Un altro documento inchioda Conte alle sue responsabilità

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Già dal 20 gennaio al Ministero della Salute si ipotizzavano scenari catastrofici, eppure NULLA è stato fatto per prevenirli o affrontarli… perché? Tutte le domande da porre al governo…

Premettiamo che non è una questione politica, ma provoca rabbia e sconcerto lo scoprire che il governo era perfettamente a conoscenza del grave rischio che il Paese correva. Era a conoscenza anche dei possibili scenari catastrofici. Eppure, nonostante ciò non ha fatto praticamente nulla, per evitare che la tragedia travolgesse l’Italia.

Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sull’incapacità e l’irresponsabilità dimostrata da Conte, Speranza e soci nell’affrontare l’emergenza coronavirus le ha potute fugare dopo le rivelazioni del direttore generale del ministero della Salute, Andrea Urbani, al Corriere della sera, confermate con qualche precisazione dal Ministero e anche dallo stesso Roberto Speranza, ospite in tv su Rai Tre.

A dire il vero, Urbani voleva scagionare il governo, addirittura rivendicando i “meriti” del ministro per aver contenuto il contagio. In realtà, lo ha inchiodato alle sue terribili responsabilità.
Tutto nasce da un articolo del Corriere di lunedì – in tutto simile a quelli da noi più volte pubblicati – che ricostruiva i ritardi nella gestione dell’emergenza. Per questo, il dirigente ministeriale ha rivelato che «non c’è stato nessun vuoto decisionale. Già dal 20 gennaio avevamo pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio».

Stando a quanto riporta il giornale il «documento contiene tre scenari per l’Italia, uno dei quali troppo drammatico per essere divulgato senza scatenare il panico tra i cittadini. Per questo il piano è stato secretato… Cifre impressionanti, insostenibili da qualunque sistema sanitario Urbani parla del rischio di «600 mila-800 mila morti».

Nella tarda serata di martedì è arrivata poi una nota del Ministero per precisare che, durante i lavori della task force sul nuovo coronavirus, istituita al Ministero della Salute il 22 gennaio «è emersa la necessità di elaborare, a cura della Direzione Programmazione del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INMI Spallanzani, uno studio sui possibili scenari dell’epidemia e dell’impatto sul Sistema sanitario nazionale, identificando una serie di eventuali azioni da attivare in relazione allo sviluppo degli scenari epidemici, al fine di contenerne gli effetti».

La prima versione di questa analisi del 12 febbraio è stata presentata al Comitato Tecnico-Scientifico per il necessario approfondimento. Questo lavoro di studio e approfondimento ha «poi contribuito alla definizione delle misure e dei provvedimenti adottati a partire dal 21 febbraio, dopo la scoperta dei primi focolai italiani».

Nella stessa serata di martedì ospite di Bianca Berlinguer a “Carta Bianca” c’era anche il ministro Speranza che, interpellato sul tema, ha tenuto a precisare che «le riunioni del Comitato scientifico sono tutte riservate» e che non era un piano segreto ma uno studio «su ciò che sarebbe potuto avvenire a seguito di un’epidemia massiccia» da SarsCov2, con «una serie di variabili, per prepararsi ad una eventuale emergenza e capire come intervenire».

Il piano – riporta il Corriere – è un documento di 55 pagine in cui «tecnici e scienziati elaboravano in grafici e tabelle i modelli matematici dei contagi allora in atto a Wuhan, città cinese da cui la pandemia è partita. Il risultato di quelle proiezioni era sconvolgente. Nel terzo scenario preso in considerazione — il più catastrofico, con un tasso di contagiosità (R0) superiore a 2 — se il nostro Paese non avesse scelto di fermare i motori dell’economia, isolare le zone rosse e chiudere in casa le persone i morti sarebbero stati un numero scioccante».

La cosa paradossale è la “rivendicazione” che il ministro Speranza ha fatto di questo studio avendo affermato in tv: «È merito del governo aver elaborato questo studio, per capire come intervenire». No, ministro, sarebbe stato un merito se, poi, il governo avesse agito preparandosi al peggio o fosse intervenuto tempestivamente una volta esploso il contagio. Cosa che, invece, non ha fatto.

Se fino a oggi si poteva ipotizzare una “sottovalutazione”, adesso no, si ha la certezza che il governo sapeva i rischi che correvamo. Quindi la posizione di Conte, Speranza, Borrelli, Franceschini, Di Maio & co. diventa ben più grave.

La passività del governo può essere valutata da un Tribunale come colpevole “complicità” nella diffusione dell’epidemia.

Sette domande a Conte e al suo governo

1 – Perché se il 31 gennaio il governo dichiara lo stato di emergenza non fa provviste di mascherine, tute, guanti e respiratori?
Avendo commissionato il 20 gennaio lo studio sulle possibili conseguenze ed essendo a conoscenza di un possibile scenario catastrofico, il governo – come minimo – avrebbe dovuto provvedere a fare scorta di dispositivi di protezione individuale per medici e operatori sanitari e a predisporre un piano di emergenza per respiratori (come si era visto a Wuhan).

2 – Perché il 4 febbraio il governo ha respinto la richiesta dei governatori del Nord di mettere in quarantena tutti coloro che tornavano dalla Cina?
Essendoci l’ipotesi di un possibile scenario catastrofico, il governo avrebbe dovuto cogliere ogni occasione per rafforzare le misure di prevenzione.

3 – Perché il 15 febbraio Di Maio ha regalato alla Cina milioni di mascherine, sguarnendo ulteriormente le dotazioni di riserva per i nostri medici e i nostri operatori sanitari?
Il governo non avrebbe dovuto consentire al ministro degli Esteri di fare il “beau geste” verso la Cina (ormai fuori dalla fase acuta di contagio), al contrario avrebbe dovuto richiedere e far produrre quei supporti che, poi, sono sempre mancati.

4 – Perché il 25 e il 26 febbraio il presidente Conte “tranquillizza” gli italiani dicendo che, a parte le zone rosse di Codogno e Vò, la situazione è sotto controllo e la vita deve andare avanti, plaudendo alle iniziative irresponsabili dei sindaci Sala, Gori e Delbono e all’aperitivo milanese di Zingaretti?
Essendo al corrente del possibile scenario catastrofico, il governo avrebbe dovuto rassicurare ma non troppo e soprattutto impedire in ogni modo quelle iniziative dei sindaci che hanno favorito la diffusione esponenziale del virus e dei contagi in Lombardia.

5 – Perché il 3 marzo, dopo la conferma del Comitato Scientifico, non ha dichiarato la zona rossa nel bergamasco?
Essendo al di fronte già a uno scenario catastrofico, il governo avrebbe dovuto immediatamente chiudere Alzano e Nembro, invece, ha ritirato Carabinieri ed Esercito già disposti nei comuni e ha perso giorni che sono costati centinaia di morti.

6 – Perché il governo ha aspettato fino il 6 marzo prima di contattare la ditta emiliana che produce respiratori?
Essendo al corrente di un possibile scenario catastrofico già da gennaio un governo serio avrebbe dovuto muoversi per tempo.

