LETTERA Al Governo della Federazione Russa – Presidente Vladimir Putin

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 ZAR PUTIN 2

Segnalazione di Federico Prati

LETTERA Al Governo della Federazione Russa Presidente Vladimir Putin affinchè accolga la nostra richiesta di amicizia nonostante la politica estera aggressiva dei Paesi Nato.

Noi, cittadini italiani ed europei, ci dissociamo dalle iniziative ostili che i nostri governi stanno intraprendendo nei confronti della Russia e del suo popolo, imponendo sanzioni economiche ed altre misure restrittive, che non sussistono in giustificati motivi e non rispondono a comprovate cause razionali. Riteniamo, anzi, che questo modus operandi, aggressivo e ideologico verso Mosca, rappresenti la maniera più errata e controproducente per risolvere le partite diplomatiche e le diatribe geopolitiche tra vicini. Consideriamo la Russia, e la sua popolazione, parti integranti della storia europea, come centinaia di anni di destini incrociati e condivisi attestano, dalla nascita del mito della Terza Roma, erede della civiltà romano-bizantina, fino ai nostri giorni.

La Russia è un paese fratello col quale è opportuno mantenere costantemente aperti canali di dialogo costruttivo e di mutua cooperazione, finalizzati al superamento delle rispettive problematiche politiche, economiche, finanziarie e sociali.

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13 giugno il Gay Pride festeggia la liberazione sessuale di Roma

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LIBERIAMOCI

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Glori

«Liberiamoci!», questo il significativo slogan scelto dagli organizzatori del “Roma Pride 2015”, la parata dell’orgoglio omosessuale, svoltasi a Roma sabato 13 giugno che ha visto le strade della Capitale percorse dall’orrendo spettacolo messo in scena da oltre venti carri allegorici e migliaia di persone.

Il comunicato ufficiale dell’iniziativa spiega come al grido di «Liberiamoci!» si voglia rilanciare, «la battaglia collettiva di liberazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali. (…) La nostra liberazione dai pregiudizi, dagli stereotipi, dai modelli limitanti, dai precetti imposti, dalle norme ingiuste, la nostra conquista della libertà, sono liberazione e conquista della libertà per l’intera società».

Alla testa del corteo, partito da piazza della Repubblica intorno alle 16, il sindaco di Roma Ignazio Marino, star principale della giornata, osannato dai partecipanti grati per il suo decisivo impegno profuso a favore della causa LGBTQ e per le tante promesse mantenute in questi mesi, per ultimo il registro delle unioni civili festeggiato in “pompa magna” lo scorso 21 maggio in Campidoglio con il tristemente noto “Celebration Day”.

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Sempre alta la tensione Nato-‎Mosca

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 ESERCIO RUSSO

Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

“La Nato si muove verso i confini della Russia, ma finora non vi è nulla di cui ci si debba preoccupare”, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin dopo i colloqui con il capo di Stato finlandese Sauli Niinistö. “Se qualcuno minaccia qualsiasi parte dei nostri territori, di conseguenza dobbiamo indirizzare le nostre forze armate e i mezzi moderni da combattimento verso quei territori da cui provengono minacce nei nostri confronti. Come potrebbe essere altrimenti? La Nato si avvicina ai nostri confini, mentre noi non ci muoviamo da nessuna parte. Ma non vorrei però esasperare i toni. Naturalmente analizzeremo con cura e seguiremo tutto questo. Ma al momento non vedo nulla che ci può far preoccupare,” ha aggiunto Putin. “Tutte queste cose sono probabilmente segnali politici a riguardo della Russia o dei propri alleati. Siamo più preoccupati dal dispiegamento del sistema di difesa missilistico: questa è una cosa seria di importanza strategica “, ancora il presidente russo.

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Patriarcato di Mosca sulla Pasqua “in comune” coi conciliari

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di Nina Achmatova

Sulla proposta di papa Francesco per celebrare la Pasqua in un’unica data, la Chiesa ortodossa russa si aspetta di conoscere nei dettagli l’idea. Ma non legare la Pasqua al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, come stabilito dal Concilio di Nicea, per gli ortodossi russi è “inaccettabile”.

