DOSSIER: L’uccisione di Osama Bin Laden

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Segnalazione di www.nocensura.com

di SEYMOUR M. HERSH
lrb.co.uk

Sono passati quattro anni da quando un gruppo di Navy Seals statunitensi uccise Osama bin Laden in un raid notturno in un edificio di Abbottabad, in Pakistan. L’uccisione fu il momento più importante del primo mandato di Obama e un fattore importante per la sua rielezione. La Casa Bianca oggi continua a sostenere che la missione fu una questione tutta americana e che gli alti generali dell’esercito pachistano e l’agenzia Inter-Services Intelligence (ISI), non furono informati in anticipo del raid. Questo è falso, come lo sono molti altri elementi dell’amministrazione Obama. La storia della Casa Bianca potrebbe essere stata scritta da Lewis Carroll: bin Laden, obiettivo di una massiccia caccia all’uomo internazionale, davvero aveva deciso che una località turistica a 40 miglia da Islamabad sarebbe stata il posto più sicuro dove vivere e da cui coordinare le operazioni di al-Qaeda? Si nascondeva in campagna, ha detto l’America.

La bugia più eclatante è stata che due tra i più importanti leader militari pachistani – il Generale Ashfaq Parvez Kayani, capo del personale dell’esercito, e il generale Ahmed Shuja Pasha, direttore generale dell’ISI – non sono mai stati informati della missione statunitense. Questa rimane la posizione della Casa Bianca, nonostante una serie di rapporti che hanno sollevato diversi dubbi, tra cui uno di Carlotta Gall nel New York Times Magazine del 19 marzo del 2014. Gall, che è stata per dodici anni corrispondente del Times in Afghanistan, scrisse che le era stato detto da un ‘funzionario pachistano’ che Pasha era già a conoscenza del raid prima che bin Laden andasse ad Abbottabad. La cosa fu negata dai funzionari USA e pachistani, e si andò avanti. Nel suo libro Pakistan: Prima e dopo Osama (2012), Imtiaz Gul, direttore esecutivo del Centro per le ricerche e gli studi sulla sicurezza, un think tank di Islamabad, scrisse che aveva parlato con quattro agenti dei servizi segreti sotto copertura che – confermando un’opinione piuttosto condivisa – sostenevano che l’esercito pachistano era già a conoscenza dell’operazione. La questione fu nuovamente sollevata nel mese di febbraio, quando un generale in pensione, Asad Durrani, che era a capo dell’ISI nei primi anni ’90, disse a un intervistatore di al-Jazeera che era ‘molto probabile‘ che gli alti ufficiali dell’ ISI non sapessero dove era nascosto bin Laden, ‘ma era ancora più probabile invece che lo sapessero’. E l’idea è che, al momento opportuno, la sua posizione sarebbe stata rivelata. E il momento giusto sarebbe stato quando fosse stato possibile avere un’adeguata contropartita – se hai per le mani uno come Osama bin Laden, non lo consegni così su due piedi agli Stati Uniti.
Questa primavera ho contattato Durrani e l’ho informato in dettaglio di quello che avevo saputo sul raid di bin Laden da fonti statunitensi: che bin Laden era stato prigioniero dell’ ISI nel complesso di Abbottabad fin dal 2006; che Kayani e Pasha sapevano in anticipo del raid e avevano fatto in modo che i due elicotteri che trasportavano i Seals ad Abbottabad potessero attraversare lo spazio aereo pachistano senza far scattare alcun allarme; che la CIA non era a conoscenza di dove fosse bin Laden spiando i suoi corrieri, come ha dichiarato la Casa Bianca nel maggio 2011, ma lo seppe da un ex alto funzionario dell’intelligence pachistana che tradì il segreto in cambio di una ricompensa di una grossa parte dei 25 milioni dollari offerti dagli Stati Uniti, e che, mentre fu Obama a ordinare l’attacco e i Seals ad effettuarlo, molti altri dettagli della vicenda sono risultati falsi.Quando verrà alla luce questa nuova versione dei fatti – quando accadrà – la gente in Pakistan ve ne sarà tremendamente grata,‘ mi ha detto Durrani.  Continua a leggere

Adesso gli immigranti spendono i nostri soldi nelle sale da gioco

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http://www.ilgiornale.it/news/cronache/adesso-i-migranti-spendono-i-nostri-soldi-nelle-sale-gioco-1128363.htmlIl Giornale – Giovedì 15 maggio 2015

Per fare i soldi facili i profughi spendono gli aiuti dello Stato italiano nelle sale scommesse, in gratta e vinci e giocate su internet

di Sonia Bedeschi

 

Basate entrate in una sala scommesse per trovarli. Nella provincia di Cremona in questi giorni stanno aumentando le segnalazioni sulla presenza di profughi aiutati dallo Stato nelle sale dove si punta.

