Ecco i nuovi nomi per il dopo Conte

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Dal lockdown al knockdown. E a bordo ring eminenti costituzionalisti stimati da Mattarella per il colpo finale a Conte. Al Quirinale, intanto, come da prassi consolidata in periodi turbolenti, si analizzano profili per un possibile successore del capo dell’Esecutivo dopo il no secco di Draghi. L’orientamento è solo verso figure politiche, avendo già scartato ipotesi di novelli “para guru” alla Vittorio Colao, dal quale ci si aspettava molto di più, o di esponenti delle istituzioni, come la presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. I nomi al momento sotto osservazione per un eventuale governo di larghissime intese auspicato pure da Bergoglio sono tre: il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ed i ministri Pd Dario Franceschini, a cui proprio Zingaretti ha delegato i rapporti con il Movimento Cinque Stelle, e Lorenzo Guerini, che alla Difesa ha acquisito una buona dimestichezza con gli interlocutori internazionali, USA in testa, oltre ad essere apprezzato dal mondo industriale. Forse, con un coup de théâtre, potrebbe anche spuntare, Pier Ferdinando Casini, già presidente della Camera dei deputati, con in dote un network europeo di prim’ordine.

Sullo sfondo, i grillini disposti a tutto pur di non andare alle elezioni, Berlusconi che muore dalla voglia di tornare a contare un po’, Salvini che vuole riappropriarsi di un ruolo, Renzi che sogna la Farnesina e la Meloni che difficilmente potrebbe dire no alla Difesa di fronte ad un Paese in drammatica recessione, con la Caritas che non riesce più a sfamare le famiglie senza cibo. Ma quale potrebbe essere il grimaldello che permetterà a Mattarella, a fine estate, di sfrattare da Palazzo Chigi Conte, che continua a disattendere sistematicamente ogni suo suggerimento? Due sono le strade per accelerare, nei prossimi mesi, la formazione di un governo-lampo di “sanità pubblica” che dovrà affrontare una catastrofica crisi economica con 13 milioni di disoccupati e un Pil a meno dodici.

La prima, già in movimento, è la più delicata e potenzialmente esplosiva, che può sintetizzarsi in “chi di Dpcm ferisce, di Dpcm perisce”: da Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale intervistato da QuaranTalks, l’appuntamento organizzato dalla Bologna Business School, che ha ripetuto chiaro e tondo che i Dpcm di Conte sono illegittimi e, come tali, potenzialmente perseguibili. Cassese, peraltro, non solo è uno dei consiglieri più ascoltati da Mattarella, anche per i comuni trascorsi alla Consulta, ma è pure il mentore riconosciuto dell’attuale presidente Cartabia, altrettanto critica verso quello strumento amministrativo ripetutamente adottato. A questo si aggiunga che un altro ex presidente della Corte, Giovanni Maria Flick, aveva iniziato a raccogliere commenti critici da altri giudici costituzionali, iniziativa al momento sopita solo per carità di patria.

Ma a Palazzo Chigi si teme che proprio l’incostituzionalità dei Dpcm possa arricchire la già corposa denuncia, attualmente al vaglio della Procura di Roma, portata avanti dal professor Carlo Taormina che, tra l’altro, sta anche raccogliendo migliaia di firme per una class action. Il combinato disposto tra il parere di autorevoli giuristi e un’iniziativa giudiziaria suggerirebbe di accelerare un’uscita di scena di Conte, il quale si è opposto anche alla consegna, come gli era stato chiesto dall’opposizione, dei documenti stilati dalle mille task force dedicate al Covid-19, com’è prassi consolidata in altri Paesi.

La seconda strada, più elegante, prevede l’uso del fioretto al posto della spada e viene, come al solito, dall’Europa: a parte i pelosi profili giuridici, al Quirinale sono preoccupati per gli sconfortanti giudizi su Conte dalle principali cancellerie europee. A Berlino come a Parigi, a Madrid come a L’Aja, i leader europei si vanno convincendo che le sortite del premier italiano sui risultati nei vertici internazionali e sui negoziati in corso siano meramente strumentali alla sua permanenza a Palazzo Chigi.

È quindi immaginabile che proprio da Bruxelles venga vista favorevolmente la possibilità di un cambio di guardia in Italia, magari con la contropromessa che non ci sarà alcuna tempesta sui mercati. Un nuovo governo con una maggioranza più allargata piace molto a Mattarella, anche perché pure lui, come tutti i presidenti, punta alla riconferma. Tutto il mondo è paese.

 

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Ecco i nuovi nomi per il dopo Conte

Fase 2… ecco l’uomo del Caos

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Intervenga Mattarella oppure un buon dottore (non un virologo…) perché la “decretomania” e il narcisismo di Conte ci stanno portando nel baratro

Si apre… non si apre. Si esce… No, non si esce. C’è chi apre il 4 maggio o forse il 18, magari l’11. I più “sfigati” l’1 giugno, ma non è detto, magari prima. Oppure dopo, dipende. Si possono andare a trovare i congiunti, ma fino a che grado e fino a quanti chilometri di distanza? La fidanza è “congiunta”? Solo se “continuativa”… Ci vuole l’anello.
Gli over 60 devono stare a casa o possono uscire? Con la App, con il braccialetto elettronico o con il collare identificativo?

Così, contro l’indecisionismo del governo, partono le Ordinanze regionali che dicono tutt’altro… Allora, per non essere da meno, i Comuni fanno le loro Ordinanze contro quelle delle Regioni… I ministri straparlano e si contraddicono a vicenda, Conte si pavoneggia, l’opposizione sbraita… L’unico che fino a oggi ha taciuto è proprio l’unico che dovrebbe intervenire mandando a casa il governo: Mattarella.