Mosca (AsiaNews) – La Chiesa ortodossa russa ha accolto con cautela la disponibilità espressa da papa Francesco a stabilire una data comune per la Pasqua, così che cattolici, ortodossi e protestanti possano festeggiare la Resurrezione nello stesso giorno. A detta dell’arciprete Nikolai Balashov, vice presidente del Dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, le parole del Pontefice riportate dai media non sono sufficienti per comprendere in modo corretto quale è l’essenza della sua proposta. “Preferirei prima conoscere le esatte dichiarazioni di papa Francesco, trasmesse da diverse fonti di informazione”, ha dichiarato Balashov, in un’intervista con l’agenzia Tass, sottolineando che “se la Chiesa di Roma intende abbandonare la Pasqua secondo il calendario gregoriano, introdotto nel XVI secolo, e tornare a quella antico (giuliano), utilizzato nell’epoca in cui la Chiesa d’Oriente e Occidente erano unite e utilizzata finora dagli ortodossi, questa intenzione è benvenuta”. Se, invece, l’idea è quella di “avere una data fissa per la Pasqua e non legarla al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, come stabilito sia in Oriente che in Occidente dal Concilio di Nicea del 325, allora tale proposta è totalmente inaccettabile per la Chiesa ortodossa”, ha avvertito Balashov. “Attendiamo la pubblicazione nelle fonti ufficiali del Vaticano”, ha aggiunto. Continua a leggere

I tentativi di umiliare la Russia si ritorceranno contro Occidente

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PUTIN BERLUSCONI

Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

L’Occidente sostiene l’Ucraina, mentre il suo presidente non mostra alcun entusiasmo per l’attuazione degli accordi di Minsk. Allo stesso tempo gli europei e gli americani dimenticano che sono necessarie relazioni pacifiche con la Russia per un futuro prospero nel continente europeo. Così ritiene “The Asian Age”. “Il comportamento dei Paesi occidentali nei riguardi di Russia ed Ucraina è paradossale: gli europei e gli americani proseguono il vecchio gioco della guerra fredda, senza considerare come sia molto più vantaggioso cooperare con Mosca e ricercare un compromesso sulla crisi ucraina”, scrive la rivista. Il supporto per le autorità ucraine da parte dell’Occidente ha portato Kiev a perseguire politiche filo-occidentali e dimostrare una retorica antirussa, ma a non fare nulla per risolvere la crisi nel Donbass. “In Ucraina pompano miliardi di dollari di aiuti occidentali, e l’Occidente allo stesso tempo chiede maggiore assistenza finanziaria” – si legge nell’articolo. Kiev, incoraggiata dall’Occidente, è ancora “a favore di una centralizzazione rigida” e chiede prima di cessare le ostilità il pieno controllo del confine con la Russia. Il presidente ucraino Poroshenko afferma di considerare fondamentale il rispetto degli accordi di Minsk, tuttavia “non ha ancora mostrato il minimo entusiasmo per affrontare il problema della federalizzazione, grazie a cui le regioni otterrebbero più autonomia.” “Tuttavia in alcuni ambienti accademici degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale cresce sempre più la tendenza secondo cui la pace possa essere raggiunta solo se l’Occidente riconosce la duplice natura dell’orientamento dell’Ucraina. Dipende fortemente dalla benevolenza della Russia nei suoi confronti, dati i sentimenti filorussi di metà della popolazione nella parte orientale del Paese, così come della sua posizione geografica. Non ha senso costringere l’Ucraina a diventare parte dell’ordine del giorno dell’Occidente” si afferma nell’articolo.

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Migranti, diktat di Francia e Germania: “Italia respinga gli irregolari o non ci saranno aiuti”

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NERETTI

Francia e Germania avvertono: la solidarietà europea per ridistribuire nei vari Paesi i richiedenti asilo arrivati attraverso il mar Mediterraneo non sarà sostenibile, se l’Italia non garantisce una politica di respingimento dei migranti irregolari e la registrazione di quanti richiedono protezione internazionale. A Lussemburgo, per il Consiglio dei ministri dell’Interno europei, il francese Bernard Cazeneuve e il tedesco Thomas de Maizière hanno fatto fronte comune contro un impotente Angelino Alfano. “È necessario – hanno dichiarato – che ci sia un meccanismo di respingimento alla frontiera, per i migranti irregolari spinti da motivi economici, altrimenti la solidarietà in termini di rifugiati non sarà sostenibile”. Peccato che siano proprio le navi militari straniere, tedesche in primis, a sbarcare sulle nostre coste il numero maggiore di profughi, bypassando la nostra frontiera.

