sceglie-Italia-dal-7-al-10-giugno-Torino-club-fondato-da-Rockefeller-584cdab6-3ffd-489a-9589-47436c5b2bd3.html

 

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Taiwan ha sconfitto il Covid-19. Ma il suo modello imbarazza l’Oms

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Un successo che imbarazza il mondo. È questo il peso che Taiwan è costretto a sopportare da quando ha iniziato la sua battaglia contro il nuovo coronavirus. La piccola isola, considerata dalla Cina una “provincia ribelle”, ha dato una lezione al pianeta intero. Anche a quei governi che non la riconoscono da un punto di vista diplomatico preferendole Pechino.

I numeri d’altronde parlano chiaro. L’ultimo bollettino dei contagi è emblematico: appena tre nuovi casi per un totale di 385 e appena 6 decessi. Come ha fatto Taiwan a ottenere simili risultati? Innanzitutto Taipei si è mossa subito con prontezza, senza perdere tempo in inutili formalismi burocratici. Dopo di che la sua macchina organizzativa ha funzionato alla perfezione, ricordando, per efficienza, il modus operandi sudcoreano.

Repubblica ha sottolineato come Taiwan abbia 24 milioni di abitanti (cioè poco meno del Nord Italia) e soltanto pochi centinaia di pazienti infetti. Come se non bastasse, l’isola si trova a due passi dalla Cina, Paese dal quale è partita l’epidemia di Covid-19. Dulcis in fundo, Taipei ha saputo gestire la crisi sanitaria senza ricorrere ad alcun lockdown.

La ricetta di Taiwan

Scuole, negozi, aziende. Niente si è fermato a Taiwan, il cui modello di contenimento dovrebbe essere analizzato al pari di quello messo in campo da Corea del Sud e Cina. Eppure il successo di Taipei è eclissato dalla storia di questo stesso Paese. Taiwan è la Cina democratica, la stessa la cui indipendenza non è riconosciuta dalla Repubblica Popolare cinese e da quasi tutte le nazioni, a eccezione di una ventina di governi. La “provincia ribelle”, inoltre, non fa parte neppure dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sempre per i veti di Pechino.

Tralasciando la geopolitica, vale la pena concentrarsi sulla ricetta del successo costruita da Taiwan. Lo scorso 31 dicembre il Paese ha iniziato a monitorare i viaggiatori provenienti da Wuhan; l’8 febbraio ha invece chiuso i confini ai cittadini cinesi. Taipei ha poi delegato il tutto a un Centro di comando anti epidemia, che ha avviato i protocolli creati dopo l’emergenza Sars, epidemia scoppiata a cavallo tra il 2002 il 2003.

Senza indugi, le misure sono state comunicate ai cittadini. Le aziende hanno ricevuto l’ordine di incrementare la produzione di mascherine; applicazioni e big data hanno fatto il resto, tracciando i soggetti contagiati e controllando che i pazienti a rischio restassero chiusi in casa. Morale della favola: pochi casi e niente quarantene di massa.

L’imbarazzo dell’Oms

Di fronte al successo sanitario di Taiwan, l’Oms è sembrata in imbarazzo. Come riconoscere di fronte al mondo intero gli ottimi risultati conseguiti da Taipei nella lotta contro il Covid-19 senza scatenare le ire di Pechino? Difficile se non impossibile. E allora giù il sipario sulla “provincia ribelle”.

Nel frattempo l’Oms è finita nel mirino dei media americani e degli stessi Stati Uniti. Il motivo? Essere troppo sinocentrica. Tra le tante accuse mosse nei confronti di questa organizzazione c’è il peccato madre di non aver dichiarato all’istante l’epidemia di nuovo coronavirus un’”emergenza sanitaria internazionale”. A detta di molti esperti, così non è stato fatto “per non fare un torto a Pechino”.

