Putin: “Russia e Italia sono legate da rapporti molto stretti”

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PUTIN EXPO

Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

Putin: “Russia e Italia sono legate da rapporti molto stretti”

“Sono forti i legami tra la Russia e il vostro Paese”. Queste le parole usate da Vladimir Putin in occasione della visita all’Expo, per definire le relazioni tra i due Paesi. Ha poi ricordato una partnership che dura da oltre cinque secoli. Descrivendo poi le ragioni della presenza della Russia ad Expo, il presidente russo ha sottolineato come la sua partecipazione all’esposizione universale risalga a 160 anni fa. “All’Expo del 1906 di Milano – ha sottolineato – raccogliemmo molte decorazioni”. Sulle ragioni del presente e sul tema scelto per il 2015, Putin ha parlato del padiglione russo, allestito con particolare attenzione dedicata alle nuove frontiere raggiunte dagli scienziati russi in materia alimentare, con quello che ha definito “grande contributo all’economia e alla sicurezza alimentare in tutto il mondo” dalla Russia. Dopo i ringraziamenti per l’invito ricevuto, Putin ha assistito poi al saluto del premier italiano Matteo Renzi. Un breve intervento quello di Renzi, che ha voluto in apertura ringraziare tutti i cittadini russi presenti all’evento, ha accolto Putin ribadendo come Mosca sia stata tra le prime ad appoggiare la candidatura di Milano per Expo. Immancabile poi un passaggio sulle relazioni tra i due Paesi, scandite a detta di Renzi dall’importante scambio culturale.

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Svizzera: una lega contro le nozze gay: “Questa è un’aberrazione”

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Inizia la collaborazione con noi un politico italiano residente in Svizzera, prossimo candidato alle elezioni politiche elvetiche e particolarmente sensibile alle questioni etiche, con la segnalazione di questo articolo:

Un’associazione vuole impedire il matrimonio gay in Svizzera. Le organizzazioni gay hanno preso posizione

Articolo di DAW

BERNA – “Per una famiglia tradizionale”: è la neocostituita associazione voluta da gruppi conservatori e religiosi, il cui scopo è rafforzare l’idea di nucleo familiare tradizionale e impedire il matrimonio gay. Già annunciato il referendum contro i piani del Consiglio federale che intende consentire l’adozione dei figliastri.

Secondo il co-Presidente Marco Giglio, l’associazione intende fermare lo «smantellamento della famiglia tradizionale» e rompere «la falange delle lobby gay», perché in ogni caso «il matrimonio e un nucleo familiare sono possibili solo tra marito e moglie, anche se i media cercano di veicolare un’immagine diversa. Conchita Wurst è un esempio di questa aberrazione». Gli fa eco il consigliere nazionale Jackob Buechler (Ppd): «Non sono preoccupato, ma mi chiedo dove finiremo se continuiamo ad aprire porte. Senza contare che una società ha bisogno di regole anche in casa».

Bastian Baumann, direttore dell’organizzazione gay Pink Cross, non le manda a dire: «È un gruppo chiuso, non al passo coi tempi. Naturalmente è libero di costituirsi come realtà, viviamo in un paese democratico. Vogliamo però che i consiglieri nazionali si ricordino che di fronte alla legge siamo tutti uguali, perché non dovrebbe valere anche per il matrimonio?». A chi mette in dubbio la loro attenzione al benessere del bambino, il deputato liberale basilese Daniel Stolz, omosessuale dichiarato, risponde: «È quello per noi il punto centrale, non il sesso dei genitori».

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Gay Pride, tolleranza, rispetto, democrazia (per un pubblico adulto)

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Gay_Pride_censura

Davvero ci vuole stomaco per guardare queste foto scattate al Gay Pride di San Paolo, in Brasile.

Chissà cosa ci aspetta a Roma, sabato prossimo.

Ci è piaciuto il commento che è stato pubblicato da Aleteia, che ha citato il defunto umorista Millôr Fernandes : ”La democrazia è quando io comando te. La dittatura è quando tu comandi me”.