In  occasione del 1° maggio, finalmente anche lui “esterna”: «Sono necessarie indicazioni – ragionevoli e chiare – da parte delle istituzioni di governo ma, oltre al loro rispetto, è soprattutto decisiva la spontanea capacità di adottare comportamenti coerenti nella comune responsabilità di sicurezza per la salute».

Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte (che siamo noi). Pero, in tutto questo Caos, i cittadini a chi devono dare retta? Perché non è finita qui: con i tamponi come siamo messi? A chi saranno fatti e a chi no?… E i test sierologici? Le mascherine saranno obbligatorie o no, solo in luoghi chiusi o anche all’aperto? Dove le trovo a 0,50 euro come insiste Arcuri, dal momento che farmacie e supermercati non le vendono più perché non vogliono perderci? E i guanti? Bisogna mettere anche quelli? Anche per fare jogging? Ah… la febbre… Bisogna misurarla a tutti i clienti: prima, durante o dopo l’acquisto?

Per le seconde case che si fa? L’ennesimo modello di autocertificazione, ma solo per fare riparazioni, mica per riposarsi un po’. Poi solo se sono nella stessa regione. I milanesi che hanno la casa in Liguria si attaccano…

C’è, infine, lo psico-dramma dei mezzi pubblici… Il governo pretende che si stia “distanziati” e i Tg asserviti al regime si sforzano di mostrare i cartellini sui sedili con il divieto di sedersi… Ma come? se prima manco si riusciva a salire sui treni pendolari, sui vagoni della metropolitana e sui bus al mattino… adesso bisognerebbe stare distanziati? Ma nemmeno se quintuplicassero la frequenza. In auto, poi, si potrà andare in tre o forse in quattro (non è chiaro) però solo appartenendo allo stesso nucleo familiare. Non posso portare un amico o un collega evitando così un po’ di caos dei trasporti?

Siamo in mano ai pazzi

16 Task Force… 447 esperti; un capo della Protezione civile, più un responsabile dell’emergenza, più un super esperto per la Fase 2 (Colao) che però se ne sta in Inghilterra. Un presidente del Consiglio ormai fuori controllo, 21 ministri, 42 sottosegretari… Per partorire questo c…aos?

Conte ha sbagliato tutto prima (affrontando con gravi e colpevoli ritardi l’emergenza sanitaria) sta sbagliando tutto adesso… Prima ha sottovalutato il rischio, adesso spara cifre allucinati parlando del pericolo di avere 150 mila persone in terapia intensiva, quando al massimo della crisi ne abbiamo avute 4.000.

Gli italiani sono meglio di lui (ci vuol poco). Tutti sanno della necessità delle misure di distanziamento sociale (niente strette di mano, niente baci e abbracci) e di quelle igieniche (lavarsi frequentemente le mani, coprirsi la bocca e il naso). Ma tutti abbiamo anche bisogno di vivere, di ricostruire i rapporti sociali e, soprattutto, di lavorare.

La vera emergenza è economica

Infatti, dopo l’emergenza sanitaria (che, in fondo, sarà durata 7, 8 settimane), ciò che preoccupa è l’emergenza economica e sociale che rischia di durare 7, 8 mesi se non di più.
Anche qui, finora, il governo non è riuscito a dare risposte concrete. Solo parole. Ci sono milioni di famiglie che da 2 (anche 3 mesi) non vedono una lira. I 600 euro non sono arrivati a tutti, la cassa integrazione tarda. Ci sono fabbriche ma, soprattutto, negozi, piccole imprese, start up… che non riapriranno né il 4 né mai.

Tutto perché quel vanesio di Conte pensa che sia sufficiente annunciare un decreto perché tutto si risolva… Lui pensa a pavoneggiarsi in Tv «tutto il mondo mi apprezza… mi chiedono gli autografi… si congratulano con me… io passerò alla storia».

I decreti annunciati, poi, impiegano settimane a trasformarsi in leggi che, comunque, non si applicano… come per i prestiti bancari.
«Chiedo alle banche un atto d’amore» ha detto lo gigolò pugliese sbattendo gli occhioni. Perché banca è al femminile e forse lui pensa che siano tutte femmine innamorate di lui. S’è mai vista una banca compiere “un gesto d’amore”? No. E, infatti, nessuna azienda ha ancora visto un euro.

Questa è la situazione che ci attende da lunedì 4 maggio.
Usciamo, quindi, con tutte le dovute precauzioni e cerchiamo di rimediare noi agli errori di questi inetti. Soprattutto, però, ricordiamoci che dovranno rendere conto dei lutti causati e, ora, anche di questo disastro: #celapagherete

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Fase 2… ecco l’uomo del Caos

Coronavirus, patto europeo per il vaccino. Lunedì sottoscrizione da 7,5 miliardi. Il documento dei leader Ue

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Siamo decisi a collaborare con tutti coloro che condividono il nostro impegno a favore della cooperazione internazionale. Siamo pronti a guidare e a sostenere la risposta globale.

Il nostro obiettivo è semplice: il 4 maggio, in occasione di una conferenza dei donatori online, puntiamo a raccogliere una somma iniziale di 7,5 miliardi di euro (8 miliardi di dollari) per sopperire alla carenza globale di finanziamenti che emerge dalle stime del Global preparedness monitoring board (GPMB) e di altri.

Tutti noi metteremo i nostri impegni sul tavolo e siamo lieti che i nostri partner di tutto il mondo faranno altrettanto. I fondi che raccoglieremo avvieranno una cooperazione globale senza precedenti che coinvolgerà scienziati e autorità di normazione, industria e governi, organizzazioni internazionali, fondazioni e operatori sanitari. Sosteniamo l’Organizzazione mondiale della sanità e siamo lieti di unire le forze con organizzazioni esperte come la fondazione Bill e Melinda Gates e il Wellcome Trust.