7 – Perché il premier Conte ha “titubato”, la sera del 7 marzo, prima di chiudere la Lombardia consentendo così il pericoloso esodo verso il Sud?
Conoscendo i rischi di catastrofe paventati, un governo serio avrebbe dovuto immediatamente varare il decreto di chiusura, senza indugiare e, soprattutto, senza far trapelare alla “stampa amica” informazioni che hanno generato panico.

Sappiamo che è abitudine di Giuseppe Conte non rispondere neppure in Parlamento a quanto gli viene chiesto… per cui non speriamo che risponda a noi. Risponderà agli italiani. #celapagherete

DA

https://www.orwell.live/2020/04/23/un-altro-documento-inchioda-conte-alle-sue-responsabilita/

Coronavirus: le colpe del Partito Comunista Cinese. Ipotesi per un risarcimento internazionale

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Obbligare la Cina con strumenti legali a pagare i danni causati dal SARS-CoV-2, il coronavirus che ha sconvolto il mondo, piegandone le economie e danneggiando la popolazione: è la tesi del rapporto Coronavirus compensation? Assessing China’s potential culpability and venues of legal responsedella Henry Jackson Society, think tank neoconservatore con sede a Londra. Autore del rapporto sono Matthew Henderson, Alan Mendoza, Andrew Foxall, James Rogers e Sam Armstrong.

Il documento è una rarità in un contesto internazionale quasi interamente piegatosi al soft power di Pechino, esercitato dal Partito Comunista Cinesecon gli strumenti classici della propaganda per far dimenticare in fretta responsabilità, silenzi e omissioni.“Il Partito Comunista Cinese” così Matthew Anderson, uno degli autori del rapporto“non ha imparato nulla dal suo fallimento rispetto alla SARS del 2002-3. I suoi ripetuti errori, bugie e disinformazione dall’inizio dell’epidemia di COVID-19 hanno già avuto conseguenze molto più letali. Questo rapporto non dà alcuna colpa al popolo cinese per quello che è successo. Sono vittime innocenti, come noi del resto. È colpa del PCC. Come ciò si tradurrà nella pratica, lo dirà il tempo. Calcolando il costo del danno causato alle economie avanzate e riunendo una serie di possibili processi legali cui può fare ricorso l’ordine basato sul diritto, offriamo uno spunto su come il mondo libero potrebbe cercare un risarcimento per il terribile danno commesso dal PCC”.

Secondo il rapporto le cause globali contro la Cina per la sua gestione del COVID-19 potrebbero portare per violazione delle International Health Regulations, il Regolamento Sanitario Internazionale, a un risarcimento di 3200 miliardi di sterline per i soli paesi del G7. Il Regolamento Sanitario Internazionale del 2005 è uno strumento giuridico entrato il vigore il 15 giugno 2007 dopo la sua adozione il 23 maggio 2005 da parte della cinquantottesima Assemblea Mondiale della Sanità. Come sintetizza il Ministero della Salute tale strumento, vincolante per gli Stati firmatari, si prefigge di “garantire la massima sicurezza contro la diffusione internazionale delle malattie, con la minima interferenza possibile sul commercio e sui movimenti internazionali, attraverso il rafforzamento della sorveglianza delle malattie infettive mirante ad identificare, ridurre o eliminare le loro fonti di infezione o fonti di contaminazione, il miglioramento dell’igiene aeroportuale e la prevenzione della disseminazione di vettori”.Tali norme, spiega la Henry Jackson Society, sono applicabili sia attraverso i meccanismi di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sia potenzialmente attraverso la Corte Internazionale di Giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite.

Denuncia il rapporto – che ha ricostruito l’intera sequenza di silenzi e omissioni a partire dallo scorso novembre – che il governo cinese sin dalle prime settimane di comparsa della malattia s’è macchiato della mancata divulgazione di dati con la prova della trasmissione del virus da uomo a uomo, violando in questo modo gli articoli 6 e 7 del Regolamento Sanitario Internazionale, mentre lo stesso ha fornito all’Organizzazione Mondiale della Sanità informazioni errate sul numero di infezioni tra il 2 e l’11 gennaio 2020, sempre in violazione degli articoli 6 e 7 del suddetto regolamento.

Gli articoli 6 e 7 fanno parte della sezione su informazioni erisposta sanitaria. Recita l’art. 6, articolo in materia di notifica: “Ogni Stato Parte deve valutare gli eventi verificatisi all’interno del suo territorio utilizzando lo strumento decisionale di cui all’allegato 2. Ogni Stato Parte deve notificare all’OMS – utilizzando i più efficienti mezzi di comunicazione disponibili, tramite il Centro nazionale per il RSI, ed entro 24 ore dalla valutazione delle informazioni relative alla sanità pubblica – tutti gli eventi che possano costituire all’interno del proprio territorio un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, in accordo con lo strumento decisionale, nonché qualsiasi misura sanitaria adottata in risposta a tali eventi. In caso la notifica ricevuta dall’OMS implichi la competenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), l’OMS deve notificarlo immediatamente all’IAEA. In seguito ad una notifica, uno Stato Parte deve continuare a comunicare prontamente all’OMS le informazioni sulla sanità pubblica disponibili e relative all’evento notificato in modo sufficientemente preciso e dettagliato, includendo, se possibile, le definizioni di caso, i risultati di laboratorio, la fonte e il tipo di rischio, il numero dei casi e dei decessi, le condizioni che incidono sulla diffusione della malattia e le misure sanitarie adottate; inoltre deve comunicare, se richiesto, le difficoltà incontrate e il sostegno necessario per rispondere alla potenziale emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale”.

L’art. 7 riguarda, invece, la condivisione delle informazioni durante eventi insoliti e inattesi relativi alla sanità pubblica: “Nel caso in cui uno Stato Parte disponga di prove che confermino un evento riguardante la sanità pubblica insolito ed inatteso all’interno del suo territorio, indipendentemente dall’origine o dalla fonte, che possa costituire un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, dovrà fornire all’OMS tutte le informazioni relative alla sanità pubblica. In tale caso troveranno piena applicazione le disposizioni di cui all’articolo 6”.

Altre sono le accuse contro Pechino. Il governo cinese, così il rapporto, non è riuscitoa vietare vettori evitabili d’infezione virale zoonoticaletale, promuovendo piuttosto attivamente la massiccia proliferazione di pericolose specie virali ospiti per il consumo umano in violazione dell’art. 12 dello International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights, il patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Ha, quindi,consentito a 5 milioni di persone – equivalenti all’incirca all’area metropolitana di San Francisco, della Grande Boston e cinque volte le dimensioni di una città della grandezza di Birmingham – di lasciare Wuhan prima d’imporre il blocco del 23 gennaio, nonostante sapesse del pericolo di trasmissione del virusda uomo a uomo.I documenti di consulenti scientifici del Regno Unito sulle minacce virali ed emergenti, continua il rapporto, registrano come la mancanza di informazioni abbia ritardato la risposta al virus, incluso il mancato screening dei viaggi, mentre uno studio dell’Università di Southampton ha scoperto che se tre settimane prima fossero state introdotte severe misure di quarantena, la diffusione del virus si sarebbe ridotta di circa il 95%.