Mutatis mutandis questa amara ironia si adatta perfettamente al pensiero unico e alla propaganda omosessualista: sono bravissimi a fare le vittime, contro l’omofobia e l’intolleranza altrui, ma che poi di tolleranza e rispetto per gli altri ne dimostrano davvero poco. Insomma, come dice la Sciamplicotti di Aleteia: ”La libertà è quando io mi manifesto a te. L’intolleranza è quando tu ti manifesti a me”.

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La Turchia evita (per ora) il regime islamico

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MAMMA LE TURCHE

Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

Recep Tayyip Erdogan avrebbe voluto attuare una vera e propria riforma di stampo presidenzialista della forma di governo della Turchia, dando vita così ad un regime di fatto. Avrebbe dovuto ottenere i due terzi del Parlamento (367 seggi) per poi far votare la riforma del sistema di governo, in pratica approvarla con il solo appoggio del suo partito, l’Akp (Adalet ve Kalkınma Partisi), islamico-conservatore. Ciò però non potrà accadere, in quanto alle elezioni legislative tenutesi domenica 7 giugno, l’Akp ha perso la maggioranza assoluta, dopo essere stato per ben tredici anni il partito di maggioranza. Ora Erdogan sarà costretto ad un governo di coalizione, tenendo conto che l’Hdp (Partito democratico dei popoli) è riuscito a passare col 10% dei voti necessario per essere rappresentato tra i banchi dell’Assemblea nazionale, dove dovrebbe avere una presenza di oltre 70 deputati. La comunità curda rappresenta il 20% della popolazione turca. Vincitore di tutte le elezioni tenutesi in Turchia dal 2002, il partito islamico-conservatore si presenta così per la prima volta indebolito e “abbandonato” dagli elettori. Come ha fatto rilevare in maniera pressoché omogenea la stampa internazionale, il declino di popolarità vissuto dall’Akp è legato a doppio filo alle condizioni economiche vissute del Paese e alla forte critica alla deriva autoritaria del suo leader storico nonché attuale presidente della Repubblica turca, Erdogan.

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Corruzione e tangenti: la Germania peggio dell’Italia

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La Germania passa per essere un Paese onesto, corretto, inflessibile. Ma i numeri dicono il contrario: l’economia sommersa vale 351 miliardi di euro e le tangenti 250

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel. (Credits: Adam Berry/Getty Images News)

Essere tedeschi ha un vantaggio: si è sempre dalla parte della ragione. È una certezza che Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, aveva stampata in volto quando, replicando al discorso di inaugurazione del semestre di presidenza italiana dell’Europa di Matteo Renzi, gli ha rinfacciato di “chiedere soldi in cambi di riforme. E poi come facciamo ad essere sicuri che le facciate?” Dubbio legittimo, ma non sempre la Germania è quel monolite di etica che si vuol far credere. Ha un’immagine impeccabile e un volto sempre ben rasato, ma la Germania è molto più simile all’Italia di quanto Weber non creda. E lo è in un campo nel quale noi passiamo per specialisti, con un know-how consolidato: la corruzione.

Forse Weber non ricorda un episodio interessante capitato il 15 aprile di quest’anno proprio al Parlamento europeo. Nikolaos Chountis, europarlamentare greco di Syriza (lista Tsipras), riceve dal tedesco Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo e candidato del Pse alla presidenza della Commissione, una risposta che non s’aspettava. Un anno prima la Commissione europea aveva messo nero su bianco che tra i Paesi europei solo la Germania e l’Austria non avevano ancora recepito nel proprio ordinamento né la convenzione anti-corruzione europea né quella dell’Onu. Chountis prende carta e penna per chiedere a Schulz di sapere se l’Europa avesse fatto, o avesse intenzione di fare, pressioni su Berlino perché le adottasse. Voleva anche sapere quali fossero le giustificazioni della Germania per non averlo ancora fatto e se era vero quanto scritto dal settimanale tedesco Der Spiegel e, cioè, che il presidente della Confindustria tedesca, Ulrich Grillo, era coinvolto in una serie di pagamenti di tangenti in Grecia quando era a capo delle società Rheinmetall e Stn Atlas. Dopo un anno la risposta di Schulz è stata lapidaria: l’interrogazione “eccede le competenze della Commissione” quindi è “inaccettabile”.