 

Lettera firmata da Conte, Macron, Merkel, Michel e von der Leyen. Una risposta globale: lavorare insieme per contribuire a guarire il mondo

Il “Mondo contro il Covid-19”. Su iniziativa della Commissione europea, i capi di stato e di governo di Italia, Francia, Germania e Norvegia, insieme col numero uno del Consiglio Ue, annunciano un piano di cooperazione globale per la ricerca di un vaccino che azzeri il coronavirus, una mossa che coinvolgerà scienziati e autorità di normazione, industria e governi, organizzazioni internazionali, fondazioni e operatori sanitari. L’iniziativa, definita in un lettera che la Stampa pubblica in esclusiva per l’Italia, culminerà lunedì (4 maggio) in una conferenza di donatori con cui si punta a mettere insieme almeno 7,5 miliardi di euro. Il testo è firmato da Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana; Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese; Angela Merkel, Cancelliera federale della Repubblica Federale di Germania; Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo; Erna Solberg, Primo ministro del Regno di Norvegia; Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.  “È questo il dovere della nostra generazione – assicurano – e sappiamo di potercela fare: sostenendo insieme la scienza e la solidarietà oggi, getteremo le basi per una maggiore unità domani”.

“Il caso aiuta la mente preparata”, diceva Louis Pasteur, uno dei più grandi scienziati di sempre, padre dei vaccini e di scoperte che negli ultimi tre secoli hanno salvato milioni di vite.

Oggi, proprio come allora, il mondo sta combattendo contro un virus dilagante che ha travolto paesi e continenti, insinuandosi nelle nostre case e nei nostri cuori. Un virus che ha portato caos e sofferenza in tutto il mondo, privandoci dei gesti d’affetto dei nostri cari, dei piccoli piaceri quotidiani, della vista dei luoghi che amiamo.

Questi sacrifici, insieme agli sforzi eroici del personale medico e sanitario, ci hanno aiutato ad appiattire la curva in molte parti del mondo. Mentre alcuni di noi riemergono con cautela dal confinamento, altri sono ancora in isolamento e devono fare i conti con rigorose restrizioni della loro vita sociale e lavorativa. Le conseguenze potrebbero essere particolarmente drammatiche in Africa e nel Sud del mondo.

Quello che ci accomuna è l’impossibilità di guardare avanti e fare progetti, perché nessuno sa con certezza come si evolverà la pandemia.

La posta in gioco è alta per tutti: nessuno è immune, nessuno può sconfiggere il virus da solo e nessuno sarà davvero al sicuro finché non lo saremo tutti, in ogni quartiere, in ogni città, in ogni regione, in ogni paese del mondo. In questo mondo così interconnesso, la forza del sistema sanitario globale è pari a quella del suo anello più debole. Per proteggere ciascuno di noi, dobbiamo proteggerci a vicenda.

Questa situazione pone una sfida globale senza precedenti e ci impone di fare tutto quanto in nostro potere per metterci nelle condizioni di uscirne vincitori. Ciò vuol dire riunire le menti più brillanti e più preparate del mondo per trovare i vaccini e le terapie necessari per rimettere in salute il pianeta, rafforzando al contempo i sistemi sanitari che dovranno renderli accessibili a tutti, in particolare in Africa.

Stiamo concretizzando l’impegno dei leader del G20 a fornire una risposta coordinata al virus su larga scala. Sosteniamo l’appello all’azione dell’Organizzazione mondiale della sanità e di altri soggetti operanti nel campo della sanità a livello mondiale. In quest’ottica abbiamo inaugurato di recente l’acceleratore ACT (Access to Covid-19 Tools), una piattaforma di cooperazione globale che intende dare impulso e potenziare la ricerca, lo sviluppo, l’accesso e la distribuzione equa del vaccino e di altri strumenti diagnostici e terapeutici in grado di salvare vite. Questo ha gettato le basi di una vera alleanza internazionale contro il Covid-19.

Ogni singolo euro o dollaro raccolto sarà convogliato principalmente tramite organizzazioni sanitarie mondiali riconosciute come CEPI, Gavi, l’Alleanza per il vaccino, e tramite il Fondo mondiale e Unitaid, per sviluppare e distribuireil più rapidamente possibile e a più persone possibili gli strumenti diagnostici, le terapie e i vaccini che aiuteranno il mondo a superare la pandemia. Se riusciamo a sviluppare un vaccino prodotto dal mondo per il mondo, questo vaccino sarà un bene pubblico globale unico del 21º secolo. Insieme ai nostri partner, ci impegniamo a renderlo disponibile e accessibile a tutti.

È questo il dovere della nostra generazione e sappiamo di potercela fare. Tecnologie sanitarie di elevata qualità e a basso costo non sono un sogno ad occhi aperti. Negli ultimi vent’anni abbiamo visto come i partenariati pubblico-privato siano riusciti a mettere a disposizione dei più poveri in tutto il mondo numerosi vaccini salvavita.

Sappiamo che la corsa sarà lunga. A partire da oggi facciamo uno sprint verso il primo obiettivo, ma ci prepariamo a una maratona. L’obiettivo iniziale coprirà solo le prime necessitò: la produzione e la distribuzione di medicinali su scala globale richiederanno risorse ben al di sopra di questo obiettivo.

Insieme, dobbiamo garantire che le risorse continuino a essere mobilitate e che si continuino a compiere progressi per ottenere un accesso universale ai vaccini, alle terapie e ai test.

