Come vive un rifugiato in Italia? Mangia, dorme, smanetta sul cellulare…a nostre spese

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CROCIATA

Segnalazione di Redazione BastaBugie

L’Italia riproduce le peggiori tare dell’assistenzialismo senza pretendere lo sforzo di imparare un mestiere, né le leggi o la lingua del Paese ospitante (VIDEO: Le priorità degli immigrati)

da Tempi

Il Corriere della Sera propone oggi un reportage di Federico Fubini da Briatico (Vibo Valentia) dove è raccontato in maniera esemplare come l’Italia rispetto all’emergenza immigrazione «sta riproducendo le peggiori tare dell’assistenzialismo degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso». Un «welfare che dà qualcosa in cambio di niente» come «sola risposta che la macchina amministrativa sia in grado di fornire nell’emergenza». Il nostro sistema, denuncia Fubini elencando alcuni casi assai significativi, «distribuisce vitalizi e protezione senza pretendere dai beneficiari lo sforzo di imparare un mestiere, né le leggi o la lingua del Paese ospitante, o anche solo senza chiedere loro una mano a tenere pulita la strada comunale». A Briatico l’inviato del Corriere ha raccolto la testimonianza di Fofana Samba, 19enne cittadino del Mali che «da quando è sbarcato senza documenti dalla Libia a Vibo Valentia nel giugno di due anni fa» vive in Italia da perfetto mantenuto. «Di solito si sveglia alle nove – scrive Fubini – e trascorre le sue giornate in modo semplice: “Manger, dormir, Facebook, un film”. Qualche volta, una partita di calcio. Tiene pulita la sua stanza? No: ci pensa la signora Antonella, la donna delle pulizie. Si prepara da mangiare? “No. Vedo il cibo quando è pronto. Io non cucino”». Come Fofana secondo il Corriere vivono «tanti altri ragazzi sub-sahariani assorti nei loro smartphone all’ombra dei pini dell’hotel sul mare che oggi li accoglie». RICORSI E CONTRORICORSI A differenza dei profughi siriani e iracheni di cui si è tanto parlato negli ultimi mesi, le persone incontrate da Fubini in Calabria in genere non arrivano da paesi in guerra e non sono vittime di persecuzioni, ma «tutti hanno presentato domanda d’asilo politico per guadagnare tempo e intanto restare qui». Giocano con «ricorsi e controricorsi» sfruttando «la lentezza della giustizia italiana». Lo stesso Fofana dice al Corriere: «Voglio essere un rifugiato» e per questo «ha presentato una serie di domande di asilo» tramite avvocato, pagandolo con il denaro che gli arriva dall’accoglienza italiana (100 euro a domanda, informa Fubini). Le pratiche, per la cronaca, sono state «tutte respinte fino al ricorso attuale, pendente da mesi», ma comunque nel frattempo «Fofana non ha mai fatto lo sforzo di imparare una parola d’italiano». Altro esempio che lascia a bocca aperta è quello dell’Associazione Monteleone, che Fubini descrive come «una delle centinaia che gestiscono l’accoglienza per conto delle Prefetture». L’organizzazione ha vinto una gara per la gestione dei migranti e infatti incamera «1.100 euro al mese per ciascuno di essi». E come impiega tutti questi soldi? Spiega il giornalista del Corriere: «Ha investito 85 mila euro in un centro computer nell’hotel dell’accoglienza, ha organizzato corsi di italiano e da elettricista, fabbro, pizzaiolo, cartongesso, guida macchine agricole, salvataggio e primo soccorso in spiaggia, teatro. Non si è presentato quasi nessuno. I 219 richiedenti asilo sono rimasti tutti in camera a sonnecchiare e guardare la tivù, semplicemente perché potevano». Per convincerli a muoversi hanno dovuto offrire loro «50 euro in cambio della frequenza dei corsi». IN GERMANIA Il sistema italiano secondo Fubini è improntato a un tipo di assistenzialismo che non esiste da nessuna parte, «neanche nei Paesi più aperti agli stranieri». In Germania, per dire, il governo ha annunciato una nuova legge per «rendere più facile per chi richiede asilo accedere al mondo del lavoro». Lo scopo è proprio «non renderli alienati, passivi e depressi, con un futuro da accattoni o da manovalanza criminale», e la chiave è esattamente l’approccio contrario al nostro: vitto, alloggio e diaria sì, ma in cambio Berlino «pretende dagli stranieri (…) frequenza a corsi di lingua, cultura e legislazione tedesca, con regolari verifiche dell’apprendimento; per chi non adempie c’è il ritiro progressivo dei benefici». L’Italia è lontana anni luce da questa impostazione. Scrive ancora Fubini: «A novembre scorso il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento per l’immigrazione al ministero dell’Interno, ha scritto ai sindaci invitandoli a far fare ai richiedenti asilo piccoli lavori per i Comuni. Non è successo quasi nulla».