Se avesse voluto rispondere, Schulz avrebbe dovuto mettere sul banco degli imputati il suo Paese e approfondire verità imbarazzanti. Molto imbarazzanti.

Il sommerso di Berlino

Gli scandali Mose e Expo sembrano confermare la teoria “italiani popolo di mazzettari”. Una teoria che porta dritto dritto verso una specie di autorazzismo che vuole gli italiani “antropologicamente inferiori dal punto di vista etico” rispetto, ad esempio, alla Germania che passa per essere il Paradiso dell’etica pubblica. È così?

Partiamo dai numeri. Uno dei più importanti studi che comparano l’economia sommersa dei Paesi europei viene pubblicato periodicamente a cura della Visa Europe, realizzato dalla società di consulenza internazionale At Kearney, con la supervisione scientifica di Friedrich Schneider, professore all’Università austriaca di Linz e massimo esperto continentale della cosiddetta “shadow economy”. I suoi studi e i suoi saggi sono alla base dei documenti dell’Eurostat e dell’Ocse che si occupano della materia. I risultati dello studio sono qui e il dato più importante è che, in valori assoluti l’economia sommersa tedesca è la più consistente di tutti i Paesi europei: 351 miliardi di euro pari al “nero” di Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Irlanda e Austria messe insieme e superiore di circa 20 miliardi al “nero” italiano che è stimato in 333 miliardi. Strano che la Germania passi per essere come l’Eden degli onesti, perché i dati non dicono questo: dicono che l’economia “non osservata” tedesca è la più grande d’Europa. Per “economia non osservata”, familiarmente chiamata in italiano “nero”, si intende sia l’economia criminale vera e propria sia, soprattutto, l’economia non criminale che sfugge ai controlli (in particolare del fisco) come, ad esempio, il lavoro non regolare, la mancata fatturazione o la sottofatturazione.

Ma prendere i valori assoluti non basta: vanno messi anche in relazione al Prodotto Interno Lordo di un Paese perché è evidente che il 13% di economia sommersa della Finlandia non equivale allo stesso 13% di economia sommersa della Germania: infatti nel primo caso si tratta di appena 26 miliardi di euro e nel secondo di 351. L’Italia, avendo un’economia più piccola di quella tedesca, ha un rapporto sommerso/Pil più alto, cioè il 21% rispetto, appunto, al 13% tedesco. Il rapporto tra economia sommersa e Pil dell’Italia è uno dei più alti e, d’altra parte, gli scandali grandi e piccoli che emergono quotidianamente sono lì a dimostrare che siamo il Paese più corrotto d’Europa mentre la Germania passa per essere popolata da manager e dipendenti pubblici puri come gigli di campo.

Corruzione alla tedesca

Friedrich Schneider (unica fonte presa come riferimento in modo da non fare confusione con altre metodologie di indagine su un tema così difficile da maneggiare) ha valutato anche il peso della corruzione nei vari Paesi europei e il risultato è che, nel 2012, le mazzette tedesche hanno pesato 250 miliardi di euro rispetto ai 280 miliardi dell’Italia. La Corte dei Conti, però, valuta il valore della corruzione italiana in 60 miliardi, non in 280. Peccato, però che il dato dei 60 miliardi sia praticamente inventato perché sono il risultato di una proporzione tra il valore stimato della corruzione mondiale con il Pil italiano. Un esercizio di pura matematica senza nessuna base scientifica, ma che continua ad avere libera circolazione nel dibattito pubblico.