Dal canto suo il governo di Taiwan ha accusato l’Organizzazione mondiale della sanità di non aver risposto tempestivamente alle sue richieste di chiarimento. Per Taipei, l’Oms “gioca sulle parole” e non ha fornito le risposte sulla trasmissibilità del virus fra le persone. Secondo Taiwan, questo approccio l’ha privata delle informazioni indispensabili. Ricordiamo che a marzo Taipei ha detto di non aver ricevuto alcuna risposta dall’OMS a una richiesta di informazioni sull’epidemia di Wuhan, il 31 dicembre, compresa la possibilità di trasmettere il virus tra le persone. L’Oms si è difesa dicendo che l’e-mail ricevuta non menzionava la trasmissione da uomo a uomo.

Pasticcio Mes, il premier Conte a reti unificate contro l’opposizione

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Poco prima dell’ora di massimo ascolto televisivo ieri sera Giuseppe Conte è apparso agli italiani a reti unificate. Per dire in modo sbrigativo quello che sapevano già: resterà tutto chiuso o quasi fino al prossimo 3 maggio compreso. E infatti non gli interessava quell’argomento, perché subito il premier ha usato lo straordinario spazio televisivo a disposizione per lanciare un attacco violento a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, accusati di “indebolire l’intera Italia”. Lo ha detto con rabbia e grande nervosismo, perché il premier aveva passato una brutta nottata e una pessima giornata dopo quel he era accaduto la sera prima all’Eurogruppo.

L’Italia e lui personalmente erano usciti umiliati dal vertice europeo da Germania e Olanda che si erano opposte ad ogni ipotesi di coronabond e si erano arroccate sull’utilizzo del Mes per concedere prestiti ai paesi che ne avevano bisogno. Solo con le condizioni statutarie per cui Conte finirebbe commissariato in caso di aiuti al sistema economico, e in versione più leggera per finanziare le spese nel settore sanitario (che l’Italia sta facendo con acquisti importanti proprio in Germania). Una debacle su cui naturalmente avevano soffiato sul fuoco sia Salvini che la Meloni, come è abbastanza scontato che faccia l’opposizione. Ma cui stava traballando in maniera molto più seria e pericolosa per la stabilità della poltrona dello stesso Conte il Movimento 5 stelle.

Comprensibile il nervosismo del premier, certo non aiutato dagli ingenui e trionfali cinguettii sull’accordo della sera prima del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri e del commissario italiano Paolo Gentiloni. Così ieri il premier ha usato la diretta a reti unificate per cercare di risolvere il suo personale problema. Ha sconfessato Gualtieri e Gentiloni dicendo le cose che volevano sentirsi dire i grillini: che il ricorso al Mef non sarà mai da lui firmato. Ma il Movimento stelle da tempo è abituato alle bugie del premier, e non si fida più della semplice parola. Così ha dovuto scaldare gli animi con un attacco violento ai leader di opposizione, attribuendo a Salvini e alla Meloni l’ideazione del Mes nel 2012, sostenendo che entrambi erano al governo e addirittura la leader di Fratelli di Italia ministro di quell’esecutivo. Una balla grossa come una casa: il governo era quello di Mario Monti, la Meloni non era ministro, Fratelli di Italia non esisteva ancora e la Lega votò contro il Mes in Parlamento. Ma al premier importava mica della verità, solo di…

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https://www.iltempo.it/politica/2020/04/11/news/giuseppe-conte-conferenza-stampa-diretta-oggi-decreto-discorso-opposizioni-mes-menzogne-giorgia-meloni-matteo-salvini-1313092/

Eurogruppo, raggiunto accordo

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Lo ha annunciato Il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Paolo Gentiloni, dopo la fine della videoconferenza Eurogruppo.

“Eurogruppo ha trovato l’accordo. Un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il sistema sanitario, la cassa integrazione, la liquidità alle imprese e il Fondo per un piano di rinascita. L’Europa è solidarietà”, ha dichiarato Gentiloni in un messaggio su Twitter.

“Messi sul tavolo i bond europei, tolte dal tavolo le condizionalità del Mes. Consegniamo al Consiglio europeo una proposta ambiziosa. Ci batteremo per realizzarla”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Economia, Gualtieri.