Avete capito bene, gli extracee tentano la fortuna utilizzando quei due o tre euro al giorno che ricevono per le puntate: scommesse di calcio, gratta e vinci e quando capita anche qualche giocata sui siti internet che emulano le attrazioni di un casinò. A Cremona per esempio, un bel numero di migranti arrivati negli ultimi mesi dall’Africa, dopo aver affrontato il “viaggio della morte” in condizioni disperate e disumane, non ha resistito alla tentazione del gioco. Forse la strada più facile per raccattare subito qualche soldo, che, in caso di vincita, andrebbe nelle mani dei prossimi trafficanti per raggiungere il nord Europa. Certamente non si parla di grosse puntate, di grandi vincite, ma quello che pesa come un macigno è l’aspetto morale. Pensare che i soldi dati dallo Stato italiano finiscano in gratta e vinci o sale da gioco fa male, perché anche se si tratta di pochi spiccioli per immigrato, a fare la quantità è la somma di profughi arrivati e in arrivo.

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Generali tedeschi contro la diplomazia ottusa dei loro politici (e di quelli europei) !

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L’esperienza dimostra che è meglio essere amici con la Russia. La Lettera di 19 generali tedeschi

 

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“A 70 anni dalla fine della guerra che ha ucciso 27 milioni di cittadini sovietici, la guerra diviene di nuovo compagna dell’umanità”, si legge in una lettera aperta intitolata  ‘Soldati per la pace’, pubblicata sul quotidianoJunge Welt ‘. “La riorganizzazione del mondo, sotto la guida degli Stati Uniti e dei suoi alleati, ha portato a guerre in Jugoslavia e Afghanistan, Iraq, Yemen, Sudan, Libia e Somalia”. I firmatari parlano di una “campagna mediatica senza precedenti” di “isteria di guerra e russofobia.” Secondo i miltari tedeschi questo contraddice il ruolo diplomatico che potrebbe essere svolto dalla Germania, data la sua “posizione geopolitica, l’esperienza storica e gli interessi oggettivi della gente”. “ Poiché sappiamo molto bene cosa è la guerra, noi siamo a favore della pace “, hanno sottolineato.

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Scuola, Pisa: obbligatoria l’ora di cultura Rom

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Inizialmente il laboratorio era facoltativo e previsto per il pomeriggio, ma poiché “quasi nessuno aveva deciso di frequentarlo” è stato spostato alla mattina e reso obbligatorio.

Immigrazione: foto Rossi con famiglia Rom,scatta la polemica

A Pisa, nella scuola media “Fucini”, fa discutere l’inclusione nel programma scolastico dell’ora di “cultura rom”, nell’ambito di un programma di integrazione dei piccoli studenti di etnia nomade. Come racconta Libero, il progetto prevede sei ore complessivamente, da tenersi durante le lezioni di italiano.

Per la professoressa Marta Trafeli, che ha dato la disponibilità delle proprie ore per “ospitare” il laboratorio, l’iniziativa serve a “invogliare i ragazzini rom a venire a scuola, anche perché tra loro c’è un alto tasso di dispersione scolastica”. Durante le ore di “cultura rom”, spiega la docente, “viene un educatore che spiega ai nostri studenti la cultura e la tradizione di quel popolo”.

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Putin propone all’Europa un’alleanza euroasiatica anti-USA

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La “sorprendente” proposta della Russia all’Ue: stracciate il TTIP e unitevi all’Unione Eurasiatica

PUTIN SORGNONE

Deciderà l’Europa di averne avuto abbastanza dell’eutanasia economica imposta dalle sanzioni a Mosca volute dagli Usa?

Appare sempre più evidente come le sanzioni decise dall’UE e dagli Usa alla Russia in seguito alla crisi ucraina e più in generale il blocco finanziario contro Mosca abbiano prodotto le sue conseguenze più nefaste contro i paesi membri dell’Ue. La Germania è stata la prima ad ammetterlo alla fine del 2014 con la sua economia ormai sull’orlo della recessione. Ma si tratta di una considerazione ormai di uso comune all’interno dell’Ue. L’ex primo ministro italiano Romano Prodi, ad esempio, ha scritto sul Messaggero che un’economia russa debole non è desiderabile e profittevole per l’Italia. Secondo Prodi le sanzioni alla Russia per la crisi ucraina e l’abbassamento dei prezzi del petrolio e del gas faranno crollare il Pil russo del 5% annuo, determinando, a sua volta, un crollo delle esportazioni italiane del 50% nel paese.