Ma oltre alle statistiche economiche anche quelle giudiziarie, sono interessanti. Secondo un recente rapporto della Commissione europea le denunce per corruzione in Germania nel 2011 sono state 46.795: il triplo rispetto alle 15.746 dell’anno precedente. In Nord-Westafalia i casi sono passati da 6089 del 2010 a 40.894 del 2011. Ovviamente c’è una spiegazione. Se si va a vedere il testo originale del rapporto si scopre che decine di migliaia di denunce riguardano un caso di tangenti che ha coinvolto tutti i dipendenti, civili e militari, di una base militare britannica e che vede coinvolti i dipendenti di una concessionaria automobilistica in due distinti processi. Anche il dato del 2010 (15.746 casi) è influenzato da singoli casi specifici. Bisogna andare al 2009 (quando non ci sono stati casi anomali di corruzione che falsano il dato) per avere un numero affidabile ed è 6.354 denunce e va confrontato con quello del 2012: 8.175. Un bel numero, tantopiù se si considera che mentre le denunce di crimini aumentano, le indagini diminuiscono: dalle 1.813 del 2010 si è passati alle 1.528 del 2011 fino alle 1.373 del 2012.

Passiamo alle condanne: secondo l’Ocse tra marzo 2011 e il marzo 2013 di tutti i procedimenti anti corruzione, 33 sono stati archiviati per mancanza di prove mentre in 21 processi si è arrivati alla condanna nei confronti, complessivamente, di 141 persone. Di queste 141 persone, 43 sono state ritenute colpevoli di corruzione verso funzionari pubblici stranieri e questo significa che, secondo la giustizia tedesca, appena 138 persone in due anni sono state ritenute colpevoli di aver pagato tangenti all’interno della Germania. Un numero ridicolo se si pensa alla stima di Schneider secondo la quale le tangenti in Germania pesano per 250 miliardi ed è ancora più ridicolo se si pensa che in un solo anno, il 2012, le denunce per corruzione sono state, come detto, più di 8mila.

Il confronto con i dati italiani è, a questo punto, d’obbligo. Nel 2011 le denunce per corruzione e concussione e abuso d’ufficio sono state 1820 (1.587 nel 2012, ultimi dati disponibili) mentre le persone condannate per peculato, malversazione, concussione, e corruzione sono state 800. In Italia si denuncia meno, ma si condanna molto di più. Come mai?

Il rapporto della Commissione Europea sulla corruzione sembra mettere in relazione abbastanza diretta questa differenza tra denunce (molte) e indagini (poche) in Germania con il fatto che la magistratura tedesca, a differenza di quella italiana, è soggetta al potere politico. In alcuni specifici casi, infatti, il ministero della Giustizia di Berlino ha il diritto di “istruire” il magistrato titolare di un’inchiesta su come condurre le indagini e su quale particolare concentrare le sue attenzioni. E’, quindi, possibile che i magistrati tedeschi siano indirizzati dal governo a trascurare i casi di corruzione per concentrarsi su altri reati. E non sembra che questo stato di cose scandalizzi più di tanto i magistrati stessi: solo il 50% di essi, infatti, vorrebbe l’abolizione del potere di indirizzo delle indagini da parte del governo.

Certo, quasi tutti gli indici di corruzione, stando al rapporto della Ue, sono migliori rispetto alla media europea, ma il rapporto fa notare che l’Ocse ha più volte chiesto alla Germania di rendere esecutive le sentenze (poche) che ricadono sotto il reato di corruzione visto che “la maggior parte delle sentenze vengono sospese”. Strano, è la stessa accusa che si rivolge all’Italia. Per di più il Greco, Group of States Against Corruption, nel suo rapporto sulla Germania del novembre del 2012, ha criticato il paese di Frau Merkel per le sue regole di finanziamento ai partiti poco rigorose (rafforzate nel 2013), per la corruzione dei parlamentari e per gli scarsi progressi nell’adozione delle raccomandazioni dell’organizzazione.

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Bilderberg 2015, Adinolfi: “Denunciarli è inutile. Ecco invece cosa va fatto”

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ADINOLFI

Roma, 10 giu – “Il Bilderberg? Non serve denunciarlo ed è impossibile sfidarlo. Ma possiamo fare in modo che non abbia più potere su di noi”. Gabriele Adinolfi è da sempre un attento studioso dei meccanismi oligarchici. In occasione del meeting 2015 del club Bilderberg, Il Primato Nazionale gli ha chiesto quanto effettivamente questo ente misterioso sia centrale negli assetti del potere globale e come è possibile combatterlo.

Semplice think tank particolarmente riservato o superloggia di burattinai: Adinolfi, cos’è davvero il Bilderberg?