Riconoscendo le difficoltà nel garantire giustizia su scala internazionale, il rapporto suggerisce dieci diverse possibili vie legali per azioni contro la Cina attraverso sedi giurisdizionali nazionali e internazionali come, ad esempio,la Corte Internazionale di Giustizia, la Corte Permanente di Arbitrato, la Corte di Honk Kong o l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Altri strumenti individuati sono la risoluzione delle controversie attraverso i Trattati Bilaterali di Investimento e azioni presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Coronavirus: le colpe del Partito Comunista Cinese. Ipotesi per un risarcimento internazionale

Coronavirus, il governo sapeva a gennaio. Perché ha tardato tanto a intervenire?

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Il ministero della Salute: “Avevamo tre scenari, uno con 800mila morti”. Il piano fu tenuto nascosto “per non scatenare il panico”

Già i primi giorni dell’anno, il ministero della Salute sapeva che in Italia il Coronavirus avrebbe potuto mietere fino a 800 mila vittime. Tutto contenuto in un dossier redatto dallo stesso dicastero di Roberto Speranza, e che è stato secretato per non scatenare il panico su sessanta milioni di italiani. Terrore che di certo ha mandato in tilt il governo Conte 2, condizionando la sua gestione del virus cinese finora quanto meno discutibile, nonostante la portata della stessa emergenza. Discutibile circa i morti di Coronavirus, rispetto alla popolazione italiana e in relazione ai dati planetari. Discutibile, anche sui tempi dell’attuazione del lockdown rispetto a ciò che già accadeva da dicembre in Cina e ai dossier che già da quasi due mesi erano nelle mani del Conte 2, dato che il primo provvedimento che ha fatto scattare gli «arresti domiciliari» per gli italiani è stato firmato dal premier Giuseppe Conte il 10 marzo scorso.

«Con il senno di poi, sarebbe stato meglio un lockdown immediato» ammette al Corriere il direttore generale della Programmazione sanitaria, Andrea Urbani, evidenziando, che «la risposta del Governo all’emergenza sia comunque stata assolutamente adeguata». Come riporta lo stesso quotidiano di Urbano Cairo, nel documento governativo, già il 20 gennaio il ministero della Salute aveva pronto un piano nazionale per contrastare la diffusione del coronavirus in Italia. Un piano che prevedeva tre scenari di cui anche quello che poteva scatenare le 800 mila vittime. Urbani insiste: «Non c’è stato nessun vuoto decisionale. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio». Rivelazioni che gettano nuova luce anche sulla «blanda» circolare diffusa dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria il 5 gennaio a Regioni e ministeri sulla «polmonite da eziologia sconosciuta» proveniente dalla Cina. All’interno i sintomi della malattia di Wuhan: febbre, difficoltà respiratorie e lesioni invasive in entrambi i polmoni.

E a rendere più allarmante, oggi, la conclusione delle due pagine redatte, come detto, lo scorso 5 gennaio e che riportavano le rassicurazioni – oggi a dir poco attendibili – dell’Organizzazione mondiale della sanità: «Evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Cina in base alle informazioni attualmente disponibili su questo evento». E così in Italia si è continuato a sbarcare e partire da e per la Cina. E solo il 30 gennaio scorso, il premier Conte, con uno dei suoi tanti decreti, ha fermato i voli con la Cina. Insomma, dubbi ce ne sono. E non pochi sulla gestione del governo di questa emergenza coronavirus. Una gestione affidata finora a oltre duecento consulenti di varia natura (virologi, professori universitari di varie parti del pianeta, e via dicendo) e dove mancano però i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori che sono le uniche categorie che sanno come ci si muove nei posti di lavoro. Una gestione affidata anche agli esperti dei relativi ministeri, alla Protezione civile, ai vari commissari nominati da Conte. Così alla fine della fiera, non si sa, in concreto, chi sta sulla plancia a comandare la nave che appare senza rotta. Ma questa è un’altra storia, rispetto al dossier segretato dal governo per circa quattro mesi.

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https://www.iltempo.it/politica/2020/04/22/news/coronavirus-governo-sapeva-gennaio-dossier-segreto-800mila-morti-ministro-roberto-speranza-conte-1318866/

Anpi esclusa da celebrazioni per il 25 aprile. I partigiani rosicano e minacciano il governo

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Roma, 22 apr – “Noi ci saremo in ogni caso”. Una sfida che assomiglia ad una vera e propria minaccia. L’Anpi risponde così al governo, dopo che una circolare a firma del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Riccardo Fraccaro, vieta ai rappresentanti dell’associazione di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile per “evitare assembramenti”. Non si è fatta attendere come detto la risposta dell’Anpi, disabituata a ricevere limitazioni di sorta: “Chiediamo al Governo di cambiare questa norma. In ogni caso l’Anpi parteciperà alle celebrazioni”.

Il grido di dolore dei partigiani

Il grido di dolore dei pochi partigiani ancora viventi e dei tanti ragazzotti che infoltiscono le fila della fu associazione reducistica è stato immediatamente raccolto da Repubblica e compagnia. Immaginiamo che a breve scoppierà anche una polemica politica, il cui esito più probabile sarà quello di un compromesso che permetta all’Anpi di partecipare. Staremo a vedere, in ogni caso per il momento l’indignazione dei partigiani è forte: “La Presidenza e la Segreteria Anpi Nazionaliesprimono incredulità e rammarico di fronte ad un atto di indifferenza e scortesia del governo Conte, che mai si sarebbero aspettati. Si tratta di questo: nella giornata del 25 aprile p.v., al mattino, in moltissime città e paesi italiani sono previste celebrazioni con la deposizione di un fiore o di una corona al monumento o altro luogo significativo della Resistenza locale. Ebbene, quest’anno sarà impedito al rappresentante dell’Anpi o di altra organizzazione partigiana o resistenziale, di deporre quel fiore. Potranno farlo soltanto i signori Prefetto e Questore e, ma non è ancora chiaro, il Sindaco”.

Il “pretesto” degli assembramenti

Niente “fiore del partigiano” quest’anno, almeno per il momento. La lamentela dell’Anpi nella seconda parte del comunicato pubblicato si appella direttamente a Fraccaro: “Gli ricordiamo che l’argomento di evitare assembramenti è, in questo caso, assolutamente pretestuoso, perché si tratterebbe di una persona sola e ovviamente dotata di ogni presidio di protezione sanitaria. Tutto ciò è semplicemente inaccettabile. Mentre il governo si accinge a far riaprire varie industrie, vieta ai partigiani e agli antifascisti di portare un fiore sulla tomba dei propri morti. Tutto ciò potrebbe denotare, in ultima analisi, o malafede politica o completa ignoranza della storia patria”.

Il grido di dolore dell’Anpi si conclude poi con una serie di passaggi retorici sull’importanza del 25 aprile etc che poco hanno a che vedere con la polemica in sé, ma che servono ovviamente a chiamare a raccolta tutti quegli esponenti del mondo politico e culturale, a cui sostanzialmente l’Anpi si appella per fare pressione sul governo. Staremo a vedere come andrà a finire. Se le sale scommesse fossero aperte punterei sul fatto che alla fine l’Anpi sarà accontentata, come sempre.