Nota di BastaBugie:guarda il video seguente dal titolo “Le priorità dei clandestini? Soldi, smartphone e wi-fi” https://www.youtube.com/watch?v=u8tq8TFsjLM

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Il TAR impone alla Regione Lombardia di risarcire Beppino Englaro

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ENGLARO

Segnalazione Corrispondenza Romana

(di Tommaso Scandroglio) Come si ricorderà Eluana Englaro era ricoverata a Lecco. La Corte di Appello di Milano nel gennaio del 2009 aveva autorizzato le strutture lombarde a staccare il sondino naso-gastrico che alimentava e idratava la donna, ma la Direzione generale della sanità lombarda si era espressamente rifiutata di adempiere all’ordinanza del giudice. Beppino Englaro allora fece ricorso al Tar della Lombardia che gli diede ragione.

Dato però che Beppino aveva fretta di staccare il famigerato sondino naso-gastrico alla figlia, la fece trasferire ad Udine dove troverà la morte per eutanasia. Dopo il decesso di Eluana, la Regione Lombardia impugnò la sentenza di primo grado del Tar ma il Consiglio di Stato diede ragione a Beppino una seconda volta. Passano gli anni e il padre di Eluana è tornato alla carica chiedendo al medesimo Tribunale amministrativo che la Regione Lombardia gli risarcisse i danni patrimoniali e non patrimoniali provocati dal fatto di essere stato costretto a trasferire la figlia ad Udine. In una sentenza depositata lo scorso 6 Aprile nuovamente il Tar della Lombardia acconsente alla richiesta di papà Englaro. Ecco le motivazioni.

In primo luogo nessuno, tanto meno un ente pubblico come una Regione, può disattendere ad un’ordinanza di un giudice. «Non è possibile – si legge nella sentenza – che lo Stato ammetta che alcuni suoi organi ed enti, qual è la Regione Lombardia, ignorino le sue leggi e l’autorità dei tribunali, dopo che siano esauriti tutti i rimedi previsti dall’ordinamento, in quanto questo comporta una rottura dell’ordinamento costituzionale non altrimenti sanabile». La morte volontaria e diretta per ordine dello Stato non è invece una rottura ben più grave dell’ordinamento costituzionale? Anzi in questo caso, dato che l’ordine di morte è venuto da un apparato giudiziario dello Stato, la decisione dei giudici non si configura come pena di morte a danno di soggetto innocente? La Regione Lombardia in realtà ha rispettato le leggi italiane. Sono i giudici di Cassazione e della Corte di Appello di Milano a non averlo fatto.

In merito poi al rifiuto della Regione Lombardia di far morire Eluana, il Tar aggiunge: «Né, a tal fine, si possono invocare motivi di coscienza, in quanto, come evidenziato dalla pronuncia del Consiglio di Stato (punto 55.6), “a chi avanza motivi di coscienza si può e si deve obiettare che solo gli individui hanno una coscienza, mentre la coscienza delle istituzioni è costituita dalle leggi che le regolano”». Ma dietro le leggi ci sono gli uomini e qualora una legge comandasse un atto contrario alla legge naturale non solo si può ma si deve disobbedire. Una legge senza coscienza è una legge tirannica, una legge ingiusta.

C’è un altro motivo per cui il danno deve essere risarcito: Eluana, secondo i giudici del Tar e quelli della Corte di Appello di Milano, voleva morire e invece la Regione Lombardia le ha reso più difficile l’esercizio di questo “diritto” che secondo il Tar è una pretesa costituzionalmente tutelata. «Va evidenziato – scrivono i giudici – come il comportamento della Regione Lombardia ha leso il diritto fondamentale della sig.ra Englaro ad ottenere l’interruzione del procedimento di alimentazione artificiale». Ciò «ha determinato la lesione del diritto fondamentale di autodeterminazione in ordine alla libertà di scelta di non ricevere cure, oltre che della salute (…) ciò rappresenta una palese violazione degli artt. 2, 13 e 32 Cost.».