Questo momento è topico per la comunità mondiale. Sostenendo insieme la scienza e la solidarietà oggi, getteremo le basi per una maggiore unità domani. Ispirandoci agli obiettivi di sviluppo sostenibile, possiamo ridefinire il potere delle comunità, della società e della collaborazione globale, per far sì che nessuno sia lasciato indietro.

Il World against Covid-19 è questo. Insieme vinceremo.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana
Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese
Angela Merkel, Cancelliera federale della Repubblica Federale di Germania

Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo
Erna Solberg, Primo ministro del Regno di Norvegia
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea

 

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https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/05/01/news/coronavirus-patto-europeo-per-il-vaccino-lunedi-sottoscrizione-da-7-5-miliardi-il-documento-dei-leader-ue-1.38793862

La Lega di Salvini occupa il Parlamento: “Conte dia risposte precise”

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Sono 74 i parlamentari della Lega che hanno trascorso la notte nelle aule della camera e del senato. Presenti, tra gli altri, Matteo Salvini al Senato ed entrambi i capigruppo nei rispettivi emicicli.

Nella mattinata del 30 aprile proseguirà la staffetta di deputati e senatori che non ostacoleranno i lavori parlamentari già previsti. Anzi, fanno notare, sono i deputati della maggioranza che hanno chiesto (e ottenuto nella capigruppo) che domani l’Aula di Montecitorio non votasse il decreto, rimandato a martedì prossimo, per “esser certi di riuscire a partire entro il 1o maggio”.

Una “vergogna” e un “affronto” nei confronti di milioni di italiani che un lavoro non ce l’hanno più o, nel migliore dei casi, è sospeso come la vita di tutti in questa emergenza da Covid 19.

“Noi resteremo a oltranza nelle aule rispettando le regole e silenziosamente” fanno sapere i rappresentanti della Lega finché “il governo non darà risposte precise sul fronte della sicurezza sanitaria, della ripresa del lavoro, del ripristino delle libertà, dei diritti e della democrazia nel Paese e nel Parlamento”. Al momento però, l’unica certezza è che il “tanto sbandierato decreto aprile è definitivamente sparito dalle agende dell’esecutivo e prima di maggio il governo non approverà alcun provvedimento. Intanto famiglie e imprenditori continuano a soffrire”.

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La Lega di Salvini occupa il Parlamento: “Conte dia risposte precise”

“Il Comitato scientifico ha sbagliato i calcoli sui 151mila in intensiva”. Lo studio che sbugiarda il governo

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Roma, 29 apr – Il documento del Comitato tecnico scientifico nel quale si ipotizzava il terribile scenario di 151mila pazienti in terapia intensiva nel caso di una riapertura totale – e che, di fatto, ha frenato l’avvio della fase due – conterrebbe un errore di calcolo che ne inficerebbe l’attendibilità.

Le ipotesi considerate dagli esperti nello studio si baserebbero infatti su cifre riferite a una popolazione di 250 milioni di abitanti e non di 60, quale è, invece, il numero dei cittadini italiani. L’errore è stato scoperto dalla holding Carismapresieduta da Giovanni Cagnoli, che ha rivelato come, su 45 dei 46 possibili scenari presi in considerazione dal Comitato tecnico, le proiezioni del numero di posti occupati in terapia intensiva risultavano inferiori rispetto alla capacità nazionale (9mila posti). Un risultato ben lontano dagli spaventosi 151mila ventilati dallo studio.  

L’errore riguarda il calcolo statistico-matematico. Nel documento viene impostato un tasso di letalità dei contagi (Ifr) pari allo 0,657%, arrivando poi a quantificare, per ogni fascia d’età, la probabilità di finire in terapia intensiva. Prendiamo ad esempio il caso della Lombardia: considerando il numero di decessi ufficiali (8.311) al momento del picco dei ricoverati in terapia intensiva, cioè il 3 aprile, e applicando la percentuale media di letalità, si arriva a 1.385.000 contagiati. Dal momento che i casi di terapia intensiva in Lombardia al momento del picco erano1.381, si deduce quindi che l’incidenza tra casi di terapia intensiva e numero di infetti è all’incirca dello 0,1%. Il grafico del documento del Comitato tecnico scientifico che sarebbe alla base di tutto il ragionamento contro la riapertura dopo il lockdown «presuppone quindi un’incidenza per fascia di età che, anche se stimata a zero fino a 60 anni, arriverebbe a circa 0,3% mediamente oltre i 60 anni di età», si legge nella nota di Carisma.

Ma allora perché nel grafico in questione «tale incidenza oscilla tra 1% e 6% (mediamente 3,5%) con un errore di almeno 10 volte»? Anche con l’ipotesi che «il fabbisogno di letti di terapia intensiva in Lombardia sia stato 2.000 e non 1.381 l’errore resta superiore a 6 volte. Analizzando la situazione del Veneto, dove non c’è stata scarsità di letti di terapia intensiva, l’errore resta di 6 volte».

Ed è proprio basandosi su tali indici che il calcolo porta allo scenario di 151.231 casi di terapia intensiva all’8 giugno e a più di 440mila casi totali cumulati al 31 dicembre. Ma questi numeri si traducono in «150 milioni di cittadini (151k/0,1%) con età superiore a 20 anni – perché come noto sotto tale età l’incidenza della terapia intensiva è trascurabile» con una stima della popolazione italiana di 200 milioni di persone. «Vorremmo conoscere i 200 milioni di connazionali a noi ignoti», conclude Carisma. Conclusione: «Anche accettando quelli che appaiono errori di calcolo – scrivono – notiamo che il modello in 45 dei 46 scenari esaminati conclude che le previsioni di picco della terapia intensiva sono significativamente inferiori alla capacità nazionale (circa 9.000 posti)». Il rallentamento tanto raccomandato dal governo, quindi, si basa su calcoli completamente falsati.

