di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo con lo pseudonimo che ci viene richiesto un’analisi relativa agli attentati di Parigi che pone spunti di riflessione interessanti su cui riflettere. Definire la nostra e quella di pochi altri come posizione “invisibile”? Non del tutto, ma quasi, perché contro il Sistema.
di Contra Tenebras
7 GENNAIO 2015: C’ERA BISOGNO DI RIPASSARE BELLA-CIAO ?
Per comprendere l’articolo serve conoscere già che esista una sola “narrativa mediatica” censita dagli organi d’informazione più visibili, che risponda ad un “pensiero unico dominante”, che quotidianamente si dispiega su tutti, fondata sulla libertà, sulla democrazia, sul ”relativismo” e sul “politicamente corretto”. Diversamente per capirlo bisogna predisporre la mente ad accogliere la possibilità di punti di vista realmente alternativi. Gli aspetti da sollevare sono tantissimi, propri di questo tempo martoriato, quando l’umanità, quella autentica, è messa a dura prova da un pensiero che si è affermato e che purtroppo pare abbia messo radici profonde, oramai inestirpabili. Va solo sfiorato il pur importante capitolo del complotto, stile 11 settembre, all’interno del quale si può ipotizzare una regìa elaborata dai servizi segreti occidentali, capitanati dagli immancabili CIA e MOSSAD, che hanno adoperato l’ISIS, creatura degli stessi servizi segreti che allo stesso tempo la dotano di risorse, mezzi ed armi. L’ISIS recluta giovanotti e giovanotte, sparsi in tutto il mondo, musulmani per eredità filiale e mercenari per convenienza, se non per necessità, in un mondo in cui il lavoro non è più un valore da coltivare, né per sé, né, tantomeno, per gli altri, soppiantato in occidente dal “false-flag” del profitto, cioè la finanza e nei paesi in via di sviluppo dallo sfruttamento schiavistico del lavoro. Gli indizi possono far pensare ad un’azione terroristica architettata dai governi-ombra massonici occidentali, al fine di imprimere una potente accelerazione alla strategia della tensione finalizzata a preparare attacchi terroristici e bellici provenienti dal mondo islamico. Il primo che fa sorgere sospetti viene da una domanda spontanea: giova alla riuscita del gesto criminale, se gli autori vogliano avere più possibilità di farla franca, dirigere l’opinione pubblica verso una sedicente dichiarazione di guerra contro le democrazie da parte della jihad, rivendicando apertamente le ragioni dell’attentato con uno scontatissimo “allahu akbar”, lanciato nel bel mezzo dell’imboscata ? Come possono giovare i contatti con alcuni giornalisti intercorsi durante l’assedio messo in atto dalle forze dell’ordine ed i video realizzati prima dei fatidici fatti, messi a disposizione e trasmessi dai media per far vedere i colpevoli conclamati ? E’ mai possibile poi che i terroristi vengano ben presto identificati anche tramite il ritrovamento di documenti d’identità, perduti in modo maldestro da quegli esperti contractors, nonché terroristi conosciutissimi dalla Polizia ? E’ mai possibile che tali criminali sistematicamente o non si salvano dopo gli scontri a fuoco, o, comunque, non sono reperibili ? (come Hayat Boumedienne, scoperta quale facente parte del commando che attaccò il supermercato ebraico, misteriosamente scomparsa). Ciò su cui voglio orientare di più l’esame è sulle opinioni mosse e sollecitate dagli eventi drammatici, partendo da una riflessione sul giornale satirico Charlie Hebdo, “dato in pasto” ai terroristi.
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