A parte che nella nostra Costituzione non esiste un diritto a morire ma solo il diritto a ricevere cure, a parte che Eluana non aveva mai espresso questa volontà, a parte che le cure possono essere rifiutate solo dal paziente stesso tramite consenso attuale, nonchè da persona vigile, e non ci può essere delega di sorta che valga anche a favore del tutore (Beppino Englaro in questo caso), c’è da rilevare che curiosamente il padre riceverà un risarcimento pecuniario per un (inesistente) danno subito invece dalla figlia ormai morta.

C’è un terzo motivo per cui risarcire Beppino. La Regione Lombardia, procrastinando con il suo rifiuto l’uccisione di Eluana, avrebbe fatto soffrire il padre configurando una «lesione di rapporto parentale» (sic). Quindi far morire la figlia non lede il rapporto parentale (forse lo irrobustisce?) ed invece impedire che la figlia muoia intacca tal rapporto. In particolare il diniego della Regione Lombardia «ha aggravato le difficoltà e i turbamenti che hanno dovuto affrontare i genitori, in particolare il padre. (…) In ragione di ciò la vita familiare, già sconvolta da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, è stata ulteriormente turbata dall’ostruzionismo della Regione Lombardia». E l’uccisione della figlia non avrà turbato ancor di più la vita famigliare? Oppure è stata salutata con gioia? Il Tar in merito alle conseguenze dell’ostruzionismo della Regione Lombardia parla di evento «di natura certamente catastrofale». Tenere in vita una persona è una catastrofe per i giudici. Siamo all’eutanasia del diritto.

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L’eugenetica è già tra noi, ecco cifre e luoghi

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STATISTIC

Segnalazione Corrispondenza Romana

Che l’eugenetica sia già oggi una realtà e che venga sistematicamente praticata, servendosi dell’aborto come di uno strumento selettivo tra i nascituri, è risaputo, benché formalmente smentito. Ogni tanto però spuntano dei dati comprovanti tale affermazione. Come quelli forniti dallo studio messo a punto dal Charlotte Lozier Institute di Washington.

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“Senza Cristo crolla la civiltà. Solo Putin l’ha capito”

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MB – Questo sopra è il titolo di un recente articolo di Pat Buchanan: grande giornalista, intellettuale, conservatore di vecchio stampo (quindi ostile ai neo-conservatives),  molti anni fa si  candidò anche alla Casa Bianca, naturalmente senza esito. Traduco qui questa sua limpida diagnosi della malattia   terminale dell’Occidente. Per molti motivi,  che alcuni capiranno,  e renderanno  altri lettori  rabbiosi: non ultimo movente di questo post, lo confesso. 

 

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Golpe contro Al-Sisi? Lo “prevedono” in USA

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Egypt's president promotes army chief to top rank

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“Fonti Usa hanno lanciato un attacco   personale senza precedenti contro il presidente dell’Egitto”, rende noto DEBKA: “Sui media americani han cominciato ad apparire articoli   contro Al Sisi. Uno dice: ‘La decisione di trasferire le isole [Tiran e Sanafir,  cedute ai sauditi] è  probabilmente il chiodo finale sula bara di Al Sisi.  L’Egitto viene descritto come sull’orlo di una rivoluzione contro Al Sisi”.

Così  si comincia a intuire a che gioco si è prestata la sinistra italiana, dalla Cgil al Manifesto, il nostro governo e i nostri media progressisti, con  l’enorme grancassa “Verità per Regeni”,  le inchieste in loco su  Regeni, le fughe di notizie di giornalisti e sindacalisti locali che spifferano,  di colpo senza paura,  contro il regime oppressore,  tutta  una serie di notizie imbarazzanti: abbiamo preparato il rovesciamento del dittatore  decretato da Washington.  Un nuovo golpe,  con un cambio di generali  sulla poltrona, oppure una “primavera”  colorata che  darà il potere ai Fratelli Musulmani?