Davide Di Stefano

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/anpi-esclusa-da-celebrazioni-per-il-25-aprile-i-partigiani-rosicano-e-minacciano-il-governo-153965/

Trump scatenato contro il globalismo: “Ha fallito, meglio produrre in patria”

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Trump scatenato contro i globalisti. Il presidente Donald Trump ha affermato sabato che la più grande eredità che il coronavirus lascerà agli Stati Uniti è che questi ultimi non avrebbero dovuto fare affidamento sulla Cina per le loro catene di approvvigionamento. “Abbiamo imparato molto sulle catene di approvvigionamento”, ha affermato Trump. “Abbiamo imparato che è bello fare cose negli Stati Uniti, lo dico da molto tempo”. Il presidente ha discusso la questione durante il briefing stampa della Casa Bianca, ricordando come la dipendenza americana sia nata dai pessimi accordi commerciali siglati nell’era Obama.

“Se c’è una lezione utile che viene dal Coronavirus”  è che “dovremmo produrre di più negli Stati Uniti”, ha detto. Trump ha promesso che come candidato sarà duro con la Cina e ha ricordato l’accordo commerciale siglato con Pechino. “Cosa succede quando sei in guerra e hai una catena di approvvigionamento in cui la metà delle tue forniture viene prodotta in altri paesi?”. Questo, ha sottolineato, “lo hanno pensato i globalisti e non funziona”.

Trump contro l’Oms: dipende troppo da Pechino

Si può discutere a lungo di come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia gestito l’emergenza Covid-19. Probabilmente male, come peraltro molti altri leader (compreso il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con buona pace del “Modello Italia”). Ma su una cosa non ha del tutto torto: criticare l’Oms. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente Trump ha rilanciato, come riporta l’agenzia Agi, il suo attacco contro l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dopo aver sospeso ii finanziamenti Usa in attesa dall’esito dell’inchiesta di Washington sulla risposta al coronavirus. Il presidente ha accusato l’Oms di essere “uno strumento cinese”, così come l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). “Hanno trattato gli Usa molto male a favore della Cina”, ha rimarcato Trump, e sui finanziamenti all’Oms “decideremo presto”.

Trump ha accusato inoltre l’Oms di aver ignorato Taiwan. “Perché l’Oms ha ignorato un’e-mail di funzionari sanitari di Taiwan alla fine di dicembre che li avvisava della possibilità che il Covid-19 potesse essere trasmesso tra esseri umani?”, ha scritto Trump su Twitter. “Perché l’Oms ha fatto diverse affermazioni sul Covid-19 che erano inesatte o fuorvianti a gennaio e febbraio, mentre il virus si diffondeva a livello globale? Perché l’Oms ha aspettato il tempo necessario per intraprendere azioni decisive?”, ha aggiunto il tycoon.

I leader mondiali – tra cui Angela Merkel – hanno preso le distanze da Trump e dalle sue critiche all’Oms. Altri, come il premier giapponese Shinzo Abe, non hanno risparmiato critiche all’organizzazione. “In questo momento – ha detto Abe – dobbiamo sostenere pienamente l’Organizzazione mondiale della sanità. Tuttavia, è vero che ci sono problemi e questioni. Penso sia necessario valutarli una volta finita l’epidemia di coronavirus”.

DA

https://oltrelalinea.news/2020/04/20/trump-scatenato-contro-il-globalismo-ha-fallito/amp/

Ecco la bozza di legge per regolarizzare fino a 600mila immigrati

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Sarebbe pronta una bozza di legge in 18 articoli dove si parla della regolarizzazione degli immigrati tramite una “dichiarazione di emersione dei rapporti di lavoro”

Con il passare dei giorni sembra sempre più probabile la regolarizzazione di centinaia di migliaia di immigrati presenti in Italia. Il motivo dietro questa decisione, che di sicuro potrebbe creare tensione tra i partiti di maggioranza ed opposizione, sarebbe legato alla difficoltà di procedere con il raccolto a causa dell’emergenza coronavirus.

I braccianti stagionali europei, infatti, sono andati via dal nostro Paese con l’aggravarsi della crisi sanitaria. Terreni e serre, però, non possono aspettare tempi migliori. E così, come racconta il Corriere della Sera, in questo periodo segnato dal Covid-19 gli irregolari diventano appetibili per i raccolti. Tra i ministeri di Agricoltura, Lavoro, Interni,Economia e Giustizia starebbe circolando, per ora in via riservata, una bozza di legge in 18 articoli nella quale si parla esplicitamente della loro regolarizzazione tramite una “dichiarazione di emersione dei rapporti di lavoro”. All’articolo 1 sarebbe scritto che “al fine di sopperire alla carenza di lavoratori nei settori di agricoltura, allevamento, pesca e acquacoltura”, chi voglia mettere sotto contratto di lavoro subordinato “cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale in condizioni di irregolarità” può presentare istanza allo sportello unico per l’immigrazione. Il contratto“non superiore a un anno” genera, dopo una serie di verifiche, un permesso di soggiorno, che può essere rinnovato tramite nuovi rapporti di lavoro.

Una regolarizzazione degli immigrati che potrebbe avvenire proprio mentre è in corso una proroga dei permessi di soggiorno in scadenza. L’ipotesi è reale. Basta seguire gli indizi sparsi qua e là. Giovedì nella sua informativa alle Camere, il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, ha dichiarato che gli irregolari in Italia “sono circa 600mila e vivono in insediamenti informali, sottopagati e sfruttati spesso in modo inumano”. Il ministro renziano, uno dei fautori della sanatoria per gli immigrati, ha anche spiegato ai parlamentari di ritenere “fondamentale nella fase emergenziale regolarizzare gli extracomunitari che ricevano offerte di lavoro… o è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o sarà la criminalità a sfruttarla”.

Non ha parlato apertamente di sanatoria ma il concetto è sostanzialmente è quello. Anche perché successivamente la Bellanova ha spiegato che le associazioni da Nord a Sud denunciano “una carenza di manodopera stagionale tra le 270 e le 350 mila unità”.

Secondo il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, lo scenario è particolarmente grave: “Rischiamo di perdere il 35% di ciò che c’è nei campi, e questo peserà poi soprattutto su chi è più povero”. La sua associazione ha stilato una mappa delle province più colpite da questa inaspettata emergenza. In queste aree lavorava quasi un terzo degli stagionali svaniti: Bolzano e Trento, per fragole, mele e uva; Verona con gli asparagi; Cuneo con pesche, kiwi e susine; Latina coi suoi ortaggi in serra; Foggia coi pomodori, i broccoli e i cavoli. Se non si procederà al raccolto sarà un disastro.

In Trentino, invece, mancano almeno 12 mila braccianti, in gran parte romeni, che rappresentano il 75% della forza lavoro. Addirittura è scesa in campo la diplomazia. La Coldiretti sta aprendo canali con l’ambasciata di Bucarest per convincere i romeni a tornare indietro nei “corridoi verdi”, quelli cioè in sicurezza.