Chiarezza dal ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire che ha twittato: “Ottimo accordo tra i ministri delle finanze europei sulla risposta economica al Coronavirus: 500 miliardi di euro disponibili immediatamente. In arrivo stimoli finanziari. Europa decide e resiste alla gravità della crisi”.

“Il solo requisito per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità”, così si sottolinea nelle conclusioni dell’Eurogruppo citate dall’Ansa.

In precedenza ieri il parlamento dell’Olanda ha approvato due risoluzioni che chiedono al governo del loro paese di non accettare gli eurobond e di continuare a proporre l’uso del Mes per gli Stati che avranno bisogno di fondi.

Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha attaccato l’Olanda ricordando come sia un paradiso fiscale in Europa che sottrae risorse agli altri partner europei detassando dividendi e royalties delle imprese straniere che passano la loro sede ad Amsterdam (come fece Fca sotto l’era Marchionne).

Anche la Merkel oggi ha affermato che il suo paese respinge le richieste dell’Italia per gli eurobond comuni.

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https://it.sputniknews.com/economia/202004098954287-eurogruppo-raggiunto-accordo/?utm_source=push&utm_medium=browser_notification&utm_campaign=sputnik_it

Cura Italia, dibattito in Senato, Bagnai (Lega) al Governo: ‘Voi unionisti siete strani’

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Il senatore della Lega Alberto Bagnai, contrario al voto di fiducia sul decreto Cura Italia, rivendica il diritto alla sovranità monetaria.

Tensione nell’aula del Senato durante il dibattito sul voto di fiducia al decreto Cura Italia. Le opposizioni dichiarano di non voler votare il provvedimento del Governo che stanzia 25 miliardi di euro per far fronte ad un’emergenza economica senza precedenti. E così, l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte decide di apporvi la fiducia allo scopo di contingentare i tempi. Ma la discussione a Palazzo Madama è stata comunque accesa.

Da segnalare lo scontro tra Ignazio La Russa di Fd’I e Vincenzo Presutto del M5S, con il primo che ha accusato il secondo di essere un “untore” perché non indossava una mascherina a norma. Ma l’intervento più discusso è stato probabilmente quello del senatore della Lega Alberto Bagnai che ha puntato il dito contro quelli che ha bollato come “unionisti” del Governo, colpevoli a suo dire di sottostare senza protestare ai diktat provenienti da Bruxelles.

Dibattito sul Cura Italia, l’intervento di Alberto Bagnai

“Ci è stato detto che un periodo emergenziale non può essere utilizzato anche per interventi strutturali”, dichiara Alberto Bagnai in apertura del suo intervento in Senato sul Cura Italia. Il responsabile economico della Lega critica le misure del Governo ricordando la bocciatura dell’opzione ‘anno bianco fiscale’ per partite Iva e piccole e medie imprese, mentre a giugno si richiede loro il pagamento delle tasse nonostante l’emergenza.

Bagnai attacca poi tutti i Governi che hanno preceduto quello Conte. Da Monti a Gentiloni, passando per Letta e Renzi, i quali “eseguirono pedissequamente” gli ordini di Bruxelles e furono autori di riforme del mercato del lavoro e della spesa pensionistica con la scusa dell’urgenza provocata dall’impennata dello spread. Stessa logica che ora dovrebbe giustificare interventi strutturali che “vi vanno bene solo se penalizzano i cittadini”, aggiunge rivolto a quelli che definisce “unionisti”.

Bagnai sul Cura Italia: ‘Agli unionisti scandalizza proposta Lega su sovranità monetaria’

“Certo che siete strani voi unionisti – attacca ancora a testa bassa Bagnai durante il dibattito sul Cura Italia – l’Europa si farà nelle crisi, dite, ma quando arriva una crisi l’Italia lasciamola com’è, col suo fisco vessatorio e la sua burocrazia. Dovete essere sempre più realisti del re voi unionisti. Quando non potete distruggere il Paese che amate, almeno vi sforzate di non ricostruirlo, certo che siete veramente strani. Che poi, a ben vedere – prosegue nel suo atto di accusa – la crisi dello spread e quella attuale non sono confrontabili, perché lo spread, che ci è stato presentato come un atto ineluttabile della natura, altro non è che il risultato di una decisione Politica, quello di impedire ai Governi nazionali di finanziarsi presso la propria banca centrale. Al progetto unionista scandalizza la proposta della Lega di finanziare interventi con emissione di moneta da parte della Banca centrale, cioè salvare gli Stati lasciandogli esercitare una loro prerogativa storica: la sovranità monetaria”.