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Libano, il generale Aoun: “Per gli uomini dell’Isis ​non esistono confini”

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Parla il leader del Movimento Patriottico Libero, che assieme a Hezbollah, SSNP, Hamal, Al-Marada e Tashnak, forma la Coalizione dell’8 Marzo, favorevole alla leadership di Assad

Prima di raggiungere Damasco con un volo impostoci per motivi di protocollo dalle autorità siriane, facciamo tappa a Beirut. La delegazione dell’Alliance for Peace and Freedom, il partito europeo formatosi lo scorso ottobre e presieduto da Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, è ospite del governo di Bashar al-Assad per una serie di incontri al vertice.

Nella capitale libanese assieme a Fiore ci sono, tra gli altri, il deputato europeo dell’NPD Udo Voight e l’ex membro dell’europarlamento Nick Griffin. Tornante dopo tornante, check point dopo check point, risaliamo le colline della città fino a raggiungere l’abitazione del Generale Michel Aoun. Entriamo nella casa elegante del leader, classe 1935, del Movimento Patriottico Libero, che assieme a Hezbollah, SSNP, Hamal, Al-Marada e Tashnak, forma la Coalizione dell’8 Marzo, favorevole alla leadership di Assad. Si può dire che il Generale rappresenti il vero riferimento ‘politico’ di Hezbollah, nonostante sia cristiano.

Questa è la prova che il movimento sciita sia un movimento patriottico oltre che essere, il “partito di Dio”. Incontriamo Aoun nei giorni in cui il conflitto siriano e le incursioni del Califfato sconfinano pericolosamente in territorio libanese con gli scontri tra Hezbollah e gli jihadisti nella Valle della Bekaa, a nord di Beirut e Damasco. Proprio riguardo al coinvolgimento sempre maggiore dell’esercito di Hezbollah nel conflitto siriano, Fiore chiede al Generale se questo sia destinato a crescere nei prossimi mesi. “Nel conflitto siriano ci sono ingerenze da molti Paesi. Da quei Paesi che non accettano la dottrina dell’Isis e che aiutano l’esercito siriano, e da quelli che invece sostengono l’Isis – risponde Aoun – in Siria combattono volontari di 83 nazionalità diverse, anche europee. Il Libano,” continua il Generale con l’accento francese “è uno Stato confinante e quindi il pericolo che il conflitto siriano si estenda qui è molto grande e attuale. Per questo, come sapete, Hezbollah sta difendendo le frontiere del Libano, perché per questi uomini, quelli del Daesh (dispregiativo per intendere Stato Islamico, ndr) non esistono i confini. L’unico confine che riconoscono è quello della Umma (la comunità islamica, ndr), e la Umma non ha confini”, afferma il Generale. “Loro quindi non combattono per conquistare un territorio, loro vogliono conquistare tutto. È per questo che rappresentano un enorme pericolo per l’Europa”.