Ma non tutti sono concordi sull’uso della manodopera di immigrati clandestini. Qualcuno, come il già citatoPrandini, spinge per i voucher e spiega che in un solo giorno la piattaforma di Coldiretti “Job in country” ha raccolto“più di 500 richieste di cassintegrati e disoccupati per venire a lavorare nelle nostre aziende” e ha aggiunto di essere sicuro che “in venti giorni possiamo avere migliaia di curricula e fare entrare i lavoratori con procedure più semplici. Abbiamo contro la Cgil, ma insistiamo. E comunque la sanatoria non va, è un tema politico e partitico, queste persone non in regola non è detto affatto che lavorino in un contesto agricolo, anzi”.

I sindacati, però, si sono schierati in maniera compatta contro l’uso dei voucher. In una lettera indirizzata al premier Conte a inizio aprile, i segretari confederali hanno messo nero su bianco la lo posizione: “Si tratta di uno strumento che precarizza il lavoro”. Sempre secondo il Corriere, l’articolo 7 della, al momento presunta, bozza di legge esclude dal provvedimento destinatari di espulsioni, condannati o soggetti pericolosi per la sicurezza dello Stato. Ma difficilmente ciò basterà a placare le tensioni politiche che un simile provvedimento produrrà.

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https://www.ilgiornale.it/news/cronache/coronavirus-campi-senza-braccianti-pronta-bozza-legge-1855546.html

Quelli che bloccano la riapertura

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Ce l’aveva con le ipotesi di riforma della giustizia, con la proposta di separare le carriere. Il ministro di allora, Castelli, giustamente ribatté: «L’indipendenza della magistratura non è in discussione, ma non lo è neanche quella del governo». Mi viene in mente questa scena di quasi vent’anni fa, perché ora siamo pronti alla medesima invasione di campo.

Con un bell’appello televisivo a Burioni, Rezza e Ricciardi: resistere, resistere e resistere agli arresti domiciliari. Gli illustri scienziati oggi sono intoccabili come i magistrati ieri. Con una differenza drammatica: il governo attuale è loro docile vittima. Sono i teorici, di fatto, del rischio zero, e gli spacciatori delle prossime paure. Attenzione alla seconda ondata, ammoniscono. Poco importa che solo fino a gennaio avessero sottovalutato la prima. Poco importa che i loro istituti non avessero piani pronti all’uso non dico per affrontare la pandemia, ma almeno una direzione unica sull’uso delle mascherine. Poco importa che nel loro campo specifico, la ricerca di soluzioni mediche, brancolino nel buio. Poco importa che molti loro colleghi, molto meno televisivi, dicano che la prossima ondata è tutta da dimostrare. Poco importa che i loro stipendi, così come le loro strutture, siano pagati da quelle fabbriche, da quegli artigiani, da quei commercianti, da quei professionisti che oggi (e per loro anche domani) devono rimanere a fatturato zero.

Loro sono là, con il loro resistere, resistere, resistere. E se ieri chi era contro l’operato di una piccola ma esibita parte della magistratura era di fatto un corrotto, oggi chi si oppone alla trimurti, alla trinità indù dei santoni del virus, è uno sciacallo e adoratore del «Dio Denaro» (il ministro Boccia dixit). Come se poi quel denaro non servisse a tenere in piedi, per dirne una, ospedali e assistenza. La scienza, come ci ha insegnato Popper e non Paperino, «si muove per congetture e confutazioni», eppure per i nuovi eroi del virus, essa appare infusa, acquisita per dono di Dio.

Quella stagione di iper-giustizialismo ha compromesso la nostra competitività. Abbiamo talmente incasinato le regole amministrative, commerciali e fiscali da rendere complicatissimo fare affari in questo Paese: abbiamo legiferato sulla patologia della possibile ed eventuale corruzione, non ragionando sulla sua fisiologica presenza. Per il ladrocinio di pochi corrotti abbiamo messo le catene a tutti. Oggi rischiamo altrettanto con ilgiustizialismo sanitario.

Per arrivare a rischio zero, una follia, metteremo un’ulteriore bardatura alla nostra attività privata. È già scritto. Non si piegano le evidenze scientifiche, finché rimangono tali, alle incompetenze della politica. Non ha senso, per essere pratici, contestare i vaccini su basi fantascientifiche.

Ma possiamo bene chiedere alla nostra trimurti di tornare nei propri laboratori, senza atteggiarsi più a santoni del virus. Ci hanno capito poco, e quel poco lo dicono con troppa arroganza.

Nicola Porro, Il Giornale 19 aprile 2020

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Il manager litiga con il premier e indispettisce il Quirinale, a cui punta l’ex presidente della Bce

 

Caro direttore, il dopo Conte è già iniziato e nel risiko del potere è partita una nuova sfida, quella tra Colao e Draghi. Sullo sfondo le grandi alleanze che si vanno formando, da Washington a Londra, da Berlino al Vaticano. Con un convitato di pietra pronto ad intervenire, la Cina. Ad uscire sconfitto è «Giuseppi», asserragliato nella torre d’avorio di Palazzo Chigi con il valletto Rocco Casalino dopo aver riacceso, con mille decreti, la guerra del Governo contro Regioni e comuni. Ma se il buon giorno si vede dal mattino, Vittorio Colao, che ieri ha discusso per la prima volta molto animatamente proprio con il premier, neanche più al Quirinale, che l’ha fortemente voluto, sembra un generale all’altezza. Primo della classe, tanto puntiglioso quanto poco creativo, Colao è solo la contromossa di un gruppo di potere per cercare di rendere più difficile la corsa per Palazzo Chigi di Mario Draghi dove, peraltro, quest’ultimo non pensa proprio di andare, puntando direttamente al Quirinale.

Ma, a parte la narrazione entusiastica, chi sono gli sponsor e cosa faceva il super manager a Londra dopo che, in anticipo e certamente non per sua volontà, bensì per i non brillanti risultati, aveva lasciato Vodafone? Fondamentalmente andava in bicicletta per le campagne e si annoiava, il fondo General Atlantic non riusciva a sfamare il suo ego, convinto com’è di essere il nuovo Marchionne, del quale non ha mai dimostrato né la statura internazionale, né la necessaria conoscenza di un sistema complesso come quello italiano. A spingerlo nelle braccia di Mattarella, prima in funzione anti Conte e poi anti Draghi, è stata una manovra accerchiante che politicamente ha due nomi, Enrico Letta e Paolo Gentiloni, con l’appoggio di tutto un mondo cattolico, tra cui spiccano Massimo Tononi, ex presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Romano Prodi, i soliti Guzzetti e Bazoli e i consulenti di McKinsey che l’ha sempre sponsorizzato e che ora lui «ricambia», con forza, in ogni dove. In verità l’ex capo di Vodafone, logorato dalla mancanza di potere, non agognava altro che un rientro in Italia da protagonista, ma è caduto in una trappola infernale. Non essendo un cavallo di razza, è inciampato nello stesso ostacolo di vent’anni fa, quando Guido Roberto Vitale lo convinse ad andare a guidare, assicurandogli pieni poteri, Rcs MediaGroup. Allora, come oggi, si scontrò con una pletora di prime donne che non seppe gestire, finendo travolto per non aver mediato né con il direttore dell’epoca Paolo Mieli né con azionisti di peso come Marco Tronchetti Provera, Diego Della Valle e Cesare Geronzi.