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Putin: sostegno alla famiglia é una priorità assoluta per le autorità russe

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MOSCA. Sostegno alla famiglia in tutte le circostanze e le sue sfide é una priorità assoluta per le autorità russe, è importante lavorare a tutti i livelli, ha detto il presidente russo Vladimir Putin alla cerimonia di premiazione “Gloria genitoriale”.

“Sostegno alla famiglia nel senso più ampio del termine è una priorità assoluta, sono importanti quanto l’attenzione, la posizione della società e il lavoro di governo a tutti i livelli … Avendo di fronte i problemi, le sfide continueremo politica demografica attiva, svilupperemo un sistema di moderni centri perinatali, costruiamo nuovi ospedali, scuole, asili, “- ha detto Putin.

Lui ha notato che nelle famiglie russe sempre di più appaiono secondo e terzo bambini. “Voglio credere che molte giovani famiglie, guardando il vostro esempio felice e stimolante, vorranno fare la stessa scelta,” – ha detto il presidente.

Fonte: http://ilmondodirussia.com/putin-sostegno-alla-famiglia-e-una-priorita-assoluta-per-le-autorita-russe/

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Nozze gay: il Patriarcato ortodosso ‘rompe’ con il mondo protestante

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9 giugno 2015

ortodossi

Con un comunicato emesso lo scorso 3 giugno, il dipartimento delle relazioni estere del Patriarcato Ortodosso di Mosca ha annunciato la rottura delle relazioni con la comunità protestante unita di Francia e con i presbiteriani di Scozia, per la loro recente decisione di benedire le unioni omosessuali, decisione definita con estrema chiarezza e senza tanti giri di parole dagli ortodossi «incompatibile con la morale cristiana». Esclusa anche qualsiasi prospettiva di nuovi contatti ufficiali, almeno non nell’immediato futuro, ne è possibile o pensabile parlare di «compromessi», dopo la decisione assunta nel 2008 dal Concilio dei Vescovi, decisioni per la quale «le relazioni con le comunità protestanti» sarebbero dipese «dalla loro fedeltà alle norme morali dell’Evangelo».

Già nel 2003 la chiesa ortodossa russa assunse tale decisione e per gli stessi motivi nei confronti degli episcopaliani statunitensi, quando consacrarono «vescovo» Gene Robinson, dichiaratamente omosessuale. E nel 2005 altrettanto fecero con la comunità luterana di Svezia, avendo anche questa a sua volta aperto alle “nozze” gay, benedicendole.

Si badi come i rapporti degli ortodossi con i protestanti fossero anche più stretti di quelli della Chiesa Cattolica, in quanto gli ortodossi e le altre chiese orientali (etiope, copta, armena, siriaca ed assira) facevan parte con protestanti e anglicani del Consiglio Mondiale delle Chiesa, organismo di cui il Vaticano è invece semplice «osservatore».

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BLA BLA BLA

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bla-bla-bla

Segnalazione di Federico Prati

di Gianandrea Gaiani – 09/06/2015

Fonte: Analisi Difesa

La Ue, almeno per ora, non va oltre le chiacchiere nella nuova agenda per la gestione dell’immigrazione approvata mercoledì dalla Commissione Europea. Certo i bla-bla-bla come al solito si sprecano. Federica Mogherini, l’ha definita “un passo da gigante per la Ue” e “una giornata storica per l’Italia” perché “un peso e una responsabilità finora quasi esclusivamente italiani diventano europei”.

In realtà non c’è una sola riga in cui si dica basta al ricatto dei trafficanti e allo sbarco di immigrati clandestini, non è stato reso noto nessun piano piano per respingere chi si affida ai criminali per venire in Europa. Al contrario, dopo aver sostenuto per settimane la necessità di colpire i trafficanti e distruggere preventivamente i barconi con un’operazione militare ambigua che attende il via libera dell’ONU, la Mogherini ha deliziato i fanatici del “politically correct” affermando candidamente alle Nazioni Unite: “Lasciatemi assicurare esplicitamente che nessun rifugiato o migrante intercettato in mare verrà respinto contro la sua volontà”.