“Questi gruppi sono molto pericolosi, hanno diversi nomi ma rappresentano tutti la stessa cosa: sono contro la democrazia, la Sharia è la loro legge e per loro non è concepibile l’esistenza di null’altro eccetto questo, eccetto il loro credo; il loro obbiettivo è diffondere la Sharia nel mondo, islamizzare il mondo”. Aoun è calmo, ma risoluto e spiega: “Quello che possiamo fare per fermarli è creare un’alleanza forte contro lo Stato Islamico”. “Pensa che questa alleanza dovrebbe essere ristretta al Medio Oriente oppure anche all’Europa?” Chiede Fiore. “Anche all’Europa – risponde il Generale Aoun – L’Europa è in pericolo”, aggiunge, “Daesh è già arrivato in Palestina, in Libia, in Tunisia”. “Servirebbe uno come lei per dire queste cose al Parlamento Europeo, perché forse la popolazione europea non è ancora totalmente cosciente del pericolo”, propone Fiore. La risposta del Generale è: “Perché no?”. Poi, approfitta per raccontare della sua esperienza in Europa. “Ho incontrato 22 ambasciatori europei nel 2012. Erano tutti contro Assad: dicevano che era un dittatore, che il suo era un regime autocratico e che doveva andarsene. Gli ho risposto: bene, anche noi siamo a favore della democrazia, ma qual è l’alternativa ad Assad in Siria? Lo Stato Islamico? E credetemi che in confronto a loro, il fatto che Assad sia un dittatore non sarebbe più un fatto tanto grave. Non c’è uno solo di loro con cui si possa avere alcun tipo di dialogo: se loro governassero io, cristiano, sarei ucciso, o per esempio tu, se fossi un artista, saresti ucciso”, continua. “Alla fine dissi agli ambasciatori che gli uomini del Daesh sarebbero arrivati in Europa molto presto, in pochissimi anni” conclude. A questo punto la delegazione europea chiede al Generale libanese cosa può fare l’Europa per difendersi. “Per prima cosa fare pressione sulla Turchia per fermare il flusso di armi e uomini lungo il confine con la Siria. L’Ue è l’unico interlocutore in grado di fare pressioni sul governo turco. Questo è fondamentale”. Dopo esserci congedati dal Generale, visitiamo la sede libanese del SSNP e poi di corsa dopo essere rimasti bloccati nel traffico di Beirut raggiungiamo l’aeroporto dove ci aspetta il nostro volo per Damasco.

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Ecco la realtà: solo 8 su 62 erano veri profughi!

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KUNTA KINTE

ORA COME LA METTIAMO, CON IL MANTRA ‘FUGGONO DA GUERRE E PERSECUZIONI’?

Emergono particolari interessanti sulla protesta di stamattina a Verbania:http://voxnews.info/2015/06/16/profughi-circondano-questura-accoglienza-non-adeguata/

Dei 62 sedicenti profughi che abbiamo mantenuto per quasi un anno in un hotel della zona, soltanto a 8 è stato riconosciuto un certo status di rifugiato iniziale.

Significa che, nella migliore delle ipotesi, solo il 10 per cento dei millantati profughi è tale veramente.

Durante la protesta, sia il il questore che il prefetto avrebbero ‘tranquillizzato’ quelli che adesso sono a tutti gli effetti dei clandestini “che una soluzione si trova”.

Quale soluzione? Continueranno ad essere mantenuti. Gli daranno un permessino da ex clandestini? Osceni.

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Russia, Vladimir Putin schiera 40 nuovi missili nucleari. La Nato: “Tintinnio di sciabole”

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Quando qualcuno mesi fa diceva che si sarebbe tornati alla Guerra fredda, erano pochi quelli disposti a credergli. Ma ora la situazione è ben diversa. La tensione fra Usa e Russia continua a salire di giorno in giorno, e l’ultima decisione di Mosca rischia solo di peggiorare le cose. Vladimir Putin, infatti, ha annunciato che nel 2015 aggiungerà 40 missili balistici intercontinentali al suo arsenale nucleare. La mossa arriva pochi giorni dopo l’annuncio degli Stati Uniti di voler aumentare la propria presenza militare nel Baltico, per garantire la sicurezza dei Paesi membri della Nato confinanti di fronte al rischio di un’eventuale invasione russa, accresciuto dopo l’annessione da parte di Mosca della Crimea, lo scorso anno.

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Il concetto di nazionalismo della Russia di Putin

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NAZIONALISTI RUSSI

Segnalazione di Federico Prati

di Irina Osipova

Una volta Putin si è definito il più grande nazionalista in Russia.

Così è. Il concetto dell’essere nazionalisti e patrioti nel contesto attuale non può limitarsi al romanticismo dei simboli e slogan della storia del XX secolo. I tempi sono cambiati, la realtà è nuova. I concetti che erano alla base delle ideologie però non sono cambiati, anche se continuano ad essere sottovalutati di fronte alle apparenze.

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