Oggi, presiedere una squadra assurda sparsa per il mondo e di fatto non avere alcuna voce in capitolo, forse non era proprio quello che si era immaginato sentendosi già a Palazzo Chigi. Il contentino di inserire nel team un suo vecchio compagno d’arma, Giovanni Gorno Tempini, e Stefano Simontacchi, partner del potentissimo studio Bonelli Erede, – anche se il vero consigliori di Colao è l’avvocato Marcello Giustiniani, sempre dello stesso studio – gli fa rimpiangere i bei tempi delle «lectio magistralis», in cui professava una libera magistratura in un libero Stato, così come in Inghilterra. Qualcuno deve avergli fatto capire che nel Bel Paese non basta un passato militare per salvarsi dai PM e pertanto sta cercando prima di tutto un salvacondotto…

 

Da

https://www.iltempo.it/politica/2020/04/19/news/governo-giuseppe-conte-nuovo-premier-sfida-vittorio-colao-mario-draghi-sergio-matatrella-retroscena-dopo-conte-bisignani-1317198/#.XpyHBla7mfk.facebook

THE DONALD CONTRO BILL GATES : PRIMA VITTORIA

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Il generale Jerry Adams, surgeon general , massima autorità sanitaria delle forze armate Usa, ha fatto un annuncio bomba: la task force  americana sul coronavirus  ha abbandonato i modelli  “predittivi”sull’epidemia dell’OMS  dominata da Bill Gates e  raccomandati da Anthony Fauci, e  adotta invece dati reali basati sui test effettivamente fatti. Ciò perché “in quei modelli gonfiati e “basati sulla paura”, sono state propagandate le morti di milioni in tutto il mondo e centinaia di migliaia in America. Questi sono stati usati come base per quella che molti esperti hanno definito una ” risposta gravemente sproporzionata“.

E’ un siluro diretto a  Bill Gates e al suo complice Fauci  che freneticamente stanno girando tutte le tv in un tour mediatico “ minacciando il pubblico che le aziende potrebbero non riaprire per sei mesi o un anno, o fino a quando i governi non acquistano la loro vaccinazione convenientemente brevettata per grandi prodotti farmaceutici”.

E siccome  già nelle poche settimane di quarantena 22  milioni di americani hanno fatto richiesta del sussidio  di disoccupazione, si può capire come la  prospettiva viene vista dai rednecks che hanno votato Trump perché lotti contro il Deep State.

Adesso, in   base ai dati reali e non gonfiati, ha detto il Surgeon General,  “sono fiducioso che alcuni posti inizieranno a riaprire a maggio e giugno. Altri posti non lo faranno; sarà pezzo per pezzo, bit per bit, ma sarà guidato dai dati “.

Il braccio di  ferro di Bill Gates  contro Donald  Trump  dietro  la pandemia sembra essere concluso, per il momento, con la sconfitta del miliardario. Una guerra paradossale   che ha diviso  i politici e l’opinione pubblica su uno scontro farmaceutico  –    farla breve, clorochina contro vaccini  –  essendo inteso che chi è per la clorochina è per Trump, quindi “di destra”, mentre chi  è per  i vaccini sta per Gates ed è progressista.

Il punto è che  l’incolpevole ed apolitica idrossiclorochina è stata indicata da Trump, il 19 marzo, come un farmaco utile contro il Cov-19. Tutti –  ma proprio tutti – i media televisivi  sono saltati alla gola del presidente: ignorante! Rozzo! Cosa ne sai!, ascoltiamo invece il   prof. dott Anthony Fauci che è competente!  Sono state organizzate trasmissioni per dimostrare che Trump difendeva la  clorochina  perché detentore di azioni Sanofi, la presunta  casa produttrice. Per poi scoprire che Donald ha azioni della Sanofi per 435 $. Nessuno scandalo ha suscitato il fatto che il numero 2 dell’OMS, Bruce Aylward,  abbia rumorosamente raccomandato il Redemsivir (il 24 febbraio), senza attendere i risultati dei test, prendendo apertamente le parti per la Gilead che aveva giustappunto brevettato il farmaco. Nessuna curiosità sulla mazzetta probabilmente percepita dall’esperto?

La lotta Gates-Trump  ha esteso il conflitto anche in Francia: dove il microbiologo Didier Raoult,  per aver detto che lui ha guarito dei malati con la clorochina,  come del resto notoriamente in uso in Cina e Corea, è stato aggredito dal Comitato  Scientifico  allestito da Macron contro l’epidemia:  apparentemente perché non ha l’habitus del “grande mandarino della Scienza”  e  disturbava la narrativa  precostituita: solo  il vaccino ci consentirà di tornare liberi. Il fenomeno dei mandarini scientifici l’abbiamo visto anche nelle tv italiane.

Ma negli Stati Uniti la lotta è stata senza esclusione di colpi  bassi  e tragicomici, ma anche epicamente americani. I governatori del Michigan e del Nevada, democratici quindi anti-Trump, hanno preso misure per limitare l’uso della clorochina e prolungato le quarantene;  come risposta, la gente del Michigan, operai, ceto popolare,   con l’incubo della disoccupazione  –  hanno inscenato una colossale manifestazione  con le loro auto, Suv e camion in sostegno a Trump,  e alla clorochina, per tornare al lavoro e al salario  –  e contro il governatore Whitman.

Ancor peggiore è la posizione  come “esperto”  di Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale delle Malattie Infettive e  fautore della quarantena senza limiti “finché non arriva il vaccino”.  Lungi  dall’essere “Lo scienziato oggettivo”, ha lavorato a fianco di Bill Gates al Global Vaccine Action Plan, partenariato pubblico-privato fra l’OMS, Unicef e ….la Bill & Melinda Gates Foundation.

Di fatto il Global Vaccine Action Plan  è  – come dice il suo nome – l’organo con cui Bill Gates  spinge per applicare a tutti, cominciando dal Terzo Mondo, il suo tatuaggio  quantico   con  le informazioni sulle vaccinazioni che la persona ha subito,e  quelle che le mancano ancora.  L’invenzione, annunciata in pompa magna dal MIT  nel dicembre 2019,  era  stata finanziata da Gates … attraverso Jeffrey Epstein, il  pedofilo ucciso,   che come si ricorderà ad un certo punto della sua berve vita  aveva sviluppato un  improvviso interesse filantropico  per LaScienza,  alla quale aveva dedicato donazioni  e inviti  di celebri scienziati  nella sua isola delle femmine (di cui Gates è stato frequente ospite, ça va sans dire).