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Mafia Capitale, “i soldi delle coop di Buzzi pagavano gli stipendi del Pd di Roma”

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Dalle intercettazioni emerge un versamento da “6-7000 euro”. Tutto regolarmente fatturato. La branca romana del partito: “Erogazione liberale ricevuta a settembre 2014, quando né la Coop 29 giugno né i suoi dirigenti risultavano indagati”. Il ras delle cooperative: “Abbiamo fatto buona figura con poco”. Il contatto è Carlo Cotticelli, tesoriere dei dem romani. Telefonate, incontri e sms anche con il capogruppo del Pd in Regione Lazio, Marco Vincenzi

Gli stipendi del Pd di Roma pagati coi soldi di Mafia Capitale. E i rapporti tutti da chiarire tra Mafia Capitale e il Pd alla Regione Lazio, il cui capogruppo, Marco Vincenzi, oggi si è dimesso dopo che il suo nome è stato accostato a quello di Salvatore Buzzi, ras della cooperativa 29 giugno e al centro dell’inchiesta che ha travolto la politica romana. Due storie distinte, due azioni differenti Buzzi distribuiva regolarmente fondi ai funzionari capitolini del partito. Il suo contatto è il tesoriere locale Carlo Cotticelli. Nei dialoghi intercettati dai carabinieri del Ros – che risalgono al 9 settembre 2014 – si fa riferimento alla richiesta del versamento di “6-7000 euro” e “alla consuetudine sistematica ‘il primo di ogni mese’ di pagare stipendi a pubblici ufficiali“. Nel giorno della seconda ondata di arresti di Mafia Capitale il 4 giugno il commissario del Pd romano e presidente democratici Matteo Orfini si scagliava contro “chi ha sbagliato”. Invece deve fare i conti con un sistema che si rivela sempre più simile a Mani Pulite e che non coinvolge solo qualche “mela marcia”, ma anche i vertici, almeno locali, dei dem.

Ecco il dettaglio delle intercettazioni. Carlo Guarany, vice di Buzzi, parlando col suo capo, spiega che Cotticelli chiede i soldi perché il partito è in difficoltà: “Non erano riusciti a pagare gli stipendi di agosto e non sapevano cosa fare. E così chiedeva a Buzzi se per caso potesse aiutarli dando loro 6-7000 euro per pagare gli stipendi di agosto e una parte di settembre”. Quindi Buzzi stacca l’assegno intestato al “Partito democratico di Roma”. In cambio riceve una regolare ricevuta proprio a nome del partito della Capitale: “Serve per metterla in contabilità”.

Si tratta di versamenti di cui il ras delle cooperative andava fiero parlando ai suoi collaboratori: “Un assegno di settemila euro, abbiamo fatto buona figura con poco”. E parlando con un suo collaboratore racconta: “No, noi pensavamo che ce chiedesse un sacco di soldi…c’ha chiesto 7mila euro…non c’è sembrato vero!…Subito…7mila euro subito!…abbiamo fatto un figurone”. Buzzi era certo di potere “contare” sui consiglieri, anche quelli del Partito democratico. Perché, come aveva detto all’ex Nar Massimo Carminati considerato dagli investigatori a capo dell’organizzazione Mafia Capitale, “li paghiamo tutti”.

Pd Roma: “Soldi per stipendi? Erogazione liberale” Il Pd di Roma precisa: “La Coop 29 giugno ha versato nel settembre 2014 alla Federazione romana del Partito Democratico 7.000 euro a titolo di erogazione liberale“. “Il versamento – prosegue la nota – è stato regolarmente registrato con ricevuta rilasciata a norma di legge. Allora né la Coop 29 giugno né i suoi dirigenti risultavano indagati“.