Cristina Gauri

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/comitato-scientifico-sbagliato-calcoli-151mila-intensiva-sbugiarda-governo-154808/

“Calpesta la Costituzione”. Conte adesso rischia grosso

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Renzi a testa bassa: le libertà non ce le concede il governo Rilievi dalla Consulta. Il premier: “Tocca a me decidere”

Matteo Renzi sente l’odore del sangue. È convinto che sul terreno della Costituzione si giochi la partita finale per mandare a casa il governo guidato da Giuseppe Conte.

Prima dalle pagine di Repubblica, poi nell’e-news serale, l’ex presidente del Consiglio affonda il colpo contro l’avvocato del popolo. «L’ultimo dpcm è uno scandalo costituzionale. Non possiamo calpestare i diritti costituzionali. Trasformiamolo in un decreto», dice il leader di Italia viva. Il premier liquida le accuse di Renzi a semplici opinioni: «Onestamente non ho visto la rassegna stampa. Sono rientrato alle 4.30 a Roma, questa mattina presto sono ripartito e non ho avuto tempo. Libertà d’opinione, ma a me tocca decidere», replica da Lodi. Poi in serata, da Piacenza, il presidente del Consiglio è più chiaro: «La tipologia di questa emergenza ci impone di dover intervenire decidendo anche nel giro di poche ore. Questo non significa che le prerogative del Parlamento non siano rispettate: continuerò a riferire. I decreti saranno convertiti in legge. Siamo riusciti a farlo anche in un contesto molto difficile, e il nostro ordinamento non era pronto. Ma è un percorso che non esilia affatto le prerogative del parlamento».

Ma Renzi non molla ed evoca il rischio dello Stato etico: «Non può esistere uno Stato etico che ti fa autocertificare se la tua relazione affettiva è stabile o saltuaria: se nessuno si indigna per questo, significa che abbiamo un problema. La libertà di movimento, la libertà religiosa e tutte le altre libertà non sono consentite da un governo: la libertà viene prima del governo. E se anche rimanessi il solo a dirlo, continuerò a farlo».

Da ieri non c’è più solo l’ex rottamatore a criticare l’operato del governo. Ma anche la Corte Costituzionale mette nel mirino l’inquilino di Palazzo Chigi: «Non esiste un diritto speciale per i tempi eccezionali», spiega il presidente della Consulta Marta Cartabia nella tradizionale relazione annuale. Salvo poi correggere il tiro in serata. L’unico che si immola in difesa del premier è il leader del Pd Nicola Zingaretti: «Tutte le sollecitazioni ad un rigore in materia costituzionale sono importanti, ma credo che non siamo in presenza di violazioni della Costituzione». In direzione opposta va il capogruppo dei dem a Palazzo Madama Andrea Marcucci: «Credo che Conte abbia sbagliato sul crono programma della fase due. La riapertura di bar e ristoranti il 1 giugno temo sia troppo lontana, il Dpcm scade il 17 maggio, lasciamoci lo spazio per decidere di volta in volta se ci sono margini per aprire prima, o per testare le aperture nelle regioni dove la curva epidemiologica è più rassicurante». L’affondo della Consulta spinge il capogruppo di Forza Italia Mariastella Gelmini a chiedere la trasformazione dell’ultimo dpcm in decreto legge: «Siamo sempre stati moderati e responsabili ma di fronte all’ultima conferenza stampa autocelebrativa di Conte, osserviamo che accanto alla crisi sanitaria ed economica, c’è una crisi democratica. La prima nostra richiesta è trasformare il dpcm in decreto, in modo che il Parlamento possa dire la propria». Nelle pagine della relazione della Cartabia c’è un messaggio chiaro al capo del governo a tenere la Costituzione come «la bussola anche per navigare per l’alto mare aperto nei tempi di crisi». Il presidente Cartabia spiega che «la Costituzione non è insensibile alle situazioni di emergenza come recita l’articolo 77 della Costituzione in materia di decreti-legge». E come si fa con gli studenti all’Università, il numero uno della Consulta ricorda circostanze analoghe in passato che però «non hanno portato a una sospensione dell’ordine costituzionale». L’intervento a tenaglia (Cartabia-Renzi) sa di ultimatum per un premier sempre più isolato.

DA

https://m.ilgiornale.it/news/politica/calpesta-costituzione-conte-adesso-rischia-grosso-1858929.html

Riprendersi l’agricoltura (sovranità alimentare)

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Roma, 28 apr – Ai tempi del Covid-19, delle dirette di Conte e delle app facoltative obbligatorie, ancora nessuno ha parlato in modo serio, quasi come fosse scomparsa nel nulla, della scuola italiana e dei suoi studenti.Quale futuro aspetta la generazione che in questo momento è chiusa dentro casa, in attesa che le scuole riaprano (forse) a settembre?

Scuola sempre più sottofinanziata

Evidentemente si sottovaluta la portata del danno inferto dalla quarantena obbligatoria al futuro degli studenti: il ministero dell’Istruzione, con la confusione e i continui rimandi sembra voler semplicemente perder tempo in attesa di buone nuove, vuoi per l’inadeguatezza del governo giallofucsia, vuoi perché i fondi destinati alla scuola (come quelli per la sanità) sono stati quelli più colpiti dai tagli dei regimi dell’austerità. Lo stesso Di Maio all’indomani del varo della nota di aggiornamento al Def aveva assicurato che non ci sarebbero stati tagli all’istruzione. Anzi, ai microfoni di Agorà il leader M5S aveva annunciato che la prossima manovra avrebbe aumentato gli investimenti per università e ricerca.