Ora   diventa chiaro perché Anthony Fauci si sia battuto nei talk show contro la clorochina,  esagerandone gli effetti collaterali e ripetendo che per dimostrare la sua utilità nel Cov-19  bisognava attendere studi e test.  E ad aggravare la sua posizione, è  saltato fuori un rapporto ufficiale del NIH (National Institute of Health, ministero della Sanità) risalente al 2005, che  a  proposito della epidemia SARS , in cui si legge: “La clorochina è un potente inibitore della diffusione del coronavirus SARS”.  Quindi   l’utilità del farmaco era ben nota, anche a Fauci.  (qui il rapporto NIH del 2005

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1232869/

Così si scopre che Donald  ha tutte le ragioni di smettere di finanziare l’OMS con denaro pubblico. L’organo transnazionale è completamente sotto l’influenza di Bill Gates, secondo contributore dopo gli Usa, e ne esegue  gli scopi  strategici, anche  attraverso la Global Alliance for Vaccine and Immunization  – Alleanza Globale per i Vaccini e l’immunizzazione,  organo di cui Bill Gates è il quarto donatore, dopo il Regno Unito. Del resto dal 2016   il network  europeo  Arte   ha mandato in onda un’inchiesta dal titolo “L’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle grinfie dei lobbisti”dei giornalisti Juttat Pinzler e Tatjana Mischke.

Gates può contare sui governi europei. Specie  italiano.

Se  Trump ha vinto una battaglia,non è detto che vinca la guerra.  Il 6 aprile un vaccino  fabbricato in gran fretta è già  stato iniettato a volontari; esso è stato concepito dalla Inovio  Pharmaceutical, società finanziata (indovinate?) da Bill Gates, che ha annunciato di poter offrire ai governi un milione di dosi per la fine dell’anno. Poco prima, a marzo, un altro vaccino è stato annunciato dalla Moderna, società  finanziata nel 22016 con 20 milioni di dollari   dal solito Bill Gates.

I governi europei  soprattutto, coi loro  comitati scientifici  mandarini, sono ancora sotto la narrativa “aspettate il vaccino per tornare a lavorare” che Trump ha sgominato. E peggio. Ora si scopre che Conte si è infischiato degli avvertimenti americani,  ha lasciato passare settimane preziose senza preparazione (apposta?) e di fatto si è schierato con la terroristica narrativa-Gates…

https://twitter.com/ImolaOggi/status/1250866687483805697

Ma certo qui si constata – se si vuole prenderne atto  – che è meglio che il potere esecutivo sia in mano ad un ignorante eletto dal popolo, che ha solo il buonsenso del pater familias  e il bisogno di far tornare al lavoro i 20 milioni di suoi elettori disoccupati,  che agli “scienziati” e tecnocrati.  Ed appare in piena luce –  se la si vuol vedere –    non solo l’incompetenza di questi scienziati, esperti e tecnocrati, ma  peggio: la profonda disonestà morale, la loro permeabilità   alla corruzione; e la crudeltà con cui consigliano di lasciar crollare l’economia e gettare sul lastrico milioni di uomini sani, per combattere una epidemia trattabile, di cui hanno nascosto il farmaco che la tratta.

Ci sarebbe da aprire un discorso sulla  scelta che il popolo fa nella democrazia quando è vera: basata su qualcosa che è “la competenza morale del popolo”, come scrisse  il sociologo Raymond Boudon. Il popolo non sa di clorochina  né di eparina,  ma è competente  morale, e ha capito al volo che Fauci era un corrotto, come La Scienza che proclama dai talk show.

Da

THE DONALD CONTRO BILL GATES : PRIMA VITTORIA

Fake news sul coronavirus? Cominciamo con quelle di “esperti” e comitati scientifici

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Roma, 16 apr – Dopo la prima dell’inchiesta sulle fake news e la disinformazione divulgate dal governo Conte e dalle istituzioni sul coronavirus, passiamo ad analizzare quanto affermato dai cosiddetti “esperti”, dal gennaio 2020 ad oggi. Per stessa ammissione di Massimo Galli, direttore responsabile del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, nessuno poteva e può definirsi esperto: “Ne sappiamo veramente molto ma molto poco (sul coronavirus) e forse molti di noi, cosiddetti esperti quasi reali e magari non tanto reali, ne abbiamo anche parlato qualche volta a sproposito. Qualcuno sicuramente lo ha fatto”.

Competenti allo sbaraglio

Non è stato soltanto il governo giallofucsia a confondere gli italiani con una comunicazione schizofrenica, contraddittoria e sconclusionata. Virologi ed esperti, prezzemolini nei talk televisivi e intervistati dai quotidiani a tutta pagina, hanno aumentato il caos e la frustrazione dei cittadini. Restrizioni della libertà personale e chiusure delle attività, decretati del governo Conte, sono stati validati perché “ce l’ha detto la scienza”. Quella stessa scienza ha cambiato opinione tempestivamente quando la realtà smentiva quanto aveva pontificato fino al giorno precedente. “Restate a casa” e “lavatevi le mani” sono state poi le uniche soluzioni fornite dai cosiddetti esperti, peraltro senza che abbiano fatto pubblica ammenda per le cialtronerie dichiarate dagli scranni televisivi. La solita spocchia degli incensati competenti ha prevalso sulla corretta informazione che il Paese necessitava in uno dei suoi momenti più difficili.

Alla confusione e alle misure tardive per il contenimento del Coronavirus, ha contribuito lo stesso Comitato tecnico-scientifico della Protezione civilenominato il 3 febbraio dal ministro della Salute Roberto Speranza. Quante volte durante la conferenza stampa quotidiana delle 18 abbiamo sentito affermare da Angelo Borrelli e soci che le mascherine non servivano? L’impreparazione del Comitato di fronte ad un virus sconosciuto, che per questo motivo suggeriva la massima prudenza, lo si è potuto constatare sia nei “Dieci comportamenti da seguire” (“contatta il numero 1500 se hai la febbre o tosse E sei tornato dalla Cina da meno di 14 giorni”) sia nei protocolli indirizzati agli ospedali (“caso sospetto” solo chi fosse stato in aree a rischio della Cina), cambiati solo in seguito allo scoppio dei focolai in Lombardia e Veneto ai primi di marzo.

Quando Ricciardi diceva: “Non fate i tamponi”

Sempre il Comitato aveva smentito l’utilità dei tamponi agli asintomatici, convinzione ribadita a mezzo stampa anche da Walter Ricciardi, membro italiano del board dell’Oms, il 27 febbraio. Il consigliere del ministero della Salute affermò che “chi ha dato l’indicazione di fare i tamponi anche alle persone senza sintomi, gli asintomatici, ha sbagliato”, ribadendo che la strategia della Regione Veneto“non è stata corretta perché ha derogato all’evidenza scientifica”, in quanto le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (test solo su soggetti sintomatici in presenza di due caratteristiche, il contatto con malati di Covid-19 accertati e la provenienza da zone di focolai), riprese dall’ordinanza del ministro della Salute del 21 febbraio, “non sono state applicate”. Ricciardi dichiarò anche se le linee guida fossero state applicate non avrebbero causato “confusione e allarme sociale”. Al momento, sembrerebbe però che la strategia di Luca Zaia dei tamponi a tappeto, anche agli asintomatici, stia dando una risposta decisamente più efficace nel contenimento del coronavirus (così come accade con successo in Germania e Corea del Sud spesso prese ad esempio): al 14 aprile, in Veneto sono stati fatti 208.878 tamponi (popolazione totale 4,9 milioni), mentre in Lombardia 214.870 (popolazione totale 10 milioni).