Quando Cotticelli diceva: “Il PD a Roma è in preda alla guerra tra bande. Mai più finanziamenti ai comitati elettorali” Erano il 20 giugno 2013, Mafia capitale ancora non era deflagrata. Carlo Cotticelli rilascia un’intervista al blog Monitore Romano. Parole che oggi hanno un sapore e un significato diverso. “Il PD a Roma è in preda alla guerra tra bande e finché resterà in vigore il sistema di finanziamento ai comitati elettorali avremo questa situazione di guerra” diceva il tesoriere, che successivamente aveva criticato la scelta della della segreteria nazionale. “E’ stato un colpo pesante, anche perché alla fine in Federazione sono rimasto soltanto io, l’unico che non poteva essere cacciato. Sarebbe stato più opportuno un confronto concreto all’interno del partito, ma se riduciamo il confronto politico alla lotta tra bande accade proprio questo – diceva Cotticelli – In un partito vero il cambiamento sarebbe stato trovato insieme al segretario uscente. L’azzeramento, invece, è l’ennesima dimostrazione che ha vinto la guerra tra bande”.

Al centro delle critiche di Cotticelli il sistema di finanziamento del partito: “Fino a sette otto anni fa i finanziamenti erano centralizzati. Adesso, invece, sono tutti diretti ai comitati elettorali dei singoli candidati. Il PD è diventato un grande comitato elettorale – era il parere del tesoriere romano – e, a livello centrale, il partito non gestisce più nulla. Malgrado questo, il partito aveva una sua struttura di persone, impiegati sia tecnici che politici, che hanno portato avanti la baracca. Alcuni di loro – continuava Cotticelli – sono diventati deputati, altri consiglieri regionali, altri ancora sono stati sistemati in altro modo. Nonostante le difficoltà economiche, non abbiamo mandato a casa nessuno. E’ cambiato, però il modo di fare politica: finchè il finanziamento era centralizzato la politica aveva un valore diverso. Il finanziamento ai comitati, ora, provoca inevitabilmente una guerra tra i comitati stessi. Ci possono essere divergenze sulla strategia politica, possiamo parteggiare per Bersani o per Renzi ma il vero problema è che fino a quando il tesoriere della Federazione conterà meno del tesoriere di un Comitato elettorale la questione non si risolverà mai. E’ questo il vero motivo della crisi economica e strutturale del partito”.

Il rapporto tra Buzzi e il capigruppo Pd in Regione. Che dice: “Tutto falso”. E poi si dimette E non c’è solo Cotticelli: perché dalle carte emerge anche il rapporto tra Buzzi e il capogruppo del Pd in Regione Lazio, Marco Vincenzi: sarebbe suo l’emendamento che è andato ad aumentare di 600mila euro i finanziamenti destinati ai municipi e poi finiti in qualche modo alla coop 29 giugno. I due si incontravano a Tivoli, a Villa Adriana, dove si scambiavano “pizzini“. Tra loro anche telefonate e sms. Il diretto interessato rimanda le accuse al mittente, ma decide comunque di farsi da parte. “Non ho presentato in Consiglio regionale emendamenti per finanziare il comune di Roma o i suoi municipi. Non corrispondono nel modo più assoluto a verità e sono destituite di fondamento, quindi, le affermazioni di Salvatore Buzzi su un mio presunto interessamento per far ricevere al municipio di Ostia 600mila euro o qualsiasi altra cifra” ha scritto Vincenzi in una nota in una nota in cui annuncia le dimissioni da capogruppo. “Di conseguenza, e lo sottolineo per evitare qualsiasi fraintendimento, non possono essere stati approvati in Consiglio regionale emendamenti del sottoscritto per elargire fondi. Ho visto due volte Salvatore Buzzi su sua sollecitazione – ha continuato Vincenzi – e nel corso degli incontri mi aveva chiesto di intercedere per far ottenere fondi ad Ostia. Una richiesta alla quale non ho dato alcun seguito”.

Vincenzi, poi, ha cercato di argomentare la sua tesi citando atti d’indagine. “D’altra parte, anche il Ros dei carabinieri non ha trovato alcun riscontro alle affermazioni, false, di Salvatore Buzzi come è facile evincere – è la tesi dell’ormai ex capogruppo dem alla Pisana – dalle conclusioni dell’informativa dei militari dell’Arma che hanno scritto, cito testualmente, ‘Allo stato delle attuali conoscenze investigative, e dal contesto delle telefonate/dialoghi intercettati, non si è in grado di indicare se i 600mila euro da ottenere con l’aiuto di Marco Vincenzi siano stati finanziati da parte della Regione Lazio‘. I carabinieri si limitano solo ad una presunzione che, lo ripeto ancora una volta, non ha alcun riscontro nella realtà dei fatti”.