 

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Come l’Unione europea manipola i profughi siriani

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di Thierry Meyssan

La crisi dei profughi che ha colpito l’Unione europea durante il secondo semestre 2015 è stata orchestrata artificialmente. Tuttavia, parecchi gruppi hanno tentato di strumentalizzarla, sia per distruggere le culture nazionali, sia per reclutare lavoratori a basso prezzo o ancora per giustificare il finanziamento della guerra contro la Siria. In definitiva, una volta passata la tempesta e i danni da essa causati, il problema resta soprattutto africano.

DAMASCO (Siria) – Sin dalla pubblicazione coordinata della fotografia di un piccolo bambino curdo, Aylan Kurdi, annegato su una spiaggia turca, il 3 settembre 2015, l’opinione pubblica europea si mobilitò attraverso diverse manifestazioni in favore dei profughi. Immediatamente, il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel si pronunciarono per un “meccanismo europeo di accoglienza permanente e obbligatoria”, mentre una folla immensa, spuntata da non si sa dove, cominciava a piedi la sua progressione attraverso i Balcani. Solo il Primo ministro ungherese, Viktor Orbán, si oppose contro questa improvvisa migrazione di massa.

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Disonestà intellettuale

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di Massimo Fini 

Il grido ‘onestà, onestà, onestà’ con cui è stata accolta l’uscita della bara di Gianroberto Casaleggio dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, che non proveniva solo dai grillini ma anche da molti cittadini comuni (la folla che gremiva la piazza era composta anche da molti uomini e donne in età e si sa che i 5Stelle pescano soprattutto fra i giovani) ha mandato su tutte le furie il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Facciamo un piccolo florilegio del suo editoriale del 15/4 (“La follia di fare dell’onestà un manifesto politico”): “Gli unici onesti del Paese sarebbero loro, come vent’anni fa si spacciavano per tali i magistrati del pool di Mani Pulite”; “Cari Di Maio e compagnia, smettetela con questa scemenza del partito degli onesti che fa la morale a tutti, cosa che fra l’altro porta pure male”; “Ho preso atto di un principio ineluttabile: chi di onestà colpisce, prima o poi i conti deve farli con la sua, di onestà”; dai politici…”pretendo una sola cosa: che la politica sia efficiente nel risolvere i miei problemi”; “Io non so se Casaleggio, parlandone da vivo, fosse o no il re degli onesti”.

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Informazione e manipolazione

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TOSA

di Marcello Foa 

Fonte: lavocedeltrentino

Il ruolo dell’informazione e le stretegie comunicative sono tra gli aspetti principali che controllano i flussi socali nella contemporaneità.

Che si parli di economia, di politica o di qualunque ambito della vita dell’uomo, questo strumento, apparentemente formale, può essere, se utilizzato seguendo un disegno strategico, la miglior arma per distorcere la realtà, persuade un’enorme fetta di persone della bontà di una scelta o nascondere elementi fondamentali per la creazione di un giudizio libero.

Dal convincerci che un prodotto è meglio di un altro a farci credere che l’unica soluzione di un problema diplomatico sia, ad esempio, entrare in guerra, il passo è breve.

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Persino Londra è contro il TTIP. E noi, invece, obbediamo

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STOP TTP

Segnalazione Arianna Editrice

di Maurizio Blondet 

La buona notizia: subito dopo la visita di Obama che ha ordinato di non uscire dall’Europa, il numero degli inglesi che voteranno il Brexit è diventato maggioranza. E’ la prima volta, secondo i sondaggi. Ma non è tutto ‘merito’ del mezzo-kenyota (come l’ha chiamato il sindaco della capitale Boris Johnson). E’ che è ora pubblico il rapporto della London School  of Economics sugli effetti del TTIP, il trattato transatlantico. Lo studio l’aveva commissionato Cameron, sperando di trovarvi argomenti per la sua propaganda atlantista. Dopo averlo  letto, l’ha secretato. E’ stato costretto  a  rilasciarlo  in base al Freedom Of Information Act (un tipo di legge sulla libertà d’informazione che in Italia non esiste) su istanza giudiziaria di  Global Justice Now, un gruppo di cittadini attivi.