Per il senatore della Lega ‘un altro mondo è possibile’

“Però un altro mondo è possibile – dichiara speranzoso Alberto Bagnai mentre boccia il Cura Italia – da oggi nel Regno Unito è di nuovo possibile ciò che non lo è in Italia: il Governo di Sua Maestà ha deciso di finanziarsi con moneta. Ma noi tranquilli, immobili, come un semaforo. Lasciamo che gli imprenditori si indebitino anche per pagare le tasse, così i nostri amici a Bruxelles ci accoglieranno con un sorriso (ironizza ndr). Io non dico Marx ma neanche Alberto Sordi vi ha insegnato nulla. Cosa vi vieta oggi di amare l’Italia. I cittadini italiani ne hanno le tasche piene di questo strabismo ai loro danni, voi lo sapete e navigate a vista negando loro di esprimersi col voto.

Io fiducia in voi non ne ho. Non la meritate per la vostra subalternità culturale”, conclude.

DA

https://it.blastingnews.com/politica/2020/04/cura-italia-dibattito-in-senato-bagnai-lega-al-governo-voi-unionisti-siete-strani-003111327.amp.html

L’avvocato Ferretti querela Conte e Speranza: “Responsabili epidemia”

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Giampaolo Giorgio Berni Ferretti, avvocato e consigliere comunale a Milano per Forza Italia, contro il premier e il ministro delle Salute: presentata querela per “delitto di epidemia”

Quali sono le responsabilità del governo in questa epidemia, anzi pandemia di coronavirus? E, innanzitutto, il presidente del Consiglio e il ministro della Salute, nella persone di Roberto Speranza, hanno colpe? Interrogativi ai quali Giampaolo Giorgio Berni Ferretti, avvocato e consigliere comunale del Municipio Uno di Milano per Forza Italia, avanza la sua risposta: sì.

E infatti ha presentato ufficialmente una denuncia – alla Procura della Repubblica meneghina – proprio una denuncia-querela contro Giuseppe Conte e il titolare del dicastero della Salute.

Ferretti lo fa chiedendo alla Procura di Milano di accertare eventuali responsabilità del ministro della Salute e dell’inquilino di Palazzo per l’epidemia di coronavirus nel nostro Paese. Il legale nell’atto fa riferimento all’articolo 438 del codice penale – “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo” – e anche ad altre norme giuridiche che prevedono pene meno severe se il fatto è commesso a titolo colposo. L’avvocato Ferretti, dunque, riporta gli elementi costitutivi del reato secondo la giurisprudenza italiana: rapidità della diffusione, diffusibilità a un numero indeterminato e notevole di persone, ampia estensione territoriale e diffusione del male.

A sostegno della denuncia-querela, l’azzurro riporta quelle che sono le dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa da parte Walter Ricciardi, membro del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo il quale “paghiamo il fatto di non aver messo in quarantena da subito gli sbarcati dalla Cina. Abbiamo chiuso i voli una decisione che non ha base scientifica, e questo non ci ha permesso di tracciare gli arrivi, perché a quel punto si è potuto fare scalo e arrivare da altre località”. E ancora: “Singifica che non si sono messe in campo le pratiche adatte, oltre al fatto che il virus è molto contagioso”.

Nella conclusione dell’atto, Ferretti chiede alla Procura di Milano di “disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti così esposti, valutando gli eventuali profili d’illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili che parrebbero essere Il Ministero della Salute e il Presidente del Consiglio dei ministri al fine di procedere nei loro confronti”. Infine, si legge anche: “Con il presente esposto si intende inoltre formulare denuncia-querela, sempre in relazione ai fatti sovra descritti, nell’ipotesi in cui dagli accertamenti svolti dalle Autorità competenti dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte”.