Guardando il testo della Nadef lo scenario sembra tuttavia molto differente. La tabella R1, a pagina 48 del testo pubblicato sul sito del ministero dell’Economia, riassume l’andamento della spesa pubblica age-related. Alla voce scuola scopriamo che gli stanziamenti in percentuale del Pil nel 2020 sono attesi al 3,4 per cento per poi calare progressivamente al 3,2% nel 2025, al 3,1% nel 2030 e al 3% nel 2035. E iniziare la risalita solo nel 2040. Mancano i soldi per le sanificazioni? Domanda retorica. È certo che mancano i soldi, come sono mancati per decenni i fondi destinati all’edilizia scolastica. La diade Manfredi-Azzolina non sembra funzionare e non sembra voler dare risposte concrete a questa emergenza storica.

Il punto non è la pagella, a nessuno importa dei sei o sette in educazione civica, il punto è che non si sta profilando per i giovani una possibilità di educazione e formazione in grado di renderli forti nel mondo del lavoro di domani. Al contrario, si sta pensando e attuando un mondo peggiore, in cui questi studenti si troveranno a confrontarsi con quella manodopera che i cervelloni della sinistra globalista stanno già pensando di regolarizzare. Ancora Ius Soli? Vi chiederete… Peggio, il più bieco e semplice latifondismo. Dobbiamo regolarizzarli per disporre di braccianti agricoli. Quindi, mentre gli studenti italiani sono costretti a casa, mentre le tendenze demografiche danno l’Italia per spacciata, avremo un lavoro sicuro per migliaia di immigrati per farli lavorare nei campi dei nostri agricoltori. Agricoltori che, se anche volessero, non potrebbero far competere le proprie merci ottenute con lavoro ben retribuito con quelle di importazione estera, o peggio, con quelle di una feroce e mafiosa concorrenza interna. Quella che si profila è una vera e propria terzomondizzazione dell’Italia, aggiunta alla catastrofe demografica ed alla distruzione dell’istruzione pubblica. Quali sono le vie percorribili?

Non c’è da chiederlo al governo, ovviamente. Consapevoli o no, Conte e i suoi burattinai stanno facendo imboccare alla nazione Italia una strada senza uscita, a causa della quale ci ritroveremo troika in casa e un comparto industriale, turistico e culturale all’asta del miglior offerente, con una tendenza al ribasso della qualità del lavoro e della vita.

Ripartire dagli istituti agrari

Prima di sparare inesattezze sesquipedali sulla regolarizzazione forzata degli immigrati, qualcuno si è mai chiesto quanti studenti italiani hanno imboccato la via dell’istruzione agraria? Sono quasi 50 mila i ragazzi che alle superiori hanno scelto un percorso didattico legato alla terra, già nell’anno scolastico 2017/18. Un vero e proprio record per il quinquennio. A dirlo la Coldiretti su dati del ministero dell’Istruzione divulgati in occasione della chiusura delle scuole, dai quali emerge il record di studenti nelle scuole superiori di agraria in Italia che fanno registrare un aumento del 36% proprio negli ultimi cinque anni. “Sono tutti figli di agricoltori” diranno i benpensanti col mignolino alzato. Balle: la maggior parte di questi studenti proviene da famiglie non legate alla terra, che però hanno scelto un campo fondamentale su cui si giocano i destini di una sovranità alimentare. Non meno importante della sovranità energetica o della sovranità industriale e militare.

Sempre dalla Coldiretti nasce la piattaforma online “Job in country”, una vera e propria piazza d’incontro e intermediazione tra imprese e lavoratori del settore. In Italia, sempre secondo Coldiretti, servono 200/250 mila persone che di solito vengono dall’estero come lavoratori stagionali per raccogliere la nostra frutta e verdura. E dal coronavirus arriva una possibilità storica: spezzare la dipendenza dalla manodopera estera e riconsegnare le chiavi dell’agricoltura al popolo italiano e alla sua gioventù. Perché Azzolina & Co. non immaginano un rientro degli studenti italiani di agraria direttamente in tirocini formativi e retribuiti nelle aziende che piangono miseria? Perché non pensare dei veri e propri voucher per permettere agli italiani in cassa integrazione o a chi ha sovvenzioni sociali di non perderle a causa della quarantena, facendo slittare il lavoro verso le nostre campagne?

I giovani ci sono, la voglia sicuramente. Che siano concesse ai ragazzi le armi per combattere noia e disoccupazione tornando ad un lavoro manuale ed artigianale che è di gran lunga superiore ad un posto precario e incravattato in qualche ufficio di città, sicuramente superiore ad un’emigrazione forzata verso le capitali erasmus. Basta con i palliativi: l’economia italiana ha bisogno di tornare all’opera, passando da quello che dovrebbe essere il comparto primario di una nazione, ovvero l’agricoltura. Se non ci aspettiamo risposta dai drogati di liberismo e cultori delle cedole bancarie, siano le opposizioni a chiedere un intervento forte e decisivo sulla scuola pubblica, che se lasciata nelle mani di curatori fallimentari, di uomini piccoli e indecisi, rischia di far appassire ed ammuffire questa nazione. La primavera deve tornare nei campi, il futuro è nelle scuole.