Regione Lazio: “Da noi neanche un euro ai municipi e al Comune di Roma” “Nessun euro è stato dato ai municipi di Roma, anche questo tentativo di infiltrazione criminale è stato respinto”. La Regione Lazio ha smentito con una nota ufficiale quanto emerso dagli atti d’indagine, con Salvatore Buzzi che parlava di finanziamenti per 1milione e 800mila euro (“1,2 milioni da Gramazio e 600mila da Vincenzi“) in arrivo dalla Pisana. “Questi finanziamenti regionali 2014 non sono stati mai destinati ai Municipi di Roma né al Comune di Roma” hanno fatto sapere dalla Regione, sottolineando di aver “erogato finanziamenti sulle stesse materie ad altre amministrazioni locali, esclusivamente ricorrendo a parametri oggettivi e matematici: numero di abitanti, capacità fiscale, fabbisogno infrastrutturale. Quindi – è la spiegazione – esclusivamente indicatori amministrativi o di statistica ufficiale, scelti in ragione di una costante strategia di questa amministrazione: quando è possibile ridurre a zero la discrezionalità nell’uso delle risorse pubbliche”. Il comunicato stampa, poi, si conclude con le accuse rispedite al mittente: “Sottolineiamo quindi come anche questo eventuale tentativo del gruppo criminale di interferire con l’azione amministrava di questa amministrazione sia stato impedito dalla determinazione della Regione, a dimostrazione che le politiche di prevenzione della corruzione e della trasparenza sono il migliore antidoto alle infiltrazioni della malavita“.

M5S: “Ora Zingaretti lasci” “Dopo quanto raccontato da Buzzi e riportato dai quotidiani si può affermare serenamente che quella di domani sarà l’ultima seduta del Consiglio di questa legislatura – attacca il capogruppo M5s in Regione Lazio, Valentina Corrado – non so come il Pd potrà giustificare la foto pubblicata oggi in cui si vede il capogruppo Vincenzi mentre riceve un foglietto da Buzzi che, secondo la ricostruzione della stampa basata sulle intercettazioni, dovrebbe essere legato a un aumento dei finanziamenti alle Coop di Buzzi attraverso un emendamento. Non so per quanto ancora Zingaretti, con Magrini arrestato e Venafro indagato – prosegue – potrà continuare a recitare la parte della principessa imprigionata in una torre che non si accorge di tutto quello che accade nel castello”. “Le dimissioni di Vincenzi da capogruppo del PD non bastano – continua Corrado – deve dimettersi da consigliere. La sua nota stampa aggiunge nuovi dettagli ad una vicenda che condanna la giunta Zingaretti e il PD laziale, perché ammette di aver incontrato in più occasioni Buzzi e conferma le richieste di intercessione per ottenere fondi pubblici. Era suo preciso dovere denunciarlo alle autorità competenti e non renderlo pubblico solo dopo gli articoli dei quotidiani di oggi che tratteggiano e confermano un sistema trasversale di corruzione all’interno delle istituzioni regionali”.

Salvatore Buzzi, il Partito democratico e il Cara di Mineo E, al di là, dei vertici locali romani, il Partito democratico viene coinvolto da Buzzi anche sulla vicenda che riguarda il Cara di Mineo, il centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Catania – il più grande d’Europa -, che ai contribuenti costa 139mila euro al giorno. E che ha coinvolto anche il sottosegretario all’Agricoltura in quota Ncd Giuseppe Castiglione, indagato dalla Procura di Catania per una presunta turbativa d’asta.”Su Mineo casca il governo – dice Buzzi parlando ai magistrati il 31 marzo 2015 – io potrei, cioè, se possiamo spegnere il registratore glielo dico, se può spegnere un secondo”, chiede Buzzi ai pm. Esita nel racconto, ma conferma che a raccontare quello che è successo in merito agli appalti è Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto con Walter Veltroni sindaco.

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