Ora la parola passa alla Procura, che dovrà stabilire se procedere o meno contro Conte e Speranza.

DA

https://m.ilgiornale.it/news/cronache/lavvocato-ferretti-querela-conte-e-speranza-responsabili-1851800.html

Il Paese dei cialtroni: porti chiusi, ma perché siamo contagiosi

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Se non fosse in atto una tragedia, sembrerebbe una farsa: adesso le navi delle ONG non possono approdare in Italia, ma solo per “salvaguardare la salute” dei poveri migranti…

Forse ricordo male ma i “poveri migranti” che le ONG trasferiscono a pagamento dalle coste africane all’Italia non fuggivano da guerre, carestie, pestilenze? Non erano detenuti in condizioni inumane, tra privazioni, torture e malattie? O questo avveniva solo quando al governo c’era Salvini e chiudere i porti era inumano?

Adesso che al governo c’è il Pd, improvvisamente, gli aspiranti “richiedenti asilo” sono trattati alla stregua di importanti e rispettabili turisti stranieri cui è “sconsigliato” l’approdo in Italia perché (testuale) «a causa dell’emergenza pandemica Covid-19, i porti non presentano più i necessari requisiti sanitari richiesti dalla convenzione di Amburgo».

È un decreto ispirato ai principi di “tutela della salute dei passeggeri” e di “eguaglianza di trattamento dei cittadini italiani” ai quali le attuali ordinanze hanno impedito anche lo spostamento da un comune all’altro e dettato norme stringenti per il rientro dai paesi esteri; ci spiega con involontaria ironia l’Agenzia AGI.

Notate il linguaggio. Gli immigrati senza permesso, quindi clandestini, vengono chiamati “passeggeri”, riconoscendo di fatto il ruolo di taxi svolto dalle ONG, e sono già equiparati nel trattamento ai cittadini italiani… Insomma, anche se non ce l’hanno ancora fatta a imporci lo Jus Soli, o lo Jus Culturae, adesso abbiamo uno Jus Covid che finalmente equipara i clandestini illegali ai cittadini che pagano le tasse.

Dove, però, la ministro dei Trasporti, Paola De Micheli (tra lei, la Lamorgese e la Azzolina stanno facendo a gara…) supera i limiti del ridicolo è quando afferma: «Al governo tedesco, in qualità di Stato di bandiera, è stato chiesto di assumere la responsabilità di ogni attività in mare, compreso il porto di sbarco, della Alan Kurdi».

Ma come? Quando era Salvini a chiedere che la Spagna o la Francia si assumessero la responsabilità di far attraccare navi di loro ONG era un pericoloso provocatore. Quando lui chiese alla Germania di farsi carico dei clandestini imbarcati dalla Sea Watch della stimata “capitana” Carola Rackete, si è rischiato l’incidente diplomatico…

E la De Micheli chiede addirittura un “porto di sbarco”? Ve la vedete la Merkel assentire sorridente alla nostra ministra (che non saprà neanche chi è…) e dirle «certo, cara, mandali qui da me… Di loro di fare con comodo, però, perché – come sai, mia cara – il primo porto tedesco raggiungibile dal Mediterraneo è Amburgo… Sono solo 2500 miglia marittime…».

Mentre, naturalmente, tutto il mainstream – mai così asservito a un governo di sinistra – minimizza o addirittura approva… l’Alto commissariato ONU per i profughi, invece, bacchetta l’Italia, dicendo che «Qualsiasi restrizione deve comunque assicurare che le persone che fuggono da guerre abbiano accesso alla possibilità di fare richiesta di domanda di asilo».

Quindi, fanno la richiesta d’asilo ma non sbarcano? Allora interverrà il procuratore di Agrigento parlando di “sequestro di persona”… Non potrebbero andare a farla a Malta questa richiesta, visto che lì il Covid-19 non è ancora arrivato (4 casi finora)?