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Gender nelle scuole: Pd approva emendamento

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DONNO

Roma, 14 mag – “Il Piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo l’educazione alla parità di genere, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti ed i genitori sulle relative tematiche come previsto anche dall’articolo 5, comma 2, del decreto legge 14 agosto 2013 n. 93 convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 199 in materia di Piano di azione straordinario contro la violenza”.

Si tratta del comma 8bis, all’Art. 2 che introduce l’insegnamento della parità di genere in tutti i curricola

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Unioni gay. Gandolfini: iter ddl a insaputa maggioranza italiani

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FAMIGLIA NATURALE

Prosegue in Commissione Giustizia del Senato l’esame del ddl Cirinnà sulle cosiddette unioni civili. Quattro gli esponenti di associazioni di area cattolica chiamati ad intervenire in audizione di fronte ai senatori: tra loro Massimo Gandolfini, presidente di “Vita È” e direttore del dipartimento di neuroscienze all’Ospedale di Brescia, che denuncia: il testo omologa le unioni omosessuali al matrimonio, aprendo la strada alle adozioni gay. Paolo Ondarza lo ha intervistato:

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Al giornale Repubblica fanno paura cartelli con mamme che abbracciano i loro figli, ciucci e fiocchi nascita?!

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di Giorgio Celsi

http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/05/07/foto/mangiagalli-113783322/1/#1

Pensate Repubblica ha dedicato un intero Book fotografico dedicato ai cartelli, ai fiocchi nascita e ai ciucciotti che espongo all’esterno della

Clinica Mangiagalli durante i miei Sit-in a difesa della Vita e contro l’aborto procurato. Viene spontaneo però chiedersi; perché fa così tanta paura la presenza all’esterno degli ospedali abortisti di chi aiuta una madre in tentazione di aborto a scegliere per la Vita? Perché fanno così paura quei fiocchi nascita, quei ciucciotti e quelle frasi tenere scritte nei miei cartelloni tipo “Meglio averlo in braccio… non sulla coscienza? Forse perché si ostacolano forti interessi economici? (ricordo che ogni aborto procurato fa guadagnare ad un ospedale dai 1.300 ai 5.000 Euro). Forse perché si contrasta l’ideologia Radicale di morte? Forse perché si ostacola il piano Massonico che non potendo distruggere direttamente Dio cerca di eliminarlo indirettamente sopprimendo il bambino nel grembo materno? ( Gesù si fa Carne per venire ad abitare in mezzo a noi e noi con l’aborto non l’accogliamo)

Comunque sia io a tutto questo non ci sto in quanto come diceva Ortega Gasset “Il crimine peggiore è adesso, non in coloro che uccidono ma in coloro che non uccidono e permettono di uccidere“.

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Bambini e sesso. L’Oms raccomanda: “A 4 anni il gioco del ‘dottore’, a 9 il preservativo”

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VERGOGNA:

Già all’asilo i bambini devono conoscere il piacere della masturbazione e scoprire il corpo dell’altro sesso. A 9 anni devono sapere come usare il preservativo e a 15 essere ben consapevoli del diritto di abortire. A stabilirlo il documento sugli Standard per l’educazione sessuale elaborato dall’Oms Europa e dal Centro per l’educazione alla salute di Colonia.

09 DIC – Se avete un bambino di un anno, due o quattro, invitate a casa un’altra mamma con la sua figlioletta. Portate i bimbi nella cameretta e sollecitateli a giocare al “dottore”, mentre voi adulti chiacchierate e sorseggiate un buon tè in salotto. Se lo fate, avrete seguito le raccomandazioni dell’Oms Europa sugli Standard per l’educazione sessuale per i bambini e adolescenti, elaborato dall’Oms Europa e dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute (BZgA) di Colonia con l’intento di insegnare ai bambini, fin dalla nascita, cosa è la sessualità per viverla in modo “appagante e responsabile”. Di conseguenza, anche per rispondere ad alcune problematiche del nostro mondo sul quale non ha più senso tacere (Hiv, infezioni sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate in adolescenza, violenza sessuale…).