Libero Baluardo

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https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/riprendersi-agricoltura-sovranita-alimentare-futuro-studenti-italiani-154348/

L’on. Pagano: “Stato ateo, radical-totalitario e massone consente ‘Liberazione’ ma non messe”

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“Ricapitoliamo, oggi 25Aprile questo Stato ateo, radical-totalitario e neomassone ha consentito la Festa della Liberazione con Autorità e partigiani dell’Anpi, mentre a decine di migliaia di persone morte da coronavirus ha negato i funerali e ai parenti di pregare per loro. E i vescovi della CEI, con la probabile, quanto ventilata, copertura della Segreteria di Stato, si sono a adeguati silenti? Non mi permetto di dare giudizi personali, ma immagino che il giudizio della Storia sarà impietoso”.

Così ha scritto l’onorevole Alessandro Pagano, vice capogruppo della lega alla Camera dei deputati firmatario di una interrogazione al ministro dell’Interno che punta il dito contro le decisioni del governo.

Secondo l’onorevole siciliano “il presidente del Consiglio Conte e il ministro Lamorgese, ancora una volta, usano due pesi e due misure. Al popolo italiano è stata preclusa qualsiasi memoria pubblica della Pasqua e delle messe domenicali senza tentare di conciliare la partecipazione alla Messa col possibile rispetto delle regole di distanziamento e di igiene. Da due mesi, è preclusa perfino la possibilità di assistere ad un funerale, cui ogni civiltà collega il commiato con un proprio caro, per non parlare di prendere parte alle celebrazioni all’interno delle Chiese che spesso sono state interrotte dalle Forze dell’Ordine. Però, con la circolare del ministro dell’interno del 22 aprile ‘Emergenza Covid-19. Celebrazioni del 25 aprile 2020 – 75° anniversario della Festa della Liberazione’ il ministro dell’Interno, d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ritiene che, nonostante l’emergenza, siano consentite le celebrazioni dell’anniversario, e che a esse prendano parte anche le Associazioni partigiane e combattentistiche, col doveroso rispetto delle regole del distanziamento. La circolare, però, non è formulata chiaramente poiché afferma che ‘si potranno, in qualche modo, ritenere consentite forme di celebrazione della tradizionale cerimonia’. Francamente mi sfugge il senso giuridico dell’espressione ‘in qualche modo’: una condotta o è permessa, o è vietata, o è permessa nel rispetto di condizioni che vanno esplicitate. Questo significa che ciascun prefetto viene delegato a far svolgere cerimonie vietate da una norma di legge, secondo modalità che, col necessario distanziamento (unica certezza della circolare) potranno variare per ognuna delle cento province d’Italia. È evidente l’imbarazzante confusione del governo anche su questo tema”.

Secondo l’onorevole Pagano a questo punto il ministro Lamorgese dovrebbe spiegare “se e in che modo potrà essere consentito lo svolgimento, in deroga, di tutte le feste civili e non solo la ricorrenza del 25 aprile e spieghi, inoltre, se sentito il premier Conte non si conceda finalmente deroghe anche per la celebrazione delle Messe e dei funerali, ovviamente nel rispetto delle misure di distanziamento sociale”.

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L’on. Pagano: “Stato ateo, radical-totalitario e massone consente ‘Liberazione’ ma non messe”

“Conte, con te faremo i conti!”

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La farina del diavolo finalmente si è trasformata in crusca! Più di tre decenni di politica fondata sulla menzogna, sul politicamente corretto, sulla fuffa sono venuti giù come un castello di carta.

Per uscire dalle difficoltà buona parte degli italiani, avveduti e meno avveduti, hanno compreso una cosa: che devono fare da soli.

Infatti, il motto che percorre l’Europa è questo: ognuno per sé e virus per tutti.

Anche la NATO, la potente organizzazione militare, che dovrebbe difenderci dal perfido Putin e dall’espansionismo cinese si è dileguata, ma non prima di avvertirci, come farebbe un buon padre di famiglia, di non accettare le caramelle dagli sconosciuti. Siamo stati messi in guardia dagli aiuti umanitari che ci sono arrivati da Cuba, dal Vietnam, dalla Cina e dalla Federazione Russa ( sic!), perché ci potrebbero essere, sotto sotto, interessi geopolitici . Incredibile, soprattutto se detto dalla NATO!

Ma anche la Chiesa Cattolica da questa emergenza non esce tanto bene. Molto “responsabilmente” ha chiuso tutti i luoghi di culto. Ma quello che ha turbato molti credenti è stata l’assenza del Vicario di Cristo in Terra. Papa Francesco, il papa star, il globalista dell’accoglienza, non va più in giro a fare abluzioni di sorta ai mendici, non si vede più ma, soprattutto, non si sente più. Ha speso poche parole di conforto per il popolo italiano. Tuttavia, quando ha parlato urbi et orbi, in primis ci ha raccomandato di essere accoglienti nei confronti dei migranti. Così, mentre noi siamo confinati in casa, i migranti scorrazzano liberamente per il nostro paese e continuano ad arrivare sulle nostre coste.

Acclarato che dobbiamo fare da soli, a questo punto l’U.E. non è la soluzione, bensì la genesi di tutti i nostri problemi.

Gli italiani lo hanno compreso, la difficoltà è che non ancora lo vogliono capire i nostri governanti. I poveretti si trovano di fronte ad un bivio: liberare l’Italia da vincoli, pastoie e catene che ci siamo auto imposti negli ultimi trenta anni oppure continuare con la solfa del magnifico progetto europeo, che ormai risiede solo nella mente del Presidente della Repubblica, del PD e del M5S?
La prima strada, difficile, pericolosa ed erta, è una scelta di libertà, la seconda strada, certamente più comoda, ci conduce a morte sicura.

Se i nostri governanti avessero le coscienze libere e non soffrissero di dipendenza cognitiva, sceglierebbero la prima opzione, che poi è quella che ci ha dato quarant’ anni di crescita impetuosa e di prosperità.