La London School (LSE) è una storica università  imperiale, una delle centrali dell’ortodossia liberale, ovviamente pro-governativa,  mica un sito alternativo. Ebbene: la sua valutazione del TTIP è devastante. Per il Regno Unito, dice chiaro, l’introduzione del Trattato transatlantico “configura moltissimi rischi e quasi nessun beneficio”.

L’istituto – che è una voce autorevolissima –  punta il dito specificamente sulle camere arbitrali,  i tribunali (privati e segreti) istituiti dal Trattato, davanti a cui le multinazionali possono trascinare gli Stati, protestando che certe leggi ostacolano il suo business, e quindi la libera concorrenza. Fra gli esempi, il LSE ne ricorda alcuni: l’Australia querelata dalla Philip Morris per aver imposto per legge pacchetti anonimi; la Philip Morris che denuncia l’Uruguay per aver questo stato messo un annuncio del tipo “Il fumo danneggia la salute” sui pacchetti.

Esempi più sinistri ancora: l’Argentina denunciata e condannata per avere bloccato i prezzi  delle bollette elettriche,  a protezione dei cittadini consumatori, durante il tragico collasso economico.  La Veolia, la multinazionale francese che gestisce i servizi di acqua, energia e nettezza pubblica, la quale ha avuto lo stomaco di denunciare l’Egitto per aver introdotto il salario minimo, cosa che secondo la ditta la danneggia.

Non potrebbe essere più chiaro: non è capitalismo, è il ritorno alla legge della jungla.

Il Regno Unito, che nonostante il suo liberismo mantiene una legislazione sociale robusta, si troverebbe in modo permanente sul banco degli accusati, soggetto a multe e punizioni e obbligato a cambiare punti essenziali del diritto. “C’è motivo – dice il LSE – di aspettarsi che il trattato UE-USA imporrà costi significativi al governo. Basandoci sull’esperienza del Canada nel NAFTA [il trattato pan-americano gemello del TTIP], ci dobbiamo attendere che le clausole di “protezione dell’investitore” [del TTIP]  saranno regolarmente invocate da investitori USA per atti del governo  del Regno che di norma non sono contestabili secondo il diritto nazionale”.  Per cui, continua l’Istituto con tipico understatement, “si ha poco motivo di ritenere che [il Trattato] darà al Regno Unito benefici di qualche significato.  Si ha scarso motivo di credere che darà al Regno Unito benefici politici significativi”

Chi vuole leggere l’intero studio, lo trova qui:

http://www.globaljustice.org.uk/news/2016/apr/25/foia-reveals-governments-assessment-ttips-corporate-courts-%E2%80%93-lots-risks-and-no

Né vantaggi economici, né politici. A questo punto bisogna chiedersi perché i “nostri” governanti  europei, quelli che in qualche modo abbiamo eletto a rappresentarci, stiano ancora operando sottobanco – in combutta con Bruxelles – per ingabbiarci nel TTIP. Qui evidentemente obbediscono ad ordini che superano persino il livello del  presidente USA,  quello che può essere sbeffeggiato mezzo-kenyota;  un ridicolo personaggio che fra pochi mesi non conterà più nulla  (in Italia, laudatissimo  fino alla fine  dal Partito Radicale, il più americano dei gruupuscoli).

Ha detto alla Merkel che accogliendo milioni di profughi “è nella parte giusta della storia” un tizio, pateticamente fallito, che fra un anno sarà nella  discarica della storia.  Non è certo lui ad avere la forza propria per ordinare agli europei quel che ha ordinato: accelerare l’approvazione del TTIP, continuare le sanzioni contro la Russia, dare più soldi alla NATO impegnata in rotta  bellica contro Mosca.

Obama e i suoi successi
Obama e i suoi successi

Eppure la Merkel , Hollande, Renzi hanno accettato tutti i diktat senza  un’obiezione (solo Hollande, incredibile, ha piagnucolato che è difficile far passare il TTIP senza revisioni:  dato  lo stato di rivolta dei francesi, è comprensibile).  La Merkel soprattutto:  in calo  elettorale, col disastro della “accoglienza”   che ha mostrato la stupidità della sua leadership,  e destabilizzao   la UE; con la maggioranza dei tedeschi che vogliono la fine delle sanzioni anti-russe secondo tutti i sondaggi; con la sorella Austria che alza le barriere per non essere invasa, e dà  una simbolica maggioranza al partito “xenofobo”  –  non ha certamente alcun vantaggio, né economico né politico, da riscuotere  per il suo servilismo. Lei, da sempre ossessionata dai sondaggi, fa’ harakiri politico  pur di obbedire alla Forza Oscura che dirige i destini poltici d’Europa.