Probabilmente “l’alleanza stretta tra scienza e politica” in Italia, sbandierata come una strategia di successo da Walter Ricciardi, non è stata così perfetta e efficace nella gestione dell’emergenza coronavirus.

La prima scienziata, che in Italia ha denunciato la pericolosità del coronavirus e la problematicità degli asintomatici nel diffusione del contagio, è stata Ilaria Capua. Nel 2016, la virologa è stata costretta ad emigrare negli Stati Uniti, in seguito ad un articolo pubblicato da L’Espresso due anni prima, che ne ha distrutto la reputazione in Italia. L’inchiesta di Lirio Abbate accusava la Capua di corruzione, abuso d’ufficio e traffico illecito di virus. Nel luglio del 2016, la virologa è stata prosciolta dall’accusa di traffico illecito di virus, nell’inchiesta della procura di Verona, perché “il fatto non sussiste“. Ora la Capua è direttore dell’One Health Center of Excellence presso l’Università della Florida.

Le giravolte di Burioni

All’epoca dei primi avvertimenti di Ilaria Capua, i cosiddetti esperti della verità assoluta erano ancora alla fase “abbraccia un cinese”. Il 2 febbraio, poi ribadito il giorno successivo, Roberto Burioni affermava con determinata sicurezza che il coronavirus in Italia non stesse circolando e quindi il rischio di contrarre il virus fosse zero, grazie anche alle misure intraprese dal governo. Burioni si burlava pure di chi all’epoca indossava le mascherine, affermando che fosse più facile essere colpiti da un fulmine e che fosse impossibile “suicidarsi con il coronavirus”. La stessa teoria è stata poi ribadita dal virologo il 16 febbraio ospite da Fazio, quando denunciò l’emergenza razzismo contro i cinesi, rivendicando con orgoglio il fatto che la moglie e la figlia il giorno stesso avessero pranzato al ristorante cinese.

La posizione di Burioni cambia tempestivamente in seguito allo scoppio dei focolai in Lombardia e Veneto, dissociandosi furbescamente da sé stesso: “Noi pensavamo che qui il virus non ci fosse perché ci dicevano che il virus non c’era”. L’esperto, appollaiato come un vate ancora una volta sulla poltrona di Fabio Fazio ha pure cercato di giustificarsi con una metafora degna di un Mattia Santori qualsiasi: “Eravamo in presenza di un malato che non si misurava la febbre e ci diceva ‘sto bene’”. Come tutti gli altri esperti incoronati dalla televisione, anche Burioni è passato da “le mascherine non servono” a “le mascherine dovremo portarle tutti e a lungo”. Il virologo poi, esattamente il 12 aprile sulla tv pubblica, ha lanciato la sua nuova dottrina in merito alla sperimentazione di un vaccino: “Si prendono persone giovani, persone che non dovrebbero soffrire grande danno dall’infezione, si vaccinano e poi si prova a infettarle. Se questo venisse eticamente accettato noi potremmo ridurre quell’anno a pochi mesi”. Ovviamente, Roberto Burioni non rientra nello standard di “persona giovane”, ma potrebbe immolarsi per la scienza.

Gli errori grossolani della Gismondo

Antagonista di Burioni, ma protagonista dello stesso tipo di disinformazione che ha comportato la minimizzazione dell’emergenza coronavirus, è la direttrice del laboratorio di microbiologia dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, che probabilmente è stata la fonte scientifica di riferimento dell’insensata campagna “Milano non si ferma” del sindaco Beppe Sala. Dopo i post pubblicati su Facebook, la signora “il coronavirus è come un’influenza” è diventata una delle principali voci dei mainstream media italiani, dove è arrivata pure ad affermare che il virus ha dato una “spinta” ai malati che sarebbero morti ugualmente e che un suo amico gioielliere gli aveva promesso “un ciondolo a forma di coronavirus, un virus molto elegante” per farne un ricordo visto che dopo poche settimane “non ne avremo più sentito parlare”. In perfetta linea con l’ideologia no border, la Gismondo è riuscita ad affermare che i virus non conoscono frontiere e che “non dovrebbero esistere per nessuno”. Maria Rita Gismondo si à lasciata sfuggire però una verità che molti cercavano di tenere nascosta: “A fine dicembre, inizio gennaio, abbiamo osservato delle polmoniti un po’ strane rispetto all’andamento precedente. Ma ovviamente, il coronavirus non era una realtà da attenzione, non avevamo nemmeno i test diagnostici e probabilmente qualche polmonite da coronavirus c’era già stata ma ci è sfuggita”.

Pregliasco: “Il virus non sta circolando”

Altro capolavoro mediatico è stata l’onnipresenza di Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e presidente dell’Anpas, nonché divoratore di involtini primavera in diretta televisiva. Pregliasco ha dichiarato che “i cittadini non devono avere paura di incontrare il coronavirus perché non sta circolando” (4 febbraio), teoria ribadita dieci giorni dopo quando additava come allarmiste le persone che portavano le mascherine in stazione Centrale di Milano, per poi affermare il 23 febbraio che “ce lo aspettavamo” perché “questa patologia è un po’ perfida” dopo lo scoppio dei primi focolai.

L’Istituto superiore di sanità e le indicazioni sbagliate

Come le altre starlette televisive, Fabrizio Pregliasco ha più volte ribadito l’inutilità delle mascherine. Non solo i cosiddetti esperti: anche Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha garantito che “l’uso delle mascherine in una persona sana non ha particolare utilità” in un video informativo pubblicato dalla stessa Iss, tesi ripetuta più volte durante la conferenza stampa quotidiana delle ore 18.

È lecito a questo punto chiedersi se i cosiddetti esperti e i tecnici siano stati imboccati dal governo colpevole di non essersi preparato per tempo all’emergenza coronavirus, perché l’Italia era completamente sprovvista di dispositivi di protezione, come si è poi scoperto. Sappiamo che solo il 2 marzo la Protezione Civile è stata autorizzata (Decreto Legge Gualtieri n.9 del 2 marzo 2020) ad acquistare dispositivi di protezione individuali ed altri dispositivi medicali; tra questi, anche le tristemente note mascherine destinate agli ospedali (gli stracci della polvere) che hanno ottenuto l’avallo dell’Istituto superiore di sanità.

Ci si chiede giustamente come faranno gli italiani a fidarsi ancora dei cosiddetti esperti e delle istituzioni che dovrebbero garantire la salute pubblica. Gli scienziati e i tecnici non dovrebbero mai prestarsi ai giochi della politica, ma chiudersi nei laboratori e nelle war room per cercare vere ed adeguate soluzioni alle emergenze sanitarie. Ma soprattutto la politica non deve delegare ai tecnici, ai competenti, la facoltà di decidere e governare anche nelle emergenze. Perché questa pandemia ha dimostrato tutti i limiti e le contraddizioni di competenti e presunti comitati scientifici.

Francesca Totolo

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/fake-news-coronavirus-esperti-comitati-scientifici-153254/

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