In ogni caso, qualsiasi scelta dovrebbe essere operata da un Governo uscito dalle urne, che gode del pieno appoggio popolare e non da un governicchio che è minoranza nel paese e che annovera tra le sue file il PD, partito uscito sconfitto dall’ultima consultazione elettorale politica.

Il Capo del Governo Conte è l’ultimo di una serie interminabile di mancati servitori della patria .

Vorrebbe accreditarsi come uomo forte ma, come direbbero gli orientali, è una tigre di carta e della cosa egli è assolutamente consapevole. Emulo di Quinto Fabio Massimo Verrucoso, detto il Cunctator, con tutta la sua corte di cerretani, ciurmatori e saltimbanchi, si è avviato in una defatigante trattativa con l’U.E. che non condurrà a nulla, anzi forse no, condurrà all’inevitabile ennesima presa per il c**o degli italiani.

I nostri governanti, nessuno escluso, hanno molto in comune con i generali felloni che tradirono Francesco II di Borbone ed il popolo meridionale, con le conseguenze che ancora oggi ci affannano.

E’ opportuno rammentare al capo del Governo Conte che questa situazione di commissariamento della Costituzione, prima o poi, finirà ed allora si faranno i conti!

Raffaele SALOMONE-MEGNA

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https://scenarieconomici.it/conte-con-te-faremo-i-conti-di-r-salomone-megna/

Riconoscimento del genocidio armeno: si della Siria, no di Israele

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaarmeni
Comunicato n. 41/20 del 24 aprile 2020, San Fedele da Sigmaringa
 
Riconoscimento del genocidio armeno: si della Siria, no di Israele 
 
Oggi ricorre il 105° anniversario del genocidio armeno. Il governo israeliano persiste nel rifiuto di riconoscere il genocidio (anche per non compromettere la vendita di armi all’Azerbaigian, in guerra contro l’Armenia). Il parlamento siriano invece l’ha riconosciuto, secondo paese arabo a farlo dopo il Libano.
 
Il Parlamento siriano riconosce e condanna il Genocidio armeno
 
Damasco, 14/2/2020 (Agenzia Fides) – L’Assemblea del popolo siriano, nella seduta di giovedì 13 febbraio, ha approvato all’unanimità una risoluzione che riconosce come “Genocidio” la tragedia storica dei massacri di armeni perpetrati nella Penisola anatolica negli anni 1915-1916. “Il Parlamento” riferisce un comunicato diffuso dai media ufficiali siriani, “riconosce e condanna il Genocidio commesso contro gli Armeni dallo Stato ottomano all’inizio del XX secolo”.
 
Con il voto di ieri, la Siria diventa il primo Paese arabo a riconoscere ufficialmente, e ai massimi livelli istituzionali, la natura genocidaria delle persecuzioni pianificate scatenate 105 anni fa contro le popolazioni armene dei territori dell’attuale Turchia. La risoluzione dell’Assemblea del popolo siriano arriva dopo settimane di tensioni tra Ankara e Damasco, seguite agli scontri tra le forze militari dei due Paesi consumatesi nella provincia siriana nord-occidentale di Idlib, dove l’esercito governativo siriano sta assediando le ultime aree controllate da milizie islamiste. 
 
Il riconoscimento del Genocidio armeno da parte della Siria ha provocato l’immediata reazione ufficiale della Turchia: Hamy Aksoy, portavoce del Ministero degli Esteri turco, ha pubblicato una dichiarazione durissima, in cui la risoluzione siriana di condanna del “cosiddetto genocidio” armeno viene bollata come “l’immagine dell’ipocrisia di un regime che da anni ha assecondato ogni tipo di carneficina nei confronti del proprio popolo, comprese quelle contro i bambini; un regime che ha causato la fuga di milioni di propri connazionali ed è rinomato per la sua spregiudicatezza nell’uso di armi chimiche”. 
 
Il 4 marzo 2015, l’Assemblea del popolo siriano aveva già dedicato al Genocidio armeno una “sessione commemorativa”. L’iniziativa, promossa in particolare dalla parlamentare siriana cristiana Maria Saadeh, aveva visto il coinvolgimento dei membri dei Comitati parlamentari per le relazioni estere e la partecipazione dell’Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Siria, Arshak Poladyan, che nel suo intervento aveva ricordato l’accoglienza ricevuta cento anni prima, proprio in Siria, dagli armeni che fuggivano dai massacri pianificati dal governo dei Giovani Turchi. 
 
Di recente (vedi Fides 18/5/2019), un appello a ritornare in Siria e a ricostruire le proprie case devastate dal conflitto è stato rivolto dal Presidente Bashar Assad agli armeni siriani che negli anni del conflitto sono fuggiti dal Paese, trovando rifugio in Libano, in Armenia o in altri Paesi del Medio Oriente e dell’Occidente. L’esplicita richiesta di rimpatrio rivolta ai profughi armeni è stata espressa dal leader siriano in occasione del suo incontro con Aram I, il “Catholicos armeno apostolico”, ricevuto a Damasco dal Presidente Assad martedì 14 maggio. In quella occasione, i media governativi siriani avevano riportato anche gli elogi rivolti in quella circostanza da Assad allo “spirito patriottico” dei siriani armeni, da lui definiti “cittadini esemplari”: il Presidente siriano aveva esaltato il contributo da loro offerto alla difesa dell’unità nazionale di fronte al tentativo di smembramento del Paese messi in atto da quella che Assad aveva definito come “barbarie terrorista”. Assad aveva anche paragonato la brutalità da lui attribuita a tale “barbarie terrorista” con la ferocia dei massacri commessi dagli ottomani contro il popolo armeno. 
 

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