Nelle settimane scorse, la Commissione europea ha continuato l’inglobamento di fatto dell’Ucraina –  sta abolendo i visti – all’indomani del referendum dove il 64% degli olandesi ha detto NO.  “La gente vota per qualunque cosa, ma di rado sul tema del referendum”,  ha schernito quel risultato Martin Schulz, il presidente del palamento europeo:  Schulz ha  il fiato pesante di totalitarismo, si sente troppo  che  sta obbedendo alla Forza.  Sui paesi che hanno elevato controlli per non essere invasi dagli immigrati,   lo stesso personaggio ha parlato con spregio di “ricchi che abitano da qualche parte e chiudono la porta”, di “egoisti, di nazionalismo che non è che un egoismo allargato”. Ora, chiamare “ricchi” gli ungheresi, è veramente odioso. E ciascuno è in grado di notare come Schulz usi gli stessi argomenti e lo stesso disprezzo del primo Papa la cui elezione è  stata salutata con trionfo dalla Massoneria.

Ad Hannover, investita da una colossale manifestazione anti TTIP, la Merkel s’è accordata con Obama di approvare e far approvare dagli europei il TTIP entro l’anno.  Bruxelles ha di nuovo aperto alle sementi e ai pesticidi Monsanto.  Nessuna protesta dei “nostri governanti”  contro il fatto che gli Stati Uniti, in Siria, hanno violato il cessate-il-fuoco e stanno fornendo armamento eccezionalmente pericoloso per l’aviazione russa:  come ha rivelato la rivista Janes’s, inglese, un’autorità nel suo genere e non certo anti-occidentale.

. armi usa ai terroristi

http://www.janes.com/article/59374/us-arms-shipment-to-syrian-rebels-detailed

A quale Forza obbediscono? Non si può qui evocare che il celebre detto del banchiere James Warburg (1896-1969), membro del Council on Foreign Relations  al Senato americano: “Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza ”

Ma la colpa finale non pesa sui “nostri” governanti. Pesa su di noi, passivi incapaci di difendere i principii della libertà e della dignità. Il totalitarismo del 21mo secolo ci è sopra,  e noi “vigiliamo” sì, ma contro il Nazismo, il “fascismo”, l’autoritarismo, la “xenofobia”….. Come ci ha prescritto il loro Mattarella.  E Schulz, e El Papa.

Forse si salveranno gli inglesi. E forse, anche noi.

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Ad Erbil c’era la neveŠ

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erbil

Segnalazione del Centro Studi Federici

L’olocausto del cristianesimo iracheno: centinaia di cristiani massacrati, i superstiti cacciati dalle proprie terre o prigionieri dei terroristi. A differenza di altre tragedie, il genocidio dei cristiani iracheni (che non appartiene al passato, ma si sta consumando giorno dopo giorno) non interessa all’Occidente. 

Un servizio de “Il Giornale” descrive il dramma dei sopravvissuti, che non esistano ad affermare: “Abbiamo capito una cosa. Questa Isis è una creazione occidentale. Forse americana”.

Cristiani a tu per tu con l’Isis

Video: https://www.youtube.com/watch?v=2jbwLDMDdFg

A suor Silvia tremano le labbra mentre si torce le mani e contorce il viso in una smorfia per non piangere. Trattiene le lacrime, sorride forzatamente e sospira. “Quando Isis si stava avvicinando al nostro convento di Qaraqosh – spiega strofinandosi le mani nella veste – Prima abbiamo fatto evacuare le suore anziane e dopo una settimana siamo scappate anche noi giovani. Alcuni musulmani andavano in giro dicendo che tutti i cristiani dovevano scappare, altrimenti li avrebbero sterminati. Soprattutto le donne dovevano andarsene.”

“Siamo salite su un pick-up, nella notte buia piena di urla. Sparavano. Abbiamo viaggiato fino ad Erbil: polvere dappertutto, grida, panico. Un inferno. Poi ci hanno detto che i miliziani di Daesh avevano invaso le nostre case e… – gli occhi le si riempiono di lacrime – E basta.”

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