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Il racconto: «Io, fuori dalla Chiesa perché lesbica»

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MARINA MARZARI

Segnalazione di Federico Colombera

La testimonianza di Marina Marzari: «Ho dovuto restituire le chiavi del duomo di Oderzo, ma resto impegnata nella fede» di Valentina Calzavara

ODERZO. «Per la mia omosessualità ho dovuto restituire le “chiavi” del duomo di Oderzo. Non è stato un gesto fisico, bensì una ferita più profonda, che si è aperta con un rifiuto dopo un lungo percorso di fede in cui ho frequentato la parrocchia della mia città molto attivamente, dimostrandomi una buona cristiana».

Inizia così la storia di Marina Marzari, psicologa e psicoterapeuta opitergina di quarant’anni, oggi responsabile del coordinamento Lgbte di Treviso. Per capire il dolore che l’ha accompagnata dopo quel muro che si è alzato tra lei e la Chiesa, bisogna andare a ritroso, ai tempi in cui Marina partecipava alle attività dell’oratorio, alla messa domenicale, al coro, al gruppo scout, alla preparazione dell’altare per le funzioni. Anni in cui è vissuta e cresciuta in armonia con gli altri parrocchiani, guadagnandosi la fiducia del parroco e degli altri sacerdoti. «Fin da piccola sono stata molto legata alla religione e l’ho sempre coltivata in armonia, all’interno della mia comunità parrocchiale. Mi sono sempre sentita accolta e ho sempre cercato di dare il mio contributo» spiega Marina. Un rapporto di fede e collaborazione che a un certo punto si spezza, durante una confessione.

«All’epoca avevo 25 anni, ero ancora eterosessuale, ma mi ero fidanzata con un ragazzo separato» racconta «ho ritenuto di doverlo dire all’uomo di fede che avevo davanti. Sapevo che quella situazione non veniva contemplata dalla Chiesa, ma non mi aspettavo una risposta così brusca. Si è rifiutato di darmi l’assoluzione. È stato un trauma, mai avrei pensato che quella persona, con cui avevo un ottimo rapporto fino al giorno prima, mi trattasse in quel modo».

Da lì è cominciata per Marina una grande crisi personale e spirituale che si è tradotta, ben presto, in un allontanamento dalla Chiesa, più imposto che voluto. Una lontananza apparentemente incolmabile, che si è aggravata ancor di più al compimento dei trent’anni. «In quel frangente ho scoperto la mia omosessualità» ricorda «è stato un altro motivo di dolore per le regole che la Chiesa porta avanti impedendo la partecipazione ai sacramenti e alla comunione per chi è omosessuale».

Un altro ostacolo tra l’essere donna e l’essere credente. È allora che Marina ha cominciato la sua ricerca. Voleva colmare quel senso di smarrimento che la stava condizionando così tanto nel suo cammino di fede, non voleva dei nullaosta o delle giustificazioni, quanto la possibilità di trovare ascolto anziché giudizio. Decide allora di trascorrere un periodo nella comunità ecumenica del monastero di Bose, in Piemonte. «Dopo aver avuto solo porte chiuse da parte della Chiesa, lì ho ritrovato delle mani tese da parte di alcuni uomini di Chiesa» spiega «non si è trattato di compassione, ma di un dialogo diverso. Grazie a questo percorso, ora ho conquistato la “libera coscienza”e mi sono riavvicinata alla comunione. Sono consapevole che la posizione della Chiesa è diversa rispetto alla mia, ma sono riuscita a concedermi la possibilità di decidere autonomamente. Ho ripreso ad accostarmi a ricevere il corpo di Cristo prendendomi la responsabilità di quel gesto che la Chiesa mi negherebbe senza sé e senza ma».

Una negazione rispetto alla quale la giovane psicologa opitergina auspica un cambiamento più radicale. «Vorrei che si arrivasse presto a una maggiore omogeneità tra quello che la Chiesa dice nelle sue regole e quello che i sacerdoti devono applicare ogni giorno nel loro rapporto con le persone, con i fedeli. Se dipendesse da me lo tradurrei nel non fare differenze tra separati, divorziati e omosessuali se dietro a queste classificazioni c’è un percorso impegnato di fede. In fondo la trasgressione può anche non essere visibile, penso a un uomo sposato che va a messa tutte le domeniche e poi picchia la moglie». Parole che fanno eco, senza alcuna presunzione, a quanto Papa Francesco ha detto nel 2013: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?»

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