No, “devono” venire in Italia. D’altra parte, poverini, loro hanno risposto alla chiama di Giorgio Gori che, non contento dei danni e dei lutti arrecati ai suoi cittadini con la bella trovata del #bergamononsiferma, ha chiesto di far entrare 200 mila immigrati per “rimpiazzare”… quelli scappati per paura del contagio. Subito imitato da un’altra ministra (una peggio dell’altra…) Teresa Bellanova, secondo cui «L’agricoltura ha bisogno di immigrati». Non di aiuti economici e fiscali per garantire salari decenti ai braccianti. No, manodopera a basso costo da sfruttare.

Insomma, non bastavano i cialtroni al maschile: Conte, Borrelli, Arcuri, Di Maio, Speranza, Gualtieri… per rispettare la parità di genere ci si sono messe pure le donne…

 

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Il Paese dei cialtroni: porti chiusi, ma perché siamo contagiosi

L’ira di Trump: “Per l’Oms la pacchia è finita, taglieremo i fondi e avvieremo un’inchiesta”

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L’ira di Trump. “L’Oms ha veramente sbagliato tutto”. Lo scrive in un tweet il presidente Usa Donald Trump, affermando che l’Organizzazione mondiale della sanità, “per qualche ragione, finanziata largamente dagli Stati Uniti, tuttavia è molto Cina centrica. Faremo chiarezza”. Trump poi afferma che “fortunatamente ho respinto il loro consiglio di mantenere aperti i nostri confini con la Cina. Perché ci hanno dato una raccomandazione così sbagliata?”, chiede il presidente Usa.

Trump: siamo i maggiori finanziatori dell’Oms

Gli Stati Uniti, primo Paese per contributi all’Organizzazione mondiale della sanità, potrebbero congelare i fondi per l’organizzazione. Lo ha detto Trump che ieri – nel mezzo dell’emergenza coronavirus – ha accusato in un tweet l’Oms di aver “veramente sbagliato tutto” e di essere filo-cinese. In un briefing alla Casa Bianca, Trump ha poi accusato l’Oms di aver dato in ritardo l’allarme. “Sospenderemo i soldi spesi per l’Oms”, ha detto inizialmente il tycoon. Gli Usa sono il primo Paese al mondo per numero di casi di coronavirus. Secondo i dati della Johns Hopkins University negli Stati Uniti sono quasi 400.000 i contagi e più di 12.907 i morti con coronavirus.

Avvieremo un’inchiesta sull’operato dell’Oms

Gli Stati Uniti potranno avviare un’inchiesta sulla gestione della pandemia di coronavirus da parte dell’Organizzazione mondiale Sanità, Oms, prima di decidere di sospendere i fondi all’agenzia dell’Onu. Lo ha detto Deborah Brix, coordinatrice della risposta della Casa Bianca al coronavirus. “Lo abbiamo fatto in passato per altre epidemie ed altre questioni che hanno coinvolto l’Oms”, ha aggiunto. Donald Trump ieri ha accusato l’organizzazione internazionale di essersi sbagliata su “ogni aspetto” dell’epidemia ed ha minacciato di congelare i fondi Usa.

“Nella storia degli Stati Uniti e dell’Oms ci sono stati momenti in cui abbiamo fatto un’approfondita analisi di quello che era successo”, ha spiegato l’immunologa. La quale tra il 2014 ed il 2020 è stata la coordinatrice Usa per la lotta globale all’Aids. “Quando il presidente ha detto che avrebbe trattenuto i fondi non ha detto che li avrebbe trattenuti per sempre, ma invece ha detto indaghiamo su quello che è successo – ha proseguito Brix -. Credo che il presidente voglia una completa indagine su quello che è successo durante l’epidemia in corso”. Per quanto riguarda i fondi all’agenzia dell’Onu, della quale gli Usa sono di gran lunga il principale finanziatore, Brix ha spiegato ci sono i contributi obbligatori versati anno per anno e poi quelli “volontari che abbiamo versato durante la storia dell’Oms, compresi negli ultimi anni per l’Hiv, la Tb ed altre malattie”.

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